Lazio meridionale
Il Lazio meridionale (o, impropriamente, basso Lazio) è l'area storica laziale a sud di Roma che comprende parte della Provincia di Roma e le province di Frosinone e Latina.
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[modifica] Storia
La regione fu occupata, a partire dal 2000 a.C. circa, dalla prime popolazioni indoeuropee discese in Italia. I Latini si insediarono nella zona che chiamarono poi Latium vetus. Tale regione comprendeva la parte nord-occidentale dell'antico Latium con a sud-est un confine poco definito geograficamente. Nella più ampia regione verso sud-est, tra gli appennini ed il mare, si stabilirono invece i Volsci, gli Equi, gli Ernici e gli Ausoni. Questa zona eterogenea fu in seguito chiamata dai Romani Latium novum o adiectum, ovvero "aggiunto", perché era un territorio che essi avevano aggregato in seguito alle loro progressive conquiste del V e IV secolo a.C. Si estendeva verso sud fino al tratto del fiume Liris oggi detto Garigliano; secondo Plinio il Vecchio si estendeva anche leggermente più a sud fino a Sinuessa.
Le due regioni storico-geografiche entrarono in seguito a far parte, insieme alla Campania, della Regio prima (più tardi nota con il nome di Latium et Campania) nella suddivisione territoriale e amministrativa stabilita dalle riforme di Augusto. In età imperiale il Lazio era ormai percepito come un'entità unica, mentre restava netta la distinzione rispetto alla Campania, con il confine fissato al fiume Garigliano.
Nell'Alto Medioevo l'area si frammentò sotto l'influenza contrapposta dei Longobardi e dei Bizantini; si vennero definendo in tale epoca lo Stato della Chiesa (i cui patrimonia arrivavano al Garigliano) e la Terra di San Benedetto, realtà che riaggregarono il Latium in due blocchi separati. Si creò così uno dei confini più stabili d'Europa, dato che le due Signorie non avevano motivo di aggredirsi a vicenda, ma anche il più permeabile e il meno militarizzato per via del prestigio papale. Il rinascimento vide la nascita del Ducato di Sora nonché le feroci lotte contro il banditismo.
In epoca normanno-sveva, grazie ad una politica di conquista progressiva, si definì la Terra di Lavoro del Regno di Sicilia; maggiore stabilità si ebbe quando nacque il dipartimento di Terra di Lavoro del Regno di Napoli, con capoluogo Capua fino al 1818 e poi Caserta. Si ebbero scontri di potere, per esempio tra Capua e la sottomessa Cassino in ricerca di maggiore autonomia[1]. Il dipartimento comprendeva l'intera attuale provincia di Caserta, la parte meridionale delle attuali province di Frosinone e Latina, parte dell'agro nolano e le isole Ponziane. Comprese addirittura per quattrocento anni una enclave pontificia: Pontecorvo. La Terra di Lavoro, come tutti i dipartimenti del Regno, era suddivisa a sua volta in Circondari, mandamenti e universitates demaniali e feudali. Sora era capoluogo di circondario, e ospitava gli uffici principali; l'altro capoluogo poi passato al Lazio era Gaeta.
| Per approfondire, vedi le voci Circondario di Sora e Circondario di Gaeta. |
Dopo secolari negoziati tra Papato e Re Borbonici, solo il 26 settembre 1840, Gregorio XVI e Ferdinando II sottoscrissero un trattato di confinazione, che pose termine allo stato di incertezza (per la verità riguardante al massimo poche centinaia di metri "più in qua" o "più in là", ma la linea di confine era "grosso modo" definita da secoli e secoli) in cui versava la frontiera dei suddetti stati, causa di dispute tra le popolazioni. L'apposizione di cippi di confine in pietra avvenne tra il '46 e il '47.
Con regio decreto del 6 dicembre 1926 nacque la provincia di Frosinone, che includeva gran parte del Lazio meridionale, da Velletri al Garigliano; la provincia fu ridotta di dimensioni con regio decreto del 2 gennaio 1927, cedendo alla provincia di Roma la fascia tirrenica e il Veliterno; il 25 gennaio 1934 fu istituita la provincia di Littoria, oggi Latina, scorporando le aree più a sud della provincia di Roma; nel 1970, quando fu istituita la regione Lazio, il Latium riconquistò unità amministrativa, a scapito di quella plurisecolare che era la Terra di Lavoro, ormai completamente frammentata.
Alcuni fanno risalire all'attuale configurazione provinciale il faticoso sviluppo nel Novecento del golfo di Gaeta, del Cassinate e della valle di Comino, a vantaggio delle zone di Latina e Frosinone, poiché queste aree costituiscono le estreme appendici meridionali di due province verticali, con capoluoghi legati nella forte e compatta area d'influenza di Roma. Di conseguenza è stato effettuato un decentramento di alcuni uffici provinciali ed è stato anche avviato l'iter per l'istituzione di nuova provincia, spesso indicata come del Lazio meridionale; attualmente tale iter ha ottenuto un arresto, in attesa di sufficienti fondi che sopperiscano al conseguente aggravio di spesa.
[modifica] Dibattito sull'identità e istituzione di una nuova provincia
Alcuni, sottolineando la continuità storica, identificano il Lazio meridionale con l'intero Latium di epoca classica: una regione delimitata dal fiume Tevere, dal fiume Garigliano, dal mar Tirreno e dalle propaggini degli Appennini verso l'interno. A nord vi era la Tuscia e a sud la Campania. Tale area geografica corrisponde all'antica provincia di Campagna e Marittima e alla parte oggi laziale dell'antica Terra di Lavoro. Il confine tra le due province prima dell'Unità è stato tra i più stabili sulla Penisola.
Alcuni invece identificano con l'area della regione Lazio che fece parte della provincia di Terra di Lavoro una nuova area peculiare. Questa identificazione è sostenuta da quelli che vedono l'attuale struttura provinciale un ostacolo allo sviluppo e da quelli che giudicano gli attuali confini regionali e provinciali una forzatura storica, in particolare gli aderenti alla corrente dei neoborbonici. La provincia del basso Lazio o del Lazio meridionale, però, secondo alcune proposte non includerebbe tutto il territorio ex Regno delle Due Sicilie lasciando esclusa l'area di Fondi.
Tali considerazioni hanno dato luogo a vivaci consensi e a altrettanto vivaci polemiche verso l'attuale suddivisione provinciale e verso i movimenti che invece hanno dato origine al progetto di formazione di una nuova provincia nel Basso Lazio, con capoluogo, in origine, la sola Cassino, poi questa assieme a Formia, e forse anche a Sora. Quando si parla di province, bisogna tener presente la legge italiana le definisce come istituti amministrativi, fondate per scopi pratici di suddivione delle risorse, e senza nessuna pretesa storica-identitaria.
Il confine storico consiste comunque con un confine etnico-linguistico: l'antica linea di confine tra Lazio e Campania, fino al 1870 confine di stato, segna con buona approssimazione anche un confine linguistico tra l'area dei dialetti mediani e quella dei dialetti meridionali, ancorchè sul versante sud si ravvisino (fino al limite del garigliano) talvolta elementi dialettali laziali di probabile substrato, soprattutto nel vocalismo e nella fonetica in genere, ma anche, per quanto riguarda la provincia di Frosinone, nel lessico[2][3].
La fondazione di nuove provincie, come detto, di fronte alla legge ha solo giustificazione pratica, in primis una diversa distribuzione delle risorse sul territorio: i capoluoghi Frosinone e Latina sono molto decentrati rispetto al territorio che amministrano. Molti invece auspicano solo un maggiore decentramento degli uffici provinciali perché la creazioni di nuove amministrazioni locali creerebbe innegabilmente un aggravio di spesa.
[modifica] Sistema Bibliotecario del Lazio Meridionale
Il Progetto Sibilla, Sistema Bibliotecario del Lazio Meridionale, è un'iniziativa dell´Università degli Studi di Cassino e della Regione Lazio[4].
L´Università degli Studi di Cassino, il Sistema Intercomunale Biblioteche Valle del Sacco, l´Associazione Bibliotecaria Intercomunale Valle dei Santi, il Sistema Bibliotecario Sud pontino, la Provincia di Frosinone, la Provincia di Latina e la Biblioteca annessa al Monumento Nazionale dell´Abbazia di Casamari partecipano al progetto con finalità di rendere fruibile ad un più ampio bacino di utenti i volumi raccolti.
Il mezzo in cui si esplica questo servizio culturale è il prestito interbibliotecario tra gli enti coinvolti.
[modifica] Mappe varie
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Filippo Cluverio, Latium Utriusque, 1624
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Abramo Ortelio, Latium, 1595
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Gerardo Mercatore, Latium, 1589
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Pirro Ligorio, Regni Neapolitani verissima, 1570; presenta l'indicazione del Latium novum
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Attilio Zuccagni-Orlandini, Provincia di Terra di Lavoro, metà XIX secolo
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Gennaro Bartoli, Provincia di Terra di Lavoro, 1817
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Giovanni Antonio Magini, Campagna di Roma, fine XVI secolo
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Johannes Ianbonius, Campagna di Roma, Patrimonio di San Pietro e Sabina, XVII secolo
[modifica] Note
- ^ Si faccia riferimento alle voci Cassino e Terra di San Benedetto
- ^ si veda anche i trattati di Graziadio Isaia Ascoli sulla glottologia italiana
- ^ si veda l'introduzione di Francesco Avolio al libro di Renzo Di Bella Suio, borgo medioevale, Grafiche Emmegi 2004
- ^ Il sito ufficiale del Progetto Sibilla
[modifica] Fonti
- Pierre Toubert, Les Structures du Latium medieval: Le Latium meridional et la Sabine du IXe siecle a la fin du XIIe siecle, Roma 1973
- Archivio di Stato di Latina
- Comune di Cassino - Delibera per l'istituzione della provincia nel Lazio meridionale
- Proposta di legge per l'istituzione della provincia di Cassino-Formia-Sora
[modifica] Voci correlate
- Provincia di Frosinone
- Provincia di Latina
- Latium adiectum
- Ciociaria
- Campagna e Marittima
- Terra di San Benedetto
- Ducato di Sora
- Provincia di Terra di Lavoro
- Circondario di Sora
- Lirinia