Silandro

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Silandro
comune
Silandro
Schlanders (DE)
Silandro – Stemma
Silandro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Amministrazione
Sindaco Dieter Pinggera (SVP) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 46°38′00″N 10°47′00″E / 46.633333°N 10.783333°E46.633333; 10.783333 (Silandro)Coordinate: 46°38′00″N 10°47′00″E / 46.633333°N 10.783333°E46.633333; 10.783333 (Silandro)
Altitudine 720 m s.l.m.
Superficie 115,17 km²
Abitanti 6 025[1] (31-12-2011)
Densità 52,31 ab./km²
Frazioni Corces (Kortsch), Covelano (Göflan), Montemezzodì (Sonnenberg), Montetramontana (Nördersberg), Vezzano (Vetzan)
Comuni confinanti Laces, Lasa, Malles Venosta, Martello, Senales
Altre informazioni
Cod. postale 39028
Prefisso 0473
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021093
Cod. catastale I729
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 435 GG[2]
Nome abitanti di Silandro (IT); Schlanderser (DE)
Patrono santa Maria
Giorno festivo 12 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Silandro
Il territorio comunale
Il territorio comunale
Sito istituzionale

Silandro (Schlanders in tedesco, Solaneres in ladino) è un comune italiano di 6.025 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige.

Capoluogo comprensoriale della Val Venosta, è inoltre un comune mercato.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Silandro è situato in Val Venosta, sulla riva sinistra dell'Adige, e dista circa 40 km da Merano e 70 da Bolzano.

Il paese si trova ai piedi del monte Sole, sul conoide di deiezione del Rio di Silandro (che si situa fra Lasa e Corzes sul fianco sinistro orografica della vallata), e costituisce il centro geografico della Val Venosta.

Il comune comprende all'estremo settentrione le vette dell’Ötztal e confina a meridione con l'imboccatura della Val Martello.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Silandro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Il toponimo nasce nel 1100 come Slanderes (termine di origine indogermanica). L'attuale Schlanders appare per la prima volta nel 1518. Il nome contiene la radice *SAL (ovvero pascolo): al tempo la località doveva essere circondata da umidi prati, Dal 1923 vige il nome funzionale Silandro.

Fino all'anno Mille[modifica | modifica wikitesto]

Altare della chiesa parrocchiale di Silandro
Neolitico - 3500 a.C.
I vari versanti della zona di Silandro sono abitati da pastori e cacciatori nomadi, come testimoniato dai ritrovamenti archeologici.
3200 a.C.
La zona del paese rientra nel sito di insediamento del celebre "uomo delle montagne" Ötzi.
Età del ferro - 600 a.C.
Sul Monte Sole di Silandro sono state rinvenute un’ascia e una falce risalenti a questo periodo, primi indizi di insediamenti umani stanziali e dediti all'agricoltura.
Età del ferro - circa 300 a.C.
Villaggio retico nella Val Venosta[cosa sarebbe?].

Epoca Romana[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca della conquista romana, il territorio era popolato principalmente sulle alture del Monte Sole, giacché il fondovalle era largamente paludoso. Il primo insediamento, sito laddove il Rio di Silandro fuoriesce dall'omonima valle) portava il nome di Slaranusa (ovvero "al fiume dei salici", in celtico). Questa radice etimologica si ritrova anche dopo l'insediamento di tribù germaniche, che trasformò il toponimo in Slanderes.

Poche sono le notizie sullo sviluppo del paese in epoca romana: di certo si sa che esso si trovava sul tracciato della Via Claudia Augusta e faceva parte della provincia Rezia. Verso la fine del VII secolo cadde sotto il dominio dei bavari.

Una certa importanza sembra aver avuto la frazione di Covelano (Göflan): scavi archeologici ivi eseguiti comprovano l'esistenza di una chiesa risalente alla primissima epoca di cristianizzazione delle vallate alpine. Ancora nel tardo Medioevo la parrocchia di Covelano si estendeva fino in Val Senales e nell'Ötztal (quest'ultima oggi parzialmente in territorio austriaco).

15 a.C.
conquista del settore alpino da parte dei Romani, al servizio dell’imperatore Ottaviano Augusto, i cui figliastri Druso e Tiberio, comandanti in capo, soggiogano la stirpe dei Venostes, popolazione autoctona della Val Venosta.
ca. 40 d.C.
costruzione della Via Claudia Augusta, strada commerciale e militare che parte dal mare Adriatico, risale la Val Venosta e finisce ad Augusta, presso il "Vindelicum Augusta". Non è stato accertato il luogo adatto ove la via lambiva Silandro, ma i reperti archeologici (perlopiù monete) suggeriscono che essa transitasse sulla parte sinistra della vallata.
ca. 700 d.C.
rinvenuti i resti di un'abitazione del tempo in localita St. Georg sul Monte Sole

1000 - 1500[modifica | modifica wikitesto]

1077
Prima nomina documentata del toponimo ("… praedium quoddam nomine Slanderes…"), in un documento con cui l’imperatore Enrico IV dona al vescovo di Bressanone Altwin possedimenti nella zona. Sono i tempi della lotta per le investiture tra il papa e l’imperatore: tramite la donazione, l’imperatore si assicura che la zona sia controllata da uomini di sua fiducia.
Ca. 1100
a Silandro e dintorni dominano i signori di Montalban; i signori di Schlandersberg sono loro discendenti collaterali.
1148
il patrimonio di Silandro è nelle mani del conte di Morit-Greifenstein; a seguito di un baratto esso passa al conte Ulrich III di Tarasp.
1170
Per la prima volta si fa menzione della parrocchia di Silandro.
Ca. 1200
esistono due nuclei abitati che influenzano lo sviluppo del comune: la parte attorno alla parrocchia principale e quella attorno alla chiesa di Sant'Ingenuino, inizialmente di proprietà del vescovo di Bressanone (vicino al locale ospedale).
1235
l’imperatore Federico II dona la chiesa di Silandro all’ordine cavalleresco teutonico (probabilmente in precedenza essa era in possesso di potenti aristocratici germanici, i Welfen - Guelfi -). Unitamente alla chiesa, l’ordine cavalleresco si impadronisce anche di varie fattorie attorno a Silandro e stabilisce un controllo sulla vita economica e religiosa di Silandro destinato a durare nei secoli.
1290
i signori di "Schlandersberg" abbandonano la loro residenza a Juval, vicino al torrente Schlandraun, e si spostano nel fortino "Schlandersberg", sul Monte Sole.
1305
fondazione della commenda di Silandro, ad opera dell'ordine teutonico.
1334
i libri di commercio della commenda di Silandro rivelano informazioni su terreni e entrate dell’ordine teutonico di Silandro.
1355
prima nomina documentata della corte di giustizia di Silandro, presieduta dal giudice Egno di Slanders.
1386
Peter von Schlandersberg cade nella battaglia di Sempach contro gli svizzeri.
Ca. 1400
si sviluppano due nuovi centri abitati attorno alla torre di Oris e alla torre di Behaim.
1496
l’imperatore Massimiliano I (1490–1519) compra una casa da tale Sebastian Sennauer, abitante del posto, e la trasforma nella sede della corte di giustizia di Silandro.
1499
guerra in Engadina. Gli svizzeri vincono la battaglia della Calva a Glorenza e incendiano alcuni paesi della Val Venosta, ivi compreso Silandro.

1500 - 1800[modifica | modifica wikitesto]

1505
riconsacrazione della parrocchia di Santa Maria Assunta, che presenta un campanile cuspidato alto 92 metri (la torre più alta dell'Alto Adige). La costruzione tardogotica è realizzata sotto la guida del capomastro Oswald Furter di Laces.
1525
Guerra dei contadini: anche i contadini di Silandro si ribellano contro l’autorità.
1529
il famoso anabattista Georg Blaurock, calato dalla Svizzera, sosta a Silandro e fa proselitismo.
1556
Silandro diventa centro del movimento anabattista: un tale Hans Pürchner diventa priore di un nutrito gruppo affiliato, che viene spietatamente perseguitato.
1561
l’anabattista Balthasar Dosser viene imprigionato a Silandro, poi deportato e giustiziato a Innsbruck per le sue idee sociali rivoluzionarie.
Ca 1590
apre una prima scuola ove si insegna a leggere, scrivere e contare.
1600
i conti Hendl edificano il castello di Silandro.
1635
arriva la peste; a Silandro e dintorni muoiono 1600 persone.
1643
edificazione del monastero dei Cappuccini, che nel 1644 costruiscono anche un ospizio.
1652
edificazione del palazzo Heydorf.
1695
i conti Hendl edificano il palazzo Schlanderegg.
1703
gli Schützen di Silandro si mobilitano contro l’invasione dei bavaresi.
1720
ristrutturazione del palazzo Plawenn, allora noto come Friedenthurn.
1731
esondazione del torrente Schlandraun: trenta edifici vengono distrutti o danneggiati gravemente.
1732
ripristino degli argini del fiume Schlandraun, che viene altresì deviato in un nuovo alveo.
1755
i signori di Schlandersberg si estinguono nel ramo maschile.
1759
ristrutturazioni in stile barocco della parrocchia di Silandro; il pittore Joseph Mölck affresca l'interno.

1796 - 1919[modifica | modifica wikitesto]

1796
prima invasione francese; gli Schützen di Silandro si mobilitano per la difesa del confine.
1799
minaccia militare da parte dei francesi nell’ambito della seconda guerra di coalizione; in tale occasione anche gli Schützen di Silandro pregarono il Sacro Cuore di Gesù per protezione delle loro terre.
1804
fondazione della banda musicale di Silandro.
1805
in quanto facente parte del Tirolo, Silandro viene annesso alla Baviera.
1809
Martin Teimer (1778–1838) proclama a Silandro la rivolta contro il presidio bavarese-francese. Matthias Purtscher, professore, diventa l’aiutante del comandante in capo Andreas Hofer. Joseph Daney (1782-1826), prete di Silandro, si unisce alle rivolte, ma si distanzia dal comando della ribellione.
1811
l’ordine teutonico viene espulso da Silandro per ordine dei bavaresi; la commenda diventa sede della corte di giustizia reale bavarese di seconda classe.
1812
Silandro diventa sede di decanato.
1825
i distretti giudiziari di Silandro e Castelbello vengono uniti e nel 1826 viene istituito il tribunale.
1859
la presenza del confine con il Regno di Sardegna (dal 1861 Regno d’Italia), che passa sul passo dello Stelvio, costringe Silandro a dotarsi di una guarnigione.
1860
la commenda tedesca diventa sede della canonica; la corte di giustizia viene trasferita nel castello di Silandro.
1860
fondazione del coro maschile di Silandro.
1873
fondazione della prima cassa di risparmio comunale a Silandro.
1875
fondazione dei vigili del fuoco volontari di Silandro.
1880
a Silandro si disloca una compagnia di Kaiserjäger.
1901
a seguito dell’esonero decretato dall’imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria, Silandro diventa sede della unità amministrativa "Bezirkshauptmannschaft". Da lì in poi Silandro diviene il centro politico e amministrativo della Val Venosta.
1906
costruzione e apertura della ferrovia della Val Venosta. La frutticoltura assume una grande importanza nell'economia locale. Silandro viene elevata al rango di borgata.
1915
1050 Schützen di Silandro difendono il loro paese alla frontiera dell’Ortles.
1918
dopo l’armistizio della Prima guerra mondiale, truppe italiane marciano su Silandro.
1919
Silandro è annesso, assieme alla regione Trentino-Alto Adige, al Regno d'Italia

1920 - 1945[modifica | modifica wikitesto]

Una cartolina degli anni trenta raffigurante la caserma Druso in costruzione.
1923
sotto il fascismo, Silandro diventa una sottoprefettura.
1928
Silandro diventa sede comunale. Il territorio, oltre al centro principale, comprende anche le frazioni di Corzes, Govelano, Monte Tramontana, Monte Sole e Vezzano. Il comune riceve un proprio stemma. Vi risiedono 4000 abitanti.
1936
costruzione della caserma Druso.
1939
è l'epoca delle opzioni in Alto Adige. Su 3.333 abitanti tedeschi, 3.155 (94,9 %) scelgono di emigrare in Germania, 178 optano per l’Italia e accettano l'assimilazione culturale.

1946 - oggi[modifica | modifica wikitesto]

1946
nasce la cooperativa frutticola GEOS, che con il passare del tempo diventerà la più grande dell’Alto Adige.
1958
costruzione dell’ospedale di Silandro. Il primo direttore sanitario è il primario dottor Hans von Elzenbaum. Nasce l'associazione dei volontari donatori di sangue Val Venosta.
1962
Silandro diventa sede della comunità comprensoriale della Val Venosta.
1966 e 1967
edificazione delle scuole superiori: istituto tecnico commerciale e ginnasio.
1996
costruzione della zona pedonale; la strada principale nel nucleo paesano viene chiusa al traffico. Inaugurazione del centro culturale "Karl Schönherr".
2008
il comune di Silandro conta 5.932 abitanti, nel centro principale risiedono 3.445 persone.

Lo stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma raffigura, su uno sfondo blu, tre punte grigio-argentate trasversali, digradanti da destra a sinistra. Esso era il simbolo dei signori di Schlandersberg, che risiedettero dal 1200 al 1771 nel castel Schlandersberg, dominante il centro abitato. Lo stemma fu rilevato dal comune di Silandro nel 1928 e l'adozione fu ratificata da un decreto reale.[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 fu edificata la caserma "Giovanni Cecchin", la prima del genere in Alto Adige dopo l'annessione all'Italia. In questa caserma alloggiarono alpini e artiglieri. Negli anni 1935-1937 tuttavia Benito Mussolini ritenne fosse necessario aumentare le forze armate dislocate nelle zone di frontiera, pertanto ordinò la costruzione della nuova caserma "Druso".

La caserma Druso fu costruita nel 1936 e inaugurata nel 1937 alla presenza del principe ereditario Umberto. Qui, nel secondo dopoguerra, fu posto di stanza il Gruppo artiglieria da montagna "Bergamo", armato con cannoni 105/14. Dopo la sua dismissione, la caserma venne riattata per alcuni anni in alloggio per profughi e poi in sede della sezione locale dell'ANA.

Sempre a Silandro esisteva un'altra caserma, risalente al periodo austro-ungarico, nei pressi dell'incrocio con la strada statale[incrocio di cosa?]. Dopo l'annessione all'Italia l'edificio della caserma in un primo momento ospitò i Carabinieri, per poi essere riattata ed accogliere un asilo, una scuola in lingua italiana e una scuola di musica.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat Censimento della popolazione 2011 - Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - giugno 2012
94,66% madrelingua tedesca
5,19% madrelingua italiana
0,14% madrelingua ladina

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Cultura e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Municipio di Silandro
Casa culturale "Karl Schönherr" di Silandro

Sternsingen[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni antecedenti il 6 gennaio (solennità dell'Epifania e dei Re Magi) è usanza che gli Sternsinger ("cantori della stella") girino di casa in casa per portare il messaggio di pace di Gesù Cristo e cantare delle canzoni. Contestualmente raccolgono soldi per progetti sociali nel terzo mondo. Prima di concludere la visita in una casa, essi tracciano con il gesso le tre lettere C + M + B (che sono le iniziali della frase latina Christus mansionem benedicat, ovvero Cristo benedica questa casa) sullo stipite della porta.

Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno di martedì grasso nel centro di Silandro si tiene il corteo delle maschere di carnevale, che passa attraverso il centro del paese, animato dai circoli culturali locali.

Scheibenschlagen[modifica | modifica wikitesto]

Una delle usanze più antiche è lo "Scheibenschlagen": nella prima domenica di Quaresima dell‘anno, diversi dischi di betulla o pino silvestre vengono trasportati su un versante esposto delle montagne circostanti. Al calare del sole i dischi vengono infilzati su bastoni di nocciolo, incendiati e lanciati giù per la montagna, tra varie grida e litanie. Scopo di questa usanza è "cacciare" l‘inverno.

Palmesel[modifica | modifica wikitesto]

Nella domenica delle palme è uso che gli abitanti si sveglino di buon ora; l'ultimo a farlo viene schernito e chiamato "Palmesel" (ovvero asino delle palme).

Herz Jesu[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1796 i tirolesi promisero, in vista del pericolo francese sotto Napoleone, di affidare la loro patria a Gesù e di onorarlo ogni anno in cambio della salvezza. Il capitano Andreas Hofer e i suoi luogotenenti rinnovarono questa promessa prima della battaglia del Bergisel[5] contro i francesi, avvenuta la prima domenica dopo la solennità del Corpus Domini (la cosiddetta Domenica del cuore di Gesù). Tale battaglia fu vinta dai tirolesi, che consacrarono tale domenica come un giorno di festa.

Per ricordare l'evento, ogni anno vengono accesi i monumentali Herz-Jesu-Feuer in cima alle montagne (nel caso di Silandro sul Nördersberg e sul Monte Sole).

Il corteo di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno di San Martino, al calare del sole, i bambini dell'asilo, accompagnati dalle maestre, fanno un giro per il paese con delle lanterne alla mano. Questa usanza serve a ricordare San Martino, che divise il suo mantello con un povero.

Krampus[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 dicembre è denominato "giorno del diavolo" (Tuifltog). Al pomeriggio, circa 85 giovani uomini corrono per le vie del borgo divisi in gruppi, mascherati da diavoli (Krampus) e imbrattati di lordura puzzolente. I giovani si organizzano in cortei e lavorano per mesi alle loro maschere e ai costumi, che sono fatti di lana o di pelle, mentre le maschere sono di legno. Inoltre ogni Krampus ha una campana delle mucche attaccata lombi. La sera i Krampus accompagnano in corteo San Nicola e il Knecht Rupprecht[e chi è?]. Alla fine dell'evento, San Nicola gira di casa in casa accompagnato da un paio di Krampus e porta dei regalini ai bambini.

Turmblasen[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la messa di mezzanotte, il 24 dicembre, a Silandro è tradizione che un paio di trombettisti suonino delle canzoni di Natale in cima alla campanile della chiesa.

Böllern[modifica | modifica wikitesto]

Prima di certi giorni festivi si possono udire a Silandro dei colpi di cannone. Ad emetterli sono gli Schützen, allo scopo di preannunciare il giorno di festa.

Schützen[modifica | modifica wikitesto]

Gli Schützen (le armate popolari di difesa tirolesi) sono presenti Silandro da 5 secoli. Durante il fascismo le riunioni di Schützen furono vietate; le compagnie (sia pure ormai prive del compito di difesa che era loro avocato) si ricostituirono nel secondo dopoguerra. Nella contemporaneità, essi hanno il compito di mantenere vive le storiche tradizioni e usanze altoatesine.

Cittadini onorari di Silandro[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Silandro[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La vita culturale di Silandro è fortemente modellata dalle tradizioni provenienti dal passato della vita rurale e storica, che ha contribuito allo sviluppo e all'orientamento di Silandro per una società sbloccata. Inoltre anche i turisti, che cercano il recupero a Silandro e nei dintorni da circa 50 anni, hanno contribuito alla mentalità aperta della società.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Silandro e i dintorni sono massicciamente dediti dall‘agricoltura, con un occhio di riguardo per la frutticoltura. Nel 1946 e i contadini si sono federati nella cooperativa frutticola GEOS, una delle più grandi società d'Europa nel settore.

Nel 1855 la frutticoltura non aveva grande importanza: contava di più la viticoltura e la cerealicoltura. Solo a partire dal 1860 ebbe inizio l‘espansione della frutticoltura, indotta dal calo dei prezzi dei cereali, dall'espansione della piccola proprietà contadina e anche dalle migliorate tecniche di coltivazione dei campi. Secondo dei dati del 1896 la superficie coltivata a Corzes ammontava a 20 ettari e quella di Silandro a 16 (contando anche i giardini privati). Alla mostra di frutta e verdura del 1908[dove e che tipo di mostra?] erano state esposte 83 specie differenti di mela e pera. La vendita di frutta e verdura era originariamente affidata a trasportatori stipendiati, che la trasportavano tramite carri trainati da cavalli. L‘apertura della ferrovia della Val Venosta e delle strade carrozzabili semplificò e velocizzò decisamente il trasporto. Dal 1960 circa quasi tutta la superficie coltivabile è occupata da frutta.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Silandro è il punto di riferimento della Val Venosta per molti servizi essenziali. L‘ospedale, il distretto sanitario, i tre medici di famiglia, la centrale della Croce Bianca assicurano un efficiente servizio sanitario. Gli anziani vengono ospitati nell'ospizio "Nikolaus von der Flüe". Qui si trovano anche vari istituti scolastici, che coprono tutta la scuola dell'obbligo.

Casa per la cultura "Karl Schönherr"[modifica | modifica wikitesto]

La casa per la cultura "Karl Schönherr" è il centro culturale del comune di Silandro. Possiede una sala cine-teatrale con un palco di grandi dimensioni, una sala per conferenze, stanze per mostre, circoli, aree ricreative, uffici, appartamenti e un garage sotterraneo.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Fino al XIX secolo l'artigianato locale era strettamente connesso all'agricoltura. Dato che i contadini desideravano rendersi autonomi dai proprietari terrieri, iniziarono a dedicarsi all'artigianato per incrementare i propri introiti e guadagnarsi una migliore condizione.

Le zone artigianali di Silandro si trovano nelle frazioni di Vezzano e Corzes.

Commercio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1930 a Silandro esistevano 29 medie imprese, il cui numero non aumentò più di tanto negli anni successivi. Dopo la seconda guerra mondiale ebbe inizio un rapido cambiamento nel settore del commercio: al 2014 oltre 100 negozi offrono - su una superficie di 12.422 m² - i loro prodotti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
nel 1969 Lechthaler Jakob Sindaco
1980 1995 Heinrich Kofler SVP Sindaco
2005 2010 Johann Wallnöfer SVP Sindaco
2010 in carica Dieter Pinggera SVP Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ (EN) Heraldry of the World: Schlanders
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Si veda per esempio:"Austria. Ediz. italiana" - Guida Michelin, 2008
  6. ^ Direttore della rivista culturale "Arunda".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bodini, Gianni: Wege am Wasser. Südtiroler Waale. Ein Bildwanderführer durch eine untergehende Kultur. Lana, 1993
  • Bodini, Gianni, Wielander, Hans: GEOS 1946-1996. 50 Jahre Obstgenossenschaft Schlanders. Silandro, 1996
  • Hört, Günther: 125 Jahre Freiwillige Feuerwehr Schlanders 1875-2000. Silandro, 2000
  • Kofler, Heinrich u. a.: Festschrift zur 100-Jahr-Feier Markterhebung Schlanders. Silandro, 2006
  • Kulturhaus Karl Schönherr. Lana, 1998
  • Marktgemeinde Schlanders (a cura di): Schlanders und seine Geschichte, vol. I: Von den Anfängen bis 1815. Redigiert von Heinrich Kofler. Lana, 1999
  • Pinggera, Dieter et al.: 200 Jahre Bürgerkapelle Schlanders 1804-2004. Festschrift. Silandro, 2004
  • Schlanders 1077-1977. In: "Der Schlern. Zeitschrift für Südtiroler Landeskunde", 51, 1977, pp. 393-456
  • Schützen Schlanders (a cura di): Pfarrkirche Maria Himmelfahrt Schlanders. 175 Jahre Maria Namen Prozession 1799-1974. Silandro, 1974
  • Staffler, Richard: Die Hofnamen im Landgericht Schlanders (Vinschgau) (Ristampa dell'edizione del 1927). Mit einer Biographie Richard Stafflers von Rainer Loose. (= Schlern-Schriften 13). Innsbruck 1996
  • Wielander, Hans: Bild & Chronik von Alt-Schlanders mit Kortsch, Göflan, Vetzan, Sonnen- und Nördersberg. Mit der Chronik von Peter Gamper. Lana, 1984
  • Wielander, Hans: Sakrale Kunst in Schlanders, Kortsch, Göflan, Vezzan, Sonnen- und Nörderberg. Bolzano, 1994
  • Weingartner, Josef: Die Kunstdenkmäler Südtirols, vol. 2: Bozen und Umgebung, Unterland, Burggrafenamt, Vinschgau. 7ª edizione, Bolzano, Athesia, 1991

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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