Acciano

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Acciano
comune
Acciano – Stemma
Acciano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
Sindaco Fabio Camilli (Lista civica) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 42°10′39″N 13°43′05″E / 42.1775°N 13.718056°E42.1775; 13.718056 (Acciano)Coordinate: 42°10′39″N 13°43′05″E / 42.1775°N 13.718056°E42.1775; 13.718056 (Acciano)
Altitudine 600 m s.l.m.
Superficie 32,22 km²
Abitanti 339[1] (31-12-2012)
Densità 10,52 ab./km²
Frazioni Beffi, Roccapreturo, San Lorenzo, Succiano
Comuni confinanti Caporciano, Molina Aterno, Navelli, San Benedetto in Perillis, Secinaro, Tione degli Abruzzi
Altre informazioni
Cod. postale 67020
Prefisso 0864
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 066001
Cod. catastale A018
Targa AQ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 362 GG[2]
Nome abitanti accianesi
Patrono santa Petronilla
Giorno festivo 31 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Acciano
Posizione del comune di Acciano all'interno della provincia dell'Aquila
Posizione del comune di Acciano all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale
Acciano 03 (RaBoe).jpg

Acciano è un comune italiano di 339 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo, nella zona della valle Subequana e dell'altopiano delle Rocche. Fa anche parte della comunità montana Sirentina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La recente scoperta, tra la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il cimitero, in contrada S. Lorenzo, di una struttura in opera quadrata, identificabile probabilmente in un tempietto italico-romano, nonché i notevoli frammenti ceramici rinvenuti nel corso del saggio eseguito dalla Sovrintendenza archeologica di Chieti, testimoniano l'esistenza di un insediamento databile tra l'età repubblicana e la prima età imperiale. Vecchi ritrovamenti di tombe ad inumazione e diversi frammenti di vasi di bucchero italico, raccolti dal celebre archeologo Giuseppe Fiorelli in varie occasioni intorno alla Chiesa di San Lorenzo, la scoperta di Antonio De Nino in contrada Vicenna di sudari antichi e, accanto al Cimitero, di gallerie scavate nel tufo con varie diramazioni e tracce evidenti di pavimento a mosaico, costituiscono elementi sufficienti a confermare che qui sorgeva un abitato antico (per la mancanza di fondi oggi questi scavi sono stati ricoperti dal terreno in attesa di poter essere al meglio apprezzati).

Nel 1092 Ugo di Girberto, normanno, detto il Malmozzetto, vivente secondo la legge longobarda, donò il 15 aprile alla chiesa di S. Pelino il Monastero di San Benedetto, costruito dal vescovo Trasmondo, con tutti i suoi beni compresi quelli di Acciano. Nel 1183 nella bolla di papa Lucio III sono menzionate le seguenti chiese: S. Pietro, Santa Petronilla, S. Lorenzo, S. Comizio e Santa Maria in Acciano. Nel 1188 il Monastero di S. Benedetto in Perillis possiede in Acciano la quarta parte della chiesa di S. Lorenzo e S. Petronilla e riceve in enfiteusi il feudo tenuto da Rinaldo di Guglielmo.

Nel 1223 nella bolla di papa Onorio III è citata la chiesa Sancti Antonini in Azano.

Nel 1294 Celestino V passa per Acciano e qui opera un miracolo, così riportato dal Marino: Mentre egli passava per il borgo di detto castello di Acciano per andare in L'Aquila a ricevere la corona dell'Apostolato a cui era stato assunto, guarì con la sua benedizione dal male caduco (epilessia) Dorricello, fratello di Berardo di Gordiarno di Acciano, come riferirono Velletta d'Acciano (teste 35) ed Odorisio d'Acciano (teste 37)".

Nel 1316 Tommaso d'Acciano, per ordine di re Roberto, viene tassato in relazione al possesso della quarta parte del borgo.

Nel 1360 la terra di Acciano non risulta ancora registrata fra quelle delle diocesi valvense. Cronologicamente Acciano verrà annessa dalla città dell'Aquila, poiché ceduta da Francesco di Cantelmo (1419) e quindi diviene contado della città stessa, ma re Ladislao la ritoglie a quest'ultima in segno di condanna per aver appoggiato il partito di Luigi d'Angiò.

Nel 1383 Carlo III di Durazzo dona Acciano a Matteo Gentile fratello del vescovo di Aquila per la ribellione di Caterina Cantelmi figlia di Restaino e moglie di Bartolomeo di Rillona.

Nel 1409 la città dell'Aquila ritoglie Acciano a quelle persone a cui il re Ladislao l'aveva affidata. Diviene così territorio di regio demanio formando un tutt'uno con la città stessa, contribuendo con essa al pagamento delle tasse come le altre zone di quel contado.

In questo periodo si segnano i confini con quelli di Rocca Preturo e Goriano Valli che pure fanno parte del Contado e con Molina che invece ne è escluso.

Nel 1417 Acciano viene comperata dall'Aquila, in seguito passò come feudo agli Scialenghi, agli Strozzi ed ai Piccolomini e definitivamente nel 1419 la regina Giovanna II, con Real Diploma "unì ed incorporò la terra alla Città dell'Aquila, in modo che fosse alla medesima unita, incorporata e annessa, quasi membro al suo corpo, siccome erano tutte le altre Terre, Luoghi del distretto e Territorio Aquilano".

Nel 1529 il Principe d'Orange concesse Acciano in feudo, con altri 62 castelli, ai vari capitani spagnoli. Fu poi da D. Pietro di Toledo venduta per 20.000 ducati. Nel 1533 Acciano, insieme con la terra di Beffi, è posseduta da Giacomo di Scalegni, a cui successe Carlo suo figlio e poi Ludovico. Il 1534 è la data riportata sul portale della chiesa a tre navate di S. Pietro e S. Lorenzo.

Nel 1546 la moglie di Annibale Libero di Acciano fa erigere la magnifica Cappella della Pietà nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, riservandone il patronato al marito e agli eredi. Nel 1561 Ludovico vende per 25.000 ducati a Giovanni Carlo Silveri Piccolomini il feudo di Acciano.

Nel 1573 gli eredi del Notar Pietro di Sante de Galli di Acciano edificano la Cappella dei SS. Simone e Giuda nella Chiesa di S. Pietro. Nel 1669 è Signore della Terra di Acciano, come anche di Beffi, Ferrante Silverio Piccolomini. Nel 1798 con istrumento del 29 marzo per Notar Luigi Palumbo di Napoli, Marchese Giovanni Piccolomini, erede e successore del detto Giò Carlo vende al Signore Vincenzo Treccia i feudi di Acciano e di Beffi con le rispettive Ville di Socciano e S. Lorenzo per lo prezzo di 6.700 ducati.

Toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Campanile della Chiesa dei SS. Pietro e Lorenzo, con sottostante casa parrocchiale.

Il toponimo Acciano (Hacciànë) è stabilizzato nel 1028 nella forma Acciano. Deriva dal nome gentilizio romano Accius, con il significato di "podere della famiglia Accia". Oggi il comune di Acciano è formato da Acciano Capoluogo e dalle frazioni di Succiano, Beffi, Roccapreturo e San Lorenzo. Nei catasti onciari e nelle numerazioni dei fuochi fatte tra i secoli XV-XVI rispettivamente si chiamavano: Castrum Acciani, Villa Socciani, Castrum Beffi, Rocca de Preturo e Villa Sancti Laurentii. Sapendo quanto lo studio della toponomastica aiuti la ricostruzione storica, daremo brevemente il significato e l'origine dei nomi locali delle frazioni e del capoluogo. Castrum Acciani e Castrum Beffi: la prima parte del toponimo si riferisce al castrum romano, poi castellum, luogo fortificato ed anche cittadella, bastione. Villa Socciani e Villa Sancti Laurentii: la prima parte del toponimo deriva dal latino villa, in origine dimora di campagna, fattoria con podere e successivamente modesto insediamento, poi quasi sinonimo di paese. Rocca de Preturo: Rocca - roccia - e più tardi fortezza sull'alto di un monte, cittadella, voce nata in Abruzzo dal XII secolo.

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

Circondata dal verde dei boschi di quercia, Acciano è arroccato su uno sperone di roccia tra i monti Bufame e Pietre Fitte dal quale si gode una bellissima vista delle creste rocciose del Sirente.

I ripidi pendii che delimitano il paese incorniciano la valle nella quale scorre il fiume Aterno.

Cenni geografici: il territorio del comune risulta compreso tra i 450 e i 1.303 metri di altitudine sul livello del mare.

L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 853 metri.

Dista dal capoluogo L'Aquila circa 35 km percorrendo la strada regionale "Valle Subequana" 261, e da Sulmona 37 km.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Periodo di Pentecoste: festa della Madonna della Valle nella frazione di Roccapreturo;
  • Prima domenica di maggio: celebrazione solenne nella chiesa di S. Maria delle Grazie- Acciano;
  • 30 e 31 maggio: Acciano, festeggiamenti in onore dei santi patroni, sant'Antonio da Padova e santa Petronilla;
  • Prima domenica di giugno: festa di sant'Erasmo, processioni da Succiano e Beffi sul Monte Offermo dove si trova la chiesetta di Sant Erasmo;
  • Ultimo fine settimana di luglio: sagra degli Arrosticini, tartufo e vino a Succiano;
  • Fine luglio/inizio agosto: festa del vino- Acciano; (attualmente non viene più festeggiata)
  • 10 agosto: festeggiamenti in onore di san Lorenzo (nella frazione omonima e nel capoluogo);
  • 16 agosto e 17 agosto: festeggiamenti in onore di san Rocco nel capoluogo e nella frazione di Beffi;
  • 17-18-19 agosto: Festa della Pizza Fritta di Acciano e della Birra Artigianale
  • Prima domenica di settembre: celebrazione solenne nella chiesa della Madonna della Sanità- Acciano;
  • Prima domenica di novembre: fiera della capra di Beffi.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Non ci sono veri e propri musei, ma due centri visita, collegati al Parco regionale naturale del Sirente - Velino, in cui è possibile osservare come il paese si sia evoluto nel tempo.

Luoghi di interesse turistico[modifica | modifica wikitesto]

Torre medievale di Beffi[modifica | modifica wikitesto]

La torre di Beffi (XII-XIV secolo) rientra nella tipologia della torre castellata, realizzazione maggiormente accurata di torre cintata ossia di quella struttura piuttosto articolata, in cui la torre era meno esposta all'attacco ed il recinto diventava una vera e propria trappola per l'assalitore. La torre di Beffi, si presenta a pianta poligonale irregolare realizzata a vani sovrapposti con struttura muraria a piccoli conci di pietra irregolari e ammorsature in grossi conci squadrati agli angoli. Presso la torre ci sono i resti del borgo di Beffi.

La Torre di Beffi si presenta a pianta poligonale irregolare, realizzata a vani sovrapposti con struttura muraria in piccoli conci di pietra irregolari ed ammorsature in grossi conci squadrati agli angoli. L'ingresso era a quota primo piano con scala retrattile. All'interno del recinto merlato ci sono, in una estrema varietà planimetrica, i locali abitativi edificati successivamente al XIII secolo. Ancora ben conservata la porta d'ingresso al recinto con arco a sesto acuto, sormontata dall'antico Stemma di Beffi: S. Michele sopra una Torre.

Torre medievale di Roccapreturo[modifica | modifica wikitesto]

Su uno sperone roccioso in posizione elevata rispetto al centro abitato si imposta la torre medievale di Roccapreturo (XIII- XIV secolo). La tipologia in cui rientra è quella della torre cintata, ossia la torre conclude la parte superiore del triangolo difensivo. A sezione pentagonale, per le sue naturali condizioni di sicurezza, la torre non ha nessun apparecchio ossidionale, scarpa o spuntone per la difesa da un attacco dall'alto. Lo sviluppo della cinta segue la difficile orografia del terreno roccioso ed era alto a contenere gli abitanti del paese in caso di pericolo.

Borgo fortificato di Acciano[modifica | modifica wikitesto]

Vista dell'antico borgo- Via Fuori le Mura.

Il piccolo paese di certa origine longobarda conserva ancora case fortificate di origine medioevale. Il centro storico di Acciano, racchiuso entro le mura perimetrali tuttora esistenti, denota la sua condizione originaria di borgo fortificato dove si accedeva attraverso tre porte: Porta Torrone, Porta Martino, e Porta dell'Aia. L'orografia del terreno ha influenzato in maniera preminente la sua tipologia urbana che si adagia su ripidi pendii a sinistra del fiume Aterno. La cronologia dell'intero borgo va dal XIV secolo, data della sistemazione delle mura, al XVI secolo data di ricostruzione o riadattamento di numerosi edifici.

Santuario di Santa Petronilla[modifica | modifica wikitesto]

Posta in posizione elevata rispetto all'abitato, la chiesetta dell'amata patrona, edificata a partire dal XII secolo, racchiude un'edicola laterale a tutto sesto in cui si incornicia un grazioso affresco cinquecentesco di scuola aquilana raffigurante la “Madonna col bambino e Santi”.

Il pomeriggio del 30 e la mattina del 31 maggio la popolazione si reca qui rispettivamente per celebrare i Vespri e i Solenni Festeggiamenti in onore della Protettrice.

A seguito del terremoto del 2009 il Santuario è stato l'unico luogo di culto ristrutturato nei mesi a tempi record: è infatti rientrato nella lista del Governo delle chiese da ristrutturare per Natale, come da patto stipulato con la Curia Arcivescovile aquilana.

Chiesa di S. Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

X- XV secolo; Cappella della Pietà (1546).

La prima domenica del mese di maggio vi si celebra la S. Messa per l'apertura del mese mariano.

Durante il Ventennio fascista i ragazzi del borgo erano portati nella località attigua alla chiesa per un breve soggiorno nell'ambito del programma della "colonia estiva".

Il sisma che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009 ha provocato il crollo parziale della facciata duecentesca, ed è così stata inserita tra i monumenti a ricostruire.

Fontana pubblica del Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Con una nicchia sormontata da un arco a tutto sesto impostato su due poderose colonne. Nella nicchia due mascheroni in pietra da cui si dipartono motivi floreali fanno presupporre la data della costruzione per la prima metà del Quattrocento.

È stata l'unica fonte di approvvigionamento idrico del paese fino a quando non sono state poste una fontana in località "Aia comunale" e un'altra nella piazza Municipio, entrambe realizzate con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno intorno agli anni settanta.

Chiesa dei SS. Pietro e Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Facciata Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.

Con un meraviglioso portale datato al 1534 sormontato da una lunetta ad affresco. L'interno è ricco di stucchi barocchi e numerose sculture in pietra adornano gli altari laterali e il fonte battesimale. Sempre all'interno ammiriamo il battistero rinascimentale e una croce processionale d'argento del Seicento. All'esterno invece, s'innalza un bel campanile a vela.

Dopo recenti opere di restauro è tornato alla luce un affresco risalente al XVI secolo raffigurante la Crocifissione con l'Addolorata, Giovanni e l'Arcangelo Gabriele che raccoglie il sangue di N. S.

Oltre a vari dipinti dal valore inestimabile, nella Chiesa parrocchiale sono custodite molte reliquie di Santi, come quelle di S. Petronilla, di S. Antonio da Padova, di S. Rocco e di S. Pietro, che vengono esposte durante le celebrazioni in rarissime occasioni.

A seguito del sisma del 6 aprile 2009 la Chiesa ha riportato ingenti lesioni esterne ed interne: dalla facciata si è staccato un capitello prontamente poi recuperato; la cupola sembra dall'interno stia per collassare; e il campanile appare scomposto in più parti. È così stata inserita tra i beni culturali da restaurare dopo il sisma. Tuttavia non sono presenti puntellamenti o rinforzi.

Chiesa della Madonna della Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Dove S. Pietro da Morrone, mentre si dirigeva verso L'Aquila per essere incoronato pontefice con il nome di Celestino V nel 1294 guarì miracolosamente un disabile del posto.

Ogni 20 agosto, al passaggio del "Fuoco del Morrone" che ricorda proprio il passaggio di papa Celestino, vi si celebra una Messa solenne alla presenza delle autorità locali civili e religiose. Al termine della manifestazione la fiaccola viene riportata in paese e pernotta nella chiesa parrocchiale, dopo l'accensione di un braciere nella piazza comunale.

Palazzo Galli[modifica | modifica wikitesto]

XV secolo, dal notevole interesse architettonico. È stato sede municipale fino al 1915 quando fu interessato da una serie di crolli avvenuti con il terremoto della Marsica. Gravemente danneggiato dopo il terremoto del 2009.

Oratorio Maria SS. Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

L'Oratorio Maria SS. Addolorata, conosciuto come "la Congrega".

Datato al 1781, è sede della Confraternita di Maria SS. Addolorata.

All'interno, interamente affrescato, sono custodite le insegne della confraternita come il gonfalone, e la statua della Madonna Addolorata.

Nel retro troviamo due file di scranni una posta di fronte all'altra, in legno lavorato e bronzo risalente al XIX secolo.

Il sisma del 6 aprile 2009 ha compromesso la struttura interna dell'Oratorio, allargando le crepe strutturali risalenti al sisma del 1984,e facendo crollare il campanile, la cui unica campana fortunatamente si è salvata restando in bilico sulla base del campanile stesso.

Chiesa della Madonna di Loreto[modifica | modifica wikitesto]

Chiesetta rupestre vi si celebra solitamente la S. Messa il lunedì dell'Angelo e la domenica di settembre in prossimità della festa della Madonna di Loreto.

Nei decenni scorsi le celebrazioni in questa Chiesa erano occasioni di scampagnate nel vicino laghetto, ma ultimamente questa tradizione sta riprendendo posto nella cultura accianese.

Ruderi della Chiesa S. Antonio Abate[modifica | modifica wikitesto]

All'interno si notano ancora oggi magnifici affreschi posti sui quattro lati della Chiesa che rappresentano vite di Santi e in particolare di Sant'Antonio.

Sul lato ovest della struttura e riconoscibile un campanile a una vela.

Negli ultimi anni sono stati stanziati finanziamenti dalla Regione Abruzzo, dalla Comunità Montana Sirentina e dall'Unione europea volti alla ristrutturazione dell'edificio.

Antico mulino ad acqua con frantoio e segheria[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al X- XI secolo, vi ha sede il Museo dell'Acqua, da poco aperto con i fondi della Comunità Montana Sirentina e dell'Unione europea. È rimasto in uso fino al 1960.

Chiesa di San Pasquale[modifica | modifica wikitesto]

Piccola chiesa posta nella parte bassa del borgo, oggi in disuso. Viene solitamente aperta in occasione della Solenne Processione del Corpus Domini.

Piccionaia medievale - Succiano[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Sebastiano - Roccapreturo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Michele Arcangelo - Beffi[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono conservati arredi sacri del Cinquecento.

È stata l'unica chiesa di Beffi ristrutturata essendo rientrata nella lista delle chiese da ristrutturare per il natale 2009, come da accordo tra Governo e Curia Arcivescovile: l'edificio è stato riaperto al culto nel mese di marzo del 2010 con una solenne celebrazione presieduta da S. E. Mons. Giovanni D'Ercole, vescovo vicario dell'Aquila.

Chiesa della Madonna del Rifugio - Beffi[modifica | modifica wikitesto]

Del XVII secolo.

Ponte Medievale sul fiume Aterno - Beffi[modifica | modifica wikitesto]

Struttura a doppia arcata con strada tagliata nella roccia.

Eremo di Sant'Erasmo[modifica | modifica wikitesto]

Posta sul monte Offermo, la piccola chiesa è stata probabilmente costruita intorno al XVI secolo su una preesistente edicola votiva dedicata allo stesso santo conserva alcuni locali utilizzati in passato per il ricovero dei pastori. Nella piccola cappella un altare in pietra è incastrato in una nicchia ed un affresco che raffigura Sant'Erasmo viene invocato per le malattie intestinali.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Roccapreturo[4][modifica | modifica wikitesto]

Nel 1185 Rocca de Preturo era feudo di Gualtieri, figlio di Gionata signore di Collepietro. Nel 1355 si determinarono i confini territoriali con Beffi dopo una lunga vertenza alla camera aquilana. Nel 1360 nel registro delle chiese valvensi viene menzionato Roccapreturo con cinque chiese: Santa Maria, Cappella di San Sabino di Beffi, San Nicolò, Santa Cecilia, Santa Croce e San Pietro. Nel 1448 l'ospedale di Roccapreturo concorre a formare l'ospedale Maggiore con tutti i suoi beni. Nel 1492 gli abitanti di Roccapreturo e Beffi riacquistarono la perduta concordia stabilendo per l'abbeveraggio degli animali un pozzo comune. tra il 1548 e il 1567 vi furono numerose vertenze per alcune terre che le università di Roccapreturo e Navelli si contendevano. Nel 1559 si ha notizia di un ospedale situato nei locali di Santa Cecilia. Il feudo appartenente ai Pietropaoli nel 1591 fu venduto a Pace Masci che lo donò nel 1633 a Girolamo Cappelletti di Rieti.

Vi si celebra la ricorrenza della Madonna della Valle.

Beffi[modifica | modifica wikitesto]

Beffi si divideva in tre ville: Beffi, San Lorenzo e Succiano. La condizione originale di Beffi era quella di borgo fortificato in posizione strategica. Infatti era parte integrante con la sua torre castellata di quello scacchiere difensivo che imbrigliava il territorio dell'aquilano da Capestrano a Montereale. La prima notizia storica di Beffi è del 1185, quando era possedutoaper la terza parte dal figlio di Rainaldo di Beffi. Nel 1257 il papa Alessandro IV la pose al confine del contado aquilano. Nel 1294 re Carlo II la confermò di regio demanio e del distretto di L'Aquila. Nel 1360 la troviamo menzionato nella diocesi valvense: probabilmente tra il vescovo di L'Aquila e quello di Valva ci fu spesso attrito per il possesso di Beffi.

Succiano[modifica | modifica wikitesto]

Paese conosciuto solo per la tradizionale Festa del Tartufo e degli Arrosticini.

Il sisma del 6 aprile 2009 ha distrutto la facciata della Chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista, che è stata quindi inserita nella lista ministeriale dei beni culturali da ristrutturare.

San Lorenzo di Beffi[modifica | modifica wikitesto]

"San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla." (Giovanni Pascoli, X Agosto)

Piccolissimo villaggio di meno di 20 abitanti, che visto d'inverno e di notte appare da lontano come un presepio. A causa del sisma del 6 aprile, oltre alla maggior parte degli edifici, è stata fortemente danneggiata la Chiesa Parrocchiale, intitolata a San Lorenzo Levita Martire. Il campanile, ristrutturato nel 1703 (dopo il disastroso terremoto del 1703) ed ampliato nel 1846, è stato messo in sicurezza dai Vigili del Fuoco dopo qualche mese da questo terremoto. All'interno della chiesa parrocchiale, sopra il portone principale, vi è un organo molto antico appena ristrutturato, quindi tuttora funzionante (non ancora inaugurato, in quanto l'inaugurazione venne programmata per il 18 aprile 2009). Sembra che il paesello sia destinato a finire a causa di queste profonde ferite, ma si spera che ci sia un aiuto unanime da parte anche della popolazione di Succiano (che costituisce una sola parrocchia con quella di San Lorenzo), oltre all'interessamento costante e sicuro del nuovo parroco don Marek, (nonché dell'Amministrazione Comunale) a ricostituire una solida parrocchia ed un novello paese, e soprattutto a mantenere vive ed imperiture le tradizioni che da tempo immemore uniscono i due paesi.

Riguardo alle tradizioni, San Lorenzo e Succiano hanno sempre svolto una solenne processione in onore di Cristo Morto (ciò è stato fatto anche dopo il sisma). Prima di quest'ultima e dopo aver legato le funi delle campane, si attraversano i due paesi con uno strumento di legno che è da sempre chiamato "tric-trac", e sta a significare il lutto.

I fedeli di Succiano, il giorno dopo le celebrazioni del loro santo compatrono, quale Sant'Erasmo Vescovo e Martire, si sono sempre recati nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, poiché lì è custodito un maestoso quadro di Sant'Erasmo, rappresentante il Suo martirio. Anche dopo il terremoto, nonostante la chiesa inagibile, il Comitato ha deciso di recarsi ugualmente a San Lorenzo per onorare il Santo. Alla presenza del sacerdote, del Comitato e di qualcuno dei suoi e di una sola persona di San Lorenzo, si sono pronunciate delle preghiere nel piazzale antistante la chiesa Parrocchiale.

Le famose cantine e il vino buono di Acciano[modifica | modifica wikitesto]

Acciano è celebre per le sue cantine scavate nella roccia calcarea. In alcune cantine si può ancora ammirare una grossa pietra cilindrica chiamata volgarmente "pinnerone" che serviva a spremere le vinacce. Detta pietra si usava in tempi più antichi del torchio di legno e testimonia come in Acciano si è da sempre coltivato la vite. La fierezza di tale tradizione vinicola è ancora palpabile nelle calde sere d'estate quando le cantine vengono riaperte in occasione della tradizionale "Festa del vino".

La principale coltivazione è la vite che per il tipo di vitigno, Montepulciano, per il tipo di terreno, per l'esposizione e per il clima produce un'uva speciale dalla quale si ottiene il miglior vino della provincia dell'Aquila, e non solo di questa. Le uve accianesi, infatti, per il loro particolare pregio erano acquistate oltre che dai commercianti della provincia anche da quelli delle provincie settentrionali e da quelli stranieri.

L'incendio del 2007[modifica | modifica wikitesto]

Vista della montagna colpita dall'incendio da Piazza Municipio in Acciano.

Nel luglio del 2007 un grave incendio ha devastato molti ettari del bosco che caratterizza il territorio dell'intero comune. Per settimane incessante è stato il lavoro dei Vigili del Fuoco, della Guardia Forestale, dei volontari della Protezione Civile e della popolazione del territorio, aiutata anche dalla gente dei paesi limitrofi, nel cercare di spegnere l'anima distruttrice del fuoco. Sono stati impegnati per molti giorni elicotteri e Canadair, anche provenienti dalla Francia e dalla Spagna.

Uno di questi aerei atti allo spegnimento dell'incendio è accidentalmente precipitato il 23 luglio nei pressi dell'eremo di Sant'Erasmo, sul monte Offermo, ed il pilota Andrea Golfera è morto sul colpo. Alla sua famiglia si sono strette la cittadinanza e le istituzioni che hanno reso poi giusta memoria al pilota dedicandogli il 13 dicembre un monumento alla memoria nel Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato, a L'Aquila.

Ad un anno dalla caduta del Canadair e dalla morte di Andrea Golfera la cittadinanza accianese gli ha dedicato con una solenne cerimonia e con una S. Messa presieduta dall'Arcivescovo Metropolita dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari, a cui erano presenti anche tutte le più alte cariche civili e militari della Regione e della Protezione Civile Nazionale, una stele sul lugo dell'incidente in ricordo del suo prezioso sacrificio per la popolazione del luogo.

In quei terribili giorni di morte della natura, la più grande risorsa di questo territorio, si è vista la grande cooperazione della gente del luogo che anche nei momenti più disperati non si è lasciata prendere dallo sconforto, ma ha cooperato con le forze dello Stato fino allo spegnimento dell'incendio che nel frattempo si era esteso nei comuni confinanti di San Benedetto in Perillis, Collepietro e Navelli.

Confraternita di Maria SS. Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

La "Mater Dolorosa", simbolo della Confraternita.

Il 16 agosto 2005 con una solenne cerimonia nella parrocchia dei SS. Pietro e Lorenzo ad Acciano si è ricostituita la Confraternita di Maria SS. Addolorata di Acciano, approvata secondo decreto da parte del Re di Napoli e di Sicilia nel XVII secolo. La Confraternita fa da scorta alle statue dei Santi durante le solenni processioni per le vie del borgo. La festa della Confraternita avviene il 15 settembre, giorno della festa dell'Addolorata.

Ogni prima domenica del mese, nei giorni di culto dedicati alla Madonna e nelle feste Solenni dell'Anno Liturgico, la Confraternita si riunisce nella sua sede, l'Oratorio dell'Addolorata, e recita il Sacro Ufficio in cui i confratelli e le consorelle affidano le proprie anime a Maria affinché interceda presso il Signore per la loro salvezza.

Per accedere alla Confraternita è necessario fare richiesta al Priore che decide in seduta con gli altri confratelli e con il padre spirituale (solitamente il parroco) se far iscrivere nuovi candidati. Un giorno di festa dell'anno liturgico poi, in una celebrazione solenne in parrocchia i nuovi confratelli presteranno solenne giuramento sullo Statuto della Confraternita dinanzi all'Addolorata e a Dio e al popolo riunito, ricevendo così la fascia blu cinta d'oro, simbolo della Confraternita, benedetta dal celebrante.

Dal maggio 2007 la Confraternita dell'Addolorata di Acciano fa parte dell'Associazione delle Confraternite Italiane.

Il 10 novembre dello stesso anno ha partecipato all'incontro nazionale delle confraternite con papa Benedetto XVI in piazza San Pietro, a Roma.

Le "Feste di Maggio"[modifica | modifica wikitesto]

I festeggiamenti in onore dei Protettori di Acciano, che trovano il loro culmine nella giornata del 31 maggio, hanno una lunga preparazione alle spalle. Il giorno in cui si festeggia San Rocco, il 16 agosto, il parroco durante la funzione religiosa dà pubblica lettura dei nomi dei quattro compaesani scelti per estrazione a organizzare le feste dell'anno successivo.

Le Feste di maggio cominciano la sera del 23 maggio con la celebrazione della Novena a Santa Petronilla, preghiera che dura tutte le sere fino al 30 dello stesso mese. Il giorno 29 si ha la S. Messa Vespertina e il primo sparo artificiale in onore di Sant'Antonio di Padova, la cui festa avviene il giorno seguente. Alle 8 della mattina uno sparo apre la giornata e la banda comincia il suo giro nelle vie del borgo, fino alle 10 e 30 quando l'Amministrazione Comunale pone una corona di alloro al monumento eretto in piazza in Memoria dei Caduti di tutte le guerre e viene intonato, dopo l'Inno nazionale e la Leggenda del Piave, il Silenzio.

Il Monumento ai Caduti di tutte le Guerre e ai Caduti sul Lavoro, con la statua marmorea di Santa Barbara.

Dopo questa toccante cerimonia ha inizio nella chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Lorenzo la S. Messa alla fine della quale si snoda per le vie del paese un'imponente processione con le statue di entrambi i Patroni e le grandi bandiere con le immagini dei Santi. Giunta all'altezza di viale Italia la processione si ferma ed ha inizio un lungo gioco di fuochi artificiali, e insieme alla gente questo è ammirato dalle statue che vengono girate verso questi. Rientrate in parrocchia le figure dei Santi Patroni non ne riusciranno prima del pomeriggio, quando un'altra lunga processione parte alla volta del Santuario di Santa Petronilla, in località Fonte di Lecchio, dove è celebrata una Messa Vespertina in onore della Santa, la cui statua viene poi riportata in paese dalle donne al suono delle campane.

La mattina del 31 maggio i festeggiamenti solenni si aprono nuovamente alle ore 8 con il tipico sparo, con il giro della banda e con la prima Celebrazione eucaristica. Alle ore 10 e 30 Messa Solenne alla quale partecipa tutto il paese di Acciano e gente proveniente da fuori, la Confraternita dell'Addolorata, l'Amministrazione Comunale e una grande rappresentanza del paese di Paterno, con cui Acciano è gemellato. Al termine della lunga funzione dalla chiesa esce la solenne processione con statue, stendardi e vessilli alla volta del santuario sulla montagna, accompagnata dal suono continuo delle campane, della banda e dalle preghiere e gli inni dei fedeli. La statua della Protettrice, scortata dalle donne, è nuovamente lasciata lì dopo lunghe preghiere e una particolare benedizione, in attesa dell'anno successivo.

Le sere del 30 e del 31 sono allietate da un'orchestra e da giochi in piazza che si concludono con un meraviglioso gioco di fuochi d'artificio organizzati anch'essi dal Comitato Festeggiamenti.

Ogni anno le Feste di maggio sono molto attese dagli accianesi che percorrono chilometri per tornare nel loro paese natale e assistere a queste suggestive celebrazioni, ripopolando così in quei giorni le belle vie del borgo.

Il pellegrinaggio all'eremo di Sant'Erasmo[modifica | modifica wikitesto]

Partita da Beffi e Succiano, frazioni di Acciano, la processione ha superato la valle del "Santissimo", ha poi risalito " i calmi" e le coste di S. Erasmo (m.1303 s.l.m.) che divide la media valle dell'Aterno dalla Piana di Navelli. La zona, coltivata un tempo con legumi e cereali, viene benedetta dal sacerdote che precede il corteo religioso. Gli stendardi, insieme alle due statue dei santi hanno attraversato un paesaggio impervio, segnando così il territorio che di volta in volta viene benedetto per propiziare i nuovi raccolti agricoli, secondo gli intendimenti della tradizione popolare. I tre stendardi (azzurro, la Madonna di Loreto; bianco, S. Antonio; rosso S. Erasmo) vengono portati a turno dalla comunità di Succiano insieme alla statua del santo. Le donne portano nell'ultimo tratto del percorso la statua del santo: una prova penitenziale per sciogliere il voto a S. Erasmo.

La celebrazione della messa davanti la chiesa di S. Erasmo con le due statue dei santi di Beffi e Succiano segna la raggiunta concordia tra le due comunità che per secoli si sono contese il diritto di precedenza sul "sentiero di S. Erasmo", assegnato poi alla statua di Beffi.

Le offerte dei pellegrini. S. Erasmo è uno dei santi "ausiliatori" a cui i cristiani fanno ricorso per particolari necessità. La devozione sembra essere sorta nel XIII secolo in Germania. Ha avuto larga diffusione nell'Europa centro - meridionale. Il pellegrinaggio che interessa l'area di Acciano si compie la prima domenica di giugno.

Il terremoto del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Acciano, che secondo un'antica storia si trova nell'attuale posizione a seguito della totale distruzione del centro originario posto a valle, ha risentito della maggior parte delle scosse dello sciame sismico che ha investito la conca dell'Aquilano e la Valle dell'Aterno e a seguito di quella delle 3,32 del 6 aprile 2009 ha subito ingenti danni.

I centri storici del capoluogo e delle quattro frazioni sono stati evacuati e sono state create delle tendopoli, la più importante delle quali è stata organizzata nell'Aia comunale del capoluogo, punto di riferimento per le altre della zona in quanto posta al confine del distretto aquilano della provincia.

La chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Lorenzo ha riportato gravi lesioni interne ed esterne, come la caduta di un capitello della facciata e la scomposizione delle pietre che compongono il campanile, mentre il piccolo campanile della Congrega ha ceduto facendo cadere la campana alla base di questo.

Gravi danni hanno riportato le facciate della chiesa di Maria SS. delle Grazie e della chiesa di San Giovanni Battista ed Evangelista (sita in Succiano) che sono crollate. Anche la chiesa parrocchiale di San Lorenzo in San Lorenzo di Beffi ha subito danni tanto da renderla completamente inagibile.

Il Ministero dei Beni Culturali ha inserito le chiese danneggiate nella lista dei "gioielli" che devono essere restaurati al più presto. La chiesa di Santa Petronilla, e quella di San Michele Arcangelo di Beffi, sono state riaperte al culto nel natale 2009, grazie al progetto Una chiesa per Natale.

In alcuni casi anche abitazioni di civili sono state dichiarate inagibili o da demolire come nella Valletta di Acciano dove altri tetti della antiche abitazioni abbandonate sono collassati.

Grande è stata la generosità di alcune amministrazioni comunali italiane: in particolare quella di Varallo Pombia, con il quale Acciano si è legato in un gemellaggio, e quella di Cascina che ha promosso, con lo stanziamento di alcuni fondi, la ristrutturazione del Palazzo Municipale.

Nel settembre 2010 l'amministrazione accianese ha ricevuto in dono dalla Onlus di Roma "Intesa tra i Popoli" un mezzo di lavoro Quargo della Piaggio, che va a sostituire lo storico Apecar 50 del Comune degli anni settanta.

Nel dicembre 2010 il sindaco di Novara Silvana Moscatelli, per dare una mano alle popolazioni colpite dall'evento sismico del 6 aprile, ha raccolto tramite un conto corrente 14 000 euro. Cinquemila andranno al paesino di Ofena, altri cinquemila a Navelli e i restanti quattromila ad Acciano.

Cittadini famosi[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Catoni, meglio conosciuto come il "Gigante di Acciano", nacque "il 18 novembre 1820, in contrada Alghetto, a via San Pasquale, da Margherita Perna e Francesco Catoni", Giuseppe Catoni, grosso alla nascita come Buovo d'Antona, (l'erculeo protagonista delle epopee abruzzesi), e che divenne alto 2,25 m.

Il Gigante d'Acciano è tra i sei giganti più alti del mondo. Dice il suo biografo Silvio Di Giacomo: "La maggior parte dei giganti emergono per corporatura gracile e macilenta, […] di atleti giganti non si conoscono che pochi". Per la precisione, sono sei: tre italiani, un olandese, un prussiano, e Massimino imperatore, a riprova che i cromosomi spargono dovunque piricuzzitti e stendardoni.

Il nostro ha una sua leggenda perché non solo fu atletico e intelligente, ma ebbe anche una personalità armoniosa, il che, raro negli uomini, nei giganti sembra rarissimo. Con tutti questi doni fece una carriera brillante, partendo da una povertà che lo costrinse a guadagnarsi presto da vivere.

Stava scassando un terreno a Civitavecchia quando scommise di risparmiare ai compagni la fatica di abbattere un mandorlo in cambio di una enorme spaghettata. Abbracciò la pianta, e la portò in città. Scommettendo in prove di forza ben presto non si accontentò degli spaghetti, si prese un impresario e accumulò un bel gruzzolo. Finì che il re di Francia, e poi lo zar di Russia, lo vollero come guardaportone. Del re di Francia divenne e rimase amico.

Ricco e prestigioso, tornò al paese e sposò Agnese Camilli di Beffi. Famoso, bello, elegante, prese il braccio dell'Agnese che non gli arrivava alla cintola, attraversò il piazzale come una Tour Eiffel a passeggio ed entrò in San Michele tra una folla che lo guardava di sotto in su. Il prevosto che li sposò fu don Giuseppe de Paulis.

Ebbe sei figli e morì ad Acciano nel 1890, a 70 anni, altro record perché, sempre secondo il suo biografo, "tutti i giganti di cui si ha finora notizia, sono morti per lo più in età assai giovane: più vecchio del Catoni non è ricordato che un soldato prussiano".

La sua vita ebbe comunque fine nel paese natio dove una targa commemorativa in marmo ne individua la casa: neanche un così grande uomo ha potuto dimenticare Acciano.

Silvio Di Giacomo, Medaglia d'Oro al Valore Militare. Nacque nel 1915 e divenuto Sergente Maggiore degli Alpini prese parte alle spedizioni in Albania e a Durazzo nel 1939, morì l'11 novembre 1940 nel fatto d'armi di Sella Cristo Basilea come da copia atto di morte del 9º Reggimento Alpini. Nella causa per la Medaglia d'Oro si legge testualmente: "Sottufficiale dotato di spiccate virtù militari e di magnifico ascendente verso i suoi inferiori che aveva animato d'ogni fervido entusiasmo, accorreva - per quanto per quanto addetto alla salmeria del reparto - in linea per presidiare con i suoi conducenti, una posizione particolarmente delicata. Imbracciato il fucile mitragliatore in piedi arrecava gravi perdite al nemico che attaccava in forze soverchianti. Colpito gravemente in più parti, rifiutava di abbandonare la posizione e trovata ancora l'estrema energia per dirigere la difesa, spirava dopo poco al grido di viva l'Italia fra i suoi alpini che animati dall'eroico esempio del loro comandante, si battevano strenuamente e riuscivano a mantenere il saldo possesso della posizione. Kristolasileo (Fronte greco) 11 novembre 1940 A.D. XIX A.F."

Achille Accili, Senatore della Repubblica, visse da politico all'insegna dello sviluppo del suo territorio arrivando a sedere tra gli scranni di Palazzo Madama nella VI Legislatura, fino a diventare membro del Governo Andreotti IV (1978- 1979) come Sottosegretario ai Trasporti. A lui si deve il fatto che l'Università degli Studi dell'Aquila sia pubblica e la creazione a L'Aquila dell'ISEF (Istituto Statale di Educazione Fisica).

Romolo Masci, Sindaco di Acciano nel 1947, con la sua politica dell'anti urbanesimo diede il via ad un movimento di cittadini contro “roma altera ed egoista". Masci pensava che Roma potesse sopraffare le piccole realtà, abbandonate in un difficile dopoguerra. Il suo documento "L'Unione dei piccoli paesi", stampato su foglio ciclostilato, abbastanza d'avanguardia per il periodo, proponeva di rivalutare la vita dei piccoli centri “dotandoli di acquedotti, fognature, case coloniche e popolari”. Oppure “che ogni 25 piccoli centri abitati venga istituito un ufficio tecnico per esaminare le deficienze e provvedere ai relativi progetti”. Avere quindi, anche nei centri minori, infrastrutture e soldi, evitando magari “spese di miliardi per costruire opere estetiche nelle già belle e simmetriche città” o “per preparare ordigni per periodiche guerre fallimentari”.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 12 giugno 1999 Alfredo Di Luzio Lista Civica di Centro-sinistra Sindaco [5]
13 giugno 1999 29 marzo 2010 Americo Di Benedetto Lista Civica Sindaco [6][7]
30 marzo 2010 in carica Fabio Camilli Lista Civica La nuova frontiera Sindaco [8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Roccapreturo
  5. ^ Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno
  6. ^ [http://elezionistorico.interno.it/index.php?back=yes&tpel=G&dtel=13/06/1999&tpa=I&tpe=C&ms=S&es3=N&ne3=380010&levsut3=3&lev3=10&lev2=38&ne2=38&es2=S&levsut2=2&lev1=13&ne1=13&es1=S&le Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno
  7. ^ Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno
  8. ^ Risultato delle elezioni amministrative del 28 marzo 2010, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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