Palazzo Labia

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Coordinate: 45°26′34.5″N 12°19′31.61″E / 45.442918°N 12.325448°E45.442918; 12.325448

Palazzo Labia dal Ponte delle Guglie.

Palazzo Labia è un palazzo barocco del sestiere di Cannaregio a Venezia, costruito tra il XVII ed il XVIII secolo. Nel Salone da ballo Giambattista Tiepolo dipinse uno dei suoi capolavori, il ciclo di affreschi dedicato alle Storie di Antonio e Cleopatra, su commissione dei fratelli Angelo Maria e Paolo Antonio Labia.

Affiancato alla Chiesa di San Geremia, l'edificio è situato vicino alla confluenza del Canale di Cannaregio nel Canal Grande, verso i quali rivolge le due facciate più antiche; il terzo prospetto guarda su Campo San Geremia.

I Labia, originari della Catalogna, furono iscritti al Patriziato Veneziano nel 1646, dopo aver contribuito con un'ingente somma alla Guerra di Candia. Possedevano infatti enormi ricchezze che spendevano in lussi, feste ed in questo palazzo, iniziato poco dopo quella data.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fortuna e la vita mondana dei Labia ebbero fine nel XIX secolo ed il palazzo fu venduto ad un principe dei Lobkowicz; questi lo cedette alla benefica pia Fondazione israelitica Königsberg, che lo suddivise in vari appartamenti da affittare. Vi trovarono alloggio una fabbrica di velluti, la Luigi Bevilacqua, una segheria e diverse famiglie, che nel salone da ballo stendevano il bucato.

Nel dopoguerra il nuovo proprietario, Carlos de Beistegui, eseguì dei primi importanti restauri e cercò di riportare il palazzo al suo precedente splendore, integrandolo di arredi d'epoca ed opere d'arte. Il 3 settembre 1951 organizzò nel palazzo una tra le più belle feste del secolo: tutta l'alta società internazionale si incontrò nel Salone da ballo in abiti settecenteschi, molti dei quali disegnati da Christian Dior e da un giovane Pierre Cardin. Cecil Beaton ne realizzò un memorabile reportage fotografico.

Nel 1964 De Beistegui cedette all'asta il palazzo alla RAI, che ne fece la sua sede regionale. L'ente effettuò a sua volta accurati restauri sia all'edificio che alle opere d'arte.

In vista di un trasferimento a Marghera, la RAI ha avviato nell'aprile 2008 una procedura di vendita, vincolata ad un uso non alberghiero ma espositivo o culturale (come richiesto dal Comune di Venezia).

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Le facciate sui canali, attribuite variamente ad Andrea Cominelli, ad Alessandro Tremignon ed al figlio Paolo, riprendono modelli del Longhena. Presentano un pianterreno dorico bugnato e piani superiori di ordine ionico e corinzio con finestre ornate da mascheroni e balconate continue. Sull'attico sono scolpite le aquile araldiche dei Labia, alternate ad oculi ovali.

La facciata sul campo, realizzata intorno al 1730, riprende, semplificandolo, lo stile delle altre due; non è certa l'attribuzione del disegno a Giorgio Massari, che sicuramente aprì all'interno il monumentale Salone da ballo.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Il ciclo di Giambattista Tiepolo[modifica | modifica sorgente]

Incontro tra Antonio e Cleopatra, affresco di Giambattista Tiepolo.

In questo salone Giambattista Tiepolo dipinse il magnifico ciclo di affreschi dedicato alle Storie di Antonio e Cleopatra (1746-1747), con la quadratura trompe-l'œil di Gerolamo Mengozzi-Colonna, che si integra perfettamente con gli episodi narrativi, dove personaggi sontuosamente vestiti assumono pose teatralmente eloquenti. Nella volta entro un oculo centrale è Bellerofonte su Pegaso va verso la Gloria e l'Eternità, nelle pareti tra figure allegoriche e mitologiche sono presenti le due scene principale l'Incontro tra Antonio e Cleopatra e Banchetto di Antonio e Cleopatra; nella Sala degli Specchi nel soffitto realizza il Trionfo di Zefiro e Flora.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

Molte altre sale del palazzo sono decorate da interessanti dipinti: vi si trovano opere di Giandomenico Tiepolo, Palma il Giovane, Giambattista Canal, Placido Costanzi, Agostino Masucci, Pompeo Batoni, Gregorio Lazzarini, Gaspare Diziani, Antonio Visentini. Notevole anche un ciclo di arazzi fiamminghi con Storie di Scipione.

Questa ricchezza artistica ebbe in Maria Labia una delle principali ispiratrici; si dice ritratta in Cleopatra nell'Incontro del Tiepolo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  • Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.
  • Elsa e Wanda Eleodori. Il Canal Grande. Palazzi e Famiglie. Venezia, Corbo e Fiore, 2007. ISBN 88-7086-057-4.

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