Isola d'Ischia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Ischia (isola))
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Ischia
Ischia da procida.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Mare Tirreno
Coordinate 40°43′N 13°54′E / 40.716667°N 13.9°E40.716667; 13.9Coordinate: 40°43′N 13°54′E / 40.716667°N 13.9°E40.716667; 13.9
Arcipelago Isole Flegree
Superficie 46,3 km²
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Provincia Napoli Napoli
Demografia
Abitanti 62.860
Densità 1.355 ab./km²
Cartografia
Mappa di localizzazione: Golfo di Napoli
Ischia
Mappa di localizzazione: Italia
Ischia

31-10-2010

voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia

Ischia è un'isola dell'Italia appartenente all'arcipelago delle isole Flegree, in Campania.

Posta all'estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara, nel mar Tirreno, è la maggiore delle Flegree. Con i suoi 62.733 abitanti[1] è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna. In antichità era nota col nome Pithekoussai o Pithecusae (in greco Πιθηκούσσαι).

È una forte attrazione turistica per il golfo di Napoli e per la stessa città.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L’isola fu dai Latini chiamata Pithecusa, nome che la tradizione fa derivare dal Greco “pithos” (vaso), cioè l’Isola dei vasai. Altra interpretazione, del tutto fantasiosa, collega il nome a “pithekos” (scimmia). È stato proposto che il nome descriva una caratteristica dell’Isola, anche oggi ricca di pinete. “Pitueois” (ricco di pini), “pituis” (pigna), “pissa, pitta” (resina) appaiono termini descrittivi dai quali potrebbe derivare Pithecusa, che significherebbe dunque “isola della resina”, una importante sostanza usata, tra l’altro, per rendere impermeabili i vasi vinari (Strabone, Geografia, V,1,12). L’espressione “insula visca”, con l’aggettivo greco “(v)ixos” (appiccicoso) e la consueta caduta della “v” iniziale, fornisce una probabile origine del moderno “Isola d’Ischia”. Ai piedi del Vesuvio coperto di pini, il nome popolare di Ercolano era “Resìna”, forse reminiscenza di un antico mercato di questo prodotto, similmente al toponimo “Pizzo” in Calabria, da dove proveniva la resina migliore, la “pece brettia” ottenuta dai pini della vicina Sila (Strabone, Geografia VI.1.9). (Tripodi G., Vinci F. tracce di una arcaica geografia descrittiva in alcuni toponimi mediterranei. Atti Accad. Peloritana dei Pericolanti, Messina 86, 310-317, 2010).

L'origine del nome[modifica | modifica sorgente]

I Greci chiamarono la loro colonia sull'isola Pithekoussai, nome dalla etimologia incerta. Secondo Senagora il nome deriverebbe da pithekos, scimmia, e alluderebbe al mito dei Cercopi, abitanti delle isole flegree trasformati da Zeus in cercopitechi. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82) fa invece derivare il nome da pythos, anfora, teoria suffragata da ritrovamenti archeologici che testimoniano la produzione greco-italica di ceramiche (e in particolare di anfore da vino) nell'isola e nel golfo di Napoli[2].

Le prime testimonianze del nome attuale dell'isola risalgono all'anno 812, in una lettera di Papa Leone III nella quale informa l'imperatore Carlo Magno di devastazioni occorse nell'area, chiamando l'isola Iscla maior «Ingressi sunt ipsi nefandissimi Mauri [...] in insulam, quae dicitur Iscla maiore, non longe a Neapolitana urbe». Alcuni studiosi[chi?!..][senza fonte], infine, ricollegano il termine alla parola di origine semitica I-schra, "isola nera" che in sé potrebbe anche essere accettabile se non fosse che dal punto di vista geologico l'isola per i suoi prodotti vulcanici appare soprattutto bianca. Peraltro la frequentazione fenicia dell'isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica.[3] Nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dallVIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche».[3]

Il nome Aenaria, utilizzato dai latini, è legato alle officine metallurgiche (da aenus, metallo) localizzate sulla costa orientale, sotto il Castello.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Dalla forma approssimativa di un trapezio, l'isola dista all'incirca 18 miglia marine da Napoli, è larga 10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di 34 km e una superficie di circa 46,3 km². Il rilievo più elevato è rappresentato dal monte Epomeo, alto 788 metri e situato nel centro dell'isola. Quest'ultimo è un vulcano sottomarino sprofondato negli ultimi 100.000 anni. Infatti, l'intera isola, altri non è che il picco del Monte Epomeo, ultimo punto del vulcano ancora in superficie.
L'attività vulcanica ad Ischia è stata generalmente caratterizzata da eruzioni non molto consistenti e a grande distanza di tempo. Dopo le eruzioni in epoca greca e romana, l'ultima è avvenuta nel 1301 nel settore orientale dell'isola con una breve colata (Arso) giunta fino al mare.

Diverse parti del suo litorale sono comprese nell'area marina protetta Regno di Nettuno.

Tramonto da Barano d'Ischia. Ben visibile la sagoma dell'isolotto di Sant'Angelo, il punto più meridionale dell'isola.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

L'isola d'Ischia era abitata fin dal Neolitico, come dimostrano i vari reperti ritrovati ad esempio sulle alture di punta Imperatore, nella frazione di Panza, nella zona sud-ovest dell'isola.

Il ritrovamento fortuito di muri a secco, avvenuto nel 1989 a seguito di uno smottamento, in località punta Chiarito, avvenuto sempre nella frazione di Panza, ha dato l'avvio tra il 1993 ed il 1995 ai lavori di scavo che hanno permesso il ritrovamento di una fattoria greca tenuta da agricoltori benestanti, come dimostra la buona fattura dei vasi che sono stati rinvenuti ed ha permesso di anticipare lo sbarco dei primi coloni greci di circa venti anni rispetto all'originaria ipotesi, cioè intorno al 790, 780 a.C. Inizialmente, si riteneva, infatti, che lo sbarco fosse avvenuto proprio a Monte Vico, oggi nel comune di Lacco Ameno, dove i coloni euboici arrivati da Eretria e Chalkis nell'VIII secolo a.C., avrebbero stabilito un emporio per il commercio con gli Etruschi della terraferma.

Grazie agli scavi del 1993, si è capito oggi che in realtà, i primi coloni si stabilirono a S-O dell'isola, sulle alture di punta Chiarito, a Panza, frazione del comune di Forio. La baia di Sorgeto, che si trova ai piedi di punta Chiarito, offre un riparo ideale per le navi, soprattutto dai venti di scirocco, un requisito importante per i Greci, nella scelta di un approdo. Tale requisito, infatti, non è presente nella zona di monte Vico e costituiva per gli studiosi una non facilmente spiegabile anomalia.

A vent'anni circa dall'originario sbarco, colonizzata buona parte dell'isola, viene fondata la colonia di Pithecusa, il cui centro principale sarà, però, sulle alture di monte Vico, nella zona nord dell'isola, prospiciente il continente, in modo da avere un più rapido scambio con la terraferma.[4] Con il suo porto la colonia fece fortuna grazie al commercio del ferro con il resto dell'Italia; nel periodo di massimo splendore contava circa 10.000 abitanti.

Isolotto di Sant'Angelo

Nel 1953, nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno, l'archeologo tedesco Giorgio Buchner ritrovò la coppa di Nestore, risalente al 725 a.C. circa. Costituisce il più antico esempio pervenutoci di poesia scritta in lingua greca.

(GRC)
« Νέστορος εἰμὶ εὔποτον ποτήριον

ὃς δ' ἂν τοῦδε πίησι ποτηρίου αὐτίκα κῆνον ἵμερος αἱρήσει καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης »

(IT)
« Io sono la bella coppa di Nestore,

chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona »

Monte Vico, popolato già nell'età del bronzo

Nel 474 a.C. l'isola è occupata dal tiranno siracusano Gerone I, nel quadro delle sue campagne espansionistiche.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Dal IV secolo a.C., dopo le guerre sannitiche, l'isola passò con Napoli sotto il dominio romano, e divenne centro di attività commerciali e manifatturiere. Oltre al sito di origine greca di Pithecusae (località Mazzola sopra Lacco Ameno), è stato infatti individuato in località Carta Romana, nello specchio d'acqua antistante l'isolotto del Castello Aragonese, un insediamento industriale comprendente una fonderia di piombo e stagno (da cui il nome di Aenaria) e una fabbrica di vasellame [5], i cui reperti più significativi, lingotti di piombo iscritti (di provenienza spagnola[6]), stagno e taluni oggetti ceramici, sono attualmente esposti nella sala VIII del Museo archeologico di Pithecusae a Lacco Ameno. Il sito, oggi a 5-7 metri sotto il livello del mare, sprofondò per bradisismo verso il 130-150.

Nell'immaginario latino l'isola era associata anche alla figura di Enea, che qui avrebbe fatto scalo[7]. Virgilio la identificò con Arime, isola citata nell'Iliade (II, 783).

Qui trovò rifugio Gaio Mario inseguito da Silla. Per punire i napoletani di ciò, Silla sottrasse l'isola al loro dominio assoggettandola direttamente al Senato di Roma. Qualche decennio dopo, tuttavia, Augusto la restituì alla città di Napoli, tenendo per sé la prediletta Capri.

Saccheggi e scorribande[modifica | modifica sorgente]

Con la decadenza dell'impero, Ischia venne minacciata[senza fonte] dai saccheggi barbarici da parte di Visigoti (410 circa) e Vandali (dopo il 430). Nel 476, con la caduta dell'Impero d'Occidente, Ischia entrò a far parte del dominio di Odoacre, mentre nel 493 entrò a far parte, con l'intera penisola, del regno ostrogoto di Teodorico il Grande. Intorno al 536 fu conquistata dagli eserciti bizantini capitanati da Belisario. In seguito alla riorganizzazione dell'Italia bizantina conseguente all'invasione longobarda (568), Ischia entrò a far parte del ducato di Napoli, ducato bizantino dipendente dall'Esarcato d'Italia.

Tra il IX e il X secolo l'isola è esposta alle scorrerie del saraceni: di quella di agosto dell'812 si ha memoria in una lettera del papa Leone III a Carlo Magno; un'altra è ricordata nell'847, quando alcuni navigli pirati rifugiati ad Ischia per una tempesta sono distrutti dai sorrentini che avevano in precedenza subito attacchi, e un'altra ancora nel 991.

I saraceni non erano interessati a conquiste permanenti: le loro scorrerie erano infatti finalizzate al saccheggio e non all'occupazione. Così gli ischitani svilupparono varie tecniche di resistenza, il cui fulcro era il castello, fortificato già da Gerone I nel V secolo a.C.: all'avvistamento delle imbarcazioni saracene gli abitanti dei casali di campagna venivano avvisati dal suono della "tofa"[8], usata a mo' di corno, che si diffondeva da un casale all'altro, e si mettevano in salvo come potevano - rifugiandosi nel castello, se abbastanza vicini, o in grotte scavate nel tufo[9], o disperdendosi per le campagne.

I Normanni[modifica | modifica sorgente]

Fino al 1130 Ischia segue le sorti di Napoli sotto i duchi, finché nel 1135, Ruggero il Normanno saccheggia l'isola, nuovamente invasa da Tancredi, il cui figlio Guglielmo III fu vinto da Arrigo il Severo. Nel 1194 genovesi e pisani invadono l'isola e, occupato il Castello Aragonese (presente sull'isola dal 474 a.C.), consegnano l'isola ad Arrigo VI.

Gli Svevi[modifica | modifica sorgente]

La dinastia sveva prende il governo dell'isola nel 1214.

Gli Angioini[modifica | modifica sorgente]

Prima che Carlo I, duca d'Angiò, fosse incoronato re di Napoli, Ischia, tenuta dai conti di Ventimiglia dopo la caduta di Manfredi, è invasa dalla galee pisane con lo scopo di provocare una sommossa contro Carlo I d'Angiò a favore di Corradino. Non riuscendo nell'intento, i pisani si abbandonano a massacri e ruberie. Re Carlo I, vittorioso dopo la battaglia di Tagliacozzo (1268), ordina un'inchiesta e convoca rappresentanti dei vari casali dell'Isola che confermano la loro fedeltà al nuovo re. Nel testo della deposizione compaiono:«11 uomini de casale Moropani (oggi Buonopane), 7 de casale de Vico (Lacco Ameno), 11 de casale Furio (Forio), 5 de Villanova (Panza), 22 de guarno (guarnigione nel castello), 3 de Sancto Sosso (sul continente)».[10].

Con Carlo I inizia l'opera di fortificazione del Castello Aragonese e la sua dinastia procede al riordino delle vecchie strutture del governo dell'isola. Nel 1282, però, accesa la scintilla in Sicilia da Giovanni da Procida, gli isolani cacciano gli Angioini e acclamano re Pietro III d'Aragona, marito di Costanza di Hohenstaufen, l'unica figlia di Manfredi, sfuggita a Carlo d'Angiò che per punire l'isola, la invade nuovamente. Alla morte di Carlo I d'Angiò, l'isola passa nelle mani del nipote Carlo Martello, in attesa del legittimo erede Carlo lo Zoppo. Il 22 giugno 1287, Ischia passa sotto il governo di Carlo II d'Angiò detto "lo Zoppo", che grava di un pesante dazio il vino uscente dall'isola. Gli isolani indignatisi sotto la guida di Piero Salvacossa hanno la meglio sulle galee angioine inviate a sedare gli animi. Ma nel 1299 Carlo II d'Angiò invia 400 sgherri sull'isola allo scopo di riconquistarla facendo sgozzare il Salvacossa. Nel gennaio del 1301 una terribile eruzione squassa l'isola che abbandonata da molti isolani si ripopola solo nel 1305. Nel 1309 succede a Carlo II, Roberto d'Angiò detto il Saggio e alla morte di questi Giovanni I d'Aragona. La lotta per il trono si accende tra Luigi d'Angiò e Carlo III di Durazzo. Il primo occupa Ischia nel 1385 riconquistata l'anno seguente dal figlio di Carlo II, Ladislao I. Alla sua morte, gli succede Giovanna II senza prole. I baroni allora chiamano il figlio di Luigi d'Angiò, Luigi III, ma Giovanna II gli oppone Alfonso V di Aragona.

Gli Aragonesi[modifica | modifica sorgente]

Alfonso V di Aragona approda a Ischia nel 1423, su invito di Michele Cossa, cittadino d'Ischia e IV signore di Procida e occupato il Castello Aragonese, lo ristruttura e vi si stabilisce in attesa di poter conquistare anche Napoli. Nel 1441, partendo da Ischia, assedia Napoli dove può trionfalmente entrare il 26 febbraio del 1443. Per ricompensare gli isolani dell'appoggio fornito, il sovrano concede ampi favori all'isola. Innamorato dell'isola, ne affida il governo alla sua favorita Lucrezia d'Alagno al cui fianco scorrazza per i boschi di Campotese a Panza e di Piano Liguori a Ischia trasformati in sue riserve di caccia[5]. Lucrezia d'Alagno affida a sua volta il governo dell'isola, al cognato Giovanni Toriglia o Torella. Morto nel 1458 e lasciato sul trono il figlio Ferdinando I, i baroni napoletani e lo stesso Toriglia alzano bandiera angioina. Lucrezia è costretta all'esilio, mentre si attende l'arrivo di Giovanni d'Angiò, figlio di Renato d'Angiò. Il figlio di Alfonso V di Aragona, re Ferrante o Ferdinando, desideroso di difendere i privilegi degli aragonesi, ordina ad Alessandro Sforza di occupare l'isola e di cacciare il Toriglia. Ferrante però è sconfitto da Giovanni d'Angiò a Troia, in Puglia e si rifugia al Castel dell'Ovo a Napoli per poter poi riparare ad Ischia. Ma l'isola, nel frattempo, era stata rioccupata dal Toriglia, grazie all'aiuto dei Cavalieri di Rodi. Ferrante tuttavia non si perde d'animo ed insieme ad Alessandro Sforza, con due galee fa rotta verso Ischia. Qui ha ragione sui ribelli ed entra trionfalmente nel Castello Aragonese. Nel 1494, muore Ferrante. Il figlio Alfonso II si prepara a fermare Carlo VIII che di lì a poco incombe sull'Italia. Abdica perciò a favore del figlio Ferrante II (o Ferdinando II).

Carlo VIII[modifica | modifica sorgente]

Carlo VIII scende trionfante lungo la Penisola e Ferrante II, caduta Napoli in mano francese si rifugia a Ischia, portando con sé la vecchia regina Isabella, la figlia Giovanna (divenuta poi sua moglie), Innico d'Avalos, Giovanni Pontano e Jacopo Sannazzaro. Vi resta un mese, facendo rotta poi verso Messina dove lo attende il fratello. Affida il governo dell'isola a Innico d'Avalos, marchese del Vasto, che rifiuta di arrendersi a Carlo VIII. Questi affida a Ludovico Sforza, il compito di assaltare l'isola.

La resistenza di Innico d'Avalos[modifica | modifica sorgente]

Inutilmente il 6 giugno 1496, Ludovico Sforza prova ad assalire la roccaforte isolana. Innico II d'Avalos eroicamente mette in fuga l'assaltatore. Ludovico Ariosto, celebra l'eroismo di Innico d'Avalos nel suo Orlando Furioso:

« Vedete Carlo ottavo, che discende da l'Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia, che passa il Liri e tutto 'l regno prende senza mai stringer spada o abbassar lancia, fuor che lo scoglio ch'a Tifeo si stende su le braccia, sul petto e su la pancia; che del buon sangue d'Avalo al contrasto la virtù trova d'Inico del Vasto. »
(Canto XXXIII ott.24)

Ferrante II torna dall Sicilia, premia Innico II d'Avalos e la città di Ischia, ma il 7 ottobre 1496, muore, lasciando il regno allo zio Federico che non ha la forza di fermare la lotta tra Francia e Spagna per il trono di Napoli. Affida perciò il governo del regno al generale d'Aubigny e si trasferisce con la famiglia ad Ischia. Giuntovi, affida a titolo feudale l'isola a Innico II d'Avalos, con tutte le riserve, i boschi ed il padiglione di caccia che possiede nei tenimenti di Panza.[11]

Fa incidere a lettere d'oro sul frontespizio della cattedrale del Castello Aragonese l'iscrizione latina:[12] Quorum eximia servitia in omni tempore nostra fortuna elucescunt. Catturato e tradotto in Francia, Federico, che è trattato da amico da Luigi XII scrive a Innico II d'Avalos di cedere Ischia a Luigi XII. Innico II d'Avalos rifiuta e con sua sorella Costanza d'Avalos di prepara a respingere l'attacco francese. Muore in battaglia nel 1503 e Costanza d'Avalos, nuova castellana d'Ischia, oppone una fiera resistenza ai francesi per ben 3 anni.

Costanza d'Avalos[modifica | modifica sorgente]

Vinti i francesi, il regno passa nelle mani di Ferdinando il Cattolico, che grato per la fedeltà dimostratagli, affida il governo dell'isola a Costanza d'Avalos che si circonda di poeti e cavalieri, trasformando il Castello Aragonese, nel cenacolo dei letterati e degli artisti del tempo.[12] Ferdinando il Cattolico le rende visita nel 1507. Il regno di Napoli passa nelle mani di Giovanna II, madre di Carlo V. Costanza d'Avalos richiama ad Ischia, suo nipote Ferrante Francesco d'Avalos, figlio di Innico II d'Avalos, che qui sposa, il 27 dicembre 1509, Vittoria Colonna, marchesa di Pescara.

È ad Ischia che Vittoria Colonna apprende che il marito è morto nella battaglia di Pavia nel 1525. Ischia è perciò ora sotto il controllo del cugino, Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto. Nel gennaio del 1538 Alfonso d'Avalos è nominato governatore della Lombardia e lascia per sempre l'isola.

Il pirata Barbarossa[modifica | modifica sorgente]

Nel 1535 Carlo V era sbarcato a Napoli per celebrare il trionfo di Alfonso d'Avalos che sotto le mura di Tunisi aveva sconfitto centocinquantamila turchi comandati dal feroce Barbarossa. Questi per vendicarsi dell'affronto subito un decennio prima, il 22 giugno 1544, giunto nella baia della Scannella devasta il casale di Panza e da qui Forio e altri casali dell'isola. Circa duemila furono gli isolani uccisi o deportati come schiavi.[13] Un cronista dell'epoca annota: "Anno Domini 1544 a dì 25 de junio in Sessa ce fo nova che la armata del Turcho de Barbarossa Capitanio de dicta armata havea abrusciata Proceta et un Casale de Ischia, quale haveano fatto presuni certi cristiani in su l'armata..."[14].

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Punta Imperatore, nella frazione di Panza, è il punto più occidentale sia dell'isola che di tutto il golfo di Napoli.

Dal punto di vista geologico, l'isola di Ischia ha carattere vulcanico, formatasi in seguito ad eruzioni diverse succedutesi nel giro di circa 150.000 anni.
Le parti più antiche dell'isola si riconoscono nei bordi delle coste meridionali (Punta Imperatore, Capo Negro, Punta Chiarito, Promontorio di Sant'Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, Punta San Pancrazio, Punta della Cannuccia, Monte di Vezzi, Scarrupata di Barano) databili fra i 147.000 e i 100.000 anni fa (A.F.). Unica eccezione a settentrione l'abbiamo in Monte Vico che rientra nelle stesse formazioni ed epoche.

Si è avuta quindi nella parte centrale dell'isola la formazione del Monte Epomeo, monte caratterizzato dai tufi verdi, risalente a circa 130.000 anni fa.
Seguono quindi verso Sud-Ovest le formazioni di Citara (33000 anni fa), Scarrupo di Panza (tra 29.000 e 24.000 anni fa), Faro di Punta Imperatore (19.000 anni fa) e Campotese.
Successivamente l'attività vulcanica si è spostata a Nord-Ovest, con i giganteschi effluvi di Zaro e Marecoppo risalenti a 6.000 anni fa, che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San Montano.
Intorno al 5.000 anni fa, sul lato opposto, a Sud-Est, si è formato il Piano Liguori. Strabone (Geografia V, 4, 9) riferisce che Timeo, uno storico nato a Taormina nel IV secolo a. C., racconta di un fenomeno che oggi chiamiamo tsunami: in seguito a violenti sismi e attività eruttive dell’Epomeo, il mare retrocesse di tre stadi per poi ritornare travolgendo il litorale. Il fenomeno, accompagnato da un grande fragore, spinse gli abitanti della costa a ritirarsi nell’interno.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Sul territorio dell'isola d'Ischia sono ubicate le stazioni meteorologiche di Barano d'Ischia, Casamicciola, Forio d'Ischia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Casamicciola.

La particolare formazione a cono dell'isola d'Ischia con il Monte Epomeo al centro e la posizione geografica dell'isola nel Mar Tirreno centrale favoriscono un clima mite anche nei periodi invernali con frequenti cambi climatici, a volte anche nella stessa giornata. I venti predominanti variano in base alla stagione: in inverno sono il libeccio, il ponente-libeccio e lo scirocco. I venti predominanti in estate e primavera sono la tramontana ed il grecale.
Come i venti anche l'umidità varia in base alla stagione: in inverno, in presenza di libeccio e scirocco e quindi con piogge frequenti l'umidità media è del 63%, tuttavia nelle giornate con venti dei quadranti settentrionali l'umidità si riduce sensibilmente come anche in primavera.

Le Terme dell'isola[modifica | modifica sorgente]

Le acque termali dell'Isola d'Ischia sono ben conosciute ed utilizzate fin dall'antichità. Già i primi coloni Euboici (VIII secolo a.C.), come dimostrano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nel sito di Pithecusa e conservati presso il Museo Archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno, apprezzavano ed usavano le acque delle sorgenti termali dell'Isola. I Greci infatti utilizzavano le acque termali per ritemprare lo spirito ed il corpo e come rimedio per la guarigione dei postumi di ferite di guerra (in epoca pre-antibiotica!) attribuendo alle acque ed ai vapori che sgorgavano dalla terra poteri soprannaturali; non a caso presso ogni località termale sorgevano templi dedicati a divinità come quello di Apollo a Delfi. Strabone, storico e geografo greco, cita nella sua monumentale opera geografica l'Isola d'Ischia e le virtù delle sue sorgenti termali (Geograph. Lib. V). Se i Greci furono i primi popoli a conoscere i poteri delle acque termali, i Romani le esaltarono come strumento di cura e relax attraverso la realizzazione di Thermae pubbliche ed utilizzarono sicuramente e proficuamente le numerose sorgenti dell'Isola (come dimostrano le tavolette votive rinvenute presso la Sorgente di Nitrodi a Barano d'Ischia, dove sorgeva un tempietto dedicato ad Apollo ed alle Ninfe Nitrodie, custodi delle acque) anche senza fastosi insediamenti; nell'Isola infatti non sono state rinvenute, come invece a Roma ed in altri centri termali dell'antichità, imponenti vestigia di edifici termali probabilmente per le eruzioni vulcaniche ed i terremoti che frequentemente ne hanno violentemente scosso le balze. Il declino della potenza di Roma coincise con l'abbandono dell'uso dei balnea anche ad Ischia: non ci sono infatti tracce dell'uso delle acque nel Medioevo.Di terme e termalismo si riprende attivamente a parlare nel Rinascimento ed un impulso decisivo alla moderna medicina termale venne dato da Giulio Iasolino, un medico calabrese, docente presso l'Università di Napoli, che verso la fine del Cinquecento, affascinato dal clima e dai fenomeni di vulcanismo secondario (fumarole ed acque termali), intuendo le potenzialità terapeutiche del mezzo termale, effettuò un meticoloso censimento delle sorgenti dell'Isola (per la prima volta appare la ricchezza idrogeologica del territorio isolano), ne individuò la composizione delle acque e compì dettagliate osservazione circa gli effetti delle stesse su numerose patologie che affliggevano i suoi contemporanei (nel descrivere la Sorgente del Castiglione, una delle più famose dell'epoca, Iasolino esprime tutto il suo entusiasmo per le acque termali: "Noi ogni dì vediamo operazioni e virtù di quest'acqua così meravigliose e stupende che veramente bisogna credere essere data dal cielo per la salute degli uomini"). Con la pubblicazione del trattato "De Rimedi Naturali che sono nell'Isola di Pithecusa; hoggi detta Ischia" Iasolino liberò le acque termali di Ischia da quell'alone magico che fino ad allora ne aveva condizionato l'utilizzo. Dopo le esperienze di Iasolino, agli inizi del Seicento, considerando che molte guarigioni si ottenevano con l'uso dei bagni termali e che le cure ad Ischia, abbastanza costose, potevano permettersele solo nobili e ricchi borghesi, un gruppo di nobili filantropi napoletani fece edificare nel comune di Casamicciola il "Pio Monte della Misericordia", "stabilimento termale (per l'epoca) più grande d'Europa", per permettere anche a chi non aveva adeguate possibilità economiche di godere delle qualità terapeutiche delle locali acque termali. Dal Seicento alla metà del Novecento vennero costruiti in prossimità delle più rinomate sorgenti termali numerosi stabilimenti e strutture ricettive che fecero dell'Isola d'Ischia una rinomata stazione internazionale di cura e soggiorno dove vennero a curare le malattie del corpo, e non solo, personaggi celebri come Giuseppe Garibaldi, dopo la battaglia di Aspromonte, Camillo Benso conte di Cavour, Arturo Toscanini. Dagli anni sessanta, grazie ad Angelo Rizzoli, l'Isola d'Ischia e le sue acque si aprono ai grandi flussi turistici ed un'intensa attività scientifica.

La viticoltura[modifica | modifica sorgente]

La viticoltura ad Ischia ha origini millenarie. Sulla coppa di Nestore, ritrovata a Monte Vico (Lacco Ameno), è incisa una frase che inneggia al buon vino locale e testimonia che gli Antichi Eubei, che avevano colonizzato l'isola, avevano introdotto la coltivazione della vite e quindi la produzione del "nettare degli Dei". La tecnica di coltivazione, in particolare modo, richiama alla tradizione greca e differisce da quella etrusca usata nel centro Italia e nelle zone interne della Campania. La viticoltura è stata alla base dell'economia isolana per lunghi periodi storici, condizionandone la vita e i costumi degli stessi abitanti. Le colture sull'isola si estendono dalle coste fin sugli irti pendii montani dove cellai e terrazzamenti, costruiti con rinforzi di muri a secco di pietra di tufo verde, consentono la coltivazione della vite. Dal 1500 il vino bianco sfuso veniva esportato via mare verso la terraferma ai principali mercati italiani e stranieri fino in Dalmazia, veniva posto in "carrati" trasportati dalle vinaccere (barche a vela). Dal 1955 a oggi il cambiamento dell'economia isolana è stato radicale. Lo sviluppo rapido del turismo, che è diventato la principale risorsa economica dell'isola, ha indebolito e in parte cancellato il passato culturale di una tradizione che andava protetta e salvata.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

spiaggia di San Pietro ad Ischia Porto
chiesa del Soccorso vista dai giardini La Mortella

Persone legate ad Ischia[modifica | modifica sorgente]

Divisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

veduta di Lacco Ameno da Villa Arbusto

Amministrativamente Ischia è divisa in sei comuni:

Comune Popolazione
Barano d'Ischia-Stemma.png Barano d'Ischia 10.083
Casamicciola Terme-Stemma.png Casamicciola Terme 8.361
Forio-Stemma.png Forio 17.600
Ischia-Stemma.png Ischia 18.828
Lacco Ameno-Stemma.png Lacco Ameno 4.783
Serrara Fontana-Stemma.png Serrara Fontana 3.205

Negli ultimi anni, tuttavia, è nato il progetto del Comune unico che prevede l'istituzione di un solo comune in luogo delle sei amministrazioni attuali. Questo progetto ha portato alla fondazione, l'11 novembre 2001, dell'Associazione per il Comune Unico. L'operato dell'Associazione per il Comune Unico è culminato nell'approvazione per un referendum popolare che tenutosi il 5 e 6 giugno 2011. È stato richiesto direttamente ai cittadini se desiderassero il "Comune Unico". Non ha superato il quorum.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Borgo di S. Angelo piccolo e ridente borgo abitato un tempo da pescatori diventato oggi tra i più importanti luoghi di attrazione dell'isola.
Caratteristico vicolo di Ischia Ponte

Le isole dell'Arcipelago Campano sono meta di migliaia di turisti all'anno. Specificatamente, l'Isola di Ischia, insieme a quella di Capri, sono molto gettonate da turisti non solo italiani, ma anche da stranieri provenienti da ogni parte del globo. L'isola è famosa per il suo mare cristallino[senza fonte], per le note località balneari e per i famosi negozi sul lungomare come "Rive droite" nel comune di Ischia.

Agricoltura e pesca[modifica | modifica sorgente]

Associazioni, Volontariato e Sport[modifica | modifica sorgente]

L'attività di volontariato ad Ischia è molto varia. Comitati ed associazioni lavorano per promuovere turisticamente il territorio e fornire servizi ed iniziative per i residenti. Numerevoli associazioni sportive svolgono l'attività su tutta l'isola. L'isola ha un suo fiduciario C.O.N.I. e per la sua peculiarità è sede del Comitato Tecnico Territoriale della F.I.B.(Federazione Italiana Bocce) unica sede di Comitati periferici di FSN sull'isola. Degna di menzione è la Società Sportiva Ischia Isolaverde, società calcistica fondata nel 1922 e promossa nel marzo 2013 in Lega Pro Seconda Divisione.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti marittimi[modifica | modifica sorgente]

il principale porto dell'isola d'Ischia, sito nell'omonimo comune

Per giungere all'isola d'Ischia si arriva in auto, treno o aereo nella città di Napoli e da qui ci si imbarca su nave traghetto o aliscafo da uno dei tre porti (Napoli, Mergellina, Pozzuoli). I collegamenti marittimi tra Ischia ed il continente avvengono tra i tre porti dell'isola (porto d'Ischia, porto di Casamicciola e porto di Forio) ed i porti di Napoli-Beverello, Pozzuoli, e Napoli-Mergellina (nel periodo estivo funziona anche il collegamento aliscafi tra Napoli Mergellina e Forio d'Ischia). Mediamente il tratto di mare da coprire è di 14 miglia con la punta massima di 18 miglia per la tratta Ischia-Napoli; il tempo medio di navigazione è di 90 minuti con nave traghetto e di 70 minuti con aliscafo o nave veloce. Per disciplinare il traffico dei veicoli durante i mesi estivi è in vigore una specifica ordinanza del Prefetto che vieta lo sbarco sull'isola di moto ed autoveicoli ai residenti in Campania.

Il porto[modifica | modifica sorgente]

Sullo sfondo Ischia vista da Posillipo

Il porto d'Ischia è uno dei più protetti, grazie alla sua insenatura di lago vulcanico, ed opera principalmente come porto commerciale. Le compagnie marittime che vi operano sono Caremar e Medmar per i traghetti; Caremar e Alilauro per gli aliscafi. Gli aliscafi ormeggiano lungo il pontile n.2 e la banchina Rendentore (il pontile n.1 è stato recentemente interdetto). I traghetti ormeggiano presso il molo commerciale, la banchina Olimpica (la banchina Scivolo funziona solo come sosta notturna).

Problematiche ambientali[modifica | modifica sorgente]

Il territorio dell'isola è stato caratterizzato negli ultimi decenni (anche a causa del forte sviluppo turistico) da una forte pressione antropica che ha portato a problematiche di abusivismo edilizio (notizia del 30/06/06).

Alcune inchieste hanno portato alla luce situazioni estreme, come ad esempio quella nel comune di Forio, in cui a fronte di 17.000 abitazioni sono state presentate 19.000 richieste di condono edilizio[16]. Il cedimento di una palazzina priva di permesso di costruire, con la morte di quattro persone, ha riportato di grande attualità questa annosa questione[17].

Nell'estate 2007, in seguito alla rottura di alcuni cavi Enel che collegano Cuma con Lacco Ameno, nel mare, al largo dell'Isola, è stato rilevato dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (ARPAC) presenza di Policlorobifenili, sostanza tossica nonché cancerogena, 1860 volte superiore ai limiti consentiti dalle legge. Da allora è stato però effettuato un intervento di bonifica.

Ischia nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

L'elenco che segue raccoglie alcuni degli autori che hanno scritto di Ischia:

L'isolotto di Sant'Angelo visto dalla spiaggia dei Maronti (in latino "Marontis", luogo tranquillo) nel comune di Barano: la punta meridionale dell'isola
Barche di fronte al Castello Aragonese nel comune di Ischia
Il famoso "Fungo" di Lacco Ameno
Fumarole presso il cratere del Cretaio

I problemi di ormeggio[modifica | modifica sorgente]

In passato i traghetti utilizzavano oltre alla banchina principale, anche la banchina Scivolo, sia per la presenza di un secondo terminal da parte di Medmar, sia per snellire meglio il traffico durante i giorni di partenza/arrivo turistici. A causa della presenza di un limite di transito per i veicoli oltre 3,5 tonnellate lungo la strada adiacente, era rischioso sbarcare ed imbarcare i veicoli oltre tale peso, e le sanzioni erano elevate a carico del conducente della vettura, anziché verso l'armatore. Così il Circomare poteva far operare dallo Scivolo solo quando non c'erano veicoli pesanti sulla nave e, nel caso di imbarco di veicoli grossi, la nave doveva spostarsi dall'altro lato del molo (la Olimpica) per l'imbarco. Quindi, si è deciso di spostare a pieno il traffico sulla Olimpica, limitando lo Scivolo a situazioni eccezionali. Situazione simile per il pontile n.2, che era utilizzato da Alilauro e Capitan Morgan, poi chiuso per condizioni strutturali in degrado e recentemente ricostruito per sopperire alla chiusura del principale terminal n.1.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Film girati a Ischia[modifica | modifica sorgente]

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ demo.istat.it 31/10/2010
  2. ^ Pietro Monti, Ischia preistorica, greca, romana, paleocristiana, 1968.
  3. ^ a b Sabatino Moscati, Chi furono i Fenici, SEI, Torino, 1972, ISBN 88-05-05314-7 p. 130.
  4. ^ I siti archeologici più importanti del periodo greco-ellenistico-romano sono situati nel comune di Lacco Ameno. Per approfondimenti si rimanda alle voci Museo archeologico di Pithecusae e Museo di Santa Restituta.
  5. ^ a b P. Monti, Ischia archeologia e storia, 1980.
  6. ^ Michele Stefanile, Il lingotto di piombo di Cn. Atellius Cn. f. Miserinus e gli Atellii di Carthago Nova, in Ostraka. Rivista di Antichità. XVIII - 2, 2009.
  7. ^ Raffaele Castagna, Ischia nella tradizione greca e latina, 2003.
  8. ^ La tofa è una conchiglia della specie Charonia tritonis che produce un suono profondo. Fu usata dai pescatori fino al principio del Novecento per segnalare la presenza delle reti alle navi di passaggio, e a Napoli esiste ancora un "vico Tofa". Si veda Tofa.
  9. ^ talvolta a doppia uscita, come a Campagnano
  10. ^ R. Filangieri, I registri della Cancelleria Angioina, 1891.
  11. ^ P. Monti, Ischia archeologia e storia, 1980.
  12. ^ a b O. Bonocore, Sul Castello d'Ischia, 1957.
  13. ^ G.G. Cervera, Guida d'Ischia, 1959.
  14. ^ N. D'Ambra, Centro di ricerche storiche D'Ambra, 1981.
  15. ^ www.repubblica.it
  16. ^ Fonti: trasmissione Ballarò e quotidiano Il Golfo.
  17. ^ www.repubblica.it, Crollo di una palazzina a Ischia. URL consultato il 21-08-2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Migliaccio, Ischia. Guida essenziale, Imagaenaria, 2006
  • Ciro Cenatiempo, La cucina nel Regno di Nettuno, Imagaenaria, 2006
  • Eheim Hans, La torre delle ginestre. Vita a Sant'Angelo d'Ischia, Imagaenaria, 2006
  • Dora Niola Buchner, Ischia nelle carte geografiche del '500 e '600, Li Causi, Bologna
  • Giulio Iasolino, De rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia, introduzione del prof. Ugo Vuoso, Imagaenaria, 2000
  • Giorgio Balestrieri, Angelo Rizzoli. Zio d'America a Ischia, Imagaenaria, 2005
  • Ugo Vuoso, Di fuoco, di mare e d'acque bollenti. Leggende tradizionali dell'isola di Ischia, Imagaenaria, 2005
  • Ugo Vuoso, Ischia Esoterica, Valentino, 2004
  • Daniele Vinci, In giro per Ischia. Boschi, borghi, spiagge, sentieri, Imagaenaria, 2010
  • G. Buchner, D. Ridgway, Pithekoussai I. La necropoli. Monumenti Antichi dei Delince, Monumenti dei Lincei, Roma, 1993
  • G. Buchner, C. Gialanella, Museo Archeologico di Pithecusae Isola d'Ischia, Istituto Poligrafico dello Stato - Libreria dello Stato, Roma, 1994
  • G. Buchner, A. Rittmann, Origine e passato dell'isola d'Ischia, Macchiaroli, Napoli 1948
  • Giorgio Balestrieri, A Ischia cercando Luchino Visconti, Imagaenaria, 2005
  • Giuseppe Orioli, Giro indipendente dell'isola d'Ischia, Imagaenaria, 2005
  • Andrea Di Massa, La festa delle barche di sant'Anna. Rappresentazioni sull'acqua nella baia di Ischia Ponte, Imagaenaria, 2004
  • Ilia Delizia, Francesco Delizia, Ischia e la modernità, Massa, 2006
  • Achille Della Ragione, Ischia sacra. Guida alle chiese, Clean, 2005
  • Ilia Delizia, Ischia d'altri tempi, Electa Napoli, 2004
  • Giorgio Buchner, La scoperta archeologica di Pithecusa, Imagaenaria, 2004
  • Ciro Scotti, Omero e l'isola d'Ischia, Imagaenaria, 2004
  • Nunzio Albanelli, Stella in turbato cielo. Vittoria Colonna e il suo tempo, Imaganaria, 2004
  • Ciro Cenatiempo, Cunicoli e lapilli. Ischia, conigli e dintorni, Imagaenaria, 2003
  • Raffaele Castagna, Ischia nella tradizione greca e latina, Imaganaria, 2002
  • AA. VV., Voci per Ischia. Da Boccaccio a Brodskij, Imagaenaria, 2002
  • Vilhelm Bergsoe, Henrik Ibsen a Ischia, Imagaenaria, 2001
  • Giuseppe d'Ascia, Storia dell'Isola d'Ischia, Napoli, 1867

Cartografia[modifica | modifica sorgente]

  • C.N.R. - Progetto finalizzato Geodinamica - F. Barberi, G. Longo (et alii) Carta Geologica dell'Isola d'Ischia - Roma 1986

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Isole Portale Isole: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Isole