Chiesa di Santa Maria di Nazareth (Venezia)

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Coordinate: 45°26′29.33″N 12°19′19.02″E / 45.44148°N 12.32195°E45.44148; 12.32195

Chiesa di Santa Maria di Nazareth
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1705
Stile architettonico Barocco
L'Altare della Chiesa

La chiesa di Santa Maria di Nazareth, o chiesa degli Scalzi, è un edificio religioso della città di Venezia dei primi del XVIII secolo. Opera di Baldassarre Longhena è situata nel sestiere di Cannaregio in prossimità della stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Santa Maria di Nazareth deve la sua origine all'insediamento dei Carmelitani scalzi nella città lagunare.

Fu edificata da Baldassarre Longhena in un'unica navata, con due cappelle laterali, ognuna a sua volta affiancata da due cappelle minori. Dopo l'arco trionfale, l'aula si immette nel presbiterio, rialzato e dotato di una cupola. Nell'abside, si nota il coro dei frati.

Venne consacrata nel 1705, ma subì un importante restauro fra il 1853 e il 1862 da parte del governo austriaco. Al suo interno l'11 febbraio 1723 venne tumulato Ferdinando II Gonzaga, quinto e ultimo principe di Castiglione.

Oggi è monumento nazionale. Al suo interno marmi colorati e sfarzosi corinzi danno una sensazione di opulenza e di meraviglia al visitatore.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, finanziata dal nobile Gerolamo Cavazza, venne eretta da Giuseppe Sardi, fra il 1672 e il 1680. Lo stile è un tardo barocco veneziano, diviso in due ordini e scandito da colonne binate. Le quattro statue del primo ordine, la Madonna col Bambino collocata sul fastigio, e Santa Caterina da Siena nella nicchia a sinistra della Madonna sono di Bernardo Falconi. La nicchia a destra era occupata da una statua di San Tommaso d'Aquino dello stesso Falconi.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'opera Trasporto della casa di Loreto, un affresco di Giambattista Tiepolo del 1743, andò distrutta durante un bombardamento austriaco il 24 ottobre 1915.

Fu nel tentativo di riparare a questo danno, che, nel periodo 1929-1933, Ettore Tito dipinse per la chiesa due opere: una tela di 100 metri quadrati, ed un affresco di 400 metri quadrati.

I resti del Trasporto della casa di Loreto e altri frammenti superstiti del soffitto sono oggi conservati alle Gallerie dell'Accademia.

Sempre del Tiepolo vi è il quadro Apoteosi di Santa Teresa, nella cappella dedicata alla santa.

L'altare è opera di fra Giuseppe Pozzo. Il presbiterio è sovrastato da un baldacchino sorretto da colonne ritorte. Il fastoso tabernacolo della mensa, vede la statua della Madonna con putto e profeti, proveniente dall'isola di Santa Maria di Nazareth, poi Lazzaretto.

Statue della Fede, Speranza e Carità nella Cappella di San Giovanni della Croce di Tommaso Rues.

L'organo è stato costruito agli inizi del '900 dai Fratelli Pugina di Padova.

Nella chiesa furono tumulati due dogi: nella cappella di Santa Teresa, Carlo Ruzzini, morto nel 1735; nella cappella della Sacra Famiglia, Lodovico Manin, l'ultimo doge della Repubblica di Venezia, morto nel 1802.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aa. Vv., La chiesa di Santa Maria di Nazareth e la spiritualità dei Carmelitani Scalzi a Venezia, Marcianum Press, Venezia, 2014
  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia, Ed. Newton Compton 2008
  • Laura Facchin, Bernardo Falconi (notizie dal 1651 al 1696), in G. Mollisi (a cura di), Svizzeri a Venezia nella storia nell'arte nella cultura nell'economia dalla metà del Quattrocento ad oggi, Arte&Storia, a. 8, n. 40, Editrice Ticino Management S.A., Lugano, settembre-ottobre 2008, 206-215.

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