Palazzo Cavalli-Franchetti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo Cavalli-Franchetti
L’accesso al palazzo da campo Santo Stefano.

Palazzo Cavalli-Franchetti o semplicemente Palazzo Franchetti[1] è un palazzo di Venezia ubicato nel sestiere di San Marco nelle immediate vicinanze del ponte dell'Accademia. Si prolunga posteriormente in Campo Santo Stefano, vicino alla chiesa di San Vidal.

Dal 1999 appartiene all'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, che vi ospita frequenti manifestazioni culturali.

Indice

Storia [modifica]

Edificato nella seconda metà del Quattrocento in stile gotico dai Marcello, vi abitarono in seguito anche i Gussoni ed i Cavalli. Nel 1847 fu ceduto al giovane arciduca Federico Ferdinando d'Asburgo-Teschen, comandante superiore della marina da guerra imperiale. Federico elimina le vecchie divisioni tra la parte Cavalli e quella Gussoni e riunifica quindi l’unità edilizia; oltre a questo avvia, per quanto attiene gli interni del palazzo, un consistente lavoro di ammodernamento funzionale. Nell'Ottocento passò ad Enrico, conte di Chambord, che ne affidò una prima ristrutturazione all'architetto Giovanni Battista Meduna. Meduna, sotto la attenta vigilanza degli intendenti di corte, non apporterà al palazzo solo una massiccia serie di trasformazioni, ma ne riprogetterà, in certo senso, ragioni e logica avviandolo a divenire uno degli emblemi dell’Ottocento veneziano.

Nel 1878 fu acquistato dal barone Raimondo Franchetti, padre di Alberto, compositore, e di Giorgio (fautore del recupero della Ca' d'Oro). I Franchetti avviarono radicali restauri condotti da Camillo Boito, tanto che per gran parte del palazzo si potrebbe parlare di neogotico.

Nel settembre 1922 la vedova Sarah Luisa de Rothschild, cede il palazzo all'Istituto federale di credito per il risorgimento delle Venezie che procede ad una nuova fase di lavori e adattamenti funzionali. Viene realizzata la nuova scala con ascensore e demoliti vari rami di scale interne; riallestito con materiali Fortuny e mobili "in stile" non sempre di grande gusto; adattati i ballatoi metallici alle nuove esigenze d'ufficio. Questa fase di lavori ebbe il suo più imponente e significativo intervento nella sistemazione del secondo piano nobile con la creazione di un immenso mobile-boiserie per il Casellario centrale. Si tratta di una magistrale libreria e scaffalatura neogotica di sorprendente qualità ed effetto, servita per il piano superiore dalle due scalette a chiocciola disposte specularmente a uno dei capi della sala (la lavorazione si rifà esplicitamente alle linee dello scalone boitiano).[2]

Architettura [modifica]

La facciata è un chiaro esempio di stile neogotico veneziano: alle pentafore dei due piani nobili (con i caratteristici trafori ad archi intrecciati, con quadrilobo al primo piano) sono affiancate monofore di analogo disegno. Sono invece ad ogiva le monofore del secondo piano, così come il portale d’acqua.

All’interno Boito realizzò un imponente scalone con il concorso dell'ornatista Matscheg e dell’ingegnere Manetti, i quali crearono un'architettura profondamente mutata grazie a ornati dipinti, marmi intagliati, ferri fusi e battuti, pietre lavorate, lampade e arredi di gusto eclettico che denunciano una (dubbia) scelta storicistica in linea con le istanze dell'epoca.

Note [modifica]

  1. ^ "Palazzo Cavalli-Franchetti" è il nome più attestato anche se è entrato ampiamente in uso il nome "Palazzo Franchetti". Altre fonti lo indicano con il nome delle antiche famiglie come "Palazzo Gussoni Cavalli Franchetti" o "Palazzo Cavalli".
  2. ^ Giandomenico Romanelli. Dai Cavalli ai Franchetti. Un edificio «squisitamente elegante»

Bibliografia [modifica]

  • Gianjacopo Fontana. Venezia monumentale - I Palazzi. Venezia, Filippi, 1967.
  • Giandomenico Romanelli. Tra gotico e neogotico: Palazzo Cavalli Franchetti a San Vidal. Venezia, Albrizzi, 1990. ISBN 978-88-7837-004-3
  • Umberto Franzoi, Mark Smith. Canal Grande. Venezia, Arsenale, 1993. ISBN 978-88-7743-131-8.
  • Raffaella Russo. Palazzi di Venezia. Venezia, Arsenale, 1998. ISBN 978-88-7743-185-7.
  • Venezia e provincia. Milano, Touring Editore, 2004. ISBN 88-365-2918-6.
  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton&Compton, 2005. ISBN 978-88-541-0475-2.
  • Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.
  • Elsa e Wanda Eleodori. Il Canal Grande. Palazzi e Famiglie. Venezia, Corbo e Fiore, 2007. ISBN 978-88-7086-057-4.

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]