Verolengo

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Verolengo
comune
Verolengo – Stemma Verolengo – Bandiera
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Torino-Stemma.svg Torino
Sindaco Luigi Borasio (lista civica Uniti per Verolengo e Frazioni) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°11′00″N 7°58′00″E / 45.183333°N 7.966667°E45.183333; 7.966667 (Verolengo)Coordinate: 45°11′00″N 7°58′00″E / 45.183333°N 7.966667°E45.183333; 7.966667 (Verolengo)
Altitudine 169 m s.l.m.
Superficie 29 km²
Abitanti 5 037[1] (31-12-2010)
Densità 173,69 ab./km²
Frazioni Arborea, Borgo Revel, Busignetto, Casabianca
Comuni confinanti Brusasco, Chivasso, Crescentino (VC), Lauriano, Monteu da Po, Rondissone, Saluggia (VC), San Sebastiano da Po, Torrazza Piemonte
Altre informazioni
Cod. postale 10038
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001293
Cod. catastale L779
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti verolenghesi
Patrono San Giovanni Battista
Giorno festivo seconda domenica di Settembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Verolengo
Localizzazione del Comune di Verolengo nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Verolengo nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Verolengo (Vrolengh in piemontese) è un comune di 4.466 abitanti della provincia di Torino, in Piemonte.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dai tempi dell’antica Roma il territorio dell’attuale comune di Verolengo è stato sede di insediamenti urbani. Nel territorio che oggi ospita gli abitati di Arborea e Benne sorgeva la Mansio Quadrata, che era una stazione di posta in cui coloro che percorrevano la strada Torino-Pavia potevano riposare e rifocillare i cavalli. Queste stazioni di posta avevano rilevante importanza anche dal punto di vista militare ed erano anche sede di guarnigioni che li proteggevano. Successivamente Verolengo entrò a far parte del marchesato del Monferrato e poi, dopo alterne vicende, passò sotto il controllo dei Gonzaga, duchi di Mantova. Il trattato di Cherasco segnò il passaggio definitivo a casa Savoia, che lo governò fino all’unificazione dello stato italiano. Ci fu solo una parentesi durante l’età napoleonica, in cui Verolengo venne incorporato nel territorio francese.

Stemma e Gonfalone[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma di Verolengo è un verro rampante; questo simbolo è stato oggetto di un decreto del Duce Benito Mussolini, che di seguito riportiamo: " Spettare al Comune di Verolengo, in provincia di Torino il diritto di fare uso dello stemma miniato nel foglio qui annesso, che è: d'argento al verro al naturale, cinghiato pure d'argento, rampante, al capo abbassato di rosso. Capo del Littorio di rosso (porpora) al Fascio littorio d'oro circondato da due rami di quercia e d'alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Comune. Doversi prendere nota del presente provvedimento nel libro Araldico degli Enti Morali. Roma addì 6 febbraio 1943".

L'origine pare essere legata ai numerosi allevamenti suini presenti nel territorio (alcuni dei quali costituiscono ancora attualmente un'importante voce nell'economia del paese). Secondo altre interpretazioni il verro è stato scelto per assonanza al nome del comune, che sarebbe legato ad antichi insediamenti della popolazione barbara degli Eruli (da cui Verulengum).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa di San Giovanni Battista si trova nella piazza principale del paese (Piazza IV Novembre) che rappresenta l’intergiunzione tra il decumano ed il cardo dell’antico accampamento romano). Sulla piazza, opposta alla casa più antica del paese, che la tradizione e la storia dicono appartenere al governatore romano. La chiesa, in stile neoclassico, è strutturata su tre navate ed è rivestita esternamente di marmo bianco anche se originariamente la facciata era in mattoni a vista. Il campanile ha una figura solida ed imponente ed è dotato di un orologio elettromeccanico a quattro quadranti. All’interno numerosi altari ornano le pareti laterali. Essi sono dedicati a Santa Apollonia, Santa Lucia, Sant'Agata e Santa Libera; seguono quello dedicato alla Madonna del Rosario, a Sant'Orsola e, nella parete di fondo della navata, a Santa Maria Assunta; dalla parte opposta, cioè a destra dell’altare maggiore e sulla parete di fondo della stessa navata, si vede l’altare dedicato a San Sebastiano, poi quello di San Nicola, quindi gli altari del Sacro Cuore, di San Giuseppe e infine di Sant'Antonio da Padova. Degna di attenzione è anche la via crucis, opera dei pittori verolenghesi Amedeo e Francesco Augero. La chiesa originariamente era dedicata a Santa Maria di Piazza (o degli Angeli) e solo nel XIX secolo venne intitolata a San Giovanni Battista, patrono del paese.

Chiesa di San Michele[modifica | modifica sorgente]

Questa chiesa è in stile Barocco Piemontese e si affaccia sulla canonica della chiesa di San Giovanni Battista. Non si hanno documenti che ci raccontino la storia della sua costruzione anche se alla base dell’altare maggiore è incisa la data 1523. L’interno è un ambiente a navata unica, molto raccolto, ospita il crocifisso che viene portato in processione per le vie del paese la sera del Venerdì Santo. A destra dell’ingresso un’edicola ospita l’immagine di un infante sorridente: si tratta di Maria Bambina, protettrice dei bambini, alla quale vengono portati come ex voto i fiocchi dei neonati del paese. La chiesa è anche sede di una omonima confraternita che si occupa del suo mantenimento: i confratelli sono commemorati in periodiche messe nelle quali si prega per la salvezza delle loro anime.

Il santuario della Madonnina[modifica | modifica sorgente]

Correva l’anno 1609 quando Don Giovanni BRACCO, sacerdote di Verolengo, stava percorrendo a cavallo l’antica strada diretto a Crescentino. Di colpo il cavallo s’impennò e si diede ad una corsa pazza. Colto di sorpresa il sacerdote fu sbalzato dalla sella e cadde. Impigliatosi con un piede nella staffa, venne violentemente trascinato a lungo dall’animale imbizzarrito. Don BRACCO disperato si rivolse alla Beata Vergine implorandone l’aiuto. Ecco che, come se una mano di ferro l’avesse inchiodato sul posto, il cavallo si fermò di colpo in località Veuchio, acquietandosi. Il sacerdote, miracolato, stentò a riprendersi e quando si rialzò si rese conto di essere “sano ed illeso nel corpo, sebbene malconcio nelle vestimenta”. Il prete, riconoscente per la grazia ricevuta, all’indomani dell’accaduto, fece erigere un pilone sul quale fece dipingere la Beata Vergine che regge, da un lato, il Bambin Gesù e dall’altro un cuore. Don BRACCO si recò spesso a pregare e ringraziare riconoscente la Madonna inginocchiandosi davanti al Pilone. Nei giorni di festa un gruppo di fedeli, dopo la recitazione del Vespro, iniziò a ritrovarsi ai piedi del Pilone della Madonnina di Veuchio raccogliendosi insieme al sacerdote per la recita delle litanie della Madonna. Questa pia pratica si radicò così tanto tra i fedeli che sempre più numerosi si riunivano attorno al pilone, al punto che proseguì anche dopo la morte di don Bracco. Tra i fedeli che venivano a pregare vi era anche un mendicante. Per sopravvivere, chiedeva l’elemosina affidandosi al buon cuore dei pellegrini. Costui era conosciuto come PIETRO delle crocciole: era storpio e poteva reggersi in piedi solo con l’ausilio di due stampelle. Si era trasferito a Verolengo da quando aveva saputo che tra i pellegrini della Madonnina di Veuchio si erano registrate delle guarigioni prodigiose. Un giorno mentre pregava intensamente con ancor più viva fede, si sentì formicolare le gambe malate che progressivamente si rinvigorirono tanto da consentirgli di reggersi in piedi. Abbandonate le stampelle, le appese al Pilone e si prostrò a ringraziare la Madonna circondato dai fedeli attoniti che, ben conoscendolo da tempo, non riuscivano a capacitarsi dell’accaduto. Diffusasi la notizia si scatenò l’entusiasmo attorno al Pilone della Madonnina e questo attrasse un numero enorme di pellegrini. Qualche tempo dopo, l’ 8 settembre 1690 giorno della festa della Natività della Madonna, due bambine di sette anni, Maddalena BRACCO e Agata PERETTI, accompagnate dalle rispettive madri, erano andate a pregare la Beata Vergine. Ad un certo punto cominciarono ad agitarsi urlando alle madri che vedevano una gran signora che stava girando intorno al pilone. Vennero bruscamente zittite e non credute. Così pure avvenne nelle due domeniche successive. Ma al ripetersi delle apparizioni e dopo opportune verifiche, non fu più possibile ignorare l’accaduto. Le apparizioni della Madonna e le guarigioni miracolose si andavano ripetendo; queste notizie attirarono folle di pellegrini da ogni parte: dal Monferrato, da Acqui, Alessandria e Chieri. Dalla Valle d'Aosta e persino dalla Svizzera. Vennero raccolte offerte sempre più generose tanto da poter accantonare somme consistenti. Ci si rese conto che ormai era necessario disporre di una chiesa per accogliere i fedeli, ma una chiesa grande che potesse contenere almeno 500 persone. La costruzione fu iniziata nel 1698 ed i lavori procedettero molto celermente: il Pilone venne trasportato sull’altare ed il 25 marzo dell’anno successivo fu celebrata la prima messa. Passarono gli anni ed Il flusso di fedeli continuò ad incrementarsi tant’è che con gli anni si avvertì la necessità di avere un santuario più capiente. Un architetto venne incaricato di predisporre un progetto per un tempio più vasto, più grandioso e capace di contenere 3000 persone: il 13 giugno 1775 venne posta la prima pietra. Il cantiere della nuova costruzione fu realizzato intorno alla chiesa già esistente avendo cura di lasciarla intatta e funzionale. Ben presto i lavori appena iniziati vennero interrotti, in parte a causa della morte dei generosi benefattori, i conti Verulfo, ma ancor più per gli stravolgimenti politici e militari che sconvolsero tutta l’Europa a seguito della Rivoluzione Francese. Napoleone BONAPARTE ordinò la confisca con successiva vendita dei beni religiosi, e questo avvenne anche a Verolengo. Successivamente alle sconfitte di Napoleone ed alla sua morte (1821), si ricominciò a pensare al completamento del Santuario. Nel 1834 Don Francesco Umberto di Chivasso, Parroco di Verolengo, riavviò i lavori affidando la nuova progettazione del tempio all’Ing. BOSSI. La costruzione dei muri si era fermata all’altezza di sei/sette metri, e, per completare l’opera, occorrevano ancora circa 150.000 mattoni. Uno sforzo finanziario ingente che un generoso benefattore, Giuseppe ROGGERO, si accollò. Quando i costruttori si attivarono a cercare le fornaci in grado di produrre una tale massa di mattoni, si resero conto che in zona non ce n’erano. Cercarono più lontano, ben sapendo però che il trasporto di una tale quantità di mattoni non era di semplice soluzione. Secondo i ricordi del Signor Gianni GHIGGIA, nella prima metà del 1800, il suo trisavolo Domenico GHIGGIA, avuta notizia della ricerca di una tale quantità di manufatti ed essendo evidentemente esperto nella produzione di mattoni, si trasferì con la moglie Margherita CAPELLO ed i figli, dalla nativa Scarmagno a Verolengo ove comprò una vasta collina di terreno argilloso chiamata “n’ si rulei” (in italiano Altipiano Roletto) sita in frazione Torrazza. Tale terra argillosa, ammantata solo di secolari roveri, costava poco perché era inadatta alle coltivazioni tipiche di quei luoghi. La zona collinosa si estendeva dalla chiesa di Torrazza sin oltre Rondissone. Qui sorse la prima fornace GHIGGIA che, lavorando a pieno ritmo, riuscì a soddisfare le esigenze dei costruttori. Nel 1847 nella nostra Parrocchia si insediò un giovane Prevosto, Don Gaetano Effisio VIORA, nativo di Mondovì, persona molto attiva e capace, il cui volto, secondo Don Dino Mantovani, fu riprodotto dall’Amedeo Augero nell’affresco che raffigura il Profeta DANIELE. Il nuovo Parroco si dedicò subito al completamento del Santuario dando nuovo impulso ai lavori. Nel 1851 con l’innalzamento della cupola sopra il SANTA SANCTORUM e l’esecuzione di due affreschi da parte del pittore Amedeo AUGERO, il Santuario venne praticamente ultimato ed il Vescovo di Ivrea, Mons. Luigi MORENO, Sabato 13 settembre 1851, vigilia della festa del Santissimo Nome di Maria, provvide al trasporto delle sacre reliquie. La solenne Consacrazione del Tempio di Dio fu eseguita il mattino successivo alla presenza di tutto il Clero della zona e di moltissimi fedeli. Dalle “MEMORIE” del Sacerdote Gioanni SAROGLIA “IL SANTUARIO DELLA MADONNINA DI VEROLENGO” memorie scritte nel 1873, apprendiamo che la consacrazione del Santuario avvenne su richiesta ed alla presenza dell’Amministrazione del Santuario composta dal Parroco, che ne era il Presidente, dal Sindaco, oltre a tre amministratori eletti, e dal PRIORE DELL’ANNO. Sappiamo quindi che i Priori della Madonnina risalgono certamente almeno al 1851. Non solo ma il Prevosto dell’epoca, Don Gaetano Effisio VIORA, nel suo libretto autografo “NORME PER LE FUNZIONI DELLE CHIESE PARROCCHIALI DI VEROLENGO”, ne regola anche la nomina. Questa avviene la seconda domenica di settembre quando “ALLE DUE E MEZZA SI SUONA PER IL VESPRO SOLENNE E CON BENEDIZIONE UNICAMENTE AL SANTUARIO E SI NOMINANO IL PRIORE E LA PRIORA DELL’ANNO DOPO”.

Gli ex voto del santuario[modifica | modifica sorgente]

Come in molti santuari mariani, i fedeli sono usi portare degli ex voto alla Madonna in ringraziamento di grazie ricevute. Anche nel santuario verolenghese sono presenti molti di questi segni di vita quotidiana: principalmente si tratta di quadri raffiguranti le scene dei pericoli ai quali i fedeli sono scampati grazie al provvidenziale interventi della Madonna. Le principali scene sono relative ad incidenti sul lavoro, stradali e guarigioni da malattie; sono anche presenti ringraziamenti per situazioni di guerra, principalmente di verolenghesi tornati salvi dalle campagne militari cui hanno partecipato.

La Chiesa della Santissima Trinità[modifica | modifica sorgente]

Questa chiesa in stile barocco è stata costruita nel 1744 grazie al sostegno dei conti Verulfo, su disegno dell’architetto Carlo Cerrone che probabilmente elaborò un disegno di Juvarra. L’interno è molto semplice, strutturato in un’unica navata e nel coro trova spazio un’imponente quadro di Amedeo Augero. Papa Paolo V concesse l’indulgenza plenaria a chi si fosse recato in pellegrinaggio in questa chiesa. La chiesa è anche sede di una omonima confraternita che si occupa del suo mantenimento: i confratelli sono commemorati in periodiche messe nelle quali si prega per la salvezza delle loro anime.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo comunale
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Maria Luisa Rosso lista civica Sindaco
2009 in carica Luigi Borasio lista civica Uniti per Verolengo e Frazioni Sindaco

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • A Verolengo Francesco Crispi, rifugiatosi in Piemonte per fuggire dalla repressione Borbonica dei moti nel Regno delle Due Sicilie, fece domanda senza successo per il posto di segretario comunale, prima di diventare Ministro del regno. Oggi una via del paese è dedicata allo statista italiano.

Persone legate a Verolengo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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