Lama dei Peligni

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Lama dei Peligni
comune
Lama dei Peligni – Stemma
Lama dei Peligni – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Antonino Amorosi (lista civica) dal 28/05/2006
Territorio
Coordinate 42°03′00″N 14°11′00″E / 42.05°N 14.183333°E42.05; 14.183333 (Lama dei Peligni)Coordinate: 42°03′00″N 14°11′00″E / 42.05°N 14.183333°E42.05; 14.183333 (Lama dei Peligni)
Altitudine 669 m s.l.m.
Superficie 31 km²
Abitanti 1 407[1] (31-12-2010)
Densità 45,39 ab./km²
Frazioni Corpi Santi, Fonti Rossi, Vaccarda, Piani Marini
Comuni confinanti Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Fara San Martino, Gessopalena, Pacentro (AQ), Taranta Peligna, Torricella Peligna
Altre informazioni
Cod. postale 66010
Prefisso 0872
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069045
Cod. catastale E424
Targa CH
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti lamesi
Patrono san Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lama dei Peligni
Posizione del comune di Lama dei Peligni all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Lama dei Peligni all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Lama dei Peligni è un comune italiano di 1.407 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa anche parte della Comunità montana Aventino-Medio Sangro e il territorio comunale è compreso nel Parco Nazionale della Majella. Il paese, noto ai naturalisti come il paese dei camosci si trova in un'area floro-faunistica di particolare interesse.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Situato a 669 metri di altitudine, il paese è situato tra il fiume Aventino e le falde del massiccio della Majella. Per collegare le due sponde del fiume si sono costruiti vari ponti, che sono crollati tranne uno, che viene chiamato Ponte di ferro, costruito con i pezzi di legno che venivano usati nella costruzione delle rotaie. Vario si presenta l'ambiente di Lama dei Peligni: si va dalla zona a minor altitudine in cui prevalgono vasti querceti passando per le ripide balze rocciose abitate tra l'altro da scoiattoli, caprioli e cinghiali, sino ai territori pianeggianti posti in alta quota in cui vegetano ad esempio le Stelle alpine appenniniche.

Il paese ospita la prima area faunistica del camoscio d'Abruzzo della Majella e non è raro l'avvistamento di esemplari di questa particolare specie appenninica. Inoltre, il Museo Naturalistico Archeologico "M. Locati", costituito da una sezione naturalistica con diorami, supporti multimediali, pannelli didattici e bacheche espositive, presenta in dettaglio questa specie animale cui è dedicato. Nel museo vi è inoltre una sezione archeologica che raccoglie reperti provenienti dalla valle Aventino e propone un percorso a ritroso nel tempo, dal medioevo alla preistoria.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo è di derivazione pre-latina, provenendo dalla parola "lama" che letteralmente significava "lamatura", cioè "terreno dove l'acqua ristagna"; successiva è da ritenersi l'aggiunta riferita al popolo italico, i Peligni appunto, che si sarebbe spinto sino al territorio del fiume Aventino.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio fu abitato sin dall'epoca preistorica, come testimoniato ampiamente da una serie di pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona e dai resti di un villaggio di epoca neolitica. In "Contrada Fonterossi", proprio nelle vicinanze del sito neolitico, fu rinvenuto, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto "Uomo della Maiella", resto umano di una sepoltura preistorica risalente al 7000-5000 a.C. In età romana, la zona fu abitata dalla tribù italica dei Carecini, di derivazione sannita, distribuita nei centri abitati principali di Cluviae e Juvanum. Il periodo del Medioevo si caratterizzò per la presenza di alcuni ed eremi, presso cui dimorarono asceti e santi; tra i tanti va menzionato il Beato Roberto da Salle, discepolo di Celestino V, alloggiato presso il locale Eremo di Sant'Angelo. Lo sviluppo del paese nel campo della produzione della lana si ebbe a partire dall'epoca rinascimentale.[2]

Il paese fu completamente distrutto da violenti terremoti e nella Seconda guerra mondiale; entrato a far parte della Brigata Maiella, il paese fu liberato dai tedeschi il 31 gennaio 1944. Nei pressi è sita la Grotta del Cavallone in cui Gabriele D'Annunzio vi ambientò La figlia di Iorio.[3]

Luoghi di interesse artistico e naturalistico[modifica | modifica sorgente]

Chiese e luoghi di culto[modifica | modifica sorgente]

Piazza Umberto I e la chiesa dei Santi Nicola e Clemente.
  • Chiesa parrocchiale di San Nicola e Clemente. È sita in piazza Umberto I. L'edificio originario risale al XVI secolo. Un'epigrafe sul campanile attesta che la chiesa è avvenuta nel 1589 nel Settecento sono state aggiunte due finestre sulla facciata per avere più luce. Il portico, sito sul lato destro, è novecentesco. La facciata è rettangolare. Un timpano sovrasta il portale, mentre un rosone è ornato da alcune testine di angelo. Il portico è a sei campate con arco a tutto sesto. Il campanile è a tre livelli scanditi all'esterno da cornice marcapiano. L'interno è a tre navate, una centrale e due laterali. In queste ultime sono presenti altari minori, con rappresentazioni di Santi. Nella navata destra compaiono nell'ordine una nicchia con S. Sebastiano, poi un primo altare moderno con una effigie di Gesù, che ospita il fonte battesimale, coperto da un cassone in legno tardo-gotico e risalente all'Ottocento. Successivamente vi è un altare con la Madonna Addolorata e il Cristo morto, poi un altare con S. Antonio da Padova e infine uno con la raffigurazione del Sacro cuore. Nella navata di sinistra compaiono nell'ordine un primo altare con la Madonna del Rosario, poi un altare con un quadro della Madonna delle Grazie. Successivamente un altare con S. Cesidio, seguito da quello in onore di S. Giuseppe. Per finire vi è una nicchia con S. Gabriele. Su di un parapetto sostenuto da quattro colonne vi è un organo a canne realizzato nel XVII secolo. In fondo a sinistra della navata centrale è situato un pulpito. L'altare maggiore è posto in fondo alla navata centrale, posto al centro del presbiterio ed è illuminato dalla luce della cupola. Dietro l'altare è posta l'urna del Santo Bambino, con al di sotto il tabernacolo.[4]
  • Chiesa di Santa Maria della Misericordia e Convento di Sant'Antonio da Padova. È sito nella località Largo Convento. Il convento è stato fondato nel 1327 da Roberto da Salle: Il campanile è stato realizzato da Roberto Verlengia. La chiesa ha facciata a capanna. Il timpano presenta alcune decorazioni mostranti delle storie di Sant'Antonio. Una statua dello stesso santo è posta sopra il timpano. L'interno è ad un'unica navata. Il campanile è a cinque piani divisi da cornici marcapiano. Il secondo e quinto piano hanno delle bifore con una balaustra. L'annesso convento è sito alla sinistra della chiesa il quale consta di più locali con delle murature in pietra. Agli interni si trovano una croce in rame di maestranze abruzzesi del XIV secolo, una statua della Madonna del XII secolo e dei manoscritti di Sant'Alfonso Maria de' Liguori.[5]
  • Chiesa di San Rocco. È sita presso il laghetto Plebiscito. La chiesa è stata rimaneggiata più volte su un edificio risalente alla metà del XVII secolo. Venne ricostruito nel 1713 dopo il terremoto del 1703, epoca in cui risulta arricchito da argenterie ed arredi sacri. Nel 1802 il campanile venne aggiunto nel 1802. Nel 1933 la chiesa è resa impraticabile per via del terremoto cui si rese necessario un restauro. Nella seconda guerra mondiale che provocò danni all'abside e alla facciata ricostruite negli anni cinquanta. Nel 1994 risale il rifacimento del tetto. Il campanile è a quattro piani scanditi all'esterno da cornici marcapiano. I primi tre piani sono in pietra, mentre l'ultimo è in mattoni mentre gli angoli sono rafforzati da cantonali. L'interno è ad aula suddivisa da quattro campate sostenute da tre coppie di pilastri. L'abside è coperta a vela.[6]
  • Chiesa di San Pietro. È sita sulla strada provinciale per Taranta Peligna. Verosimilmente la chiesa è sorta nel novecento su di un preesistente edificio. La facciata è a capanna con due campanili a vela. La porta è preceduta da una piccola scalinata. Il portale è sormontato da una finestra a sua volta sormontata da un timpano. L'interno, ad aula, conserva un busto in legno raffigurante San Francesco Saverio.[7]
  • Chiesa di San Clemente. È sita su un burrone posto alla periferia del paese. Data la mancanza di fonti non è possibile datare con certezza la fondazione della chiesa, tuttavia una pietra della chiesa riporta il 1529. Il terremoto della Maiella del 1933 e susseguentemente la seconda guerra mondiale fecero abbandonare per sempre l'edificio religioso. La struttura della chiesa è semplice e povera con mura in pietre di diversa forma. La facciata, forse, era a capanna. A fianco del portale erano delle finestre devozionali. A causa della vegetazione rigogliosa che è all'interno non è possibile accedere all'interno.[8]
  • Chiesa della Madonna dei Corpi Santi. È sita nella Contrada Corpi Santi. L'edificio attuale è frutto della ricostruzione, nell'Ottocento, di un precedente edificio distrutto nel terremoto del 1706. Tra i cimeli della vecchia chiesa rimangono una lampada di piombo ed una statua della Madonna. Il coronamento è orizzontale. Un timpano suddivide la facciata in due parti. L'interno è a navata unica con delle cappelle laterali.[9]
  • Grotta Sant'Angelo

Altri monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Palazzo dei Baroni Tabassi.
  • Palazzo Verlengia. È sito in piazza Umberto I. La presenza di un'inferriata barocca fa supporre che l'edificio sia settecentesco. Il palazzo è stato rielaborato nel Novecento. Attualmente il palazzo è abitato solo in parte. Ove l'intonaco è caduto si vedono tracce di muratura. Anche la porta ha una mostra in pietra.[10]
  • Palazzo dei Baroni Tabassi. È sito in piazza Umberto I. La costruzione risale al XVI secolo, susseguentemente l'edificio è stato ristrutturato e rimaneggiato. Il palazzo è su tre livelli separati da cornici marcapiano. La facciata principale ha, negli angoli delle lesene giganti su cui è posta, in alto, una trabeazione. Il portale principale è in pietra sormontato da un arco a tutto sesto. Sopra la cornice del portone vi è lo stemma della famiglia ducale. A fianco del portale principale vi sono altri tre portali a sesto ribassato. Ai piani superiori vi sono finestre e balconi che hanno disposizione di gusto classico.[11]
  • Palazzo Ducale. È sito a piazza Umberto I. Il palazzo fu costruito per volontà dei duchi Di Capua nel Cinquecento. Nel 1756 il palazzo risulta di proprietà dei D'Aquino di Caramanico. Dell'impianto originale resta ben poco salvo qualche pietra cantonale e qualche finestra. Il palazzo è su tre livelli. Il cantonale è costituito da una parasta che è sormontata da un elemento circolare che è sorretto da mensole. La finestra posta su di un cantonale ha una mostra in pietra con dei piedritti con delle decorazioni a motivi floreali impiantati su un davanzale sostenuto da mensole. La cornice sulla quale termina la trabeazione è sostenuta da alcune mensole con decorazione a foglie di acanto. La facciata ha un profilo a scarpa.[12]
  • Fonte Cannella. È sita in via Nazionale Frentana. È una fontana a tre cannelle con due vasche a forma rettangolare poste ai lati. Forse è stata realizzata nel XX secolo su di uno stabile precedente posto su una sorgente. La vasca ha un profilo con modanature ed è sorretta da due piedistalli a volute. La parete di fondo ha una cornice aggettante, sovrastata da un attico più alto nella parte centrale.[13]

Persone legate a Lama dei Peligni[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Del Pizzo (Lama dei Peligni 29 novembre 1896 - ?), poeta dialettale
  • Francesco Verlengia (Lama dei Peligni 14 dicembre 1890 - Chieti 15 dicembre 1967), storico dell'arte, creatore della "Rivista Abruzzese" e direttore della Biblioteca "De Meis" di Chieti

Manifestazioni ed eventi[14][modifica | modifica sorgente]

  • Fino al 17 gennaio: rievocazione delle tentazioni del diavolo a Sant'Antonio abate.
  • 20 gennaio: festa patronale di San Sebastiano.
  • 1ª domenica di maggio: festa in onore della Madonna Addolorata nella contrada Fonterossi.
  • 3ª domenica di maggio: raduno di canoa sull'Aventino.
  • Penultimo sabato domenica di maggio: festa del Santo Bambino di Lama.
  • Ultima settimana di luglio: festival "Aventino Blues".
  • 12-13 agosto: festa in onore di Sant'Antonio.
  • Penultimo sabato e domenica di agosto: festa in onore di San Martino nella contrada Fico San Martino.
  • 1º sabato e domenica di settembre: festa in onore della Madonna di Corpi Santi, nella contrada Corpi Santi.
  • 25-26 dicembre: festa in onore di Santa Barbara.
  • 11 agosto: festa della musica a cura dell'Associazione Culturale Festa della Musica

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[15]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2006 2011 Antonino Amorosi lista civica Sindaco
2011 in carica Antonino Amorosi lista civica Sindaco

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Verlengia, Il pulpito della chiesa di San Nicola in Lama dei Peligni in Rivista Abruzzese, VII, 1954, Pag.107-112.
  • F. Verlengia, Lama dei Peligni: Chiesa di San Nicola. Taranta Peligna: chiesa di San Biagio. Fara San Martino: Monastero di San Martino in Valle in RAAM (Ritrovo Amici Abruzzo e Molise), IV n. 1-4, 1915, Pag. 102-104.
  • F. Verlengia, Note d'arte abruzzese. La prima educazione artistica di Nicola da Guardiagrele: Bomba, il pulpito della chiesa di San Nicola in lama dei Peligni in Annuario del R. Liceo di B. Liceo di Teramo, Teramo, 1923-1924, Pag. 161-172.
  • F. Verlengia, Storia del Convento di Santa Maria della Misericordia in Lama dei Peligni in L'Alba, XII, n 8-9, Lanciano, 10 luglio 1922.
  • F. Verlengia, Nel convento dei MM.OO. di Lama dei Peligni. Le nuove opere in Il Risorgimento d'Abruzzo e Molise, 26 agosto 1923.
  • F. Verlengia, Il convento di Lama. L'eremo da cui uscì un papa in Momento sera, 21 novembre 1947.
  • R. Caprara, Lama dei Peligni nella storia e nella leggenda, Chieti, 1986.
  • F. Verlengia, Note d'arte. Un quadro e una statua di scuola napoletana nella chiesa di San Rocco in Lama dei Peligni in L'Abruzzo letterario,VI n. 3, 1912.
  • F. Verlengia, Il santo bambino di Lama dei Peligni, Lanciano, 1927.
  • Antonio De Nino, Cenno sulla origine di Lama dei Peligni, seguito da alcune memorie inedite in 1° supplemento alla "RASLA (Rivista abruzzese di scienze, lettere ed arti)", XVI, 1901.
  • A. Pezzetta, Lama dei Peligni: Il suo ambiente e la sua storia feudale e comunale, Chieti, 1991.
  • F. Verlengia, Abruzzo monumentale. Un prezioso capolavoro di oreficeria abruzzese in L'Abruzzo letterario, II, n. 3, 1991.
  • A. Pezzetta, Casa rurale, ambiente, agricoltura e società a Lama dei Peligni dal 1700 ai giorni nostri, Montefalcone, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ a b . Il toponimo Lama è anche ricondotto alla forma della montagna, ossia di lama di coltello. Autori Vari, Lama dei Peligni e la sua storia (1ª parte), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  3. ^ Autori Vari, Lama dei Peligni e la sua storia (2ª parte), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  4. ^ Autori Vari, Chiesa di San Nicola e di San Clemente, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  5. ^ Autori Vari, Chiesa di Santa Maria della Musericordia e Convento di Sant'Antonio da Padova, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  6. ^ Autori Vari, Chiesa di San Rocco, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  7. ^ Autori Vari, Chiesa di San Pietro, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  8. ^ Autori Vari, Chiesa di San Clemente, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  9. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna di Corpi Santi, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  10. ^ Autori Vari, Palazzo Verlengia, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  11. ^ Autori Vari, Palazzo Carosi-Tabassi, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  12. ^ Autori Vari, Palazzo Ducale, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  13. ^ Autori Vari, Fonte Cannella, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  14. ^ Autori Vari, Manifestazioni e spettacoli, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
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