San Candido

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San Candido
comune mercato
San Candido / Innichen
San Candido – Stemma
San Candido – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Amministrazione
Sindaco Werner Tschurtschenthaler (SVP) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 46°44′00″N 12°17′00″E / 46.733333°N 12.283333°E46.733333; 12.283333 (San Candido)Coordinate: 46°44′00″N 12°17′00″E / 46.733333°N 12.283333°E46.733333; 12.283333 (San Candido)
Altitudine 1.175 m s.l.m.
Superficie 80 km²
Abitanti 3 172[1] (31-12-2010)
Densità 39,65 ab./km²
Frazioni Monte San Candido, Prato alla Drava, Versciaco (di Sopra, di Sotto)
Comuni confinanti Dobbiaco, Innervillgraten (AT-7), Sesto, Sillian (AT-7)
Altre informazioni
Cod. postale 39038
Prefisso 0474
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021077
Cod. catastale H786
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 4 188 GG[2]
Nome abitanti sancandidini
(DE) Innichner
Patrono san Candido
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Candido
Il territorio comunale
Il territorio comunale
Sito istituzionale

San Candido (IPA:/sanˈkandido/, Innichen in tedesco IPA:/ˈiniçn/) è un comune italiano di 3.175 abitanti della provincia autonoma di Bolzano, nell'Alta Pusteria. È inoltre un comune mercato.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

San Candido è situato nei pressi della sella di Dobbiaco, al di là dello spartiacque alpino, poiché attraversato dal fiume Drava, affluente del Danubio. San Candido e la vicina Sesto sono quindi tra i pochi comuni italiani non facenti parte della regione geografica italiana perché appartenenti al bacino idrografico del Danubio.

Il territorio di San Candido rappresenta l'ultima punta (ad occidente) di diffusione dell'harpfe, un caratteristico essiccatoio del grano costituito da due pali verticali congiunti da pali orizzontali.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il borgo di San Candido, centro religioso dell'Alta Pusteria, si è sviluppato attorno al monastero fondato dal duca Tassilone III di Baviera nel 769 e costruito durante la reggenza del vescovo Arbeo di Frisinga per contrastare gli slavi, allora ancora pagani. Per secoli la dipendenza dal punto di vista ecclesiastico rimase alla diocesi di Frisinga (San Corbiniano), la più antica della Baviera. Gli antichi legami con Frisinga hanno portato nel 2007 a stabilire un gemellaggio tra le due località.[4]

Intorno alla metà del XIV secolo il tentativo di fare del paese un centro commerciale lungo la via per il Cadore e la Carinzia fu contrastato dai conti di Gorizia, che non vollero che si creassero rivalità economiche con la vicina Lienz. San Candido rimase così soprattutto un centro religioso, gravitante attorno alla Collegiata, che nei secoli ha attratto migliaia di pellegrini. Il centro storico è quindi caratterizzato da numerosi luoghi di culto, oltre che da case signorili del XVIII e XIX secolo.[4]

Nella spartizione, nel 1918, del Tirolo fra Austria e Italia, San Candido sarebbe teoricamente dovuto rimanere all'Austria, trovandosi al di là dello spartiacque alpino ma per ragioni militari fu assegnato all'Italia e vi furono costruite due grandi caserme: la Cantore e la Druso, la prima ancora affidata al 6º Reggimento Alpini.

La presenza del confine nella frazione di Prato alla Drava determinò anche la presenza di una nutrita schiera di funzionari italiani: Guardia alla Frontiera (oggi non più esistente), polizia di frontiera, uffici doganali, una stazione di Carabinieri, un Commissariato di Pubblica Sicurezza e una sezione della Guardia di Finanza.

San Candido ha costituito per anni il capolinea della linea ferroviaria che risaliva da Fortezza, mentre i sei chilometri di linea fino al confine, pur trovandosi in territorio italiano, erano gestiti dalle ferrovie austriache. Fino a che vi è stato un rigido controllo doganale, era caratteristica la presenza di treni-corridoio che univano Lienz, nel Tirolo orientale, con Innsbruck, capoluogo del Tirolo settentrionale.[5]

A febbraio 2011 si è verificato un'azione contro il direttore del museo Dolomythos, in quanto accusato di possedere illegittimamente materiale paleontologico.[6][7]

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo è attestato come India nel 769, Intihha nell'822 e Intichingen nel 1070 e deriva forse dal nome di persona latino Indius attraverso una forma *Intica.[8][9] Il nome italiano San Candido (peraltro già da tempo invalso nell'uso) è stato dato, accogliendo solo in parte il suggerimento di Ettore Tolomei (che aveva proposto San Candido alla Drava) da quello del compatrono della collegiata.

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma mostra una torre d’argento merlata alla guelfa su due piani, con portale e saracinesca; sopra il portale uno stemma raffigurante la testa di un moro, coronato di un diadema d’oro, su sfondo azzurro. La torre è posata sul verde della campagna con lo sfondo rosso. Questo genere di raffigurazione ricorda che la località un tempo era sotto il dominio dei vescovi di Frisinga proprietari, dal 769 al 1803, di una vasta area nella regione. Lo stemma fu concesso dal Re Alberto d'Austria nel 1303.[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Edifici religiosi[modifica | modifica sorgente]

La Collegiata di San Candido[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Collegiata di San Candido.

Il complesso della Collegiata di San Candido (Stiftskirche Innichen), considerato il più importante monumento romanico del Sudtirolo,[11] fu costruito a partire dal 1043 sul sito del monastero benedettino fondato nel 769 da Tassilone III di Baviera per convertire gli slavi allora insediati nella zona. Il poderoso campanile e l'atrio con il fonte battesimale precedono il grandioso interno a tre navate, che conserva numerose opere d’arte, tra le quali affreschi di Michael Pacher e il grande Crocifisso ligneo dell'altare maggiore.[12]

Chiesa del Convento dei Francescani[modifica | modifica sorgente]

Il convento dei frati Francescani a San Candido

Il convento è affacciato sul rio Sesto, consacrata a San Leopoldo e costruita a fine Seicento. Con annesso chiostro. La costruzione della chiesa e del convento è fatta risalire, al seguito dell'arrivo dei primi frati francescani, nel 1691. Più precisamente vennero costruiti tra il 1693 e il 1697, quando avvenne la consacrazione delle chiesa da parte del Principe Vescovo di Bressanone e la consegna ufficiale all'ordine. La struttura fu progettata dal frate francescano Vitus Rastpichler proveniente dall'Ötztal, che rispettando la tradizione povera dell'ordine non presenta un alto campanile e poche difficoltà architettoniche e artistiche.[12] Notevole è la biblioteca storica del convento, oggi conservata a Bolzano.[13]

Subito dopo l'accesso principale è dislocata la cappella dedicata a Sant'Antonio. Dalla chiesa originale sono pochi gli oggetti che sono rimasti. Si sono salvati i dipinti degli altari laterali e quelli raffiguranti i santi francescani nella parete sud, mentre gli attuali altari sono opere del periodo del rococò. Tra il 1992 e il 1994 la struttura fu oggetto di uno scrupoloso restauro per riportarla al suo stato originario, facendole quindi ottenere il premio Europa Nostra.[12]

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Parrocchiale di San Michele
  • La Chiesa Parrocchiale di San Michele, originaria del XII secolo con uno stile romanico. Fu rimaneggiata nel 1735 per adattarla allo stile barocco, che dati i molteplici ornamenti può apparire anche come stile rococò. Fu più volte distrutta nella sua storia e della chiesa originale oggi rimane solo il campanile cilindrico. Esternamente la chiesa presenta finestre ad arco con nicchie che custodiscono delle statue e con una grande facciata principale che dà sulla piazza del paese.[12]
  • La Cappella di Altötting e del Santo Sepolcro, a ridosso della linea ferroviaria, edificata dal 1653 dall'oste Georg Paprion dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, come una copia in miniatura del Santo Sepolcro sul Calvario di Gerusalemme, armonizzata ad un edificio precedentemente costruito, che era a sua volta copia della Cappella delle Grazie di Altötting. Si tratta infatti di tre cappelle costruite l'una nell'altra. L'oste dopo il suo primo viaggio riportò come ricordo un osso di Sauro preistorico, che è appeso sul muro dell'ingresso principale, lato interno.[12]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

I Bagni Wildbad di San Candido[modifica | modifica sorgente]

La sorgente sulfurea
I bagni di San Candido

Presso il paese di San Candido si trovano seriazioni rocciose profonde, costituite da filliadi quarzifere, conglomerati, basici, arenarie di Val Gardena e strati di Bellerophon. Da questi ultimi, nei boschi ai piedi della Rocca dei Baranci, a sud del paese, scaturiscono le sorgenti sulfuree e minerali dei Bagni di San Candido (Wildbad Innichen). I Bagni risultano frequentati sin dall'antichità ed appaiono per la prima volta in documenti del XVI secolo.

Nel 1856 il Dottor Johann Schreiber lì ingrandì, facendo nascere un sanatorio. Successivamente sua figlia con il marito, il conte Beckers, ingrandirono i Bagni fino a farli diventare un grande complesso alberghiero, il Grand Hotel Wildbad. Dopodiché i bagni divennero famosi, tanto che vi soggiornarono gli imperatori tedeschi Guglielmo II e Federico e quello austriaco Carlo I. Dopo il passaggio del Tirolo meridionale all'Italia, a seguito della prima guerra mondiale, lo stabilimento andò in declino. Fu messo all'asta negli anni '30, e lasciato all'incuria del tempo. Oggi è rimasta solo la struttura esterna dei Bagni, mentre l'interno del complesso si trova in pessimo stato.

Le sorgenti in realtà sono quattro, ognuna con un sapore diverso: una sulfurea, una ferrosa, la Lavaredo e la Keiserwasser.

Attorno ai Bagni nel 1591 fu costruita una cappella dedicata a San Salvatore, ancora oggi consacrata e ben conservata. La cappella, consacrata nel 1594, era collegata a un eremo che fu soppresso nel 1786 dall'Imperatore Giuseppe II. Già in precedenza comunque vi era al posto della cappella un piccolo luogo di preghiera, che si è fatto risalire all'ottavo secolo. Con tutta probabilità si trattava di un luogo di culto precristiano.[14]

La località è facilmente raggiungibile dal centro di San Candido, dirigendosi verso Sesto, in circa 45 minuti.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

La caserma militare Cantore a San Candido

Nel paese sono ancora presenti due caserme dell'Esercito Italiano: la Druso e la Cantore. La prima è oramai in stato di abbandono, mentre la seconda alloggia ancora parte del 6º Reggimento.

Sacrario militare di San Candido[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacrario militare di San Candido.

Pochi metri fuori dal paese, in direzione di Versciaco, ovvero verso il confine di stato, si trova sulla destra un monumento ai caduti, di forma circolare, a ricordo dei soldati morti durante la prima guerra mondiale.

Società[modifica | modifica sorgente]

Ripartizione linguistica[modifica | modifica sorgente]

La sua popolazione è in maggioranza di madrelingua tedesca:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat informazioni Nr. 38 - 06/2012
85,06% madrelingua tedesca
14,64% madrelingua italiana
0,30% madrelingua ladina

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[15]

Tradizioni e folklore[modifica | modifica sorgente]

La leggenda dei giganti Huno e Hauno[modifica | modifica sorgente]

Il nome in tedesco della Rocca dei Baranci, Haunold, deriva probabilmente dal cognome di un signore, certo Hunolt, proprietario dei boschi sotto la montagna. Esiste tuttavia una leggenda che fa risalire il toponimo alla lotta titanica fra giganti: Il gigante Hauno era a capo di un'orda che devastò la Pusteria e, prima di andarsene a razziare altrove, lasciò un manipolo di truppe presso Sillian a costruire il castello di Hunnenfels (probabilmente l'attuale castello Heinfels). In soccorso dei pusteresi apparve dai boschi un gigante chiamato Huno, che si dichiarò pronto ad aiutare i valligiani ed a espugnare il castello. La guerra fu cruenta e si risolse in una lotta tra i due giganti, dalla quale uscì vincitore Huno. Egli si stabilì sotto la Rocca dei Baranci, costruendo il monastero di San Candido. Dopodiché il gigante fu ucciso dai valligiani con uno stratagemma a causa delle sue esose richieste di cibo.

Questa leggenda è molto cara agli abitanti locali, tanto che è possibile trovare traccia di raffigurazioni dei due giganti in alcune case.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Una foto storica di San Candido dalla guida del TCI del 1935

Biblioteca[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale è intitolata a Peter Paul Rainer, nato a San Candido il 10 agosto 1885 e morto il 2 marzo 1938 a Liberec; fu un apprezzato scrittore di lingua tedesca.

Geografia antropica - Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il comune di San Candido ha tre frazioni:

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'attività economica è stata vivacizzata dalla presenza e dalla crescita di Senfter, azienda leader a livello mondiale per la produzione di speck. Quest'ultima realtà oggi multinazionale con filiali e siti produttivi sparsi per il mondo, era fino agli anni cinquanta poco più della classica macelleria a gestione familiare nella piazza principale del paese.

Lo stabilimento di imbottigliamento di acque minerali Kaiserwasser tiene viva la gloriosa tradizione delle Wildbad (fonti del bosco) di San Candido. L'imperatore Francesco Giuseppe era solito recarsi in villeggiatura a San Candido per degustare l'acqua di queste fonti che è tuttora chiamata Kaiserwasser, per l'appunto, acqua dell'imperatore. Secondo un'altra ricostruzione è stato invece l'imperatore Carlo I d'Austria, ultimo sul trono austriaco, ad avere una preferenza per l'acqua di San Candido.

Il paese, assieme al vicino paese di Dobbiaco, è dotato di un'unica centrale di teleriscaldamento, alimentata dalla combustione degli scarti delle segherie, con grande vantaggio dal punto di vista ambientale.

Molto importante per lo sviluppo economico e turistico è stata la linea ferroviaria e la sua stazione.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il successivo sviluppo è stato prevalentemente turistico, avallato dalla presenza di antiche locande e alberghi, fra cui spicca il Grauer Bär (Orso Grigio) attestato sin dal 1745.[16]

Tra le due guerre San Candido comincia ad essere frequentata da un turismo di élite. Il duca D'Acquarone, ministro della real casa, acquistò un piccolo castello da caccia.

Nel dopoguerra inizia il turismo invernale legato alle piste di sci dei Baranci e del monte Elmo e lo sci di fondo con piste per Sesto, San Candido e Dobbiaco, e da lì a Cortina d'Ampezzo; poi ancora da Monguelfo lungo la valle di Casies e ancora da Valdaora fino ad Anterselva.

D'estate, oltre che come punto di partenza per escursioni ai Tre Scarperi o alle Tre Cime di Lavaredo, San Candido è diventata famosa per l'escursionismo in bicicletta, con la pista ciclabile per Lienz (ciclabile Dobbiaco - Lienz) che ha una discesa di 600 metri di dislivello, accessibile ai più, senza alcun particolare sforzo. La presenza della linea ferroviaria permette il ritorno in treno.

È inoltre possibile discendere sempre in bicicletta, ma in direzione opposta, la val Pusteria, attraverso la ciclabile della Pusteria.

Principali luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Molte mostre, incontri e concerti vengono organizzati periodicamente presso il Centro Culturale Josef Resch.
  • Al Dolomythos (presso il Residence Alpenheim Wachtler) vi è una mostra permanente di fossili e minerali che rievocano la storia geologica delle Dolomiti, i protagonisti della loro scoperta scientifica e le leggende locali legate alle rocce di questa regione.[17]
  • A sud del paese, sopra una collinetta, si trova un bel parco giochi per bambini, ricco di giostre e altre strutture ludiche, immerse in un lariceto.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
nel 1969 Walter Wachtler Sindaco
2005 2010 Josef Passler SVP Sindaco
2010 in carica Werner Tschurtschenthaler SVP Sindaco

Sport[modifica | modifica sorgente]

San Candido è un paese ricco di strutture per lo sport invernale, ma anche per quello estivo. Caratteristica è la pista da sci "Baranci" che arriva fino al paese. Nonostante non sia dotata di molti impianti di risalita, la struttura offre ai paesani e ai turisti un'ottima possibilità di sciare, appena fuori casa.

Fun bob[modifica | modifica sorgente]

La pista di alpine coaster Fun Bob che scende lungo la pista Baranci

Durante l'estate la pista da sci viene sfruttata per installare un alpine coaster, un particolare tipo di scivolo, che è la prima pista da slittino estivo in Alto Adige. Più che slittino si tratta di un bob ancorato a una monorotaia che scende sino al paese. La pista lunga 1,7 chilometri, con pendenze massime del 40%, percorre un dislivello di 314 metri, raggiungendo velocità massime di 10 metri al secondo (all'interno del bob vi è però un limitatore di velocità).

L'attrazione è aperta al pubblico da metà giugno a metà settembre, ed è adatta anche ai bambini più piccoli che possono scendere in braccio al genitore se minori di sette anni.[18]

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Galleria d'immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Harpfe. Zeitschrift für Landeskunde, n. 1, dicembre 2009.
  4. ^ a b Storia di San Candido sul sito comunale
  5. ^ I treni corridoio in discussione
  6. ^ Chiesto il processo per il direttore del museo Dolomythos su Alto Adige
  7. ^ Dolomythos, arriva il super perito su Alto Adige
  8. ^ AA.VV., Nomi d'Italia. Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2004.
  9. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 1, Bozano: Athesia 1995, ISBN 88-7014-634-0, p. 165.
  10. ^ (EN) Heraldry of the World: Innichen-San Candido
  11. ^ Touring Club Italiano: Piccole città, borghi e villaggi. Milano 2006
  12. ^ a b c d e Hochpustertal - vacanze in alto adige, cultura alta pusteria, chiese e cappelle in San Candido
  13. ^ Manfred Schmidt, Die Franziskaner-Bibliotheken Kaltern, Innichen, Signat und Klosterlechfeld, Bressanone, Provinz-Verlag, 2007.
  14. ^ Escursione invernale ai Bagni di San Candido « Alta Pusteria Blog
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Egon Kühebacher, Hotel Grauer Bär: die Geschichte des ältesten Gasthofs von Innichen. Zum Jubiläum des 250jährigen Familienbesitzes, Bolzano-Vienna, Folio, 1995.
  17. ^ Dolomythos - Dolomitenmuseum, Michael Wachtler
  18. ^ Pista da slittino estiva
  19. ^ Michael Edler, Franz Prey: Architetto/Architekt. Con saggi di Sandy Attia e Carlo Calderan, Vienna-Bolzano, Folio, 2009. ISBN 978-88-6299-002-8
  20. ^ Elmar Oberkofler, Peter Paul Rainer, in "Der Schlern" 59, 1985, pp. 657-669.
  21. ^ Johann Ganzinger, Egon Kühebacher, Der Apotheker Johann Stapf in Innichen (Tirol), Pionier einer pharmazeutischen Industrie in Österreich, in «Österreichische Apothekerzeitschrift», 46, 1992, pp. 41-46.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Kühebacher, Egon: Die Hofmark Innichen. Ein Heimatbuch für Einheimische und Gäste, a cura del Festkomitee "1200 Jahre Innichen". Bolzano 1969
  • (DE) Kühebacher, Egon: Kirche und Museum des Stiftes Innichen. Bolzano: Athesia 1993. ISBN 978-88-7014-721-6
  • (DE) Kühebacher, Egon: Das Kollegiatstift zu den Heiligen Candidus und Korbinian von Innichen. In: Dom- und Kollegiatstifte in der Region Tirol, Südtirol, Trentino in Mittelalter und Neuzeit = Collegialità ecclesiastica nella regione trentino-tirolese dal medioevo all'età moderna. A cura di Hannes Obermair, Klaus Brandstätter e Emanuele Curzel, Innsbruck: Wagner, 2006, p. 193-204. ISBN 978-3-7030-0403-2
  • Touring Club Italiano: Piccole città, borghi e villaggi. Milano 2006. ISBN 88-365-4145-3
  • (DEIT) Manfred Schmidt, Die Franziskaner-Bibliotheken Kaltern, Innichen, Signat und Klosterlechfeld / Le biblioteche francescane di Caldaro, San Candido, Signato e Klosterlechfeld (Erschließung Historischer Bibliotheken in Südtirol, 3), Bressanone, Provinz-Verlag, 2007. ISBN 978-88-88118-45-1

Argomenti correlati[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]