Opi (Italia)

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Opi
comune
Opi – Stemma Opi – Bandiera
Opi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
Sindaco Berardino Antonio Paglia (lista civica) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)Coordinate: 41°46′40″N 13°49′48″E / 41.777778°N 13.83°E41.777778; 13.83 (Opi)
Altitudine 1.250 m s.l.m.
Superficie 49,91 km²
Abitanti 441[1] (31-12-2010)
Densità 8,84 ab./km²
Frazioni Casette Asismiche
Comuni confinanti Civitella Alfedena, Pescasseroli, San Donato Val di Comino (FR), Scanno, Settefrati (FR)
Altre informazioni
Cod. postale 67030
Prefisso 0863
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 066061
Cod. catastale G079
Targa AQ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona F, 3 526 GG[2]
Nome abitanti opiani
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Opi
Posizione del comune di Opi all'interno della provincia dell'Aquila
Posizione del comune di Opi all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Opi (IPA: [ˈopjə], in dialetto opiano) è un comune italiano di 441 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Appartiene alla Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinque Miglia.

Borgo medievale immerso nel cuore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, è un attivo centro turistico, a 7 km dalle piste del Centro di Sci di Fondo di Macchiarvana e a 3 km dalla val Fondillo.

Fa parte del circuito dei i borghi più belli d'Italia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è situato in mezzo ad un anfiteatro di montagne costituito a nord-est dal Monte Marsicano (2.245 m) e a sud-est dai monti Amaro (1.862 m) e Petroso (2.249 m).

Il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale è rappresentato dal fiume Sangro che nasce alle pendici del Monte Morrone del Diavolo (1.602 m) nel comune di Gioia Vecchio. Dopo aver attraversato una zona pianeggiante detta Le Prata, il Sangro entra in una gola tra il colle di Opi (1.250 m) e il Monte Marrone (1.354 m) da cui prosegue il proprio percorso lungo l'alta valle del Sangro. Il territorio opiano è disseminato di sorgenti carsiche da una delle quali sgorga il torrente Fondillo, uno dei primi affluenti del Sangro che dà il nome alla valle omonima. La natura accidentata dei monti boscosi ha consentito la sopravvivenza di una fauna ricca e variegata.

Dista 169 km da Roma, 161 km da Napoli, 116 km da L'Aquila, 135 km da Pescara e 69 km da Frosinone.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

Opi è raggiungibile dall'alta Marsica (uscita di Pescina dell'A25) e dal Basso Sangro attraverso la Strada statale 83 Marsicana che attraversa il Parco Nazionale d'Abruzzo da nord a sud-est toccando anche altri centri turistici come Pescasseroli, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena. Accessi secondari provengono da Cocullo (A25) attraverso la Strada statale 479 Sannite passando per la Valle del Sagittario e Scanno-Passo Godi, e dal territorio laziale attraverso il valico di Forca d'Acero e l'omonima Strada Statale 509.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Gode di un clima freddo in inverno e fresco d'estate. A causa dell'esposizione alle correnti umide occidentali, è molto probabilmente il centro abitato più piovoso d'Abruzzo con le precipitazioni (piovose e nevose) che superano spesso i 2000mm annui distribuite principalmente nella stagione autunnale, invernale e primaverile. È inoltre uno dei luoghi a parità di quota con la temperatura media annuale più bassa d'Abruzzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dell'alta valle del Sangro fu abitato sin dal Paleolitico superiore, come attestano i ritrovamenti archeologici nella grotta "Graziani". È probabile che ad abitare questo territorio fossero gruppi di cacciatori provenienti da quote più basse, che giungevano alla ricerca di selce e di grosse prede. Alcune antiche necropoli testimoniano la presenza, almeno dal primo millennio a.C., di popolazioni stanziali che praticavano agricoltura e allevamento. Numerosi sono infatti i luoghi di sepoltura rinvenuti nella Val Fondillo, tutti riconducibili ad un periodo compreso tra il VI secolo a.C. e il V secolo a.C. Dall'analisi dei reperti come armi o skyphos si è giunti alla conclusione che a popolare questa zona dell'Alto Sangro fossero gruppi sabellici con una forte connotazione guerriera. In seguito alle guerre sannitiche la popolazione autoctona subì un lento processo di romanizzazione, che apportò profondi cambiamenti sociali, economici e culturali. È in questo momento che si afferma ad Opi la pastorizia transumante verso l'odierna Puglia settentrionale. 

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Già dal basso impero le zone montane del Sannio sprofondano in una fase di grande decadenza, che a seguito delle devastazioni della guerra greco-gotica e alla conquista longobarda culminerà con la fine della transumanza orizzontale su lunga distanza.

Con la cristianizzazione e la diffusione del monachesimo benedettino cessò lo spopolamento. Agli inizi dell’ XI secolo i monaci del monastero di San Vincenzo al Volturno edificarono il monastero di Sant’ Elia sulle pendici del monte Marsicano.

Quando nel 1017 il monastero di Sant’ Elia venne affidato all'abbazia di Montecassino, l'abitato di Opi si trovava nel sito attuale sulla collina e per indicarlo compaiono le prime attestazioni del nome Oppidum. Lo sperone roccioso fu scelto come luogo di fondazione del borgo in quanto costituiva una sede meglio munita e più facilmente difendibile. In epoca feudale, il controllo di Opi fu prima dei Borrello, poi dei Di Sangro, ai quali seguirono i D'Aquino, i D'Avalos e infine i D ’Afflitto. A trainare l'economia di questa fase storica fu la ripresa dell'industria armentizia, avviata da Alfonso I d'Aragona, che nel 1447 istituì la Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia e riaprì i tratturi.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

All’ inizio del XVII secolo l'attività della pastorizia costituisce ancora l'asse portante  del tessuto economico della zona. Nel luglio del 1654 Opi viene colpita da uno dei terremoti più distruttivi della sua storia che provoca insieme ad un alto numero di morti anche il crollo della maggior parte delle abitazioni. Questo evento catastrofico arrestò bruscamente quella crescita demografica in atto da quasi un secolo e il paese impiegherà alcuni decenni per ritornare ai livelli precedenti il sisma. 

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Opi dal 1813 al 1854, avendo una popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, formò un unico comune insieme a Pescasseroli. Anche dopo l'unità d'Italia continuò ad essere presente l'endemico fenomeno del brigantaggio, che ebbe importanti conseguenze economiche e sociali.

La crisi della pastorizia transumante, l'incremento demografico e la generale crisi di fine secolo diedero avvio al fenomeno dell'emigrazione, che ebbe il suo apice tra gli ultimi anni del XIX secolo e l'inizio del XX secolo. La principale meta degli opiani furono gli Stati Uniti.

Opi durante la seconda guerra mondiale si ritrovò nei pressi del fronte, dal momento che distava soli 16 km dalla linea Gustav. Il paese subì gravi danni il 19 novembre del 1943 quando fu bombardato dall’ aviazione inglese che causò 49 morti, di cui 11 opiani e 38 sfollati di paesi limitrofi. Alla fine della guerra gli opiani si ritrovarono in una condizione di miseria assoluta. Con il declino delle economie tradizionali ripartì l'emigrazione non solamente verso gli Stati Uniti ma anche verso la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Australia. Vi fu poi un'emigrazione interna al territorio italiano, in particolare verso le città di Roma, di Chieti e di Avezzano. Il paese fu  colpito dal terremoto del 1984, che ha stimolato la ristrutturazione degli antichi edifici e la creazione di nuove strutture migliorando in questo modo le capacità del settore turistico.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Opi è conosciuto come luogo di villeggiatura sia estiva che invernale e come uno dei principali centri del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Nella parte alta del paese si trova un interessante museo del camoscio appenninico, con annessa area faunistica. Nel centro storico spicca la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, (costruita intorno alla metà del XII secolo), con il suo antico e poderoso campanile. Degna di rilievo è anche la chiesa di San Giovanni Battista, ex cappella privata edificata poco dopo la metà del XVII secolo, affiancata all'antico palazzo nobiliare della famiglia Rossi.

Festività[modifica | modifica wikitesto]

  • 17 gennaio, Sant'Antonio Abate.
  • Venerdì Santo, Via crucis per le strade del paese.
  • Seconda domenica di giugno, Festa del Corpus Domini. Il paese viene ornato con tappeti e immagini realizzati con petali di fiore.
  • 24-25 giugno, San Giovanni Battista e San Vincenzo Ferreri, patroni e protettori di Opi. 
  • 15 agosto, Madonna dell'Assunta e San Gabriele.
  • Terzo sabato di agosto, Sagra degli Gnocchi.
  • Seconda domenica di settembre, Madonna delle Grazie e Sant'Emidio. 
  • Prima domenica di ottobre, Santa Teresa e la Madonna del Rosario.
  • 24 dicembre i catozzə, falò davanti la chiesa parrocchiale.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º aprile 2010 30 marzo 2015 Berardino Paglia Lista Partecipazione Democratica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Di Marino, Storia di Opi (raccolta un po’ qua un po’ là), Salerno 2002, Cronache italiane.
  • Cinzia Morelli, La Memoria Ritrovata, “D'Abruzzo”, n.33, 1996.
  • Gianluca Tarquinio, Pescasseroli. Lineamenti di storia dalle origini all'Unità d'Italia, in G. RI. T. PO. Gruppo ricerca delle Tradizioni Popolari (a cura di), L'Aquila 1988, Arti Grafiche Aquilane s.n.c.
  • Nicola Vincenzo Cimini, Genesi, Vita e Storia delle Terre dell'Orso. Con uno sguardo alla terra di Opi, Opi 2010.
  • Uberto D’Andrea, Memorie storiche di Villetta Barrea, 1987, Tipografia Abbazia di Casamari.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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