Maria de' Medici
| Maria de' Medici | |
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Maria de' Medici in vestito da consacrazione, particolare del dipinto di Frans Pourbus il Giovane (1610) |
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| Regina consorte di Francia e di Navarra | |
| In carica | 17 dicembre 1600 - 14 maggio 1610 |
| Incoronazione | 13 maggio 1610 |
| Predecessore | Margherita di Valois |
| Successore | Anna d'Austria |
| Altri titoli | Principessa di Toscana Reggente al trono di Francia |
| Nascita | Firenze, 26 aprile 1575 |
| Morte | Colonia, 3 luglio 1642 |
| Luogo di sepoltura | Abbazia di Saint-Denis |
| Casa reale | Medici |
| Padre | Francesco I de' Medici |
| Madre | Giovanna d'Austria |
| Consorte | Enrico IV di Francia |
| Figli | Luigi XIII Elisabetta Maria Cristina Nicola Enrico Gastone Enrichetta Maria |
Maria de' Medici (Firenze, 26 aprile 1575 – Colonia, 3 luglio 1642) fu regina consorte di Francia e Navarra come seconda moglie di Enrico IV di Francia dal 1600 al 1610.
All'età di venticinque anni sposò Enrico IV re di Francia e Navarra, da cui Maria ebbe sei figli dei quali cinque sopravvissero: il futuro Luigi XIII, Gastone (duca di Orléans), Elisabetta (regina di Spagna), Maria Cristina (duchessa di Savoia) ed Enrichetta Maria (regina d'Inghilterra).
Il 15 maggio 1610, dopo l'assassinio del marito, fu nominata reggente per conto di suo figlio, il futuro Luigi XIII ancora bambino. La politica estera di Maria fu, al contrario di quella di suo marito, fortemente filo-asburgica: il primo passo in questa direzione fu determinato dai "matrimoni spagnoli", che unirono gli eredi delle due dinastie. In politica interna Maria dovette fronteggiare le rivolte dei principi protestanti. Nell'aprile del 1617 suo figlio, Luigi XIII, la esautorò a forza e lei fu costretta a ritirarsi nel castello di Blois. Nel 1622 Maria fu comunque riammessa a far parte del Consiglio di Stato.
Per cercare di riottenere il proprio posto di regnante, Maria, ricorrendo alla propria influenza, sostenne l'avanzata del futuro cardinale di Richelieu, che entrò a far parte del Consiglio reale nel 1624. Richelieu si rivelò ben presto contrario alla politica estera di Maria e rovesciò tutte le alleanze spagnole fino ad allora consolidate. Maria cercò di opporsi in ogni modo, ricorrendo anche a complotti, aiutata dal figlio Gastone e dal Parti dévot, ma, proprio a seguito del fallimento del complotto nel 1630, perse ogni autorità e fu costretta agli arresti domiciliari a Compiègne per poi autoesiliarsi dalla Francia. Morì sola e abbandonata a Colonia nel 1642.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] La giovinezza e il matrimonio con il re di Francia
Maria de' Medici nacque a Firenze il 26 aprile 1575, sesta figlia di Francesco I de' Medici e dell'arciduchessa Giovanna d'Austria.
Inizialmente Maria visse un'infanzia spensierata fino al 1578, anno in cui la madre morì di parto, seguita nel 1583 da Filippo, fratello minore di Maria. Alla morte della moglie, il granduca sposò l'amante Bianca Cappello.
Unica rimasta a Firenze dei figli di primo letto del granduca, Maria si sentiva molto sola.[1] I suoi conforti furono la presenza del cugino Virginio Orsini, del quale era infatuata, e dell'amica Leonora Galigai, che molti hanno successivamente indicato come sua sorella di latte.[2]
Nell'ottobre 1587, Maria passò sotto la tutela dello zio Ferdinando de' Medici, succeduto al fratello Francesco morto insieme a Bianca Cappello il 19 ottobre 1587.[3] Ferdinando I si liberò della propria dignità ecclesiastica e sposò Cristina di Lorena, che instaurò con Maria un rapporto conflittuale.[4]
In attesa di un possibile matrimonio, Maria, divenuta fanciulla, si dedicò allo studio. Studiò la storia, la matematica, apprese l'arte del disegno, della scultura e della composizione (suonava infatti la chitarra e il liuto). Dal padre Maria aveva ereditato l'amore per le scienze, era curiosa infatti d'ogni esperimento di fisica e chimica, in più si interessava di botanica seguendo l'Orto Botanico fondato da suo nonno Cosimo I nella metà del Cinquecento. Un po' per studio un po' per passione, Maria imparò anche a distinguere le pietre preziose vere dalle false.[5]
Le esigenze dinastiche francesi e gli interessi politici di Ferdinando I e di papa Clemente VIII, che miravano a rinsaldare i legami tra Francia e Toscana per fermare l'ambizione spagnola in Italia, fecero sì che Maria venisse promessa in sposa ad Enrico IV di Francia, che era riuscito a far annullare le sue prime nozze con la "regina Margot".[6] Con la dote della Medici, Enrico IV avrebbe estinto l'enorme debito contratto con i banchieri fiorentini: 1.174.147 scudi d'oro.[7]
La dote venne fissata per 600.000 scudi d'oro: 350.000 versati in contanti, mentre il resto servì per l'estinzione parziale del debito regale. Il 25 aprile 1600 venne firmato il contratto matrimoniale a palazzo Pitti. Avvenne poi uno scambio di ritratti, di doni e di lettere d'amore: «Non vi amo solo come un marito deve amare una moglie ma come un servitore appassionato un'amante» scrisse Enrico IV a Maria.[8]
Il 5 ottobre 1600 venne celebrato il matrimonio per procura nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. Il granduca Ferdinando sostituì Enrico IV e scambiò gli anelli in presenza del cardinale Aldobrandini. Il 19 ottobre Maria, insieme alla granduchessa Cristina e alla sorella Eleonora duchessa di Mantova, partì da Livorno su una galera chiamata "Reale". Il granduca Ferdinando dette alla nipote un sintetico consiglio: «Restate incinta!».[9] La galera giunse il 3 novembre a Marsiglia, dove Maria venne accolta dalle autorità francesi, fra cui i "Grandi" del regno.
Maria lasciò Marsiglia per recarsi a Lione, dove l'avrebbe raggiunta il re, mentre le granduchessa di Toscana e la duchessa di Mantova si imbarcarono alla volta dell'Italia. Enrico IV giunse in incognito a Lione il 9 dicembre, un giorno prima del previsto, e trovò Maria a cena con il piccolo duca di Vendôme. Quella notte il re chiese di riferire a Maria se poteva essere "ospitato" nel suo letto. Maria fu colta di sorpresa in modo tale da «diventare di ghiaccio»,[10] ma rispose di essere giunta in Francia «per compiacere ed ubbidire» al re: le nozze vennero subito consumate.[11]
Il 17 dicembre 1600, una settimana dopo la consumazione del matrimonio, arrivò il legato del pontefice e vennero celebrate le nozze.
[modifica] Regina di Francia
Dopo essere giunta a Parigi, la regina rimase sconvolta nello scoprire che il marito aveva un'amante, Henriette d'Entragues marchesa di Verneuil, che per di più era incinta. Degno di nota il fatto che Henriette si ritenesse la vera sposa del re, poiché gli aveva concesso i suoi favori solo in cambio di una promessa scritta di matrimonio, stipulata prima delle nozze con Maria.[12] Grazie anche a Leonora Galigai, la sovrana assunse un atteggiamento più morbido nei confronti della marchesa di Verneuil, che per ringraziare Leonora le farà ottenere il favore di Enrico IV, dandole anche il titolo di dame d'atour della regina e facendole sposare Concino Concini, un avventuriero al seguito di Maria.[13]
Il 27 settembre 1601, fra la gioia generale, la sovrana dette alla luce il futuro Luigi XIII. La stessa Henriette partorì poco dopo Gaston-Henri:[14] da quel momento cominciò a sostenere che la corona sarebbe spettata a suo figlio e che i veri bastardi erano i figli della «grassa banchiera».[12] Nel 1605, mentre il rapporto fra il re e la favorita cominciava a sfaldarsi, tornò a Parigi la prima moglie di Enrico IV, Margherita di Valois, che fu prodiga di consigli con Maria, stringendo con lei una grande amicizia, aiutandola anche a ristabilire l'etichetta di corte e a riportare il Louvre al suo antico splendore. Margherita scoprì di provare un profondo affetto materno verso il Delfino Luigi e, come precedentemente promesso al re, destinò tutti i suoi beni all'erede al trono, legittimando la transizione dinastica dai Valois ai Borbone.[15][16]
Dopo la caduta in disgrazia di Henriette d'Entragues, Maria dovette sopportare l'infatuazione del marito per la quattordicenne Charlotte de Montmorency. Il re organizzò per Charlotte un matrimonio di convenienza con il principe di Condé, il quale poco dopo le nozze fuggì con la moglie nelle Fiandre: Enrico IV minacciò guerra se non avesse riavuto Charlotte.
Vicino al tempo di guerra, Maria ebbe la concessione dal re di ricevere la consacrazione come regina di Francia. Grazie a ciò Maria poteva ottenere la reggenza del regno durante il periodo di assenza del sovrano. Successivamente il cardinale Richelieu avrebbe scritto che il sovrano lasciava la reggenza a Maria proprio perché voleva «assicurare il suo stato e la sua corona ai figli», ritenendola dunque all'altezza della responsabilità.[17]
Il 13 maggio 1610, a Saint-Denis avvenne la consacrazione di Maria in «tutte le solennità, pompe e munificenze e cerimonie che è costume osservare scrupolosamente durante la consacrazione delle regine».[18] Il giorno successivo all'incoronazione di Maria, Enrico IV venne pugnalato due volte al petto, mentre in carrozza si recava dal duca di Sully. L'attentatore François Ravaillac venne preso, mentre il sovrano veniva riportato in fretta al Louvre, dove però giunse morto.
Dopo la morte del marito, il 15 maggio 1610, la regina ottenne la reggenza, per conto del figlio Luigi XIII, di soli nove anni.
[modifica] La reggenza
Durante il periodo di reggenza, Maria de' Medici dovette avere a che fare con molti problemi. Inizialmente ci fu la questione religiosa: i protestanti e in generale la popolazione accusavano i gesuiti di aver architettato il regicidio. La reggente, fervente cattolica, non prese provvedimenti contro di loro, ma successivamente dovette subire l'inquietudine degli ugonotti francesi, che credevano si stesse organizzando una nuova "San Bartolomeo". Queste erano illazioni e per calmarli Maria si affrettò a confermare loro l'Editto di Nantes.[19]
Il secondo problema furono le rivolte dei Grandi del regno che, scomparsa l'autorità centrale di Enrico IV, miravano ad ottenere il potere fomentando la popolazione e i Parlamenti. Maria cercò di fermarli, ricorrendo al compromesso oppure facendoli dividere l'uno dall'altro grazie alle invidie e alle gelosie per la concessione di beni e privilegi: la stessa tattica utilizzata in precedenza dal marito.[20] Maria ebbe l'abilità di riuscire a non concedere mai "tutto", difendendo così il trono del figlio e la sua posizione di reggente.[21]
Maria tenne con sé tutto lo staff che componeva il governo del defunto marito e nell'ottobre 1610 le concessioni di Maria portarono allo svolgimento, senza incidenti, dell'incoronazione di Luigi XIII a Reims: a quel punto il giovane re doveva solo attendere la maggiore età, ma ufficialmente era già stato consacrato. Nel gennaio 1611, perduto il favore dei principi ed entrato in contrasto con il cattolico Nicolas de Villeroy, il duca di Sully si licenziò dal Consiglio di Stato. Lo sostituì Pierre Jeannin, che nel campo delle finanze era assolutamente incompetente.[22]
Caduto il duca di Sully, assunsero grande potere a corte i coniugi Concini: Leonora Galigai e Concino Concini. Maria alla morte del sovrano aveva favorito Concini poiché, con la stessa ammissione di Sully (che li diffamò nelle proprie Mémoires): «la Reggente non faceva altro che tener conto con giustizia dell'attaccamento che lui e la moglie avevano per lei e dei buoni servizi che le avevano reso». In realtà Maria, dando ai coniugi Concini ricchezze ed alte cariche a corte, aveva un doppio scopo: voleva che Concini controllasse ogni possibile intrigo a palazzo e che, in caso di rivolta armata da parte dei principi, facesse rifugiare la famiglia reale in una delle piazzeforti che gli aveva donato.[23] Questa pioggia d'onori, però, sconvolse i francesi. Apparvero per la prima volta dei libelli ingiuriosi contro l'onore della reggente: venne insinuato che Concini e Maria fossero amanti.[22] Il popolo però non credette a tutto ciò, anzi, il memorialista Pierre de L'Estoile cominciò perfino a dubitare della notizia delle «brecce» che la reggente aveva inferto all'erario reale.[24]
Nonostante le varie situazioni complesse, la reggente organizzò, all'insaputa di molti, due matrimoni che avrebbero portato la pace fra la dinastia francese dei Borbone e quella spagnola degli Asburgo: Elisabetta avrebbe sposato Filippo e Luigi XIII avrebbe sposato Anna, anche lei figlia di Filippo III di Spagna. Se fosse stata scoperta, Maria avrebbe potuto alienarsi non solo il fedele sostegno del popolo, ma anche quello dei protestanti, che si sarebbero riuniti di lì a poco in un'assemblea a Saumur. Invece la reggente riuscì ad assicurarsi il loro sostegno per gli anni successivi.[25] Quando ormai i preparativi erano conclusi, Maria pose i "Grandi" di fronte al fatto compiuto: ella riuscì a mandare in porto quei due matrimoni senza suscitare né disordini né malumori.[26] Alla fine di luglio 1612 vennero resi pubblici gli accordi matrimoniali: la dote era pari da ambedue le parti e nessun legame politico fra Spagna e Francia appariva nelle clausole.[27]
Nel 1613 iniziarono contrasti che minacciarono la pace interna della Francia: il principe di Condé non si era arreso ai suoi avversari, i Guisa, che erano avvantaggiati da questi "matrimoni spagnoli", mentre nello stesso tempo le casse dello stato languivano.
Nel 1614 la Francia si era divisa: al Condé si unirono i duchi di Nevers, di Longueville, del Maine e di Bouillon, che si erano allontanati da Parigi.[27] Nell'ottobre 1614, Luigi XIII venne dichiarato maggiorenne dal Parlamento: Maria rese pubblicamente al figlio la carica della Reggenza e il re la ringraziò del suo «buon governo», nominandola capo del suo Consiglio.[28] Alla fine del mese iniziarono i lavori degli Stati Generali, in cui i nobili rivoltosi riponevano le loro speranze per fermare la politica espressa dalla corona.[27] Fu invece un grande trionfo per Maria, che ricevette pubblicamente i maggiori apprezzamenti per le fatiche che aveva sopportato durante i quattro anni di tumultuosa reggenza: «L'Italia ha prodotto una Bianca...!» esclamò Pierre Jeannin alla fine del suo discorso.[28] Con questa solenne cerimonia si concluse la reggenza di Maria de' Medici.
[modifica] I "matrimoni spagnoli" e il colpo di stato di Luigi XIII
Nel frattempo, il principe di Condé continuò a sobillare gli animi sostenendo che Maria tenesse il figlio deliberatamente lontano dagli affari di Stato. La calunnia venne perfino raccolta dagli ambasciatori stranieri; l'inviato di Venezia scrisse infatti che si usava «molto zelo nel tenerlo il meno possibile occupato nelle cose dello Stato». Le fonti però documentano la continua presenza del re alle udienze e alle cerimonie di Stato.[29]
Dopo essere riuscita a fermare in tempo una "Fronda" ante litteram,[30] Maria decise di partire per Bordeaux, per andare ad accogliere la nuora: l'ambasciatore veneziano riferiva che Maria era «supremamente ardente e desiderosa» di affrettare l'arrivo della sposa per il figlio. Prima di partire, Maria prelevò dalla Bastiglia 400.000 scudi che sarebbero serviti sia per le spese di viaggio sia per il reclutamento dei soldati della scorta.[31] Infine, il 17 agosto, il corteo partì dal Louvre diretto a Bordeaux, dove arrivò il 7 ottobre.
Dopo i rispettivi matrimoni per procura fra i quattro sposi, le due principesse, Anna ed Elisabetta, furono ufficialmente scambiate sull'Isola dei Fagiani, sul fiume Bidasoa, vicino a Hendaye. Il 21 novembre Anna giunse a Bordeaux dove venne ricevuta da Maria. La regina madre, tanto estasiata alla bellezza della bionda nuora, la baciò sulla bocca "alla francese": usanza che disgustò parecchio la giovane Anna.[32] Il 25 novembre vi fu il matrimonio ufficiale con Luigi XIII. La notte stessa le nozze vennero, almeno ufficialmente, consumate.[33]
L'inizio del 1616 venne sconvolto da nuovi scontri militari che si arrestarono grazie al trattato firmato il 3 maggio 1616 a Loudun. Maria fece da mediatrice e il principe di Condé tornò a Parigi, dove cercò di trovare nuovi appoggi per una nuova azione, ma il 1º settembre, sospettato di tessere nuovi intrighi, venne arrestato.[34] Gli altri principi, allarmati, fuggirono da Parigi e fecero scoppiare una nuova guerra civile.[35] Il seguente 25 novembre, il vescovo di Luçon, distintosi come oratore negli Stati Generali, fu nominato Segretario di Stato: era il futuro cardinale Richelieu.
Durante le trattative a Loudun, Maria manifestò al figlio la sua disposizione a ritirarsi per lasciargli maggior spazio, disponibilità che offrì nuovamente a Luigi agli inizi del 1617: dicendosi affaticata, disse di voler tornare in Italia ed ottenere là un piccolo stato da poter reggere.[36] Luigi XIII, consigliato dal suo favorito, Carlo de Luynes, insistette però affinché la madre restasse in Francia.[37]
Iniziando a sentirsi minacciata, Maria richiamò a Parigi Concino Concini, che era in Normandia a combattere i ribelli. Il futuro cardinale Richelieu scriverà che il duca de Luynes aveva convinto il re che la madre avrebbe presto ottenuto il potere assoluto per venire poi «a capo dei "Grandi" del regno» e che il Concini era riuscito ad inclinare l'amore di Maria più «verso suo fratello» che non «verso di lui».[38] A Parigi, Concini minacciò coloro che tramavano contro di lui. Il duca de Luynes, preso dal panico, decise di farlo uccidere, poiché la sola cattura del favorito di Maria avrebbe costituito solo «un'offesa leggera» e avrebbe potuto consentire un successivo «accomodamento tra il figlio e la madre», racconterà Richelieu.
Luigi XIII rifiutò inizialmente questa soluzione, ma poi vi acconsentì solo nel caso che Concini avesse fatto «resistenza alla sua volontà».[39]
La mattina del 24 aprile, le guardie del re attesero Concini nel cortile del Louvre per dichiararlo in arresto e, prendendo a pretesto un suo gesto istintivo di resistenza, fu trucidato sul posto.[40] Saputa la notizia, Maria cercò di parlare con il figlio, ma ad ogni richiesta d'udienza veniva imposto un rifiuto. La regina nei giorni successivi venne isolata da tutti all'interno del Louvre, su ordine del figlio manipolato da Luynes.[41] Il vescovo di Luçon, che era stato un protetto di Concini, venne rimosso dalla carica di segretario di Stato, ma poté ugualmente presiedere al Consiglio, mentre Leonora Galigai, l'amica intima di Maria e moglie di Concini venne invece rinchiusa alla Bastiglia.
[modifica] L'esilio a Blois e la guerra contro il figlio
Maria, destituita dalla sua carica di capo del Consiglio, chiese ed ottenne di ritirarsi nel castello di Blois e di avere là un appannaggio che le concedesse di vivere come il suo ruolo richiedeva. Il figlio accettò tutte le sue richieste, tranne quella di portare con sé le figlie. Maria partì dal Louvre il 3 maggio.[42]
A Blois, Maria restaurò il castello ornando le camere con gli oggetti preziosi e i mobili che aveva portato dal Louvre e chiamò cantori e musicisti organizzando spettacoli e balletti,[43] tutto ciò grazie alle sue entrate che ammontavano ad oltre un milione di livres.[44] A giugno, il vescovo di Luçon, anticipando l'ordine del re, lasciò Blois ritirandosi nel suo vescovado. Maria esasperata lo rimpiazzò con Luigi Rucellai, un abate fiorentino ex favorito di Concini, che però non possedeva la stessa abilità di agire in segreto che aveva il vescovo.[45] Rucellai intrattenne corrispondenze con la Spagna e con l'Italia, trovando infine come alleato per la fuga di Maria il vecchio duca d'Épernon.
Con l'ex mignon di Enrico III, Maria intendeva sconfiggere il duca di Luynes, che a corte si è già inimicato molti nobili a causa della sua ricchezza, derivante dai beni di Leonora Galigai. L'amica di Maria era stata accusata, processata, condannata e giustiziata per stregoneria e Luigi XIII aveva destinato i beni della condannata al favorito, come segno di riconoscenza.[46] Nel frattempo il conte di Luynes, scoperti gli intrighi di Maria, fece rafforzare i controlli a Blois, trasformando il castello in una specie di fortezza.[47]
Durante il 1618, Rucellai preparò la fuga della regina madre.[47] Il 31 gennaio 1619 il duca d'Épernon si recò a Loches, posto fissato per l'appuntamento con la regina madre, che all'inizio dell'anno era stata vittima di un nuovo sopruso: fu costretta a firmare su ordine del figlio, il fidanzamento della figlia Cristina con il principe Vittorio Amedeo, figlio del duca di Savoia.[48]
Nella notte fra il 21 e il 22 febbraio, Maria fuggì dal castello di Blois.[49] La notizia della fuga fece infuriare Luigi XIII, ma dalla sua parte Maria aveva l'appoggio sia della popolazione, che la vedeva come la regina vedova di Enrico il Grande, sia del duca di Bouillon che di Carlo di Lorena.[50] Il duca di Luynes giunse presto ad un compromesso: la "pace d'Angoulême", firmata il 30 aprile 1619, con la quale Maria rinunciava al suo governatorato in Normandia, ricevendo quello dell'Angiò con le sue tre importanti piazzeforti militari. Il vescovo di Luçon, che,avvisato dal d'Épernon, aveva raggiunto Maria, riottenne l'incarico di Cancelliere della regina madre e gli venne revocato l'esilio.[50]
Nonostante la pace, i conflitti iniziarono nuovamente e l'esercito della regina madre venne sconfitto il 7 agosto ai Ponts-de-Cé. Anche in questa occasione, il vescovo di Luçon fece da mediatore per il nuovo accordo, il "trattato di Angers". In quell'occasione il re disse alla madre abbracciandola: «Adesso non vi lascerò più scappare». «Non avreste difficoltà, perché sono sicura che da un figlio come voi sarò sempre trattata come una madre» fu la risposta di Maria.[51]
Nel 1620, lasciata la reggenza alla regina Anna, il re partì per pacificare al Sud le rivolte degli ugonotti, mentre Maria si stabilì al castello di Fontainebleau, in attesa che le sue stanze al Louvre fossero ristrutturate. La regina madre ambiva a riottenere un posto nel Consiglio del re, ma il vescovo di Luçon le consigliò di aspettare a formulare la richiesta.[52]
Il 18 aprile 1621, Maria, su richiesta di Luigi XIII, accompagnò il re nella sua campagna militare ma, stanca del viaggio, venne ospitata nella residenza della famiglia Richelieu, dove attese le vittorie dell'esercito regio, messo però in difficoltà da avversari geograficamente lontani l'uno dall'altro. Il 21 dicembre morì Carlo di Luynes. Agli inizi del febbraio 1622 Maria ottenne una parziale vittoria: le venne concessa la partecipazione ad alcune riunioni del Consiglio; ciò era da attribuirsi principalmente alle azioni di Richelieu.[53]
[modifica] Maria e il cardinale Richelieu
Il 24 aprile 1624, dopo varie insistenze da parte della regina madre, Luigi XIII ammise al Consiglio di Stato, per poi nominarlo primo ministro, il neo cardinale di Richelieu. «Ho scelto il vostro servitore» disse il re alla madre, «per mostrare che la nostra riconciliazione è reale e definitiva».[54] Spesso le riunioni del Consiglio reale avvenivano nell'appartamento della regina madre e poi nel suo palazzo del Lussemburgo, di cui aveva fatto riprendere velocemente la ricostruzione, non volendo soggiornare più al Louvre, che dagli eventi del 1617 aveva amato sempre meno.[55]
Nel 1625 il palazzo venne ultimato, arricchito dalle 24 tele de l'Histoire de Marie de Médicis dipinte su richiesta di Maria dal pittore olandese Pieter Paul Rubens. Il 26 maggio il palazzo venne inaugurato in occasione della festa per il matrimonio della figlia minore della regina madre, Enrichetta Maria, che era divenuta regina d'Inghilterra sposando Carlo I Stuart.[56] La regina Maria accompagnò la figlia verso la nuova patria solo fino ad Amiens, poiché indisposta per motivi di salute, scrivendole però delle istruzioni riguardo al mestiere di regina.[57]
La "Cospirazione di Chalais", dalla quale Maria e Richelieu rimasero fuori, infranse per poco tempo questo clima di benevolenza: il sodalizio fra i tre (la regina madre, il cardinale e il re) non subì scosse e continuarono così le loro riunioni segrete al palazzo del Lussemburgo, dove - si diceva a corte - veniva presa ogni decisione importante. Nell'aprile 1627, Maria fece dono al cardinale Richelieu del Petit Luxembourg.[58]
Nel frattempo si dovette pensare all'assedio di La Rochelle, base degli ugonotti in Francia, da parte dell'esercito di Luigi XIII, osteggiato dalla flotta inglese alleata agli ugonotti. Il cardinale Richelieu voleva domare gli ugonotti per ricondurli alle dipendenze del re. La Rochelle cedette infine dopo un anno d'assedio e il re, su consiglio del cardinale, concesse delle condizioni di resa onorevoli.[59]
In principio Maria si congratulò con il primo ministro per la presa di la Rochelle, ma ben presto emerse in maniera evidente la diversità di vedute fra lei e il cardinale. Quando Richelieu persuase il sovrano ad intervenire a sostegno dei duchi di Nevers e ad opporsi alla spartizione fra Spagna e Savoia del ducato di Mantova e del Monferrato, Maria ed altri consiglieri si opposero, affermando che i continui conflitti avevano stremato la Francia e che il regno avesse bisogno prima di tutto di riforme interne.[60] Durante la guerra, Maria con il parti dévot cercò di ottenere ad ogni costo la pace con gli Asburgo, ma Luigi XIII rifiutò più volte i consigli della madre, seguendo invece quelli del cardinale. Infine dopo varie battaglie venne firmata una pace, dignitosa per entrambe le parti, che concesse a Carlo di Nevers di riavere il ducato.[61]
Iniziò così la battaglia fra la regina Maria e il cardinale di Richelieu. Già durante la guerra per il ducato di Mantova, Maria e la regina Anna avevano richiesto più volte a Luigi XIII di estromettere Richelieu dal governo e il sovrano promise che lo avrebbe fatto non appena fosse finito il conflitto.[62]
Il 10 novembre 1630 il re arrivò al palazzo del Lussemburgo per parlare con la madre, la quale ordinò alla servitù di chiudere tutte le porte del suo cabinet per mantenere segreta la conversazione.[63] All'improvviso il cardinale entrò nelle camere della regina attraverso un passaggio segreto. Maria si infuriò per l'oltraggio e la provocazione di Richelieu,[64] gli dette dell'«ingrato» e del «traditore».[65] Dopo questa scenata il re se ne andò non degnando di alcuna attenzione il cardinale, che si vide perduto.
Maria e i suoi alleati esultarono, pensando di aver finalmente ottenuto l'allontanamento di Richelieu, ma la sera stessa di quel giorno, che verrà poi ricordato come la journée des Dupes, Luigi XIII fece chiamare a Versailles il cardinale al quale confermò l'incarico e la sua fiducia, decretando invece al consiglio dei ministri convocato d'urgenza l'arresto del cancelliere Michel de Marillac, alleato di Maria, che venne sostituito dal Signore di Châteauneuf, alleato di Richelieu.
Nonostante i messaggi di rassicurazione da parte del figlio, che le comunicò il suo mantenimento del suo posto al Consiglio di Stato, Maria commise l'errore di rispondere che non avrebbe partecipato più ad alcun consiglio dove fosse presente anche il cardinale.[66]
[modifica] L'esilio e la morte
Il re decise che sarebbe stato il Consiglio a decidere il destino della regina madre: si giunse alla decisione dell'esilio al castello di Moulins, che sarebbe stato restaurato appositamente per lei.[67] Maria si mise in viaggio verso Compiègne e lì giunta si rifiutò di proseguire.[68] Nel frattempo Richelieu si preoccupò di far circolare la notizia delle rassicuranti condizioni di Maria, testimoniando che ella era in piena libertà di azione, ma il suo intento era invece quello di convincerla a fuggire dalla Francia.[69]
Infatti, la regina madre fuggì da Compiègne la notte fra il 18 e il 19 luglio verso i Paesi Bassi. Nei Paesi Bassi protestanti, Maria venne acclamata come una trionfatrice (poiché si era opposta al Richelieu) e venne accolta con amicizia da Isabella d'Asburgo, la quale promise un intervento spagnolo in Francia a favore di Maria e di Gastone che aspirava al trono.[70] La Spagna, però, rifiutò e Maria ricevette da Firenze missive che la invitavano ad un rientro nella città natale, ma lei non le tenne in conto.
Nel 1631, Maria venne "velatamente" dichiarata colpevole di lesa maestà da parte di Luigi XIII.[71] Alleata al figlio Gastone, lo stimolò a lottare il cardinale alleandosi più volte con la Spagna, ma il figlio cambiò più volte alleanze e infine nel 1634 si riappacificò con Luigi XIII. Persino durante la guerra fra la Francia e la Spagna Maria non ottenne miglioramenti. Ormai aveva perso prestigio ed era diventata un personaggio scomodo.[72]
Nel 1638 la vecchia regina arrivò in Inghilterra, sperando di essere aiutata dal genero Carlo I. Alla corte inglese Maria venne accolta sontuosamente e le venne pure accordata una cospicua pensione giornaliera.[73] Lei, che aveva portato un'enorme dote in Francia, era divenuta poverissima e dovette sperare nella misericordia dei figli per poter sopravvivere. La dote che le sarebbe spettata alla morte del marito - secondo gli accordi matrimoniali - era stata confiscata dopo la sua fuga dalla Francia.
Nel 1641 Maria lasciò l'Inghilterra, dove i Comuni esigevano la sua partenza. Inizialmente in viaggio per Firenze, la regina accettò l'ospitalità di Rubens e si trasferì nella casa a Colonia del pittore, dove arrivò nell'agosto. Lì vi aspettò speranzosa un "messaggio di ravvedimento" da parte di Luigi XIII, ma senza risultati. Nell'estate del 1642 si ammalò gravemente e il 1º luglio Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII, le impartì i sacramenti. Morì il 3 luglio, d'ipertrofia al cuore, erisipela e cancrena.[74]
Dopo la morte del cardinale, Luigi XIII pagò i debiti della madre e ne fece rimpatriare il cadavere per darle sepoltura a Saint-Denis.[75]
[modifica] Mecenate delle arti
Fin dal suo arrivo in Francia Maria si sforzò di far creare un'iconografia che la legittimasse nel suo ruolo di regina e madre del Delfino.[76]
Maria fu più di ogni altra regina una sostenitrice dell'arte, che usò come un mezzo per enfatizzare la rappresentazione del potere, dello sfarzo, della celebrazione, che verranno poi definitivamente messi in atto anni dopo dal cardinale di Richelieu, a beneficio della monarchia assoluta. La scelta della regina, tuttavia, non fu solo frutto di ambizione per l'autocelebrazione o una necessità politica, ma un momento culminante nel mecenatismo artistico che, scrive Marc Fumaroli, aveva «ampiamente contribuito a far rientrare la Francia - dopo mezzo secolo di guerra civile e di iconoclastia protestante - nel concerto delle arti europee, di cui l'Italia era il Parnaso».[76] Questo aspetto della vita di Maria è oggetto di recenti ricerche storiche.
Al servizio della regina vi fu una folta schiera di artisti, tra i quali scrittori come François de Malherbe e Giovan Battista Marino (che a lei e al re suo figlio dedicò L'Adone[77]), scultori come Guillaume Berthelot e pittori come Nicolas Poussin, Pieter Paul Rubens e Antoon van Dyck, il quale, nel settembre 1631, ricevette nel suo atelier la regina di Francia assieme al figlio minore Gastone d'Orléans, in esilio, che si fecero ritrarre. Maria ha lasciato un resoconto della sua visita a van Dyck, ammettendo di aver visto nella sua collezione diverse opere di Tiziano.[78]
Senz'altro la maggiore espressione del suo stile e del suo mecenatismo fu il Palazzo del Lussemburgo, oggi sede del Senato francese. Nel 1611 Maria aveva acquistato la dimora del duca di Lussemburgo, corrispondente all'odierno "Petit Luxembourg", circondata all'epoca da otto ettari, a cui la regina aveva aggiunto altri terreni raggiungendo complessivamente ventiquattro ettari di proprietà. Il 2 aprile 1615 Maria avviò i lavori di costruzione con una cerimonia solenne, affidando il progetto nelle mani di Salomon de Brosse, architetto in voga in quel momento.[55]
Nel 1622, dopo la riconciliazione con il figlio, ripresero i lavori per il palazzo che, come scrisse alla figlia Cristina, doveva essere «sulla forma e sul modello di palazzo Pitti», da lei sempre ammirato «per l'ordine dell'architettura e le sue grandi comodità».[55]
Come i suoi antenati, Maria utilizzò l'arte per creare una leggenda sulla sua vita e la sua persona, fra cui senza dubbio l'esempio più lampante furono le ventidue enormi tele, oggi conservate al Louvre, realizzate tra il 1622 e il 1625 da Pieter Paul Rubens che raffigurano alcune scene allegoriche della vita della regina.[79] Il ciclo di dipinti, destinati ad ornare una galleria del palazzo del Lussemburgo che tutti gli ospiti di riguardo dovevano attraversare per giungere nei suoi appartamenti, era destinata a illustrare gli episodi centrali della sua vita, conformandoli all'idea che lei stessa voleva darne.[80] La scelta e la distribuzione dei temi era stata discussa dall'entourage della Medici, ma l'artista aveva avuto ampia libertà in materia di composizione e linguaggio pittorico. Usando immagini e simboli di mitologia antica e iconografia cristiana, Rubens riuscì a consentire vari livelli di interpretazione.
Pare che lo stesso Luigi XIII non capì, al momento dell'inaugurazione della galleria, quanto queste tele che esaltavano Maria lo mettessero in ombra; apprezzando le tele, il re chiese delucidazioni sul loro significato all'abate Saint-Ambroise, uno dei consulenti del ciclo, il quale secondo lo stesso Rubens, ne «aveva cambiato e dissimulato il vero senso, con molto astuzia».[76]
[modifica] La leggenda nera di Maria de' Medici
Dopo la journée des Dupes e il successivo esilio di Maria dalla Francia, il cardinale di Richelieu attuò una sistematica offensiva ideologica contro la convinzione che la presenza delle donne sulla scena politica fosse legittima. L’obiettivo di Richelieu fu senza dubbio Maria de’ Medici, nemica ancora in vita, e riuscì a delegittimarne la figura, mobilitando drammaturghi e vari storici e modificando la storiografia a proprio piacimento.[81]
Le opinioni moderne sui quattordici anni di potere più o meno assoluto della regina (dal 1610 al 1630, escludendo gli anni di esilio a Blois) che avrebbe dovuto essere ricordato con il nome di "secolo di Maria de' Medici" - omesso a lungo nella storiografia ufficiale francese (la prima biografia di Maria risale al 1774) - furono e in alcuni casi sono tutt'oggi unanimemente molto severe. Il primo segnale lo diede Jules Michelet nelle pagine della sua Histoire de France, veementemente ostili alla regina e al suo entourage italiano. In quell'opera si trovano due studi di illustri storici suoi contemporanei, Bernard Barbiche e Orest Ranum, che sulla politica interna ed estera di Maria de' Medici diedero invece un giudizio più sfumato.[82] Michelet però giunse perfino ad accusare Maria di aver organizzato l'assassinio di Enrico IV per opera di François Ravaillac, basandosi sulle accuse di Jacqueline d'Escoman: la donna accusava la Medici di aver fatto uccidere il re assieme al duca d'Épernon, ai Concini e alla marchesa di Verneuil. Alla fine, però, nessuno credette a tali accuse assai confuse e molti, riferisce L'Estoile, erano convinti che la donna parlasse «a vanvera». Infine Mademoiselle d'Escoman venne processata, contro il volere di Maria e di Épernon, giudicata colpevole di calunnia e incarcerata, morendo l'anno seguente.[83][84]
Ma la prima vera offensiva ideologica contro la regina venne attuata dal duca di Sully, il quale non perdonò Maria di aver avuto la meglio su di lui e di aver persino ottenuto il favore dei capi ugonotti. Nei suoi Mémoires il duca descriverà Maria come «un'imprudente e una litigiosa», accusandola di tremende scenate di gelosia, negli anni in cui Enrico IV aveva una relazione con la marchesa di Verneuil, e di aver tentato di picchiare il sovrano durante uno di questi litigi.[85] Sully accuserà la Medici di avere come «unico scopo» quello di «elevare» i coniugi Concini «alle più alte cariche dello stato»,[23] raffigurandola negli anni della reggenza come «un'indolente» manovrata dai Concini. L'«indolenza» della sovrana viene però assolutamente smentita da una lettera di Scipione Ammirato, ambasciatore fiorentino.[86] La campagna diffamatoria di Sully ebbe luogo poiché, al momento della stesura dei Mémoires, Maria era caduta in disgrazia a causa di Richelieu e i Concini erano morti da tempo; nessuno così avrebbe potuto obiettare al riguardo.[23] Questi scritti negativi ebbero subito un'ampia diffusione e furono la base fondamentale su cui gli storici successivi avrebbero ricostruito il ritratto stereotipato di Maria tramandandolo ai posteri, ignorando le lettere di Enrico IV in cui si rivelava l'affetto fra i sovrani, e all'oscuro dei dispacci inviati dagli ambasciatori stranieri e delle stesse Mémoires di Richelieu pubblicate solo nel Settecento.[87] Si diffuse così l'immagine di una Maria che si abbandonava «a bizze, irruenze e trasporti d'ira», ma anche «una pigra», «una sedentaria», una donna frivola che si preoccupava solo delle sue acconciature oppure interessata solo ai «suoi cagnolini, alle sue scimmie ed ai suoi pappagalli».[88]
Si arrivò perfino ad accusarla di amare più i suoi cani dei figli, primo fra tutti Luigi, tutto a causa di un episodio in cui Maria sgridò Luigi XIII che, pestando per sbaglio la coda ad un cagnolino della madre, era stato azzannato.[89] In più venne tramandato che non esitò ad utilizzare lo staffile contro il figlio, ma le fonti del tempo e le stesse lettere fra i sovrani mostrano che fu Enrico IV a volere ciò e che Maria acconsentì dopo parecchie rimostranze: «Data la stagione calda, fate il possibile per non giungere allo staffile» scrisse alla governante di Luigi, raccomandandosi perché si ricorresse alla frusta con molta «circospezione, evitando di causargli malattie».[90]
Anche il principe di Condé contribuì a spargere opinioni malevole su Maria. Dopo il 1613, seppur avesse appena ricevuto il perdono per la recente ribellione, disertò il Louvre continuando a sobillare gli animi, sostenendo che il Governo andasse cambiato perché aveva preso decisioni contrarie all'interesse francese e non cessava di ripetere che la regina Maria teneva deliberatamente lontano dagli affari di Stato il sovrano. La calunnia si diffuse tanto che venne raccolta dagli ambasciatori stranieri e fu ripresa successivamente dagli storici posteriori.[91]
La sua leggenda arrivò perfino a farla guardare con disprezzo dai successori: Anna Maria Luisa di Montpensier, figlia di Gastone d'Orleans, era orgogliosa della sua discendenza dai Borbone, parlava dell'«innata bontà» che scorreva nel sangue della casata, contrapponendola alla «cattiveria» del sangue dei Medici, che aveva ereditato dalla nonna.[92]
[modifica] Ascendenza
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Cosimo I (1569-1574)
Figli
Francesco I (1574-1587)
Ferdinando I (1587-1609)
Cosimo II (1609-1621)
Ferdinando II (1621-1670)
Figli
Cosimo III (1670-1723)
Gian Gastone (1723-1737)
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| Maria de' Medici | Padre: Francesco I de' Medici |
Nonno paterno: Cosimo I de' Medici |
Bisnonno paterno: Giovanni dalle Bande Nere |
| Bisnonna paterna: Maria Salviati |
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| Nonna paterna: Eleonora di Toledo |
Bisnonno paterno: Pedro Álvarez de Toledo |
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| Bisnonna paterna: María Osorio y Pimentel |
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| Madre: Giovanna d'Austria |
Nonno materno: Ferdinando I del Sacro Romano Impero |
Bisnonno materno: Filippo I di Castiglia |
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| Bisnonna materna: Giovanna di Aragona e Castiglia |
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| Nonna materna: Anna Jagellone |
Bisnonno materno: Ladislao II di Boemia |
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| Bisnonna materna: Anna di Foix-Candale |
[modifica] Discendenza
| Nome | Nascita | Morte | Note |
|---|---|---|---|
| Luigi | 1601 | 1643 | Delfino di Francia fino alla morte del padre. Dal 1610 al 1616 la madre ebbe un periodo di reggenza, dal quale Luigi si liberò facendo uccidere Concino Concini, favorito della regina madre. Nel 1624 iniziò la collaborazione con il cardinale Richelieu, che durò fino alla morte di quest'ultimo. Nel 1615 aveva sposato Anna d'Austria figlia di Filippo III di Spagna, dalla quale ebbe il futuro Luigi XIV e Filippo d'Orléans. |
| Elisabetta | 1602 | 1644 | Data in sposa al futuro re di Spagna Filippo IV. La coppia ebbe otto figli, fra cui la futura regina di Francia Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV. |
| Maria Cristina | 1606 | 1663 | Nel 1619 sposò Vittorio Amedeo I di Savoia. La coppia ebbe sette figli. Alla morte del marito nel 1637, Maria Cristina divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e successivamente, deceduto quest'ultimo, dell'altro figlio il futuro Carlo Emanuele II di Savoia. |
| Nicola Enrico | 1607 | 1611 | Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia, probabilmente di febbre letargica. |
| Gastone | 1608 | 1660 | Era chiamato Monsieur, poi Grand Monsieur in contrapposizione con Petit Monsieur, cioè suo nipote Filippo d'Orléans. Gastone era una persona colta e raffinata (fu collezionista appassionato di antiche statue e dipinti, di monete e rarità) ma di volontà debole e piuttosto volubile. In prime nozze sposò la duchessa di Montpensier, Maria di Borbone che morì in gravidanza. In seconde nozze Margherita di Lorena. Ebbe discendenza. |
| Enrichetta Maria | 1609 | 1669 | Nel 1625 sposò Carlo I d'Inghilterra dal quale ebbe nove figli. Venne allevata in un ambiente colto e raffinato, legato alla fede cattolica romana, che l'avrebbe resa poco gradita nel paese del marito. durante la rivoluzione inglese, il crollo della posizione del re, portarono Enrichetta Maria a fuggire in Francia, alla corte della cognata Anna d'Austria, insieme ai figli nel 1644. |
[modifica] Maria de' Medici nella cultura popolare
[modifica] Letteratura
- Die Vollendung des Königs Henri Quatre di Heinrich Mann. (1938)
- Maria de' Medici. Eine Fremde. Florenz - Paris - Brüssel - London - Köln di Helga Hübner ed Eva Regtmeier. (2010)
[modifica] Cinema
- Il capitano del re, con Lise Delamare. (1960)
- I celebri amori di Enrico IV, con Melina Mercouri. (1961)
- Henri IV, con Gabriela Maria Schmeide. (2010)
[modifica] Note
- ^ Le sorelle erano tutte morte, tranne Eleonora, andata a vivere a Mantova con lo sposo, Vincenzo Gonzaga.
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 10
- ^ Le loro morti furono talmente misteriose, che furono attribuite al veleno.
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 11-12
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 208
- ^ Viennot, 1994, op. cit., pp. 200-201
- ^ Castelot, 1996, op. cit., pp. 13-14
- ^ Castelot, 1996, op. cit., pp. 17-18
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 20
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 26
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 40
- ^ a b Craveri, 2008, op. cit., pp. 107-108
- ^ Castelot, 1996, op. cit., pp. 33-36
- ^ Questo figlio venne trovato dal re «più bello di quello della regina», sostenendo che assomigliasse ai Medici «perché era bruno e grosso come loro». Il poco lusinghiero paragone venne riferito a Maria.
(Castelot, 1996, op. cit., pp. 43-44) - ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 209
- ^ Durante gli anni di reggenza, Margherita aiuterà sempre la sovrana come rappresentante della monarchia e la sua residenza sarà un punto importante di incontri, di informazioni e influenze sempre usate da Margherita per sostenere Maria.
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 174-175) - ^ In contrapposizione a ciò che scrisse il duca di Sully, Richelieu affermò che Enrico IV non badò a spese per la cerimonia di consacrazione della moglie, per «lasciarla in Francia come una seconda Bianca di Castiglia.» (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 114)
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 90
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 128
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 136
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 270
- ^ a b Vannucci, 2002, op. cit., p. 272
- ^ a b c Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 143-145
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 150
- ^ Villeroy nella sua lettera al granduca di Toscana non esitava ad ammettere quanto merito avesse in ciò Maria, concludendo: «Iddio ne sia gloriato e la condotta della Regina laudata!»
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 153) - ^ I nobili, tranne il principe di Condé e il principe di Soissons, avevano accettato la decisione senza contrasti. Un mese più tardi riuscì ad ottenere, in cambio di una piazzaforte, il consenso dei due principi, grazie alla mediazione di Concini.
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 155) - ^ a b c Vannucci, 2002, op. cit., pp. 275-276
- ^ a b Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 163-168
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 174-175
- ^ Il principe di Condé aveva presentato in piena Assemblea di Parlamento un documento in cui veniva richiesto di fare un'indagine sul tesoro pubblico, e soprattutto riguardo alle somme di denaro usate per arricchire "persone senza alcun merito" e "stranieri" (i coniugi Concini), senza però tener conto i soldi che Maria aveva elargito per tener buoni i "Grandi". (Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 177-178)
- ^ Tuttavia il 16 agosto venne prelevato altro denaro, per aggiungere 3.000 archibugieri alla scorta del corteo.
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 181) - ^ Gerosa, 1998, op. cit., p. 44
- ^ Maria fece distribuire alle città francesi e ad ogni ambasciatore straniero una nota ufficiale con cui si indicava la "perfezione" del matrimonio per evitare ogni dubbio su un possibile futuro annullamento. (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 192)
- ^ Vannucci, pp. 282-284
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 122
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 287
- ^ In realtà Luigi stava già intrigando con il suo favorito per esautorare con la forza la madre dal potere, dimostrando così la sua forza di carattere: le pacifiche dimissioni della madre non avrebbero potuto esaltare la sua figura di sovrano. Molti cortigiani infatti avevano indicato a Luigi che la madre era la principale responsabile del suo limite all'esercizio del potere regio. (Vannucci, 2002, op. cit., pp. 290-291)
- ^ Maria nel frattempo aveva ricevuto lettere anonime e varie esortazioni dal vescovo di Carcassonne all'allontanamento dei Concini e ad una effettiva presa di potere da parte di Luigi XIII. Richelieu scrisse che Maria si era accorta della «simulazione» di Luynes.
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 214) - ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 215
- ^ Craveri, 2008, op. cit., pp. 118-119
- ^ Tre porte dei suoi appartamenti furono murate e le restanti controllate costantemente da 12 guardie del re, un corridoio che univa le sue stanze alla riva della Senna venne abbattuto su ordine del duca di Luynes e venne perfino isolata dai figli e alla regina Anna fu vietato andarla a trovare. (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 219)
- ^ Maria cercò di nascondere il proprio dolore e la sua umiliazione, mostrandosi serena, non versando una lacrima neppure alla vista dei cortigiani più fedeli. All'ultimo incontro con il figlio, però, Maria scoppiò in singhiozzi, cercando di nascondere le lacrime con un ventaglio. (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 221)
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 225
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 137
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 305
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 119
- ^ a b Castelot, 1996, op. cit., pp. 139-140
- ^ Maria venne costretta a firmare anche una dichiarazione in cui riconosceva di aver mal governato la Francia durante i suoi sette anni di regno. (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 234)
- ^ Viene raccontato che fuggì da una finestra e, rifiutandosi di percorrere normalmente i quaranta metri che la separano dalla strada, effettuò la discesa volgendo la schiena alla scala, scendendo come se si trattasse di una scalinata. (Castelot, 1996, op. cit., p. 145)
Maria scrisse sia al figlio che al suo nuovo genero il principe Vittorio Amedeo di Savoia, per spiegare i motivi della sua fuga, cioè «la lunga oppressione del suo onore e della sua libertà, e per legittime apprensioni sulla propria vita» e per «la cattiva situazione degli affari e per il pericolo in cui si trovava lo Stato...»
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 237) - ^ a b Vannucci, 2002, op. cit., pp. 308-309
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 120
Proprio in quei giorni il re e la regina chiesero a papa Paolo V la porpora cardinalizia per il vescovo, che venne però concessa solo nel 1622 da papa Gregorio XV. - ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 314
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 315
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 159
- ^ a b c Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 256
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 320
- ^ Castelot, 1996, op. cit., p. 171
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., pp. 325-326
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 330
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 281
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 336
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 285
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 287
- ^ Il cardinale aveva osato presentarsi di fronte alle Loro Maestà senza farsi annunciare, aveva ignorato gli ordini della regina madre, aveva interrotto un colloquio fra madre e figlio utilizzando un passaggio segreto riservato solo alla regina.
(Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 288-289) - ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 289
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 338
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 340
- ^ Il suo comportamento mise in moto i diplomatici, secondo i quali la regina madre era divenuta una comune prigioniera, costringendo così il figlio e il cardinale a giornaliere smentite.
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 342
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 346
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 348
- ^ Vannucci, 2002, op. cit., p. 352
- ^ In questo periodo Maria presentò alla corte inglese van Dyke, che aveva dipinto alcuni quadri della sua stanza.
(Vannucci, 2002, op. cit., p. 353) - ^ Gerosa, 1998, op. cit., p. 83
- ^ Ciononostante, prossimo anch'egli alla fine, Luigi XIII dichiarò che il suo grande rimorso fu quello di aver così «maltrattato la madre». (Craveri, 2008, op. cit., p. 126) Le ceneri di Maria verranno buttate in una fossa comune insieme a quelle di Enrico IV, di Luigi XIII, Gastone d'Orlèans, di Anna d'Austria e di Luigi XIV, durante la Rivoluzione francese. (Castelot, 1996, op. cit., p. 223)
- ^ a b c Craveri, 2008, op. cit., p. 127
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 128
- ^ Bodart, 1997, op. cit., p. 33
- ^ Alcune di esse come L'Incoronazione della regina influenzarono enormemente la seguente pittura francese, tanto che successivamente David si ispirò ad essa per la sua enorme tela sull'incoronazione di Napoleone. (Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 257)
- ^ Craveri, 2008, op. cit., p. 126
- ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 271
- ^ Marc Fumaroli. La regina italiana ripudiata dai francesi, p. 44. La Repubblica, 27-03-2003. URL consultato il 10-04-2010.
- ^ Garrisson, 1987, op. cit., p. 295
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 151
- ^ Sully inventò che Enrico gli avrebbe confidato più volte il suo odio per i coniugi Concini «creature della Spagna e spioni del granduca di Toscana» aggiungendo che si rammaricava di non aver seguito il consiglio del duca, cioè «impedire a tutta questa razza di Italiani di passare i monti con lei [con Maria]» (Mariotti Masi, 1994, op. cit., pp. 55-56).
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 132
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 57
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 57 e p. 71
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 92
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 91
- ^ Mariotti Masi, 1994, op. cit., p. 174
- ^ Fraser, 2007, op. cit., p. 23
[modifica] Bibliografia
- La regina italiana ripudiata dai francesi, articolo di Marc Fumaroli, 27 marzo 2003.
- Didier Bodart, Van Dyck, Prato, Giunti, 1997.ISBN 88-09-76229-0
- André Castelot, Maria de' Medici: un'italiana alla corte di Francia, Milano, Rizzoli, 1996.ISBN 88-17-84496-9
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008.ISBN 978-88-459-2302-9
- (FR) Philippe Delorme, Marie de Médicis, épouse de Henri IV, mère de Louis XIII, éd. Pygmalion, 1998 ISBN 978-2-85704-553-3
- (FR) Jean-François Dubost, Marie de Médicis, la reine dévoilée, éd. Payot, 2009 ISBN 978-2-228-90393-6
- Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 88-459-1999-4
- Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987. ISBN 88-425-8619-6
- Guido Gerosa, Il Re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-47181-6
- Maria Luisa Mariotti Masi, Maria de' Medici, Milano, Mursia, 1994. ISBN 88-425-3520-6
- Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
- Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.ISBN 88-04-37694-5
[modifica] Voci correlate
- Medici
- Maria de' Medici a Marsiglia
- Enrico IV di Francia
- Luigi XIII di Francia
- Anna d'Asburgo (1601-1666)
- Armand-Jean du Plessis de Richelieu
- Ciclo di Maria de' Medici di Pieter Paul Rubens
- Giornata degl'ingannati
- Gastone d'Orléans (1608-1660)
[modifica] Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Maria de' Medici
[modifica] Collegamenti esterni
- La regina italiana ripudiata dai francesi, articolo di Marc Fumaroli, 27 marzo 2003.
- Maria regina dannata, articolo di Natalia Aspesi, 19 marzo 2005.
- STORIA - Medici: Gli anni di Maria de’ Medici
- Maria de' Medici. Una principessa fiorentina sul trono di Francia
- Caterina e Maria de' Medici: donne al potere
- (FR) Marie de Médicis, la reine mal-aimée, articolo di Thierry Issartel (2010)
| Predecessore: | Regina di Francia e di Navarra | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Margherita di Valois | 5 ottobre 1600 - 14 maggio 1610 | Anna d'Austria |