Galleria Sabauda

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Coordinate: 45°04′29.09″N 7°41′08.77″E / 45.074747°N 7.685769°E45.074747; 7.685769

Galleria Sabauda
Sede della Galleria Sabauda
Sede della Galleria Sabauda
Tipo Pinacoteca
Indirizzo Via XX settembre 88
10122 Torino (Italia)
Sito Sito ufficiale
Hans Memling, Passione di Cristo
Bernardo Bellotto, Veduta del vecchio ponte sul Po a Torino
Sebastiano Ricci, Re Salomone adora gli idoli
Jacob van Schuppen, Principe Eugenio vittorioso sui Turchi

La Galleria Sabauda di Torino è una delle più significative pinacoteche italiane.

Il 4 dicembre - come parte integrante del Polo Reale di Torino - è stata riaperta nella nuova sede, la "Manica Nuova" del Palazzo Reale, con ingresso in via XX settembre 88, nei pressi del Duomo (video ufficiale).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della collezioni si legano strettamente alla casa dei Savoia, prima Duchi, poi Re di Sardegna e Re d'Italia: la collezione prese forma stabile a Torino durante la seconda metà del XVI secolo, quando il Duca Emanuele Filiberto decise di trasferire proprio a Torino la capitale del Ducato, in precedenza a Chambéry.

Il museo vero e proprio venne istituito, per concessione di re Carlo Alberto, il 2 ottobre del 1832 (giorno del suo compleanno) con il nome di "Reale Galleria" e sistemata nelle sale di Palazzo Madama. Si apriva così al pubblico una quadreria famosa in tutta Europa, frutto della secolare passione collezionistica di Casa Savoia (già ne parlava nel 1590, in termini molto elogiativi, il pittore lombardo Giovan Paolo Lomazzo sella sua Idea del tempio della pittura).

Mentore e primo direttore della Galleria fu Roberto d'Azeglio che nel 1836 avviò la pubblicazione, in fascicoli con preziose riproduzioni a stampa, del primo catalogo della collezione che riuniva, a quel tempo, 365 opere provenienti da Palazzo Reale, dal Palazzo Carignano di Torino e dal Palazzo Durazzo di Genova.

Al disegno politico-culturale di Carlo Alberto si deve la dotazione di un fondo di gestione autonomo, assieme alla esortazione in favore di un programma di acquisizioni che desse adeguato spazio alle varie scuole italiane ed “ultramontane”. Nel 1848 l'insediamento del Senato in Palazzo Madama pose ben presto l'esigenza di individuare una nuova sede per la galleria. Solo nel 1865 – grazie agli sforzi organizzativi di Massimo d'Azeglio, succeduto come direttore al più anziano fratello Roberto – si realizzò il trasferimento al secondo piano del Palazzo dell'Accademia delle Scienze (edificato a partire dal 1679 su progetto di Guarino Guarini come "Collegio dei Nobili"). Nel frattempo, nel 1860, il re Vittorio Emanuele II aveva compiuto il munifico gesto di donazione della Galleria alla Nazione, ponendola alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nella nuova sede i quadri furono ordinati secondo la canonica suddivisione cronologica e per scuole pittoriche di appartenenza, con uno spazio importante dedicato sin da allora alla pittura piemontese del XV e XVI secolo.
Fu nel 1933, in occasione del centenario dell'istituzione, che la pinacoteca assunse la definitiva denominazione di "Galleria Sabauda".

Lo sviluppo della Galleria fu segnato da una costante crescita del patrimonio artistico. Fra i contributi più importanti vi fu quello dell'industriale biellese Riccardo Gualino[1], il cui primo, importante blocco giunse nel 1930. Negli anni Cinquanta, per cura museografica dell'architetto Piero Sanpaolesi e museologica della Soprintendente Noemi Gabrielli, la Galleria fu sottoposta a un completo progetto di riallestimento. Il progetto - nonostante il contrasto fra Sanpaolesi e Gabrielli[2], sfociato in una causa giudiziaria - venne unanimemente considerato uno dei capolavori della museologia italiana del Dopoguerra.

Fra gli anni Ottanta e Novanta la Galleria fu al centro di continui lavori di modifica e riallestimento, mirati da un lato a ampliare il numero delle opere esposte, dall'altro a modificare il percorso di visita in base ai diversi nuclei di collezionismo: grande evidenza fu data, in particolare, alla collezione del Principe Eugenio di Savoia, che, un tempo a Vienna, era giunta in Piemonte nel corso del XVIII secolo. Tali modifiche di fatto incisero in modo profondo sull'originario progetto Sanpaolesi-Gabrielli, che rimase leggibile sostanzialmente soltanto nell'atrio d'ingresso. Sempre in questo periodo si diede avvio a una massiccia campagna di restauro dei dipinti, in particolare di quelli su tavola, al loro adattamento a cornici preesistenti e infine a una prima considerazione critica delle opere del Novecento, in particolare dei Sei di Torino, attraverso uno studio specifico di Pia Vivarelli.

Nel 1998, per adeguare la Galleria alle sempre più pressanti richieste di spazi, luce e servizi - fra cui uno spazio per l'esposizione temporanea - ebbero inizio le procedure per il trasferimento in una nuova sede, la terza della sua storia[3]. Nei mesi a seguire tale nuova sede fu individuata nella cosiddetta "Manica Nuova" del Palazzo Reale, un corpo architettonico realizzato fra XIX e XX secolo da Emilio Stramucci accanto al Duomo, in via XX settembre 88[4]. Questa decisione, presa inizialmente dal Direttore Regionale Pittarello, sarebbe stata confermata dai successivi Direttori e Soprintendenti, anche sulla base della progressiva disaffezione del pubblico verso il museo, che negli ultimi anni totalizzava circa 30.000 spettatori annui, scuole comprese. Il progetto diventò concreto grazie a un sostegno finanziario di 35 milioni di euro, garantiti dalla Compagnia di San Paolo (15 milioni), Arcus (8 milioni), Regione Piemonte (3 milioni) e Ministero per i Beni e le Attività Culturali (9 milioni). Nel 2003 lo Studio Albini di Milano vinse la gara per il progetto museografico della Galleria. Il progetto, approvato fra l'altro dall'allora Soprintendente ai Beni Artistici Carla Enrica Spantigati, prevedeva che i quadri della Galleria venissero montati su pannelli rigidi; sotto il profilo architettonico, lo Studio Albini inoltre previde la liberazione delle superfetazioni murarie, che ottundevano gli spazi originali di Stramucci[4].

I lavori, affidati al Gruppo Gozzo Edart di Torino, proseguirono negli anni a seguire. Nei primi mesi del 2012 il piano terreno era pronto ad accogliere una parte dei dipinti.Nell'aprile 2012 la vecchia sede della Sabauda venne definitivamente chiusa: quindici giorni più tardi 99 opere, scelte fra le più significative del museo, vennero accolte nel piano terreno della "Manica Nuova", nell'ambito di una mostra temporanea a cura del Soprintendente Edith Gabrielli; contestualmente altre 74 opere, già parte della collezione del Principe Eugenio di Savoia, furono spostate nel complesso della Venaria Reale, nell'ambito di una mostra sullo stesso Principe Eugenio di Savoia curata dalla ex Soprintendente Spantigati[5]. L'intera operazione, dal titolo "I quadri del Re", aveva l'obiettivo di garantire almeno in parte la fruizione di una parte significativa della Galleria Sabauda anche durante la fase di trasferimento.

La chiusura della vecchia sede della Galleria Sabauda e la conseguente operazione di trasferimento suscitarono alcune polemiche. Sulla stampa quotidiana corse voce di un presunto danneggiamento dei quadri in occasione del trasferimento, che sarebbe stato causato da malfunzionamenti degli impianti di climatizzazione [6]. In realtà, queste ed altre voci si legarono piuttosto alla difficoltà di abbandonare lo 'storico' allestimento Sanpaolesi-Gabrielli, sebbene il Museo Egizio, destinato a succedere negli spazi, garantisse il mantenimento dell'architettura originale.

Nel 2013 il circuito museale di palazzo Reale, Galleria Sabauda, Armeria Reale e Museo di antichità - lo scheletro dell'attuale Polo Reale e futuro Polo Museale di Torino - è stato il ventiseiesimo sito statale italiano più visitato, con 229.534 visitatori e un introito lordo totale di 1.006.536,20 Euro[7].

Nel corso dei lavori la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte attuò alcune iniziative per garantire la continuità di accesso al patrimonio della Sabauda. Da segnalarsi, in particolare, l'apertura al pubblico del deposito temporaneo nel Castello di Moncalieri; e la mostra La Sabauda in Tour per le Città[8], un'esposizione temporanea aperta nell'estate del 2014 in 15 sedi, ubicate in tutte le province del Piemonte.

Il 4 dicembre 2014, alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, si è tenuta l'inaugurazione del museo (video ufficiale). La Galleria - ora collegata al cosiddetto Polo Reale, futuro Polo Museale di Torino - si basa su un progetto museologico del tutto nuovo, curato scientificamente dal Soprintendente Edith Gabrielli. Il progetto, basato sull'esposizione di 500 quadri, prevede fra l'altro una rivalutazione della collezione Gualino e delle opere del Novecento, messe a confronto al quarto piano del nuovo edificio.

Opere esposte[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale ordinamento della galleria prevede una sequenza per cronologia, o 'time line'. Fra i pezzi più significativi si segnalano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Sanmartino, La collezione di Riccardo Gualino in supplemento a "Il Giornale dell'arte", dicembre 2014 (in pubblicazione su "Critica d'Arte").
  2. ^ Cfr. Torino, Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantrpologici in Archivio Storico, consultazione: giugno - luglio 2013.
  3. ^ Mario Turetta (a cura di), Il Polo Reale di Torino, Torino, Allemandi, 2014.
  4. ^ a b a cura di Carlenrica Spantigati e Paola Astrua (a cura di), La Galleria Sabauda di Torino, dal Collegio dei Nobili alla Manica Nuova di Palazzo Reale, Torino, Allemandi, 2012.
  5. ^ a cura di Carlenrica Spantigati (a cura di), I quadri del Re : Le raccolte del principe Eugenio condottiero e intellettuale : Collezionismo tra Vienna, Parigi e Torino nel primo Settecento, Cinisello Balsamo, Silvana, 2012.
  6. ^ Decine di opere danneggiate la Sabauda chiude tra le polemiche in LaStampa.it, 19 marzo 2012. URL consultato il 25 aprile 2012.
  7. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  8. ^ Edith Gabrielli (a cura di), La Sabauda in Tour per le città: proiezioni, esperimenti e verifiche sul territorio, Firenze, Nardini, 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Noemi Gabrieli, Galleria Sabauda - Maestri italiani, Torino 1971.
  • Paola Astrua, Carla Enrica Spantigati, Galleria Sabauda: guida breve, Electa, Milano, 2000.
  • Luca Leoncini (a cura di), Da Tintoretto a Rubens. Capolavori della Collezione Durazzo, catalogo della mostra di Genova, Milano 2004, 294-295.
  • Laura Facchin, Opere di artisti svizzeri alla Galleria Sabauda. Una prima indagine, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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