Cappadocia (Italia)
| Cappadocia comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
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| Provincia | |||||
| Sindaco | Lucilla Lilli (Lista Civica "Insieme per crescere") dal 07/05/2012 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 42°0′27″N 13°16′51″E / 42.0075°N 13.28083°ECoordinate: 42°0′27″N 13°16′51″E / 42.0075°N 13.28083°E | ||||
| Altitudine | 1.108 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 67,20 km² | ||||
| Abitanti | 535[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 7,96 ab./km² | ||||
| Frazioni | Camporotondo, Petrella Liri, Verrecchie | ||||
| Comuni confinanti | Camerata Nuova (RM), Castellafiume, Filettino (FR), Pereto, Rocca di Botte, Tagliacozzo, Vallepietra (RM) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 67060 | ||||
| Prefisso | 0863 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 066023 | ||||
| Cod. catastale | B677 | ||||
| Targa | AQ | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Nome abitanti | cappadociani | ||||
| Patrono | San Biagio e santa Margherita | ||||
| Giorno festivo | 3 febbraio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Cappadocia all'interno della provincia dell'Aquila |
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| Sito istituzionale | |||||
Cappadocia (Cappadoza in abruzzese[2]) è un comune italiano di circa 500 abitanti della provincia de L'Aquila in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Marsica 1. Si estende lungo il confine tra Abruzzo e Lazio, nel pieno dell'Appennino centrale sul versante nord-orientale aquilano dei Monti Simbruini. Il territorio, particolarmente montuoso, ha da sempre condizionato l'economia della zona, dedita per lo più all'allevamento, al commercio del legname e al turismo, sviluppatosi negli ultimi anni. Nel comune sono comprese le frazioni di Petrella Liri, Camporotondo sede dell'omonima stazione sciistica e Verrecchie.
Indice |
Storia [modifica]
Dal neolitico al medioevo [modifica]
Questa area risulta essere stata insediata dall’uomo fin dall’Età Neolitica, come testimoniano i reperti archeologici che, numerosi, (stoviglie di creta, armi di selce, ed un osso occipitale umano probabilmente usato come lisciatoio, oltre ad ossa e denti dell’Ursus spelaeus, l’estinto orso delle caverne) sono stati indagati da Giustiniano Nicolucci nel 1877, e rinvenuti all’interno della Grotta "Cola", nei pressi di Petrella Liri (G. Nicolucci, La grotta Cola presso Petrella di Cappadocia, Napoli, 1877). Altri e più recenti ritrovamenti relativi a reperti dell’Età del Bronzo, sono stati rinvenuti all’interno delle Grotte di Beatrice Cenci, e nella Grotta “La Dama”, sita al di sopra delle Sorgenti del Liri. La zona era frequentata anche in epoca romana, e probabilmente si trovava in territorio “Equo” e poi nell’Ager Albenses. Presso Petrella Liri, nelle zone di San Pietro e Fonte Nina, ci sono tracce di insediamenti romani, costituite da mura, resti di ville rustiche o fattorie, oltre a numerosi laterizi ed elementi fittili. Inoltre oggi è accertata la presenza di una struttura romana, un invaso sul fiume Liri, all’altezza dell’ex officina. Di questo invaso o sbarramento è tuttora ben visibile il muro in “Opus Cementitium”, con i contrafforti e la chiusa sul fiume con grossi blocchi squadrati, scanalati verso la parte esterna. Rimane ancora il mistero della necessità dell’opera, delle finalità e di chi la utilizzasse. Inoltre, dalla presenza di altri blocchi e resti, si presume la presenza di un ponte sul Liri. Sin da epoca romana la nostra è stata terra di transumanza orizzontale verso la Campagna Romana. Questa la si raggiungeva attraverso la vicina via Tiburtina-Valeria, e dal diverticolo della via Traiana che metteva in comunicazione Subiaco con Marruvium, attraversando l'alta valle dell'Aniene, il Monte Autore (Petra Imperatoris), il Santuario della SS. Trinità, Cappadocia, Monte Girifalco e scendendo poi per i Piani Palentini, ed Alba Fucens. Su questo tracciato è ubicato, inoltre, l'antico insediamento di Morbano che potrebbe rivelarsi un insediamento medievale su un primo “Ocres” Equo. Il territorio di Cappadocia e le sue sorgenti del Liri potrebbero, per la presenza di acqua e per la loro natura geografica di area di passaggio sulla direttrice Cassino - Valle Roveto – Carsolano, rivelare dei cenobi Benedettini legati al passaggio di Monaci Basiliani, che interessò soprattutto l’Italia meridionale durante l’VIII secolo d.C., a seguito dell’invasione araba e della persecuzione iconoclasta che imperversava nell’Impero Bizantino. Infatti i toponimi Cappadocia - San Biagio - Santa Margherita - San Tommaso sono tutti di origine Orientale e una cella dedicata a San Biagio è certa nel territorio di Castellafiume. Tutta la toponomastica di Cappadocia sembra rimandare alla più nota Cappadocia anatolica. Gli stessi San Biagio e Santa Margherita, i santi protettori del paese, nacquero, vissero e consumarono il loro martirio nella citata regione orientale (nell’odierna Turchia). Probabilmente i lontani fondatori di Cappadocia portarono con loro, esuli in territorio abruzzese, il culto dei santi martiri venerati nella loro terra d’origine, la Cappadocia dell’Asia minore. Persino nei nomi propri di persona sembrano cogliersi gli echi di questa lontana origine e provenienza. Piuttosto comuni sono nomi propri quali Basilio, come il fondatore dell’ordine dei monaci basiliani, padre e dottore della chiesa e patriarca del monachesimo orientale, e cioè Basilio il Grande (Cesarea di Cappadocia 329 circa- 379) o Basilio di Cappadocia, oppure più comunemente noto come San Basilio. E non mancano nomi propri di persona quali Armenio, Armenia e persino Anatolia. Non si hanno, comunque, notizie documentate relative al borgo di Cappadocia fino al 1187 circa, quando nella Bolla inviata dal Papa Clemente III ad Eliano, Vescovo dei Marsi, viene citata la Chiesa di San Biagio e Santa Margherita in Cappadocia: “Sancti Blasii. Sanctae Margheritae in Cappadocia” e nell’Elenco: “Ab Ecclesia Sancti Blasii, grani cuppas sex; Ab Ecclesia Sanctae Margheritae, grani cuppas sex”. Nella stessa Bolla di Clemente III vengono anche nominate Sant'Angelo e San Giovanni in Petrella. In un altro elenco di edifici di culto, addirittura precedente, viene citata una Chiesa di San Germano in Petrella Romani. Segue il testo: “l’Abate Aligerno di Montecassino concede a livello al conte dei Marsi Rainaldo il Monastero di Santa Maria di Luco con tutti i suoi possedimenti tra cui: “…Sancti Germani in Petrella Romani. Omnes istae ecclesia, cum universis possessionibus et pertinetiis earum mobilibus et immobilibus precito monasterio antiquitus pertinuerunt…”, nonché la Chiesa di San Pietro in Petrella. L’Abate Umberto acquista una chiesa nella valle di Nerfa presso la Rocca di Petrella: ”Acquisivit in valle nerfa ecclesiam unam, vocabolo sancti Petri, positam iuxta roccam que Petrella vocatur, cum casis, terris, vineis, libris, paraturis, animalibus et cum omnibus bonis suis….” E di cui è noto il sito e sono evidenti tratti di murature. L’alta Valle del Liri è sempre stata, per i sovrani, una zona di particolare importanza, essendo di confine con lo Stato Pontificio. Infatti nei testi e negli studi sui siti fortificati e sui castrum di epoca medievale relativi a questa località, vengono riportati ben quattro centri fortificati, tutt’oggi evidenti: Castello della Ceria, Rocca di Petrella-Verrecchie e Girifalco presso Pagliara. Altro sito fortificato anche se non riportato nei testi, ma tutt’ora evidente, è quello di Rocca Morbano, del tutto simile al Castello della Ceria. Nel Medioevo l’abitato di Cappadocia si è sviluppato su un piano naturale alle falde di Colle Secco, intorno al Castello, che benché non più visibile, catastalmente è ancora evidente nella sua posizione. “Castrum Cappadoci”, nel 1271 è citato nell’elenco dei castelli di confine più importanti da riparare, che fece redigere Carlo I D’Angiò (che a Cappadocia vi fosse veramente un castello non è comunque certo. Infatti nell’epoca in cui fu redatto l’elenco angioino, si era soliti designare con il termine castrum, non soltanto una Rocca o un castello vero e proprio, ma ogni abitato che fosse circondato da mura. Comunque a Cappadocia c’è una via del Castello, nei pressi della Chiesa di San Biagio). Successivamente la storia del borgo, durante il Medioevo, è correlata a quella delle più potenti famiglie aristocratiche dell’area Marsicana. Cappadocia ha infatti seguito le vicende della Contea dei Marsi e del Ducato di Albe e Tagliacozzo, appartenuto alle famiglie DE PONTIBUS, agli ORSINI, ed infine ai COLONNA. Mle vicende salienti che segnarono il periodo del passaggio del Ducato di Tagliacozzo dagli Orsini ai Colonna: attorno al 1489, Tagliacozzo e il suo ducato erano stati assegnati ai Colonna da Renato d’Angiò. Intanto gli Orsini, nell’intento di recuperare il vecchio possedimento, strinsero alleanza con Alfonso II, figlio di Ferdinando I d’Aragona. Alfonso riuscì a conciliare le suddette famiglie, e si giunse alla restituzione del Ducato di Tagliacozzo a Virginio Orsini. Ma la pace, ed il ritrovato possesso del ducato durarono ben poco. Infatti Papa Alessandro VI, avverso ad Alfonso II, chiamo Carlo VIII di Francia, il quale fu sollecito a varcare le Alpi e scendere in Italia. Il Papa pentitosi nel frattempo dell’invito al Re francese e nel tentativo di porre un argine all’invasore, si pacificò con Alfonso II. Questi però intimorito dall’avvicinarsi dei francesi in Napoli, si ritirò in convento a Messina, ove poco dopo morì, il 19 novembre 1495. Carlo VIII fece quindi il suo ingresso vittorioso in Roma, e fu a questo punto che Virginio Orsini, tradendo l’alleanza con Alfonso II e con il Papa, passò alla sua dipendenza. Ma la fortuna non arrise ai francesi, e Carlo VIII, abbandonato dal Papa, dai Principi che lo avevano accolto, e da Ludovico il Moro che lo aveva spalleggiato, fu cacciato e costretto a tornare in Francia. Fu a questo punto che Alessandro VI non volle passare sopra l'infedeltà di Virginio Orsini. E se nel 1503 il ducato di Tagliacozzo era ancora posseduto dalla famiglia Orsini, fu allora che Alessandro VI, di concerto con Federigo d’Aragona, ne dettero l’investitura ad Odoardo Colonna, al quale poco dopo successe Fabrizio Colonna. Come riporta il libro “Storia di Tagliacozzo”, di G.Gattinara, riproponendo un testo del ‘600: “Questi [Fabrizio Colonna] vinse gli Orsini d’intorno a Tagliacozzo, dove con la strage di molti Cavalieri e di otto Capitani, restò preso Paolo Vitelli di Giacomo con ottanta cavalli, ed inalberate in tutti i luoghi della Provincia le insegne vincitrici, gli antichi suoi domini di Albe e di Tagliacozzo tornarono all’ubbidienza”. L’aria è salubre e rigida con inverni lunghi e freddi. A Cappadocia, edifici degni di nota sono il Palazzo Baronale, sito sotto la Chiesa di San Biagio, con un bellissimo portale in Pietra ed immagini dei quattro evangelisti ed il Convento delle Suore Trinitarie. A Petrella Liri, invece, nonostante i danni del terremoto del gennaio 1915, sono ancora evidenti palazzi del XVII secolo, con portali, finestre e balconate importanti (Palazzo Troiani, Basile, dei Galanti), ed un tratto di muratura della Torre Rotonda. Altro edificio di pregio è sito nel paese di Verrecchie, ed è la Chiesa di Sant’Egidio, di origine cistercense con importanti affreschi, salvi grazie ad un intervento di restauro. La presenza di questa chiesa è documentata dalla Bolla di Clemente III del 31 maggio 1188 con queste parole: “Sancti Antonimi, Sancti adica cum titulis suis – in Verecle” e nell’Elenco con queste altre: “Ab Ecclesia S. Aegidii de Vereclis, grani quartarium unum”. Verrecchie, oggi frazione di Cappadocia, sembra aver avuto una unione più con il territorio di Tagliacozzo che con Cappadocia e Petrella Liri, fatto provato oltre che dagli accenti dialettali simili, anche dalla presenza sia a Verrecchie che a Tagliacozzo di una chiesa dedicata a Sant’Egidio Abate. Altro indizio si trova nella raccolta delle decime del 1308 ove si vede unita la Chiesa di Verrecchie con quella dell’Oriente: “In episcopatu morsicano. Clerici Verecularum pro ecclesis eiusdem loci et ecclesia S.Marie de Orienta tar.X gr.X”. Altro indizio in un manoscritto del ‘300 presso la Diocesi di Avezzano: “In subsidium caritativum Ab ecclesiis verecularum et oriendis aurei flo tres.”
Età moderna [modifica]
Nel relievo conservato a Napoli comprendente l'introito della Dogana e pascolo dell'erbaggio nello Stato di Tagliacozzo nell'anno 1716, viene testimoniata la presenza di 12.250 pecore e 744 cavalli per soli 5 paesi; Carsoli, Tagliacozzo, Cappadocia, Roccacerro e Petrella. Di questi animali gli ovini appartenevano al 90% alle famiglie Colonna, al cardinale Astalli, alle principesse di Sonnino e di Zagarolo. Dei 744 equini solo 116 fanno parte delle masserie di pecore; gli altri 628 appartengono a quei paesi che il relievo Napoletano definisce “Cavallari” e cioè Cappadocia-Petrella e Roccacerro. Alla dogana di Tagliacozzo transitavano anche animali di località del versante Laziale dei Simbruini quali Filettino, Subiaco, Serrasecca e Vallapietra. Nel censimento del 1796 Cappadocia contava 1469 abitanti, Petrella 915 e Verrecchie 250. Gli abitanti secondo quanto riportato nel dizionario del Giustiniani “ vendono latticini a Tagliacozzo, L'Aquila e nello stato Romano”. La popolazione da quella data è andata scendendo di anno in anno con una costante emigrazione, che a differenza di tanti paesi Abruzzesi si è svolta principalmente verso Roma. Tale motivazione va ricercata nella transumanza, nella pastorizia nell'allevamento equino e nel lavoro con gli equini che ha sempre portato i nostri antenati ad avere contatti e rapporti di lavoro con la Capitale.
Luoghi rilevanti [modifica]
- Sorgenti del fiume Liri, non più visibili nella loro interezza originale, perché le sue acque sono in parte incanalate in galleria per alimentare una centrale idroelettrica e in parte utilizzate dalla rete idrica.
- Complesso turistico naturalistico delle Grotte di Beatrice Cenci (erroneamente così definite per confusione con Petrella Salto)[3]
Cittadini illustri [modifica]
- Salvatore Lilli, missionario francescano, martire a Maraş, beatificato nel 1982.
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[4] 
Amministrazione [modifica]
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 14 giugno 2004 | 8 luglio 2011 | Bruno Murzilli | Lista Civica | Sindaco | deceduto |
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Milano, GARZANTI, 1996, p. 136.
- ^ Grotta di Beatrice Cenci
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.