Basilica di Santa Maria della Salute

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Coordinate: 45°25′49.63″N 12°20′04.71″E / 45.430454°N 12.334642°E45.430454; 12.334642

Basilica di Santa Maria della Salute
Basilica della Salute
Basilica della Salute
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia-Stemma.pngVenezia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1687
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1631
Completamento 1687
La Basilica e il Canal Grande tra il 1890 e il 1900

Santa Maria della Salute (o chiesa della Salute o semplicemente La Salute) è una basilica di Venezia eretta nell'area della Punta della Dogana, da dove risalta nel panorama del Bacino di San Marco e del Canal Grande. Progettata da Baldassare Longhena con attenzione ai modelli del Palladio, è una delle migliori espressioni dell’architettura barocca veneziana. La sua costruzione rappresenta un ex voto alla Madonna da parte dei veneziani per la liberazione dalla peste che tra il 1630 e il 1631 decimò la popolazione, come era avvenuto in precedenza per le chiese del Redentore e di San Rocco. Questo è così radicato a Venezia che è stato necessario inserire la Vergine Maria nell'elenco dei Santi Patroni della Città di Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La peste fu portata da un ambasciatore del duca di Mantova Carlo I Gonzaga Nevers, che venne internato nel Lazzaretto Vecchio, ma gli bastò entrare in contatto con un falegname per infettare la città, a partire da Campo San Lio[1].

Il 22 ottobre 1630 il voto del patriarca Giovanni Tiepolo: «voto solenne di erigere in questa Città e dedicar una Chiesa alla Vergine Santissima, intitolandola SANTA MARIA DELLA SALUTE, et ch'ogni anno nel giorno che questa Città sarà pubblicata libera dal presente male, Sua Serenità et li Successori Suoi anderanno solennemente col Senato a visitar la medesima Chiesa a perpetua memoria della Pubblica gratitudine di tanto beneficio»[senza fonte]. Il 26 ottobre in Piazza San Marco il Doge Nicolò Contarini, il clero e il popolo si riunirono a pregare. Quando la peste finì morirono 80.000 veneziani, e 600.000 nel territorio della Serenissima, da Brescia a Trieste, dal Polesine a Belluno[senza fonte]. Fra i morti, il doge e il patriarca.

Fotografia dal Campanile di San Marco: in primo piano la Punta della Dogana e la Salute; sullo sfondo l'isola della Giudecca con la Chiesa del Redentore di Andrea Palladio.

Per fare spazio alla nuova chiesa si scelse di demolire un soppresso complesso religioso (la Chiesa della Santissima Trinità con convento e scuola) adiacente alla Punta da Màr, la dogana di Venezia. Per poter erigere in quel posto la Basilica vi vollero ben 1.156.650 pali[2] conficcati nel terreno ed una vasta bonifica del suolo. La quantità dei pali indicata è assolutamente esagerata e viene espressa da Giustiniano Martinioni nel 1663 nelle sue aggiunte alle pubblicazioni del Sansovino senza indicarne la fonte. Infatti nal 1631 il Longhena per il consolidamento del terreno previde la superficie di 522 passi quadri cioè di 1576  con indicata la lunghezza il diametro e l'essenza dei tolpi (pali). Dunque ipotizzando un diametro dei pali di 25 cm, non è possibile infiggere più di 16 pali per metro quadrato, cioè una quantità ben diversa da quella indicata dal Martinioni. Anche estendendo la superficie a tutto la scoperta si ritiene adeguata la stima di circa 100.000 pali utilizzati. Già il 28 novembre 1631 si svolse il primo pellegrinaggio di ringraziamento.

La costruzione fu affidata dopo un concorso a Baldassare Longhena, che aveva progettato una chiesa «in forma di corona per esser dedicata a essa Vergine», e venne finita quando il patriarca Alvise Sagredo il 9 novembre 1687 la benedisse.

Ogni 21 novembre dell'anno si festeggia la Festa della Madonna della Salute in cui i veneziani attraversano un ponte, per secoli fatto di barche, ora galleggiante fissato su pali, che va da San Marco alla basilica e vi si recano a pregare. Insieme alla Festa del Redentore, è ancora oggi una delle feste popolari più amate e partecipate dai veneziani. In tale occasione, tradizionalmente, i veneziani consumano la "castradina", un piatto a base di montone.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo centrale è a forma ottagonale su cui poggia una grande cupola emisferica, circondato poi da sei cappelle minori. Le raffinate volute a spirale stabilizzate da statue fungono da contrafforti per la cupola, sulla cui lanterna si innalza la statua della Vergine.

I campanili e la cupola minore della Salute dominano il Rio Terà dei Catecumeni.

La chiesa si prolunga verso sud nel volume minore del presbiterio con absidi laterali, coperto a sua volta da una cupola più bassa e affiancato da due campanili: questi elementi appaiono imponenti a chi percorre il Rio Terà dei Catecumeni, che fino all’inizio del XX secolo era l’unico accesso da terra alla chiesa. Longhena creò in questo modo, riprendendo soluzioni del Palladio, prospetti diversi a seconda che si osservasse il tempio dal Canal Grande, dal sottostante Campo della Salute, dal Bacino di San Marco, dal Canale della Giudecca o dal Rio Terà.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata principale è stata decorata dallo scultore Tommaso Rues con statue marmoree dei quattro evangelisti:

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Pala di Tiziano Vecellio con La discesa dello Spirito Santo (1555), le sculture degli angeli sono di Michele Fabris detto l'Ongaro.

Lo spazioso interno, centralizzato, è ampiamente illuminato dalle finestre termali delle sei cappelle laterali e dai finestroni del tamburo della cupola. La luce dà risalto alla pavimentazione in tessere di marmi policromi.

Il presbiterio e l'altare maggiore disegnato dal Longhena stesso dominano su tutto. Il gruppo scultoreo sull'altare rappresenta una Madonna con bimbo, a rappresentare la Salute che difende Venezia dalla peste. È opera di uno scultore fiammingo molto attivo a Venezia, il cui nome viene solitamente reso in Giusto Le Court o Jouste de Corte nato a Ypres nel 1627 e morto a Venezia nel 1679. L'altare custodisce un’icona bizantina, la Madonna della Salute o Mesopanditissa, che proviene dall'Isola di Creta e fu portata a Venezia da Francesco Morosini nel 1670 quando dovettero cedere l'isola ai Turchi.

Nelle cappelle laterali si trovano la tela Discesa dello Spirito Santo di Tiziano (1555) e l'altare dell'Assunta con la pala di Luca Giordano, la statua di San Girolamo Miani di Giovanni Maria Morlaiter e altre opere scultoree di Tommaso Rues.

La cupola è arredata con statue lignee rappresentanti i profeti, recentemente attribuite allo scultore Tomaso Rues.[3]

Organo Dacci[4][modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa vi è un organo costruito da Francesco Dacci junior nel 1782-83 e modificato da Giacomo Bazzani nel 1819, 1825 e 1845. Collocato sulla cantoria in fondo all’abside entro un vano costruito a ridosso del muro perimetrale, con utilizzazione di tre fornici in origine costituenti altrettanti finestroni, presenta una facciata di 51 canne, suddivise in tre campate (17/17/17), quella centrale a cuspide con ali, dal Sol–1, con labbro superiore a scudo; le campate laterali a cuspide, sono composte di canne reali ma non suonanti.

Le due tastiere sono originali. La tastiera superiore è di 59 tasti (Do-1- Re5 con prima ottava corta, estensione reale di 55 note da Sol-1); la tastiera inferiore è di 30 tasti (La2-Re5), con i “diatonici” ricoperti di legno di bosso ornato con punti neri e frontalini incavati. La divisione tra ||Bassi e ||Soprani avviene ai tasti Sol#2-La2. La pedaliera, a leggio, è di 20 tasti (Do1-Si2 con prima ottava corta), costantemente unita alla tastiera superiore con un pedale aggiuntivo che aziona il tamburo. I registri sono azionati da tiranti a pomello disposti su due colonne a destra (per il Primo Organo) e su una a sinistra delle tastiere (per il Secondo Organo). Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Organo Primo
Voce Umana
Flauto in VIII Bassi
Flauto in VIII Soprani
Trombe Bassi
Trombe Soprani
Flauto in XII
Flauto in XV Soprani
Cornetta Soprani
Trombone ai pedali
Terza mano
Principale Bassi
Principale Soprani
Ottava
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Trigesimaterza
Trigesimasesta
Contrabbassi ai Pedali
Ottava ai Pedali
Duodecima ai Pedali
Quintadecima ai Pedali
Seconda tastiera - Organo Secondo
Voce Umana
Principale
Corno Inglese
Flauto in VIII
Accessori
Tiratutti
Tamburo

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Caino e Abele (circa 1570-1576) di Tiziano

Numerose altre opere di Tiziano arricchiscono la sacrestia: qui è possibile trovare un’opera giovanile come San Marco in trono, con i santi Cosma, Damiano, Sebastiano e Rocco (1511-12) insieme ad opere più tarde sul soffitto: Caino ed Abele, Il sacrificio di Abramo ed Isacco, Davide e Golia (quest'ultima opera è stata danneggiata da un incendio scoppiato il 30 agosto 2010 nell'attiguo seminario).

Sempre nella sacrestia vi sono Le nozze di Cana, grande tela di Tintoretto (1561), e opere di altri importanti artisti: Alessandro Varotari detto "il Padovanino", Pietro Liberi, Giuseppe Porta detto "il Salviati", Giovanni Battista Salvi detto "il Sassoferrato", Palma il Giovane, Marco d'Oggiono.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia della festa dal sito ombra.net
  2. ^ Norbert Huse – Venedig. Von der Kunst eine Stadt im Wasser zu bauen – Verlag C.H. Beck – ISBN 3-406-52746-9
  3. ^ Paola Rossi, Per un profilo di Tommaso Rues in: La scultura veneta del Seicento e del Settecento : nuovi studi / Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. A cura di Giuseppe Pavanello. – Venezia, 2002. – (Studi di arte veneta ; 4). – ISBN 88-88143-19-X, p. 3-33
  4. ^ Fonte: Seminario Patriarcale di Venezia (Vedi Collegamenti Esterni)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV. Guida d'Italia del Touring Club Italiano – Venezia, 3ª edizione. ISBN 978-88-365-4347-2
  • A. Boccato "Chiese di Venezia", Arsenale ed., 1999. ISBN 88-7743-197-0
  • Marcello Brusegan. Le chiese di Venezia, Ed. Newton
  • Martina Frank, Baldassare Longhena, Istituto Veneto, Venezia, 2004.
  • (EN) Andrew Hopkins, Santa Maria della Salute: architecture and ceremony in Baroque Venice, Cambridge University Press, 2000.
  • Andrew Hopkins, Baldassare Longhena, Electa, Milano, 2006.
  • S. Vianello (a cura di), Le chiese di Venezia, Electa, 1993. ISBN 88-435-4048-3
  • P. Mameli, La Madonna della Salute - Un voto, un rito, una festa, Filippi Editore 2011. ISBN 977-15-929-0088-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]