Ranuccio II Farnese
Ranuccio II Farnese (17 settembre 1630 – 11 dicembre 1694) fu il sesto duca di Parma e Piacenza, dall'11 settembre 1646 alla morte, e il settimo e ultimo duca di Castro, dall'11 settembre 1646 al 1649.
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[modifica] Biografia
[modifica] Giovinezza e reggenza
Ranuccio era il figlio maggiore del duca Odoardo I Farnese e di Margherita de' Medici. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1646, governò il ducato con la reggenza dello zio cardinale Francesco Maria Farnese e della madre per due anni, fino al compimento del diciottesimo anno. Nel tentativo di riallacciare una alleanza con i Farnese, la Francia gli offrì la mano di una nipote del cardinale Mazarino. La giovane avrebbe portato in dote 500.000 scudi, ma Ranuccio, nonostante il ducato avesse un disperato bisogno di soldi, non prese nemmeno in considerazione l'offerta dal momento che la ragazza non era di rango principesco. Riuscì, comunque, a rimanere neutrale nella lotta tra Francia e Spagna, ma fu comunque costretto a permettere il passaggio delle truppe di entrambi i contendenti con gran danno delle popolazioni locali.
[modifica] La perdita di Castro
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Durante il regno di Odoardo il ducato era stato coinvolto nella prima guerra di Castro, provocata da Urbano VIII e che aveva prosciugato le sue casse. Nel 1649 Innocenzo X, il successore di Urbano accusò Ranuccio di essere il mandante dell'omicidio del vescovo barnabita Cristoforo Giarda. Da questo episodio ebbe origine la seconda guerra di Castro. Le truppe pontificie assediarono la città di Castro e la rasero al suolo. Frattanto il duca radunò un esercito il cui comandante era Jacopo Gaufrido, che fu sconfitto nei pressi di Bologna. Il Gaufrido scappò, ma condizione di pace per il papa era che il comandante doveva essere processato. Arrestato e condannato, il Gaufrido fu giustiziato l'8 gennaio 1650. Il ducato fu incamerato. Nel 1657 il duca doveva riacquistare Castro, ma non aveva la somma necessaria, per cui il nuovo pontefice Alessandro VII decise per l'incamerazione definitiva, ma due anni dopo, nel 1659, con la pace dei Pirenei tra Francia e Spagna, il duca riuscì a far inserire una clausola per cui aveva ulteriori 8 anni per riscattare il ducato. Il duca cercò di racimolare denaro in tutte le maniere e, nel 1666, inviò a Roma un suo agente, Giulio Platoni, con la somma di 814.865 scudi in oro e argento, ma i responsabili della Camera Apostolica rifiutarono il pagamento. Ranuccio dovette rassegnarsi alla perdita dell'antico possedimento familiare.
[modifica] Gli ultimi anni
Il duca rimase con la grossa somma rifiutata dalla Chiesa, pertanto, nel 1672, decise di acquistare da Gianandrea Doria Landi il principato di Bardi e Compiano, al prezzo di 120.714 ducati. Con questo acquisto lo stato ebbe la sua forma definitiva.
Nel 1679, chiamò come mastro di cappella di corte il compositore forlivese Pietro Simone Agostini.
Durante la guerra tra la Francia e il duca di Savoia Vittorio Amedeo II, che aveva aderito alla Lega di Augusta ed era appoggiato dagli imperiali guidati dal principe Eugenio di Savoia, il ducato di Parma fu invaso dalle truppe imperiali, che lo depredarono. Nel 1691 quattromila soldati, con donne e bambini, giunsero nel parmense; non solo il loro mantenimento ricadde sui sudditi, ma stupri soprusi e violenze si succedettero senza tregua.
Nel 1693 morì Odoardo che tre anni prima aveva sposato Dorotea Sofia di Neuburg, dalla quale aveva avuto due figli: Alessandro, morto a soli otto mesi ed Elisabetta.
Il duca morì improvvisamente, forse a causa della sua obesità, la notte dell'11 dicembre 1694.
[modifica] Bilancio del suo regno
Il giudizio dei contemporanei fu benevolo, perché il duca fece molte opere per migliorare la situazione dei suoi sudditi, ma il contrasto tra la spensierata vita di corte e le casse dell'erario era veramente notevole. Per mantenere tutti i personaggi che ruotavano alla corte di Parma, il duca fu costretto a tassare ogni cosa, evitando, però, di toccare le rendite ecclesiastiche.
Per combattere la disoccupazione operaia, vietò l'esportazione di sete non lavorate; nel 1648 trasformò l'ufficio comunitativo in Congregazione, per poter procedere all'ammasso ed alla distribuzione di grano e farina; creò l'ufficio del Visitatore generale, una sorta di giudice d'appello e fece in modo che i processi non andassero troppo per le lunghe, prevedendo, al contempo, pene severissime per ladri, vagabondi e falsari. Tra le altre cose, riformò l'estimo rurale di Piacenza (1647); provvide alla riparazione dei danni provocati dall'esondazione del Po del 1654; istituì gli archivi pubblici a Parma e Piacenza (1678) dispose la misurazione del territorio del ducato ed incrementò la bonifica dei terreni (1691).
In ambito culturale, si occupò del miglioramento dell'università e del Collegio dei nobili, in cui fondò l'Accademia degli Scelti. Nell'abbazia benedettina formò l'Accademia degli Elevati. Il duca era anche appassionatissimo di musica e si circondò di celebri cantanti, ballerini e strumentisti: da ricordare il compositore Marco Uccellini, giunto, in qualità di maestro di cappella ducale, a Parma da Modena dopo il matrimonio di Ranuccio con Isabella d'Este. Nel 1688 inaugurò il nuovo Teatro Ducale. Durante tutto il suo regno acquistò dipinti e volumi preziosi e trasferì a Parma la maggior parte delle opere appartenenti alle collezioni di famiglia conservate nelle residenze romane.
[modifica] Matrimoni e figli
Ranuccio II Farnese si sposò il 29 aprile 1660 con Margherita Violante di Savoia, la figlia del duca Vittorio Amedeo I, la quale lo lasciò vedovo dopo appena tre anni di matrimonio, morendo due giorni dopo la nascita del loro secondo figlio; il bambino morì lo stesso giorno. Anche il primo figlio era morto il giorno stesso della nascita.
In seconde nozze Ranuccio sposò il 18 febbraio 1664 sua cugina Isabella d'Este, figlia di Francesco I d'Este, duca di Modena. Il matrimonio ebbe un effetto anche culturale, perché comportò il trasferimento del maestro di cappella del Duca di Modena, il compositore Marco Uccellini, alla corte di Parma, sempre con la medesima funzione.
Anche Isabella morì di puerperio. Da questa unione nacquero:
- Margherita Maria Farnese (1664-1718), sposatasi il 14 luglio 1692 con Francesco II d'Este, duca di Modena;
- Teresa Farnese (1665-1702), suora;
- Odoardo II Farnese (1666-1693), erede presuntivo del ducato di Parma e Piacenza, morto prima del padre.
Nell'ottobre del 1668 Ranuccio si sposò una terza volta, con Maria d'Este, la sorella della seconda moglie. Con lei ebbe molti figli, solo due dei quali raggiunsero l'età adulta:
- Francesco Farnese (1678-1727), duca di Parma e Piacenza dal 1694;
- Antonio Farnese (1679-1731), dal 1727 ultimo duca di Parma e Piacenza della famiglia Farnese.
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[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Duca di Parma | Successore: |
|---|---|---|
| Odoardo I Farnese | 1646-1694 | Francesco Farnese |
| Predecessore: | Duca di Castro | Successore: |
|---|---|---|
| Odoardo I Farnese | 1646-1649 | Incamerato da S.R.C. |