Nicolò Contarini

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Nicolò Contarini
Doge di Venezia
Stemma
In carica 18 gennaio 1630 –
2 aprile 1631
Predecessore Giovanni I Cornaro
Successore Francesco Erizzo
Nascita Venezia, 26 settembre 1553
Morte Venezia, 2 aprile 1631
Padre Giangabriele Contarini
Madre Giovanna Morosini

Nicolò Contarini (Venezia, 26 settembre 1553Venezia, 2 aprile 1631) venne eletto il 18 gennaio 1630 novantasettesimo doge della Repubblica di Venezia e rimase in carica sino alla morte, avvenuta circa quindici mesi dopo.

Considerato universalmente uomo retto e giusto, giunse al dogado in tarda età e la sua morte gli impedì d'incidere sulla gestione dello stato. Sotto il suo dogado dovette affrontare l'ondata di peste che uccise oltre un terzo della popolazione veneziana durante il 1630.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giangabriele e Giovanna Morosini, uomo non ricco ma, in compenso, di altissima cultura, il Contarini si distinse presto per l'abilità in campo filosofico e per la sua capacità di gestire con estrema abilità e correttezza l'amministrazione pubblica. Durante la sua vita scrisse piccole opere in latino e si distinse per acutezza d'ingegno e di eloquio. Politicamente fu vicino a Leonardo Donato e presto si schierò in funzione anti papalista ma senza mai cadere in eccessi. Durante gli scontri accaduti sotto il dogato del predecessore, pur biasimando i Corner, non si mostrò mai estremista e questo fatto fu determinante per farsi benvolere anche da parte degli avversari.

Dogato[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del doge Giovanni I Cornaro nel conclave vi furono numerosi scontri verbali e tutti i candidati vennero scartati perché considerati troppo vicino a uno schieramento piuttosto che a un altro. Solo il Contarini, infine, emerse come uomo di compromesso e venne eletto il 18 gennaio 1630. Si dice che, alla notizia, non si scompose e proseguì nei suoi compiti accettando solo in seguito le congratulazioni. Il suo dogato, pur breve, fu molto amaro. S'iniziò subito con una sconfitta militare, a Valeggio, nel maggio 1630 e con una pace senza vere soddisfazioni (Ratisbona, ottobre 1630). Nel giugno 1630 comparse a sorpresa la peste. Il governo agì tempestivamente, mettendo in quarantena i malati e bruciandone i cadaveri e le sostanze ma, ben presto, emerse l'inadeguatezza di queste misure e la malattia scoppiò con tutta la sua virulenza; i morti furono migliaia. In ottobre il doge promise, su richiesta della Signoria, l'erezione d’una chiesa in onore della Madonna se la peste fosse cessata. Soltanto in marzo però, appena il morbo iniziò a diminuire d'intensità, si decise di iniziare la costruzione della nota Chiesa della Salute di Venezia. Il doge, però, era debilitato e vecchio; il fisico e le amarezze lo avevano pian piano indebolito sino a costringerlo a letto. Il 2 aprile 1631 morì senza poter vedere neppure la posa della prima pietra e, per cause non a lui imputabili, aver potuto riorganizzare la macchina amministrativa.

Predecessore Doge di Venezia Successore
Giovanni I Cornaro 1630-1631 Francesco Erizzo

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