Palazzo Farnese (Piacenza)

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Coordinate: 45°03′20.5″N 9°41′46.15″E / 45.055694°N 9.696153°E45.055694; 9.696153

Palazzo Farnese
Facciata est del palazzo
Facciata est del palazzo
Tipo storico, archeologico
Indirizzo Piazza Cittadella, Piacenza
Sito http://www.palazzofarnese.piacenza.it

Palazzo Farnese è uno dei più importanti monumenti della città di Piacenza. Posto in piazza Cittadella, ospita i Musei Civici della città nonché l’Archivio di Stato.

Questa è la ripartizione degli allestimenti presenti:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ubicazione e piano iniziale[modifica | modifica wikitesto]

Nell’attuale piazza Cittadella, zona nord della città, ad un passo dalle mura e dal fiume Po, già dal 1352 sorgeva un fortilizio, voluto da Galeazzo II Visconti, Duca di Milano e all’epoca signore della città. L’ubicazione non era casuale: essa consentiva di controllare l’abitato ma, in caso di necessità, permetteva un agevole accesso alla Lombardia – e quindi alla capitale viscontea, Milano - tramite il vicinissimo fiume. Nel 1545 Papa Paolo III, membro della famiglia Farnese, staccò le città di Piacenza e Parma dal Ducato di Milano – di cui allora erano parte – per erigerli in Ducato autonomo (il Ducato di Parma e Piacenza, appunto) sotto il comando del figlio Pierluigi Farnese. Costui scelse Piacenza quale sua dimora e fu obbligato a risiedere nella Cittadella viscontea, unico esempio di fortilizio militare della città: trovandola però antiquata e inadatta a rispondere alle esigenze belliche del suo tempo, pose mano alla sua trasformazione in poderosa fortezza. L’ubicazione del palazzo era infatti ottima, e per ragioni opposte a quelle dei Visconti: per questi, il fortilizio era l’ultima difesa prima di ritirarsi nelle fedeli terre lombarde; per i Farnese, esso era la porta d’ingresso del Ducato in caso di invasione da parte dei potenti Spagnoli, installati nel Ducato di Milano (che peraltro ritenevano Parma e Piacenza parte del Ducato di Milano, e quindi loro). Il Duca chiamò sia Michelangelo sia Antonio da Sangallo il Giovane ad elaborare una serie di progetti per cambiare il volto del palazzo. Tali progetti ebbero un’esecuzione iniziale ma vennero presto accantonati a causa della congiura che causò la morte violenta di Pierluigi, congiura ordita dai nobili piacentini e spalleggiata dal governatore spagnolo di Milano, Ferrante I Gonzaga: il quale, non a caso, occupò la città a nome di Carlo V.

Facciata di Palazzo Farnese vista dal cotile interno.

Progettazione e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Pierluigi, Ottavio Farnese, riuscì a mantenere il titolo ducale e, con una notevole dose di pazienza ed abilità, divenne uno dei più affidabili alleati dell’Imperatore: si fece restituire Piacenza ed ottenne la mano di Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, passata alla storia col soprannome di “Madama” (da lei prende il nome Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica). Le alleanze in cui era inserito il nuovo Duca richiedevano certamente un cambio di percorso: da un lato, si privilegiò Parma quale capitale (fidarsi è bene, ma non fidarsi…); dall’altro, diveniva inutile la costruzione di un apparato militare imponente (l’alleanza con l’Impero garantiva soldati in abbondanza): il consolidamento dello status di Sovrani indipendenti e la parentela con la Famiglia imperiale, però, obbligavano il Farnese a far sfoggio dello sfarzo richiesto al suo rango, e da questa esigenza nacque l’idea di riprendere il desiderio di Pierluigi, costruendo però questa volta non una fortezza bensì uno splendido palazzo di rappresentanza. Bisogna tenere inoltre conto che la nuova Duchessa amava Piacenza, tanto che decise di farsi seppellire proprio in questa città. Un primo progetto venne commissionato nel 1558 all’urbinate Francesco Paciotto, ma il progetto originale è ascrivibile agli anni 1560-1564 e si deve al Vignola. I lavori durarono sino al 1602 e vennero interrotti per la mutata situazione del piccolo Ducato padano: in quei cinquant'anni, infatti, i Farnese - da parenti di Papi e generi di Imperatori - divennero nient'altro che una pedina minore della politica imperiale in Italia. Si adattarono al nuovo corso rinunciando ai sogni di gloria e rifugiandosi nel lusso e nell'ozio del loro piccolo Stato. Quel palazzo di Piacenza, ancora a metà rispetto al progetto originale, già così era più che sufficiente alle esigenze ducali, e dunque la sua estensione da provvisoria divenne definitiva. Attraverso modifiche nel corso del XVI e XVII secolo, si cercò di adattare il palazzo a seconda Corte di un piccolo Ducato, e quindi a renderlo un poco meno imponente ed un poco più intimo, pur senza rinunciare ad emulare la ricerca di sfarzo delle altre famiglie principesche padane (ad es. i Gonzaga a Mantova, gli Este a Modena). Infatti, durante il ‘600 ed il ‘700 si apportarono continue migliorie alle stanze, alle decorazioni, alle suppellettili. Prova ne sono:

  • l’Appartamento stuccato (1586-1589) o del Duca
  • la Cappella ducale (1595-1598)
  • l’Appartamento dorato (1675) o della Duchessa
  • i Fasti farnesiani (fine del ‘500 – metà del ‘700)

Saccheggio e abbandono[modifica | modifica wikitesto]

I tre ultimi Duchi erano fratelli: Odoardo, Francesco ed Antonio. Di questi, solo Odoardo II ebbe prole: una figlia femmina, Elisabetta, che venne fatta sposare a Filippo V di Borbone, Re di Spagna (al suo secondo matrimonio). Nel 1731, con la morte dell’ultimo Duca Antonio, la linea maschile dei Farnese si estinse: i diritti successori al Ducato passarono al figlio maggiore di Elisabetta e Filippo, ovvero Carlo di Borbone. Nominato Duca, prese immediatamente possesso del suo Stato ma, per le vicende della Guerra di successione polacca ottenne nel 1734 l’investitura a Re di Napoli e Sicilia a patto che lasciasse il trono di Parma agli Asburgo. In partenza per Napoli, decise quindi di portare con sé (oltre ovviamente all’oro della Tesoreria ducale) tutte le suppellettili delle residenze farnesiane: quadri, statue, arazzi e persino letti e tappezzerie, alloggiandoli nei palazzi napoletani e prevalentemente nel palazzo di Capodimonte. Anche il palazzo di Piacenza venne completamente svuotato: si lasciarono solo gli stucchi e gli affreschi. D'altronde, Carlo di Borbone si considerava (ed era effettivamente) erede di Casa Farnese: perché lasciare le collezioni di famiglia in mano austriaca?

Nel 1748, però, con il Trattato di Aquisgrana, il Ducato di Parma venne restituito alla famiglia nella persona del fratello minore di Carlo, Filippo di Borbone, investito nuovo Duca. Quando questi arrivò nel Ducato fece richiesta al fratello di rendergli la collezione Farnese, ora che lo Stato era di nuovo in mani “amiche”: Carlo fece orecchie da mercante. Filippo allora si rivolse al potente cugino Luigi XV, Re di Francia, che volentieri intercedette facendogli riavere quantomeno un poco di mobilio e i letti dove dormire.

La parte vecchia di Palazzo Farnese con la vecchia struttura a fortezza.

Il palazzo comunque non si riprese più: nel 1803 venne nuovamente saccheggiato del poco che c’era dalle truppe napoleoniche. Nel 1822 fu adibito a caserma della guarnigione austriaca e venne infine adibito a ricovero dei senza tetto al termine della Seconda guerra mondiale.

Rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965 venne costituito l’Ente per il Restauro e L'Utilizzazione di Palazzo Farnese. Da allora, si è intervenuto sul palazzo in due direzioni:

  • restauri alla struttura per il suo utilizzo come sede dei Musei Civici di Piacenza e di altre raccolte. I restauri sono stati in gran parte completati: resta solo la sistemazione del secondo piano, da attuarsi quando si troverà una nuova sede per l’Archivio di Stato.
  • accordi (anche se non sempre esattamente pacifici) con il Museo di Capodimonte per la restituzione della quadreria originaria del palazzo asportata nel 1734. Una grossa tranche venne ridata nel 1928; ad essa si sono affiancati nuovi conferimenti negli ultimi anni a vario titolo (trasferimenti, depositi gratuiti, prestiti) per ulteriori dipinti, che stanno riportando il Palazzo al suo originario splendore.

Funzione ed Arte[modifica | modifica wikitesto]

Come già brevemente illustrato, il sito cambiò diverse volte funzione nel corso dei secoli: meglio ancora, i progetti che gli si fecero attorno lo modificarono almeno teoricamente. Cittadella viscontea, fortezza militare, palazzo di rappresentanza: solo la prima e l’ultima di queste funzioni restano visibili nell’incompiuta e imponente mole che si offre al viaggiatore quando s’affaccia alla città dopo aver superato il Po. Il palazzo non venne abitualmente abitato dai Duchi eccezion fatta per il primo, Pierluigi Farnese: ma egli non abitò nel palazzo come ora si presenta, bensì nella Cittadella che tutt'oggi affianca l’edificio ad ovest con l’imponente ponte levatoio, la torre angolare e la cinta muraria. Il palazzo (durante il Ducato farnesiano, beninteso) fungeva quindi da:

  • Residenza ducale, sia per normali visite sia per necessità (ad es. la duchessa Maria Luisa, costretta a rifugiarvisi in occasione dei moti del 1830 che la scacciarono da Parma);
  • Sede del Governatore di Piacenza (almeno sino alla costruzione del Palazzo del Governatore di Lotario Tomba, fine del XVIII secolo) e degli uffici ducali;
  • Dimora di rappresentanza per gli ospiti illustri;
  • Grazie alla magnifica Cappella ed alle feste indette, centro di aggregazione della nobiltà piacentina attorno al potere del Duca

La cappella, non presente nel progetto del Vignola, venne elaborata negli anni ’90 del XVI secolo da Bernardo Panizzari detto il Caramosino (vedi paragrafo dedicato). Serviva da “chiesa della nobiltà” che ivi celebrava matrimoni e funzioni alla presenza dei Duchi (i quali in genere, per le devozioni quotidiane, utilizzavano le cappelline dei loro appartamenti). Discorso a parte, inoltre, meritano i “Fasti farnesiani”: vera e propria epopea familiare commissionata a diversi pittori per celebrare i grandi personaggi di Casa Farnese nel corso dei secoli, ideati assieme all’Appartamento Stuccato quale galleria che rinfrescasse la potenza del Casato nei visitatori, nella nobiltà e nei sudditi.

Oggi il palazzo è adibito principalmente a museo, con diverse sezioni: archeologia, sculture, armi, fasti farnesiani, pinacoteca, vetri e ceramiche, carrozze, Risorgimento e affreschi medievali. Le opere della pinacoteca coprono l'arco di secoli dal XVI al XIX con la notevole eccezione del tondo Madonna adorante il figlio con San Giovannino di Sandro Botticelli, vero capolavoro della collezione.[1]

Pianta di Palazzo Farnese[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione dei diversi piani dell’edificio con l’indicazione della funzione primitiva delle diverse stanze.

Piano Sotterraneo[modifica | modifica wikitesto]

Pianoterra farnese.jpg

Allestimenti ospitati: Museo delle Carrozze, Museo Archeologico.

I sotterranei erano destinati ad accogliere gli alloggi per la servitù, le cucine ed i magazzini necessari alla custodia dei beni indispensabili per la vita del palazzo (commestibili, legna, ecc.ecc.)

Sale:

  • T1. Locale da pranzo per la servitù
  • T2. Cucina grande del palazzo (per la preparazione dei banchetti ufficiali)
  • T3. Lavatoio e magazzino per le stoviglie con piccola cucina (per pranzi non ufficiali).
  • T4. Stanza con pozzo e passavivande per portare le pietanze ai piani superiori
  • T5. Stanza intermedia tra le cucine ed i bagni
  • T6. Sala da bagno del Duca
  • T7. Legnaia (posizionata per agevolare l’alimentazione del riscaldamento dei bagni)
  • T8. Sala da bagno della Duchessa e della Dame al seguito
  • T9. Dispensa
  • T10. Atrio d’uscita

Piano Ammezzato[modifica | modifica wikitesto]

Allestimenti ospitati: Museo del Risorgimento

Ospitava alloggi e uffici dei i funzionari a seguito del Duca.

Piano Rialzato[modifica | modifica wikitesto]

Pianorialzato farnese.jpg

Allestimenti ospitati: Scultura, Sezione medievale, Armeria, Fasti di Alessandro e Paolo III

Il piano rialzato ospitava le sale di rappresentanza e gli appartamenti del Duca. Vi si accede dalla scala posta tra le stanze R1 e R2. Le stanze R2-R3-R4-R5 costituivano il cosiddetto “Appartamento alla cantonata” (ovvero all’angolo), riservato ai Duchi sino al 1676, quando fu allestito l’Appartamento stuccato (sale R7-R8-R9-R10), più consono allo sfarzo di Casa Farnese. Da allora, l’appartamento alla cantonata divenne sede dell’Uditore di Corte (un funzionario che “udiva” le richieste destinate al Duca e le trascriveva su appositi registri per poi presentarle a Sua Altezza) e come anticamere alla Sala delle Udienze.

Sale:

  • R1. Sala delle guardie, o degli Alabardieri
  • R2. Sala detta “Camera d’Udienza”, sede dell’Uditore
  • R3. Ufficio dell’Uditore
  • R4. Piccolo disimpegno. Ancora visibile una scaletta che portava al guardaroba ducale (piano superiore), testimonianza del primitivo utilizzo di queste stanze quale appartamento ducale.
  • R5. Secondo disimpegno, la cui primitiva funzione è ignota. Ricavato sotto lo scalone d’onore.
  • R6. Prima Anticamera: è il Salone più grande di questo piano e serviva da “sala d’aspetto” per i cortigiani in attesa d’udienza; vi si tenevano anche le visite ufficiali (composte da molte persone) e fungeva anche da Salone delle feste. Sulla volta della sala è possibile ammirare l’affresco rappresentante il Trionfo della Carità e della Fede (epoca settecentesca).
  • R7. Seconda Anticamera: passaggio obbligato per venire ammessi alla presenza del Duca (sala successiva); era una delle quattro stanze dell’Appartamento Stuccato, appartamento abbellito da preziosi stucchi voluto da Ranuccio II (ultimo quarto del XVII secolo). Da qui parte il ciclo dei Fasti farnesiani, serie di dipinti che celebravano i principali esponenti della dinastia: hanno qui collocazione i Fasti del duca Alessandro Farnese.
  • R8. Sala del Trono, luogo in cui i Duchi ricevevano le personalità e le udienze..
  • R9. Anticamera privata: disimpegno che immetteva all’Alcova (R10) ed al Quadrone (R11)
  • R10. Alcova: era la camera da letto del Duca, composta una camera da letto e uno studio. È certamente il luogo più sfarzoso del palazzo anche perché in quel tempo le camere da letto dei Regnanti erano luogo d’udienza per i cortigiani più intimi: non a caso, sono qui esposti i Fasti dedicati a Paolo III.
  • R11. Quadrone, così detto dalla sua forma quadrata. La sua funzione era di Sala per i pranzi ducali non ufficiali.
  • R12. e
  • R13. Piccole cucine e alloggio della servitù della Duchessa, i cui appartamenti erano al piano superiore.

Primo Piano[modifica | modifica wikitesto]

Primopiano farnese.jpg

Allestimenti ospitati: Fasti di Elisabetta, Pinacoteca e Cappella ducale

Ospitava gli appartamenti della Duchessa e alcune stanze adibite a “ritrovi di famiglia”. Vi si accede dallo scalone d’onore.

Sale:

  • P1. Costituiva la prima anticamera del piano e, a volte, da salone delle feste.
  • P2. Seconda anticamera (o camera dei Cavalieri): sulla sinistra, le stanze che alloggiavano la nobiltà che prestava servizio alla duchessa. Nella volta, affresco del Carro dell’Aurora.
  • P3. e
  • P4. Stanze riservate agli Uditori della Duchessa (vedi presentazione del Piano Rialzato).
  • P5. Sala delle udienze della Duchessa.
  • P6. Questa era l’anticamera dell’alcova, ornata da broccati.. A partire da questa sala iniziano i Fasti di Elisabetta Farnese.
  • P7. Alcova della Duchessa: vedi Alcova del Duca (stanza R10).
  • P8. Quadrone (per il nome, vedi sala R11): in genere usato come disimpegno, a volte ospitava le cene informali della famiglia ducale.
  • P9. e
  • P10. Stanze a disposizione delle nobildonne che prestavano servizio alla Duchessa. Vi si accede attraverso la scala. Di fianco alla scale, pozzo centrale che garantiva l’accesso all’acqua all’intero palazzo.

I Fasti farnesiani[modifica | modifica wikitesto]

I Fasti farnesiani sono, da un punto di vista pittorico, un vero e proprio monumento celebrativo della dinastia Farnese. Essi assolvono a due diverse necessità, entrambe ben presenti nel mecenatismo delle famiglie principesche italiane:

  1. necessità di affermare i titoli e le benemerenze familiari
  2. necessità di mostrare tali titoli e benemerenze ai sudditi, alla nobiltà ed ai sovrani stranieri

In quest’ottica, il ciclo dei Fasti diviene vera e propria opera di propaganda “ante litteram” attraverso la rappresentazione dei protagonisti della Casa e delle loro più importanti gesta. Quest’operazione è palese per i primi due cicli, voluti da Ranuccio II. Lo attestano:

  1. La scelta dei personaggi da presentare:
  2. L’affidamento della commissione (almeno inizialmente) ad un unico pittore, Sebastiano Ricci.
  3. L’allestimento di uno spazio espositivo organico quale l’Appartamento Stuccato.

Tale appartamento venne preparato negli anni 1680-1685: la pregevole decorazione in stucco era pensata per alloggiare le diverse tele dei due cicli. A questa operazione non fu certamente estraneo il Bibbiena, scenografo di corte, attivo allora in città. Il primo ed il secondo Ciclo sono quindi coevi (ultimo quarto del XVII secolo), mentre l’ultimo è del primo quarto del XVIII sec.. Nell’illustrazione dei Cicli non ci soffermeremo sulla biografia dei personaggi, per la quale rimandiamo alle relative voci.

Fasti di Paolo III[modifica | modifica wikitesto]

Commissionati da Ranuccio II (1630-1694), essi hanno il compito di celebrare il vero fondatore della potenza farnesiana. Paolo III (1468-1549), infatti, staccò nel 1545 Parma e Piacenza dallo Stato della Chiesa con la bolla Apostolicae Sedis e assegnò questi territori al figlio Pierluigi: fu perciò l'iniziatore dell'indipendenza e della grandezza dei Farnese, non più nobili della provincia laziale ma Sovrani di uno Stato autonomo. Questi Fasti (dipinti tra il 1685 ed il 1687) non calcano però la mano su questo aspetto: sarebbe stato troppo “localistico” restringere l’azione del Pontefice solo a questa donazione. Il ciclo infatti – pur presentando alcune tele riguardanti l'atto fondativo del Ducato – mostra perlopiù l’azione spirituale di Paolo III, insistendo in particolar modo sulla convocazione del Concilio di Trento. Di seguito si elencano le principali tele appartenenti a questo ciclo, che venne eseguito interamente da Sebastiano Ricci:

  • Nomina di Pierluigi Farnese a Duca di Parma e Piacenza
  • Approvazione della costruzione del Castello di Piacenza
  • Paolo III riconcilia Carlo V e Francesco I
  • Paolo III ispirato dalla Fede a convocare il Concilio di Trento
  • Paolo III approva l'Ordine dei Gesuiti

In totale, il Ciclo consta di 17 tele (tutte del Ricci), più 2 successive dello Spolverini (vedi Fasti di Elisabetta).

Fasti di Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

Figli della stessa commissione cui si deve il ciclo di Paolo III, questi Fasti fanno da contraltare ai precedenti. Là, nella persona del Pontefice, la Chiesa stessa veniva glorificata e – con essa – la dimensione spirituale del potere. Qui invece, nella persona di Alessandro Farnese (1545-1592), terzo Duca di Parma e Generalissimo dell’esercito spagnolo nella guerra di Fiandra, viene esaltata la componente storico-militare della gloria di casa Farnese. Celebrando questo grande condottiero, la dinastia afferma la propria fedeltà all’Impero, e ne giustifica/invoca la protezione. Questo ciclo venne iniziato dal Ricci ma si deve principalmente a Giovanni Evangelista Draghi, oltre che ad alcuni altri pittori minori. Queste le opere principali:

  • La discordia infiamma gli animi di S. Ricci
  • Alessandro assiste alla distruzione dell’Invincibile Armata di G.E. Draghi
  • Alessandro riceve lo stocco pontificio di G.E. Draghi
  • Alessandro riceve la nomina a comandante dell’esercito spagnolo di G.E. Draghi

In totale, il Ciclo consta di 23 tele (20 del Draghi, 2 del Franceschini ed 1 del Ricci), più 4 successive dello Spolverini. In alcune tele si possono ravvisare interventi del Brescianino.

Fasti di Elisabetta[modifica | modifica wikitesto]

Questo Ciclo può sembrare, a prima vista, assai strano. Elisabetta Farnese (1692-1766) era l’ultima erede dell’illustre famiglia: nel 1714 venne data in sposa al Re di Spagna, Filippo V, divenendo quindi Regina di Spagna: i Fasti di Elisabetta sono infatti interamente dedicati a questo matrimonio. Casa Farnese non aveva altri rampolli cui trasmettere titoli e beni se non quelli che avrebbero avuti Elisabetta ed il suo consorte: perché celebrare l’estinzione della dinastia in via maschile? Perché dedicare un intero ciclo a questo – secondo la mentalità odierna – triste epilogo? Perché, secondo la mentalità dell’aristocrazia del tempo, questo non era un epilogo, ma poteva bensì essere un nuovo ed importante capitolo della saga farnesiana. Ad esempio, in un’epoca dove le precedenze ed i titoli erano considerati importantissimi, mentre un maschio di Casa Farnese aveva diritto al cosiddetto “trattamento” di “Altezza Serenissima”, un Farnese-Borbone figlio di Re aveva diritto ad essere chiamato “Altezza Reale” ed “Infante di Spagna”, oltreché Duca di Parma. Alla Corte di Parma si aveva la netta sensazione che le Potenze europee non avrebbero permesso alla Spagna di annettersi il Ducato: senz’altro, esso sarebbe stato affidato ad uno dei figli della regale coppia, tanto più che al tempo l’erede al trono spagnolo era il figlio di primo letto di Filippo V, Ferdinando (che quindi non poteva aspirare a succedere quale Duca, non essendo figlio di Elisabetta). Così infatti fu, come la Storia insegna. Ancora più importante, un Farnese-Borbone avrebbe avuto una cerchia di parentele, di aderenze, di possibilità e di protezioni incomparabilmente più elevata di un semplice Farnese; questi avrebbe vantato illustri parentele coi Duchi di Mantova e Modena; un Farnese-Borbone avrebbe avuto quali stretti congiunti i Re di Napoli, Francia, Portogallo, Baviera ed Austria (anche se a quel tempo e in quelle cerchie i legami di sangue valevano solo quando facevan comodo, ma questa è un’altra storia…). Nel 1714 il duca Francesco diede incarico al pittore Ilario Spolverini di eseguire le tele per celebrare questo importante legame. Tra di esse, si segnalano:

  • L’ingresso a Parma del cardinale Gozzadini (celebrante il matrimonio per procura)
  • Il congedo della Regina Elisabetta dalla Corte di Parma

Il Ciclo consta di 7 tele, tutte dello Spolverini.

Destino dei Fasti[modifica | modifica wikitesto]

Come citato nella sezione storica, il Palazzo venne svuotato da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta e dapprima Duca di Parma indi Re di Napoli. In partenza per la nuova capitale, decise di portare con sé la “sua” quadreria alloggiandola nel palazzo di Capodimonte. Una piccola parte venne poi resa al fratello Filippo, nuovo Duca di Parma e Piacenza. Nel 1928 venne poi una più cospicua restituzione cui ne seguirono altre sino ai giorni nostri. Quei pochi quadri mancanti (perché alloggiati in altri musei) sono stati sostituiti con copie in monocromo degli originali, al fine di dare al visitatore l’integrale ricostruzione della quadreria del Palazzo.

Cappella ducale[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche “del Caramosino” o “Cappella grande”; questo soprannome lascia di per sé intendere la funzione di questo spazio, che si trova nel lato sud del primo piano: cappella grande perché di rappresentanza, in opposizione alle piccole cappelle presenti negli appartamenti del Duca e della Duchessa che, per le quotidiane devozioni, usavano queste, più comode ed intime. La cappella grande quindi non nasce per l’uso quotidiano, bensì per funzioni che simboleggino il ruolo centrale del Duca nei confronti della città e della sua aristocrazia; un edificio sacro, insomma, che faccia da contraltare al Duomo: questo per la città, la cappella per la corte farnesiana. Si ignora l’architetto che per primo l’ideò; di certo, nei progetti del Vignola (1568) non era presente. Viene citata per la prima volta da Bernardo Panizzari detto il “Caramosino”, che in una lettera del 1595 chiese al Duca Ranuccio quale decisione avesse preso in merito alla sua costruzione. Essa venne senz’altro approvata, e la cappella fu terminata negli anni 15991602.A pianta centrale, di forma ottagonale con quattro absidi e due balconi (organo e cantorìa), è sovrastata da un tamburo ornato da preziosi stucchi. L’ambiente colpisce per la pulizia ed armoniosità delle linee. Rinnovata più volte nelle suppellettili, sappiamo che qui la Corte assisteva alle messe durante le solennità religiose (quando il Duca era in Piacenza) e la nobiltà vi celebrava – alla presenza del regnante – le proprie funzioni: matrimoni, battesimi ecc. Spogliata anch’essa da Carlo di Borbone, è stata di recente restaurata ed accoglie ora una sala convegni.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito web - Italia per Turisti - Pagina di "Palazzo Farnese". URL consultato il 2012-07-15.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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