Duomo di Monza

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Coordinate: 45°35′00.93″N 9°16′32.86″E / 45.583592°N 9.275794°E45.583592; 9.275794

Duomo di San Giovanni Battista
Facciata del duomo
Facciata del duomo
Stato Italia Italia
Regione Flag of Lombardy.svg Lombardia
Località Monza-Stemma.png Monza
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Consacrazione 1365
Stile architettonico Misto, Gotico
Inizio costruzione 1300, prima edificazione 595
Completamento 1681
Sito web http://www.duomomonza.it/

Il duomo di Monza, dedicato a san Giovanni Battista, è stato edificato tra il XIV e il XVII secolo e si trova nella piazza omonima della città lombarda di Monza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al '300[modifica | modifica wikitesto]

Monza esce dal panorama nebuloso dei centri minori del territorio milanese durante il regno ostrogoto: Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, ne sottolinea la prossimità a Milano e la salubrità del clima, ragioni che inducono Teodorico a costruirvi il suo Palatium magnum[1].

Il rosone e la statua di san Giovanni Battista

Successivamente Monza conosce nuova importanza quando viene scelta come residenza estiva dalla regina Teodolinda, principessa bavarese, vedova di Autari e sposa di Agilulfo, re dei Longobardi, che ha fondato un "oraculum" dedicato a san Giovanni Battista nel 595.
La regina fa edificare a Monza anche un palazzo magnificamente decorato con le imprese dei Longobardi e accanto al palazzo fonda una basilica che dedica a san Giovanni Battista, dotandola di molti ornamenti d'oro e d'argento e di rendite sufficienti. Le informazioni disponibili sul tempio originario sono scarsissime e l'unica fonte disponibile è ancora la Historia Langobardorum, che Paolo Diacono compose al crepuscolo del regno Longobardo.

Il San Giovanni monzese, nato come cappella palatina, nel 603 è usato eccezionalmente anche come luogo di battesimo per Adaloaldo, figlio di Teodolinda e Agilulfo ed erede al trono longobardo. Il battesimo viene celebrato da Secondo di Trento, abate benedettino consigliere della regina[1].

In quella e in altre occasioni, papa Gregorio I manifesta con doni e lettere la propria approvazione per il progetto politico di Teodolinda, mirante alla normalizzazione dei rapporti con la sede pontificia e alla conversione del popolo longobardo dall'eresia ariana al cattolicesimo.

Alla sua morte, avvenuta nel 627, Teodolinda è sepolta all'interno della Basilica. Il luogo della sepoltura è subito fatto segno di devozione, sino al 1308, quando i resti della sovrana vengono traslati in un sarcofago, oggi collocato all'interno della cappella della Regina. Anche il sarcofago diviene oggetto di venerazione e per secoli, ogni anno, nell'anniversario della morte di Teodolinda, il 22 gennaio, si svolge una cerimonia all'altare di quella cappella, presso il sepolcro.

Dal '300 ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

La riedificazione del duomo, nella forma in cui lo vediamo noi oggi, risale al 1300, quando l'arciprete Avvocato degli Avvocati, nell'anno del primo Giubileo della storia della cristianità, depone la prima pietra del nuovo tempio.

L'ex evangelicatorio di Matteo da Campione riadattato nel XVIII secolo a cantoria dell'organo
Lapide funeraria di Matteo da Campione, immurata all'esterno della cappella del Rosario

Questa seconda campagna costruttiva, motivata dalla necessità di ampliare l'edificio (sobriamente ispirato alle contemporanee architetture mendicanti, come il S. Francesco "ad pratum magnum" della stessa Monza) per adattarlo alle esigenze di rappresentanza che il ritorno del Tesoro da Avignone (nel 1345) imponeva, cade a metà del secolo. Artefice di questa seconda, più solenne, fase è Matteo da Campione[2], esponente di quella stirpe di costruttori proveniente dalla zona dei laghi tra Lombardia e attuale Canton Ticino, alla quale i Visconti commissionarono tante imprese edilizie e decorative del ducato nel corso del Trecento. La sua lapide funeraria (+ 1396), immurata all'esterno della cappella del Rosario, ci informa sulla sua attività (il completamento della grande facciata "a vento", la realizzazione del pulpito e del battistero) e testimonia il prestigio da lui raggiunto e la sua devozione. Egli fu certamente interprete dell'aspirazione dei Visconti a realizzare una grande basilica per le incoronazioni imperiali[2], secondo la tradizione germanica che imponeva all'imperatore di assumere tre corone: quella d'argento ad Aquisgrana, quella d'oro a Roma e quella "di ferro" appunto a Monza (o a Milano). E di ciò si ha una straordinaria testimonianza iconografica nella grande lastra (già chiusura posteriore del pulpito) oggi collocata presso l'ingresso della sacrestia[3].

Altare maggiore e paliotto

A Matteo spetta anche la costruzione delle due cappelle gemelle ai lati dell'abside maggiore. Quella di destra (già del santo Chiodo e oggi dedicata al santo Rosario) venne decorata intorno al 1417-18 (sopravvive un unico frammento con Cristo crocifisso, attribuito a Michelino da Besozzo); quella di sinistra (dedicata a Teodolinda) decorata tra il 1444 e il 1446 dalla famiglia di pittori lombardi Zavattari che realizzarono il celebre ciclo di affreschi tardogotici[2].

Occorre attendere oltre un secolo per assistere alla ripresa dell'attività decorativa, che questa volta interessa i bracci dei transetti. È sempre nella seconda metà del Cinquecento che si avvia, in rapporto alle trasformazioni imposte dal Concilio di Trento, una profonda rielaborazione della zona absidale, con lo sfondamento del muro di fondo della cappella maggiore e la costruzione di un vasto presbiterio, all'esterno rigorosamente intonato alle precedenti architetture tardogotiche.

Duomo di Monza, interno

Alla fine del secolo viene anche costruito, su progetto di Pellegrino Tibaldi, il nuovo campanile, a sinistra della facciata. Nel 1644 viene gettata la volta della navata centrale[2] e nel 1681 è costruita, nell'area delle sacrestie, la cappella ottagona destinata a ospitare il tesoro. I primi decenni del Settecento, anche in coincidenza con il ripristino del culto del santo Chiodo, segnano anche una forte ripresa decorativa, che trasforma l'edificio in una sorta di antologia della pittura tardobarocca. La stagione neoclassica è segnata dall'altare maggiore progettato da Andrea Appiani (1798) e dal nuovo pulpito di Carlo Amati (1808). Alla fine dell'Ottocento si collocano le grandi opere di restauro conservativo e stilistico della cappella di Teodolinda e soprattutto della facciata (L. Beltrami, G. Landriani), che viene trasformata radicalmente con la reintegrazione delle edicole sommitali (già tutte cadute, ad eccezione di una, all'inizio dei Seicento) e la sostituzione dei filari di marmo nero di Varenna con serpentino verde d'Oira, per enfatizzare, in una sorta di ipercorrettismo, la componente toscaneggiante della cultura figurativa campionese[2].

Il 5 ottobre 2014 l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, consacra la nuova Mensa eucaristica, frutto del restauro definitivo dell'altare secondo le disposizioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Nel nuovo altare viene conservato l'antico paliotto in legno dorato di Borgino del Pozzo.

I cicli decorativi[modifica | modifica wikitesto]

Se si eccettua il ciclo della cappella di Teodolinda, poco è sopravvissuto della decorazione precedente la stagione barocca, che ha profondamente inciso nella percezione dello spazio interno del duomo. In clima tardomanierista ci trasportano le decorazioni delle testate interne dei transetti, a iniziare da quella meridionale (Albero di Jesse, di Giuseppe Arcimboldi[2] e Giuseppe Meda, 1558) per passare a quella settentrionale (Storie di San Giovanni Battista, di G. Meda e Giovan Battista Fiammenghino, 1580). La decorazione del presbiterio e del coro è la maggiore impresa pittorica del Seicento e vede all'opera Stefano Danedi detto il Montalto, Isidoro Bianchi, Carlo Cane ed Ercole Procaccini il Giovane, con quadrature di Francesco Villa. La volta della navata maggiore viene invece affrescata alla fine del secolo da Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, con quadrature del Castellino (1693). I dieci quadroni della navata centrale con Storie di Teodolinda e della Corona ferrea, realizzati tra Sei e Settecento, appartengono a diversi pittori, fra cui Sebastiano Ricci, Filippo Abbiati e Andrea Porta. È però soprattutto il Settecento a segnare l'interno dell'edificio, che costituisce un osservatorio privilegiato per lo studio della cultura figurativa lombarda tra barocco, barocchetto e rococò. Pietro Gilardi affresca con Storie della Croce il tiburio[2] (1718-19); Giovan Angelo Borroni dipinge nella cappella del Rosario (1719-21), in quella del Battistero e in quella di Santa Lucia (1752-53); Mattia Bortoloni decora la cappella del Corpus Domini[2] (1742). L'episodio conclusivo è costituito dall'intervento in duomo di Carlo Innocenzo Carloni, il grande maestro del rococò internazionale, già attivo in Austria, Germania e Boemia. Tra il 1738 e il 1740, secondo un programma stabilito dal gesuita Bernardino Capriate, egli decora le volte delle navate laterali, l'arcone trionfale e le pareti occidentali del transetto[2].

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

Organo settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Inserito in cassa in Cornu Evangeli, è un grande strumento di 12 piedi in stile rinascimentale italiano ma di recente fattura, ad opera della ditta italiana Gustavo Zanin. Dotato di 17 registri e un'unica tastiera di 54 note e la pedaliera a leggio di 18 note.

Organo Maggiore
Principale Primo
Raddoppio del Principale
Principale Secondo
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesima seconda
Vigesima sesta
Vigesima nona
Trigesima terza
Trigesima sesta
Flauto in Ottava
Flauto in Duodecima
Flauto in Quintadecima
Cornetto a Tre canne
Fiffaro
Cornamuse
Organetto per suonare a due
Principale
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Flauto in Ottava

Organo meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Collocato nell'antica cassa in Cornu Epistolæ, a trasmissione interamente meccanica, conta 29 registri distribuiti nei due manuali e pedale. Costruito nel 2002 è stato costruito dalla prestigiosa casa organaria svizzera Meltzer. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Hauptwerk
Prinzipal 16'
Octave 8'
Viola da gamba 8'
Rohrflöte 8'
Octave 4'
Traversflöte 4'
Quinte 2.2/3'
Superoktave 2'
Mixtur V
Cornet III
Trompete 8'
Clarion 4'
Seconda tastiera - Positiv
Prinzipal 8'
Bourdon 8'
Octave 4'
Rohrflöte 4'
Nazard 2.2/3'
Superoctave 2'
Waldflöte 2'
Scharf IV
Sesquialter I-II
Schalmey 8'
Vox Humana 8'
Pedal
Subbass 16'
Oktavbass 8'
Octave 4'
Rauschpfeife V
Posaune 16'
Trompete 8'

Corona Ferrea e tesoro del duomo[modifica | modifica wikitesto]

La corona Ferrea, conservata nella cappella di Teodolinda
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corona Ferrea.

Nel duomo si conserva la celeberrima corona Ferrea che, secondo la tradizione, contiene uno dei chiodi usati per la crocefissione di Cristo. La Chiesa riconosce il carattere di reliquia alla corona, e proprio per questo è conservata in chiesa (e non nel museo). Dal transetto sinistro, attraverso il grazioso chiostro del settecentesco cimiterino, si accede al Museo Serpero, che conserva il tesoro del duomo.

Fino al XVI secolo il duomo di Monza era amministrativamente autonomo dalla diocesi di Milano, e l'arciprete del duomo aveva persino una parte dei poteri propri di un vescovo; nei documenti d'epoca si parla di "curia" di Monza, anticamente di rito patriarchino, proprio come se fosse stata una sede vescovile.
Questa situazione fu sanata da san Carlo Borromeo, che abolì tutti i riti diversi dal rito ambrosiano e romano, ma per la forte opposizione dei monzesi, egli dovette tuttavia rinunciare ad imporre il rito ambrosiano per la celebrazione della Messa, che vige nel resto della diocesi. Tuttora a Monza, Brugherio e Villasanta, la Messa è celebrata secondo il rito romano.

La torre campanaria[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile
1592 anno di fondazione del campanile scolpito sullo zoccolo dello stesso
Lapide in ricordo della visita dei sovrani austriaci del 4 marzo 1816

La torre campanaria, con la sua altezza di circa 79 metri, svetta nel cielo di Monza e costituisce un significativo punto di riferimento nel paesaggio della Brianza.

La sua costruzione iniziò il 23 maggio 1592, quando l'arciprete Camillo Aulario pose la prima pietra della fabbrica.

Nel 1606 la costruzione era completata, tuttavia il castello con le campane e il rivestimento si datano intorno al 1620. Soltanto il 18 settembre 1628 il cardinale Federico Borromeo benedisse le campane alla presenza dell'arciprete Adamo Molteno e del clero monzese.

Il progetto del campanile, che rivela l'influsso dello stile di Pellegrino Tibaldi detto Il Pellegrini, architetto di S. Carlo Borromeo, fu in realtà eseguito dall'architetto Ercole Turati, al quale si devono anche i progetti del battistero, della cripta e dell'ampliamento del coro, realizzati nei primi due decenni del XVII secolo.

Il Turati inserì nei quattro frontoni della cella grandi stemmi in cornici barocche di granito, che raffigurano: a sud, la Chioccia con i pulcini, del Tesoro; a est, la mitra e il pastorale, in uso all'arciprete; a nord, la Corona Ferrea e la Croce del Regno; a ovest, l'Agnello sul libro dei sette sigilli.

Alla base della torre una lapide ricorda la visita del 4 marzo 1816 dei sovrani d'Austria, Francesco I e della sua terza moglie Maria Ludovica d'Asburgo-Este, alias Maria Luigia (che morirà il mese successivo a Verona), preceduta dalla restituzione del tesoro monzese, il 2 marzo.

Le campane[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile possiede un concerto di 8 campane in scala diatonica maggiore di LA2, fuse nel 1741 dal milanese Bartolomeo Bozzi[4], successivamente autore anche delle campane della Basilica di Sant'Ambrogio. Questo campanile ha la caratteristica di avere le campane che suonano a "slancio", un'eccezione nella Diocesi di Milano, che invece usa il sistema "Ambrosiano".

Campana Nota nominale Fonditore Anno Peso stimato
Prima La3 Bartolomeo Bozzi 1741 372 kg
Seconda Sol#3 Bartolomeo Bozzi 1741 414 kg
Terza Fa#3 Bartolomeo Bozzi 1741 662 kg
Quarta Mi3 Bartolomeo Bozzi 1741 993 kg
Quinta Re3 Bartolomeo Bozzi 1741 1324 kg
Sesta Do#3 Bartolomeo Bozzi 1741 1656 kg
Settima Si2 Bartolomeo Bozzi 1741 2401 kg
Ottava La2 Bartolomeo Bozzi 1741 3315 kg

Plenum delle 8 campane di Monza[?·info]

L'arciprete di Monza[modifica | modifica wikitesto]

L'arciprete di Monza è un presbitero che presiede il capitolo del duomo ed è a capo della comunità cattolica della città.

Il duomo, sin dalla sua fondazione da parte della regina Teodolinda, è retto da un arciprete.

L'arciprete per antiche concessioni ha il titolo di monsignore e utilizza alcune insegne tipiche di un vescovo: l'anello, la croce pettorale (sorretta con cordone verde e oro), la mitria preziosa, la dalmatica e il pastorale. Nelle maggiori solennità come Natale, Epifania, Pasqua, Natività di San Giovanni Battista, Corpus Domini, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, celebra la messa pontificale.

Anticamente alcuni prelati disponevano di una milizia armata propria. Per un privilegio concesso dalla corona austriaca nel XVIII secolo la milizia monzese è stata conservata. Per questo, durante le celebrazioni in duomo, nelle maggiori solennità prestano servizio degli alabardieri in costume settecentesco.

Cronotassi degli Arcipreti di Monza[modifica | modifica wikitesto]

Nome Titolo Inizio
arcipretura
Fine
arcipretura
Garoin diacono custode 768 769 1
Pietro I arciprete e custode 879 2
Vincenzo arciprete e custode 880 3
Egilolfo (?) 888 ca.
Pietro II arciprete e custode 891 898 4
Ansperto arciprete e custode 903 912 5
Arimondo arciprete e custode 931 948 6
Gaudenzo arcidiacono e custode 948 955 7
Arifredo arciprete e custode 960 968 8
Giovanni I arciprete e custode 988 9
Valperto arciprete e custode 990 999 10
Adelberto arciprete e custode 1004 1019 11
Ariprando I arciprete e custode 1033 12
Andrea I (?) 1044
Ariprando II (?) 1054
Vitale prete e custode 1054 1060 13
Ambrogio arciprete 1074 14
Renaldo arciprete 1085 15
Aminzone o Adamo I arciprete 1090 16
Ariprando III arciprete 1098 1102 17
Giovanni II preposto 1102 18
Guido I arciprete 1117 1118 19
Guglielmo I arciprete 1118 1137 20
Pietro III detto Buto (?) 1138 1142
Liprando I detto Ubrando arciprete 1142 1145 21
Vidone o Guidone arciprete 1149 1169 22
Liprando II arciprete 1168 23
Oberto da Terzago arciprete e arcivescovo di Milano 1168 1196 24
Guidotto vicario di Oberto 1182 1196 25
Ariprando da Rho arciprete 1196 1212 26
Guido da Terzago arciprete 1213 1231 27
Bernardo I dal Pozzobonello arciprete 1232 1234 28
Alberico da Opreno arciprete 1235 1244 29
Arderico da Soresina arciprete 1245 1251 30
Raimondo della Torre arciprete 1251 1262 31
Bernardo II dal Pozzobonello arciprete 1262 1263 32
Manfredo della Torre arciprete 1263 1276 33
Avvocato degli Avvocati o Avvogadro degli Avvogadri arciprete 1277 1301 34
Manfredo della Torre arciprete 1303 1309 35
Lombardo della Torre arciprete 1309 1328 36
Pietro de Licurti o Licurzio arciprete 1322 1340 37
Jacopo Archinto arciprete 1340 1350 38
Guglielmo della Pusterla arciprete e arcivescovo di Milano 1350 1371 39
Stefano della Pusterla arciprete 1372 1404 40
Azzo della Pusterla arciprete 1407 1412 41
Raffaele Bossi arciprete 1422 1423 42
Battista Bossi arciprete 1425 1448 43
Cristoforo Fedele arciprete 1449 1450 44
Giovanni Fedele arciprete 1450 1488 45
Bartola d'Adda arciprete 1488 46
Baldassarre Fedele arciprete 1488 1529 47
Giovanni Battista Castano arciprete 1530 1568 48
Agostino de’ Capitanei de’ Scalve arciprete 1568 1569 49
Orazio Luzj arciprete 1569 1570 50
Francesco Barattieri arciprete 1570 1571 51
Giovanni Antonio Sordo arciprete 1572 1574 52
Girolamo Maggiolini arciprete 1575 1576 53
Camillo Aulari arciprete 1577 1592 54
Andrea Romano arciprete 1592 1601 55
Girolamo Settala arciprete 1603 1618 56
Adamo Molteno arciprete 1618 1630 57
Antonio Maria Carminati de’ Brambilla arciprete 1630 1648 58
Francesco Bernardino Vela arciprete 1648 1679 59
Pietro Paolo Bosca arciprete 1680 1699 60
Giovanni Lezeno arciprete 1699 1724 61
Giuseppe Antonio Vicini arciprete 1725 1756 62
Michele Sangiorgio arciprete 1756 1795 63
Pietro Crugnola arciprete 1795 1819 64
Samuele Bussola arciprete 1826 1840 65
Francesco Zanzi arciprete 1841 1878 66
Gaetano Annoni arciprete 1879 1892 67
Giuseppe Salvatore Scatti arciprete 1893 1899 68
Paolo Rossi arciprete 1899 1938 69
Pietro dell'Acqua arciprete 1938 1943 70
Giovanni Rigamonti arciprete 1943 1972 71
Ernesto Basadonna arciprete e vicario episcopale 1972 1979 72
Leopoldo Gariboldi arciprete 1979 2007 73
Silvano Provasi arcipete 2007 ad oggi 74
Nome Titolo Inizio
arcipretura
Fine
arcipretura

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b P. Diacono, Historia Langobardorum, Libri III et IV
  2. ^ a b c d e f g h i R. Conti, Il Duomo di Monza: 1300-2000. VII centenario della fondazione: guida storico-artistica, Silvana, 1999
  3. ^ Duomo di Monza | La basilica, la parrocchia e i suoi parrocchiani - Home
  4. ^ Scheda completa sul campanile

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]