Dialetti italiani meridionali

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Dialetti italiani meridionali intermedi (volgare pugliese, napoletano)
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Parlato in Italia
Regioni Stemma Abruzzo Stemma Basilicata
Stemma Calabria Stemma Campania
Stemma Lazio Stemma Marche
Stemma Molise Stemma Puglia
Periodo {{{periodo}}}
Persone 12.000.000 ca
Classifica non in top 100
Scrittura alfabeto latino
Tipo regionale
Filogenesi lingue indoeuropee
 lingue romanze
  Italiano meridionale intermedio
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Statuto ufficiale
Nazioni
Regolato da
Codici di classificazione
ISO 639-1
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Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Traslitterazione
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Dialetti italiani meridionali

L'italiano meridionale, conosciuto anche come italiano alto-meridionale è un insieme di dialetti delle lingue romanze, della famiglia delle lingue indoeuropee. Nella classificazione ISO 639-3, i dialetti italiani meridionali compaiono raggruppati nella denominazione Lingua napoletana. La tradizione letteraria italiana riconosce l'unità culturale e linguistica di queste parlate, chiamate anche pugliese[1] finché con Apulia si intese l'Italia meridionale, prima dell'Unità d'Italia.

Secondo una classificazione ormai consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo[2], il territorio dei dialetti alto-meridionali si estende dall'Adriatico al Tirreno e allo Jonio, e più precisamente dal corso del fiume Aso, a nord (nelle Marche meridionali, al confine fra le province di Ascoli Piceno e Fermo)[3], fino a quello del fiume Coscile, a sud (nella Calabria settentrionale, provincia di Cosenza), e da una linea che unisce, approssimativamente, il Circeo ad Accumoli a nord-ovest, fino alla strada Taranto-Ostuni a sud-est. Questo territorio arriva ad includere otto regioni italiane, tre delle quali (Campania, Molise, Basilicata) per intero.

Si tratta, ad eccezione delle Marche meridionali, di terre appartenenti al Regno delle Due Sicilie. Per contro, nel territorio del Regno erano presenti anche alcuni dei dialetti oggi classificati come italiani mediani[4]. Questo gruppo comprende due aree dell'Abruzzo aquilano non contigue: la prima a nord e ovest dell'Aquila (inclusa); la seconda ad ovest di Avezzano (esclusa).

Riassumendo, le articolazioni regionali dei dialetti italiani alto-meridionali sono le seguenti:

Indice

[modifica] Caratteristiche comuni

La principale caratteristica fonetica utilizzata per separare i dialetti alto-meridionali da quelli mediani e meridionali estremi è l'indebolimento delle vocali non accentate (atone) e la loro riduzione alla vocale indistinta (rappresentata dai linguisti come ə o talvolta come ë). A nord della linea Circeo-Sora-Avezzano-L'Aquila-Campotosto-Accumoli-Aso, le vocali atone sono pronunciate chiaramente; a sud di questa linea già si presenta il suono ə, che si ritrova poi fino ai confini meridionali con le aree in cui i dialetti sono classificati come meridionali estremi, ossia alla linea Cetraro-Bisignano-Melissa. Solitamente però nelle aree più settentrionali immediatamente a ridosso della prima linea di confine la -a finale di regola rimane: tale fenomeno si verifica ad esempio nelle Marche meridionali, nel grosso della provincia dell'Aquila e nella Ciociaria.

Secondo recenti studi (Avolio), l'indebolimento delle vocali atone non è l'unica caratteristica in grado di giustificare una separatezza effettiva dei dialetti alto-meridionali da quelli mediani. Infatti, alcuni dialetti della parte meridionale della provincia di Latina (Lenola, Minturno, Castelforte, Santi Cosma e Damiano) e della provincia di Frosinone (Coreno Ausonio, Ausonia, Sant'Apollinare, Sant'Ambrogio sul Garigliano), pur appartenendo al dominio meridionale, hanno una pronuncia segnata sia delle vocali toniche che di quelle atone. Sono da considerarsi, dunque, meridionali, i dialetti che presentano contemporaneamente i seguenti fenomeni.

[modifica] Fonetica

  • Sistema vocalico romanzo comune, condiviso dalla quasi totalità dei dialetti romanzi, fatta eccezione per l'area meridionale estrema, la Sardegna e la Romania.
  • Metafonesi, un fenomeno che distingue nettamente i dialetti mediani e alto-meridionali da quelli toscani. È il fenomeno per cui le vocali toniche é ed ó si chiudono in presenza di una -i od una -u finale, così come le vocali è ed ò si chiudono o dittongano. Casi di metafonesi sono, ad esempio, nérë 'nera', rispetto a nìrë 'neri', oppure bbuónë 'buono', rispetto a bbònë 'buona'.
  • Indebolimento delle vocali atone che confluiscono nel suono indistinto ə (simile alla e del francese de, je e chiamato dai linguisti schwa).
  • Tendenza a pronunciare in modo simile i suoni b e v in posizione iniziale, caratteristica comune mediano-meridionale che esclude la Toscana (ad esempio, varchë 'barca' < BARCA, vasë 'bacio < BASJU, come vìnë 'vino' < VINU).
  • Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale e dopo l, caratteristica comune mediano-meridionale che esclude la Toscana (ad esempio, càmbë 'campo' < CAMPU, póndë 'ponte' < PONTE).
  • Assimilazione progressiva dei nessi consonantici ND > nn, MB > mm, caratteristica comune mediano-meridionale, ma presente anche nell'area meridionale estrema (ad esempio, tónnë 'tondo' < TUNDU, palommë 'colomba' < PALUMBA).
  • Palatalizzazione dei nessi latini di consonante + L, caratteristica comune anche alla lingua italiana (ad esempio, chiàvë ' chiave' < CLAVE, fiórë 'fiore' < FLORE).
  • Tendenza ad alterare la L nei nessi latini LT, LK, LD, LS, LZ (ad esempio, curtiéllë 'coltello', fàvëzë 'falso', dócë 'dolce).

[modifica] Fenomeni generali

  • Apocope degli infiniti, caratteristica comune mediano-meridionale (ad esempio, candà 'cantare', vëdé 'vedere', accìdë 'uccidere', durmì 'dormire').
  • Metatesi di r (ad esempio, cràpë 'capra', prètë 'pietra').
  • Raddoppiamento fonosintattico, fenomeno che consiste nella pronuncia raddoppiata della consonante iniziale provocata da un monosillabo precedente, detto 'forte' (ad esempio, tu vuò 'tu vuoi', ma chë vvuò 'che vuoi').

[modifica] Morfologia

  • Neutro di materia, fenomeno comune mediano-meridionale, che consiste nella presenza di un terzo genere accanto al maschile e al femminile, per i sostantivi che denotano sostanze ed il relativo articolo (ad esempio, lë sàlë 'il sale', distinto da glië rìtë 'il dito').
  • Ènclisi dell'aggettivo possessivo, fenomeno comune mediano-meridionale (ad esempio, pàtrëmë 'mio padre', sòretë 'tua sorella').
  • Tripartizione dei dimostrativi, fenomeno comune anche alla lingua italiana, per cui si trovano, ad esempio, chistë 'questo', chìllë 'quello' e chìssë 'codesto'.
  • Tipo più diffuso di condizionale presente in -ìa (ad esempio, mangiarrìë 'mangerei').

[modifica] Sintassi

  • Accusativo preposizionale, uso della preposizione a prima del complemento oggetto (ad esempio, salùtëmë à ssòrëtë 'salutami tua sorella').
  • Impopolarità del futuro, sostituito dal presente indicativo.
  • Costruzione "andare + gerundio" per enfatizzare l'aspetto durativo dell'azione (ad esempio, chë vvànnë facènnë? 'che stanno facendo (così in giro)?).

[modifica] Lessico

Il prospetto che segue (Avolio, 1995) mette a confronto vocaboli napoletani, lucani centro-settentrionali e abruzzesi adriatici, con l'intento di mostrare la sostanziale unità lessicale dell'area meridionale. In realtà, molti di questi termini sono comuni anche all'area mediana.

Ital. Nap. Luc. Abr.
accendere appiccià appëccià appiccià
adesso mo
albero arvulo-arbero chiàndë piàndë
anche púro pùrë pùrë
andare ire-ì scì ì
avere tené tëné tëné
bene bbuono bbùënë bbónë
cieco cecato cëcàtë cëcàtë
cimitero campusanto cambësàndë cambësàndë
comprare accattà accattà accattà
donna fémmënä fémmënë fémmënë
dove addove-addó ndò duà
dovere (verbo) avé a avé a tëné a
duro tuóstö tùëstë tòštë
fabbro fërràrö fërràrë fërràrë
gamba gamma-coscë còssë còssë
gregge mórrë mórrë mòrrë
impiccato mpìsö mbìsë mbìsë
lavorare faticà faticà fatià
maggiore chiù ggruóssö chiù ggrànnë chiù ggròssë
magro sìccö sìcchë sécche
meglio cchiù mmegliö chiù mmèglië chiù mmèjë
mio fratello fràtëmö fràtëmë fràtëmë
neanche màncö-mangö mànghë mànghë
nessuno nisciúnö nisciùnë niçiùnë
nonno tatónë (arc.) tattarànnë (arc.) tatónë (arc.)
patate patànë patànë patànë
prendere piglià piglià pijà
quest'anno auànnë auànnë uannë
risparmiare sparagnà sparagnà sparagnà
sabbia arena-rena rénë rénë
saltare zompà-zumpà zumbà zumbà
scherzare pazzià pazzijà pazzià
scotta còcë còcë cócë
seduto assëttàtë assëttàtë assëttàtë
so (verbo) sàccio sàccë sàccë
topo sóricë sórëcë sórgë
voglia vulìö vulìë vulìë

[modifica] Sviluppi specifici regionali

[modifica] Fonetica

[modifica] Sistemi vocalici particolari

In una zona a cavallo del Massiccio del Pollino, fra i fiumi Agri e Crati detta Mittelzone o area Lausberg dai linguisti[5] (l'area include, ad esempio, Maratea, Valsinni, Lauria o Rotonda in Lucania e Trebisacce o Cerchiara di Calabria in Calabria) il sistema vocalico è equivalente a quello della Sardegna. Sempre all'interno dell'area Lausberg, alcuni studiosi fanno menzione di un'area intermedia fra vocalismo siciliano e vocalismo sardo, da collocarsi subito dopo il confine centro-occidentale fra Lucania e Calabria, in comuni quali Mormanno, Morano Calabro, Scalea o Castrovillari in provincia di Cosenza, con alcune propaggini nei comuni di Lauria e Maratea in provincia di Potenza. Immediatamente a nord, nella Basilicata centrale, si estende un'area, detta Vorposten, con vocalismo equivalente a quello rumeno, evidente compromesso fra il sistema "sardo" a sud e quello "romanzo comune" a nord. A ovest e nord del Vorposten, si trova un sistema vocalico ancora diverso nell'area detta Randgebiet (ad esempio a Teggiano). Nel Cilento meridionale (ad esempio a Sala Consilina) si ritrova il sistema vocalico siciliano che caratterizza tutta la Calabria a sud del Crati.

[modifica] Frangimenti vocalici

Questo fenomeno consiste nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a svariati esiti, dittonghi, palatalizzazioni, ecc. I frangimenti sono fenomeni guizzanti che interessano l'Abruzzo adriatico e meridionale, il Molise, la Puglia centro-settentrionale e le contigue aree della Basilicata, nonché alcuni dialetti ad ovest di Napoli, fra cui quelli di Pozzuoli ed alcuni dell'isola d'Ischia. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche (ad esempio, A: chènë 'cane' a Ortona, ciésë 'casa' a Pietracamela, còinë "cane" ad Andria, grònë 'grano' a Ruvo di Puglia, làinë 'lana' a Ceglie Messapica, luchë 'lago' a Frosolone, sèanë 'sano' ad Agnone; 'I: camöçë 'camicia' e 'vino' a Sant'Omero, spünë a Pescocostanzo, mulunë 'mulino' ad Assergi, farèinë 'farina' a Palena, fërméchë ' formica' a Sulmona, fënë 'fine' a Teramo, jóië 'andare' a Pratola Peligna e Pretoro, lunë 'lino' a Tufillo,vóitë 'vita' a Popoli, föilë 'filo' a Pozzuoli, foéiëlë 'filo' a Musellaro, schǜnë 'schiena' a Rapino; U: brìttë 'brutto' a Giulianova, dërrioupë 'dirupo' a Pennapiedimonte; lipë 'lupo' a Bellante, leupë 'lupo' a Pretoro, fàusë 'fuso' a Martina Franca, féusë 'fuso' a Palmoli, fóusë 'fuso' a Barletta, fièunë 'fune' a Torricella Peligna, tiòttë 'tutto' a Guardiagrele; É: fråddë 'freddo' e quàllë 'quello' a Teramo, giardënòttë 'giardinetto' a Giulianova, quòssë "questo" a Penne, dëndrë "dentro" a Loreto Aprutino, maië 'me' a Bucchianico, méisë 'mese' a Lucera, mùttë '(tu) metti' e munnàzzë 'immondizia' a Campli, nàivë 'neve' a Pescasseroli, candòilë 'candela' a Fara San Martino, sòtë ' sete' a Catignano, paioisë ' paese' a Popoli, ; Ó: nëpóutë 'nipote' a Barletta, vàucë ' voce' a Forio, urë ' ora' a Guardiagrele, culèrë 'colore' ad Atri, béunë ' buono' a Vasto, chéudë ' coda' a Popoli, cafàunë 'contadino' a Tocco da Casauria, sulë 'sole' a Roccamontepiano.

[modifica] Casi particolari di metafonesi

In diverse aree meridionali (ed anche mediane) si hanno casi particolari di metafonesi:

  • La metafonesi è provocata anche dalla desinenza originale latina -UNT- in un territorio mediano-meridionale che comprende l'Umbria meridionale (Norcia), il Lazio orientale, la zona aquilana, l'Abruzzo occidentale e buona parte del Molise (eccetto la parte orientale), la Campania nord-orientale (alta Irpinia). In questa area si ha, ad esempio, crìdënë 'credono', piérdënë 'perdono'.
  • La metafonesi è provocata anche dalle desinenze originali latine della 4ª e 5ª persona -MUS e -TIS in un territorio che comprende buona parte della Campania e della Basilicata. In questa area si ha, ad esempio, sapìmmë 'sappiamo', sapìtë 'sapete'.
  • La metafonesi è provocata solo dalla -I finale in un compatto territorio adriatico che va dalla zona di Teramo (escludendo quella di Ascoli) al basso Molise (ivi inclusi alcuni comuni dell'estrema Puglia settentrionale).
  • La metafonesi di a è presente in un territorio che di nuovo comprende l'Abruzzo adriatico (e parte di quello occidentale) e parte del Molise. Secondo il Rohlfs[6], tale fenomeno si estende anche ad alcune zone del Basso Lazio e della Ciociaria.

[modifica] Isocronismo sillabico

In quasi tutta l'Italia meridionale orientale (Abruzzo adriatico, Molise orientale, Puglia centro-settentrionale e Basilicata nord-orientale), buona parte del sistema vocalico romanzo comune è stato successivamente alterato da una corrente linguistica che ha provocato l'apertura in è, ò delle vocali chiuse é, ó in sillaba complicata, ovvero nelle sillabe che terminano con una consonante, e la contemporanea chiusura in é, ó delle vocali aperte è, ò in sillaba libera, ovvero nelle sillabe che terminano con la vocale stessa. Questo fenomeno può essere anche parziale, limitato alla sola chiusura delle toniche aperte in sillaba libera, e presenta numerosi casi particolari, sovrapponendosi spesso ai frangimenti vocalici. Da qui la battuta (Avolio, 1995) per cui la frase italiana 'un poco di pollo', pronunciata da un napoletano un pòco di póllo in modo identico alla pronuncia standard italiana, suonerebbe in bocca, ad esempio, ad un foggiano, un póco di pòllo. In realtà in napoletano "un poco di pollo" non suonerebbe come in italiano standard, poiché, come accade in gran parte del meridione, le vocali finali atone tendono ad essere aperte ("un pòcò di póllò").

[modifica] Propagginazione

Un fenomeno guizzante in Abruzzo, Molise, Campania nord-orientale, Basso Lazio, Basilicata e Calabria consiste nell'inserimento nella sillaba tonica, immediatamente prima della vocale accentata, della u (talvolta anche della i) della sillaba precedente (ad esempio, cuànë 'cane', nuàsë 'naso').

[modifica] Casi particolari di vocalismo atono finale

L'esito in schwa delle vocali atone finali non è generale: in una fascia che parte dal Basso Lazio (ad esempio a Minturno) e dalla provincia di Caserta (ad esempio a Prata Sannita) e, attraverso l'Irpinia arriva al Cilento ed alla Basilicata sud-occidentale, si ha spesso -o e talvolta -u. Nel Cilento meridionale l'uso di -u è generalizzato, tanto che questo dialetto è classificato spesso come meridionale estremo piuttosto che come (alto)-meridionale. Analogamente nella parte sudoccidentale della Basilicata si trovano termini come cirviddu per "cervello" e aggiu dittu per "ho detto".

[modifica] Esiti della labiovelare secondaria

La labiovelare derivante dall'incontro di -CU e vocale latini (ad esempio it. questo < *(EC)CU(M) ISTU(M)) presenta tre esiti differenti:

[modifica] Esiti di L, LL

Davanti ad -i, -u, le liquide l e ll palatalizzano in un'ampia area tirrenico-appenninica che comprende aree mediane e alto-meridionali nel Lazio meridionale, Abruzzo e Molise occidentali, Campania settentrionale (ad esempio, a L'Aquila béjju 'bello' ma bèlla 'bella', a Mondragone cappiéglië 'cappello'). Gli stessi fonemi l e ll si sviluppano in suoni cacuminali (dd pronunciata con la punta della lingua leggermente retroflessa) in diversi dialetti del Beneventano, dell'Irpinia, della Capitanata, del Salernitano e del Cilento meridionale (ad esempio, auciéddë 'uccello'), oltreché nell'area meridionale estrema. Il suono ll diventa dd anche in buona parte della Basilicata, dove la parola "gallo" sarà pronunciata gadd o localmente gàddu.

[modifica] Conservazione di L dopo consonante

Questo fenomeno guizzante interessa l'Abruzzo centro-orientale (ad esempio, flòrë 'fiore', blànghë 'bianco', ma anche pràttë 'piatto').

[modifica] Esiti di consonanti davanti a I semivocalico

  • il nesso BJ si continua come j (ad esempio, ajë < *HABJO < HABEO 'ho') nell'area mediana ed in quella alto-meridionale nord-orientale comprendente Abruzzo, parte del Basso Lazio, Molise e buona parte della Puglia; a sud ed ovest di quest'area si ha gg (ad esempio, aggë 'ho');
  • il nesso SJ passa a -sc- a nord della linea approssimativa Cassino-Gargano (ad esempio, càscë < *CASJU < CASEUM 'formaggio'), a sud della quale si ha s (ad esempio, casë 'formaggio');
  • il nesso CJ si presenta come cc (ad esempio faccë 'faccio') oltre che nella lingua italiana anche in buona parte di Abruzzo, Basso Lazio, Molise fino al Gargano e Campania, mentre ad est e a sud si ha l'esito zz (ad esempio, fàzzë 'faccio');
  • i nessi LJ, MJ e RJ passano a ll, mm e rr in diversi dialetti dell'area Lausberg (ad esempio, fillë 'figlio');
  • il nesso NG ha avuto lo stesso esito di MJ e MBJ in gn in una vasta parte dell'Italia centro-meridionale fino alle province di Salerno ed Avellino (ad esempio, magnà 'mangiare'), a partire dalle quali si ha invece conservazione del nesso (ad esempio, mangià 'mangiare').

[modifica] Morfologia

[modifica] Tripartizione dell'avverbio di modo 'così'

In area mediana, nel Lazio meridionale costiero e nell'Abruzzo occidentale (Marsica) si ha la tripartizione dell'avverbio di modo parallela a quella dei dimostrativi (ad esempio, ccoscì < (EC)CU(M) SIC 'così, in questo modo', ssoscì < (IP)SU(M) SIC 'in codesto modo', lloscì < (IL)LU(M) SIC 'in quel modo').

[modifica] Mantenimento di -S e -T finali preromanze

Diversi dialetti dell'area Lausberg mantengono -S e -T finali nella coniugazione verbale, attraverso lo sviluppo di una vocale paragogica (ad esempio, ad Oriolo càntësë '(tu) canti', càntëdë (egli) canta', cantàtësë '(voi) cantate', a Maratea dàvati 'dava', a Lauria tìnisi 'tieni', mangiàit' 'mangiò' ).

[modifica] Irregolarità del presente indicativo

Nell'area mediani nei pressi dell'Aquila (esclusa) i verbi alla 6ª persona dell'indicativo escono in -au (ad esempio, fau 'fanno', vau 'vanno').

[modifica] Tipi arcaici del condizionale presente

In tutto il Meridione sono presenti tipi arcaici del condizionale derivati dal piuccheperfetto indicativo latino (ad esempio, cantèra 'canterei', avèra 'avrei').

[modifica] Conservazione del perfetto latino

Nella Basilicata sudoccidentale, attorno ai comuni di Lauria e Maratea, si conserva, specialmente nel linguaggio degli anziani, l'uso del perfetto con forma identica a quella del passato remoto, simile all'uso calabrese meridionale e siciliano: disìra pu mi mangiai sulu nu pocu i pane, ca quiddu mali i panza mi fici passà a fame 'ieri sera poi ho mangiato solo un po' di pane , che quel mal di pancia mi ha fatto passare la fame', ngi jsti pu dijìri a casa i Maria? N'gia truvasti? 'sei andato poi ieri a casa di Maria? L'hai trovata a casa?', dijìri pu cchì facìstivi? Ssìstivi nu poco a'fora 'ieri poi che avete fatto? siete usciti un po' fuori?'

[modifica] Oscillazione tra le coniugazioni

In diversi dialetti di Campania, Basso Lazio e Calabria settentrionale, alcuni verbi mostrano un'oscillazione nell'infinito fra la 4a coniugazione in I e la 3a in E (ad esempio, in napoletano rurmì/ròrmërë 'dormire', saglì/sàgliërë 'salire', trasì/tràsërë 'entrare'). Parallelamente, il participio in -uto proprio della 3ª coniugazione è esteso a molti verbi della 4ª (ad esempio, asciùtë 'uscito', fërnùtë 'finito', jùtë 'andato').

[modifica] Sintassi

[modifica] Essere come ausiliare dei verbi transitivi

Molti dialetti di Abruzzo, Molise, con estensioni in Campania e nella zona di Bari presentano essere come ausiliare dei verbi transitivi, con l'eccezione della 3ª e della 6ª persona (ad esempio, a Crecchio sémë cërcàtë 'abbiamo cercato', sétë cërcàtë 'avete cercato', a Bari só vvìstë 'ho visto', sì ffàttë 'hai fatto').

[modifica] Rapporto durativo

Il rapporto durativo è espresso nei dialetti mediani, di Abruzzo, Basso Lazio e parte del Molise e dell'Alto Casertano da stare a ed infinito (ad esempio, chë stà a ddìcë? 'che sta dicendo?'); più a sud, si ricorre a stare e gerundio (ad esempio, chë stà facènnë? 'che sta facendo?').

[modifica] Lessico

  • Termini tipici abruzzesi, ma anche mediani, molisani, laziali e campani: abballo 'giù', arrizzà 'alzare', còccia 'testa', cutturo 'caldaio, paiolo', ecco 'qui', èssë 'costì', maddemane 'stamattina', massera 'stasera', ràchënë 'ramarro'
  • Termini molisani, ma anche campani, del Basso Lazio e lucani: chianghiérë 'macellaio', lieggio 'leggero', mantesino 'grembiule', mesale 'tovaglia', encoppa 'sopra', palomma 'colomba', pertuso 'buco', stujà 'pulire', tanne 'allora, in quel tempo', vacante 'vuoto', vuotto 'rospo', zita 'fidanzato, -a', crisòmmola 'albicocca'
  • Termini tipici campani, ma anche presenti nelle regioni confinanti: arrassà 'scostarsi', cannaruto 'goloso', ranavòttëlë 'rana', schizzechéa 'pioviccia', scazzìmmë 'cispa', scuorno 'vergogna', scetà 'svegliare', sòsere 'alzarsi'
  • Termini tipici pugliesi e lucani: acchià 'trovare', attànë 'padre', 'che', cràjë 'domani', mìere 'vino', ne 'ci, a noi', mùedde 'bagnato', nu pìcco 'un poco', schìtto 'solo'
  • Termini tipici dell'Area Lausberg lucano-calabra: talià 'distinguere bene con gli occhi', aggiu 'ho', vìnisi 'vieni', ciutu 'sciocco', iùmu 'fiume', zimma du purcu 'porcile'
  • Termini diffusi tipici dell'Appennino: àino 'agnello', appianà 'salire', cuccuvàja 'civetta', ziane 'zio'
  • Grecismi: càcchevo 'recipiente' < gr. kakkabos, campe 'bruco' < gr. kampe, nache 'culla' < gr. nake

[modifica] Note

  1. ^ In tal senso Dante: «Apuli quoque, vel a sui acerbitate, vel finitimorum suorum contiguitate, qui Romani et Marchiani sunt, turpiter barbarizant. Dicunt enim Volzera che chiangesse lo quatraro». Dante, De vulgari eloquentia, I, XII 7-8.
  2. ^ G. Bertoni (1916), Italia dialettale, Milano, Hoepli, p. 152.
  3. ^ G. I. Ascoli (1882-85), L'Italia dialettale, in "Archivio glottologico italiano", 8, pp. 98-128.
  4. ^ B. Migliorini (1963), Parole Nuove. Appendice di dodicimila voci al "Dizionario moderno" di Alfredo Panzini, Milano, Hoepli, p. 177.
  5. ^ H. Lausberg (1939) Die mundarten Suedlukaniens, Halle, Niemeyer.
  6. ^ G. Rohlfs (1966-1969), Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi.

[modifica] Bibliografia

  • Avolio F., Bommèsprə. Profilo linguistico dell'Italia centro-meridionale, Gerni, San Severo, 1995.

[modifica] Voci correlate

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