Barbania

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Barbania
comune
Barbania – Stemma Barbania – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Torino-Stemma.svg Torino
Amministrazione
Sindaco Giovanni Battista Drovetti (lista civica) dal 07/06/2009 secondo mandato
Territorio
Coordinate 45°18′00″N 7°38′00″E / 45.3°N 7.633333°E45.3; 7.633333 (Barbania)Coordinate: 45°18′00″N 7°38′00″E / 45.3°N 7.633333°E45.3; 7.633333 (Barbania)
Altitudine 385 m s.l.m.
Superficie 12,8 km²
Abitanti 1 632[1] (31-12-2010)
Densità 127,5 ab./km²
Frazioni Boschi, Colli, Fandaglia, Gianotti, Perrero, Piana, Seita, Vignali, Zaccaria
Comuni confinanti Busano, Levone, Rivara, Rocca Canavese, Vauda Canavese
Altre informazioni
Cod. postale 10070
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001021
Cod. catastale A625
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti barbaniesi
Patrono san Giuliano di Brioude
Giorno festivo ultima domenica di agosto e lunedì successivo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barbania
Localizzazione del Comune di Barbania nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Barbania nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Barbania (IPA: [barba'nia])[2]; Barbanià in piemontese, è un comune italiano della provincia di Torino, in Piemonte. È situato nella parte sud-occidentale del Canavese, al confine con la zona di Ciriè.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale comprende, da nord a sud, parte della pianura alluvionale del Malone nel suo medio corso, il pianalto settentrionale delle "Vaude" (il conoide di deiezione formato in epoche glaciali dalla Stura di Lanzo) e il tratto finale della piccola valle del torrente Fandaglia.

Il toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L'origine celtica appare evidente nel toponimo: bar indica il villaggio fortificato (come in Bard e Bar Cenisio) che si ergeva sul gradiente ove si trova l'attuale centro storico; separato da un piccolo rio vi era un bannos, nucleo di capanne da cui proviene la seconda parte del nome del paese.[2]

Tra le numerose ipotesi ottocentesche sulla derivazione del toponimo, una si rifaceva alla ricchezza boschiva del luogo: berbèn significa quercia in provenzale[3].

Due leggende tramandate oralmente si riferivano l'una a una persona con la barba, l'altra a uno zio (barba in piemontese), che annegava nel torrente. Da cui, barba ch'a nìa (barba o zio che annega).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tribù celtica dei Salassi colonizzò il territorio verso la fine del V secolo a.C., fondando un villaggio sul pianoro da cui si domina l'intero Canavese occidentale e un bar, cioè un villaggio fortificato, a poche centinaia di metri, su un gradiente che ne facilitava la difesa.

La romanizzazione avvenne molto lentamente poiché i villaggi non si trovavano lungo le grandi vie che consentivano di oltrepassare le Alpi: lo dimostra il fatto che il Cristianesimo vi giunse solamente nel VII secolo, per opera dei monaci irlandesi di San Colombano.

Intorno all'anno mille i due abitati risultano ormai unificati ed infeudati ad Emerico, un nobile di probabili origini borgognone che dominava la valle del Malone dal suo castellazzo di Camagna, oggi frazione di Rivara. Egli, come affermato dalla "Chronica magna S. Benigni Fructuariensis", fondò un convento benedettino a Busano, ponendo la figlia Libania come abbadessa e donando nel 1019 le sue proprietà barbaniesi al convento[4]

Libero Comune[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall'XI secolo gli abitanti si svincolarono dal sistema feudale: rimasero solamente alcune rendite al locale consortile delle famiglie Dro, anch'esse di probabile origine borgognona. Il paese assunse la tipica conformazione di ricetto a "insulae" e vennero rinforzate le opere difensive con recinzioni e fossati. Risale a questo periodo la costruzione della torre-porta, unico accesso ben protetto all'abitato.

Barbania venne donata nel 1164, assieme ad altre terre, da Federico I imperatore al Marchese del Monferrato. Fu in seguito coinvolta nelle guerre tra i signori canavesani: i Conti di Valperga e quelli di San Martino. Verso la metà del secolo troviamo documentata la presenza di un Ospitium, di cui non rimane traccia alcuna[5].

Nel 1305, nel corso di una campagna espansionistica verso il Canavese, il principe Filippo I di Savoia-Acaia conquistò Barbania con le armi: la Comunità ne riconobbe i diritti ottenendo in cambio ampie concessioni.[6] Da allora il paese rimase fedele alla casa sabauda, godendo di numerose franchigie e privilegi; tra questi il singolare diritto di tutti i barbaniesi di non poter essere imprigionati e di venire processati esclusivamente in paese.

Al 1326 risale la prima visita pastorale da parte del Vescovato di Ivrea.[7] Dai verbali risultano due parrocchie: una dedicata a san Giuliano di Brioude e costruita extra moenia, l'altra, definita "antiquissima", Sancta Maria de Rucha Veteri, era ubicata dove sorgeva l'antico villaggio celtico. Numerose le cappelle, tra le quali quella dedicata a sant'Antonio abate, di proprietà della Comunità.

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Un documento risalente al 1447 testimonia le richieste della comunità di poter edificare una domun fortem sive fortalicum (casa forte o fortilizio), avente una specifica funzione di magazzino: il ricetto venne così ad assumere il classico assetto quattrocentesco.

Nell'ultimo ventennio del XIV secolo nel Canavese scoppiò la rivolta del Tuchinaggio, che vide la popolazione insorgere contro lo strapotere dei feudatari locali. La comunità di Barbania partecipò attivamente, essendo in perenne contrasto con i confinanti conti di Valperga.[8]

Periodo sabaudo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito i Savoia iniziarono a vendere titoli di nobiltà. I Barbaniesi, orgogliosi di non aver mai dovuto sopportare feudatari, raccolsero il denaro necessario ed acquisirono la signoria del loro paese.[6]

Dagli inizi del Quattrocento fino a tutto il Settecento la Comunità di Barbania, forte dell'appoggio di Casa Savoia, ebbe frequenti scontri con i conti di Valperga e i paesi ad essi soggetti per la proprietà dei fertili pascoli lungo il torrente Malone chiamati "Pasquarole".[6] Si trattò di una vera campagna militare portata avanti per generazioni dalla Badìa, un corpo armato formato di borghigiani volontari.[9]

Alla fine del XVI secolo visse a Barbania, dove morì nel 1615, il medico Giovanni Pietro Urceglio, autore di numerosi testi medici, poesie e opere in prosa.[10]

Festa patronale[modifica | modifica wikitesto]

Il lunedì il priore uscente passa le consegne al successore

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La festa di Barbania affonda le sue radici nelle tradizioni celtiche: lo dimostrano innanzitutto i simboli utilizzati, tra cui si notano i bindéj (lunghi nastri colorati), i caritin (pani a forma di gallo, sole e luna infissi nelle armi di rappresentanza) e la Carità (grosso pane ornato di fronde); questi simboli sono riscontrabili in feste delle medesime origini, come ad esempio le Bahio occitane e le danze degli spadonari in valle di Susa.[11][12][13]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La festa si svolge l'ultima domenica di agosto e il lunedì successivo. Vi partecipa buona parte del paese: tutti possono suonare, ballare, marciare, cantare e bere in allegria. I momenti più coinvolgenti avvengono nel pomeriggio del lunedì, dapprima con la Armëttià dël drapò (in italiano "la consegna della bandiera") a cui segue l'Obada granda (un ricevimento a cui sono invitati tutti i barbaniesi); la giornata si chiude con il Corenton, ballo in piazza a cui partecipano paesani di ogni età accompagnati dalla locale Banda musicale, che suona senza sosta fino a che scende la notte. Nel corso dei festeggiamenti assume un ruolo di guida l''Abbadia di San Giuliano, i cui componenti marciano per il paese armati simbolicamente di una partigiana adorna dei bindéj e scortati dalla locale banda musicale.[11]

Patrono[modifica | modifica wikitesto]

Il patrono di Barbania è san Giuliano di Brioude, il cui culto fu portato dai monaci irlandesi di san Colombano, che convertirono il paese nel VI secolo.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di san Giuliano martire[modifica | modifica wikitesto]

Ai rifacimenti settecenteschi vanno sommati gli ampi lavori di ristrutturazione compiuti a partire dal 1870. L'interno a tre navate affrescate, conserva diverse cappelle di patronato delle famiglie più antiche. Notevole nella sua grandiosità, spicca l'altare maggiore, tutto in marmi policromi, sormontanto da un grande Crocefisso. Fra i quadri conservati merita una menzione quello riproducente San Carlo in atto di adorare la Sindone. Nella chiesa è presente anche una scultura lignea risalente probabilmente a metà del Duecento, originariamente policroma, raffigurante la Madonna seduta e incoronata.

Torre Porta del Libero Comune[modifica | modifica wikitesto]

Il "ciochér" era l'unico accesso al ricetto medievale

Costruita in pietre e legno a partire dall'XI secolo, venne ricoperta da una cortina di mattoni verso il 1500.

Nel XVIII secolo fu aggiunto un tetto in coppi per adibirla (fino al 1950 circa) a torre campanaria, benché sia lontana duecento metri circa dalla chiesa parrocchiale.

Chiesa di Rua Veder[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa era considerata antichissima già nel XIV secolo. Ora dedicata a Maria Assunta in cielo, viene comunemente chiamata chiesa di Ravede, deformazione del nome medievale: Sancta Maria de Rucha Veteri.[11]

Cappella di san Sisto[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nella frazione di Zaccaria, nel XIV secolo apparteneva all'Ospizio del Gran San Bernardo sotto il titolo di San Siro e passò successivamente ai Cavalieri di Malta. Ora è di proprietà privata.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]


Persone legate a Barbania[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernardino Drovetti (1776-1852), console di Francia in Egitto e collezionista di antichità egizie. La sua prima collezione detta "Drovettiana" fu acquisita da Carlo Felice nel 1824 e costituisce il nucleo principale del Museo Egizio di Torino.
  • Luigi Calligaris 1808 - 1870, militare, architetto e orientalista.
  • Pietro Audogianotti, impegnato nel mondo dell'istruzione, a cui è dedicata la locale scuola elementare.
  • Giacinto Bianco, gentiluomo di bocca alla corte sabauda.
  • Giovanni Drovetti, (1879 - 1958), scrittore di romanzi, commedie in piemontese, vaudeville e molto altro. Autore di un'apprezzata Storia del Teatro piemontese.
  • Federico Bevilacqua,(1892 - 1948), Presidente dell'Associazione Calcio Padova
  • Regina Motetti, suora rosminiana col nome di Generosa, fu Madre Generale della congregazione negli anni '30 del XX secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Cfr. la voce Barbania del Dizionario d'ortografia e di pronunzia: [1].
  3. ^ Giuseppe Seita, Barbania, storia, notizie, documenti, Minerva s.n.c., Torino, 1981
  4. ^ Giuseppe Calligaris, Un'antica cronica piemontese inedita. Loesccher, Torino, 1889
  5. ^ AA.VV. Il Piemonte paese per paese - Ed. Bonechi, 1993 - Firenze
  6. ^ a b c Archivio di Stato di Torino
  7. ^ Ilo Vignono, Visite pastorali in diocesi di Ivrea negli anni 1329 e 1346, Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa onlus, Vicenza 1980
  8. ^ Stanislao Cordero di Pamparato, Il Tuchinaggio e le imprese di Facino Cane nel Canavese, in Eporediensia, Pinerolo 1900
  9. ^ Giuseppe Cesare Pola Falletti di Villafalletto, Le gaie compagnie dei giovani del vecchio Piemonte - Miglietta, Casale Monferrato 1937
  10. ^ Goffredo Casalis, Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Ed. Maspero, Torino, 1855, vol. XXVII, pagg. 442-443
  11. ^ a b c Eleonora Dalla Gassa e Federico Fiandro, Un paese, una festa, La Grafica Nuova, Torino 2004
  12. ^ Jan Peire de Bousquier, Bahio de l'Ubac de Fraise, Soulestrelh, 1981
  13. ^ Beò de Blins 2006 - dépliant tratto da Novel Temp - Lou temp Novel n. 6 e 7/78, Soulhestrel.
  14. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eleonora Dalla Gassa e Federico Fiandro, Un Paese, una Festa - La Grafica Nuova, Torino 2004
  • Giuseppe Cesare Pola Falletti di Villafalletto, Le gaie compagnie dei giovani del vecchio Piemonte - Miglietta, Casale Monferrato 1937
  • Giovanni Ferreri, Brevi cenni su Barbania Canavese - Doyen, Torino 1904

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Piemonte Portale Piemonte: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Piemonte