Campanile di San Marco

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Coordinate: 45°26′02.22″N 12°20′20.76″E / 45.43395°N 12.3391°E45.43395; 12.3391

Il campanile di San Marco

Il campanile di San Marco è uno dei simboli della città di Venezia. I veneziani lo chiamano affettuosamente El parón de casa[1] (Il padrone di casa). Assieme all'omonima basilica e all'omonima piazza San Marco, da cui prende il nome, è il principale monumento di Venezia e uno dei simboli d'Italia.

Alto 98,6 metri è uno dei campanili più alti d'Italia. Si erge, isolato, in un angolo di piazza San Marco di fronte alla basilica. Di forma semplice, si compone di una canna di mattoni, scanalata, avente un lato di 12 metri e alta circa 50 metri, sopra la quale si trova la cella campanaria, ad archi. La cella campanaria è a sua volta sormontata da un dado, sulle cui facce sono raffigurati alternativamente due leoni andanti e le figure femminili di Venezia (la Giustizia). Il tutto è completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommità, montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, è posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione è impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla Loggetta del Sansovino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto, Riparazioni del campanile di San Marco dopo essere stato colpito da un fulmine, 1745.

La costruzione su cui poi venne eretto il campanile ebbe in origine funzione di torre di avvistamento e di faro[2] e venne iniziata nel IX secolo durante il dogado di Pietro Tribuno su fondazioni, secondo una discussa ipotesi, di origine romana.[3] La costruzione venne rimaneggiata nel XII secolo, durante il dogado di Domenico Morosini, su imitazione dei campanili di Aquileia e soprattutto di San Mercuriale a Forlì[4], e ancora nel secolo XIV.

La torre, già seriamente danneggiata nel 1489 da un fulmine, che ne distrusse la cuspide in legno, venne gravemente colpita da un terremoto nel marzo 1511, rendendo necessario l'avvio di opere di consolidamento. Questi lavori, iniziati dall'architetto Giorgio Spavento, vennero poi eseguiti sotto la direzione del bergamasco Pietro Bon, Proto dei Procuratori di San Marco, dando al campanile l'aspetto definitivo. In particolare venne riedificata la cella campanaria, realizzata in marmo, al disopra della quale, per dare maggiore slancio, venne realizzato un attico, sulle cui facce vennero poste sculture raffiguranti il leone di San Marco e Venezia, il tutto sovrastato da una slanciata cuspide in bronzo, per rendere la torre visibile dal mare. I lavori vennero completati il 6 luglio 1513 con il collocamento della statua in legno dorato dell'Arcangelo Gabriele, nel corso di una cerimonia di festeggiamento che viene ricordata da Marin Sanudo.

Nel 1609 Galileo Galilei utilizzò il campanile per fare una dimostrazione del suo cannocchiale.

Nei secoli vennero fatti numerosi interventi, spesso per riparare i danni causati dai fulmini: a causa dell'altezza della struttura e delle strutture in ferro che la rinforzavano, il campanile era diventato un parafulmine naturale. Numerose furono le scariche atmosferiche che lo colpirono nei secoli, incendiandolo, facendogli cadere la cima o provocando squarci nella struttura. I maggiori danni sono riportati negli anni 1388, 1489, 1548, 1562, 1565, 1582, 1653, 1745, 1761 e 1762.[5] Nel 1653 fu Baldassare Longhena a seguire i restauri. Altri ne vennero eseguiti dopo che, il 13 aprile 1745, l'ennesimo fulmine provocò uno squarcio della muratura, causando fra l'altro alcuni morti in seguito alla caduta di detriti. Finalmente nel 1776 il campanile venne dotato di un parafulmine.

Nel 1820, invece, venne sostituita la statua dell'angelo con una nuova, realizzata da Luigi Zandomeneghi e posta in opera nel 1822. In seguito al crollo del campanile del 1902 la statua dell'Arcangelo Gabriele venne danneggiata e il restauro fu affidato a Gioacchino Dorigo il quale, all'epoca, realizzava oggetti artistici in ferro battuto, rame e ottone per il suo negozio in Calle dei Fabbri. Nel 1962 lungo la canna del campanile è stato installato un ascensore che permette ai visitatori di ammirare il paesaggio di Venezia dall'alto raggiungendo la cella campanaria in 30 secondi. Nella notte fra l'8 ed il 9 maggio 1997, un gruppo di nostalgici della Repubblica di Venezia in seguito definiti Serenissimi occupò la piazza e il campanile di San Marco. Dopo poche ore l'intervento del GIS dei Carabinieri pose fine alla dimostrazione.

Il crollo[modifica | modifica wikitesto]

Una delle tante foto ricostruite che rappresentano il crollo del campanile. Sono tutte dei falsi in quanto durante il crollo non furono scattate foto.

Il 14 luglio del 1902, successivamente ad alcuni interventi sul paramento murario esterno, effettuati in maniera improvvida e a insaputa del proto della Basilica di San Marco, sulla parete nord della costruzione venne segnalata la presenza di una pericolosa fenditura, che nei giorni seguenti aumentò di dimensioni fino a che, la mattina di lunedì 14 luglio, alle 9.47, il campanile crollò (altre fonti indicano le 9.52 come ora del crollo).

Le macerie del campanile, 1902.

Non ci furono vittime (tranne il gatto del custode) e, vista la posizione della costruzione, i danni furono relativamente limitati. Vennero distrutte completamente la loggetta alla base del campanile e un angolo della libreria del Sansovino. La "piera del bando", un tozzo tronco di colonna in porfido, su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse dalla macerie l'angolo della basilica di San Marco, salvandola dal crollo. Nella serata il consiglio comunale, riunito d'urgenza, ne deliberò la ricostruzione, stanziando 500.000 Lire per contribuire ai lavori. Il sindaco Filippo Grimani, durante il discorso in occasione della posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, pronunziò più volte la famosa frase, che diventerà il motto di questa ricostruzione:

« dov'era e com'era »

Il campanile crollò a breve distanza di tempo dal suo "fratello" di Corbetta, crollato nel giugno di quello stesso anno. Una curiosa vignetta satirica d'epoca apparsa su "L'Asino", rappresenta gli altri principali campanili del nord Italia con tanto di fazzoletto che si asciugano le lacrime per la perdita dei due grandi fratelli. I lavori, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912; le macerie risultanti dal crollo, una volta recuperate le parti riutilizzabili, furono scaricate in mare vicino a Punta Sabbioni e il nuovo campanile venne inaugurato il 25 aprile 1912, in occasione della festa di San Marco. L'inaugurazione del ricostruito campanile fu celebrata anche con un'emissione filatelica, composta da due valori (5 e 15 centesimi di Lira), nella cui vignetta, ai lati del Campanile, campeggiano le iscrizioni: "Come era, dove era" sulla destra e le date del crollo e della fine dei lavori, in numeri romani, sulla sinistra. L'emissione fu venduta esclusivamente negli uffici postali del Veneto; circostanza, questa, simile nel campo filatelico a quella verificatasi nel 1910 con le emissioni che celebravano il cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito dell'Italia meridionale (prima emissione commemorativa della storia filatelica italiana), emissioni che furono vendute rispettivamente soltanto in Sicilia e nelle Province Napoletane.

Campane[modifica | modifica wikitesto]

Suono serale della campana Mezza Terza
Particolare della cella campanaria, primo piano della Nona e della Trottiera

Nel 1820 il fonditore Canciani di Venezia fondeva un nuovo concerto, composto da 5 campane, con i resti delle vecchie campane (tra le quali la maggiore, del peso di oltre 40 quintali); di questo concerto, nel crollo del 1902, si salvò solo la campana maggiore, erede della famosa Marangona. Le campane spezzatesi durante il crollo del campanile furono invece rifuse, ricavando i calchi dai frammenti delle vecchie campane, appositamente ricomposti, e utilizzando poi il materiale delle stesse. Queste nuove campane vennero donate da papa Pio X. Il nuovo concerto, realizzato dai fonditori Barigozzi di Milano in una fonderia costruita appositamente sull'isola di S. Elena, è composto di cinque campane, i cui nomi sono legati alle occasioni in cui venivano anticamente utilizzate:

  • Marangona (maggiore), nota La2, diametro 1,800 m; peso 3.625 kg;
    è la campana maggiore e l'unica ad essersi salvata dal crollo del campanile; i suoi rintocchi annunciavano l'inizio e la fine dell'orario di lavoro dei marangoni, cioè dei carpentieri dell'Arsenale, e le sedute del Maggior Consiglio;
  • Nona (seconda), nota Si2, diametro 1,560 m; peso 2.556 kg;
    segnava e segna tuttora il mezzogiorno;
  • Trottiera (terza), nota Do#3, diametro 1,385 m; peso 1.807 kg;
    dava invece il secondo segnale ai nobili che dovevano partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio, i quali al suo suono mettevano dunque al trotto le cavalcature (prima che l'uso dei cavalli fosse proibito in città);
  • Pregadi o Mezza terza (quarta), nota Re3; diametro 1,290 m; peso 1.366 kg;
    annunciava invece le riunioni del Senato, i cui membri erano detti Pregadi;
  • Renghiera (quinta), nota Mi3; diametro 1,160 m peso 1.011 kg;
    è la minore delle campane e i suoi rintocchi annunciavano le esecuzioni capitali.

Il "plenum", cioè il suono a distesa di tutte e 5 le campane contemporaneamente, avviene solo per le maggiori solennità dell'anno liturgico e ricorrenze.

"L'ombra"[modifica | modifica wikitesto]

In passato, la base del campanile era circondata da osterie e botteghe in legno che vennero demolite in seguito ad una delibera del consiglio comunale del 1872. Da queste deriva il modo di dire veneziano andemo a bever un'ombra (andiamo a bere un bicchiere di vino), contrazione metonìmica per andemo a bever un goto de vin all'ombra del campanil (andiamo a bere un bicchiere di vino all'ombra del campanile). Inoltre, ai tempi della Repubblica di Venezia, alcuni reati, in particolare se commessi dal clero, erano puniti col suplissio dela cheba ovvero con l'esposizione del condannato in una gabbia appesa al campanile.

Il volo dell'angelo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Carnevale di Venezia, il Giovedì grasso, una delle attrazioni consisteva nello svolo dell'angelo o del turco. Era l'esibizione di un equilibrista che scendeva dal campanile ad una barca ancorata nel bacino di San Marco camminando lungo una fune. In seguito, probabilmente a causa di cadute, venne sostituito da una colomba di legno.[2]. Ancora oggi, con alcune varianti sul tema originale, si può assistere allo spettacolo del volo della colombina, durante la domenica precedente il giovedì grasso. Il tragitto però va dal campanile alla Loggia del Palazzo Ducale, inscenando l’antico rito di omaggiare di uno scettro il doge che proclama l’inizio del Carnevale in un tripudio di coriandoli e palloncini. Per l'esattezza è il Carnevale 2001 che ha segnato un ritorno alla tradizione dei carnevali settecenteschi rimettendo in scena nuovamente, dopo secoli, il volo dell'angelo, così come si svolgeva i tempi della Repubblica Serenissima. Da quell’anno, infatti la manifestazione simbolo del Carnevale, il volo dal campanile di San Marco al Palazzo dei Dogi, è tornata ad essere eseguito da una "Angelo" in carne ed ossa, sostituendo la più recente Colombina "pupazzo".[3]

Influenza su altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Macerie del Campanile di San Marco, tra di esse si scorge la Marangona
  • Il campanile della Chiesa di Sant'Eufemia di Rovigno fu costruito sul modello del fratello maggiore veneziano.
  • A Las Vegas, nel Nevada, una delle attrazioni è costituita dall'hotel Venetian. L'albergo è una spettacolare riproduzione di Piazza San Marco, compresa una replica del campanile alta diverse decine di metri.
  • I progettisti della Metropolitan Life Insurance Company Tower di New York si sono ispirati al campanile.
  • Al momento della sua prima ascensione, avvenuta nell'agosto del 1902, una cima del Gruppo delle Marmarole prese il nome del campanile appena crollato.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ vedi : Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, 2ª ed., Venezia, Giovanni Cecchini, 1856; rist. anastat.: Firenze, Giunti, 1993, pag. 143
  2. ^ Carla Coco, Venezia quotidiana: una guida storica, Laterza, 2005, p. 95, ISBN 978-88-420-7561-5.
  3. ^ La tesi dell'origine romana, proposta da Wladimiro Dorigo, è discussa. Giuseppe Gullino, Storia della Repubblica veneta, La Scuola, 2010, p. 7, ISBN 978-88-350-2630-3.
  4. ^ In effetti, per la ricostruzione, proprio al campanile di San Mercuriale si guardò come al miglior modello: "Nel 1902 i genieri veneziani lo usarono come modello per la ricostruzione del campanile di San Marco, crollato in una nube di polvere il 17 luglio di quell'anno" [1].
  5. ^ http://venipedia.it/monumenti/campanile-di-san-marco

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]