Pizzone

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Pizzone
comune
Pizzone – Stemma Pizzone – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Molise-Stemma.svg Molise
Provincia Provincia di Isernia-Stemma.png Isernia
Amministrazione
Sindaco Letizia Di Iorio dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 41°40′00″N 14°02′00″E / 41.666667°N 14.033333°E41.666667; 14.033333 (Pizzone)Coordinate: 41°40′00″N 14°02′00″E / 41.666667°N 14.033333°E41.666667; 14.033333 (Pizzone)
Altitudine 730 m s.l.m.
Superficie 33 km²
Abitanti 340[1] (31-12-2013)
Densità 10,3 ab./km²
Frazioni Ara Antica, Aramerdiara, Ommaro, Pagliarone
Comuni confinanti Alfedena (AQ), Castel San Vincenzo, Montenero Val Cocchiara, Picinisco (FR), San Biagio Saracinisco (FR)
Altre informazioni
Cod. postale 86071
Prefisso 0865
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 094036
Cod. catastale G727
Targa IS
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti pizzonesi
Patrono santa Liberata
Giorno festivo 10 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pizzone
Posizione del comune di Pizzone nella provincia di Isernia
Posizione del comune di Pizzone nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Pizzone è un comune italiano di 340 abitanti della provincia di Isernia in Molise. Fino al XV secolo è stato parte integrante del Giustizierato d'Abruzzo e dell'Abruzzo Citeriore.[2]

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il paese è adagiato su uno sperone del monte Mattone, a 730 metri sul livello del mare. Come ricorda L. Iannelli ne La storia di Pizzone, «Pizzo equivale ad angolo remoto, recesso […] e potrebbe essere il significato primigenio di Pizzone […]». Questa etimologia, trova la sua prima segnalazione nel trattato di Giambattista Masciotta, edito nel 1916, il quale la definisce “abbastanza vacua” e la riporta “a mero titolo di curiosità”. È evidente che essa trae spunto dalla comparazione dei termini pizzo/Pizzone e rappresenta la riflessione più immediata, però appare sicuramente più affascinante l'interpretazione seguita da Nino Di Iorio, ricercatore di origine pizzonese, nella sua opera “L’ultimo Fuoco”, ed accolta nel Dizionarietto Punico-Molisano del prof. A. Fratangelo. Tale esegesi vuole l'antico Pic-zotum come “la montagna-sentinella, il posto di frontiera incaricato di dare l'allarme per il pericolo che proveniva dalle Mainarde o discendeva dalla Meta: P Y, bocca, punta, più Z W N, avvertire, gridare, abbaiare. Insomma un avamposto molisano pronto a scattare in caso di pericolo”.

Il paese è chiuso da due rivi: il primo a occidente scende dalle Forme, Iannini, Vallecorda, un tempo alimentava due mulini, e si unisce a valle al rivo di Collealto, ossia di San Michele, l’altro rivo scende da settentrione ed è chiamato Iemmare (un tempo Fiumare e che attraversa le frazioni di Aramerdaria e Ommero). Lo Iemmare trae origine dall’Acquasparta, confluisce nel torrente Rienziere e poi nel Volturno sotto il mulino che fu nell’800 di don Alessandro Martino. Pizzone conta due fontane di acqua potabile, una a occidente detta Fonte Lunga, l’altra a mezzogiorno detta Fonte la Vetica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La zona di Pizzone è stata certamente abitata fin dal periodo neolitico. Ciò è testimoniato da una serie di lame litiche ritrovate nel suo agro e attualmente custodite in un museo di Campobasso.

Lo sperone roccioso di Pizzone era infatti posto a cavallo di un’antichissima arteria stradale che attraversava la catena montuosa delle Mainarde. Durante il periodo sannita tale via assunse ulteriore importanza collegando commercialmente e militarmente i touti separati da questi monti. La strada infatti, toccando San Vito di Colli, Cerro, e attraversando il valico di San Francesco, giungeva sino ad Aufidena, attuale Alfedena. Certamente la via fu percorsa dagli eserciti romani durante le guerre sannitiche del IV secolo a.C.

Anche nel caso di Pizzone, come per gli altri borghi della valle, le prime notizie storiche si devono al Chronicon Volturnense. Pochi decenni dopo la distruzione apportata dall’incursione araba dell’881 d.C., ed al momento della ricostruzione della Badia maggiore di San Vincenzo al Volturno, l’Abate Raimbaldo, feudatario della zona, decise di popolare tra il 935 e il 981 l’attuale territorio di Pizzone con coloni provenienti dalle terre dei Marsi ai quali la Badia concedeva appezzamenti per la durata di 29 anni. Vennero quindi creati i borghi di Iannini, Roccasecca, Cerquacupa e Viscurri (o Biscurri), dei quali rimangono alcuni ruderi.

Carlo II d'Angiò sottrasse Pizzone alla giurisdizione della Badia con decreto del 13 ottobre 1295 e lo assegnò in feudo ad Andrea d'Isernia. Dopo la morte di quest’ultimo nel 1316, Pizzone (Piczotum) venne aggregato all’Abruzzo Citra (Chieti), come risulta dai Regesti Angioini del 1320. Nel 1383 i monaci furono costretti a vendere ulteriori terre attorno al Castrum Piczoni al fine di restaurare l’abbazia.

Secondo varie fonti, i feudatari diretti di Pizzone furono nel XIV secolo i della Leonessa, dalla seconda metà del secolo fino al 1450, i Caldora. Tra il XV e il XVI secolo fu poi feudo dei Pandone, conti di Venafro, ed appartenne successivamente ai de Bucchis e ai Marchesano, per passare nel 1777 a Domenico Cestari ed, infine, al marchese Pietro Battiloro.

Con l’abolizione del feudalesimo dal 1809 inizia una lunga serie di sindaci. Con il Decreto del 17 febbraio 1861, Pizzone viene a far parte della Provincia del Molise, mentre con la creazione, nel 1929, del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ampi suoi territori vi vengono inclusi.

Il Patrono di Pizzone è San Nicola di Bari (6 dicembre). Il 10 giugno si celebra con particolare enfasi anche Santa Liberata crocifissa, presso l’omonima chiesetta.

Stemma di Pizzone[modifica | modifica sorgente]

L’odierno stemma del Comune di Pizzone raffigura su campo azzurro tre monti all’italiana d’argento, isolati e ordinati in fascia, quello centrale più alto, fondati sulla campagna d’argento e d’oro, per inchiesta di quattro pezzi.

Notabili di Pizzone[modifica | modifica sorgente]

Monumenti e luoghi d’interesse[modifica | modifica sorgente]

L’attuale Pizzone risale grosso modo al XIV secolo quando furono aggregati ed incastellati diversi nuclei abitativi. Con l'"incastellamento" vennero create tre porte: Porta Lecina, verso ovest, Porta dei Santi a Santa Liberata (a 500 metri dalla quale, fuori dell'abitato, si trova la Fonte Lunga) e Porta Borea o Vorea verso San Rocco che deriva il proprio nome dal freddo vento che spira da settentrione.

Secondo l'architetto Franco Valente, della medioevale Porta dei Santi «rimane solo un vago ricordo nell’arco che ne ripete il limite originario sulla cortina di case sovrapposte all’antica cinta muraria angioina». Fuori dall’abitato si segnala una torretta di avvistamento saracena del IX secolo.

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica sorgente]

Sempre al XIV secolo risale la maggiore attrazione del paese, la Chiesa di San Nicola. Una lapide, ora murata all’interno, e che un tempo appariva sulla facciata della Chiesa riporta l’iscrizione:

« ANNO DOMINI 1318 REGNANTE DOMINO NOSTRO REGE RUBERTO, REGNO EIUS ANNO NONO, INDICTIONE I, DOMINANTE IN MONASTERIO S. VINCENTII, ABATE NICOLAO, PER MAGISTRUM MARTINUM DE ROCCA »

ovvero «nell’anno del Signore 1318, regnante il nostro Re e signore Roberto, sotto il suo nono anno di governo nell’Indizione I, governando nel monastero di San Vincenzo l’Abate Nicola, per mezzo del maestro Martino De Rocca [fece restaurare o fece costruire]».

La chiesa dovette subire successivamente ricostruzioni ed ampliamenti, probabilmente nel 1318 e dopo il terremoto del 1349, anno in cui fu ricostruita riorientandola da ovest ad est. Tale ricostruzione fu però di dimensioni più piccole, con una navata ed un tetto piatto. Nel 1419 fu allungata a destra (a sud) mentre nel 1535 fu allungata ad oriente, con la costruzione del transetto, dell’abside e della cupola. Nel 1610 fu costruita la sagrestia, nel 1794 il campanile e nel 1830 fu nuovamente restaurata.

Gli altari, all’interno della chiesa, erano dedicati a Sant'Antonio, alla Madonna del Rosario, a San Rocco, alla Madonna del Carmine, a San Nicola, a Sant'Ilario ed a Santa Liberata. Dal secolo scorso sono rimaste solo le statue dei primi quattro Santi, oltre a San Nicola sull’altare maggiore. La campana fu fusa nel 1439, ma il 9 agosto 1842 fu fatta rifondere presso la fonderia Marinelli poiché spezzata. Nella chiesa sono custoditi monili sacri d’argento cesellato risalenti al Quattrocento.

Sotto il pavimento esiste un complesso di quattro cripte. La cripta principale ha anche delle colonne riconducibili al X secolo. Tali sotterranei sono stati scoperti dall’arciprete in occasione del terremoto del 1984.

Sono ora accessibili attraverso un passaggio praticato all’estremità della navata sinistra. Nelle cripte venivano tumulati i nobili di Pizzone. Nella navata di destra sono emerse tracce di un antico altare e di affreschi.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Alla sommità del paese è la cappella dell'Assunta, destinata a cimitero dal 1840 al 1889 e detta “del Moricone”; in contrada Campo è invece la Cappella dei Santi Giovanni e Paolo; fuori dalla Porta dei Santi c'è ancora la Cappella di Santa Liberata, costruita nel 1637 sui ruderi di una chiesa preesistente; infine fuori Porta Borea c'è la Cappellina di San Rocco restaurata nel 1905.

In base ad un documento del 1697, quando il vescovo di Aversa Innico Caracciolo fece una visita pastorale trovando la parrocchia e gli altari in «sordido stato», si ha notizia dell'esistenza di altre chiese rurali dedicate a San Pietro in Cerquacupa, a San Biagio, a San Rocco e a Santa Maria dei Moriconi. Tali cappelle sono andate perdute nel tempo. Da un frammento di documento rinvenuto nel corso dei restauri di San Nicola del 1870 si desume che la chiesa di San Pietro di Cerquacupa fosse assai fiorente nella seconda metà del XIV secolo.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Da Pizzone si raggiunge, attraverso una strada provinciale, la piana posta poco più in basso del Campitello, chiamata "Pianoro delle Forme" o Valle Fiorita, da dove si può iniziare l’ascensione al Monte Meta (metri 2.242).

A circa un’ora e mezza di cammino la vegetazione diventa completamente inesistente svelando la suggestive vista della Valle Pagana e del Monte Meta. Ancora un’ora di cammino e lasciando alle spalle il Passo dei Monaci si abbandona il sentiero M1 per raggiungere la vetta del Monte Meta sopra la quale è posta una croce. Il panorama si estende a vasto raggio e consente di vedere ad occhio nudo l'Abbazia di Montecassino e numerosi altri landmark del territorio.

Imponente è l’acero di valle Ura dalla circonferenza di oltre sei metri.

Aquila reale, orso bruno marsicano, camoscio d’Abruzzo ed altri ungulati popolano i folti boschi di faggio, scendendo spesso a valle. A Pizzone esiste un museo dell’Orso e l’Area faunistica dell’Orso Bruno Marsicano.

Le escursioni consigliate sono:

  • M1 Pianoro delle Forme – Passo dei Monaci: 1,5 ore;
  • M2 Pianoro delle Forme – Valle Venafrana: 7 ore;
  • M3 Passo dei Monaci – Coste dell’Altare – Passo della Tagliola: 5 ore;
  • M4 Colle Iannini – Valle di Mezzo: 1 ora;
  • M5 Pizzone – Casone del Medico: 2 ore;
  • M6 Località Fratte – San Michele a Foce: 2 ore;
  • MN1 Sentiero Natura orso marsicano.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Note all'evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Grazie ai dati del Comune di Pizzone, ci si può fare un’idea della storia demografica ed economica del paese: 50 fuochi (o famiglie contadine) nel 1532, 51 nel 1545, 74 nel 1595, 74 nel 1648, 48 nel 1669. Quest’ultimo drammatico calo è probabilmente dovuto ad una epidemia di peste. Successivamente i dati cominciano a riferirsi agli abitanti: 1.166 nel 1861, 1.847 nel 1872, 1.561 nel 1901, 1.270 nel 1911. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo inizia il grande spopolamento dovuto all’emigrazione.

Secondo gli annali del 1874, gli elettori politici erano 10, quelli amministrativi 45, i militi della guardia nazionale 105; v’erano inoltre un medico condotto, un chirurgo, due salassatori, una levatrice, un notaio, due maestri elementari, cinque erbisti, un caffè, un botteghino di sale e tabacchi, tre macelli, un pizzicagnolo, quattro cantine, 25 falegnami, due calzolai, tre sarti, quattro ferrai e sei muratori.

Sempre secondo i dati del 1874 si registrava un agro di 20.000 tomoli di terreno di cui 8.000 seminatorio, 2.000 boschivo, il resto pascolatorio ed erboso, con una rendita del Comune di Lire 10.000 circa. Il monte frumentario era di 3.000 tomole di grano.

A fronte dei 340 attuali residenti a Pizzone, sono più di 1.000 i pizzonesi che vivono nell’area di Chicago, negli Stati Uniti, dove si è concentrata l’emigrazione dell’inizio del secolo scorso.

Istituzioni e servizi[modifica | modifica sorgente]

Oltre al Comune, Pizzone è provvista di una stazione del Corpo Forestale dello Stato e di un ufficio delle Poste Italiane. Per quanto concerne i trasporti esistono le Autolinee Pizzone-Venafro.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Pizzone, oltre all’abitato centrale, enumera una serie di contrade: Pagliarone – Ara Antica, Colle Macine, Ommaro, Contrada Iannini, Petrara, Aramerdaria.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  2. ^ http://asciatopo.xoom.it/ammi_ch.html#angio
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]


Pizzone quartiere di Gaeta(LT) adiacente piana di Arzano(attuale Deposito ENI) a poche distanza dal quartiere MAzzmariegl.