Dialetto beneventano

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Dialetto beneventano (Bənəvientànə)
Parlato in Italia
Regioni centri del Sannio più i comuni di Ariano Irpino, Arienzo, Bonito, Casalbore, Cervinara, Roccarainola, San Martino Valle Caudina.
Persone ~
Classifica Non nei primi 100
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Dialetti italiani meridionali
     Campano
         Dialetto beneventano
Statuto ufficiale
Nazioni Italia, e alcune zone dei Balcani e dell'area metropolitana di New York
Regolato da nessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-1 roa (lingue romanze)

Il dialetto di Benevento è un vernacolo che ha subito un'evoluzione in uno spazio ristretto, si affianca ad altri tipi linguistici simili riferibili a uno stesso ceppo e, per fonetica, morfologia e lessico, si differenzia sotto alcuni aspetti dalla lingua napoletana, su cui è basato.

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Nel dialetto beneventano, le vocali finali dei sostantivi tendono a essere mute, come ad esempio la o che diventa una e atona. Gli aggettivi e predicati in -ato o -oso tendono generalmente a mutare la desinenza -uto e -uso. La desinenza dell'infinito dei verbi della 1a coniugazione invece di -are è quasi sempre -ane, come in fravecàne ("lavorare"), stàne ("stare"), parlàne ("parlare"); subiscono troncamento gli infiniti in -ere con -e- tonica della 2a coniugazione e in -ire della 3a, come in cadé ("cadere"), vedé ("vedere"), sentì ("sentire"; spesso anche sente, uguale nella forma alla terza persona singolare dell'ind. presente), morì ("morire"); mentre gli infiniti in -ere con -e- atona della 2a coniugazione perdono l'ultima sillaba: credere, scendere, correre, rompere, dire sono realizzati come crede, scenne (con assimilazione progressiva del secondo elemento del nesso -nd- > -nn-, come nei dialetti meridionali si verifica nel caso di quando > quanno), corre, rompe, dice (evidente la derivazione diretta dalla forma latina dicěre).

  • sòrdo invece di soldo;
  • salmento invece di sarmento;
  • surdə invece di sordo;
  • salda invece di sarda.

Ogni dialetto tende a gravitare intorno ad un centro di irradiazione di innovazione, che coincide in genere con il capoluogo amministrativo o commerciale, mentre le zone periferiche tendono a conservare tratti di relativo arcaismo.[1]

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo giorno dell'anno nella tradizione saticolana (Sant'Agata de' Goti), fin dal mattino di S. Silvestro, piccoli gruppi di ragazzi, per lo più poveri, andavano di casa in casa, specie in quelle più prestigiose, cantando una specie di litania augurale aspettando in cambio dolcetti, fichi secchi, noci, castagne, 'nfrennule ecc. Questi doni venivano raccolti in sacchetti di tela e spartiti tra i ragazzi in parti uguali. Per lo più il gruppetto usava per accompagnare il coro, anche qualche rudimentale strumento musicale a percussione (triccaballacche, tammorre, campanacci ecc.). Il testo ha delle varianti; si preferisce quello trascritto dal prof. Claudio Lubrano, che ha raccolto la memoria di anziani cantori. Il testo:

       SANTU SURIESTE (San Silvestro)
  'A ca' a cient'anne po' padrone 'e casa- (coro) Ammenne
    pe tutti i sui figli                   (coro) Ammenne
    pa mugliera                            (coro) Ammenne
    pi niputi                              (coro) Ammenne
    pe tutta a famiglia                    (coro) Ammenne
   'nzo comme songo                        (coro) Ammenne
  Attacco:
   Santo Surieste oggi è a festa santa
   Racci aurienza che nuie cantamme bbuono
   Oggi è calenne e dimane è l'anno nuovo
   Oggi è a festa santa a santa signuria
   Dio ce la cresce sta bella cumpagnia
   Crisce criscenza e pe l'aria va vulenne
   Va facenno chilli sciusci e tutti li cunusci
   Cunusci a mme, cunusci a tutti li bonomme,
   Chillu bonomme sta 'ncoppa a stu palazze
   'Ncoppa a nu palazze ce stevano doie palumme,
   Uno era 'e oro, l'ate era è argiente,
   Uno e uno doie e pregammo a Santu Surieste,
   Santa Maria che 'n paravise staie
   Scanzace sta casa a'ro viene e a'ro vaie.
   Ristammo o ci ne iamme?
   Ristammo!
  'a cà cient'anne po' padrone 'e casa ecc.(si ripete il ritornello) 
Finché non si ottiene qualcosa.

Piccolo dizionario dialettale Sant'Agatese[modifica | modifica wikitesto]

--Inserire solo vocaboli originali rispetto alla lingua napoletana (nap.), o con diversa grafia o significato.

  • Acchiapparielli o chiapparielli, "capperi"
  • Acchiella, "occhiello, asola"
  • Accungiulillo, accungiulillo, "piano, piano dolcemente"
  • Accummuglià, "coprire qualcosa"
  • Affiettà, "criticare"; Affietto "difetto"
  • Affrunto, "discorso di chiarimento"
  • Àine, "agnello"
  • Ajne,
  • Allaccià, "tagliuzzare con coltello da cucina"
  • "Alluccare", "gridare"
  • Amb(p)ressa, "in fretta"
  • Amfara, "anfora, contenitore per il vino"
  • Ammennula, "mandorla"
  • Ammuttà, "togliere la feccia dal vino"
  • Angella, "anfora per l'acqua"
  • Arciulo, "anfora per l'acqua" (Sannio)
  • Arigne o arigno, "acre, aspro"
  • Arteteche, "irrequietezza" ("tene arteteche" dicesi di colui che non sta mai fermo)(Sannio)
  • Aucertula, "lucertola" (Sannio)
  • Ausilià o ausulià, "ascoltare, dare retta"
  • Bancanicola, "gioco della cavallina"
  • Boffetta (o puffetta), "tavolo per pranzare" o "comò da arredamento"
  • Brebbede, "trottola che non ruota perfettamente"
  • Burdarola, "donna che fa confusione"
  • Cachisso, "caco" (Sannio)
  • Calicchia, "asta di legno, o di ferro, tonda per attaccare il timone del carro dietro i buoi"
  • Carafella, "bottiglia di 1/4 di vino"
  • Caruso, "Testa rapata a zero dei ragazzi"
  • Cascatura, "Setaccio per fagioli, fave ecc."
  • Cat(e)", "secchio per il pozzo"
  • Catella, "ciotola di legno per il sale"
  • Cazzariello, "pasta corta come gnocchetti"
  • Cecatelle, "cicala"
  • Ceccaepecora, "erba, borsa del pastore"
  • Cecene, "contenitore di acqua potabile, con un collo molto stretto"
  • Celiento, "venire da lontano"
  • Centra, "cresta del gallo"
  • Cercula, "lucertola"
  • Chiaccone, "fico non maturo, foglia di fico"
  • Cchiù ncoppolillo, "un po' più su"
  • Chiù sottolillo, "un po' più giù"
  • Chiancarotta, "Donna del macellaio"
  • Chiantaturo, "arnese per piantare piantine da ortaggi"
  • Chiangula, "tavola"
  • Chiastillo, "bambino fastidioso"
  • Chiuvullechea, "pioviggina con nevischio"
  • Ciampa, "piede, zampa"
  • Cicalepre, "gioco del nascondino"
  • Ciciniello, "brocca di coccio con apertura stretta"
  • Cicule, "pezzetti fritti di grasso di maiale"
  • Cinquarend(e), "forcone di ferro a cinque denti"
  • Citrangulo", "arancio amaro" (Sannio)
  • Cod(e), "cuore" (zona di Laiano)
  • Connola, "culla"
  • Conte, metafora di "mestruazione"
  • Cor(e), "vertebre lombari"
  • Corie, "puzza per qualcosa andata a male
  • Cornacopio, "uomo contento delle sue corna"
  • Crai(e), "domani"
  • C(g)ravune, "carbone"
  • Crivo, "staccio"
  • Crocco d' 'o pane, "l'orlo del pane"
  • Che sciumàra!, "che guaio!"
  • Cucce, "coniglio"
  • Cugliuto, "ernioso"
  • Cummatrella, "donnola, faina"
  • Cummatrine, "lucido per scarpe, cromatina"
  • Cunzuprino, "cugino di 2º grado"
  • Cuonzo, "pranzo che si offre in caso di lutto"
  • Cutulizzo, "brividi di freddo"
  • Ciuott(o), "persona grassa"
  • Curolo, "stelo di ginestra per legare ortaggi"
  • Currione, "laccio per le scarpe", "legaccio di sagina per legare ortaggi"
  • Cuzənett(e), "pentola di ferro per friggere"
  • Cuzzett(e), "cervice, zona posteriore del collo"
  • Faugno, "pioggia sottile solitamente "di marzo"
  • Ferrata, "gelata della campagna o delle strade"
  • Fescena, "paniere per ciliege"
  • Fezzula, "cimice verde che emette puzzo"
  • Figliòla, "ragazza"
  • Franfellicche, "bimbo vivace, merce di scarso valore"
  • Fraulo, "flauto" (Sannio)
  • Fresella, "unità di peso di 2,500 gr"
  • Frisina, "misura di 2 kg"
  • Furcatiello, "bidente"
  • Furfulle, "pulviscolo, mosche volanti"
  • Furmalo, "postale o condotta d'acqua"
  • Furmella, "bottone"
  • Gaggia, "acacia"
  • Garofano, "morso utilizzato per portare alla fiera i tori"
  • Ghiorde, "malattia dei cavalli" tenere 'e ghiorde, "essere iperattivo"
  • Gnelleto, "di persona rallentata, stordita, che vale poco"
  • Gnuro nap. "annuro", "nudo"
  • (G)rareca, "gettoni di pianta"
  • (G)uagliella, nap. "guagliona", "ragazza"
  • Gurgunne, "germoglio"
  • Hiore - sciore, "fiore". NB: sciore è vocabolo napoletano.
  • Iardersi/arde, "bruciarsi, bruciare"
  • Inguinaglie, "inguini"
  • Iulo, "gioco per attaccare i buoi al carro"
  • Jallizzo nap. "alizzo", "sbadiglio"
  • Jarde(re), "bruciare"
  • Jenca, "vitellino"
  • Joca. "pietra tonda e piatta per gioco"
  • Jull(e), "pappagorgia"
  • Jumente, "mulo"
  • Jummenta,"giovenca"
  • Lammia, "capanna in campagna per deposito attrezzi agricoli o animali"
  • Laina, "pasta distesa fatta in casa" (sannio)
  • Lanaturo o lainaturo, "mattarello"
  • Langella, "contenitore in creta per acqua potabile"
  • Libbergina, "albicocca" (Sannio)
  • Lignisanto, "cachi"
  • Lilongə, "orologio di torre"
  • Lisandro, "Alessandro"
  • Luschə, "brina"
  • Mac(i)n(a), unità di peso di 1 quintale per le olive"
  • Magliole, "stampelle per claudicanti"
  • Mallardo, mallardone, "caduta di sedere"
  • Mamillo, "lobo dell'orecchio"
  • Mannaro, "artigiano che fa i carri"
  • M(N) appata, "quantità in un involucro" vocabolo anche napoletano.
  • Mbreghera, "chi mette zizzania"
  • Mbecha, "inciucio"
  • Mbicciariellə, nap. "micciariello", "fiammifero"
  • Marangula, "ragno"
  • Marruca, "lumaca" (Sannio)
  • Matarca."madia"
  • Mazzamauriello, "folletto, gnomo o altra figura di fantasia" (Sannio)
  • Menule, "mandorle" (Sannio)
  • Metierə, "in mezzo"
  • Meuza, "pancia"
  • Merula, "merla" (Sannio)
  • Mierulo, "merlo" (Sannio)
  • Mischià, "contagiare"
  • Moggio o moja, "unità di misura per i campi, 3333 mt quadri"
  • Motommo, "ciclomotore o moto" (Sannio)
  • Mpanata, "matassa"
  • Mugne, "broccolo di rapa"
  • Munnato, "sbucciato" (Sannio)
  • Munzoglie, "immondizie"
  • Musera, "Stasera"
  • Naserchie, "narici", nap. "nasecchie".
  • Nghapparielli, "mollette per il bucato"
  • Nennella, "pupilla, anche per occhio"
  • Nfrennula", "specie di biscotto"
  • Ngallimato, "entusiasta"
  • Ngrifat(o),arrapato"
  • Ngugliare, "di pianta che germoglia fuori stagione"
  • Nguaglianuto, "pane o pasta non lievitata bene"
  • Nservaglia, "laccio per far girare la trottola"
  • Nzertare, "non adempiere a un impegno"
  • Nzierto, "innesto"
  • Ojie, "oggi"
  • Pacca. "pasta corta fatta in casa"
  • Pantesino nap. "mantesino", "grembiule"
  • Paranculo, "verricello" (Sannio)
  • Parmasole, "pala per infornare il pane"
  • Parrella, "donna aiutante di muratori"
  • Parsunare, "colono affittuario"
  • Pàst(e) n(a), "grande quantità di frutta sugli alberi"
  • Patino/a, "compare di Cresima"
  • Percatella, "scolapasta"
  • Perzeca, "pesca gialla" (Sannio)
  • Piattàre, venditore di stoviglie"
  • Pica còla, "gazza ladra"
  • Pierzico, "percoca" (Sannio)
  • Pinnele, "pillola"
  • PIrcoche, "pesca"
  • Piscrai, "domani l'altro"
  • Pescrillo, "domani innanzi l'altro"
  • Picuozzo, "monaco inserviente"
  • Pignata, "pentola di terracotta"
  • Piuzo, "pezzertto di legno cilindrico smussato alle estremità usato per il vecchio gioco della Mazza 'e piuzo (nap. "pevuzo")
  • Pezzatora, "sito per porre il pane tagliato"
  • Pinciata, "tettoia"
  • Pinte, "tacchino"
  • Pisaturo, "pestello" vocabolo anche napoletano.
  • Pisciariello, "piccolo rivolo"
  • Pisulillo, "sonnellino" vocabolo anche napoletano.
  • Pizzuco, "cavicchio"
  • Pòcca, "dunque"
  • Preula, "pergola"
  • Prore, "prurito"
  • Puca, "spina di pesce"
  • Pugna, "pezzo di qualcosa"
  • Pullanghelle, "spigola di granoturco lessata"
  • Puparule, "peperoni", "puparuole" in napoletano
  • Pupittole, "pellicine intorno alle unghie"
  • Purale, "Bracciante agricolo a giornata"
  • Purcone, "misura di terreno"
  • Purtiello, "sportello per i bassi (abitazioni) per far luce".
  • Purtualle, "arancia"
  • Purtuso, nap, "pertuso", "buco", vocabolo anche napoletano.
  • Puzzucculo, "arnese per piantare i semi a mano".
  • Quadrana, "ragazza" (zona di Durazzano)
  • Quartara, "recipiente in rame, per contenere l'acqua potabile, adibito anche al trasporto"
  • (G) Ranato, "melograno"
  • Ranogna o Rarogna, "rana" (Sannio)
  • Rasier(e), "braciere"
  • Rasse, "abbondanza"
  • Rasti, "noccioli di cilige usati una volta per gioco"
  • Récane, "origano"
  • Rimpette, "di fronte"
  • Ruazze, "scottature della pelle"
  • Rucea, "pioggia molto sottile"
  • Rucenne,"perdere tempo"
  • Ruschillo, "la prima fetta di una pagnotta di pane"
  • Ruvuoto, "disordine nei cassetti"
  • Saccone, "materasso"
  • Sandella, "Alessandra"
  • Sarma, "basto per muli, asini"
  • Sarricchio, "falcetto"
  • Sbacare,nap. "sbacantà", "svuotare"
  • Sborro", "luogo dove una volta si adunavano i pubblici funzionari"
  • Scanaglià, "indagare, cercare di sapere"
  • Scannatùre, "coltello appuntito, usato per macellare"
  • Scapurrià, "far cenno di no col capo"
  • Scapulà, "finire una giornata di lavoro"
  • Scarcagnàte, "imperfetto, deforme"
  • Scarmanàte, "agitato e sudato"
  • Scaverachiuòve, "sfaticato"
  • Scazzuocchi, "caccole degli occhi"
  • Schaccurià, "sfoltire le foglie specie delle viti"
  • Schiattamuorti, "il becchino" (Sannio)
  • Sciarmato, "Persona nullatenente"
  • Scicchignachə, "scarabocchio illegibile"
  • Sciliaturo, "tavola per lavare i panni"
  • Sciord(a), "diarrea"
  • Scognere, "abbattere" (specie per le noci), "trebbiare".
  • Scurpiglione, "pipistrello".
  • Scurriatt(e), "frusta con fiocco per i cavalli"
  • Sc(u) rz(e) ttone, "manrovescio"
  • Semmenariste, "bottiglione di 2lt di vino"
  • Sgrignuso, "disgustato"
  • Sguasià, "parlare con tono alterato e volgare"
  • Sill(o), "fungo porcino"
  • Silluzzo o selluzzo, nap. "segliuzzo", "singhiozzo"
  • Sore sor', "piano piano, statte sore, stai calmo"
  • Spaccastrummulu, "gioco a spaccare la trottola del perdente"
  • Sponza, "pannocchia"
  • Spruvà, "raccogliere le olive dall'albero"
  • Stànd(e) re, "battenti di porta o balcone"
  • Stoiavucca, "tovagliolo"
  • Straulo, "oggetto che sta sempre tra i piedi"
  • Strizzichea, "piovoggina"
  • strummulu, "trottola in legno con punta in metallo"
  • Straula, "attrezzo trainato dai buoi senza le ruote"
  • Strungon(e), "piccola sega"
  • Suale-suale, "piano piano"
  • Suonn(e), "le tempie" "'na botta 'nde 'e suonne": simile a un ictus
  • Suppigno, "soffitta"
  • Surunto o serunto, "unto"
  • Tacchero, "ciocco di legno, uomo grossolano"
  • Ticche, técche, "piccoli, piccole"
  • Tiest(e), "coperchio di pentola su cui si mette il fuoco"
  • Tirafumo, "camino" (Sannio)
  • Tisciòla, "donna sciatta"
  • Treppete, "treppiedi" usato per appoggiare le pentole sul fuoco del camino (Sannio)
  • Truoccolo, "cercine per il capo"
  • Tummolo, "unità di capacità 40 kg"
  • Tufa, "suono fatto con le mani che imita la sirena delle navi"
  • Tunno, "tavolo tondo per lavorare la pasta fatta in casa" (Sannio)
  • Tuocco e tela, "rotolo di tela di 90 mt"
  • Turdione, "uomo che non parla"
  • Uii, vedi
  • Uc(e)llera, "persona che grida sempre"
  • Uccolo, "buco"
  • Uillo, "arnese usato per sgusciare i legumi secchi" (Sannio)
  • Uornimiento, "guarnizioni per cavalli, asini"
  • Uott(o), "rospo"
  • Us(e)m(e), "odore,fiuto"
  • V(b)allone, "castagne lesse"
  • Vammale, "pertica in legno sagomata usata per appendere il maiale dopo la macellazione" (Sannio)
  • Vavillo, "attrezzo che serve per battere i fagioli sull'aia"
  • Vazial(e), "piattaia"
  • V(e)v(e)rone, "cibo liquido per animali"
  • Vinazzaro, "strumento per pigiare l'uva nel torchio"
  • Vòria, "vento freddo (bora)"
  • Vrularola, "attrezzo per arrostire le castagne"
  • Vuccolo, "lucernaio di cantina"
  • Vucculara, "doppio mento"
  • Vuceller(a), "persona che grido in modo volgare"
  • Vuto, "gomito"
  • Vuzzecutolo, "persona che dice cose fastidiose, con malanimo"
  • Zampittaro, "montanaro"
  • Zanco, "terreno straripato, imbevuto d'acqua (fango)"
  • , equivalente a "Signore", es. Zì 'Ngiulillo, Sig. Angelo; Zì zia: Signora zia. È semplicemente una maniera di riferirsi rispettosamente o affettuosamente ad una persona più anziana. Quest'uso è presente anche a Napoli.
  • Ziccol(e), "zeppa di legno per chiudere un pollaio, o un ovile ecc."
  • Zicculi, "fichi secchi" (Sannio);
  • Zione, "prozìo"
  • Zì peppe, "orinale"
  • Zighitiare, "cigolare"
  • Zinzula, "gazza", "donna che civetta e vuole apparire"
  • Ziro, "orcio grande per l'olio"


  • Ogne hiore c'u favugno ammoscia, per dire che ogni bellezza con le sofferenze avvizzisce.
  • Iè sciutə a gliommero 'a mpanata, si è imbrogliata la matassa, non se ne capisce più nulla.
  • Nun lo porta nesciuna statèra, detto di un uomo, vuol dire che è di grande esperienza, molto navigato.
  • Te pigli à rroba e fai mia fu, mia fo', modo di dire per esprimere la sicurezza del possesso di una cosa donata.
  • Cane de chiazza è trivolo de casa, uomo in ozio è la tribolazione della famiglia.
  • Chiano, mèrola, che la via è petrosa: adagio Biagio, che la via è sconnessa, piena di pietre.
  • Trasene l'anni, trasane 'i malanni, con gli anni sono più facili i malanni.
  • 'U cane mozzeca (morsica) sempe 'u strazzato, il cane morde sempre il pezzente (=persona con abiti lacerati).
  • Mort' 'a criatura nun simmo cchiù cumpari, cessato il benefizio, cessa l'amicizia.
  • Pa' pressa (per la fretta) 'a jatta (gatta) fece 'i figli cecati, non bisogna portar fretta in certe cose.
  • A' robba 'e nfrinfririnì e nfrinfririnfà (roba male acquistata) cumm vene, accussì se ne và (non dura niente).
  • Austə mittə 'a maneca 'u bustə, per dire che il tempo comincia a rinfrescarsi, dopo le prime piogge di agosto.
  • I ciucci fannə asciarrə e i varrilə se scassanə, gli asini litigano e i barili (che portano addosso) si rompono, per dire che quando si litiga, tutto il resto si rovina.
  • Si vuo' partə, partə felice e nun te scurda' 'a valice, se vuoi partire felice, non scordarti la valigia.
  • Chi puzza ne véne, ngulo la téne per dire "gallina che canta ha fatto l'uovo".
  • A mérula cecàta e notte fa u nido per dire di chi scambia la notte per il giorno ovvero di colui che fa di notte le cose che potrebbe fare più comodamente di giorno.

Dialetti della provincia di Benevento[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti dei vari comuni della provincia di Benevento rientrano nel grande filone dei dialetti campani e si rifanno principalmente alla lingua napoletana, a cui somigliano per oltre l'80%. Sono tutti di origine latina, essendo stati i sanniti, antichi abitanti del beneventano, completamente romanizzati. Sono, infatti, nel dialetto pressoché assenti residui della lingua osca parlata nell'antichità. Scarse sono anche le parole di origine longobarda, nonostante il considerevole periodo di dominazione di questa popolazione germanica. Sono invece decisamente superiori le influenze del francese, a seguito delle dominazioni normanne, angioine e napoleoniche, nonché per l'influenza politica della Francia nei secoli recenti. Molto importante è stato l'apporto della lingua spagnola, di cui si trovano segni profondi nei dialetti del beneventano. Essi hanno la caratteristica di una grande variabilità diatopica (geografica), e questo si traduce in notevoli differenze di cadenze e di pronunzia, anche se i significati dei vocaboli, i modi di dire, i proverbi, ecc., sono sostanzialmente gli stessi. È possibile distinguere dalla parlata il comune di origine di due persone, anche se sono originarie di paesi limitrofi.

Ad esempio, il cane viene pronunziato i cuàne a Cusano Mutri e gliù càne a Pietraroja[2], che è il comune più vicino, situato a pochi chilometri. Così la h aspirata iniziale, di origine spagnola, che si trova in molti vocaboli di Pesco Sannita e di Benevento, inizianti con f in italiano, come ad esempio hiùmo per fiume, è sconosciuta nei comuni della Valle Telesina e del Matese beneventano. Su Internet è possibile trovare i dialetti di Pietraroja, di Pesco Sannita e di Solopaca (si veda il Dizionario del dialetto di Pietraroja di Pierino Bello sul sito dell'Istituto linguistico campano[3] e il Dizionario pescolano di Mario D'Agostino sullo stesso sito, entrambi pubblicati anche dalle stesse amministrazioni dei due comuni, e quello di Solopaca di Francesco Salomone)[4]. Attualmente è stato pubblicato anche il Dizionario del dialetto di Cerreto Sannita, realizzato da Elena Cofrancesco, quello di Cusano Mutri, realizzato da Maturo, e di qualche altro comune.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Iamalio. La Regina del Sannio, descrizione coretnografica e storica della Provincia di Benevento. Napoli, Ardia, 1918.
  • Gerhard Rohlfs. Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti. In 3 voll. Torino, Enaudi, 1966-1969.
  • Salvatore De Lucia. Benevento nelle tradizioni popolari. Benevento, , 1975.
  • Manfredi Del Donno. Dizionario storico etimologico di voci dialettali del Sannio beneventano. Napoli, , 1984.
  • Salvatore Nittoli. Vocabolario dei vari dialetti del Sannio, in rapporto con la lingua italiana. Napoli, 1873. Rist. Bologna, 1984.
  • Manfredi Del Donno. Il dialetto di Benevento. , , 1991.
  • Edgar Radtke. I dialetti in Campania. Roma, Il Calamo, 1997.
  • Salvatore Tambascia, Grammatica e lessico del dialetto Castelvetrese, Roma, Il Calamo, 1998.
  • Pietro Maturi. Dialetti e substandardizzazione nel Sannio beneventano. Frankfurt, Lang, 2002.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Iamalio, La regina del Sannio, da pag.85 a pag.88
  2. ^ Folklore di Pietraroja, http://www.prolocopietraroja.it/page3.html
  3. ^ http://www.ilc.it/dizionario_pietraroia.pdf
  4. ^ http://www.luigisalomone.it/u_Ssulupach%E9se.pdf
Benevento Portale Benevento: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Benevento