Carlo Emanuele III di Savoia

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Carlo Emanuele III
Carlo Emanuele III
Carlo Emanuele III
Re di Sardegna
Stemma
In carica 1730 - 1773
Predecessore Vittorio Amedeo II
Successore Vittorio Amedeo III
Nome completo Carlo Emanuele III
Nascita Torino, 27 aprile 1701
Morte Torino, 20 febbraio 1773
Luogo di sepoltura Basilica di Superga
Casa reale Savoia
Padre Vittorio Amedeo II
Madre Anna Maria di Borbone-Orléans
Consorte Anna Cristina Luisa del Palatinato-Sulzbach
Polissena Cristina d'Assia-Rotenburg
Elisabetta Teresa di Lorena
Firma 1751 Carlo Emanuele III signature.JPG

Carlo Emanuele III di Savoia, detto il Laborioso e soprannominato dai piemontesi Carlin (Torino, 27 aprile 1701Torino, 20 febbraio 1773), re di Sardegna, duca di Savoia, marchese di Monferrato, marchese di Saluzzo, principe di Piemonte e conte d'Aosta, della Moriana e di Nizza dal 1730 al 1773.

Sotto il suo regno, che durò ben quarantatré anni, lo stato di Sardegna continuò a militare al fianco delle grandi potenze nelle guerre di successione polacca ed austriaca, ottenendo considerevoli acquisizioni territoriali che ne spostarono il confine al Ticino. Poco stimato dal padre come comandante militare, si circondò di militari a cui conferì le cariche più alte dello Stato.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia ed i primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Amedeo III, figlio di Carlo Emanuele III, raffigurato a sette anni in un ritratto della Clementina firmato e datato 1733 oggi al castello di Stupinigi.

Carlo Emanuele nacque a Torino da Vittorio Amedeo II di Savoia e dalla sua prima moglie, la principessa francese Anna Maria di Borbone-Orléans. Suoi nonni materni erano Filippo I d'Orléans ed Enrichetta Anna Stuart, figlia minore del re Carlo I d'Inghilterra e di Enrichetta Maria di Francia. Carlo Emanuele era inoltre zio di Luigi XV di Francia, in quanto fratello della madre del sovrano, Maria Adelaide di Savoia; egli era inoltre fratello di Maria Luisa di Savoia, regina di Spagna e moglie del suo cugino di secondo grado, Filippo V di Spagna. Alla nascita Carlo Emanuele, in quanto maschio secondogenito, ebbe il titolo di duca d'Aosta.[senza fonte]

Carlo Emanuele era il secondo dei tre maschi nati da Vittorio Amedeo II e pertanto alla nascita non era l'erede al trono; suo fratello maggiore Vittorio Amedeo, che era il principe ereditario, morì nel 1715 e da quella data Carlo Emanuele divenne principe di Piemonte, ottenendo un'educazione severa ma conforme ai suoi compiti futuri, predisposta appositamente dal padre secondo i suoi personali canoni, senza alcuna ispirazione culturale.

Rapporti con il padre[modifica | modifica wikitesto]

Maria Giovanna Battista Clementi detta la Clementina (attribuito), ritratto di Carlo Emanuele III (regione Piemonte, in deposito presso la reggia di Venaria Reale).

Carlo Emanuele viveva in una Torino profondamente cambiata dagli ultimi avvenimenti politici. Il Piemonte, dopo alterne vicende, era uscito vittorioso dalla guerra di successione spagnola, sconfiggendo l'esercito francese di Luigi XIV e suo padre, Vittorio Amedeo II, aveva acquistato il titolo di re di Sicilia, che fu costretto a scambiare con quello di Sardegna. Il re ripudiava sempre più i fasti della corte, la mondanità e il lusso: vestiva di semplice panno e le sue camicie erano di tela grezza. Torino si era pertanto trasformata radicalmente: per volere regio, le feste erano bandite, l'ostentazione di ricchezza era reato. Vittorio Amedeo II, dopo i trionfi politici e militari, si era sempre più chiuso in sé stesso, diventando schivo e solitario.

Dopo il 1728, le stranezze del re iniziarono a degenerare sempre di più, probabilmente per una malattia mentale. La moglie Anna, madre di Carlo Emanuele, era morta e anche il primogenito, molto amato da Vittorio Amedeo si era spento: il vecchio re decise di abdicare e di lasciare il trono al figlio Carlo Emanuele III.

"Carlino", come era stato soprannominato, non era amato dal padre: gracile e quasi gobbo, si era incupito negli anni passati all'austera corte torinese e sembra che parlasse poco, solo l'indispensabile. La sua istruzione era stata sommaria, poiché tutte le attenzioni erano andate al fratello maggiore. Le sue lacune furono colmate lavorando a fianco del padre, che gli faceva visitare le piazzeforti militari e lo interrogava dopo ogni colloquio con i ministri.

Vittorio Amedeo II fece sposare nel 1722 al figlio la principessa palatina Anna Cristina Luisa del Palatinato-Sulzbach, che si spense dopo appena un anno dando a Carlo Emanuele un erede che morì in età infantile.

La seconda moglie, scelta sempre dal padre, fu Polissena Cristina d'Assia-Rotenburg, che diede al marito la maggior parte dei figli. Fu molto amata da Carlo Emanuele e venne mal vista da Vittorio Amedeo, che ritenendo che ella distogliesse le attenzioni del figlio dalla politica, giunse ad imporre agli sposi di dormire in due appartamenti separati.

Il ritiro di Vittorio Amedeo II e l'ascesa di Carlo Emanuele III[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Sardegna
(1720-1831)
Casa Savoia

Stemma savoia.jpg

Carlo Emanuele III
Figli
NOTA
Carlo Felice morì nel 1831 e non lasciò discendenza; il trono fu ereditato dal ramo collaterale dei Savoia-Carignano rappresentato da Carlo Alberto di Savoia (1821-1849). Vedi Casato di Savoia

Premesso che la storia della sua abdicazione presenta ancora dei lati non chiari, quel che si sa è che nell'estate del 1730 Vittorio Amedeo decise di lasciare al figlio la sovranità sul Piemonte e il 3 settembre ne diede l'annuncio a tutti i suoi ministri, appositamente riuniti nella residenza di Rivoli. Sembra che Carlo Emanuele avesse supplicato il padre di restare al trono, lasciandogli soltanto la funzione di reggente del Piemonte, ma che egli avesse risposto:

« No, io non sono solito né saprei ridurmi a fare le cose dimezzate od imperfette, la mia divisa è tutto o niente. Potrei non approvare le decisioni di mio figlio, ne nascerebbero dissapori, l'unità del comando ne risulterebbe rotta e il decoro della corona offeso »
Il castello di Rivoli, ove Vittorio Amedeo II visse durante la sua reclusione.

Dopo poco tempo passato a Chambéry, Vittorio Amedeo riprese a dare consigli e ordini al figlio, che tuttavia ripristinò balli e feste presso la corte torinese. Il padre fu colto da un malore nella notte del 4 febbraio 1731, ma si riprese e meditò di tornare sul trono. Nell'estate del 1731, mentre Carlo Emanuele III si trovava a Chambéry, lo coprì d'ingiurie davanti ai suoi ministri, tacciandolo di inettitudine.

Successivamente Vittorio Amedeo decise di riprendere il trono. Tornò in Piemonte e chiamò a raccolta i ministri. La reazione però non fu quella che lui si aspettava e che aveva anticipato al ministro marchese d'Ormea.

« Ognun giubila in cor suo, poiché sa che col mio ritorno il governo riprenderà quello splendore offuscatosi così repentinamente »

Infatti Carlo Emanuele convocò il consiglio della corona, che decise che Vittorio Amedeo II andava arrestato ed imprigionato. Si temeva un'inframmettenza dell'Imperatore, nella sua qualità di signore della "Reichsitalien" comprendente tutta l'Italia settentrionale - coll'esclusione di Venezia - e quindi pure il Principato del Piemonte, poiché proprio all'imperatore Vittorio Amedeo aveva minacciato d'appellarsi. Un drappello di soldati venne dunque spedito ad arrestare il vecchio Re, che fu chiuso nel castello di Rivoli, dove restò fino alla morte.

Guerra di successione polacca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di successione polacca.
Ritratto di Carlo Emanuele III

Nel febbraio 1733 il re eletto di Polonia si spense e le potenze europee si divisero sul suo successore: il figlio del defunto sovrano, Augusto, era appoggiato dall'Austria e Stanislao Leszczyński, suocero del re di Francia, da Parigi. Carlo Emanuele III si schierò con suo nipote Luigi XV e, come stabilito dal trattato di Torino, marciò verso Milano per occupare la città e, con essa, la Lombardia, aprendo le ostilità il 28 ottobre: senza troppi combattimenti e spargimenti di sangue (vittorie sabaude a Vigevano, Pizzighettone, Sabbioneta e Cremona) raggiunse Milano e impose in città e se ne nominò duca.

Maria Giovanna Battista Clementi ("la Clementina"), Il piccolo duca di Savoia, Vittorio Amedeo, presenta al padre Carlo Emanuele III la pianta di Milano, (Racconigi (CN), castello dei principi di Carignano)

Nel frattempo era entrato in guerra contro l'Austria anche Filippo V di Spagna, che intendeva prendere sia il Regno di Napoli, sia il ducato di Milano. Carlo Emanuele III, generalissimo dell'esercito franco-piemontese, si trovò a dover seguire le farraginose trattative con la Spagna e la Francia su Milano e, al tempo stesso, a impedire che le truppe austriache del generale Mercy, provenienti dal Trentino, potessero traversare l'Emilia e congiungersi a quelle di guarnigione nel Regno di Napoli. Un primo tentativo austriaco nel 1734 venne impedito con la battaglia di Parma; il secondo l'anno seguente, con quella di Guastalla, in seguito alla quale le truppe franco-sarde di Carlo Emanuele respinsero gli Austriaci fino alla Val d'Adige e bloccarono Mantova.

Nella seguente (pace di Vienna del 1738) si imponeva sia a Carlo Emanuele III che a Filippo V di rinunciare a Milano, ma a titolo d'indennizzo, furono lasciati al Piemonte alcuni territori, tra cui le Langhe, il Tortonese e Novara.

Guerra di successione austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di successione austriaca.
Moneta del 1755 raffigurante Carlo Emanuele III.

Dal 1741 al 1748 l'Europa fu coinvolta nella guerra di successione austriaca, in seguito al rifiuto di alcune potenze firmatarie della Prammatica sanzione del 1713 di accettare che Maria Teresa d'Austria, in qualità di regina di Boemia, potesse votare per il proprio marito Francesco Stefano di Lorena, candidato nell'elezione a imperatore del Sacro Romano Impero Germanico.

Carlo Emanuele III si schierò con Maria Teresa, subendo quindi dei ripetuti tentativi d'invasione prima spagnola attraverso la Francia e poi franco-spagnola dopo l'entrata in guerra della Francia. Battuti gli Spagnoli nel 1741 in Romagna e costrettili alla ritirata, dové accorrere in Piemonte per fermare un secondo lor corpo di spedizione che si affacciava sulle Alpi. Negli anni seguenti, pur perdendo la Savoia e la contea di Nizza, Carlo Emanuele riuscì a bloccare i tentativi nemici di passare le montagne a Casteldelfino, nel 1743, e intorno a Cuneo nel 1744, pur venendo sconfitto tatticamente prima alle barricate e poi alla Madonna dell'Olmo. Nel 1745 l'accessione di Genova al fronte nemico consentì l'unione in Liguria dell'esercito franco-spagnolo proveniente da ovest a quello ispano-napoletano, che proveniva da sud dopo aver battuto gli austriaci a Velletri nel novembre del 1744. Il Piemonte fu invaso, le truppe borboniche entrarono a Milano e si dové concludere una sospensione d'armi. L'anno seguente, però, l'arrivo di rinforzi dall'Austria consentì di mettere in rotta le truppe franco-ispano-napoletane e genovesi. Genova fu presa dagli Austriaci e poi persa a causa dell'insurrezione iniziata dalla famosa sassata di Balilla, mentre Carlo Emanuele, liberata la contea di Nizza, si apprestava ad assediare Tolone. Nel 1747 l'esercito francese attaccò di nuovo il Piemonte, cercando di marciare direttamente su Torino attraverso un settore poco guarnito delle Alpi, profittando del fatto che la maggior parte delle forze sarde era impegnata sulle Alpi marittime contro i Francesi e ad aiutare gli Austriaci che assediavano Genova. I Sardi ottennero tuttavia una schiacciante vittoria nella battaglia dell'Assietta, sebbene in condizioni di inferiorità sia numerica che di armamenti.

Nel 1748 con il trattato di Aquisgrana, il regno di Sardegna riottenne le province di Nizza e Savoia ed acquisì il territorio del vigevanese, spingendo la frontiera fino al Ticino, il vogherese, l'Oltrepò pavese (Bobbio).

Vicende successive[modifica | modifica wikitesto]

Al termine delle lunghe vicende belliche che videro il regno di Sardegna coinvolto durante il regno di Carlo Emanhuele III, il sovrano predispose l'ostensione della Sindone nel 1750 come ringraziamento per le conquiste ottenute e la sorte favorevole ai piemontesi.

Nel 1767, profittando della perdita della Corsica da parte della Repubblica di Genova e degli scontri in atto fra la Francia e gli insorti di Pasquale Paoli, prese il controllo dell'arcipelago della Maddalena, geograficamente vicino alla Sardegna ma profondamente legato alla Corsica.

Dedicò molta cura alla fortificazione dei passi alpini e delle frontiere. Introdusse la meritocrazia nelle gerarchie militari, favorendo anche coloro di non nobile nascita. Sempre al fine di celebrare le sue imprese militari e quelle della sua dinastia, finanziò la storiografia nel Regno, proteggendo anche storici quali Ludovico Antonio Muratori. Si servì di Jean-Jacques Rousseau per realizzare il primo catasto piemontese ("Mappe sarde") che venne pubblicato nel 1770.

Il 19 dicembre 1771 promulgò un editto per la "liquidazione dei dazi fondiari feudali", il che permise agli agricoltori di acquistare i diritti feudali dai loro padroni. Di fronte alla resistenza della nobiltà e del clero, Carlo Emanuele III dovette ad ogni modo rinunciare al progetto che verrà poi ripreso dal figlio Vittorio Amedeo III.

Fu sostenitore di una politica assolutistica, cercando di concentrare nelle sue mani ogni potere: limitò le autonomie locali e alla Val d'Aosta furono abrogati i particolari privilegi di cui godeva. Anche la libertà di stampa venne minata, con disappunto dei grandi scrittori ed intellettuali piemontesi del periodo (come l'Alfieri, il Bodoni, il Lagrange), che dovettero pubblicare all'estero i loro lavori.

Carlo Emanuele III si spense il 20 febbraio 1773. Venne fatto tumulare nella basilica di Superga, dove la sua tomba monumentale si trova in posizione opposta a quella del padre.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach, principessa di Piemonte
Polissena Cristina d'Assia-Rotenburg, regina di Sardegna
Elisabetta Teresa di Lorena, regina di Sardegna

Carlo Emanuele III si sposò tre volte:

  1. nel 1722 con Anna Cristina Luisa del Palatinato-Sulzbach (1704 - 1723), che morì il 18 marzo dell'anno successivo dopo aver dato la luce a un figlio:
  2. nel 1724 con Polissena Cristina d'Assia-Rotenburg (1706 - 1735) dalla quale ebbe 6 figli:
  3. nel 1737 con Elisabetta Teresa di Lorena (1711 - 1741), sorella di Francesco I d'Austria, dalla quale ebbe tre figli:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Emanuele III di Savoia Padre:
Vittorio Amedeo II di Savoia
Nonno paterno:
Carlo Emanuele II di Savoia
Bisnonno paterno:
Vittorio Amedeo I di Savoia
Trisnonno paterno:
Carlo Emanuele I di Savoia
Trisnonna paterna:
Caterina Michela d'Asburgo
Bisnonna paterna:
Maria Cristina di Borbone-Francia
Trisnonno paterno:
Enrico IV di Francia
Trisnonna paterna:
Maria de' Medici
Nonna paterna:
Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours
Bisnonno paterno:
Carlo Amedeo di Savoia-Nemours
Trisnonno paterno:
Enrico I di Savoia-Nemours
Trisnonna paterna:
Anna di Lorena
Bisnonna paterna:
Elisabetta di Borbone-Vendôme
Trisnonno paterno:
Cesare di Borbone-Vendôme
Trisnonna paterna:
Francesca di Lorena
Madre:
Anna Maria d'Orléans
Nonno materno:
Filippo I di Borbone-Orléans
Bisnonno materno:
Luigi XIII di Francia
Trisnonno materno:
Enrico IV di Francia
Trisnonna materna:
Maria de' Medici
Bisnonna materna:
Anna d'Austria
Trisnonno materno:
Filippo III di Spagna
Trisnonna materna:
Margherita d'Austria-Stiria
Nonna materna:
Enrichetta Anna Stuart
Bisnonno materno:
Carlo I d'Inghilterra
Trisnonno materno:
Giacomo I d'Inghilterra
Trisnonna materna:
Anna di Danimarca
Bisnonna materna:
Enrichetta Maria di Borbone-Francia
Trisnonno materno:
Enrico IV di Francia
Trisnonna materna:
Maria de' Medici

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran maestro dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata
Gran maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere dedicate al regno di Carlo Emanuele III[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovan Battista Semeria, Storia del re di Sardegna Carlo Emanuele il Grande, Torino, Tipografia reale, 1831, 2 voll.
  • Domenico Carutti, Storia del regno di Carlo Emanuele III, Torino, Botta, 1859, 2 voll.
  • Giuseppe Ricuperati, Lo Stato sabaudo nel Settecento, Torino, UTET, 2001.

A causa del suo lungo regno e dell'importanza di questo sia sullo scenario italiano sia su quello europeo, di Carlo Emanuele III trattano, tuttavia, lungamente pressoché tutte le opere sulla storia politica e istituzionale del Settecento sabaudo: Giuseppe Ricuperati, I volti della pubblica felicità. Storiografia e politica nel Piemonte Settecentesco, Torino, Meynier, 1989.

Opere su aspetti particolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Su segreterie di stato, magistrature, università:
    • Enrico Genta, Senato e senatori di Piemonte nel secolo XVIII, Torino, Deputazione subalpina di storia patria, 1983
    • Giuseppe Ricuperati, Le avventure di uno Stato «ben amministrato». Rappresentazioni e realtà nello spazio sabaudo tra ancien régime e restaurazione, Torino, Tirrenia, 1994;
    • Giuseppe Ricuperati, Gli strumenti dell’assolutismo sabaudo. Segreterie di Stato e Consiglio di Finanze nel XVIII secolo, in Dal trono all’albero della libertà. Trasformazioni e continuità istituzionali nei territori del Regno di Sardegna dall’Antico regime all’età rivoluzionaria, Roma, Ministero per i beni culturali, 1991, vol. I, pp. 37–107
    • Gian Savino Pene Vidari, Consolati di commercio e tribunali commerciali, ivi, pp. 221–254
    • Donatella Balani, Toghe di Stato. La facoltà giuridica dell’Università di Torino e le professioni nel Piemonte del Settecento, Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria 1996;
    • Patrizia Delpiano, Il trono e la cattedra. Istruzione e formazione dell’élite nel Piemonte del Settecento, Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria 1997.
  • Su corte, nobiltà e ceti dirigenti:
      • Andrea Merlotti, L’enigma delle nobiltà. Stato e ceti dirigenti urbani nel Piemonte del Settecento, Firenze, Olschki, 2000;
    • Andrea Merlotti, La corte sabauda fra Cinque e Settecento, in La reggia di Venaria e i Savoia. Arti, magnificenza e storia di una corte europea, catalogo della mostra (Venaria Reale, 12 ottobre 2007 – 30 marzo 2008), a cura di E. Castelnuovo e altri, Torino, U. Allemandi, 2007, pp. 91–102.
  • Su esercito, riforme militari e polizia:
    • Samuel Wilkinson, The defence of Piedmont 1742-1748: a Prelude to the Study of Napoleon, Oxford, Clarendon Press, 1927

Walter Barberis, Le armi del principe. La tradizione militare sabauda, Torino, Einaudi, 1988,

    • Sabina Loriga, Soldati. L'istituzione militare nel Piemonte del Settecento, Venezia, Marsilio, 1992.
    • Virgilio Ilari, Giancarlo Boeri, Ciro Paoletti, La corona di Lombardia. Guerre ed eserciti nell'Italia del Medio Settecento (1733-1763), Ancona, Nuove ricerche, 1997

Andrea Merlotti, Le armi e le leggi»: governatori, prefetti e gestione dell'ordine pubblico nel Piemonte del primo Settecento, in Corpi armati e ordine pubblico in Italia cit., pp. 111–139;

  • Sulla diplomazia:
    • Jeremy Black, The development of Anglo-Sardinian relations in the first half of the Eighteenth Century, in «Studi Piemontesi», XII (1983),
    • Jeremy Black, An analysis of Savoy-Piedmont in 1740, in «Studi piemontesi», XVIII (1989), n. 1, pp. 229–232.
    • Daniela Frigo, Principe, ambasciatore e «jus gentium». L’amministrazione della politica estera nel Piemonte del Settecento, Roma, Bulzoni, 1991
    • Christopher Storrs, Savoyard Diplomacy in the Eighteenth Century, in Politics and Diplomacy in Early Modern Italy, a cura di Daniela Frigo, Cambridge, Cambridge University Press, 2000, pp. 220-sgg.
    • Christopher Storrs, Ormea as Foreign Minister: the Savoyard State between England and Spain, in Nobiltà e Stato in Piemonte. I Ferrero d’Ormea, a cura di Andrea Merlotti, Torino, Zamorani, 2003, pp. 231–248
    • Enrico Genta, Princípi e regole internazionali tra forza e costume. Le relazioni anglo-sabaude nella prima metà del Settecento, Napoli, Jovene, 2004.
  • Sul rapporto Stato-Chiesa:
    • Maria Teresa Silvestrini, La politica della religione: il governo ecclesiastico nello Stato sabaudo del XVIII secolo, Firenze, Olschki, 1997

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Sardegna Successore Flag of the Kingdom of Sardinia.svg
Vittorio Amedeo II 1730 - 1773 Vittorio Amedeo III
Predecessore Erede al trono di Sicilia Successore Aragon-Sicily Arms.svg
Titolo inesistente Principe ereditario
1715-1720
Titolo soppresso
Predecessore Erede al trono di Sardegna Successore Blasone dei Savoia.JPG
Titolo inesistente Principe ereditario
1720-1730
Vittorio Amedeo, principe di Piemonte
Poi monarca col nome di Vittorio Amedeo III
Predecessore Principe di Piemonte Successore Piemonte Bandiera.png
Vittorio Amedeo, principe di Piemonte
Poi monarca col nome di Vittorio Amedeo II
1715 - 1730 Vittorio Amedeo, principe di Piemonte
Poi monarca col nome di Vittorio Amedeo III
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Vittorio Amedeo II 1720 - 1730 Vittorio Amedeo II
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Vittorio Amedeo II 1732 - 1773 Vittorio Amedeo III
Predecessore Marchese di Finale e Oneglia Successore
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Vittorio Amedeo II di Savoia 1730 - 1773
Carlo Emanuele III
Vittorio Amedeo III di Savoia
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Vittorio Amedeo II di Savoia 1730 - 1773 Vittorio Amedeo III di Savoia

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