Procuratie

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Coordinate: 45°26′00.97″N 12°20′14.19″E / 45.433602°N 12.337276°E45.433602; 12.337276

Le Procuratie viste dalla terrazza della Basilica

Le Procuratie sono imponenti edifici che sorgono a Venezia, nel Sestiere di San Marco, e che avvolgono su tre lati Piazza San Marco. Prendono il nome dal fatto che vi alloggiavano i Procuratori di San Marco. Sono distinte in tre ali che delimitano quasi interamente la parte della piazza antistante alla Basilica di San Marco: le Procuratie Vecchie a nord, l'Ala Napoleonica a ovest e le Procuratie Nuove a sud.

Le Procuratie Vecchie[modifica | modifica sorgente]

Le Procuratie Vecchie si estendono per 152 metri dalla Torre dell'Orologio verso l'Ala Napoleonica, con un portico di 50 arcate cui corrispondono le 100 finestre dei due piani superiori. Sebbene chiuse a tutto sesto, la leggerezza delle aperture ricorda lo stile veneto-bizantino delle prime procuratie, edificate nel XII secolo sotto il doge Sebastiano Ziani (visibili nel celebre dipinto di Gentile Bellini "La processione in Piazza San Marco") e destinate ad appartamenti per i procuratori de "citra", altissimi magistrati.

Queste, danneggiate in parte dal fuoco all'inizio del XVI secolo, furono demolite e ricostruite su disegno di attribuzione incerta: si fanno i nomi di Mauro Codussi, Giovanni Celestro, Scarpagnino. Sicuramente i lavori furono affidati nel 1517 a Guglielmo dei Grigi e Bartolomeo Bon il Giovane e furono terminati nel 1538, pare con il contributo di Jacopo Sansovino. A coronamento della fabbrica fu posto un fregio aperto da cento piccoli oculi ovali sui quali poggia una bianca merlatura dall'esclusivo significato pittorico.

Attualmente ospitano negozi al piano terra ed uffici ai piani superiori.

Le Procuratie Nuove[modifica | modifica sorgente]

La costruzione delle Procuratie Nuove, opera di Vincenzo Scamozzi, iniziò nel 1583 sull'area dell'ospizio Orseolo e di alcuni edifici che (come si vede nel dipinto del Bellini) arrivavano all'altezza del Campanile di San Marco. Il nuovo edificio fu invece allineato al prospetto settentrionale della Libreria Sansoviniana di cui continua i moduli architettonici. La costruzione, interrotta nel 1616 per la morte dello Scamozzi, fu terminata nel 1640 da Baldassarre Longhena.

Durante il Regno Italico furono adibite a Palazzo Reale. Funzione che mantennero anche sotto i Savoia dal 1866 al 1946. Oggi ospitano ai piani superiori parte del Museo Correr, il Museo del Risorgimento, il Museo Archeologico, la direzione dei Musei Civici e parte della Biblioteca Nazionale Marciana. Vi si colloca inoltre il settecentesco Caffè Florian.

L'Ala Napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Dipinto di Francesco Guardi (circa 1776-77) con veduta della piazza dalla Basilica. È ben visibile la facciata della chiesa di San Geminiano del Sansovino.

Le Procuratie si chiusero a ferro di cavallo dopo che Napoleone Bonaparte ebbe fatto radere al suolo la Chiesa di San Geminiano (ed i prolungamenti delle Procuratie ad essa allineati) per costruire quella che è chiamata "Ala Napoleonica" (o anche "Procuratie Nuovissime"[1] o "Fabbrica Nuova"[2][3]). La chiesa di San Geminiano, una delle più antiche di Venezia, attestata già nel VI secolo, era stata rinnovata dal Sansovino nel 1557; l'artista, orgoglioso di quest'opera, scelse perfino una cappella adiacente per esservi sepolto insieme ai figli.

Tutto fu demolito tra il 1807 ed il 1810, pare[1] per volontà di Eugenio di Beauharnais, che voleva completare il Palazzo Reale con una sala da ballo sul "salotto più bello del mondo". Il progetto fu affidato a Giuseppe Maria Soli, che non si discostò molto dal disegno delle Procuratie Nuove, se non per l'attico con 14 statue di imperatori romani. Al centro, nel Sotoportego San Geminian, si apre il monumentale scalone d'ingresso, con un affresco a soffitto (La gloria di Nettuno) di Sebastiano Santi. All'interno si può ancora ammirare il Salone Napoleonico di Lorenzo Santi (1822).

L'edificio, terminato verso la piazza nel 1814 ma completato solo durante l'Impero austriaco, dal 1922 ospita il Museo Correr.

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  2. ^ Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.
  3. ^ Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane. Venezia, Filippi Ed., 2001.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cesare Zangirolami. Storia delle chiese dei monasteri delle scuole di Venezia rapinate e distrutte da Napoleone Bonaparte. Venezia, Filippi Ed., 2007.
  • Venezia e provincia. Milano, Touring Editore, 2004. ISBN 88-365-2918-6.

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