San Donato Val di Comino

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San Donato Val di Comino
comune
San Donato Val di Comino – Stemma San Donato Val di Comino – Bandiera
Panorama di San Donato Val di Comino
Panorama di San Donato Val di Comino
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
Sindaco Enrico Pittiglio (centrosinistra) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 41°42′00″N 13°49′00″E / 41.7°N 13.816667°E41.7; 13.816667 (San Donato Val di Comino)Coordinate: 41°42′00″N 13°49′00″E / 41.7°N 13.816667°E41.7; 13.816667 (San Donato Val di Comino)
Altitudine 728 m s.l.m.
Superficie 35,74 km²
Abitanti 2 107[1] (01-01-2013)
Densità 58,95 ab./km²
Comuni confinanti Alvito, Gallinaro, Opi (AQ), Pescasseroli (AQ), Settefrati
Altre informazioni
Cod. postale 03046
Prefisso 0776
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 060062
Cod. catastale H824
Targa FR
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti sandonatesi
Patrono San Donato Vescovo e Martire,
Santa Costanza Martire (compatrona)
Giorno festivo 7 agosto
Ultima Domenica di Agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Donato Val di Comino
Posizione del comune di San Donato Val di Comino nella provincia di Frosinone
Posizione del comune di San Donato Val di Comino nella provincia di Frosinone
Sito istituzionale
Scorcio di San Donato Val di Comino

San Donato Val di Comino è un comune italiano di 2.133 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.
Fa parte del circuito turistico de I borghi più belli d'Italia, e nel 2004 ricevette la ”Bandiera Arancione”, del Touring Club Italiano per ospitalità e qualità degli eventi organizzati. Si trova all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Il paese è uno dei crocevia per il passaggio dal versante laziale a quello abruzzese tramite il valico Forca d'Acero.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Sul territorio comunale si trova la Forca d'Acero, un valico appenninico posto a 1.538 m s.l.m. sull'Appennino centrale lungo lo spartiacque appenninico primario tra Abruzzo e Lazio, e il Colle Nero, 1.991 m., un rilievo dei monti Marsicani.

Lo sviluppo del paese è più accentuato verso ovest, per i seguenti fattori:

  • L'orografia: lo sviluppo è avvenuto sul pendio meno ripido rispetto al pendio del vallone di Forca d'Acero.
  • Il clima, essendo detto versante più riparato dai freddi venti che spirano da nord, lungo il vallone.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune fonti, da tempo variamente discusse, le sue origini sono da ricollegarsi alla storia di Cominium, un avamposto sannita, distrutto nel 293 a.C. dagli eserciti di Roma, che sarebbe stato ubicato nella Valle di Comino, in particolare nel territorio contrassegnato oggi dai comuni di Alvito, Vicalvi e, appunto, San Donato Val di Comino[2]. Qui l'edificazione di un primo santuario dedicato al culto di San Donato appare coeva, o comunque di poco successiva, al 304, anno del martirio dell'allora vescovo di Arezzo.

Il territorio cominese appartenne, in seguito, ai Longobardi, nell'ambito della cosiddetta Langobardia Minor. Secondo gli Scrittori di cose italiche, il primo documento noto che registra la presenza del toponimo del centro in oggetto (Ecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino) risale al 778[3], anno della cessione fattane da Ildebrando, duca di Spoleto, al Monastero di San Vincenzo al Volturno. Le vicende successive sono legate agli esiti della battaglia del Garigliano del 915, da cui prese le mosse la migrazione delle popolazioni di quei territori che, partendo da Itri, si diressero verso i monti al confine tra Lazio e Abruzzo[4].

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Nel dialetto locale è chiamato «Sande Renàte», come il santo patrono, con trasformazione della d intervocalica in r, secondo una tendenza abbastanza accentuata del dialetto sandonatese, o «Sandrënnàte»[5][6]. Nei paesi vicini, invece, è conosciuto come «Sandënàtë».

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Torre medievale di San Donato Val di Comino

Torre medievale[modifica | modifica sorgente]

La torre, di dimensioni 5.40x5.40x12 di altezza, è isolata dalle restanti abitazioni e si erge nel punto più alto del borgo.

Eretta su uno sperone roccioso, essa permette una visuale di buona parte della Valle di Comino e del territorio circostante.
Non esistono accessi all'interno della torre dal piano terra, l'ipotesi di un accesso, posto ad un'altezza di circa 7 metri, sembra confermata dalla presenza a quel livello dello stipite destro dell'apertura inserito nello stesso cantonale e dalla discontinuità del muro con rattoppo effettuato successivamente.[7]
La collocazione, la mole e la posizione dei punti di osservazione ne fanno un organismo autonomo utile per controllare il valico di Forca d'Acero, offrendo anche, in passato, una sicura difesa a chi "l'abitava".
La torre di San Donato, edificata ed orientata in base alla declinazione del sole, come una bussola, indica i quattro punti cardinali, la collocazione dell'Abbazia di Montecassino e la posizione della nostra stella nel giorno degli Equinozi e dei Solstizi.



Il Santuario di San Donato Val di Comino[modifica | modifica sorgente]

Santuario di San Donato Val di Comino

In principio il Santuario fu eretto come piccola Abbazia benedettina dipendente dall'Abbazia di Montecassino.

Il primo documento in cui viene nominato è del 778 d.c.[3]; l'anno in cui il Duca di Spoleto, Ildebrando, concedeva la chiesa ed il territorio di San Donato al Monastero di San Vincenzo al Volturno.
Dell'originale "aecclesia" non ci sono tracce, in quanto numerose modificazioni e ristrutturazioni hanno portato il Santuario all'aspetto attuale.
La lunghezza dell'edificio è di 26 metri, la larghezza è di 12 metri e infine la cupola è di 18 metri di altezza, il Santuario è costituito da 3 navate, di cui la centrale contiene affreschi che rappresentano i momenti più significativi della vita santo.
Nel 1859 vennero iniziati i lavori di costruzione del campanile adiacente, alto 17 metri, e vennero ultimati nel 1921.
Nel 1915 fu eseguito l'ultimo restauro del Santuario dall'artista Fiorini di Sora, guidato dal canonico Luigi Ippoliti, creatore dell'inno popolare dedicato a San Donato Vescovo e Martire.
Il Santuario, è stato restaurato recentemente, effettuando un rinvigorimento dei colori degli affreschi e delle decorazioni interne.

Porta Orologio

Porta Orologio (Porta a Greco)[modifica | modifica sorgente]

La Porta Orologio fu costruita nel 1200, spostando l'accesso alla cittadella fortificata "Castrum", verso il basso.

A destra della porta principale, ancora oggi è possibile notare la primitiva porta, costruita intorno al seicento.
Insieme alla Porta del Colle, la sua funzione principale, è quella di rispondere alle esigenze di difesa dell'abitato, perché dal Medioevo in poi, la popolazione cresceva e costruiva le proprie abitazioni lungo le mura preesistenti che venivano erette in modo tale da poter formare un'altra cinta muraria, proprio come gli anelli annuali di un albero.
Il borgo medievale non è costituito da vere mura di difesa, come molte cittadine edificate in quei secoli.
Gli spazi collettivi erano racchiusi e controllati da case che venivano costruite con una disposizione a schiera, l'una addossata all'altra e costituivano un efficace mezzo di protezione contro scorrerie e malviventi.
Ancora oggi, nonostante le modificazioni avvenute nei secoli, è possibile leggere le cerchia murarie che compongono il nucleo originario del paese.
Infine, sotto la Porta Orologio, sono presenti tre croci, scolpite nella pietra, che vengono attribuite a tre briganti che vennero impiccati nel XVI secolo dal Capitano Antino Tocco.
Costui, aveva una milizia formata soprattutto da sandonatesi che maneggiavano bene l'armi, et sono coraggiosi, et combattono volentieri con questi tristi, quando s'incontrano con loro havendo con essi particolare odio, et inimicitia, per haver qualche volta li banditi ammazzati de la genti di San Donato.[senza fonte]

Arco di San Donato (Porta a Levante)[modifica | modifica sorgente]

Arco di San Donato

Questa porta, permetteva l'accesso diretto al "Castrum", per le genti che provenivano dall'Abruzzo, tramite il valico Forca d'Acero e per coloro che ritornavano dal lavoro.

Essa, è stata costruita rivolta verso Nord-Nord Est aprendosi su Via Pedicata, avendo così un controllo della località "Sbarra", "dogana" prima dell'accesso al nucleo abitato.
L'arco ha una struttura a sesto acuto, costruzione tipica del Tardo gotico, non può che derivare dall'influenza dei Cantelmo che in quel periodo risiedevano in queste terre.
Ancora oggi sono visibili le sedi in pietra dove venivano inseriti i perni utilizzati per aprire e chiudere la porta.

Il Duomo di San Donato Val di Comino

Il Duomo[modifica | modifica sorgente]

Le origini del Duomo, dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa, si perdono nel Medioevo quando il paese si estese a valle.

Nel settecento la chiesa venne ampliata (la pianta diventa basilicale, la facciata viene limitata da lesene e colonne addossate ed il timpano Mistilineo sulla fascia centrale, raccordato alle ali da due volute) e impreziosita da decorazioni che evidenziano uno stile barocco sobrio ed elegante, da un artistico coro già lodato dal vescovo Colaianni nella sua visita pastorale del 1800 e da un pregiato organo a canne realizzato da Cesare Catarinozzi.
Sotto l'altare maggiore, in un'urna di vetro, è custodito il corpo di Santa Costanza, una martire delle prime persecuzioni cristiane che l'agiografia vuole uccisa con un colpo di spada alla gola.
Sepolta a Roma nelle Catacombe di San Callisto, nel 1756 i suoi resti vennero traslati nel Duomo.
Da allora, l'ultima Domenica di Agosto di ogni anno, i sandonatesi festeggiano Santa Costanza con la Novena, una solenne processione, fuochi d'artificio, un mercatino dedicato ai cocci ed alle cipolle e con un particolare menù sempre a base di cipolle.

Le mura poligonali di San Fedele[modifica | modifica sorgente]

Mura poligonali di San Fedele

In tempi antichi la zona di San Fedele potrebbe essere stata interessata dal culto della dea Mefite.[8]

Ciò sarebbe confermato da alcuni elementi caratterizzanti: il primo è senza dubbio la fonte.
La dea mefite era una divinità italica il cui culto era collegato con gli inferi, con le esalazioni sulfuree, (che sono presenti nella zona) e con le fonti.
Il secondo elemento è dato dal ritrovamento di una piccola colonna, situata nella chiesa del Santuario di Canneto, su cui è incisa una scritta, che è stata interpretata come segue: "Numerio Satrio Stabilione, liberto di Numerio, e Publio Pomponio Salvio, liberto di Publio, fecero dono a Mefite".
Infine l'ultimo elemento è dato dal ritrovamento di un reperto archeologico, conservato nel museo della civiltà contadina di San Donato.
Il reperto presenta un ritratto femminile, parzialmente sfigurato, che suggerisce l'ipotesi di un neofita cristiano che si presume abbia voluto cancellare materialmente il culto pagano dalla zona.
Si ritiene che le mura siano i resti della cinta muraria di Cominium, importante città sannita distrutta dai Romani nel 293 d.c.

La roccia dei tedeschi

La Roccia dei Tedeschi[modifica | modifica sorgente]

La Roccia dei Tedeschi, (1214 metri) uno spuntone che si staglia dai lati di Monte Pizzutto (la montagna che si erge al di sopra di San Donato), era una postazione militare utilizzata dall'esercito tedesco in ritirata, in previsione di una sconfitta maturata sul fronte di Cassino, interessato dalla Linea Gustav.

I cunicoli e le torrette di avvistamento erano stati realizzati dagli scalpellini sandonatesi rastrellati dalle piazze del paese, e il loro lavoro veniva barattato in cambio del pasto.
Con lo sbarco ad Anzio e la caduta del Fronte di Cassino, le truppe tedesche cominciarono la ritirata verso Roma, utilizzando la Via Casilina.
Invece nella Valle di Comino, in aiuto arrivarono truppe neozelandesi e fortunatamente dopo circa 10 giorni, i tedeschi iniziarono a ritirarsi verso nord, lasciando armi, munizioni e suppellettili.
Nel centro della rupe, lungo una frattura, è presente un ciliegio, piantato lì in memoria di quei soldati.
Il luogo può essere raggiunto attraverso un sentiero realizzato dal CAI di San Donato Val di Comino

Le miniere di San Donato Val di Comino[modifica | modifica sorgente]

Ingresso della miniera di San Donato

Nel 1774 sulle montagne della Valle di Comino venne individuata una grande quantità di materie prime.

In quegli anni, alle pendici del massiccio del Monte Meta, fu rinvenuto materiale roccioso ricco di ossido di ferro, in seguito a degli scavi effettuati.
Nel 1852, Re Ferdinando II di Borbone, potenziò la ricerca mineraria, per poter colmare i bisogni di materie prime e metalli nei suoi stabilimenti di artiglieria.
Nella primavera del 1852, una commissione di tecnici, rinvenne nelle montagne grandi quantità di limonite (sesquiossido di ferro) e di bauxite[senza fonte].
Una volta che veniva estratto, il materiale veniva portato a (Capolavalle), l'attuale Piazza Carlo Coletti, grazie a dei cestoni che venivano trasportati da quadrupedi. Anche le donne partecipavano al trasporto dei minerali, portavano la limonite in testa o sulle spalle dentro cesti di vimini.
Non appena il materiale giungeva in piazza, veniva pesato e pagato agli operai e successivamente veniva trasportato alla "ferriera" di Atina dove veniva lavorato. Le materie prime vennero estratte fino al 1860. In seguito all'Unità d'Italia, sia le miniere, che la "ferriera" di Atina, vennero definitivamente abbandonate.

La pietra di San Bernardino o "dello scandalo"[modifica | modifica sorgente]

Pietra dello scandalo

Fin da tempi antichi era abitudine per ogni cittadino che vantasse un credito, di provare a recuperarlo grazie ad una persona, pagata per tormentare il debitore, per ricordargli di restituire il dovuto.

A metà di Via maggiore, vicino all'ingresso di Via Rua, è collocata una pietra, detta di "San Bernardino" o "pietra dello scandalo", dove sedeva per alcune ore a seconda della quantità di denaro da restituire, il debitore insolvente e il gesto effettuato, ammetteva il proprio fallimento.
Bernardino, in realtà "beato" e non "santo", nacque a Feltre nel 1439.
Dedicò la sua vita a difendere i deboli contro l'usura, percorrendo l'Italia settentrionale molte volte, a piedi nudi, contro le avverse condizioni atmosferiche, l'odio di usurai e degli ebrei e contro le guerre.



Arco dei Francesi[modifica | modifica sorgente]

Via Maggiore.jpg

Il passato ci ha lasciato numerosi racconti sulla "Rua" come il vicolo che ospitava la guarnigione dell'esercito francese che nel 1799 controllava l'ingresso al paese.

L'abate Carlo Coletti, nonché sindaco di San Donato nel 1800 scriveva: "Li perfidi francesi in poco tempo occuparono la fortezza e tutto il Regno; dove arrivavano piantavano un albero che chiamavano della Libertà con coccarda francese dà capo.[senza fonte]
Nel primo anno fecero delle imposizioni di miglioria alla Città.Terre,principi e danarosi,con contribuzioni di grani, vini ed ogni altro commestibile e con ciò cominciò l’Anarchia che sembrava una Babilonia…e per l’orrore della morte, chi fuggiva in un luogo chi in un altro e questo paese si era ripieno di forestieri che fuggivano le straggi e la morte.
Finalmente arrivarono gli eserciti Moscoviti, Turchi, Inglesi, tutti a favore del nostro Re, ed uniti con le masse paesane, li discacciarono da questo Regno…ora li nostri hanno liberata Roma, la Romagna e tutta l’Italia, e godiamo la quiete e pace che il Signore ce la coservi"
[senza fonte].
Durante l'invasione, il comandante francese insieme ai suoi soldati, decise di occupare il santuario di San Donato per trasformarlo in una caserma.
Non prendendo in considerazione i divieti dell'abate Coletti, l'ufficiale entrò lo stesso nel santuario con a seguito i suoi soldati.
Per questo, venne colpito dal male epilettico, detto anche "male di San Donato" e cadde in ginocchio davanti alla statua del santo.

Ripresosi, riconobbe il peccato commesso, e in gran fretta decise di lasciare il Santuario assieme ai suoi militari, rendendo i dovuti onori al santo.[senza fonte]

Arco delle origini

Arco delle origini[modifica | modifica sorgente]

Il vicolo, con le sue travi in legno, resta ancora oggi uno dei più suggestivi dell'intero centro storico.

Le immagini presenti sotto l'arco sono dedicate alla fondazione dell'antica cittadina.
Un trittico, dipinto sul legno dall'artista locale Luciano Tocci, illustra le origini "altomedioevali" del borgo: dalla primitiva "ecclesia", al possesso longobardo del duca Ildebrando di Spoleto, fino al duecentesco "Castrum Sancti Donati" dei conti d'Aquino.
A sovrastare le immagini, che raffigurano la costruzione del borgo, c'è l'immagine di San Donato d'Arezzo, il patrono del paese, Vescovo e Martire durante le prime persecuzioni cristiane (IV secolo).
Il passaggio coperto è stato restaurato nel 1998.



Vicolo Marozzi[modifica | modifica sorgente]

Vicolo Marozzi

Il Vicolo Marozzi, prende il nome da una delle prime famiglie che popolarono San Donato, proveniente da Sant'Urbano, "civitas" cominense dell'alto medioevo che sorgeva a metà tra la signoria di Alvito e San Donato.

In questi vicoli è predominante l'architettura medievale: ogni passaggio è collegato con altri passaggi da piccoli porticati, e da scalette ripide.
La forma tortuosa ed angusta del vicolo è data da due motivi: il primo, è per dare riparo alle abitazione, spezzando così impeto del vento gelido, il secondo, la costituzione delle abitazioni, l'une addossate alle altre, offriva miglior protezione contro assedi all'interno delle mura del castello.
Grazie alle strade strette e labirintiche, gli aggressori venivano facilmente colpiti da oggetti contundenti o da acqua bollente che gli abitanti gettavano dalle proprie abitazioni.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a San Donato Val di Comino[modifica | modifica sorgente]

Teatro d'estate[modifica | modifica sorgente]

Teatro d'estate

Da anni, la manifestazione vede l'alternarsi di diverse compagnie nazionali.

Quando le sceneggiature sono relativamente piccole, gli artisti si esibiscono in uno spazio contornato dalla Chiesa di Santa Maria e San Marcello e da un palazzo settecentesco, in Piazza Giustino Quadrari.
Invece, quando la compagnia teatrale porta con sé una grande sceneggiatura, gli artisti si esibiscono in Piazza Cavour, molto più ampia dell'altra piazza.
Negli ultimi anni, si è deciso di dare maggiore spazio agli spettacoli comici. Negli anni, alla manifestazione hanno partecipato attori famosi, tra cui: Lello Arena, Enrico Brignano, Giobbe Covatta, Luigi De Filippo, Paolo Ferrari, Pippo Franco, Nino Frassica, Oreste Lionello, Anna Mazzamauro e Dado.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

La natura incontaminata, le strutture ricettive,la posizione strategica rispetto a Roma, Napoli ed i centri naturalistici della Ciociaria, fanno del paese un centro turistico del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale è luogo di produzione di alcuni vini regolamentati dal disciplinare Atina DOC.

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Chiave di volta

Un tempo a San Donato erano fiorenti le attività artigianali: lavorazione della pietra, del legno e del ferro.

Gli scalpellini incominciavano la loro attività, che veniva tramandata di padre in figlio, dopo un lungo e intenso periodo di apprendistato; visibili segni dell'arte degli scalpellini si possono ammirare sui portali, sugli stipiti e sui capitelli finemente lavorati. Verso la fine del 1800, l'arte degli scalpellini si estrinsecò nella costruzione di eleganti tombe gentilizie; nel 1900 nella realizzazione di fontane che furono sistemate nelle zone più popolose della cittadina, in angoli riparati o in nicchie appositamente costruite.
Dopo la Seconda guerra mondiale molti scalpellini lavorarono alla ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino, successivamente, per carenza di commissioni, una folta rappresentanza di essi emigrò oltreoceano, soprattutto negli Stati Uniti; possiamo trovare loro opere anche in Francia.
Importante era anche la fabbricazione di mobili in noce lavorati e intarsiati finemente da abili falegnami e la produzione di oggetti in ferro battuto: lampadari, cancelli,batacchi e ringhiere.
Fra le attività artigianali completamente scomparse si ricorda la lavorazione di stoffe di lana cardata e colorata.

Tradizioni culinarie[modifica | modifica sorgente]

Nelle abitazioni di un tempo, gli spazi erano angusti, in un angolo il forno per cuocere il pane, il focolare dove dalla catena sotto la cappa pendeva il paiolo di rame quasi sempre pieno di patate, un tavolo, poche sedie di paglia, scranno, "l'arca" dove si conservava il pane; il tutto era illuminato fino al 1916 con lumi a petrolio, a olio e candele.
Gelosamente custoditi erano l'olio e il vino, il tesoro della campagna sandonatese.
Nell'alimentazione, il pane di grano era un lusso, si mangiava pane rosso mescolato con la segale insieme a fichi di stagione, la carne compariva di rado, ma non mancavano il vino, la polenta e le verdure.
Scarseggiava il sale, che veniva barattato con le uova di gallina che ognuno all'epoca aveva sotto casa, in una piccola stalla.
A Natale si festeggiava a "ciamm'llitt'" (ciambelline di varia forma fatte con farine e patate lesse) e "Cr'spelle", a capodanno, tradizionali erano le "Cic'r'cchiata" ( palline di pasta frolla coperte di miele) e (chicchi di granturco bolliti e conditi ad insalata), alla Befana (fichi secchi, noci, uova sode e castagne) e a Pasqua (ciambellone di pane bianco con nuova sode modellato a forma di bambola) e frittata.
Ad Agosto con i festeggiamenti patronali: "abbacchio ala brace" alla festa di San Donato e "spezzatino con le cipolle" a Santa Costanza.

Tempo libero[modifica | modifica sorgente]

Il paese offre molte opportunità di svago e divertimento tra le quali:

  • Escursioni naturalistiche e visita al Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
  • Visite guidate nel centro storico
  • Percorsi in bici
  • Sci da fondo a Forca d'Acero
  • Impianti sportivi con un campo da calcio scelto da numerose squadre professionistiche per i loro ritiri, tennis, calcetto, pallavolo, ed una piscina immersa nella più verde campagna.
  • Voli in deltaplano

Piscina "Titilla Village"[modifica | modifica sorgente]

Titilla Village in una notte d'estate

La piscina "Titilla Village", incastonata tra i monti del Parco Nazionale d'Abruzzo, offre ai suoi ospiti uno spazio piacevole, divertente, ricco di colori.
La piscina viene pulita ogni giorno, i lettini e le sdraie permettono di prendere il sole con vista sulle montagne e di godersi, a bordo piscina, il piacere delle tranquille giornate estive di montagna.
Inoltre la piscina è attrezzata con un campo da tennis e un campo da calcetto a 5 in erba sintetica e un campetto da pallavolo.
Essa è frequentata da molta gente di ogni età, proveniente anche dai paesi limitrofi e anche da società sportive, come il Frosinone Calcio, che vengono a svolgere la preparazione precampionato in questo paese, potendo usufruire anche della piscina.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Frosinone, San Donato Val di Comino passò dalla provincia di Caserta a quella di Frosinone.

Fa parte della Comunità Montana "Valle di Comino"

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Greccio (RI) Trasacco (AQ)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1º gennaio 2013.
  2. ^ Sulle vicende di Cominium e sulle diverse ipotesi di ubicazione si vedano, tra gli altri, R. Almagià, La Val di Comino o Cominese. Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, in «Bollettino della Società Geografica Italiana», 1911, fasc. 1; T. Vizzaccaro, Atina e la Val di Comino, Lamberti, Cassino 1982; A. La Regina, I Sanniti, in «Italia omnium terrarum parens», Scheiwiller, Milano 1989, pp. 401-423.
  3. ^ a b L.A. Muratori, Rerum Italicarum scriptores, t. I, Milano 1725, p. 373
  4. ^ A tal proposito, l'erudito alvitano Giulio Prudentio scrisse nella sua Discrittione d'Alvito et suo Contato (1574) quanto segue: «Santo Donato è terra di passo, et hebbe principio da Itri, dove ancor hoggi l'una Terra con l'altra se portano affettione, et se usa tra essi certa libertà e franchigia». Tale "Descrizione" è trascritta in D. Santoro, Pagine sparse di storia alvitana, vol. 1, Jecco, Chieti 1908, pp. 227-257 (citazione a p. 243).
  5. ^ Cucuzzo F., Nenna sea
  6. ^ Idem
  7. ^ San Donato Val di Comino, I luoghi dell'abitare-Antonio Antonellis,1994
  8. ^ Tracce archeologiche a San Fedele
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]