Dialetti della Puglia

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1leftarrow.pngVoce principale: Puglia.


I dialetti della Puglia[1], intesi come dialetti storicamente parlati nell'attuale regione amministrativa, non formano una compagine omogenea. I dialetti della Puglia settentrionale sono alto-meridionali, e costituiscono un sottogruppo della lingua napoletana. Nella parte meridionale della Puglia, il gruppo dei dialetti salentini sono una varietà della lingua siciliana. Il tratto principale che separa i due gruppi pugliesi è il trattamento delle vocali non-accentate (vocali “atone”) finali: nei dialetti alto-meridionali queste subiscono il noto mutamento in /ə/ (vocale popolarmente definita “indistinta”), mentre questo non avviene nel gruppo salentino né negli altri dialetti della lingua calabro-siciliana. Si tratta della stessa divisione che intercorre fra Calabria settentrionale e meridionale, e dunque – nell’insieme – fra lingua napoletana/pugliese e calabro-siciliana. Questo affievolimento delle finali non-accentate ha delle ripercussioni sui fatti morfologici, ad esempio sulla formazione del plurale dei sostantivi (mediante il fenomeno della metafonesi). L'affievolimento/indebolimento delle non-accentate, di fatto, è un fenomeno che coinvolge i suoni a livello di sistema, poiché comporta l'introduzione di una vocale in più (/ə/). Molto più a nord, la diversità sistematica forma anche il confine coi dialetti mediani dell’italiano.

Lungo la linea di demarcazione fra napoletano e siciliano potrebbero sussistere dialetti di transizione come il tarantino, ma è più probabile che questi (come altri "ibridi" distribuiti qua e là nella penisola italiana) rientrino nell'una o nell'altra lingua.

Infine esistono in Puglia isole linguistiche arbëreshë, grecaniche e francoprovenzali, che sono però da considerarsi alloglotte (ossia parlate non-italiche).

Gruppo dei dialetti alto-meridionali[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti pugliesi (III) nel sistema dei meridionali intermedi
Dialetti Puglia.png

Nella classificazione ISO 639-3, i dialetti italiani meridionali compaiono raggruppati nella denominazione Lingua napoletana. La tradizione letteraria italiana riconosce l'unità culturale e linguistica di queste parlate, chiamate anche pugliese[2] finché con Apulia si intese l'Italia meridionale, prima dell'Unità d'Italia.

Secondo una classificazione ormai consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo[3], il territorio dei dialetti alto-meridionali si estende dall'Adriatico al Tirreno e allo Jonio, e più precisamente dal corso del fiume Aso, a nord (nelle Marche meridionali, fra le provincie di Ascoli Piceno e Fermo)[4], fino a quello del fiume Coscile, a sud (nella Calabria settentrionale, provincia di Cosenza), e da una linea che unisce, approssimativamente, il Circeo ad Accumoli a nord-ovest, fino alla strada Taranto-Ostuni a sud-est.

Tra le vocali "atone", i dialetti pugliesi settentrionali hanno mantenuto intatta solo la "a" in posizione protonica; tutte le altre vocali atone risultano ridotte alla vocale indistinta schwa (rappresentata in Alfabeto fonetico internazionale con /ə/ e meno precisamente con "ë"). Le vocali accentate, viceversa, si sono "rotte" in dittonghi che cambiano di città in città: "seta" si può sèïtë in cerignolano, sàete in molfettese e sàite in bitontino o ancora "scopa" diventa scoüpë in cerignolano, scàope in molfettese e scàupe in bitontino. Caratteristica è anche l'assimilazione di /nd/ in /nn/ e di /ld/ in /ll/. Per quanto riguarda il primo caso abbiamo ad esempio: "quando" "quannë", mentre per il secondo abbiamo "caldo" che diviene "callë". Tipico della Puglia è l'esito "sc(i)" dei latini "J-", "-jj-".[5]

Appartengono al ceppo dei dialetti italiani meridionali i seguenti dialetti pugliesi:

Dialetti foggiani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto foggiano.
Dove sono parlati i dialetti foggiani

Il dialetto foggiano è una variante di lingua napoletana parlata sino ad oggi nella Provincia di Foggia. Rientrando nei dialetti pugliesi settentrionali, a loro volta inclusi nel gruppo dei dialetti italiani meridionali, il foggiano può essere considerato una via di mezzo tra il dialetto barese e il dialetto napoletano. Esso influenza anche le parlate di alcuni comuni del sud Molise, dove comunque si avverte l'influenza della lingua albanese importata dai profughi albanesi minacciati dai Turchi Ottomani che avevano invaso e occupato l'Albania. Nel Subappennino Dauno è esistente la comunità di lingua francoprovenzale di Celle di san Vito e Faeto a tutt'oggi parlanti l'antico idioma. Tra i dialetti foggiani più importanti troviamo il Cerignolano, parlato a Cerignola e tutte le frazioni vicine.

Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell'italiano in quanto l'italiano dispone di sette suoni vocalici, mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni ("schwa", vocale muta). Il dialetto riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di I breve si uniscono con quelli di E lunga e gli esiti di U breve con quelli di O lunga, dato comune all'italiano come ad altre lingue romanze.

Dialetto barese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto barese.
Dove è parlato il barese

Il barese è un dialetto che si è costruito gradualmente, modificato dai vari insediamenti di popolazioni straniere susseguitesi nell'area geografica interessata, a partire da quelle spagnole per finire a quelle balcaniche, che ne hanno donato un'inflessione per molti incomprensibile, soprattutto in relazione al livello fonologico dell'analisi linguistica.

Il barese viene parlato grossomodo in tutta la provincia di Bari, in quella di Barletta-Andria-Trani, in alcuni paesi del brindisino (Fasano e Cisternino) e del tarantino (Martina Franca, Mottola, Castellaneta, Ginosa e Laterza) confinanti con la provincia barese. A nord ha zone d'influenza nella provincia di Foggia, dove però si parla il dialetto foggiano che può essere visto come un dialetto barese fortemente influenzato dal napoletano. A ovest si diffonde anche nella provincia di Matera il cui dialetto non presenta evidentissime differenze con quello barese, soprattutto nella cadenza melodica, quindi a sud arriva in prossimità della soglia messapica (una linea ideale che va da Taranto ad Ostuni passando per Villa Castelli e Ceglie Messapica), al di sotto della quale si parla il salentino. Influenze di dialetto barese sono avvertibili anche nella zona settentrionale della provincia di Potenza, precisamente in alcuni comuni del Vulture (Venosa, Rionero in Vulture, Atella, Melfi) e in quelli della zona ofantina (Lavello, Montemilone).

Gruppo di transizione apulo-salentino[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la distinzione tra dialetti pugliesi settentrionali e dialetti salentini segua una linea piuttosto netta che corre al di sotto delle città di Taranto, Villa Castelli, Ceglie Messapica e Ostuni, le varietà dialettali parlate lungo questa demarcazione (indicata spesso con il termine soglia messapica) presentano nel lessico o nei costrutti caratteristiche di transizione tra il dialetto barese e il salentino. Per cui l'ipotesi di classificarli all'interno dei dialetti pugliesi settentrionali, sebbene abbastanza diffusa, non è universalmente accettata.

Fanno parte di questo gruppo di transizione i seguenti dialetti:

Dialetto tarantino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto tarantino.
Dove è parlato il tarantino

Il dialetto tarantino ha la particolarità di essere un idioma comunale, ossia la sua variante più pura è parlata esclusivamente entro i confini della città di Taranto. Esso, tuttavia, influenza significativamente la parte settentrionale dell'omonima provincia formando le varianti delle città di Crispiano, Palagiano, Massafra e Statte. A est del capoluogo, già a San Giorgio Ionico, viene parlato un dialetto salentino di variante brindisina, comune a tutta la zona settentrionale del Salento. A sud, invece, il tarantino influenza significativamente il dialetto di Talsano.

La colonizzazione dei Greci ha lasciato un notevole influsso linguistico, sia dal punto di vista lessicale che morfo-sintattico, nonché un particolarissimo accento che secondo gli studiosi [quali?] doveva corrispondere all'antica cadenza dorica. Questi influssi sono ancora oggi notabili in parole di origine greca[6]. Successivamente la città diventò dominio romano, dando così un tratto più romanzo alla sua lingua e introducendo vocaboli volgari,[7] nonché la circonlocuzione verbale con il verbo scére + gerundio (dal latino ire iendo), e l'affievolimento delle -i- atone. Durante il periodo bizantino e longobardo, la lingua tarantina acquistò un carattere molto originale per l'epoca: le o vengono mutate in ue, le e in ie, ed il vocabolario si arricchì di nuovi vocaboli[8]. Con l'arrivo dei Normanni nel 1071 e degli Angioini fino al 1400, la lingua perse buona parte dei suoi tratti orientali e venne influenzata da elementi francesi[9]. e gallo-italici, come la e muta finale.

Nel Medioevo, la città divenne dominio saraceno con la conseguente introduzione di vocaboli arabi[10]. Nel 1502 Taranto cadde sotto il dominio degli Aragonesi: per tre secoli lo spagnolo fu la lingua ufficiale della città ed entrarono a far parte del vocabolario tarantino altri vocaboli[11]. Nel 1801 la città fu di nuovo sotto il dominio delle truppe francesi, che lasciarono definitivamente la loro impronta linguistica francoprovenzale.

Dialetto cegliese[modifica | modifica wikitesto]

Dove è parlato il dialetto cegliese

Il dialetto parlato a Ceglie Messapica è un idioma irto e arcaico, chiuso in un'enclave, o meglio al discrimine tra diverse aree linguistiche [...] sicché ha goduto nel tempo di una propria insularità che l'ha preservato da contaminazioni massificanti e imbastardimenti consumistici[12]. I vocaboli usati sono nella maggioranza tarantini, ma la sua cadenza rimanda molto spesso al dialetto barese. Nonostante una quasi coincidenza col vocabolario tarantino, si trovano anche vocaboli baresi, ne sono un esempio i pronomi dimostrativi, cusse (questo) e cudde (quello), a differenza del tarantino che li indica con quiste (questo) e quidde (quello). I dialetti dei piccoli centri limitrofi di San Michele Salentino e Villa Castelli[13] derivano direttamente dal cegliese, per cui ne conservano moltissime assonanze e similitudini (le due cittadine furono infatti fondate da contadini e coloni cegliesi ivi trapiantatisi secoli or sono) soprattutto quello castellano.

Autori in dialetto cegliese[modifica | modifica wikitesto]

« A terra mea bbòne, come se disce a le muèrte de case,

c'angore vìvene atturne A terra meje, cu ttanda recuerde d'u tiembe lundane assé. A terra meje, asccuàte cu rragge du sole, cu ll'arsure andiche, A terra meje, totte nu culore de sanghe seccate da sembe A terra mea bbone, A terra meje, toste i sdeggnose sole de cuere, ggelose de chjange, A terra mea vere, a terra jaspra meje!
(La terra mia buona, come si dice ai morti di casa, che ancora vivono attorno [...] La terra mia con tanti ricordi del tempo molto lontano [...] La terra mia, bruciata con rabbia dal sole, con l'arsura antica [...] La terra mia, tutta un colore del sangue rappreso / da sempre [...] La terra mia buona [...] La terra mia buona... La terra mia, dura e sgradevole solo nella spessa pelle, schiva di piangere [...] La terra mia vera, la terra aspra mia) »

(A terra meje, 19-23)

Dialetto ostunese[modifica | modifica wikitesto]

Per molti aspetti il dialetto ostunese è simile al cegliese, pur conservando delle differenze nella pronunzia e nei vocaboli. L'ostunese è caratteristico dell'area del comune di Ostuni, con le dovute influenze nei territori dei comuni limitrofi, come ad esempio Carovigno o Cisternino. Questo dialetto, tuttavia, a differenza del cegliese e del tarantino, presenta analogie più forti con il salentino rispetto agli altri due dialetti.

Gruppo dei dialetti meridionali estremi[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti pugliesi (I) nel sistema dei dialetti italiani meridionali estremi

Il gruppo dei dialetti meridionali estremi (anche chiamato gruppo siciliano) è un insieme di parlate romanze dell'Italia Meridionale con caratteristiche fonetiche e sintattiche comuni, e con esperienze letterarie di prestigio legate agli sviluppi della lingua siciliana.

Tradizionalmente sono ascritti al gruppo siciliano i dialetti del Salento (l'intera province di Lecce, e le parti della provincia di Brindisi e Taranto a sud della soglia messapica), della Sicilia intera e della Calabria meridionale (a sud della Sila).

Occupano grossomodo l'area in cui la colonizzazione greca si è imposta stabilmente sulle popolazioni osco-italiche o messapiche (Velia, Calabria antica, Italia antica), e ha costituito la maggioranza etnica fino alla conquista romana.

Dialetto salentino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto salentino.

Il dialetto salentino è parlato nel Salento, ed in particolare nell'intera provincia di Lecce, nella provincia di Brindisi e nella parte orientale della provincia di Taranto. Appartiene, assieme al dialetto calabrese ed alla lingua siciliana, al gruppo meridionale estremo e si presenta carico di influenze provenienti dalle dominazioni e dei popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: greci, bizantini, longobardi, francesi, spagnoli, albanesi, arabi. In particolare numerosi sono i prestiti dalle altre lingue romanze (spagnolo e francese), mentre importante (ma non decisivo) è l'influsso esercitato dai dialetti ellenofoni che per tutto il Medioevo furono altrettanto diffusi nella regione. Tali parlate diedero vita per secoli ad una sorta di area bilingue, di cui oggi abbiamo ancora testimonianza nell'area della Grecìa salentina.

Dove è parlato il dialetto salentino

La distinzione tra il dialetto barese ed il salentino si ritrova soprattutto nella fonetica: il dialetto pugliese tende a rendere sonori i gruppi latini come nt, nc, mp in nd, ng, mb come le s in z, mentre il dialetto salentino li conserva intatti.

Il salentino si divide in tre zone linguistiche principali:

Minoranze linguistiche in Puglia[modifica | modifica wikitesto]

Minoranza francoprovenzale[modifica | modifica wikitesto]

Nei comuni subappenninici di Celle di San Vito e Faeto resiste una piccola minoranza francoprovenzale, attestata almeno dal 1566: sebbene la sua origine non sia stata accertata, secondo alcune ipotesi potrebbe essere correlata al mancato ritorno in Francia delle truppe chiamate da Carlo I d'Angiò nel 1266 e 1274 per rafforzare la sua guarnigione a Lucera. Secondo un'altra ricostruzione, si tratterebbe invece dei discendenti di una piccola comunità valdese emigrata nel XV secolo per sfuggire alle persecuzioni.

Lingua Arbëresh[modifica | modifica wikitesto]

L'Arbëresh è parlato a San Marzano di San Giuseppe, comune al confine tra le province di Taranto e Brindisi, dove si affianca al locale dialetto, ed a Casalvecchio ed a Chieuti nella provincia di Foggia al confine con quella di Campobasso; ha affinità con la lingua albanese del ceppo tosco. In passato l'Arbëreshë era parlato anche in altri comuni della Provincia di Taranto come Faggiano, Carosino, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, San Crispieri (frazione di Faggiano) e San Giorgio Ionico.

Lingua grika[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Griko.

Il griko è parlato nei comuni a sud di Lecce e dagli antichi insediamenti Greci nella Grecia salentina.

L'area salentina di lingua grecanica comprende nove comuni: Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino. Gli abitanti di questi nove comuni sono poco più di 40.000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ In tal senso Dante: «Apuli quoque, vel a sui acerbitate, vel finitimorum suorum contiguitate, qui Romani et Marchiani sunt, turpiter barbarizant. Dicunt enim Volzera che chiangesse lo quatraro». Dante Alighieri, De vulgari eloquentia, I, XII 7-8.
  3. ^ G. Bertoni (1916), Italia dialettale, Milano, Hoepli, p. 152.
  4. ^ G. I. Ascoli (1882-85), L'Italia dialettale, in "Archivio glottologico italiano", 8, pp. 98-128.
  5. ^ Touring Club Italiano - Guida d'Italia. Puglia, Milano [1978].
  6. ^ Vocaboli di origine greca:
    • celóne > χελώνη (kelóne) [tartaruga];
    • cèndre > κέντρον (kèntron) [chiodo];
    • ceráse > κεράσιον (kerásion) [ciliegia];
    • mesále > μεσάλον (mesálon) [tovaglia];
    • àpule > απαλός (apalós) [molle];
    • tràscene > δράκαινα (drákaina) [tipo di pesce]
  7. ^ Vocaboli di origine latina:
    • dìleche > delicus [mingherlino];
    • descetáre > oscitare [svegliare];
    • gramáre > clamare [lamentarsi];
    • mbise > impensa [cattivo, malvagio];
    • sdevacáre > devacare [svuotare];
    • aláre > halare [sbadigliare]
  8. ^ Vocaboli di origine longobarda:
    • sckife > skif [piccola barca];
    • ualáne > gualane [bifolco]
  9. ^ Vocaboli di origine francese:
    • fesciùdde > fichu [coprispalle];
    • accattáre > achater [comprare];
    • pote > poche [tasca];
    • ndráme > entrailles [interiora]
  10. ^ Vocaboli di origine araba:
    • ghiaúte > tabut [bara];
    • masckaráte > mascharat [risata]
  11. ^ Vocaboli di origine spagnola:
    • marànge > naranja [arancia];
    • suste > susto [tedio, uggia]
  12. ^ Citazione da Albarosa Macrí Tronci.
  13. ^ Angelo Giuseppe Chirulli, Vocabolario del dialetto di Villa Castelli, Martina Franca 2005.

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