Sebastiano Ricci

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Paolo III riconcilia Francesco I e Carlo V, 1688, Piacenza, Palazzo Farnese

Sebastiano Ricci (Belluno, luglio 1659Venezia, 15 maggio 1734) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ercole in lotta col centauro Nesso, 1706 - 1707, Firenze, Palazzo Marucelli Fenzi

Figlio di Livio e Andreana, viene battezzato a Belluno il 1º agosto 1659. Nel 1671 sarebbe apprendista a Venezia di Federico Cervelli (circa 1625 – circa 1699), pittore di una certa buona macchia e fluido modo di maneggiare il pennello (Antonio Maria Zanetti, 1733). Secondo Tomaso Temanza (Zibaldon, 1738) invece, il Ricci avrebbe avuto come primo maestro Sebastiano Mazzoni (16111678). È dato per certo che egli sia stato allievo prima del Cervelli e poi anche del Mazzoni.

Il Ricci, che lavorava nel 1678 in una bottega di Rialto, avrebbe messo incinta una ragazza e, pur di evitare di sposarla cercò, senza riuscire nell'intento, di avvelenarla. Imprigionato e successivamente liberato grazie a una nobil persona, probabilmente appartenente alla potente famiglia Pisani, si trasferisce a Bologna.

Qui, domiciliato presso la Parrocchia di San Michele del Mercato di Mezzo, il 28 settembre 1682 riceve dalla Confraternita di San Giovanni de' Fiorentini l'incarico di dipingere una Decollazione di San Giovanni Battista per il loro Oratorio. Il 9 dicembre 1685 stipula il contratto con il Conte di San Secondo, presso Parma, per la decorazione dell'Oratorio della Beata Vergine del Serraglio che completa, con la collaborazione di Ferdinando Bibiena, nell'ottobre 1687, ricevendo un compenso di 4.482 lire; nel 1686 dipinge una Pietà commissionata dal duca Ranuccio Farnese per il convento delle Cappuccine Nuove di Parma. Sposa intanto, con i buoni uffici del cardinale legato Antonio Pignatelli, dal 1691 papa Innocenzo XII, la ragazza veneziana che aveva sedotto e che gli aveva dato una figlia.

Dal 1687 al 1688 decora gli appartamenti della duchessa Farnese, nell'omonimo Palazzo di Piacenza, con un gruppo di dipinti ad olio rappresentanti Storie di Paolo III Le cronache riportano che il Ricci abbia abbandonato a Bologna la moglie e la figlia nel 1688, per fuggire con Maddalena, figlia del pittore Giovanni Francesco Peruzzini, a Torino; qui, denunciato, viene arrestato e addirittura condannato a morte. Graziato per l'intervento del duca di Parma, viene liberato e messo al bando da Torino. Gode evidentemente dei favori del duca Ranuccio Farnese, perché questi il 2 marzo 1691 gli rilascia una patente di familiarità, una sorta di lettera di raccomandazione, e gli assegna una pensione mensile di 25 corone: con questi mezzi nell'aprile di quell'anno è a Roma, alloggiato a Palazzo Farnese.

I documenti romani riportano solo le vicissitudini della commissione, data nel 1692 al Ricci, di copiare la Incoronazione di Carlo Magno di Raffaello in Vaticano, per conto di Luigi XIV, terminata solo nel 1694 per la difficoltà di riprodurre il disegno di Raffaello, e poi andata dispersa. La circostanza della morte del suo protettore Ranuccio Farnese nel dicembre 1694 avrebbe indotto Ricci a lasciare Roma per Milano, dove aveva del resto già ottenuto la commissione di affrescare la cappella ossario della Chiesa di San Bernardino alle Ossa, opera terminata nel novembre 1695.

Il 22 giugno 1697 il conte Giacomo Durini incarica il Ricci, definito nel contratto celebre pittore, di dipingere la pala Teodolinda fonda la Basilica per il Duomo di Monza. Dal 1698 il Ricci è a Venezia ma lavora anche a Padova dove, nella chiesa di Santa Giustina, il 24 agosto 1700 viene inaugurata la sua Pala di San Gregorio e vi inizia ad affrescare la cappella del SS Sacramento; lo stesso anno opera a Padernello dove dipinge La crocifissione.

Nel 1701 riceve dal geografo veneziano Vincenzo Maria Coronelli la commissione della tela dell'Ascensione, da inserire nel soffitto della sagrestia della Basilica dei SS Apostoli a Roma. L'anno dopo è a Vienna dove, nel Palazzo di Schönbrunn, affresca il soffitto del Salone Azzurro con l'Allegoria delle Virtù principesche, che illustra l'educazione del futuro imperatore Giuseppe I, rappresentando una figura allegorica, l'Amore della Virtù, che distoglie il principe dai piaceri di Venere avviandolo al trono dove l'attendono la Gloria e l'Eternità. A Vienna riceve anche la commissione di una Ascensione dall'elettore di Sassonia, Federico Augusto II, convertitosi al cattolicesimo per garantirsi la successione alla corona polacca.

Nel 1704 esegue a Venezia le pale dei Santi Procolo, Fermo e Rustico nel Duomo di Bergamo e della Crocefissione per la chiesa fiorentina di S. Francesco de' Macci, ora agli Uffizi.

Vigna Contarena a Este[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Contarini (Este).

Su commissione di Marco Contarini degli Scrigni gli vengono attribuiti parte degli affreschi di Vigna Contarena ad Este.

L'esperienza fiorentina[modifica | modifica sorgente]

Commiato di Venere da Adone, 1707, Firenze, Palazzo Pitti

Fra l'estate del 1706 e il 25 ottobre 1707 è a Firenze, dove svolge un ampio complesso decorativo, il maggiore che ci resti del pittore, nel Palazzo Marucelli, poi Fenzi; gli affreschi si situano in cinque stanze a pianterreno del Palazzo: nelle prime due vengono celebrate la vittoria della Pace sulla Guerra e del Vizio sulla Virtù, nelle due successive, il trionfo della Castità sulla Passione e della Saggezza sull'Ignoranza mentre nella quinta, la Sala d'Ercole, vengono celebrate le fatiche dell'eroe, intese come esempio di virtù morali e civiche.

Di poco successive sono le decorazioni di una saletta di Palazzo Pitti, già anticamera dell'appartamento del principe Ferdinando de' Medici e oggi ufficio del Sovrintendente ai Monumenti; il suo collaboratore quadraturista Giuseppe Tonelli dipinge le architetture illusionistiche delle pareti; il soffitto, di grande leggerezza di tocco, rappresenta il Commiato di Venere da Adone.

"Il soggiorno toscano acuì certamente in Sebastiano il senso di una forma sentita con grande equilibrio delle parti, con estremo nitore: ombra e luce dividono ora equamente, con suprema armonia, il dipinto che guadagna di scultorea evidenza nella veste di un colore per nulla mortificato, ma anzi stupendamente luminoso. Sembra questo il significato più profondo della svolta che divide opere come quelle create intorno al 1700, in cui è il dominio esclusivo di poche e vaste zone di colore, definite da una pennellata larga, modellante, tutta luce e tutta ombra, e quelle nuove creazioni articolate in una luce solare... svolte formalmente in un continuo alternarsi e sfaccettarsi della luce e dell'ombra, con un continuo e diverso adeguarsi della pennellata all'oggetto descritto" (Arslan).

Nel 1708 è documentato a Venezia, dove firma la pala della Madonna col Bambino e santi nella chiesa di San Giorgio Maggiore; vi si trovano riferimenti al Veronese, al Correggio e ad Annibale Carracci: "È il capolavoro di questa maniera neo - cinquecentesca, arricchita comunque da un tratto pittorico rapido e nervoso, tipicamente settecentesco" (Wittkower). "Questo vivace interesse per la grande tradizione cinquecentesca costituisce la base per un rilancio in chiave settecentesca di un gusto ormai del tutto rinnovato" (Zampetti).

In Inghilterra[modifica | modifica sorgente]

Diana ed Endimione, 1714, Londra, Chiswick House

Forse partito da Roma nel 1711, dove avrebbe dipinto a Palazzo Taverna le due tele di Ester davanti ad Assuero e di Mosè salvato dalle acque, nell'inverno di quell'anno, insieme col nipote Marco, buon paesaggista, giunge in Inghilterra per eseguire, per 700 sterline, nella residenza londinese di lord Burlington, oggi sede della Royal Academy, otto tele di soggetto mitologico, Cupido davanti a Giove, Incontro di Bacco e Arianna, che ha evidenti riferimenti agli affreschi di Annibale Carracci in Palazzo Farnese a Roma, Trionfo di Galatea, che richiama le decorazioni di Luca Giordano nel Palazzo fiorentino Medici - Ricciardi, la Diana e le ninfe in cui si è visto un trattamento sciolto delle figure al modo di Giovanni Antonio Pellegrini, residente in Inghilterra dal 1708, oltre a Bacco e Arianna, Venere e Cupido, Diana ed Endimione e un Cupido e fiori, queste ultime quattro trasferite 15 anni dopo nella Chiswick House, ora sede del Ministero dei Lavori Pubblici. Un altro Bacco e Arianna è conservato nella National Gallery di Londra.

Distrutti da tempo gli affreschi eseguiti in questi anni dal Ricci per le residenze del conte di Portland, alla fine del 1716, col nipote Marco, lascia l'Inghilterra e si ferma a Parigi, dove conosce Watteau e forse anche Fragonard, e chiede l'anno successivo, presentando il suo Trionfo della Sapienza sull'Ignoranza, l'ammissione all'Académie Royale de Peinture et Sculpture, che gli viene concessa il 18 maggio 1718. La tela, al Louvre, che porta il titolo datole dallo stesso pittore, rappresenta più precisamente Minerva, dea della Sapienza - nella quale a sua volta viene identificata la Francia - che incorona la Virtù la quale schiaccia con un piede l'Ignoranza, un uomo dalle orecchie d'animale.

Tornato a Venezia nel 1718, con le ingenti somme guadagnate a Londra compra un ampio alloggio alle Procuratie Vecchie di San Marco; nello stesso anno zio e nipote vanno a Belvedere, presso Belluno, a decorare la villa del vescovo Giovanni Francesco Bembo; danneggiati nel tempo, furono cancellati dal nuovo proprietario alla fine dell'Ottocento. Resta un frammento di Testa di donna conservato nel Museo di Belluno.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dal 1724 al 1729 lavora intensamente per casa Savoia: nel 1724 dipinge il Ripudio di Agar e il Salomone adora gli idoli, nel 1725 la Madonna in gloria, nel 1726 invia a Torino la Susanna davanti a Daniele e il Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia; ammesso nell'ottobre 1727 all'Accademia Clementina di Venezia, ringrazia il pittore Giovanni Battista Piazzetta con una lettera in cui ricorda il suo apprendistato nelle erudite scuole di pittura di Bologna.

Il 12 gennaio 1730 detta il suo secondo testamento - aveva steso un primo testamento il 12 novembre 1718 - e il 21 muore il nipote Marco Ricci. Redige un altro testamento il 18 dicembre 1732. Termina il Festino di Baldassarre ed Ester davanti ad Assuero per il Palazzo Reale di Torino, oggi entrambi nel palazzo del Quirinale.

Finisce nel 1734 la sua ultima opera importante, l'Assunzione della Karlskirche di Vienna, commissionatagli dalla corte viennese: "Proveduta tosto la tela, vi mise mano, né mai ve la levò finché non lo vide finito, indi speditolo, incontrò la piena soddisfazione non pure di Sua Maestà Cristianissima, ma di tutta la nobiltà, di tutti i professori ed intendenti".

Non farà in tempo a riscuotere i 6.000 fiorini di onorario: il 12 maggio 1734, in una postilla al testamento, conferma come unica erede la moglie, giacché non aveva figli e, malato, si sottopone a un'operazione chirurgica, ma muore il 15 maggio.

Itinerario critico[modifica | modifica sorgente]

"Ebbe in comune col Giordano l'abilità di contraffare ogni maniera...avendo a rappresentare qualsivoglia soggetto, ricorrevagli al pensiero come lo avesse trattato questo o quel maestro e ne profittava senza furto...non si era fondato nel disegno in su' primi anni; ne apprese poi quanto basta, coltivandone indefessamente lo studio nelle accademie, che frequentò ancor adulto. Le forme delle sue figure han bellezza, nobiltà, grazia sul far di Paolo (Veronese); le attitudini sono oltre il comun modo naturali, pronte, svariatissime; le composizioni son dirette dalla verità e dal buon senso. Benché bravo nel maneggio del pennello, non ne abusò, come moltissimi han fatto, alla celerità; le sue figure son disegnate con precisione, e staccate da' fondi, che spesso tinge di un bellissimo azzurro, su cui trionfano" (Lanzi).

"Ricci, appoggiandosi per primo alla splendida arte del Veronese, fece prevalere un nuovo ideale, quello della chiara e ricca bellezza coloristica: in ciò preparò la via a Tiepolo. Questo fatto è molto più importante della questione se il giovane Tiepolo, in determinate composizioni, si sia rifatto al Ricci. La pittura di figura del rococò a Venezia resta incomprensibile nella sua evoluzione senza Ricci...Tiepolo ha portato i germi prodotti dal Ricci a una ricchezza e a uno splendore tali da oscurare tutto intorno a lui...a Sebastiano Ricci va riconosciuto il ruolo di combattivo precursore" (Derschau).

Susanna davanti a Daniele, 1726, Torino, Galleria Sabauda

"S'avverte in lui quella sintesi del più barocco decorativismo e della più individuata e sostanziosa pittura, che rivedremo nel Tiepolo. Da un lato il cortonismo, diretto e indiretto, dall'altro l'acutissima pittura del solitario Magnasco; l'uno reso più intenso, sostanzioso e liberato da ogni accademia, l'altra divenuta ariosa, brillante, all'aria aperta fuor delle magiche grotte e dei tenebrori. Una sintesi nuova che spalancava nuovi orizzonti di schietta pittura, anche se la scena non è che un balletto, ma come sentito nelle meraviglie del colore, nei più vibranti, acuti, agili accenti" (Moschini).

"Sul cadere del secolo i veneziani si avvedono di esser rimasti tagliati fuori, per più di cent'anni, dalle grandi idee della pittura barocca, ormai non più romana ma europea, e cominciano a viaggiare. Il primo dei pittori veneti viaggianti, Sebastiano Ricci, ha ancora, come tutti i veneziani del Seicento, il gusto del plagio, dell'imitazione…dai più vari precedenti pittorici; ma intanto dilata la sua cultura fino a farsi europeo, bene intendendo che da un secolo ogni nuova idea figurativa aveva assunto validità europea. Il Ricci è …il primo ad accorgersi che i più validi soffitti della fine del secolo…sono quelli di Luca Giordano a Firenze…Per questa buona via…riesce a inaugurare il cosiddetto rococò nella saletta di palazzo Pitti o nelle volte di palazzo Marucelli. Gli nuoce più tardi la sua incredibile rapacità culturale che dà a tanta sua pittura quel gusto di abile reportage di tutti i motivi europei" (Longhi).

"...seppe imporre, a Venezia e fuori, un gusto nuovo, formato con meditazione, ma risolto con ardimento su di un piano apertamente rococò, cioè di effetti vivaci, scintillanti, garruli di luce e di colore. Schiarendo la tavolozza, riportò nella tradizione veneziana una ricchezza di espressione cromatica risolta in una luminosità nuova e vibrante: seppe sciogliersi cioè, mediante l'intelligente interpretazione del cromatismo veronesiano e della pennellata di tocco magnaschesca, dalle remore seicentesche, prendendo posizione sia contro la moda dei "tenebrosi", sia contro la nuova corrente Piazzetta - Federico Bencovich. Fornì quindi un nuovo valido mezzo linguistico, prezioso per tutto lo svolgimento della pittura settecentesca, anche per lo stesso Tiepolo, dopo la sua defezione dal piazzettismo" (Pallucchini).

"Venezia, ancor più di Napoli, raccoglie l'eredità del prodigioso mestiere di Luca Giordano...Sebastiano Ricci la rilancia, la amplia, la raffina alla scuola di Sebastiano Mazzoni e poi del dotto ambiente bolognese, impadronendosi di sempre più leggere e brillanti proprietà del tocco; la rinsalda ristudiando direttamente il Veronese ed arricchendo così di nuove note i registri alti della tavolozza; vi aggiunge perfino aggiornate esperienze straniere lavorando a Vienna e a Londra. È il primo di una squadra di virtuosi esecutori di gran classe sempre in giro per l'Europa" (Argan)

Opere[modifica | modifica sorgente]

San Gregorio Magno intercede presso la Madonna, 1700, olio su tela, 358 × 188, Padova, chiesa di Santa Giustina
Estasi di Santa Teresa, 1727, Chiesa di San Marco in San Girolamo, Vicenza
Cristo nel Monte degli Ulivi, ca 1730, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • La crocifissione, olio su tela, Padernello (Treviso), Chiesa parrocchiale di San Lorenzo
  • Santo Vescovo, olio su tela, 54 × 39, Innsbruck, Landesmuseum Ferdinandeum
  • Pietà, 1686, olio su tela, 130 × 120, Parma, Chiesa di Santa Maria degli Angeli
  • Affreschi, 1687, San Secondo, Parma, Sacrario dei Caduti, già Oratorio della Beata Vergine del Serraglio, in collaborazione con Ferdinando Bibbiena
  • Storie di Paolo III, 1687 – 1688, 12 olii su tela, Piacenza, Palazzo Farnese, Pinacoteca civica
  • Apoteosi di Paolo III, 1687 – 1688, affresco, Piacenza, Palazzo Farnese
  • Angelo custode, 1694, olio su tela, 400 × 230, Pavia, chiesa di Santa Maria del Carmine
  • Affreschi, 1695, Milano, Chiesa di San Bernardino alle Ossa
  • Teodolinda fonda la Basilica, 1697, olio su tela, Monza, Duomo
  • Comunione di Santa Maria Egiziaca, 1698, olio su tela, Milano, Arciconfraternita del Santissimo del Duomo, ora nella sede dell'Azione Cattolica
  • San Gregorio Magno intercede presso la Madonna, 1700, olio su tela, 358 × 188, Padova, chiesa di Santa Giustina
  • Affreschi, 1700, Padova, chiesa di Santa Giustina, cappella del SS Sacramento
  • Ascensione, 1701, olio su tela, 580 × 300, Roma, Basilica dei Santi Apostoli
  • Allegoria delle Virtù principesche, 1702, affresco, Vienna, Castello di Schonbrunn
  • Ascensione, 1702, olio su tela, 275 × 309, Dresda, Gemaeldegalerie
  • Caduta di Fetonte, circa 1703, olio su tela, Belluno, Museo civico
  • Cristo crocifisso con la Vergine e i santi Giovanni Evangelista e Carlo Borromeo, 1704, olio su tela, 235 × 144, Firenze, Uffizi
  • I santi Procolo, Fermo e Rustico, 1704, olio su tela, 380 × 250, Bergamo, Duomo
  • Affreschi e tele applicate ai soffitti, 1706 - 1707, Firenze, Palazzo Marucelli
  • Affreschi, 1707, Firenze, Palazzo Pitti
  • Madonna col Bambino e santi, 1708, olio su tela, 406 × 208, Venezia, chiesa di San Giorgio Maggiore
  • La famiglia di Dario davanti ad Alessandro, circa 1709, olio su tela, 194 × 246, Raleigh, North Carolina Museum of Art
  • La continenza di Scipione, circa 1709, olio su tela, 143 × 243, Raleigh, North Carolina Museum of Art
  • San Pietro liberato dall'angelo, 1710, olio su tela, 300 × 200, Trescore Balneario, Bergamo, chiesa di San Pietro
  • Cristo consegna le chiavi a San Pietro, 1710, olio su tela, 400 × 634, Trescore Balneario, Bergamo, chiesa di San Pietro
  • La chiamata di San Pietro, 1710, olio su tela, 300 × 200, Trescore Balneario, Bergamo, chiesa di San Pietro
  • Assunzione, 1710, olio su tela, 500 × 250, Clusone, Bergamo, Basilica di Santa Maria Assunta
  • Ester davanti ad Assuero, 1711, olio su tela, 258 × 322, Roma, Palazzo Taverna
  • Mosè salvato dalle acque, 1711, olio su tela, 257 × 322, Roma, Palazzo Taverna
  • Sacra Famiglia con i santi Elisabetta e Giovannino, 1712, olio su tela, Londra, Collezioni reali
  • Cupido davanti a Giove, 1712 - 1714, olio su tela, 484 - 503, Londra, Burlington House
  • Incontro di Bacco e Arianna, 1712 - 1714, olio su tela, 272 × 855, Londra, Burlington House
  • Trionfo di Galatea, 1712 - 1714, olio su tela, 247 × 482, Londra, Burlington House
  • Diana e le ninfe, 1712 - 1714, olio su tela, 347 × 482, Londra, Burlington House
  • Bacco e Arianna, 1712 - 1714, olio su tela, 189 × 104, Londra, Chiswick House, Ministero dei Lavori Pubblici
  • Venere e Cupido, 1712 - 1714, olio su tela, 190 × 106, Londra, Chiswick house, Ministero dei Lavori Pubblici
  • Diana ed Endimione, 1712 - 1714, olio su tela, 190 × 106, Londra, Chiswick House, Ministero dei Lavori Pubblici
  • Cupido e fiori, 1712 - 1714, olio su tela, 188 × 105, Londra, Chiswick House, Ministero dei Lavori Pubblici
  • Trionfo della Sapienza sull'Ignoranza, 1718, olio su tela, 113 × 85, Parigi, Louvre
  • Testa di Donna, 1718, frammento di affresco, Belluno, Museo civico
  • Betsabea al bagno, 1724, olio su tela, 118 × 199, Budapest, Szépmuveszeti Muzeum
  • Ripudio di Agar, 1724, olio su tela, 126 × 153, Torino, Galleria Sabauda
  • Salomone adora gli idoli, 1724, olio su tela, 128 × 151, Torino, Galleria Sabauda
  • Madonna in gloria con l'arcangelo Gabriele e i santi Eusebio, Sebastiano e Rocco, 1725, olio su tela, 435 × 255, Torino, Università
  • Susanna davanti a Daniele, 1726, olio su tela, 243 × 440, Torino, Galleria Sabauda
  • Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia, 1726, olio su tela, 233 × 440, Torino, Galleria Sabauda
  • Estasi di Santa Teresa, 1727, olio su tela, 370 × 185, Vicenza, chiesa di San Gerolamo degli Scalzi (oggi Chiesa di San Marco in San Girolamo)
  • Agar nel deserto, 1727, olio su tela, 180 × 140, Torino, Palazzo Reale
  • Giacobbe benedice i figli di Giuseppe, 1727, olio su tela, 181 × 139, Torino, Palazzo Reale
  • San Gaetano conforta un moribondo, 1727, olio su tela, 230 × 134, Milano, Brera
  • Mosè salvato dalle acque, 1727, olio su tela, 182 × 139, Torino, Palazzo Reale
  • Rebecca ed Eleazaro al pozzo, 1727, olio su tela, 182 × 139, Torino, Palazzo Reale
  • Maddalena unge i piedi di Cristo, 1728, olio su tela, 323 × 632, Torino, Galleria Sabauda
  • Cristo e il centurione, 1729, olio su tela, 42 × 60, Napoli, Capodimonte
  • Cristo e la cananea, 1729, olio su tela, 42 × 60, Napoli, Capodimonte
  • Comunione e martirio di Santa Lucia, 1730, olio su tela, 430 × 240, Parma, chiesa di Santa Lucia
  • L'Immacolata Concezione, 1730, olio su tela, 260 × 113, Venezia, chiesa di San Vitale
  • Madonna col Bambino in gloria e angelo custode, 1730, olio su tela, 391 × 235, Venezia, Scuola dell'Angelo Custode
  • L'orazione nell'orto, 1730, olio su tela, 95 × 76, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • Autoritratto, 1731, olio su tela, 45 × 38, Firenze, Uffizi
  • Papa Gregorio Magno intercede per le anime del Purgatorio, 1731, olio su tela, 295 × 238, Bergamo, chiesa di Sant'Alessandro della Croce
  • Papa Gregorio Magno intercede per le anime del Purgatorio, 1733, olio su tela, 480 × 300, Parigi, chiesa di Saint Gervais
  • Papa Pio V e i santi Tommaso d'Aquino e Pietro martire, 1733, olio su tela, 343 × 169, Venezia, chiesa dei Gesuati
  • San Francesco da Paola resuscita un fanciullo, 1733, olio su tela, 400 × 167, Venezia, chiesa di San Rocco
  • Sant'Elena ritrova la vera Croce, 1733, olio su tela, 400 × 167, Venezia, chiesa di San Rocco
  • Il festino di Baldassarre, 1733, olio su tela, 227 × 161, Roma, Palazzo del Quirinale
  • Ester davanti ad Assuero, 1733, olio su tela, 226 × 162, Roma, Palazzo del Quirinale
  • Assunzione, 1734, olio su tela, 675 × 364, Vienna, Karlkirche

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Lanzi, Storia pittorica dell'Italia, Bassano, 1789
  • Joachim von Derschau, Sebastiano Ricci, Heidelberg, 1922
  • Vittorio Moschini, La pittura italiana del Settecento, Milano, 1931
  • Roberto Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneta, Firenze, 1946
  • Giuseppe Delogu, La pittura veneziana dal XIV al XVIII secolo, Venezia, 1958
  • Edoardo Arslan, Contributo a Sebastiano Ricci e ad Antonio Francesco Peruzzini, Torino, 1959
  • Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia - Roma, 1960
  • Tommaso Temanza, Zibaldon, Firenze, 1963
  • Rudolf Wittkower, Arte e architettura in Italia, 1600 - 1750, Torino, 1965
  • Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana, Firenze, 1968
  • Aldo Rizzi, Sebastiano Ricci Disegnatore, Electa, Milano 1975
  • Jeffery Daniels, L'opera completa di Sebastiano Ricci, Milano, 1976
  • Aldo Rizzi, Sebastiano Ricci, Electa, Milano 1989
  • Annalisa Scarpa, Sebastiano Ricci, Milano, 2006

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