Vasto

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Vasto
comune
Vasto – Stemma Vasto – Bandiera
Vasto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Luciano Antonio Lapenna (Partito Democratico) dal 30/05/2011 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)Coordinate: 42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)
Altitudine 144 m s.l.m.
Superficie 71,35 km²
Abitanti 40 652[1] (31-01-2014)
Densità 569,75 ab./km²
Frazioni Difenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Piana di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, Codalfa, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Casarza, Villa De Nardis, Zimarino
Comuni confinanti Casalbordino, Cupello, Monteodorisio, Pollutri, San Salvo
Altre informazioni
Cod. postale 66054
Prefisso 0873
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069099
Cod. catastale E372
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti vastesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vasto
Posizione del comune di Vasto all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Vasto all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Vasto[2] (Uaštë in dialetto vastese; Histonium in latino e Istònion, Ιστονιον in greco antico) è un comune italiano di 40 652 abitanti[3] della provincia di Chieti in Abruzzo. È il 7º comune più popolato dell'Abruzzo e il 198º a livello nazionale.

Indice

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Vasto è delimitato a nord dal fiume Sinello, a sud dal vallone di Buonanotte, ad est dal mare Adriatico. Confina con i comuni di Casalbordino, Pollutri, Monteodorisio, Cupello e San Salvo. La città sorge in una zona collinare a 144 m s.l.m. Vasto ha una superficie di 70,65 chilometri quadrati ed è il quarto comune abruzzese per estensione territoriale. La sua costa si estende per 7 km di arenile e 13 km di scogliera. Il promontorio sul quale sorge la città dà origine al Golfo di Vasto, l'unica insenatura tra il Golfo di Ancona a nord e quello di Manfredonia a sud.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Vasto Centro e Stazione meteorologica di Vasto Punta Penna.

Vasto Centro[modifica | modifica wikitesto]

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,1 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,9 °C[4].

VASTO CENTRO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 9,8 11,1 13,7 17,7 22,0 26,3 29,2 29,3 25,8 20,4 15,4 12,2 11,0 17,8 28,3 20,5 19,4
T. min. mediaC) 4,4 4,8 6,7 10,0 13,8 17,8 20,3 20,6 17,8 13,5 9,7 6,8 5,3 10,2 19,6 13,7 12,2

Vasto Punta Penna[modifica | modifica wikitesto]

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,6 °C[5].

VASTO PUNTA PENNA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,4 10,8 13,9 17,1 21,6 25,4 28,1 28,5 25,2 20,6 15,8 12,7 11,3 17,5 27,3 20,5 19,2
T. min. mediaC) 5,0 5,2 7,5 10,2 13,8 17,8 20,3 20,6 18,3 14,4 10,5 7,2 5,8 10,5 19,6 14,4 12,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda vuole che la città fosse denominata Histon da Diomede[6] e che fosse abitata originariamente da tribù provenienti dalla Dalmazia. Di certo, sul territorio attualmente appartenente al comune di Vasto (Punta Penna) si stanziarono, in età imprecisata, i Frentani, che entrarono in stretto contatto con i Sanniti e con le colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia (fra cui Siracusa). I Frentani entrarono definitivamente nell'orbita romana con lo status di foederati (cioè di alleati), fra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. Dopo la guerra sociale, il centro abitato che si era andato formando pochi chilometri a sud di Punta Penna divenne municipio romano, ed Histon fu latinizzato in Histonium.

Dalle invasioni barbariche al secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Caldoresco in Piazza Rossetti

Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente la città decadde, passando in potere prima degli Ostrogoti, poi dei Bizantini e infine dei Longobardi. Entrata a far parte del Ducato di Benevento, fu espugnata e distrutta nell'802 dai Franchi. Tornata, negli anni successivi, ai duchi di Benevento, fu ricostruita come centro fortificato sulle rovine dell'abitato preesistente. Fra il XIII e il XIX secolo fece parte, insieme alla sua regione di appartenenza, del Regno di Napoli (che, dopo l'unione al Regno di Sicilia, passò a denominarsi Regno delle Due Sicilie). In età angioina il paese fu infeudato ai Caldora, passando, subito dopo l'avvento di una dinastia aragonese, ai d'Avalos (fine del XV secolo) che vi costruirono il Palazzo omonimo, in seguito distrutto dai Turchi (XVI secolo).[6] Nel 1710 le fu conferito ufficialmente il titolo di città. Fino all'annessione al Regno d'Italia (1861) fece parte dell'Abruzzo citeriore. Nel 1938, per volere di Mussolini, fu ribattezzata ufficialmente Istonio[7], in omaggio al toponimo latino in uso in età romana, per tornare a denominarsi Vasto nel 1944, dopo la liberazione della città. Nel 1940-1943 sul litorale vastese (Istonio Marina) funzionò un campo di concentramento per antifascisti e slavi.

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno del 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi. Una parte di uno fra i più antichi rioni del centro storico sprofondò a valle, verso il mare. Andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la chiesa di San Pietro, di età medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati.[8] L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili.

Etimologia del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva forse dal termine longobardo gasto o guasto (Gastaldato), suddivisione del territorio durante la dominazione longobarda (iniziata nell'ultimo quarto del VI secolo).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 2 152 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano: Romania Romania 1 021 2,53%

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiese e conventi[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di San Giuseppe.

Il primo impianto risale al XIII secolo. Originariamente, la chiesa conventuale era intitolata a Sant'Agostino, per poi prendere il nome attuale durante il decennio francese. La chiesa fu ampliata nel XIX e nel XX secolo. Della chiesa originaria rimane solo una monofora con conci nel lato nord e dei pochi altri vaghi elementi si può supporre che il coronamento fosse orizzontale. Nel 1895 vi furono dei lavori di ristrutturazione. Negli anni ottanta del XX secolo furono distrutte con cariche di dinamite delle opere nel chiostro. L'interno è a navata unica con transetto. Il campanile consta di mura a scarpa.[10]

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa risale al 1195 quando viene citata in un diploma di Enrico VI come ecclesia Sancte Marie in Guastoaymonis. L'interno è a tre navate con cripta.[11]

Chiesa di Maria Santissima del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Maria Santissima del Carmine (Vasto).

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1656 in seguito ai terremoti e alla peste i Vastesi murarono solennemente una pietra del santuario di San Michele Arcangelo che secondo una visione li avrebbe protetti da quei flagelli sulla porta di Santa Maia. A circa 300 m all'esterno delle mura, su un terreno donato da Francesco Cresci, con vista sul promontorio del Gargano il 19 marzo del 1657 fu iniziata l'edificazione della chiesa, che venne terminata nel 1675, come si legge sopra la porta in una iscrizione latina dettata da Giovanni Palma. San Michele Arcangelo fu acclamato patrono della città, con conferma pontificia ottenuta nel 1827. La chiesa conserva l'altare maggiore in legno, con doratura ad oro zecchino, lavoro di artista veneziano.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Antonio

È sita in Via Adriatica. La costruzione è precedente al 1334. Il convento ha subito la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro. All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo. Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal santo stesso in persona. Giuseppe de Benedictis nel 1759 asserisce che i frati francescani si erano stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della nella cantina. Alcuni studiosi sono unanimi nell'asserire che comunque il convento era antecedente al Provinciale Vastutissimum di fra' Paolino da Venezia e Marchesani la ritiene già ultimata nel 1336 quando vi fu organizzato un Capitolo Provinciale, ma di certo l'organizzazione clericale doveva essere già ben istituita in quanto, una vedova, nel suo testamento volle lasciare la sua casa alla confraternita della Santissima Trinità de' Pellegrini o di Sant'Antonio da Padova per farne un ospedale. Notizie successive asseriscono che in un periodo compreso tra il 1271, periodo del suddetto testamento e la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo la costruzione della nuova chiesa era già a buon punto. Luigi Murolo asserisce che nel 1336 era già ultimata. Tra il 1352 e il 1546 sono attestati alcuni piccoli lavori tra cui un rinnovamento della scuola dalle fondamenta del 1527, la costruzione di una cisterna ed una richiesta ristrutturazione avvenuta tra il 1543 ed il 1544. Al 1549 risalgono altri lasciti. Del 1551 sono i restauri della cappella della Concezione. Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni. Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956. L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.[12]

Ruderi della chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Lucia

Sono siti in Via Adriatica. Risulta già documentato già nell'809 insieme ad altri edifici annessi al monastero. Nell'XI secolo fu feudo dell'abbazia di San Giovanni in Venere come emerge da un documento del 1047. Nel 1195 faceva parte del demanio. Dai ruderi del chiostro è riemerso una protome barbata oggi sita nel museo civico archeologico. Il monastero cessò le sue funzioni nel 1410 quando fu trasformata in chiesa. In seguito, nel 1960, la chiesa fu demolita per via di una frana avvenuta quattro anni prima. Della chiesa rimane la facciata con annesso portale tardo-duecentesco nella cui lunetta vi sono delle raffigurazioni della Madonna col Bambino e della Crocifissione. Ai lati del portale vi sono dei resti di opus reticolatum.[13]

Veduta di Piazza Rossetti con una chiesa

Resti della chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Sono siti in Via Roma sotto le gradinate dell'Arena delle Grazie. La zona occidentale della chiesa è riemersa nella metà degli anni settanta del XX secolo dove sono stati trovati dei frammenti di mosaici. La chiesa era sita alla periferia della città antica presso un incrocio di due strade ortogonali presso le terme e, forse, di un macellum. Lo stile dei muri è simile alle chiese pugliesi settentrionali coeve. L'interno era a navata unica con abside.[14]

Ex convento di Sant'Onofrio[modifica | modifica wikitesto]

È sito in Via Sant'Onofrio. Risale al 1440. Dei restauri alle zone abitative dell'area conventuale hanno portato alla perdita di alcuni fregi, tra cui degli intonaci, dei dipinti, delle decorazioni murarie, dei pavimenti e degli infissi. Presso gli altari delle navate è stato recuperato un ciclo pittorico forse raffigurante degli episodi della vita di Sant'Onofrio. Il convento constava di chiostro mentre la chiesa ha una navata principale ed una piccola navata laterale. La chiesa ha dimensioni ridotte. Nei primi secoli la chiesa forse aveva la volta solamente nella zona absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.[15]

Complesso monumentale di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

È sito in Via di Santa Lucia nel Vallone L'Angrella. Un monastero dedicato a Santa Maria in Valle sito nel Fosso dell'Angrella forse era corrispondente alla chiesa omonima che fu possedimento dell'abbazia di Santa Maria di Farfa. Tuttavia la prima notizia risale al 1276 quando l'abate di Santa Maria di Casanova reclamò al re Carlo I d'Angiò poiché Andrea de Sully esigeva che i pastori del monastero cistercense che transumavano in Puglia il pagamento di un pedaggio per un certo numero di castrati, al rifiuto dell'abate, furono sequestrati gli animali, fu saccheggiata la chiesa, fu sottratto il frantoio della grangia e furono confiscati gli arnesi della imbarcazione con cui venivano portati i viveri per il monastero di santa Maria alle Tremiti. Dal XV secolo fu chiamato grangia di Santa Lucia o monastero o badia di Santa Maria in Valle. Era dotato di una chiesa, di camere e di un pozzo. Nel 1566 fu ricostruito in seguito all'incendio provocato dai turchi. In seguito fu gestito da un priore fino al XVIII secolo. In seguito il territorio del fosso dell'Angrella fu coinvolto da alcune frane e già nel 1794 il monastero non esisteva più ma gli incassi urbani e rurali furono riscossi fino al XX secolo. Attualmente sono visibili i resti dell'insediamento. La chiesa di Santa Lucia annesso al palazzo rurale dei d'Avalos del XVIII secolo è comunicante con i resti della costruzione benedettina attraverso dei campi presso via di Santa Lucia. Il monastero di Santa Lucia è in deterioramento.[16]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria di Punta Penna
  • Chiesa di S. Anna (dedicata alle mamme)[17]
  • Chiesa di S. Francesco da Paola o dell'Addolorata
  • Chiesa della Madonna delle Grazie
  • Chiesa di S. Nicola
  • Chiesa di S. Giovanni Bosco
  • Chiesa della Madonna dei Sette Dolori
  • Chiesa di S. Marco Evangelista
  • Chiesa di S. Paolo Apostolo
  • Chiesa di S. Maria del Sabato Santo (la più recente, eretta nel 2012)
  • Chiesa di S. Filomena
  • Chiesa dell'Annunziata
  • Chiesa di S. Antonio Abate (situata nella frazione di Sant'Antonio Abate)
  • Chiesa di S. Lorenzo (situata nella frazione di San Lorenzo)
  • Santuario di Maria SS. Incoronata (situata nella frazione Incoronata)[18]
  • Chiesa di S. Maria di Pennaluce (situata nella frazione di Punta Penna)
  • Chiesa della Maddalena (situata nell'omonima contrada)
  • Chiesa di Stella Maris (situata nella piazza principale di Vasto Marina)
  • Chiesa di S. Francesco d'Assisi (situata in viale Dalmazia a Vasto Marina)
  • Chiesa della Madonna Addolorata (situata nella frazione di Pagliarelli)

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo D'Avalos[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Palazzo D'Avalos

Il palazzo è stato costruito da Giacomo Caldora, come attesta il primo documento che parla di questo palazzo: è un documento del 1427 che stabislisce un risarcimento dello stesso Giacomo Caldora a dei frati. In seguito fu dei d'Avalos, che non lo utilizzarono mai come residenza. durante l'invasione turca fu messo a ferro e fuoco da Pialy Pascià causa una delle assenze dei proprietari. Il palazzo consta di cortile e giardino, di cui il giardino è stato recentemente restaurato. Il palazzo è su due livelli con tratti neoclassici sulle finestre. Poco o nulla rimane del suo aspetto originario così come del suo antico teatro al suo interno.[19]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei di Palazzo d'Avalos.

Nel suo interno, attualmente è sede del museo archeologico, del museo del costume e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti, tutti artisti abruzzesi e Giulio Aristide Sartorio, .[20]

Altri palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo della Penna

Castelli[modifica | modifica wikitesto]

Castello Caldoresco[modifica | modifica wikitesto]

Castello Caldoresco

Il castello è sito su di un promontorio che domina la costa. Consta di bastioni agli angoli. La parte originaria risale al XIV-XV secolo con trasformazioni attuate nel 1439 da Giacomo Caldora forse nella parte esterna. Nel XV secolo il precedente palazzo venne trasformato in castello dai d'Avalos. Altre trasformazioni sono state fatte da Cesare d'Avalos nel XVIII secolo.[21]

Altri castelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Aragonese, sulla ex statale 16, nei pressi della chiesetta di San Michele. Attualmente è sede di un ristorante.[22]
  • Castello di Miramare, nei pressi della villa comunale in centro. Si tratta di un torrione quadrangolare di colore rosso, con vista sul mare e sul golfo.[23]

Torri[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre di Bassano. La torre è sita in piazza Rossetti.[24]
  • Torre Diomede del Moro
  • Torre di Santo Spirito
  • Resti della Torre Sinello. Sono siti in località Torre Sinello presso la Riserva Naturale di Punta Aderci. Il primo impianto è risalente al XVI secolo. La torre è posta in modo da controllare il porto di Vasto in epoca spagnola. Era in stretto contatto visivo con altre torri poste nelle vicinanze tra cui la Torre di Punta Penna e con quella del Sangro nel comune di Torino di Sangro. Le torri abruzzesi sono state terminate nel 1569.[25]
  • Torre di Punta Penna. È sita in località Punta Penna. Come per la precedente torre, il primo impianto risale al XVI secolo, doveva essere terminata nel 1569 ed era in stretto contatto visivo con le torri limitrofe, a differenza della torre precedente, oltre che con la Torre Sinello era in contatto con la torre di San Salvo. La torre controlla l'insenatura che ospita l'attuale porto di Vasto.[26][27][28]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in onore di Gabriele Rossetti.
  • Monumento a Gabriele Rossetti, nell'omonima piazza del centro storico
  • Monumento all'emigrante, in piazza Belvedere Romani, opera dello scultore ortonese Aldo D'Adamo.
  • Monumento alla Bagnante, collocato sulla scogliera a Vasto Marina.
  • Monumento ai caduti vastesi, in piazza Caprioli.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei di Palazzo d'Avalos.

Oltre al Museo civico archeologico e alla pinacoteca comunale, ospitati nel Palazzo D'Avalos, è presente un museo del costume.

I ruderi di Histonium[modifica | modifica wikitesto]

  • La Piazza Rossetti conserva la forma ellissoidale dell'anfiteatro.[29]
  • In via Cavour sono presenti i ruderi delle cisterne di Santa Chiara realizzate in opus signinum.[29]
  • In Via Adriatica vi sono le terme risalenti al II secolo d.C. suddiviso in tre livelli.[29][30]
  • Presso l'ospedale si trovano alcuni resti murari di un edificio della fine del I-metà del II secolo d.C.[29]
  • In Via V. Lancetti vi sono delle Piccole Cisterne.[29]
  • Presso Via S. e F. Ciccarone vi è un rudere archeologico denominato cappella della Madonna del Soccorso. Da questo luogo proviene la lastra funeraria di Caius Hosidius Veteranus ora posta nel museo archeologico di Vasto.[31]
  • In Via Antonio Bosco 16 vi è un tempietto romano.[32]

Ex campo di concentramento, Politeama Ruzzi, biblioteche e fontane[modifica | modifica wikitesto]

Fianco di un palazzo vastese in stile veneziano
  • Ex campi di concentramento. Sono siti nella Villa Santoro (ex Villa Marchesani) in Via A. Marchesani e nell'albergo Ricci (Ex Villa Ricci) in Corso Zara entrambi a Vasto Marina.[33]
    • Storia: I campi di concentramento di Vasto Marina risalgono all'11 giugno 1940 e su richiesta delle autorità militari ne fu chiesta la chiusura per prevenire atti di spionaggio nell'agosto 1943, ma nell'8 settembre 1943 era ancora funzionante per alcuni prigionieri slavi, comunque dovette funzionare fino alla fine del mese.[33]
    • Staff e capienza: Il direttore, fino al 16 agosto del 1943, era Giuseppe Prezioso, sostituito in seguito dal vice commissario aggiunto di polizia di stato Giuseppe Geraci. Come sorveglianti vi furono 12 carabinieri e come assistente sanitario vi fu Nicola D'Agostino. Furono occupati 181 posti su di una capienza preventivata di 170 persone, tuttavia, su di una precedente nota del 27 aprile del 1940 viene affermato che la capienza stimata sia di 480 persone.[33]
    • Crimini dei gestori del campo di concentramento: Precioso – Prezioso capo del campo di internamento, autore di crimini ad Istonio Marina nel 1941-43, fu ricercato dalla Jugoslavia. Geraci Giuseppe, capo del campo d’internamento, colpevole di crimini nel campo di concentramento di Lipari nel 1941-43, fu ricercato per tortura dalla Jugoslavia. Carincia, membro dello staff del campo di internamento, ha compiuto crimini ad Istonio Marina. Fabriano Pisticci, autore di crimini nel 1943, fu ricercato dalla Jugoslavia.[33]
    • Tipologia internati: anti-fascisti ed italiani ritenuti pericolosi. Da luglio ad ottobre del 1940 a Vasto (allora Istonio) fu confinato Giuseppe Scalarini a cui nel gennaio 2012 la città ha dedicato un'importante mostra alla Pinacoteca di Palazzo D'Avalos. Tuttavia non mancano gli ebrei o persone di origine ebrea come il dottor Herman Datyner, ebreo di nazionalità polacca che fu trasferito in questa prigione da Casoli. In seguito vi furono trasferiti anche vari slavi.[33]
    • Episodi di trasferimento: Mauro Venegoni ed Angelo Pampuri sono stati trasferiti nella colonia delle Tremiti nel gennaio 1941 per atti sovversivi scoperti dal direttore tramite una segnalazione di alcuni internati. Rodolfo Pellicella detto Leonin, operaio antifascista fu trasferito a Ventotene per aver rivolto delle parole, con un tono di voce, accompagnate da una gesticolazione, rivolte a dei carabinieri ritenute canzonatorie. Dopo il 25 luglio 1943 il Ministero dell'Interno, per mancanza di posti liberi in altri campi di concentramento, fa trasferire sono i prigionieri ritenuti più pericolosi fino alla chiusura avvenuta nel settembre successivo.[33]
  • Politeama Ruzzi. È sito in Corso Nuova Italia. Risale al 1931. Una ristrutturazione ha danneggiato l'interno. Durante il ventennio fascista fu edificato il quartiere di Corso Nuova Italia sito fuori del centro storico di Vasto. Il progetto iniziale è del 1906 poi realizzato nel 1924. Molti edifici che si affacciano sul corso alcuni sono in stile neoclassico altri in stile liberty. Il Politeama doveva avere funzioni sociali e culturali oltre che ospitare le riunioni del Partito Nazionale Fascista. Il primo progetto fu disegnato dall'ingegnere Antonio Izzi nel 1927 con linee curve, motivi floreali e le vetrate con bifore e trifore secondo lo stile dell'Art Nouveau. La facciata ha un portico con cinque arcate. Sulle chiavi di volta degli archi a tutto sesto sono incise le iniziali del commissionario Giovanni Ruzzi. Nei piani superiori le lesene hanno varie decorazioni. Alcuni punti dell'architettura richiamano l'accademismo tardo-ottocentesco, ed alcune decorazioni, oltre alla su citata Art Nouveau, allo stile della secessione viennese.[34]
  • Biblioteche:
    • Biblioteca civica G. Rossetti. È sita nella Loggia Amblingh. Fu istituita con la delibera comunale del 29 maggio 1865. Tra il 1865 ed il 1871 fu allestita nel Palazzo Betti, in via anelli, in alcuni locali affidati in comodato d'uso gratuito da Filippo Betti. I primi libri, circa 200, sono stati donati da Federico Bucci e dagli eredi dell'ex sindaco Pietro Muzii. Tuttavia la maggiore donazione fu del convento di Sant'Onofrio, in seguito all'abolizione del convento, del 1899 con circa 800 libri. Nel 1883 il figlio William Michael Rossetti donò il Fondo Rossetti consistente in opere e lettere mentre il pittore Filippo Palizzi donò dei materiali autografi suoi e dei suoi fratelli ed il poeta Romualdo Pantini donò degli scritti concernenti la sua produzione artistica e letteraria, nonché parte del suo epistolario con Giovanni Pascoli. Dopo la prima guerra mondiale la biblioteca fu spostata, in seguito all'acquisizione di un comitato, nella casa natale di Gabriele Rossetti la quale, quest'ultima, nel 1924 venne dichiarata monumento nazionale. In seguito, nel 1929 il palazzo fu donato al comune. In una clausola della donazione si esprimeva che doveva essere costituito un Museo G. Rossetti che, attualmente, non è stato istituito. Del periodo originario del palazzo di G. Rossetti, di cui l'impianto originario è del XV secolo non rimane nulla. Nel 1960 si tenne nella biblioteca una mostra del centenario dell'Unità d'Italia di cui i maggiori cimeli esposti sono: un tricolore, delle insegne del battaglione Vasto durante la guerra d'indipendenza del 1860, documenti e fotografie di caduti, spade, sciabole, pistole, medaglie, un ritratto di Giuseppe Garibaldi realizzato da Filippo Palizzi ed una statua in gesso di Gabriele Rossetti. Nel 1998 parte della biblioteca fu spostata nella casa di Raffaele Mattioli. Nella casa Rossetti è custodito il Fondo Rossetti costituito da circa 22000 volumi, 22 manoscritti (volumi patrii) ed il Lascito Spataro composto da 68 pubblicazioni del XVIII secolo. Nel primo e nel secondo piano di casa Rossetti sono custoditi i faldoni dell'Archivio Storico Comunale con dei documenti che arrivano fino al 1945.[35]
    • Biblioteca civica Palazzo Mattioli. È sita in Corso De Parma. La biblioteca originale fu istituita mediante delibera comunale del 29 maggio 1865, indi, dopo essere stata trasferita a Csa Rossetti nel dopoguerra, fu spostata in parte in Palazzo Mattioli. Il palazzo presenta delle infiltrazioni di acqua piovana per via della presenza di guano di avifauna nei pluviali e nel cortile. Nel 1988 i figli del banchiere ed umanista Raffaele Mattioli donarono al comune il palazzo del loro genitore insieme a 3800 volumi appartenuti al Mattioli stesso. Il palazzo sorge nell'ex "Corsea degli scarpari". La facciata è neo-rinascimentale. Attualmente, dopo la donazione dell'altra biblioteca comunale, questa biblioteca supera le 30000 unità, più un centinaio di stampe e cinquecento spartiti musicali. Recentemente è stato donato alla biblioteca il Fondo Molino composto da 600 volumi oltre a mille opere non ancora inventariate.[36]
  • Fontane:
    • Fonte della Piazza. È sita in Piazza Barbacani ma originariamente si trovava in Piazza Grande, l'attuale Piazza L.V. Pudente da dove fu trasferita nel 1927. È stata edificata nel 1629 su commissione della famiglia d'Avalos. Nel 1839 fu arricchita da un cancello artistico di Nicola Maria Pietrocola ora non più esistente. La fontana consta di una vasca ottagonale realizzata in pietra. Su quattro lati sono inseriti dei mascheroni sempre in pietra. Dei cannelli consentono la fuoriuscita dell'acqua mediante uno stelo decorato con delle sbaccellature e sormontato da una coppa. L'accesso alla fontana è consentito mediante due gradoni.[37]
    • Fonte Nuova. È sita in Via di Porta Palazzo. La fontana fu costruita nel 1814 per canalizzare le acque che sgorgavano presso la cappella della Madonna della Neve. Successivamente fu distrutta dalla frana del 1816. In seguito fu ricostruita nel 1848 mediante ordinanza dell'allora sindaco Pietro Muzii. Il progetto è di Nicola Maria Pietrocola. La fonte è chiamata anche detta Tambelli. È stata recentemente ripulita dalla vegetazione che la ricopriva. Al centro è sito un arco a tutto sesto con delle lesene ai lati. Sopra l'arco della volta è posto un mascherone in pietra. Entro un cancello vi è un ninfeo da cui, mediante un cannello, esce l'acqua che si riversa in una vasca in pietra adibita ad acquario.[38]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni scolastiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune della Città del Vasto sono ubicate le seguenti istituzioni scolastiche:

  • Il Primo Circolo Didattico "Giuseppe Spataro";
  • Il Terzo Circolo Didattico;
  • La Scuola Media "Raffaele Paolucci";
  • La Scuola Media "Gabriele Rossetti";
  • L'Istituto d'Istruzione superiore "Pantini - Pudente" (Liceo Artistico, Liceo Classico, Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Umane);
  • Il Liceo Scientifico "Raffaele Mattioli";
  • L'Istituto Tecnico Industriale "Enrico Mattei";
  • L'Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e Turistico "Filippo Palizzi".

Mass media[modifica | modifica wikitesto]

  • Negli anni ottanta nacque TRSP, canale televisivo di Vasto.
  • Il 16 settembre 2011 Vasto è stata la location del TG LA7 delle ore 20, condotto da Enrico Mentana, presente al congresso nazionale dell'IDV.

Celebrazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1723 si era svolta a Vasto la cerimonia di consegna della collana dell'ordine del Toson d'oro da parte del marchese Cesare Michelangelo d'Avalos al principe Fabrizio I Colonna, su incarico dell'imperatore Carlo VI. I festeggiamenti durarono dal 23 ottobre al 2 novembre. Il principe Colonna giunse a Vasto con un corteo di 186 cavalli riccamente bardati. All'arrivo fu accolto dagli spari e salve dei 57 pezzi di artiglieria del castello, dalle campane suonate a festa e da scoppi di mortaretti. La mattina seguente la cerimonia di consegna si svolse a palazzo D'Avalos: il principe inginocchiato giurò fedeltà all'imperatore e ricevette dal marchese le insegne. La cerimonia fu seguita dal canto di un Te Deum e da spari a salve delle artiglierie del castello e dei fucili e dal festosi scampanii. Dalle finestre del palazzo vennero gettati al popolo vari generi commestibili e dalla fontana davanti alla chiesa di San Giuseppe, venne fatto uscire vino bianco e rosso. Seguirono giochi e fuochi d'artificio e musica, mentre alla finestre del palazzo ardevano torce.

La rievocazione della cerimonia, ideata da Francescopaolo D'Adamo, si svolge ogni anno a Vasto.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il brodetto alla vastese[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione popolare vuole che il brodetto di pesce alla vastese sia nato dal perfetto connubio tra i marinai e gli ortolani di Vasto. Si racconta che anticamente ai marinai veniva data a fine turno una porzione di pesce per la famiglia chiamata "la scaffatte". Era il pesce misto di piccolo taglio, perché quello più costoso veniva venduto sul mercato. Allora la Marina era collegata con la città con due sole vie che passavano in mezzo agli orti. Una era la Costa Contina, non più in uso, che da Porta Palazzo scendeva verso il mare passando in mezzo agli orti fino alla vecchia stazione; l'altra era la "Diritta" che puntava direttamente al mare uscendo a Scaramuzza (Monumento alla Bagnante). Quando i marinai risalivano scambiavano il loro pesce fresco con pomodori e peperoni degli ortolani. Infatti la delicatezza del Brodetto di pesce alla Vastese non sta solo nel pesce fresco ma nei pomodori perfettamente dolci degli orti. Gli specialisti d'estate vanno alla ricerca dei pomodori "mezzotempo" (dolci con molta acqua), d'inverno dei pomodorini "appesi". È d'obbligo, o quasi, il tegame di terracotta che conferisce alla pietanza un particolare sapore.

Il brodetto deve essere preparato solo con pesce fresco misto di piccolo e medio taglio. Ingredienti: 700 gr. di pesce assortito; 300 gr. di pomodori pelati; due spicchi di aglio; un peperone dolce, prezzemolo, basilico,sale. Preparazione: Pulire e lavare il pesce. Versare in un tegame di terracotta l'olio, il peperone, il pomodoro, il prezzemolo, l'aglio, se gradito il basilico o il peperoncino, ed un pizzico di sale. Aggiungere i crostacei (pannocchie) ed i pesci meno teneri. Fare cuocere a fuoco lento, per cinque minuti circa; aggiungere poi gli altri pesci ed in ultimo le vongole. Cuocere ancora per dieci minuti a fuoco lento a tegame coperto, senza mai rimestare. Servire caldissimo. La ricetta di Zí Francisc antica Trattoria di piazza Barbacani a Vasto (Francesco Izzi, già "pesce d'argento" negli anni '60), non prevede pomodori pelati bensì con pelle e esclude categoricamente l'utilizzo del basilico e nel "brodetto" non va mai aggiunta acqua, è lo stesso pesce fresco che rilascia la sua acqua.

Ventricina del vastese[modifica | modifica wikitesto]

Pallotte cace e ove[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un piatto tipico della cucina abruzzese che trova la sua declinazione anche nella cucina vastese. Le "pallotte cace e ove" sono un piatto, come dice lo stesso nome dialettale, a base di formaggio e uova, oltre che di pane raffermo e prezzemolo. Le pallotte vengono cotte nel sugo di pomodoro (con prezzemolo e cipolla). Secondo alcune ricette, prima della cottura nel sugo, le pallotte vengono fritte.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La spiaggia di Punta Aderici con un trabocco

L'elemento maggiormente significativo dell'economia locale è il turismo, con la presenza di 320 000 visitatori ogni estate. Il mare di Vasto ha ottenuto per undici volte il titolo di Bandiera Blu d'Europa, di cui sette consecutive. Inoltre, è presente l'Aqualand del Vasto, il più grande parco acquatico del Centro-Sud d'Italia[39][40][41], assieme alla discoteca Baja Village, considerata la discoteca più importante dell'omonima zona geografica[42].

Pista ciclabile[modifica | modifica wikitesto]

Sul lungomare di Vasto sono già in funzione alcuni chilometri di pista ciclabile. Il tratto realizzato fa parte della costruenda Ciclovia Adriatica, che nelle previsioni, andrà a collegare l'intera costa adriatica con benefici sulla mobilità sostenibile locale, sul turismo e il cicloturismo che a queste latitudini è potenzialmente praticabile durante tutte le stagioni.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Il faro di Punta Penna, il secondo più alto d'Italia.

Fino agli anni '60 l'economia del Vastese era basata essenzialmente su agricoltura, commercio e pesca. I tassi di emigrazione erano molto alti. Fu la scoperta del metano, a Cupello e dintorni, a dare via al processo di industrializzazione. Nel 1962 fu creata la SIV - Società Italiana Vetro spa, (ora Pilkington) con l'intento di utilizzare il metano scoperto in loco; fu costituito il CO.A.S.I.V. - Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale del Vastese per "favorire lo sviluppo economico e il sorgere di nuove iniziative industriali"; e fu anche avviato l'Istituto Tecnico Industriale di Vasto per la formazione dei giovani. Il Consorzio Industriale predispose un piano di sviluppo che prevedeva la creazione di agglomerati industriali a Punta Penna, San Salvo, Val Sinello, Vallata del Trigno. Si faceva leva sul fatto che c'erano i finanziamenti per il Mezzogiorno, la disponibilità di manodopera e buone vie di comunicazione (autostrada, ferrovia, porto). Nel giro di pochi anni attorno alla SIV, che inizialmente dava lavoro a 3500 persone, sorsero tante piccole aziende. Ma il grande impulso venne nel 1972 con l'insediamento della Magneti Marelli (ora Denso), che con i suoi 2000 posti di lavoro determinò il definitivo decollo della zona. Oggi il Comprensorio di Vasto - nonostante la riduzione dell'occupazione - appare come uno dei modelli più riusciti di industrializzazione. La crescita economica ha raggiunto un buon livello. Turismo, agricoltura e servizi hanno beneficiato del "volano" dell'industria.

Aqualand del Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto di spiaggia di Punta Aderci

Pochi chilometri prima di arrivare alla città dalla strada di Casalbordino, dopo la località di Punta Penna, è sito il parco acquatico "Aqualand del Vasto" che si qualifica come "il più grande del Centro-Sud Italia"[43].
Esso contiene numerose varietà di scivoli acquatici, aree naturali da passeggio con fattorie di animali annessa, piscine sia per adulti che per bambini, aree pic-nic, chioschi con cibi e bevande, aree di massaggio e di rilassamento con show teatrali e sale giochi per ragazzi.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio Aragona
  • Stadio "San Paolo" - Zona 167
  • Stadio "San Tommaso" - Vasto Marina
  • Stadio Incoronata
  • Stadio "Ezio Pepe"
  • PalaBCC
  • PalaHistonium
  • Stadio del Nuoto
  • Campo di Volo "G. D'Annunzio"

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La prima squadra di calcio della città è la Vastese Calcio 1902.

La società era nata nel 1902 sotto il nome di "Vastese Calcio S.r.l.", ma fallì alla fine della stagione 1994/1995 dopo la gestione del presidente Armando Scopelliti. Nell'estate del 1997 venne ricostituita con il nome attuale. Militava in Lega Pro Seconda Divisione e nella stagione 2008-2009 in Serie D ha ottenuto 10 vittorie consecutive (le ultime 10 del campionato) stabilendo il record del massimo campionato dilettantistico ed il titolo di campione d'Italia dilettanti, risultati mai raggiunti prima nella storia del club. Nell'estate del 2010 viene radiata da tutti i campionati per debiti pregressi. Giocava le sue partite interne nello Stadio Aragona. Nell'estate 2012, grazie al cambio di denominazione della San Paolo Vasto Calcio, che militava nel campionato di Prima Categoria, è nata l'A.S.D. Vastese Calcio 1902. La nuova squadra che porta i colori biancorossi della città, per la stagione 2012-2013 parteciperà al campionato regionale abruzzese di Promozione.

La squadra vastese di calcio che attualmente partecipa al campionato di maggiore livello è F.C.D. Vasto Marina che milita nell'Eccellenza. La terza squadra cittadina è l'Incoronata calcio Vasto, che attualmente partecipa in Prima Categoria per la stagione attuale.

È presente anche una squadra di calcio femminile, che porta il nome di Pro Vasto Femminile, che milita nella Serie C regionale.

L'A.S.D. Vasto Calcio a 5 è la squadra di calcio a cinque e gioca le sue partite interne al Pala Histonium di Vasto Marina.

Beach Soccer[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Gianima Soccer, attualmente denominata Agenzia Lemme Vasto, è una società sportiva di beach soccer che milita nella serie A organizzato dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ha vinto il campionato italiano nel 2001.

Vasto ha ospitato nel 2005,2006 e 2008 la Coppa Italia beach soccer e nel 2007 è stata tappa del campionato italiano di beach soccer. Attualmente la società è guidata dal presidente Nicola Bellandrini (d. s. anche della Pro Vasto calcio). Lo stadio è situato sul lungomare Duca degli Abruzzi a Vasto Marina.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Vasto è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Ed è stata anche tappa di partenza del Giro d'Italia:

Basket[modifica | modifica wikitesto]

La BCC Vasto la principale squadra di basket della città, che nella stagione 2014-2015 disputerà il campionato di Serie B nazionale. L'attuale presidente è Giancarlo Spadaccini. La squadra è affiliata alla FIP dal 1971. Nel 2011 ha festeggiato il suo 40º anno di attività ininterrotta nella FIP. La squadra del Vasto Basket ha giocato fino alla stagione 1978-1979 nei campionati giovanili, poi nel campionato promozione. Ha partecipato al campionato di Serie C2 nel periodo 1986-1991. Ha conquistato la promozione nella Serie C1 nella stagione 1997-1998 ed è rimasta nella Serie C regionale fino alla promozione in Divisione Nazionale C dell'anno 2010-2011.

Pallamano[modifica | modifica wikitesto]

La "A.S. Pallamano Vasto" è la locale squadra di pallamano, che partecipa al campionato nazionale di serie B, nel girone Abruzzo-Lazio. L'attuale presidente è Mauro Maccione. La squadra è guidata da Michele Bevilacqua e Salvatore Marinucci; Il terreno di gioco è la Palestra Salesiani di Vasto. Pallamano Vasto

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

L'associazione sportiva dilettantistica Vasto Rugby nasce nell'aprile-maggio 2011 per volere di alcuni appassionati, ritrovatisi attorno a un tavolo nello studio legale di Massimiliano D'Onofrio, avvocato vastese di origini aquilane. Dopo poche riunioni preliminari e constatato l'entusiasmo creatosi attorno all'idea della fondazione di una squadra di rugby nella città costiera del basso Abruzzo, 20 soci fondatori hanno firmato lo statuto di costituzione del club. Primo presidente è stato eletto Simone Scaferra, mentre Massimiliano D'Onofrio, oltre alla guida tecnica, ha assunto anche il ruolo di vicepresidente.

Nel mese di maggio 2011 decine di giovani vastesi e dei paesi limitrofi (anche molisani) hanno tentato un primo approccio con la palla ovale, partecipando agli allenamenti programmati al Parco Muro delle lame di Vasto. Due mesi dopo, il 7 luglio 2011, la squadra è stata presentata alla stampa. In quel frangente un gruppo di giovani neorugbisti ha indossato per la prima volta la maglia biancorossa con lo scudo degli Arciglioni, divisa del Vasto Rugby.

Il 9 luglio 2011 il Vasto Rugby ha esordito nel triangolare delle Atessiadi ad Atessa, affrontando i padroni di casa e il Sambuceto. La squadra, pur rimediando due sconfitte di misura, ha trasformato in realtà il sogno di portare a Vasto il gioco della palla ovale.

Nel settembre 2011 il Vasto Rugby decide di iscriversi al campionato di serie C regionale d'Abruzzo e inizia il tesseramento dei giocatori.

Persone legate a Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita da un'uscita a nord della città (Casalbordino - Vasto nord) ed un'altra a sud (Montenero di Bisaccia - Vasto sud) dell'autostrada A14.

È dotata del Porto di Vasto e dalla stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo che effettua collegamenti di media/lunga/breve percorrenza e la stazione di Porto di Vasto per i trasporti regionali.

Il più vicino aeroporto è quello di Pescara, che dista da Vasto circa 60 km ed è collegato alla città per mezzo della A14.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco: Luciano Antonio Lapenna

Data elezione: 30/05/2011 (2º mandato)

Coalizione: Centrosinistra (Partito Democratico, Italia dei Valori, Giustizia Sociale - Buongoverno per Lapenna, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista - Federazione della Sinistra).

Strutture sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni ed eventi[44][modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2014.
  2. ^ Vasto denominazione come riportata nell'omonimo lemma dell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Dato Istat al 31/01/2014.
  4. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT) in Archivio climatico DBT, ENEA.
  5. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT) in Archivio climatico DBT, ENEA.
  6. ^ a b Cenni storici
  7. ^ R.D. 31 marzo 1938, n. 517
  8. ^ Costantino Felice, Vasto. Un profilo storico. Economia, società, politica e cultura, L'Aquila, La Ginestra Editrice, 2001, ISBN 88-8481-001-9
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Chiesa di San Giuseppe
  11. ^ Chiesa di Santa Maria Maggiore
  12. ^ Chiesa di Sant’Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco
  13. ^ Ruderi della chiesa di san Pietro
  14. ^ Ruderi della chiesa di Santa Croce
  15. ^ Ex convento di Sant'Onofrio
  16. ^ Complesso monumentale di Santa Lucia
  17. ^ Chiesa di Sant'Anna
  18. ^ Santuario dell'Incoronata
  19. ^ Autori Vari, Il Palazzo d'Avalos in Vasto, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  20. ^ Autori Vari, I musei in "Il Palazzo d'Avalos in Vasto" pag. 51-83, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  21. ^ Autori Vari, Vasto, il forte in "Guida ai Castelli d'Abruzzo" pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  22. ^ Info sul castello aragonese
  23. ^ Descrizione dalla foto in: Vasto sotto il sole
  24. ^ Autori Vari, Vasto (CH) Il forte in Guida ai castelli d'Abruzzo, pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  25. ^ Resti della Torre Sinello
  26. ^ Torre di Punta Penna
  27. ^ Autori Vari, Descrizione di Torre di Punta Penna nel paragrafo Il Territorio Vastese (CH) in Guida ai castelli d'Abruzzo, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  28. ^ Per informazioni più ampie sulla Torre di Punta Penna consulta il seguente sito di Mondimedievali.net
  29. ^ a b c d e AA. VV., Histonium, resti della città romana in Musei e siti archeologici d'Abruzzo e Molise, Pescara, Carsa edizioni, 2001, p. 124-127, ISBN 88-501-0004-3.
  30. ^ turismovasto sito istituzionale del comune, Parco Archeologico delle Terme Romane. URL consultato il 15 maggio 2014.
  31. ^ Trignosinelloturismo, Cappella della Madonna del Soccorso. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  32. ^ Trignosinelloturismo, Sito Archeologico Tempietto Romano. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  33. ^ a b c d e f Ex campo di concentramento
  34. ^ Politeama Ruzzi
  35. ^ Biblioteca civica G. Rossetti
  36. ^ Biblioteca comunale Palazzo Mattioli
  37. ^ Fonte della Piazza
  38. ^ Fonte Nuova
  39. ^ AQUALAND DEL VASTO - OASIS DISCOTECA AQUALAND DEL VASTO srl - Parchi divertimento ed acquatici - Vasto
  40. ^ Aqualand Del Vasto - Parco Acquatico - Vasto
  41. ^ Golfo d'Oro - Il portale del turismo Vastese
  42. ^ Golfo d'Oro - Il portale del turismo Vastese
  43. ^ http://www.aqualandvasto.com/
  44. ^ Feste e tradizioni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Histonium ed il Vasto" di Vittorio Anelli, Renato Cannarsa Editore
  • "Vasto. Storia di una città" di Costantino Felice, Donzelli Editore, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]