Palazzo Fenzi

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Coordinate: 43°46′39.47″N 11°15′24.63″E / 43.777631°N 11.256842°E43.777631; 11.256842

Palazzo Fenzi

Palazzo Fenzi o Palazzo Fenzi-Marucelli è uno dei più importanti palazzi post-rinascimentali a Firenze e si trova in via San Gallo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Originariamente il palazzo venne costruito per la famiglia Castelli, che incaricò nei primi anni del Seicento l'architetto Gherardo Silvani, il quale ultimò la facciata su via San Gallo nel 1630 e completò il palazzo nel 1634. Nel frattempo la famiglia continuò ad acquistare case nell'isolato, anche sul lato di via Cavour per ampliare i propri possedimenti, fino all'estinzione della famiglia nel 1659, dopodiché il palazzo passò in eredità ai Marucelli.

Lo stemma dei Fenzi

Durante il Settecento il palazzo visse il periodo di maggior splendore e venne arricchito di importanti affreschi nelle sale al pian terreno, tra i quali spiccano le opere di Sebastiano Ricci, risalenti al 1706-1707. Nel 1747 l'abate Francesco Marucelli iniziò la costruzione della Biblioteca Marucelliana, su via Cavour, che, primo caso del genere a Firenze, venne aperta al pubblico nel 1752. Il progetto della biblioteca venne curato dall'architetto Alessandro Dori.

Estintasi anche la famiglia dei Marucelli il Palazzo fu acquistato nel 1829 da Emanuele Fenzi, imprenditore arricchistosi poi straordinariamente con la ferrovia Firenze-Livorno in cerca di una sede prestigiosa per la sua Banca e per la numerosa famiglia. In questo periodo il palazzo venne riammodernato e dotato di nuove decorazioni.

In questo periodo il palazzo venne diviso in due con il corpo di fabbrica su via Cavour e quello su via San Gallo che da allora ebbero destini diversi.

Sul finire dell'Ottocento la famiglia conobbe un periodo di crisi e vendette il palazzo alla Banca Nazionale Toscana, che poi lo cedette alla società Pirelli, prima di pervenire all'attuale ente proprietario, l'Università degli Studi di Firenze, che vi tiene il dipartimento di Studi storici e geografici della facoltà di Lettere e Filosofia.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il cortile-atrio

La facciata su via San Gallo è peculiare dello stile di Gherardo Silvani, con le semplici ma eleganti file di finestre, inginocchiate al pian terreno, timpanate al primo piano e architravate al secondo piano, interrotte al centro da un ricco portale, sormontato da balcone. Il dettaglio del balcone, in particolare, rimanda all'architettura seicentesca fiorentina, anche se il Silvani scelse per la facciata una forma architettonica legata alla tradizione che non stonasse con l'architettura circostante.

Le grate delle finestre al pian terreno sono appoggiate su raffigurazioni bronzee di tartarughe incredibilmente verosimili. Ai lati del portale fanno mostra di sé due notevoli Satiri ghignanti, opera grottesca tipica del manierismo toscano più avanzato, scolpiti da Raffaello Curradi. Il curioso stemma sul portale, sostenuto da due grifoni ai lati, fu aggiunto nell'Ottocento dai Fenzi, che vi raffigurarono l'origine della loro fortuna: una locomotiva tra la Cupola del Brunelleschi e la lanterna di Livorno, chiaro riferimento alla ferrovia che essi contribuirono a costruire. Il bel cornicione in pietra fu aggiunto nel 1831 da Giuseppe Martelli.

Più in alto sulla facciata campeggia lo stemma dei Fenzi.

Interni[modifica | modifica sorgente]

Amore punito, Sebastiano Ricci
Una sala al piano terra, tipicamente decorata con pitture e stucchi
Stucchi

Il pian terreno, come già accennato, venne decorato da Sebastiano Ricci tra il 1706 e il 1707, a partire dalla sala che prospetta il giardino interno, che presenta sul soffitto La sconfitta di Marte e l'instaurarsi dell'Età dell'oro. Notevoli sono anche le figure grandi in stucco che decorano gli spigoli della stanza: Tritoni e nereidi di Giovan Martino Portogalli. Completano la decorazione quattro tele seicentesche a tema idilliaco e pastorale entro ricche cornici dorate.

La sala successiva presenta il tema della Giovinezza la bivio, dipinto forse dal nipote di Sebastiano, Marco Ricci. La seguente Camera dell'Alcova è divisa in due zone mediante un arco ribassato e presenta nella prima metà decorazioni in stile rococo. Da qui si poteva accedere alla Sala dell'Amore punito, centralmente dislocata rispetto alle altre sale e che anticamente forse faceva da anticamera. Qui si trova incassata tra gli stucchi dl soffitto la tela di Sebastiano Ricci con l'Amore punito, che dà il nome alla sala. La sala seguente ha invece un Trionfo della Sapienza e delle Arti sull'Ignoranza, sempre su tela applicata al soffitto.

Il Salone di Ercole è quello che forse presenta le pitture più belle, con scene del mito di Ercole che, raccordate dalle quadrature in trompe-l'œil eseguite da Giuseppe Tonelli, coprono tutte le pareti.

Dall'atrio si sale tramite lo scalone monumentale in marmo, progettato da Mariano Falcini nel 1860 in stile neoclassico, si accede al piano nobile, dove sono presenti sale meno sfarzose ma comunque pregevoli, dovute soprattutto alle ristrutturazioni di Giuseppe Martelli eseguite verso il 1860. Il grande Salone da Ballo, oggi Aula Magna, ha fregi con soggetti mitologici a grisaille, opera di Antonio Marini.

In una sala sul lato nord rispetto al cortile sono stati messi in luce sotto l'intonaco alcuni resti di affreschi seicenteschi attribuiti a Cosimo Ulivelli, probabilmente facenti parte di un ciclo più ampio, in quello che doveva essere un salotto, oggi completamente stravolto dalla suddivisione in studi per i professori.

La Saletta del Bagno Veneziano è decorata in stile neogotico ricreando l'effetto del marmo bianco su sfondo azzurro. Le altre sale del primo piano presentano quasi tutte soffitti a lacunari con stucchi dipinti con motivi naturalistici (fiori e frutta), scene mitologiche e allegoriche in uno stile tipicamente ottocentesco.

Anche il secondo piano presenta affreschi del Setto-Ottocento.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, I Palazzi parte seconda. Arte e storia degli edifici civili di Firenze, Alinea, Firenze 2004.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

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