Prali

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Prali
comune
Prali – Stemma
Prali – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Torino-Stemma.svg Torino
Amministrazione
Sindaco Sandra Loredana Aglì (lista civica) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 44°53′00″N 7°03′00″E / 44.883333°N 7.05°E44.883333; 7.05 (Prali)Coordinate: 44°53′00″N 7°03′00″E / 44.883333°N 7.05°E44.883333; 7.05 (Prali)
Altitudine 1.455 m s.l.m.
Superficie 72,52 km²
Abitanti 266[1] (31-12-2010)
Densità 3,67 ab./km²
Frazioni Campo del Clot, Cugno, Ghigo (capoluogo), Giordano, Indritti, Malzat, Orgiere, Pomieri, Ribba, Rodoretto, Villa
Comuni confinanti Abriès (FR-05), Angrogna, Bobbio Pellice, Perrero, Pragelato, Salza di Pinerolo, Sauze di Cesana, Villar Pellice
Altre informazioni
Cod. postale 10060
Prefisso 0121
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001202
Cod. catastale G978
Targa TO
Cl. sismica zona 3s (sismicità bassa)
Cl. climatica zona F, 4 536 GG[2]
Nome abitanti pralini
Giorno festivo 17 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Prali
Localizzazione del Comune di Prali nella Provincia di Torino.
Localizzazione del Comune di Prali nella Provincia di Torino.
Sito istituzionale

Prali (fino al 1937 Praly; così anche in piemontese; Praal in occitano) è un comune di 266 abitanti della provincia di Torino, a 72 km dal capoluogo.

Si trova nella Valle Germanasca e fa parte della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Si trova nell'alta valle Germanasca, secondaria della Val Chisone, al confine del parco regionale francese del Queyras: le località di Ghigo, Villa e Malzat sorgono in un'ampia conca pianeggiante, circondata da foreste di conifere e sovrastata dalla cerchia delle Alpi Cozie. È composto da molte minuscole borgate: Arnaudi, Balma, Bounous, Campo Clot, Crosetto, Cugno, Gardiola, Ghigo, Giordano, Indiritti, Lausarot, Malzat, Miandette, Orgiere, Pomeifrè, Pomieri, Ribba, Rimas, Rodoretto, Toré, Villa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime tracce della sua esistenza sono dell'XI secolo, ma il primo documento ufficiale che ne attesti l'esistenza è del 1462. Fin dall'inizio è documentata la presenza dei valdesi che nel 1533 vi celebrarono un Sinodo per confermare l'adesione alla Riforma protestante. Nel 1556 fu costruito nella frazione di Ghigo un tempio per tutti i valdesi dell'alta val Germanasca.

Tra il 1630 e il 1655 fu colpita dalla peste e poi distrutta dalle truppe dei Savoia. Nel 1686 gli abitanti si arresero ai Francesi, che avevano già distrutto Angrogna e Torre Pellice. Il tempio valdese fu trasformato in chiesa cattolica.

I valdesi ritornarono dall'esilio di Ginevra nel 1689 (il cosiddetto Glorioso Rimpatrio), ma il comune fu nuovamente occupato dai francesi. Passò poi ai Savoia, che cercarono di riportarvi il cattolicesimo: nel 1767 carlo Emanuele III fece ricostruire una chiesa cattolica nella frazione Villa.

Fu poi occupato da Napoleone e nel 1815 passò definitivamente ai Savoia.

Nel 1870 inglobò il comune di Rodoretto, che si trova in un vallone laterale; nel 1882 cedette invece al comune di Salza la frazione Fontane, e nel 1895 la frazione Bessè al comune di Perrero. Nel 1937 il regime fascista italianizzò il suo nome da Praly a Prali.

Durante i XX Giochi olimpici invernali del 2006 ha ospitato gli allenamenti di sci alpino e sci di fondo.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Arte e cultura[modifica | modifica sorgente]

Campanile del tempio valdese che ospita il museo.

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, a Villa, eretta nel 1462, fu rimaneggiata a più riprese.

All'interno del tempio valdese si trova un museo storico che documenta le vicende della Val Germanasca dalla preistoria ai giorni nostri, ma soprattutto per gli aspetti religiosi.

A nordest di Ghigo, sulla strada per Indritti, è sorto tra il 1947 e il 1951, su iniziativa di Tullio Vinay, pastore valdese, e progetto di Leonardo Ricci, il villaggio di Agape (1530 m), ove ha sede un centro internazionale di studi e di soggiorno per giovani. L'opera, che fu costruita con il lavoro volontario di centinaia di giovani e il contributo di tutte le chiese evangeliche europee, rappresenta anche un esempio di architettura contemporanea che con l'uso di pietra e legno si inserisce con equilibrio nell'ambiente circostante.

Nella borgata di Rodoretto si trova un piccolo museo etnografico della montagna.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

È punto di partenza per l'escursione all'Altopiano dei Tredici Laghi (2200–2600 m) e per le ascensioni alla Rocca Bianca (2383 m), al Cappello d'Envie (2618 m), alla Punta Cialancia (2855 m) e alla Punta Cornour (2867 m).
È presente nel territorio del comune il rifugio Lago Verde.

Il comprensorio sciistico si estende su 1100 metri di dislivello e comprende 4 impianti, due scuole nazionali di sci e una pista di fondo omologata. Le temperature rigide della zona e la difficoltà tecnica delle piste ne hanno sancito l'ormai celebre soprannome di "posto da duri".[senza fonte] La località è nota agli amanti della neve e degli sport invernali per la vocazione al freeride ed al freestyle oltre che per la nevosità della località, che permette, grazie all'intraprendenza dei gestori della stazione, di sciare quasi ogni anno da fine novembre a maggio inoltrato.

Un tratto delle miniere di talco oggi in disuso è stato trasformato in museo e visita guidata, con il progetto "Scopriminiera".

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia di Prali, già abbastanza florida nel passato grazie ai giacimenti di talco e di marmo bianco, si è sviluppata molto con la valorizzazione turistica della zona, come soggiorno estivo e sede di sport invernali.

Persone legate a Prali[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il municipio

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ La valle di Lilliput appena oltre le Alpi, articolo del 21/09/2011, on-line su [1] (consultato nel marzo 2013)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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