Palazzi Mocenigo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°26′06.05″N 12°19′41.99″E / 45.435015°N 12.328331°E45.435015; 12.328331

I Palazzi Mocenigo sono un complesso architettonico di Venezia, ubicato nel sestiere di San Marco e affacciato su Canal Grande tra Palazzo Contarini delle Figure e Palazzo Corner Gheltoff[1], di fronte a Palazzo Civran Grimani.

Il complesso, contraddistinto da una lunga e disomogenea facciata, si compone di quattro edifici, che ordiniamo da sinistra verso destra nella sequenza delle facciate: Palazzo Mocenigo Casa Nuova, Palazzo Mocenigo "Il Nero" (composto da due palazzetti più piccoli) e Palazzo Mocenigo Casa Vecchia. Palazzo Mocenigo "Il Nero" e Palazzo Mocenigo Casa Vecchia formavano un tempo un'unica residenza, mentre Palazzo Mocenigo Casa Nuova era l'abitazione di un secondo ramo della famiglia, di origine milanese.

Palazzo Mocenigo (Ca' Vecchia)[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Mocenigo Casa Vecchia

Palazzo Mocenigo Ca' Vecchia è il primo edificio a partire da destra, confinante con Palazzo Contarini delle Figure.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Malgrado il nome di Ca' Vecchia, è il più recente del complesso dato che fu ricostruito sulla base della precedente fabbrica medievale, edificata nel XV secolo. Si trattava della prima proprietà della famiglia Mocenigo nella parrocchia di San Samuele.[2] Questo ramo della famiglia Mocenigo, interessandosi di cultura, politica, filosofia e economia, ebbe modo di ospitare celebri personaggi. Tra il 1591 e il 1592 soggiornò nello stabile il filosofo Giordano Bruno). Questi venne denunciato alle autorità dallo stesso padrone di casa. La ristrutturazione è stata effettuata nel XVII secolo, più precisamente tra il 1623 e il 1625, su progetto dell'architetto Francesco Contin. Tale intervento non risultò eccessivamente invasivo, e andò a mantenere numerosi aspetti del precedente edificio, quali la pianta originale e alcune finestre a sesto acuto, prevalenti nella facciata posteriore e in quella laterali ma assenti in quella principale.[3] Altri ospiti prestigiosi furono in tempi recenti Thomas Moore e Lord Byron. Nel 1824 si estinse il ramo proprietario e la dimora passò al conte di Robilant. Un tempo in condizioni precarie, è stato ristrutturato e suddiviso in più proprietà. La facciata, un tempo di colore giallo, è stata tinteggiata e appare bianca.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

La struttura presenta un aspetto semplice: l'edificio si sviluppa su quattro piani, divisi da solide cornici, di cui un piano terra con portale ad acqua affiancato a ampie monofore, un mezzanino sottotetto e due piani nobili molto simili in aspetto. Si evidenzia l'assenza di ammezzato tra piano terra e piano nobile. I piani nobili, differenziati solo per la diversa forma del poggiolo, aggettante solo al primo piano, sono contraddistinti da una trifora, affiancata ciascuna da due coppie di monofore con balconcino non aggettante. La chiave dei vari archi è decorata con testa umana. Un tempo la struttura culminava in due obelischi, come testimoniato dalle stampe d'epoca, poi abbattuti per motivi sconosciuti.[4]

Palazzetti Mocenigo detti "il Nero"[modifica | modifica sorgente]

I palazzetti Mocenigo, detti anche Palazzo Mocenigo il Nero, sono due edifici del complesso, che collegano la Ca' Vecchia alla Ca' Nova.

Palazzo Mocenigo "il Nero"

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Mocenigo possedevano già i due palazzi Ca' Vecchia e Ca' Nova quando, alla fine del XVI secolo, fecero costruire questi due nuovi palazzi per congiungere i due già esistenti.[5] Qui, nell'Ottocento, come ricorda la lapide sulla facciata, soggiornò e scrisse per alcuni anni il poeta inglese Lord Byron.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Presentano un linguaggio architettonico alquanto semplice, di chiara matrice rinascimentale: il piano nobile è l'elemento fondante della composizione, affiancato al piano terra e a due mezzanini. Esso, contraddistinto da serliana centrale affiancata da monofore, si ripete secondo un medesimo schema sia per l'uno sia per l'altro palazzetto, creando una forte sensazione di simmetria. I fori sono decorati con bassorilievi.

Elemento più pregevole della composizione erano gli affreschi delle facciate, realizzati da Benedetto Caliari e da Giuseppe Alabardi. Questi affreschi, similarmente a quelli presenti negli altri edifici civili cittadini, scomparirono tra il XVIII e il XIX secolo. Uniche tracce degli stessi ci pervengono grazie alle stampe di Luca Carlevarijs.[6] Sul retro si apre un ampio giardino, sul quale insiste una facciata senza particolare importanza.

Palazzo Mocenigo (Ca' Nova)[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Mocenigo "Ca' Nova"
Una foto d'epoca realizzata da Carlo Naya che mostra la facciata prima del pesante intervento che portò al terrazzamento dell'attico

Palazzo Mocenigo Ca' Nova è il palazzo posto all'estrema sinistra del complesso: è quello che presenta probabilmente la facciata di maggior impatto visivo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Apparteneva a un ramo minore della famiglia Mocenigo, proveniente da Milano: era utilizzato principalmente per ricevimenti (come denunciano il grande atrio e lo scalone monumentale). Uno dei più fastosi fu quello in onore di Alvise Mocenigo, doge vittorioso durante la battaglia di Lepanto. Fu edificato al posto di un precedente edificio risalente alla seconda metà del XV secolo. La ricostruzione non era terminata entro il 1579. Nel 1716 Pisana Cornaro Mocenigo ricevette con una sfarzosa festa il re di Polonia Federico Augusto III.[7] La proprietà passò nel 1878 ai Robilant per via ereditaria.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

La facciata è di difficile attribuzione: appartenente al periodo rinascimentale, appare ispirata al Palladio per la presenza di colonne e capitelli, ma, nonostante questo, è spesso attribuita a Alessandro Vittoria, che progettò sicuramente anche Palazzo Balbi, molto simile in quanto alla decorazione. Si è pure attribuita la paternità a Guglielmo dei Grigi o a Giovanni Antonio Rusconi.[8]

La facciata è caratterizzata dall'imponenza delle tre aperture centrali: il portale ad acqua, circondato da quattro finestrelle, e le due serliane sovrapposte, adornate per mezzo di un poggiolo aggettante. Ai lati si sviluppano ampie monofore con timpani triangolari e curvi. Tutti gli elementi sono contenuti in un complesso disegno di cornici e profili, che scandisce la facciata e le dona dinamicità. La facciata era un tempo dominata da due obelischi, poi abbattuti.[9]

Sul retro sono presenti due corti collegate a un giardino da un sottopassaggio monumentale il cui punto di fuga corrisponde al portone posteriore del palazzo. L'ultimo piano è stato terrazzato in un secondo momento, come accadde anche a Palazzo Pisani Moretta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Palazzi Mocenigo: Ca' Vecchia, Nuova e il Nero
  2. ^ Brusegan, op. cit., p. 248.
  3. ^ Brusegan, op. cit., p. 249.
  4. ^ Brusegan, op. cit., p. 250-251.
  5. ^ Palazzi Mocenigo
  6. ^ Brusegan, op. cit., p. 252.
  7. ^ Fasolo, op. cit., p. 148.
  8. ^ Fasolo, op. cit., p. 146.
  9. ^ Brusegan, op. cit., p. 253.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]