Litografia

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Una litografia del 1820

La litografia è una tecnica di riproduzione meccanica delle immagini. Il procedimento venne inventato nel 1796 dal tedesco Alois Senefelder utilizzando una pietra delle cave di Solnhofen, cittadina nelle vicinanze di Monaco di Baviera. Inizialmente chiamata "stampa chimica su pietra", assunse ben presto la denominazione di "arte litografica" o, più semplicemente, di litografia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L’invenzione della litografia è dovuta ad Alois Senefelder, di origine bavarese, e la data d’invenzione è fissata al 1796. Si dice che sia stata una scoperta casuale, ma fu comunque preceduta da diversi studi e prove. In ogni caso, comincia ad essere utilizzata già nel 1806 e conosce subito una rapida diffusione, tanto che nel 1818 apriranno a Parigi 5 litografie e nel 1831 si parla di 59 stabilimenti. In Francia, Baviera e Russia sono gli stessi governi a sostenerne l'introduzione e lo sviluppo presagendo le potenzialità commerciali della nuova attività, non così la Gran Bretagna che vieta persino l'importazione delle pietre "litografiche".[1]

In Italia viene introdotta attorno al 1805, a Roma, dal trentino G. Dall'Armi.[2]

Dapprima veniva usata una macchina antenata della stampa offset, che in campo industriale si diffuse rapidamente e con cambiamenti anche sostanziali come la sostituzione della lastra in pietra con una di zinco, permettendo attorno al 1840 la costruzione delle prime macchine pianocilindriche.
Il XIX secolo vede la diffusione della pubblicità, resa possibile dalla scoperta di tecniche grafiche che permettevano la produzione di immagini in maniera più veloce e a basso costo, come successivamente accade con la stampa set-off.

Il principio della litografia[modifica | modifica sorgente]

Pietra per litografia disegnata al negativo (sinistra) e risultante immagine stampata al positivo (destra).
Torchio litografico.
Archivio di pietre litografiche in Baviera.

Il principio è estremamente semplice: un particolare tipo di pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la peculiarità di trattenere nelle parti non disegnate (dette contrografismi) un sottile velo d’acqua, che il segno grasso (detto grafismo) invece respinge. Passando l’inchiostro sulla pietra così trattata, esso è respinto dalle parti inumidite e trattenuto dalle parti grasse. Al torchio, perciò, il foglio di carta riceve solo l’inchiostro che si deposita sulle parti disegnate e non sulle altre.

La stampa litografica si basa sull’incompatibilità di alcuni inchiostri con l’acqua.

  1. La matrice, fatta di pietra calcarea, granulosa e costituita da carbonato di calcio, deve avere uno spessore che vada dai 6 ai 12 cm. Inoltre, la pietra deve essere compatta ed omogenea per evitare fratture sotto la pressione del torchio.
  2. La superficie della pietra va levigata con pomice, sabbia o, ancora meglio, carborundum, per togliere qualsiasi segno.
  3. Si disegna con una matita litografica o con dell'inchiostro litografico composti da sostanze grasse (l'inchiostro litografico è tipico per essere molto oleoso); infatti, il carbonato di calcio trattiene con facilità le sostanze grasse. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate in modo speculare.
  4. Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base di acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Per capire se tale liquido (chiamato "preparazione") ha un giusto grado di acidità, lo si spennella sul bordo della pietra. Se la reazione provoca molta schiuma vuol dire che è troppo forte: se viene usato così com'è il disegno ne risente. Se invece produce poca schiuma vuol dire che non è abbastanza forte. L'ideale sarebbe non molta schiuma e che sia persistente. La causa della reazione che si verifica è l'acido nitrico che trasforma tutte le parti non protette dall'inchiostro litografico, trasformando il carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila.
  5. La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, mediante il torchio litografico, la matrice disegnata viene bagnata e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
  6. L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.
  7. Si mette il foglio di carta da stampare, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso.
  8. Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.

Senefelder inventa anche il metodo autografico mediante il quale non si deve più fare il disegno alla rovescia.

Alcuni artisti che si sono cimentati nella litografia[modifica | modifica sorgente]

Una litografia di Honoré Daumier dal titolo Gente Onesta (1834).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da Hullmandel, cit., pp. X-XIII.
  2. ^ Fioravanti. cit..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • litografia, Angelo Falsone. URL consultato il 29/05/2009.
  • Giorgio Fioravanti. Il dizionario del grafico. Bologna, Zanichelli, 1993. ISBN 88-08-14116-0.
  • (EN) Charles Joseph Hullmandel, The art of drawing on stone, giving a full explanation of the various styles, of the different methods to be employed to ensure success, and of the modes of correcting, as well as of the several causes of failure, Londra, Hullmandel e Ackermann, 1824. Consultabile anche su Google libri.
  • disponibile per il download su Internet Archive Verga, Giuseppe, Trattato di litografia e moderne applicazioni, Milano, 1923.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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