Teleriscaldamento

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Tubature per teleriscaldamento a Tubinga, in Germania

Il teleriscaldamento è una forma di riscaldamento che consiste essenzialmente nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore (detti fluidi termovettori), proveniente da una grossa centrale di produzione, alle abitazioni con successivo ritorno dei suddetti alla stessa centrale.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La centrale di cogenerazione di Moncalieri, che fornisce calore alla rete di teleriscaldamento dell'area metropolitana torinese[1]

Il calore è solitamente prodotto in una centrale di cogenerazione termoelettrica a gas naturale / combustibili fossili o biomasse, oppure utilizzando il calore proveniente dalla termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani.

In alcuni Paesi (Russia, Ucraina, Svezia, Svizzera ecc.) si utilizza anche la cogenerazione da centrale nucleare[2][3].

Oltre alle biomasse, le altre fonti di energia rinnovabile utilizzate per il teleriscaldamento sono la geotermia (in Italia a Ferrara[4]) e il solare termico (Solar District Heating)[5]. Un'altra fonte di energia "a costo zero" è l'uso di calore di scarto da processi industriali.

Nelle centrali di cogenerazione a combustibili fossili o biomasse, generalmente, l'impianto di cogenerazione è dimensionato per produrre metà della potenza massima di picco e, in assenza di guasti, durante l'anno produce circa il 90% del calore totale prodotto. Ad essa è affiancata una centrale termica di supporto, in grado di coprire da sola l'intero carico di picco, che interviene quando la centrale di cogenerazione è guasta o non riesce a coprire da sola la domanda. In questo modo, si riesce a raggiungere elevate efficienze di sfruttamento dell'energia primaria, fino all'80%.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Tubi isolati per l'impianto di cogenerazione dell'università di Warwick

Il fluido termovettore più utilizzato è l'acqua, che solitamente viene inviata a circa 90 °C e ritorna in centrale a 30-60 °C. La temperatura di ritorno dipende dal tipo di terminali di riscaldamento dei destinatari: mentre i normali radiatori (termosifoni) richiedono temperature di esercizio di circa 80 °C, vi sono terminali che richiedono temperature di esercizio molto inferiori, come i ventilconvettori (45 °C) e i pannelli radianti (35 °C) e permettono quindi temperature di ritorno inferiori. A destinazione il fluido termovettore riscalda, attraverso uno scambiatore di calore acqua-acqua o vapore-acqua (generalmente a piastre), l'acqua dell'impianto di riscaldamento della abitazione. Lo scambiatore, che in pratica sostituisce la caldaia o le caldaie, può produrre anche acqua calda sanitaria. In Italia lo scambiatore è soggetto, come le caldaie, alle normative e controlli INAIL ed alla direttiva europea PED sugli apparecchi a pressione. Ogni impianto deve inoltre anche essere certificato secondo il D.M. 37/08 (ex legge 46/90).

Efficienza[modifica | modifica wikitesto]

Centrale di teleriscaldamento di Zurigo

Studi condotti in Norvegia dimostrano che le perdite energetiche in rete sono di circa il 10% sul totale prodotto[6].

Pro e contro del teleriscaldamento[modifica | modifica wikitesto]

I vantaggi del teleriscaldamento sono:

  • uso più efficiente dell'energia primaria, solo quando è effettuato in centrali di cogenerazione;
  • maggiori controlli sui gas di scarico su un'unica centrale, rispetto agli scarsi controlli effettuati sulle singole caldaie;
  • possibilità di sfruttare fonti energetiche rinnovabili (biomasse, geotermia, solare termico), recupero energetico da incenerimento (inceneritore con recupero di energia) e a costo zero (calore di scarto da processi industriali);
  • nelle case di nuova costruzione, riduzione dei costi di investimento per la realizzazione della centrale termica.

Gli svantaggi sono:

  • lunghissimi tempi di ritorno degli investimenti (circa 15 anni, fonte HERA)[senza fonte];
  • il teleriscaldamento è conveniente solo in aree densamente abitate (l'alto costo degli impianti di distribuzione necessità di un alto numero di utenti);
  • i costi dell'energia venduta sono generalmente molto elevati rispetto ad altre fonti (biomassa, metano, etc.).[7]
  • l'allacciamento al teleriscaldamento comporta nella stragrande maggioranza dei casi la sottoscrizione di contratti vincolanti con gestori in regime di monopolio e con tariffe non regolamentate con conseguente sconvenienza economica per l'utilizzatore.
  • il costo del calore consumato dall'utente in €/MWh non trova riscontro nelle norme di tutela dell'AEEG (Autorità Energia Elettrica e Gas)
  • la dispersione termica nei circuiti primari di distribuzione
  • la dispersione termica nei circuiti secondari (tipicamente condominiali) che ricircolano in continuo acqua calda per permettere agli utenti di attingere calore (tali dispersioni non si hanno nel caso di caldaie autonome o boiler che producono calore localmente e solo quando è strettamente necessario).
  • scarsa possibilità di controllo e trasparenza nella gestione dei flussi termici tra centrale e utente (tipicamente la taratura delle valvole di regolazione dei flussi termici da cui dipendono direttamente le dispersioni termiche, viene gestita dalla società che fattura le bolletta in conflitto di interesse rispetto all'auspicato obiettivo di risparmio energetico/calore consumato).
  • gli impianti di cogenerazione sono molto più rumorosi delle caldaie tradizionali e possono generare inquinamento acustico.
  • grossi impianti di cogenerazione a metano aumentano localmente l'inquinamento atmosferico (incremento emissioni NOx).

Teleraffrescamento[modifica | modifica wikitesto]

Una tecnologia che è in via di sviluppo è lo sfruttamento del calore per il teleraffrescamento tramite il ciclo frigorifero ad assorbimento.

I condizionatori elettrici consumano elettricità per produrre l'energia frigorifera necessaria; in questo modo si ha una degradazione di un'energia pregiata (l'energia elettrica) per ottenere la quale si è precedentemente degradata altra energia. Infatti, generalmente il rendimento di una centrale termoelettrica si aggira generalmente attorno al 40%, quindi più della metà dell'energia chimica del combustibile viene dispersa nell'ambiente sotto forma di calore. Si ha dunque un doppio spreco, perché da un lato non si sfrutta del calore prezioso, e dall'altro si spreca l'elettricità prodotta.

Pertanto, utilizzare direttamente una fonte di calore per produrre freddo costituisce un aumento dell'efficienza e un risparmio energetico, specie se il calore proviene da un impianto di teleriscaldamento che ceda il calore di scarto di altri processi, come accade nella cogenerazione e nell'incenerimento.

Il teleriscaldamento in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di centrale di teleriscaldamento in Alto Adige, dove sullo sfondo si vedono i cumuli di cippato.

La tecnologia del teleriscaldamento è molto diffusa nel nord-est Europa (ma dall'inizio degli anni '70 si sta diffondendo anche in Italia). La prima città italiana a dotarsi di un sistema di teleriscaldamento è stata Brescia, seguita negli anni '80 da Torino, che alla fine del 2011 possedeva la rete di teleriscaldamento più estesa d'Italia e fra le maggiori nel continente.[8]

Il teleriscaldamento in Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Il forno della centrale di teleriscaldamento di Dobbiaco

Dato che il 42% del territorio dell'Alto Adige è ricoperto da foreste e boschi,[9] questo permette alla regione di usufruire a pieno di questa fonte d'energia pulita e rinnovabile quale il legname. Infatti il legname ha un valore neutro di CO2, e non si esaurisce dato che la foresta si rigenera in continuazione. In Alto Adige si ha infatti una ricrescita del legname di oltre 85.000 metri solidi, e di questi solo la metà viene utilizzata ogni anno.[10] Analizzando questi dati si può capire che lo sfruttamento di questo materiale può considerarsi un sistema intelligente, utile per la manutenzione boschiva.

Altra fonte di cippato o di segatura (che ne è un derivato) è dato dagli scarti delle segherie che lavorano anche con legname di importazione ed anzi, in alcune zone, come la Pusteria, hanno un ruolo predominante.

Dal 1994, in Alto Adige sono state costruite ben 57 centrali[11] di teleriscaldamento alimentate a biomassa, ed altre ancora ne sono in progettazione. In particolare in val Pusteria, ben 12 comuni utilizzano questo tipo di riscaldamento, come ad esempio a Dobbiaco, dove è stata inaugurata nel 1998 una delle centrali più grandi, che è stata ampliata nel 2005.[12][13]

Il teleriscaldamento in Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Come già accennato, un esempio di teleriscaldamento è la città di Brescia, dove un impianto di termovalorizzazione (con il calore ricavato dalla distruzione dei rifiuti) e due centrali termiche funzionanti in cogenerazione contribuiscono a riscaldare gli ambienti domestici e lavorativi del 70% della popolazione del Comune.

Il termovalorizzatore "Silla2" di Milano, tramite un moderno ciclo di cogenerazione, è in grado di erogare fino a 160 MW termici. Attualmente (2009) la rete di teleriscaldamento raggiunge il quartiere Gallaratese (Milano), Pero e la Fiera di Milano, in futuro (2010-2011) è previsto l'allacciamento del quartiere San Siro (Milano) e delle frazioni Cerchiate (Pero) e Mazzo (Rho), con interconnessione alla rete esistente del Molinello.

A febbraio 2012 è stata realizzata praticamente tutta la rete di teleriscaldamento prevista in zona città Studi. La centrale di generazione, completata, è stata posta nell'area del gasometro di Via Cavriana.

Altri esempi sono la centrale di Tirano (SO), quella di Sellero (provincia di Brescia), quelle di Sesto San Giovanni, di Busto Arsizio[14], di Cassano d'Adda, di Corsico e di San Donato Milanese in (provincia di Milano) e Madesimo (SO).

Il teleriscaldamento in Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

In Piemonte sono presenti alcune città che utilizzano tale tecnologia: Ormea, Verzuolo, Alba, Acqui Terme, Nizza Monferrato, Sestrière, Savigliano, Fossano, Settimo Torinese, Pragelato e Bardonecchia[15], come altre che la utilizzeranno tra cui Chieri e Novi Ligure[16], ma Torino è la più significativa dal punto di vista delle dimensioni. Torino ha prestato, da sempre, una grande attenzione alla qualità dell'aria ed il teleriscaldamento infatti rappresenta il proseguimento della politica avviata con la metanizzazione degli stabili. All'inizio degli anni '80, la AEM, allora azienda elettrica municipale di Torino (ora denominata Iren dopo alcune fusioni), produceva e distribuiva esclusivamente energia elettrica, ma si attrezzò per distribuire teleriscaldamento nell'area nord di Torino e una decina di anni dopo, trasformati i gruppi di produzione di energia termoelettrica in assetto di cogenerazione, iniziò a distribuire il calore per il teleriscaldamento anche nell'area sud della città. A Torino e Moncalieri la rete di teleriscaldamento è di oltre 470 km. A fine 2012, Torino ha oltre il 40 per cento delle abitazioni allacciate alla rete di teleriscaldamento, che ne fa la città più teleriscaldata d'Europa.[17]A fine 2013 viene inaugurato un nuovo impianto di accumulo di calore in città. Si passa al 55 percento delle abitazioni allacciate alla rete di teleriscaldamento.[18]

Il teleriscaldamento in Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2009 a Polverara in Provincia di Padova è funzionante una rete di teleriscaldamento lunga 2.5 km. Ad essa sono allacciati la maggior parte di edifici pubblici e un centinaio di abitazioni private. Il Consiglio Comunale ha approvato il servizio di teleriscaldamento, pertanto tutte le nuove edificazioni sulle lottizzazioni si dovranno allacciare alla rete principale di teleriscaldamento. Il calore proviene dalla combustione di biomassa legnosa. Attualmente nella città di Este, in provincia di Padova, è attivo il teleriscaldamento degli uffici pubblici tra cui il municipio, l'ospedale, la biblioteca comunale, la canonica ed alcune abitazioni private. L'importanza di tale rete risiede nel fatto che il calore proviene da sistemi cogenerativi (motori endotermici) alimentati a biogas da FORSU (la Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).

Il teleriscaldamento in Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Anche a Parma dagli inizi del 2000, la rete di teleriscaldamento ha iniziato la sua estensione. La rete attuale copre meno del 30% del territorio. L'impianto è gestito a 120 °C, la generazione avviene attualmente tramite caldaie alimentate a gas metano e da un grande motore a scoppio alimentato a gas metano (CH4) che fa cogenerazione, produce quindi oltre ad acqua calda anche energia elettrica. In previsione ci sarà la costruzione di un termovalorizzatore, che sostituirà le caldaie nella produzione di acqua calda ed energia.

Anche a Reggio nell'Emilia, Bologna, Modena[19], Forlì[20] e Piacenza il teleriscaldamento sta allargando la sua zona di distribuzione. Bisogna dire che la posa delle reti, è onerosa e crea disagi agli abitanti, ha però diversi vantaggi per chi ne usufruisce e per tutta la popolazione in generale. Con l'installazione degli scambiatori di calore, si riducono i costi di manutenzione delle sottocentrali (centrale termica dell'edificio), non ci sono più pericoli per eventuali fughe di gas, scoppi di caldaie, problemi di canne fumarie ecc., anche per chi non ne usufruisce direttamente ci sono vantaggi, infatti i dati di rilevazione delle polveri sottili nelle zone servite danno risultati incoraggianti.

L'impianto di teleriscaldamento della città di Ferrara, unico in Italia nel suo genere, è alimentato principalmente con un impianto ad energia geotermica a media entalpia, che è situato in località Cassana, ad ovest della città ad una distanza di 4 km. È in fase di studio la realizzazione di un nuovo impianto e pozzo di sfruttamento per estendere e completare la rete che è stata realizzata a partire dalla metà degli anni ottanta.

Il teleriscaldamento a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1984 Acea gestisce un proprio impianto di teleriscaldamento, alimentato dalla centrale di cogenerazione di Tor di Valle. Il servizio è erogato in due comprensori romani, Torrino sud e Mostacciano, a 23.000 abitanti e consente di eliminare emissioni nell’atmosfera e di ridurre l’inquinamento. L’efficacia del sistema deriva dall’utilizzo di calore, quale prodotto di recupero del processo di generazione per via termica dell’energia elettrica, per usi civili. L’energia recuperata viene trasportata attraverso tubazioni interrate direttamente all’interno delle case e utilizzata per il riscaldamento e la produzione di acqua calda.

Inchieste e denunce sul teleriscaldamento in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Con provvedimento n° 23184 incluso nel bollettino n° 52 del 16/1/2011 [1], l'AGCM avvia un'indagine conoscitiva (IC46)[21] sull'intero settore del teleriscaldamento in Italia a seguito di forti sospetti di instaurazione di monopoli del mercato dell'energia a danni degli utenti del teleriscaldamento. L'indagine nasce a seguito delle numerose segnalazioni di cittadini di tutta Italia collegati a reti di teleriscaldamento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Torino: Centrale di Moncalieri, sito di IREN Energia www.irenenergia.it (consultato nel maggio 2012)
  2. ^ Nuclear Power in Russia, World-nuclear.org, 21 settembre 2011. URL consultato il 25 settembre 2011.
  3. ^ Sugiyama K. et al. Nuclear District Heating: The Swiss Experience
  4. ^ Ferrara, città modello per il teleriscaldamento compatibile, Corriere.it, 11 ottobre 2006. URL consultato il 16 ottobre 2011.
  5. ^ sito europeo sul teleriscaldamento con pannelli solari termici, SDH.eu, 16 ottobre 2010. URL consultato il 16 ottobre 2011.
  6. ^ Norwegian Water Resources and Energy Directorate (PDF). URL consultato il 25 settembre 2011.
  7. ^ Articolo su Lavoce
  8. ^ Centrale accesa. Teleriscaldati altri 150 mila, Lastampa.it, 16 ottobre 2011. URL consultato il 17 ottobre 2011.
  9. ^ La Biomassa
  10. ^ biomassa in Alto Adige
  11. ^ http://www.energie-sparen.it/fileadmin/user_upload/pdfs/ital/teleriscaldamenti_biomassa.pdf
  12. ^ Teleriscaldamento Termo-Elettrico Dobbiaco-San Candido: Sviluppo storico
  13. ^ Der Südtiroler Biomasseverband
  14. ^ AGESP - Teleriscaldamento - Lo sviluppo
  15. ^ Quinto rapporto della Provincia di Torino sul Teleriscaldamento
  16. ^ http://www.comunenoviligure.gov.it/upload/noviligure_ecm8/gestionedocumentale/cst_paes_set14_784_24583.pdf.
  17. ^ Articolo Corriere
  18. ^ A Torino il record del teleriscaldamento - Torino - Repubblica.it
  19. ^ Teleriscaldamento a Modena
  20. ^ Forlì, nuovo Iper: dalla cupola in vetro oltre 60mila Kwh all'anno
  21. ^ AGCM: Indagine conoscitiva IC46 sul Teleriscaldamento in Italia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]