Chieri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Chieri (disambigua).
Chieri
comune
Chieri – Stemma
Chieri – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Piemonte – stemma Piemonte
Provincia Torino – stemma Torino
Sindaco Francesco Lancione (centrodestra) dal 25/06/2009
Territorio
Coordinate 45°1′0″N 7°49′0″E / 45.01667°N 7.81667°E / 45.01667; 7.81667 (Chieri)Coordinate: 45°1′0″N 7°49′0″E / 45.01667°N 7.81667°E / 45.01667; 7.81667 (Chieri)
Altitudine 305 m s.l.m.
Superficie 54,30 km²
Abitanti 36 300[1] (31-07-2011)
Densità 668,51 ab./km²
Frazioni Madonna della Scala, Pessione, Airali, Fontaneto, Mosi, Mosetti, Borgata Falcettini, Tetti Fasano, Canarone, Cascina Monza, Istituto Bonafous, Tetti Borri, Tetti Cochis, Livorna
Comuni confinanti Andezeno, Arignano, Baldissero Torinese, Cambiano, Montaldo Torinese, Pavarolo, Pecetto Torinese, Pino Torinese, Poirino, Riva presso Chieri, Santena
Altre informazioni
Cod. postale 10023
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001078
Cod. catastale C627
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti chieresi
Patrono santa Maria delle Grazie Il Patrono di Chieri è: san Giorgio Martire.
Giorno festivo Il secondo Lunedì di Settembre
Localizzazione
Chieri è posizionata in Italia
Chieri
Localizzazione del Comune di Chieri nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Chieri nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Chieri (Cher in piemontese) è un comune italiano di 36.300 abitanti della provincia di Torino, collocato tra la parte orientale della collina di Torino e le ultime propaggini del Monferrato a circa 15 km dal capoluogo.

Conosciuta in epoca medievale come la città delle cento torri delle famiglie nobili (oggi quasi tutte abbattute, mozzate o inglobate negli edifici), divenne famosa a livello europeo per la produzione del fustagno e la coltivazione del gualdo che imprimeva alle stoffe una caratteristica colorazione azzurra. A partire dall'Ottocento si specializzò decisamente nell'industria tessile, che divenne il "cuore" pulsante della sua economia arrivando ad impiegare oltre metà dei suoi abitanti.

Negli ultimi decenni il tessile ha subìto un drastico ridimensionamento e la città, con la dismissione delle fabbriche, ha conosciuto un notevole sviluppo residenziale, favorito anche dalla sua felice posizione geografica, che ne ha raddoppiato la popolazione e potenziato i servizi.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

La cittadina è situata ai piedi della collina torinese, ad est del capoluogo, sul margine meridionale delle colline del Po. Idrograficamente il territorio comunale ricade nei due bacini contigui del Banna e del Tepice. Quest'ultimo corso d'acqua attraversa la città, in parte ad alveo coperto.

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia di Chieri.

Il luogo, dove si trova ora la città, fu abitato fin dall'epoca preistorica, come attestano diversi ritrovamenti archeologici risalenti all'Età del Bronzo e dell'inizio dell'Età del Ferro. Sulle pendici della Collina di San Giorgio venne edificato in epoca preromana da un popolo ligure un villaggio fortificato.

[modifica] Periodo romano e le origini celtiche

Ad esso, all'inizio del II secolo a.C. i Romani aggiunsero una loro colonia. Questo spiega il doppio toponimo Carrea Potentia, tramandatoci da Plinio il Vecchio. Fra tutti i centri fortificati tra gli Appennini ed il Po, almeno a partire dal I secolo d.C., fu un centro amministrativo dotato di autonomia, indipendente da altre città.

[modifica] La dominazione longobarda

Durante la dominazione longobarda, tra il V ed il IX secolo scarse sono le notizie su Chieri, che perse progressivamente di importanza, riducendosi ad un piccolo borgo di campagna, privo di qualsiasi rilievo amministrativo e politico. Solo con il X secolo è possibile osservare la storia chierese con l'aiuto di documentazioni certe. Il nome Chieri compare per la prima volta nel 955 in un contratto relativo al possesso di una vigna tra l'abate Bellegrimo della Nova e Landolfo, messo del Vescovo di Torino, sotto la cui dominazione, risulta essere il comune di Chieri.

Al periodo compreso tra il 996 ed il 999, risale un diploma dell'imperatore Ottone III, il quale conferiva il dominio di Cari al Vescovo di Torino, confermando comunque una situazione già esistente.

[modifica] La dominazione sabauda

Nel 1046, in seguito al matrimonio tra Adelaide di Susa[2] e Oddone di Savoia, Chieri entrò a far parte dei domini sabaudi.

[modifica] Chieri e i rapporti con il Barbarossa

Foto della centrale via San Giorgio, "cuore" della Chieri medievale

Nel 1154 Chieri ed Asti si unirono in guerra contro Guglielmo IV del Monferrato, il quale una volta sconfitto si rivolse al nipote, Federico Barbarossa, chiamato da papa Adriano IV e da altri comuni italiani. L'imperatore, sceso in Italia, occupò Chieri, i cui abitanti già da tempo si erano rifugiati sulle colline circostanti, e fece abbattere le torri e le principali abitazioni, risparmiando però la cinta muraria.

[modifica] La sconfitta del Barbarossa

La situazione cambiò in meno di un decennio. Il Barbarossa dovette tornare in Italia nel 1163 e nel 1166, quando un notevole numero di comuni del nord si era organizzato nella Lega Lombarda. Questa volta l'imperatore subì una sconfitta mortificante. Ed è in questo quadro che si situa la ripresa chierese degli anni sessanta. Nel 1169 venne stipulato un trattato di alleanza tra Chieri ed Asti, iniziando una lunga e logorante guerra contro Novara. Tale guerra che si concluse nel 1172 vide la vittoria dei due comuni alleati.

[modifica] Il ritorno del Barbarossa

Il Barbarossa, nonostante le sconfitte precedenti, non aveva desistito alle sue mire egemoniche sul nord Italia. Nel 1176 fu duramente sconfitto dai comuni italiani a Legnano. Fra le truppe della lega vi erano anche militari chieresi, e la tradizione vuole che perirono in battaglia 50 membri della famiglia Balbo, una delle più potenti del patriziato chierese.

La situazione mutò nel 1188 quando nominato Milone arcivescovo di Milano a succedergli a Torino fu chiamato Arduino di Valperga. I chieresi riuscirono a riconquistare in parte quanto perduto negli anni precedenti. Nel 1193 tra i due comuni, scoppiò una guerra, che si concluse alla fine del secolo, con il trattato di Mairano.[3]

[modifica] Il XIII secolo

Raggiunta la pace, gli anni che seguirono furono di prosperità per Chieri che consolidò la sua influenza economica su un numero sempre maggiore di centri limitrofi. Iniziò quindi un massiccio fenomeno di inurbamento da parte di abitanti provenienti dai comuni vicini, alcuni dei quali si spopolarono fino a scomparire.

N Alla morte di Arduino di Valperga, nel 1206, suo successore come vescovo di Torino fu Jacopo di Carisio, il quale riprese la politica di Milone e di Carlo per ristabilire il suo potere sulla contea. Dovette fare i conti con la emergente potenza sabauda. Al principio del XIII secolo il trono imperiale era conteso tra Enrico di Svevia e Ottone di Brunswick. Il conte Tommaso di Savoia parteggiava per il primo e nel 1207 ne ebbe in ricompensa Chieri e Testona che vennero dichiarate suoi feudi. Nel 1210 il vescovo Jacopo inferse un duro colpo a Chieri abolendo una serie di "buoni usi", che si venne così a trovare nel giro di qualche anno soggetta sia ai Savoia che al vescovo. Tuttavia Tommaso I non poté mai prenderne possesso in quanto morì Filippo, ed Ottone divenuto imperatore come Ottone IV liberò Chieri dalla sudditanza sabauda, e definitivamente dal potere vescovile. Grazie a questo Chieri sancì la sua totale e completa indipendenza, che si rafforzò con gli accordi con i Biandrati nel 1210.

Iniziò una politica di espansione che non lasciò indifferenti i comuni vicini, soprattutto Torino e Testona. Nel 1228 si unirono in un'alleanza antichierese che comprendeva anche Pinerolo, i conti di Biandrate e i conti di Piossasco. Chieri per far fronte all'alleanza si schierò con Genova e il conte di Savoia. A far scoppiare il conflitto, ormai inevitabile fu la decisione del Duca di Borgogna di impedire il passaggio delle merci verso la Francia, se non per la via di Torino o Pinerolo. Una decisione che avrebbe soffocato non solo l'economia di Chieri ma anche quella di Asti e Genova, non a caso sue alleate. Chierì attacco allora nel 1228 l'anello debole dell'alleanza: Testona, che fu rasa al suolo.

Frattanto saputo della venuta in Italia il 27 novembre, 1237 dell'imperatore Federico II i chieresi vollero approfittare della sua venuta per ottenere il più importante dei "buoni usi" : la diretta soggezione al trono imperiale. Venne pertanto dichiarato "nuncio" del comune un uomo dell'imperatore Alberto Strucio.

Dal 1239 a Chieri fu consentito di battere moneta. Gli anni che seguirono furono di grande prosperità ed il comune poté non solo costruire il baluardo di Villastellone, ma ampliò di molto i propri domini: Baldissero Torinese, Trofarello, Andezeno e i castelli di Moriondo e di Bulgaro.

In questo periodo i conti di Savoia non avevano cessato i tentativi di controllare gli spazi subalpini. Ma in un Piemonte in larga parte ostile a Tommaso II di Savoia, fu tuttavia necessario trovare nuove alleanze, tra cui Chieri, anche se nel 1252 Asti aveva ottenuto una prima vittoria obbligandolo in un trattato a non acquistare nessun territorio tra il Po ed Asti.

Due anni dopo la tregua venne rotta dai Savoia che scatenarono una guerra culminante con la cattura da parte della popolazione di Torino di Tommaso II. Le armate chieresi, tra i quali era presente il conte Manfredi, tentarono di liberarlo nel momento in cui veniva portato ad Asti, ma il tentativo fallì. Quando venne stipulata una pace nel 1260 con Asti, la posizione di Chieri era mutata rispetto agli anni precedenti. La morte di Tommaso II rese più debole la posizione di Chieri in quanto il successore, Pietro II, fu interessato più ai territori francesi che ai subalpini.

[modifica] La presenza degli Angioini

Il fatto nuovo di questi anni era la presenza sempre più massiccia degli Angioini, che avevano saputo approfittare della momentanea debolezza sabauda nella regione. Tale presenza spinse diversi comuni piemontesi, fino ad allora acerrimi nemici, ad allearsi, ma la sconfitta di Tagliacozzo del 1268, aumentò ulteriormente la presenza angioina in Italia. Torino cadde in mano agli Angiò nel 1270, costringendo Chieri ad un atto di sottomissione.

Gli anni che seguirono fecero maturare l'idea che Carlo d'Angiò fosse non meno pericoloso a quel Manfredi, figlio naturale di Federico II. In tal modo si rinvenne ricompattando quell'alleanza antiangioina che pareva essere stata distrutta dalla vittoria di Tagliacozzo. Il 27 marzo 1273 venne stipulato un nuovo trattato tra Asti e Chieri, che li rivide a pari livello. Così grazie all'apporto del Marchese del Monferrato nel giro di pochi anni la potenza Angioina in Piemonte era scomparsa, anche se non per sempre. Il 10 dicembre 1275 a Roccavione gli eserciti di Asti-Chieri con un abile attacco a sorpresa distrussero le armate provenzali.

Da questo conflitto trasse un grande profitto Guglielmo VII del Monferrato, il quale aveva notevolmente esteso i propri domini comprendendo un territorio che andava da Milano a Torino, da Vercelli ad Ivrea. Consapevoli di questo Asti-Chieri si allearono con il conte di Savoia e mossero guerra contro il marchesato che tra il 1290 e il 1292 fu sconfitto e catturato, morendo prigioniero degli alessandrini.

[modifica] Nobiltà "de hospitio" e "de non hospitio"

Chieri tra ultimi anni del Duecento e i primi del Trecento visse una fase estremamente dinamica: l'afflusso delle popolazione e la costruzione di orti protetti da cinta murarie diedero al comune una relativa sicurezza negli approvvigionamenti alimentari. Per quanto riguarda la situazione politica il comune era dilaniato dalle lotte interne.

Il potere era saldamente in mano della nobilità de hospitio. Con questo termine si indicava le famiglie patrizie più antiche di Chieri: i Balbiano, i Bertoni, i Broglia, i Mercadillo, i Visca. In contrapposizione ad essi si organizzava la restante parte della nobiltà chierese - definita nobiltà de non hospitio - e la ricca borghesia Guelfa. Alla fine del 1228 costituirono la Società di San Giorgio che alla fine del Duecento deteneva il reale potere politico. Essa però era divisa al suo interno, i cui contrasti esplosero più volte nel corso del XII secolo e nel 1291 un gruppo di 230 membri diede origine all' "hospitio" della Società di San Giorgio. Dopo una serie di lotte intestine, durate circa 40 anni, che stavano minando l'intera economia chierese, il comune decise di trovarsi un signore.

[modifica] Il ritorno e la sconfitta degli Angioini

La scelta cadde sugli Angiò. Il 18 luglio, 1339 il Consiglio maggiore deliberò la sottomissione della repubblica a Roberto d'Angiò, conte di Provenza, re di Napoli e di Sicilia. Carlo d'Angiò però morì nel 1343 lasciando il regno di Napoli e di Sicilia in mano alla nipote Giovanna alla quale Chieri chiese aiuto contro la minaccia del Marchese del Monferrato. La regina inviò allora il siniscalco Reforza d'Angoult che giunto a Savigliano nel 1345 chiamò a raccolta tutte le forze guelfe. Le armate chieresi furono sterminate grazie ad un gruppo di armati Ghibellini e ad un loro inaspettato alleato, il marchese Giovanni II del Monferrato, e successivamente dopo la guerra da Luchino Visconti signore di Milano. Con la battaglia di Gamenario ebbe termine la potenza angioina in Piemonte.

[modifica] La sottomissione ai Savoia

Ma la guerra non era finita e Chieri per poter resistere dovette chiedere aiuto a Giacomo di Savoia-Acaia, fino ad allora alleato degli Angioini, non solo non era d'accordo con il rafforzamento del marchesato, ma sperava di trarre profitto dalla divisione dei domini angioini in Piemonte. Lo schieramento era: da una parte Savoia e Savoia-Acaia e dall'altra Visconti, Paleologhi del Monferrato e Aleramici di Saluzzo. Il 13 maggio, 1347 i Chieresi cacciarono l'ultimo vicario Angioino, ed il 19 i si sottomisero ai Savoia e Savoia-Acaia. Da notare che con questa alleanza, nonostante il donativo annuo pagato in cambio della protezione militare Chieri non rinunciò a nessuna delle sue libertà. Nonostante avesse trovato protezione, la guerra non era comunque finita. Il pericolo era rappresentato dai nobili fuoriusciti i quali sollecitavano il Marchese del Monferrato a riprendere la lotta contro Chieri. Finalmente il 25 settembre, 1349 venne stipulata la pace tra i Savoia e i Marchesi del Monferrato e i Visconti.

[modifica] I contrasti tra i Savoia e i Savoia-Acaia

Quando Chieri si era sottomessa, nel 1347, non aveva scelto tra i Savoia e i Savoia-Acaia. Negli anni 50 i contrasti tra le due signorie si erano inaspriti esplodendo in tutta la loro gravità, che costrinsero Chieri a fare quella scelta che aveva più volte rimandato. Quando nel 1359 Amedeo IV sconfisse Giacomo, Chieri si consegnò al conte. Ma quando le due fazioni trovarono un accordo anche Chieri si adeguò riconoscendole entrambe. Gli ultimi anni del Trecento furono tra i più devastanti della storia della città. Una nuova guerra scoppiata tra il marchese Teodoro II del Monferrato e Filippo d'Acaia, vide il chierese devastato dalle armate del condottiero Facino Cane assoldato dal bellicoso marchese. La guerra proseguì fino al 1403 senza mutare sostanzialmente gli assetti politici esistenti.

Nel 1405 venne costruito il nuovo Duomo, nel 1427 venne trasferita da Torino l'università, che vi rimase fino al 1434. La fase espansiva era terminata e i confini comunali rimasero gli stessi fino alla fine dell'Ottocento.

[modifica] Con i Savoia dopo il 1418

Un cambiamento importante avvenne nel 1418 con la morte del principe Ludovico di Savoia-Acaia, ultimo della sua linea. I domini sabaudi tornarono allora sotto un unico signore, Amedeo VIII. A partire da quell'anno la storia di Chieri si integra con quella dello stato sabaudo, ma dopo il momento di Amedeo VIII, visse una crisi destinata a durare per oltre un secolo fino ai tempi di Emanuele Filiberto. Nonostante le guerre Chieri vide il rifiorire dell'attività economica. Fin dal XIII secolo l'industria tessile era stata una delle principali risorse economiche della città e nel 1482 i produttori di tessuti si unirono della "Università dell'arte dei Fustagneri".

Nel settembre 1484 Carlo VIII re di Francia attraversava le Alpi facendo tappa a Chieri, diretto a sud della penisola. La guerra portò con se la peste, e Chieri non ne fu certo immune. e migliaia furono i morti. Finalmente il 24 luglio, 1533 venne sancita una pace interna al comune,ponendo fine al conflitto che vedeva allora esponenti della nobiltà chierese contro la Società di San Giorgio.

Nel 1535 dopo un breve periodo di pace, la guerra tra Francesco I re di Francia, e l'imperatore Carlo V, re di Spagna, riprese e i tentativi compiuti da Carlo III di Savoia di rimanere neutrale furono vani, scegliendo l'alleanza con il re di Spagna, e così nello stesso anno truppe francesi invasero il Piemonte. Sarebbero stati necessari 30 anni al ritorno della pace. Il ducato era devastato da mercenari e soldati fuggiaschi che radevano al suolo ogni cosa incontrata. Fu un fosco periodo per Chieri. Dopo un tira e molla tra francesi e spagnoli, il 10 agosto, 1557 il giovane duca Emanuele Filiberto, succeduto a Carlo III sgominò i francesi costringendoli alla pace, stipulata a Cateau-Cambresis il 3 aprile 1559. Il 12 dicembre 1562 Chieri era definitivamente libera.

[modifica] I protestanti e la politica dei Savoia

L'Arco cinquecentesco è il principale monumento ed il "simbolo" della città di Chieri

Le devastanti condizioni di Chieri durante la prima metà del XIV secolo, furono una delle cause che resero il terreno fertile alla predicazione protestante.[4] Il primo a diffondere la Riforma fu Gian Battista Pallavicino, e successivamente negli anni quaranta Matteo Grimaldi Moffa, nato proprio a Chieri, uno dei massimi esponenti del protestantesimo italiano. Questo vide un drammatico crescendo di intolleranze reciproche tra cattolici e protestanti. Emanuele Filiberto, cattolico, inviò nel 1563 alcuni frati per iniziare una vera e propria opera di rievangelizzazione, che culminò in un editto promulgato il 10 giugno, 1565 in cui autorizzava la persecuzione dei protestanti.

Durante gli anni di Carlo Emanuele I (1580-1630) vi fu una grande attività tanto in campo economico che urbanistico. Ad interromperla fu l'invasione francese del 1630 i cui nefasti effetti furono aggravati dalla peste. Nel giro di due anni a Chieri morirono circa 4.500 persone. Nel 1631 stipulato un accordo con i francesi, tramite la pace di Cherasco venne istituita la provincia di Chieri, venendo però eliminata già nel 1697.

Una serie di avvicendamenti e di scontri per la successione del trono reale portarono il Piemonte alla guerra civile. La città fu coinvolta poi nelle guerre francesi di Vittorio Amedeo II, ma nel 1691 riuscì ad evitare d'essere posta sotto assedio dal generale francese Feuquieres, pagando una forte somma di denaro.

Il XVIII secolo fu più tranquillo, e caratterizzato da alcune riforme ed ammodernamenti dello stato, voluti da Amedeo II e poi da suo figlio Carlo Emanuele III (1730-1773). Nel 1785 Chieri fu eretta a principato a favore del duca d'Aosta Vittorio Emanuele, poi re come Vittorio Emanuele I.

[modifica] La rivoluzione francese

A interrompere questa fase idilliaca giunse la Rivoluzione Francese. Dopo la Pace di Parigi del 1796 le idee rivoluzionarie si diffusero anche in Piemonte, sobillate ad arte da agitatori che non avevano difficoltà ad agire su una popolazione stremata dalla fame e dalle tasse. Fra il 23 e il 25 luglio, 1797 Chieri fu sede di una rivolta antisabauda che si risolse però in una disfatta. Il 3 dicembre, 1797 le truppe francesi entrarono in Chieri e cinque giorni dopo Carlo Emanuele IV fu costretto ad abdicare. Il giorno successivo i francesi entrarono a Torino formando un governo provvisorio. Per un breve periodo Chieri, (1799), vide l'ingresso delle truppe austriache quasi subito ricacciate dalle truppe napoleoniche, ed il Piemonte, nuovamente riconquistato ed annesso alla Francia il 5 settembre, 1801. Per circa 15 anni Chieri fu "ville" francese e fu dato un grande impulso alla costruzione di strade. Nel 1796 fu costruita una strada che congiungeva Chieri con i paesi della collina adiacente.

Una delle prime delibere del nuovo consiglio repubblicano fu la confisca dei beni ecclesiastici e la soppressione degli ordini religiosi. Nel 1808 il comune decise la riparazione del convento di San Filippo Neri per adibirlo a sede della pubblica amministrazione.

[modifica] Dalla Restaurazione all'unità Nazionale

Durante i primi anni della Restaurazione la popolazione chierese aumentò: alla fine del XVIII secolo essa ammontava a circa 10.000 abitanti, divenuti 13.274 nel 1838. Nel frattempo, caduto Napoleone, tornò in Piemonte la Casa Savoia. Nel 1835 venne terminata la nuova strada che collegava Chieri a Torino, passando per Pino Torinese. L'industria era sempre presente anche se dominava il tradizionale settore tessile. Nel 1842 l'antico convento di San Francesco venne adibito a sede del municipio[5]

Tra il 1848 ed il 1861 Chieri partecipò al generale clima di rinnovamento del "decennio di preparazione" e tale fermento è testimoniato da un leggero aumento di popolazione che nel 1858 giunse a 15.033 abitanti. Nel 1855 venne redatto un piano regolatore per lo sviluppo della città. Vennero distrutte le mura e le antiche porte, mentre si progettò il nuovo viale verso Torino (Viale Fiume). Con il trasferimento della capitale, tra il 1870-1880, questo periodo fu probabilmente il più ricco di progetti e realizzazioni. Nel 1874 venne inaugurata la stazione e la linea Chieri-Trofarello. Grazie alla ferrovia l'industria tessile ebbe un nuovo impulso. Negli stessi anni venne realizzata l'illuminazione a gas. La scissione di Santena da Chieri provocò un duro colpo e fu la causa principale che diede origine ad un sensibile calo demografico, nel censimento del 1889 era scesa a 12.667 abitanti.

[modifica] Il XX secolo

Alla fine del XIX secolo l'industria chierese era in ottime condizioni: 27 manifatture, 2000 telai comuni, 500 Telai Jacquard e 3.300 operai. Era un'industria quasi totalmente a base artigianale[6] che solo nel 1909 poterono disporre di energia elettrica. La crescita del numero di operai fece sorgere con il tempo diverse società di Mutuo Soccorso con fini assistenziali e previdenziali. È il caso della Società degli Operai nata nel 1850 con l'appoggio del Consiglio comunale. A causa di una condizione di lavoro dura, e di una diffusa povertà nel 1880 iniziarono una serie di scioperi che andarono culminando con quello del 1893 dove gli operai ottennero per la prima volta un aumento salariale. Cinque anni dopo nacque il Partito Socialista divenendo presto il centro organizzativo del movimento operaio chierese, ma solo nel 1908, a causa di divisioni interne, riuscì ad affermarsi decisamente alla testa del movimento. Mentre il potere restava saldamente in mano ai consigli comunali di orientamento liberale, il primo ventennio a Chieri scorreva in un susseguirsi di scioperi. Nel 1920 venne eletto per la prima volta un sindaco socialista Giovanni Davico a cui succedette nel 1921 Angelo Menzio, una delle figure di spicco dell'antifascismo chierese.

Dopo la prima guerra mondiale Chieri era dopo Biella la seconda città italiana per esportazione di prodotti tessili. Dal 1921 si estese la violenza squadrista del partito fascista. L'aumentare delle violenze e l'affermarsi a livello centrale dei fascisti costrinse Menzio alle dimissioni. Anche per Cominciava la dittatura fascista. Nel 1927 venne nominato un podestà nella persona di Alfredo Bruni.[7] Durante il ventennio venne costruita l'elettrificazione linea ferroviaria Chieri-Trofarello. L'economia chierese risenti fortemente della Crisi del 1929, ma fu soprattutto la politica autarchica a bloccare lo sviluppo del settore tessile.

[modifica] Dopo la grande guerra

Caduto il fascismo nel 1943 anche Chieri si schierò con la Resistenza dando il suo contributo con l'elezione a sindaco di Angelo Menzio. Gli anni seguenti videro un forte incremento demografico a causa dell'immigrazione prima di veneti e successivamente dal Meridione. L'aumento esponenziale della popolazione non venne accompagnato da un piano organico di sviluppo urbanistico. Ciò causò un grave degrado del centro storico, al quale si è cercato di porre rimedio solo a partire dagli anni 80, e dall'altra la crescita di interi quartieri.[8], estranei al tradizionale assetto urbanistico della città.

[modifica] Toponimo

L'origine del nome di Chieri è stata oggetto di varie supposizioni e congetture. Una leggenda locale racconta che il nome sarebbe derivato da una battuta fatta nel 1154 da Federico I Barbarossa( trattasi assolutamente di storiella simpatica quanto fantasiosa): dopo aver distrutto la città, avrebbe detto, rivolto alle rovine: "E tu, chi eri ?", Il nome però sembra derivare da Carrea Potentia.(Fonte Plinio il Vecchio "Naturalis Historia", libro III cap 49: "49 ab altero eius latere ad Padum amnem Italiae ditissimum omnia nobilibus oppidis nitent, Libarna, Dertona colonia, Iria, Vardacate, Industria, Pollentia, Carrea quod Potentia cognominatur, Foro Fulvi quod Valentinum, Augusta Bagiennorum, Alba Pompeia, Hasta, Aquis Statiellorum. haec regio ex discriptione Augusti nona est. patet ora Liguriae inter amnes Varum et Macram CCXI p.")

[modifica] Urbanistica

Ripresa dall'alto della "chiocciola" di San Giorgio (in alto a dx il colle San Giorgio con l'omonima Chiesa). Dalla rocca di San Giorgio si dipartono a cerchi concentrici le contrade corrispondenti agli ampliamenti successivi delle cinte murarie

[modifica] I Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Medioevo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Duomo di Chieri.
La facciata del Duomo di Chieri
  • Il Duomo e' l'edificio religioso piu' antico ed importante della citta', risalente al V secolo.
La Chiesa di San Giorgio sorge sulla rocca dove nel 1037 ebbe vita il primo nucleo medievale di Chieri. Fu ristrutturata in epoca barocca da Bernardo Vittone

[modifica] Chiesa di San Giorgio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Giorgio (Chieri).
  • La chiesa di San Giorgio, situata in una posizione dominante in cima all'omonimo colle,[9] sorge sulle rovine di un antico castello del X secolo.[10] All'inizio del XII fu eretta una chiesa in stile gotico, poi distrutta da un incendio nel 1412. La nuova chiesa venne ricostruita rivolta verso la città ed è affiancata da un campanile a pagoda. L'attuale facciata risale al 1752 ed è opera di Bernardo Antonio Vittone.
  • La chiesa di San Domenico, risalente al XIV secolo e unita al vicino convento. Inizialmente era una chiesa architettura gotica a tre navate, ma nel corso del XIV secolo vennero costruite ai suoi fianchi numerose cappelle patrizie, se si osserva la facciata si può notare come non è lineare e piatta ma segue l'andamento delle antiche mura di protezione della città. La chiesa conserva diversi antichi tesori, tra cui pregiate opere del Moncalvo, la Resurrezione di Lazzaro e della Moltiplicazione dei pani, al quale fu affidata nel 1614 la decorazione del coro. Vi sono inoltre presenti opere dello Spanzotti. Di pregevole interesse è "la madonna del latte" affrescata sulla prima colonna di sinistra, rappresenta l'allattamento del bambino da parte della Madonna.
  • La chiesa di San Guglielmo risale al XIII, in cui nel 1328 si riunì il Consiglio di Credenza, l'organo più importante della Repubblica Chierese.
  • La chiesa di San Leonardo Nuovo, costruita nel Quattrocento, a tre navate con volta retta da colonne piriformi. Venduta durante l'occupazione francese, nell'Ottocento venne trasformata in officina, cappella inizialmente eretta dall'ordine dei cavalieri Templari come centro di assistenza ai pellegrini, successivamente dopo il 1313 (con la disfatta dell'ordine Templare) la cappella venne utilizzata dai [cavalieri di Gerusalemme nati ai tempi della terza crociata con il compito di difendere i pellegrini nella città santa. In seguito a recenti restauri è possibile osservare, all'interno della cappella, la rappresentazione della passione di Cristo dipinta lungo le volte da autore ignoto.

[modifica] Periodo barocco

  • Il santuario dell'Annunziata risale al secondo Seicento. Sorge sul luogo occupato in precedenza da una cappella quattrocentesca, costruita attorno ad un affresco raffigurante l'Annunciazione alla quale si attribuirono virtù miracolose, quando nel 1651 un giovane sordomuto riacquistò la parola dopo aver pregato di fronte ad esso. Grazie a questo episodio si decise la costruzione del moderno santuario, tra il 1651 ed il 1655 su progetto di Andrea Costaguta, architetto di Madama Reale Maria Cristina.
  • La chiesa di San Filippo risale anch'essa all'epoca barocca; costruita tra il 1664 ed il 1673 su disegni dell'architetto di Lugano Antonio Bettini. La facciata invece è risalente al secolo XVIII, non fu realizzata dal chierese Mario Ludovico Quarini, come si legge presso alcuni autori. La chiesa è ad una sola navata con quattro cappelle laterali; la decorazione a stucco è di Pietro Somazzi[11]. Nella prima si trova una tela di Claudio Beaumont,[12] raffigurante San Francesco di Sales che prega la Vergine.
  • La chiesa dei Santi Bernardino e Rocco realizzata tra il 1675 e 1683 ed ampliata nel 1694 su progetto di Bernardino Quadri, il quale morì prima di completare i lavori. Vennero ripresi solo nel 1740 quando Bernardo Antonio Vittone eresse la cupola, terminando i lavori nel 1792 con la facciata del Quarini. Nella chiesa sono conservate diverse opere del Moncalvo tra cui una Incoronazione della Madonna, nella quale il pittore ha raffigurato sullo sfondo Chieri, così come appariva alla fine del Cinquecento. La pala d'altare è un'opera documentata di Giuseppe Sariga. Il dipinto del 1743 circa raffigura i Santi Grato, Defendente, Antonio da Padova, Francesco d'Assisi, Saverio e Margherita da Cortona in adorazione del Nome di Gesù e fu donato alla confraternita fondatrice dell'edificio dal conte Borello, proprietario di un altare. L'affollata composizione, giocata sull'incrocio di due diagonali lungo cui son disposti i santi con pose virtuosisticamente scorciate e angeli dalla caratteristiche gote rigonfie, mostra un impianto decisamente ancora arcaizzante.

Fra le altre chiese realizzate nel periodo barocco troviamo la chiesa di Santa Margherita, terminata nel 1671 su progetto di Francesco Lanfranchi e la chiesa di Santa Maria della Pace terminata attorno al 1660.

[modifica] XVIII secolo

La chiesa di Sant'Antonio Abate, venne edificata sul sito di una precedente chiesa gotica. Il progetto venne affidato prima al Juvarra,[13] ma a causa delle scarse risorse economiche venne rimandato al 1767 e commissionata all'architetto Giuseppe Giacinto Bays, al quale si pose la condizione di rispettare il progetto juvarriano. La chiesa è a navata unica con cappelle laterali, la volta ornata con stucchi e centro dipinta con la Gloria di Sant'Antonio, opera del pittore Vittorio Blanseri, un allievo del Beaumont.

La chiesa di Sant'Andrea, era considerata dallo stesso Juvarra uno dei suoi capolavori. Venne costruita tra il 1728 ed il 1733 accanto all'omonimo convento. Durante l'occupazione francese venne adibita a cotonificio. Fu distrutta nel 1811[14] per evitare che fosse nuovamente adibita al culto.

[modifica] L'architettura civile nei secoli

Tra i più importanti palazzi, archi, ville d'epoca possiamo annoverare:

  • Palazzo Mercadillo costruito nel Quattrocento.
  • Palazzo Opesso, trasformato in carcere nel 1960.
  • Palazzo Valfre.
  • Palazzo Biglione.
  • Palazzo Costa.
  • Palazzo Buschetti, detto il medioevale costruito nel XV secolo e restaurato nel Seicento.
  • Palazzo Visca, d'epoca rinascimentale come anche
  • Palazzo Tonengo e
  • Palazzo Broglia, tanto sontuoso da ospitare nel 1310 l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo.
  • Palazzo Tana, di aspetto tardo gotico, ma ampiamente rimaneggiato nel XVII secolo.
  • Palazzo Robbio, costruito nel 1615.
  • Palazzo Benso.
  • Palazzo Pamparato, di cui è notevole il bel portone scolpito.
  • Torre di casa Ferrero.
  • Ospedale Maggiore.
  • Museo di antichità aperto nel 1961 nel Municipio, l'antico convento di San Francesco.
  • Villa passatempo.
  • La Moglia, uno dei più notevoli esempi di villa settecentesca costruita nel Piemonte dal Chevalley
  • Il Cipresso.

[modifica] L'arco di piazza Umberto I

È una delle più note e tipiche costruzioni della città, conoscendo nei secoli diverse modificazioni. Eretto nel 1580, in onore di Emanuele Filiberto, il quale morì quando ancora l'arco non era terminato. Nel 1586, per la nascita di Filippo Emanuele, primogenito di Carlo Emanuele I, l'arco subì i primi restauri. Nel 1761 un nuovo crollo rese necessario un consistente rifacimento affidato al Vittone. Nel 1837, venne sottoposto ad un nuovo restauro e nel 1876 vi venne posto un orologio.

[modifica] Il museo enologico

A Chieri, nella frazione Pessione ha sede il Museo "Martini" di storia dell'Enologia, creato da Lando Rossi di Montelera proprietario della Martini & Rossi, noto stabilimento famoso nel mondo per la produzione di Vermouth. Diviso in 16 sale i reperti sono organizzati in modo da permettere al visitatore di prendere visione delle forme e dei modi assunti dalla cultura del vino nelle diverse civiltà succedutesi dall'antichità ad oggi, per un arco di tempo di venticinque secoli.

[modifica] La comunità ebraica di Chieri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Comunità ebraica di Chieri.

Chieri fu sede, tra il XV e il XX secolo, di una delle più fiorenti comunità ebraiche del Piemonte. A testimonianza della presenza ebraica a Chieri rimangono, oltre all'edificio del ghetto, tre cimiteri (in via di Nostra Signora della Scala, sulla strada statale n. 10 e in vicolo Santo Stefano).[15]

[modifica] Personalità legate a Chieri

[modifica] Attività economiche

Uno stabilimento industriale in riva al Tepice

Secondo il Censimento Istat del 2001, nel comune di Chieri sono presenti: 804 attività industriali con 4.231 addetti pari al 37,71 % del totale della forza lavoro, 1424 attività di servizio pari al 37,07% e 166 attività amministrative con 2.830 addetti pari al 25,22%. Complessivamente sono occupati 11.220 persone, pari al 34,140 % del numero totale degli abitanti.

Sarebbe proprio Chieri la città ad aver dato i natali al blue jeans: infatti già nel XV secolo in città si produceva un tipo di fustagno di colore blu che veniva esportato attraverso il porto di Genova, dove questo tipo di tela blu era usata per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci nel porto; il nome inglese deriverebbe, secondo alcuni, dal termine blue de Genes, ovvero blu di Genova.[senza fonte]

[modifica] Sport

[modifica] Pallavolo

La squadra locale di pallavolo femminile, il Chieri Volley, è nella serie A1 del campionato professionistico nazionale[17][18]

[modifica] Calcio

Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
casacca dell'A.C. Chieri

La principale squadra di calcio è l' Associazione Calcio Chieri. Dopo avere sempre militato nelle serie minori ha raggiunto per la prima volta l'Interregionale nel 1960-1961 militandovi per qualche anno. Ci ritornò nel 1989-1990, salvandosi l'anno dopo e arrivando ultima nel 1992 in un girone che comprendeva anche la Pro Vercelli e la Pro Patria. Nel corso degli anni novanta il Chieri disputò alcuni campionati di Eccellenza, sfiorando la promozione in Serie D nella stagione 1997-1998 dopo uno spareggio perso contro l'Acqui.

Nel 2009 arriva 13º in Eccellenza e retrocede, ma acquista il titolo sportivo della Rivarolese. Ritorna dopo 17 anni in Serie D militando nel Girone A.

Oltre a questa società di calcio vi è anche un'altra società che milita in una categoria minore: l'A.S.D. Sangiacomo Chieri, nata nel 1985 all'interno della parrocchia di San Giacomo. Quest'altra squadra, partendo dalla Terza Categoria, è cresciuta di anno in anno fino a conquistare nel 2008 la vittoria della Coppa Piemonte di Prima Categoria. Grazie a questo risultato è passata a giocare di diritto in Promozione. L'A.S.D. Sangiacomo Chieri ha anche un folto settore giovanile e una Scuola Calcio.

[modifica] Rugby

Esiste anche una squadra di rugby, il Chieri Rugby, fondata nel 1995. Nella stagione 2000/01 viene conquistata la promozione in serie C1 e l'anno dopo C1 e C2 vengono unificate a favore di una serie C unica e viene sfiorata la promozione in serie B. Attualmente milita nel campionato di Serie C2 sovraregionale Piemonte, Liguria e Lombardia. Il Chieri Rugby ha inoltre un settore giovanile in grande espansione, nella stagione 2008/09 ha iscritto ai campionati tutte le categorie giovanili (U15, U17, U19) ed è attiva anche nel campo del minirugby.

[modifica] Trasporti

  • Autobus: La città è quasi del tutto servita da autobus GTT che arrivano anche a Torino (Linea 30).
  • Aereo: Gli aeroporti più vicini sono quelli di Cuneo-Levaldigi e Torino-Caselle.
  • Autostrade: Collegata tramite le uscite di Santena e Villanova d'Asti della tangenziale sud di Torino. E' anche in progetto una tangenziale est.
  • Strade: La città è attraversata dalla Strada statale 10 Padana Inferiore, tra Torino e Asti.
  • Ferrovie: Il comune dispone di due stazioni: una a Chieri (zona Campo Archero) che la collega principalmente con Trofarello, Torino Rivarolo e Pont Canavese; l'altra a Pessione che fa parte della ferrovia Torino-Asti-Genova.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Francesco Lancione (centrodestra) dal 25/06/2009

[modifica] Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
1945 1951 Giuseppe Franco Democrazia cristiana Sindaco
1951 1956 Secondo Caselle Democrazia cristiana Sindaco
1956 1965 Giuseppe Manolino Democrazia Cristiana Sindaco
1965 1969 Secondo Caselle Democrazia cristiana Sindaco
1969 1975 Egidio Olia Democrazia cristiana Sindaco
1976 1981 Egidio Olia Democrazia cristiana Sindaco
1982 1983 Giulio Rocco Partito Liberale Sindaco
1983 1984 Germano Patrito Partito Socialista Italiano, Pentapartito Sindaco
1984 1995 Giuseppe Berruto Democrazia cristiana, Pentapartito Sindaco
1995 1999 Aldo Vergnano L'Ulivo Sindaco
1999 2004 Agostino Gay L'Ulivo Sindaco
2004 2009 Agostino Gay centrosinistra Sindaco
2009 2010 Francesco Lancione centrodestra Sindaco



[modifica] Gemellaggi

Ha realizzato tre gemellaggi:

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti bandiera Romania 2.035 - 5,61%

[modifica] Altri progetti

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2011.
  2. ^ Gli portò in dote la contea di Torino
  3. ^ località posta ai confini tra Testona e Torino
  4. ^ La presenza di Catari e Valdesi è comunque attestata fin dal XIII secolo
  5. ^ La chiesa gotica venne comunque distrutta durante l'epoca napoleonica
  6. ^ facevano eccezione le manifatture Tabasso, Fasano e Gallina
  7. ^ Durante la dittatura fascista era la figura che in tutti i comuni italiani aveva sostituito il sindaco
  8. ^ È il caso di Borgo Venezia, costruito da immigrati veneti
  9. ^ l'antica "Cher" celtica
  10. ^ all'interno del quale già esisteva una cappella dedicata al santo
  11. ^ Bolandrini, 2011,l 399.
  12. ^ Pittore torinese al quale si deve gran parte della decorazione di Palazzo Reale
  13. ^ che probabilmente realizzò anche il palazzo Balbiano di Colcavagno
  14. ^ Il campanile fu distrutto solo nel 1821
  15. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova, 1986
  16. ^ bisettimanale Corriere di Chieri del 23/09/2011
  17. ^ .[1] sito Ufficiale della squadra
  18. ^ [2] Sito della Lega di Serie A femminile

[modifica] Bibliografia

  • Il Piemonte paese per paese - Ed. Bonechi - 1993
  • I Castelli del Piemonte Gribaudo-Lorenzo Fornaca Editore Asti 1999/2005
  • I Castelli della provincia di Torino-Sabina Fornaca-Gribaudo L.Fornaca editore Asti 2005.
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Piemonte Portale Piemonte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Piemonte
Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue