Incastellamento

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L'incastellamento medievale è il fenomeno riconducibile al processo della cosiddetta mutazione feudale avvenuta tra il X e il XII secolo e collocabile tra la fine del IX e il X secolo, a seguito della rinata insicurezza per la nuova ondata di invasioni saracene, ungare e normanne e la progressiva dissoluzione dell’impero carolingio con la conseguente degenerazione del sistema feudale fondato da Carlo Magno.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine incastellamento venne coniato dallo storico Pierre Toubert durante i suoi studi sul Lazio medievale. Egli capì che questo processo fu il risultato di una lenta trasformazione dagli insediamenti sparsi dei secoli antecedenti al X sino a concepire una nuova forma di habitat più compatta e organizzata attraverso i castra o villaggi fortificati. È il concetto stesso di incastellamento che ha raggiunto il rilievo di tipo ideale, in gergo idealtypus, grazie a Toubert. Nello specifico, il processo avvenuto nel Lazio, è mutato gradualmente fra il 920 e 1150: prima come insediamento sparso, poi in villaggio fortificato per opera dei signori locali. Sono questi ultimi che promuovono i castra (villaggi fortificati) concentrando gli insediamenti (amassamentum hominum) ed i prodotti (congregatio fundorum). Gli effetti sono simili ai successivi borghi nuovi del Nord Italia in cui si pongono le basi per un funzionamento agricolo da villaggio medievale classico, con spazi agrari concentrici e coerenti entro e attorno alle mura, orto e vigna, poi cereali e pascoli. Inoltre sono evidenti altri aspetti dell'incastellamento, come la circolazione del denaro d'argento e diffusione di chiese con fonti battesimali.

L'Europa nel IX-X secolo[modifica | modifica sorgente]

Tra il IX ed il X secolo, l'Europa fu travolta dagli attacchi di tre diverse popolazioni: i saraceni, ovvero dei pirati che, partendo dai porti controllati dagli arabi, compivano scorrerie nelle terre costiere; i normanni (o, impropriamente, vichinghi), un feroce popolo marinaro del Nord; e gli ungari.

Il potere carolingio del periodo era ormai in piena crisi ed i sovrani si dimostrarono del tutto incapaci di fronteggiare questi nemici. I feudatari, così, cominciarono a fortificare i propri possedimenti e ad organizzare una difesa indipendente.

Se la storiografia ottocentesca ha individuato nell'incastellamento un preciso fenomeno collegato al feudalesimo, oggi le scoperte archeologiche hanno parzialmente messo in crisi questo assunto. Durante il periodo tardo antico, attorno alle "fortezze legionarie" erano sorti dei villaggi, ma il fenomeno feudale fu in tutto diverso. Lo sfacelo dell'impero carolingio, diviso al suo interno e per questo incapace di affrontare le nuove invasioni di barbari e arabi, costringeva i piccoli potentati locali, lasciati soli dall'istituzione imperiale, a organizzarsi e difendersi da sé. I castelli nacquero dunque da questa necessità, spesso riutilizzando fortificazioni precedentemente costruite ed ampliandole, oppure creandole ex novo. I castelli erano posti lontano dalle vie di comunicazione, per lo più protetti dalla conformazione naturale, di modo da costituire un rifugio e un riparo per gli abitanti delle zone vicine di città e campagna e abitati dal castellano, che poteva essere il responsabile politico legato da vassallaggio all'autorità superiore, oppure un suo delegato. Nessun castello nacque per essere l'inespugnabile fortezza dell'impero o di un regno, quanto per essere il luogo di riparo al quale si sperava le incursioni di magiari, normanni o arabi (in tale ultimo caso si trattava sempre più spesso di fortezze costiere) che fino a una epoca abbastanza inoltrata. normalmente non possedevano tecniche o armi da assedio tali da attaccare la fortificazione. Soprattutto in Italia, ove più forte era l'impronta romana, anche le città si dotarono ben presto di una cinta muraria, di scopo difensivo e con l'obbiettivo della dissuasione rispetto a delle orde di assalitori che difficilmente avrebbero fermato l'impeto di una scorrerina per compiere un lungo assedio. Nessuna fortificazione infatti può resistere dinanzi al piano prestabilito di conquista di un paese da parte di un esercito organizzato che scientificamente assedia città per città o castello per castello prendendoli per fame. Ma all'interno delle mura è possibile resistere a una scorreria, avendo accumulato all'interno armati ed armi, e le scorte necessarie. Per questo i castelli sorsero lontani dalle vie di comunicazione, ma non troppo distanti dalle città. È impensabile infatti che i castelli, per quanto si giovassero dell'economia chiusa, curtense, trovassero solamente nel proprio contado tutte e proprio tutte le risorse necessarie a resistere agli assedi o a tenere in esercizio le risorse difensive del castello. Le città, coi loro mercati che si animavano nelle fiere, aperte e accoglienti, erano un luogo necessario al castello, ove il castellano o i suoi messi, rinvenivano quanto era loro impossibile reperire solo nelle immediate vicinanze del proprio contado. Questo spiega la fioritura dei commerci medievali, che avevano committenze in quegli stessi castellani che poi proteggevano gli abitanti, fabbri e altri artigiani, che svolgevano attività che servivano anche o soprattutto alla vita difensiva del castello. Quando la stagione delle grandi invasioni sembrò arrestarsi, le importanti famiglie feudali risiedenti nei castelli fuori dalle città, si trasferirono nei centri cittadini, non potendo più esercitare un ruolo di dominio sulla città stessa, che non andando più a rifugiarsi nel castello negava al suo detentore i privilegi prima accordati. E quando le città stesse si dotarono di cinte murarie di una certa importanza, il castello di campagna perse quasi del tutto importanza. Manieri fortificati furono non solo detenuti da feudatari ma anche da istituzioni religiose, come i monasteri i quali permasero nelle proprie posizioni e, tuttavia, è interessante collegare lo sviluppo degli ordini mendicanti, come i francescani, nel momento in cui i castelli perdevano di importanza e ne acquisivano sempre di più le città.

Origini storiche[modifica | modifica sorgente]

Tra il IX e il X secolo si erano creati un po' in tutta Europa dei vuoti di potere, che vennero riempiti "spontaneamente" da nuovi organismi e centri di potere. In Francia, in Italia, in Spagna e in Germania erano di solito i vescovi o dei personaggi di spicco che riorganizzavano la vita la difesa della vita politica ed economica locale, creando piccoli eserciti e facendosi coadiuvare, progressivamente, da un consiglio di cittadini più stimati e facoltosi. Alcuni esempi esplicativi si possono trovare nella Francia settentrionale:

  • a Le Mans i cittadini nel IX secolo, per proteggersi dalle incursioni dei Normanni, costrinsero il vescovo a cedere il potere a una banda di avventurieri armati capeggiati da Ruggero, che in seguito sarebbe diventato il conte del Maine;
  • a Langres fu invece lo stesso vescovo che fece cingere la città di mura e prese il potere tanto che il re non poté che riconoscerlo come signore cittadino sul profilo anche politico.

In questo senso, le minacciose incursioni e la necessità di protezione furono alla base della nascita embrionale dei futuri comuni.

Nella generale crisi dei poteri centrali, le signorie locali cominciarono a rafforzare la propria autorità, ad assorbire i deboli allodi confinanti e a strappare numerose concessioni ai vari re e imperatori.

Il castello[modifica | modifica sorgente]

La prima conseguenza evidente del fenomeno dell’incastellamento è la diffusione nel contado dei castelli, che lentamente si sostituiranno alla tipologia di insediamento che era stata tipica dell'Alto Medioevo, la curtis. Il termine deriva dal latino castellum o castrum (fortezza, accampamento militare), ma nel Medioevo viene ad indicare una fortificazione permanente, che i grandi signori fondiari, sia laici che ecclesiastici, iniziano ad erigere per proteggere e delineare i propri possedimenti. È probabile che l’incastellamento di certi insediamenti abbia talvolta incontrato il consenso del sovrano, ma è altrettanto probabile che molti di questi castelli siano stati edificati su iniziativa dei signori del luogo senza alcuna preventiva autorizzazione.

Inizialmente i castelli si presentano come veri e propri villaggi fortificati dalla struttura ancora abbastanza primitiva: collocati su un'altura, recintati da palizzate in legno e circondati da fossati. Queste fortificazioni erano del resto relativamente semplici da abbattere e dal XII secolo infatti, la pietra sostituì il legno nelle fortificazioni, con la comparsa delle mura di cinta, il ponte levatoio ed il cancello ad inferriate all’ingresso, fiancheggiato da due torri; all’interno la struttura del castello divenne più complessa ed il signore spesso viveva proprio all’interno della grande torre centrale detta mastio (o Donjon).

La signoria territoriale[modifica | modifica sorgente]

L’altra conseguenza del fenomeno dell’incastellamento nell'XI secolo era la costruzione di migliaia di curtis. Questa era una struttura composta dalla pars dominica (la parte destinata a soddisfare le esigenze del signore) e dalla pars massaricia, divisa a sua volta in poderi (mansi) assegnati a singole famiglie di contadini. I 'castellani' , cioè coloro che costruivano le curtis, erano diventati gli unici a riuscire a proteggere i territori e la popolazione. Assunsero così sempre più potere e affermarono la loro autonomia nei confronti del re e dei feudatari. I castellani, grandi proprietari di terre, forti del loro potere militare, cominciarono a esercitare la propria autorità sugli abitanti dei terreni da loro controllati. Avevano il potere di "obbligare, vietare giudicare e punire", ovvero possedevano il potere di comando o banno. Per questo le signorie che si erano formate attorno alla pars dominica furono chiamate signorie di banno e bannalità erano chiamate le prestazioni che il castellano imponeva ai contadini delle sue terre. Il castellano era ormai diventato il loro signore. È in questa degenerazione delle vecchie clientele vassallatiche che si manifesta con più evidenza la disgregazione del potere regio centrale, le cui prerogative vengono completamente usurpate dai signori territoriali.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo A. Settia. Castelli e villaggi dell'Italia padana, Napoli, 1984
  • Gabriella Piccinni. I mille anni del medioevo, Milano, Bruno Mondadori, 1999. ISBN 88-424-9355-4.
  • Paolo Cammarosano. Nobili e re: l'Italia politica dell'altomedievo, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5542-5.
  • Pierre Toubert. Dalla terra ai castelli. Paesaggi, agricoltura e poteri nell'Italia medievale, Torino, Einaudi, 1997
  • Sauro Gelichi, Introduzione all'archeologia medievale, Roma, Carocci Editore, 1997
  • Jean Pierre Poly - Eric Bournazel, Il mutamento feudale - Secoli X-XII, Milano, Mursia, 1990

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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