Dal Verme

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I Dal Verme sono un'illustre famiglia di condottieri e feudatari dell'Italia settentrionale, originaria di Verona e stabilitasi poi a Milano, Piacenza, Bobbio e Voghera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia discende da un Vermis, abitante della zona di porta San Zeno e attestato nel 1174. Nei decenni successivi sono citati i filii de Vermo, identificabili con Nicola, Iacobino, Gambarino e, forse, il causidicus Iohannis de Vermo. Il primo esponente di rilievo, cui si deve l'affermazione sociale e politica della famiglia, fu proprio Nicola: esperto di diritto, fu impegnato in varie magistrature comunali uscendo indenne dal periodo ezzeliniano[1].

A Verona e in altre città ebbero altre importanti cariche (podestà, capitano del popolo, governatore), fino al XIV secolo con Pietro e a partire da Luchino (+ 1367 a Costantinopoli) figlio di Pietro, cominciarono anche l'attività di condottieri al servizio inizialmente dei Visconti e di Venezia. Jacopo (Verona 1350 - + Venezia 1409) figlio di Luchino, signore di Sanguinetto, fu pure dal 1379 al servizio dei Visconti. Cominciò ad acquisire feudi nel territorio di Bobbio[2] (Zavattarello, Rocca d'Olgisio, Trebecco, Romagnese, Ruino, Pianello Val Tidone, Pecorara e Borgonovo Val Tidone), nucleo della futura grande signoria della casata e nel 1387 è nominato dai Visconti vassallo di Bobbio. Suo figlio Luigi (+ 1449), al servizio di Filippo Maria Visconti, conte di Sanguinetto dal 1433, nel 1436 divenne signore di Voghera, Bobbio, Castel San Giovanni e della Valsassina. Il figlio di Luigi, Pietro, fu anch'egli generale dell'esercito milanese sotto gli Sforza, ma nel 1485 fu assassinato, nell'ambito dei torbidi che portarono al potere Ludovico il Moro, il quale, avversario della famiglia per la sua fedeltà ai precedenti Duchi, confiscò tutti i feudi, nonostante le proteste di Taddeo, fratello superstite di Pietro. Non meglio andò sotto i francesi che sostituirono gli Sforza; solo i figli di Taddeo, Marcantonio e Federico, rientrati nelle grazie degli Sforza, ebbero la conferma dei feudi (tranne Castel San Giovanni passato nel frattempo ai Duchi di Parma e Piacenza). Nel 1516 si formò il Marchesato di Bobbio che univa i feudi con le contee di Tortona e le terre della signoria del Malaspina (mandamenti di Varzi, Ottone, Torriglia e Santo Stefano d'Aveto). Nel 1530 i feudi di Bobbio e Voghera furono divisi tra i due fratelli, ma sempre sotto il Marchesato di Bobbio, e la famiglia si divise in tre linee:

  • Linea di Voghera e Milano, discesa da Marcantonio, ebbe la contea di Voghera e i feudi di Zavattarello, Trebecco, Ruino con Torre degli Alberi (compresi nella Contea di Bobbio) e la Valsassina (persa nel 1647). Nel 1593 il governo spagnolo, col pretesto di un'antica nascita illegittima, confiscò il feudo di Voghera, dove tuttavia i Dal Verme continuarono a risiedere e a essere i maggiori possidenti. Mantennero tuttavia il feudo di Zavattarello e Trebecco fino all'abolizione del feudalesimo. La famiglia, residente a Milano, è tuttora molto fiorente in molte linee.
  • Linea di Bobbio, discesa da Federico, ebbe la contea di Bobbio con Romagnese e Corte Brugnatella, Pecorara e Rocca d'Olgisio; si estinsero nel XIX secolo poco dopo l'abolizione del feudalesimo, l'ultimo della casata fu Carlo (Bobbio 1673-1759).
  • Linea di Bobbio e Piacenza subentrarono nel 1759 alla linea di Bobbio prendendone i feudi, essi erano discendenti della linea di Castel San Giovanni.

Nel 1743 si formarono le province di Voghera, Bobbio e Tortona che passarono sotto i Savoia. La Provincia di Bobbio comprendeva i mandamenti di Bobbio, Varzi, Zavattarello, Ottone, Torriglia e Santo Stefano d'Aveto (cioè buona parte dell'Oltrepò l'alta Val Trebbia e la Val d'Aveto). Nel 1770 il Marchesato ormai superato venne abolito. Nel periodo napoleonico i mandamenti di Torriglia e Santo Stefano d'Aveto passarono a Genova e Bobbio è circondario data l'abolizione delle province. Nel 1805 i Dal Verme vendono il castello a Paolo Della Cella assieme al titolo di Marchese. L'immobile passerà poi ai marchesi Piccinini, e dal 1956 allo Stato Italiano. Nel 1815 Bobbio ritorna ad essere provincia fino al 1861 quando con l'unità d'Italia vi è un ordinamento amministrativo e torna ad essere circondario, fino al 1923 quando viene smembrato tra le province di Genova, Piacenza e Pavia.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Vermis
(fl. 1174)
Nicola
(fl. 1198 - 1252)
Iacobino
(fl. 1203 - 1238)
Gambarino
Iohannis
(fl. 1201)
Vilio
Bonaventura
Ventura
(fl. 1243)
Trinitello
(fl. 1238 - 1272)
Nicola
(fl. 1279 - 1293)
Nicola
(fl. 1268 - 1282)
Nicola
(fl. 1282)
Pietro
(fl. 1316 - 1354)
Iacopo
Luchino
(1320 ca. - 1367)
Bartolomeo
Nicola
Iacopo
(1350 - 1409)
Luchino
Pietro
Taddeo
(fl. 1386 - 1413)
Filippino
(fl. 1377 - 1421)
Luigi
(1390 ca. - 1449)
Antonio
(† 1449)
Petrolino
Francesco
Pietrantonio
Bartolomeo
Cirello
Talavino
Domenico
Paolo
Pietro
(1445 - 1485)
Taddeo
Giovanni
legittimato
Iacopo
illegittimo
(† 1467)
Francesco
illegittimo

Personalità illustri[modifica | modifica wikitesto]

Marc'Aurelio Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Marc'Aurelio succeduto al padre conte Pierantonio nel 1580, restò signore di Voghera e di tutto lo stato vermesco per tredici anni, infatti nel 1593 a seguito di un ricorso sulla legittimità dei requisiti di detenzione del feudo presentato alla corte spagnola da un pretendente, la famiglia Dal Verme venne espropriata di tutto il feudo. Gli spagnoli all'atto dell'espropriazione materiale del feudo concessero al conte Marc'Aurelio di ritirarsi con tutta la corte presso un castello da scegliersi all'interno dei suoi ex possedimenti, e la scelta di quest'ultimo ricadde sul Castrum de Durobecho, in quanto l'antico castello di Trebecco, racchiudeva tutti quelli elementi di regalità indispensabili per accogliere il discendente della casata dei Dal Verme. All'interno del borgo di Trebecco, il conte Marc'Aurelio avviò varie opere di restauro dell'antico maniero e ordinò la riqualificazione di vari immobili siti a ridosso delle mura del castello, con l'edificazione di una nuova chiesa maggiormente capiente al di fuori delle mura dello stesso. L'edificio religioso venne intitolato San Giacomo Maggiore Apostolo, in memoria della vittoria ottenuta dai suoi avi nella famosa battaglia di Nizza. Il Conte Marc'Aurelio Dal Verme rimase in esilio a Trebecco celibe, fino alla morte e alla successiva sepoltura avvenuta all'interno del suo castello nell'anno 1601

Carlo Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Dal Verme (Bobbio 1673-1759), fu l'ultimo della linea di Bobbio che passò a quella di Bobbio-Piacenza; scrisse le memorie più antiche della famiglia.

Federico Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Federico[3], nipote di Pietro, fu comandante delle milizie ducali al servizio degli Sforza e combatté contro il re di Francia, contribuendo validamente alla cacciata degli stranieri. Francesco II Sforza gli concesse l'uso di tutti i suoi beni e perciò egli fu signore di Voghera, Castel San Giovanni, Bobbio, Zavattarello, Rocca d'Olgisio, Trebecco, Romagnese e Ruino. Nel 1533 viene nominato conte di Bobbio.

Ferdinando Dal Verme (esploratore)[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Ferdinando (Milano 1846 - Bagamoyo in Tanganica 1873), esploratore, gli furono intitolate le cascate Dal Verme sul Giuba.

Filippino Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Filippino (* 1387 + Salerno 1421), figlio di Bartolomeo, fratello di Luchino. Militava contro gli olandesi putteningi al comando di una squadra di mille cavalli alati nella compagnia del conte Lucio Lando. Fu in seguito al servizio di Antonio della Scala, signore di Verona, quando i Visconti e i Carraresi gli mossero guerra. Conquistata Verona dal Visconti, passò agli stipendi del vincitore. Andò quindi a servire Ladislao e Giovanna II nelle loro guerre contro gli Angioini. Da lui ha origine il ramo dei Dal Verme del salernitano che ebbe la baronia di Alfano fino al 1588.

Francesco Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Francesco (Milano 1823 - 1899), fece costruire a Milano nel 1872 il teatro Dal Verme (architetto Pestagalli).

Genesio Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Genesio, non esistono notizie biografiche attendibili, tuttavia il suo nome si trova negli scritti dell'assedio di Verona messo dal Gattamelata e dal Colleoni nel 1439. Il duca di Milano concesse al Genesio il diritto di rappresaglia, perché appunto in Verona era stato spogliato delle armature e dei beni.

Giacomo Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Giacomo (+ ca. 1350), fratello di Pietro I, soldato di ventura milita nell'esercito veronese. Sposa Diamante de Nogarole, sorella della cognata Elisa, ed eredita il feudo della famiglia Nogarola divenendo signore di Bagnolo e della Rocca[4] di Nogarole Rocca.

Giacomo I Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Giacomo I, conte del S.R.I. e signore di Poviglio e Coenzo (Sorbolo), figlio di Luigi e fratello di Pietro, Taddeo e Giovanni, militò nelle file spedite dal duca di Milano in soccorso di Piero de Medici contro i fuorusciti fiorentini, guidati da Bartolomeo Colleoni e fu ucciso nel 1467 nel combattimento della Ricciardina, o Molinella, nel bolognese.

Giacomo II Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Giacomo II, nel 1512, quando Papa Giulio II riformò la Lega Santa per scacciare i francesi dall'Italia, fu il primo che con le armi alla mano, penetrò nel Piacentino. Quando i francesi recuperarono lo stato di Milano, nel 1515, malgrado le forze superiori del nemico, si presentò sempre tra i primi a combattere. Nel 1517 alla difesa di Rocca d'Olgisio si comportò con valore; ma obbligato da un traditore, che aveva promossa tra le milizie una grave defezione, ad arrendersi, poté salvarsi con la fuga. Si annidò nelle campagne del Piacentino e molestò continuamente i francesi, fino al 1521, anno in cui furono cacciati dall'Italia.

Gian Maria Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

gianmaria dal verme è stato un proprietario del castello di malaspina.

Giano Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Giano fu costantemente al servizio di Carlo V. Impegnato in tutte le guerre dei suoi tempi contro i francesi, comandava un reggimento. Si segnalò in un fatto d'arme accaduto a Pianelle, qui, benché ferito tre volte, continuò a combattere tenacemente. Obbligò con il suo slancio i francesi a togliere l'assedio a Fossato. Morì a Bobbio, il 10 giugno 1582.

Giovanni Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Giovanni (+ Verona ca. 1490), conte del S.R.I. e signore di Pieve d'Incino e della Valsassina, figlio di Luigi e fratello di Pietro, Taddeo e Giacomo. Alla morte del Fratello Pietro, si opporrà alla confisca dei beni assieme al fratello Taddeo. A più riprese assieme ai figli Eleuterio e Pierantonio occuperà Bobbio ed alcuni feudi limitrofi, ma non riuscirà ad ottenere la restituzione.

Jacopo Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Jacopo (Verona 1350 - Venezia 1409)[5], figlio di Luchino, signore di Monguzzo, condottiero, servì Gian Galeazzo Visconti e Venezia e divenne nel 1378 signore di Sanguinetto e di Asparetto. Cominciò ad acquisire feudi nel territorio di Bobbio e della Val Tidone, Zavattarello, Canevino, Rocca d'Olgisio, Fortunago, Suzzano (Rivergaro), Trebecco, Romagnese, Ruino, Pianello Val Tidone, Pecorara e Lazzarello, e Borgonovo Val Tidone. Nel 1387 fu nominato vassallo di Bobbio e vinse nel 1391 in una battaglia presso Alessandria l'esercito francese di Giovanni d'Armagnac con milizie esclusivamente italiane. Ebbe inoltre i feudi di Mongirro e della Pieve d’Inzino (Gardone Val Trompia), Nogarole Rocca, Viganò, Busseto, Poviglio, Cogoleto e Caprile (Propata) e della Valsassina.

Luchino I Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Luchino[6] (+ in Siria 1372), condottiero lombardo figlio di Pietro I, nacque intorno al 1320. Uno dei suo avi, Nicola, era stato il capo della fazione guelfa della sua città e nel 1228 la aveva degnamente rappresentata al congresso di San Zenone nel rinnovamento della Lega Lombarda contro Federico II. Nella prima giovinezza fu alla corte e al servizio degli Scaligeri, ma subito dopo lo troviamo in Lombardia, nelle file dei Visconti contro Firenze; in seguito governatore di Genova e di Alba. Combatté contro Giovanni Acuto nel 1336 come comandante delle Milizie ducali. Un lungo periodo della sua vita la trascorse senza imprese di notevole importanza, ma certamente al servizio dei signori di Milano, per i quali nel 1356 prese parte all'assedio di Pavia contro i Beccaria e i marchesi del Monferrato, vincendo definitivamente il rivale Giovanni Acuto. Nel 1363 con travolgenti azioni militari occupò molte terre di Tortona, di Pavia e di Novara, già sottomesse al Monferrato. Fatta la pace tra i Visconti e la parte dei Guelfi, Luchino passò al servizio dei veneziani, per vivo interessamento del Petrarca, che lo ebbe come amico. Prese parte alla spedizione di Candia nel 1364 e in soli tre giorni sottomise l'isola. Dopo un lungo soggiorno in Oriente tornò al servizio dei Visconti contro i Monferrato. Nel 1366 i Visconti gli donano un palazzo a Milano e gli danno in feudo Monguzzo, Meletolo (Massa Lombarda) e Castelnuovo di Sotto. Infine, tornato in Siria per combattere i Turchi, morì nel 1372. Fu cavaliere nel vero senso della parola, generoso con i vinti, non avido di bottino, non sanguinario. Le sue relazioni con il Petrarca ne attestano non solo la cultura, rara a quei tempi per gli uomini d'arme, ma animo buono e gentile.

Luchino II Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Luchino II, nel 1545 giurò fedeltà a Pier Luigi Farnese, fatto duca di Parma e Piacenza. Militò al servizio della Spagna, con cinquecento fanti a sue spese, e chiamato a Roma da Papa Pio V, suo parente, nel 1562 fu eletto capitano della guardia dei cavalleggeri e quindi generale delle galere. Morì a trentadue anni a Genova, sicuramente avvelenato.

Luchino Dal Verme (generale e politico)[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Luchino (Milano 1838 - Roma 1911), militare e uomo politico italiano. Capitano di SM durante la terza guerra d'indipendenza, raggiunse il grado di tenente generale. Fu un viaggiatore molto noto. Nel 1879 salpò da Venezia a bordo della corvetta Vettor Pisani giungendo in Siberia e in Giappone. Nei mesi successivi si spostò anche in Eritrea, Sudan ed Egitto percorrendo la valle del Nilo. Nel 1890 fu inviato dal governo a Londra e al Cairo per la delimitazione delle sfere d’influenza britannica e italiana in Sudan. L’anno successivo fece parte della commissione incaricata di tracciare i terreni demaniali eritrei.Deputato al Parlamento dal 1896, fu sottosegretario alla Guerra e poi ministro nel gabinetto Di Rudinì. Lasciò il servizio militare nel 1898 continuando la vita politica.Raccolse ed ampliò le memorie della famiglia ereditate da Carlo Dal Verme. Deputato al Parlamento dal marzo al luglio 1896 fu sottosegretario alla guerra e successivamente ministro nel gabinetto Di Rudinì. Grande studioso e viaggiatore, fu un importante consulente governativo e uno dei principali sostenitori dell'espansione coloniale italiana. Attraverso le sue missioni diplomatiche, i suoi viaggi e i suoi scritti – tra cui il più importante è Giappone e Siberia. Note d’un viaggio nell’Estremo Oriente al seguito di S.A.R. il duca di Genova, Milano 1882 – è possibile ricostruire importanti e curiosi scorci dell’Europa e del mondo di fine ottocento[7].

Ludovico Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Ludovico, fu condottiero di non scarsa rinomanza che troviamo nella quarta guerra tra Venezia e Filippo Maria Visconti, contro i veneti nella infausta ritirata da Brescia. Il personaggio apparve sulle rive del Sarca e circondò i nemici da ogni parte. La vittoria di quella giornata fu dovuta al coraggio dei capi e in particolar modo dal Colleoni. Lo troviamo sull'Oglio durante la pace di Cremona. Venne sconfitto, appena ricominciata la guerra, il 4 giugno del 1444 a Soncino. Nell'agosto del 1446, si trovava a Cremona contro il duca di Milano, e pochi mesi dopo a Pontremoli. L'ultimo fatto d'arme di cui si ha notizia nella biografie di questo capitano, è l'assedio di Monza nel quale morì.

Luigi Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Luigi (+ 1449)[8], signore e 1º conte del Sacro Romano Impero di Sanguinetto dal 1433 (fino al 1436 quando il feudo gli fu confiscato rimanendogli solo il titolo trasmesso agli eredi), condottiero e figlio di Jacopo. Alla morte del padre nel 1409 ereditò e gli furono confermati tutti i feudi paterni nei territori di Bobbio e della Val Tidone. È ignota la data della sua nascita. Seguendo la carriera del padre fu al soldo dei veneziani per interessamento del padre e poi nella compagnia di Muzio Attendolo Sforza contro la regina Giovanna I di Napoli. Durante un intervallo di servizio agli ordini dei bolognesi fu sconfitto da Braccio da Montone. Tornò subito dopo con la Serenissima. Sposò Luchina Bussone, figlia del Conte di Carmagnola, dal quale ebbe in eredità il palazzo che ancora oggi è nella via Broletto di Milano. Passo poi sotto Filippo Maria Visconti, infatti nel 1436 scoppiarono tra il duca di Milano e i fiorentini collegati ai veneziani le prime ostilità e il Visconti nominò Luigi Dal Verme Conte, dandogli i feudi di Bobbio, Voghera, Castel San Giovanni e riconfermando quelli ereditati ed allargando i territori di Busseto, Cogoleto, Caprile di Propata, Romagnese con i castelli di Pietratiglia e Pietra Corva, ed i feudi della Pieve d’Inzino (Gardone Val Trompia), della Valsassina e di Monguzzo. Sempre nel 1436, i veneziani gli confiscarono il feudo di Sanguinetto ed altri feudi limitrofi, alla famiglia rimese solo il titolo di conte di Sanguinetto del S.R.I. A Voghera i Dal Verme presero stanza, perpetuando le magnificenze dei signori italiani. Vinti i fiorentini a Pietrasanta, Luigi tornò in Lombardia nel 1437 e prese parte con Niccolò Piccinino alla difesa di Bellinzona e all'infelice scontro tra Orzinuovi e Soncino. nel 1438 ottiene la conferma dei feudi di Nogarole Rocca e Castelbaldo, che deve restituire nel 1441 assieme alla Valsassina poi restituita nel 1448. Nel 1442 ha in feudo dal Visconti la rocca di Oramala ed il castello di Montefalcone, già dei Malaspina. Nel 1446, al soldo di Filippo Maria Visconti, accerchiò Cremona, insieme a Francesco Piccinino, ma intervenne, inviato dalla repubblica di Venezia, Scaramuccia da Forlì, che, in soccorso di Cremona, riuscì a superare l'accerchiamento. Fu poi a capo delle milizie estensi, quando fu conclusa la pace di Cavriana (1446), e con Francesco Piccinino e Carlo Gonzaga contro Attendolo a Monte Brianza, subendo perdite notevoli. Proclamata la Repubblica Ambrosiana nel 1447 e prescelto a capo delle forze armate dello stato di Milano il conte Francesco Sforza, Luigi si unì al conte e si trovò ai fatti d'armi di Piacenza e di Caravaggio, contribuendo alla sua elevazione a signore del Ducato di Milano. Ottenne quindi la conferma dei suoi feudi quando lo Sforza si fece signore di Milano, inoltre acquisì il marchesato di Pietragavina (Varzi) dai Malaspina. All'assedio di Monza e Melzo fu ferito e morì poco dopo, probabilmente di peste, il 4 settembre 1449.

Marc'Antonio Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Marc'Antonio, nel 1499 accorse in difesa di Ludovico il Moro, ma la sorte essendo stata avversa agli Sforza, un terribile bando fu emanato contro il Marc'Antonio, rifugiatosi nelle sue terre, vi si fortificò e non si arrese. Con sentenza del 2 aprile 1501 fu dichiarato ribelle e reo di lesa maestà, e quindi condannato a morte. Ma si salvò con la fuga, girovagò come fuggiasco fino al 1521, anno in cui i francesi furono scacciati dall'Italia. Morì nel 1538.

Nicola Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Nicola (XIII secolo), condottiero, fu uno dei capi guelfi lombardi in lotta con Federico II, e capeggiò i fuoriusciti guelfi di Verona, e fu uno dei principali artefici della difesa contro Federico II.

Peterlino Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Peterlino nel 1432 fu tra i condottieri scelti dal duca di Milano per accompagnare a Roma l'imperatore Sigismondo e assisterne l'incoronazione. Nel 1443, seguendo Luigi, suo fratello, fu fatto prigioniero dai bolognesi, alla battaglia di San Giorgio.

Pierantonio Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Pierantonio (+ 1510)[9], conte del S.R.I. e signore di Sanguinetto, Bobbio, Pieve d'Incino e della Valsassina, figlio di Giovanni e fratello di Eleuterio (+ 1502). A più riprese assieme al padre ed al fratello occuperanno Bobbio ed i feudi limitrofi opponendosi alla confisca del 1485 dopo la morte di Pietro II.[10] Nel 1500 durante l'occupazione francese del Ducato di Milano, re Luigi XII di Francia investe il conte Lodovico di Lussemburgo del castello e del feudo bobbiese, ma Pierantonio ed Eleutero colgono l'occasione di occupare il castello e nuovamente di rivendicare la Contea di Bobbio e tutti i feudi vermeschi confiscati, dopo la morte dello zio Taddeo. Nel 1501 le truppe francesi assediano ed assaltano il castello di Bobbio, nella battaglia muoiono 200 uomini del presidio e Pierantonio ed il fratello sono costretti alla resa ed all'esilio. Nel 1502 finalmente venne confermato nei feudi paterni e nei diritti familiari dall'Imperatore Massimiliano I, ma non riesce a riprendersi i feudi perché ancora esule e confiscato. Nel 1509 diventa signore di Sanguinetto, feudo già appartenente alla sua famiglia, questo dopo l'alleanza con i francesi e del progetto di ritornare in possesso con tale alleanza di Bobbio e di tutti i feudi confiscati. Muore avvelenato nel febbraio 1510, del delitto è accusato Gaspare Sanseverino; Galeazzo Sanseverino fin dal 1485 venne investito della contea di Bobbio, Voghera e di tutti i feudi vermeschi, ma dopo l'occupazione francese del Ducato di Milano tali diritti non erano stati confermati e rimanevano in contestazione.

Pietro I Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Pietro I[11] (+ Brescia ca. 1359), nel 1323 militò per Cangrande della Scala nelle guerre contro i carraresi. Fu capitano e podestà in molte città (Parma, Lucca, Bassano, Treviso, ecc.). Nel 1328 fu uno dei trentotto personaggi decorato dal cintolo militare, in occasione delle feste celebrate a Verona per l'acquisto di Padova. Venezia lo annoverò tra i nobili nel 1364. Sposa Elisa dei Nogarole.

Pietro II Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Pietro II[12] (+ Voghera 17 ottobre 1485), 2º conte di Sanguinetto del S.R.I., marchese di Pietragravina, signore di Bobbio, Voghera, Castel San Giovanni ed altri feudi, e Pieve d'Incino e Valsassina; figlio di Luigi e ultimo dei fratelli Taddeo, Giovanni e Giacomo. Non si conosce esattamente la data della sua nascita. Francesco Sforza, per i meriti del padre lo insignì del Cintolo militare e lo reintegro in tutti i privilegi concessi alla sua Casa. Dopo la morte del padre nel 1449 ereditò tutti feudi e titoli paterni. Dalla madre Luchina Bussone ereditò i possedimenti ed il titolo di Conte di Carmagnola. Nel 1458 ha in feudo Pizzo Corno (Ponte Nizza) e nel 1466 il feudo di Retorbido. Dall'anno 1467 la famiglia Dal Verme divenne una delle più cospicue e più doviziose d'Italia. Pietro fu mandato da Francesco Sforza contro Bartolomeo Colleoni che tentava di invadere la Toscana e prese parte allo scontro di Molinella. Il duca voleva darli in sposa la propria figlia naturale Chiara, ma egli prese in moglie Cecilia del Maino e questo matrimonio fu causa di dissidio tra lui e il duca. Dissidio che fu rimarginato dopo poco tempo: tanto che per conto dei milanesi Pietro segui il duca in Piemonte nella guerra tra Filiberto di Savoia e Carlo I di Borgogna. Prese parte anche alla guerra contro i veneziani in aiuto del duca di Ferrara. Era suo destino, che rimasto vedovo, dovesse acconsentire alle nozze con Chiara Sforza, ebbe in dote i feudi di Mandello del Lario, Varenna e Bellano, ma le nozze ebbero esito tragico, egli morì di veleno propinatogli da questa, il 17 ottobre 1485. I beni di Pietro, nonostante le proteste dei fratelli Taddeo e Giovanni, furono confiscati da Ludovico il Moro, compreso il palazzo di Broletto, donato da costui all'amante Cecilia Gallerani, moglie di Leopoldo Bergamini. Chiara Sforza ebbe i feudi di Mandello del Lario, Varenna e Bellano in appannaggio fino al 1494 e definitivi dal 1513, ed inoltre la meta assieme ai Dal Verme dei feudi di Pieve d'Incino e della Valsassina. Le contee di Bobbio, Voghera, la signoria di Castel San Giovanni e tutti feudi vermeschi sono assegnati al conte Galeazzo Sanseverino, che nel 1516 diverrà marchese di Bobbio, il cui feudo ingloberà tutti i feudi dei Dal Verme, con quelli malaspiniani del territorio bobbiese, vogherese e dell'Oltrepò.[10]

Taddeo I Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Taddeo I, comandò una squadra di cavalieri allo stipendio di Antonio della Scala, signore di Verona, che nel 1368, era stato chiamato in alleanza dai veneziani nella guerra contro i carraresi per gli affari del patriarcato di Aquileia. Rimase prigioniero a Catanzaro nel 1387, in una questione di guerra contro i carraresi. Nel 1389 seguì il cugino Jacopo nelle guerre di Toscana, ma a Poggio a Caiano fu ancora una volta prigioniero. Nella guerra tra il duca di Milano e i marchesi di Mantova dovette arrendersi a Carlo Malatesta, vincitore della battaglia di Governolo, nel 1397. Nel 1401 fu spedito alla difesa di Brescia. Nel 1404 fu di nuovo contro i carraresi nella difesa di Vicenza; venne respinto in ripetuti attacchi, ma riuscì a conservare la città. Nella guerra tra Mestre e Vicodarzere combattuta dai veneziani contro il marchese di Ferrara, dovette arrendersi a costui. Fu gravemente ferito alla battaglia di Mosca. L'ultima notizia è del 1413.

Taddeo II Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Taddeo II, fu uno dei condottieri di Francesco Sforza e nel 1485 doveva succedere al conte Pietro suo fratello, quando fu fatto avvelenare da Ludovico Sforza, che reggeva il ducato di Milano, per il nipote minorenne Galeazzo: ma invece fu spogliato con altri suoi fratelli della contea di Voghera e di altri feudi. Da qui terminò la sua vita in opere pie. Un'epigrafe sul suo monumento attesta che, esumato dal sepolcro tre anni dopo la morte, nel 1496, dal braccio asportatogli uscì sangue vivo.

Ugolino Dal Verme[modifica | modifica wikitesto]

Dal Verme Ugolino nel 1368 militò nelle guerre degli Scaligeri contro i carraresi e cadde due volte nelle mani del nemico. Nel 1404 si pose allo stipendio dei veneziani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Battaglia, Viaggio nell'Europa dell'Est. Dalla Serbia al Levante ottomano, Roma, Nuova Cultura, 2014.
  • Crollalanza Goffredo Dizionario storico blasonico. Pisa, 1886;
  • Candida Gonzaga B. Memorie delle famiglie nobili. Napoli, 1875;
  • Ricotti E. Storia delle compagnie di ventura. Giuffrè Pompa&C. Torino, 1847;
  • Litta Pompeo. Famiglie celebri italiane. Giusti Milano, 1834;
  • Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi. Osio, Milano, 1864-1865;
  • Giuseppe Manfredi, Storia di Voghera, Voghera, 1908;
  • I. Cusani, Storia compendiata di Milano dalle origini. Milano, 1861;
  • Giulini Giulini, Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della città e campagna di Milano ne' secoli bassi. Edizione con note ed aggiunte (contiene le Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione della città e della Campagna di Milano ne' secoli bassi, Milano 1760-1765.
  • Tabarrini Marco, Francesco Petrarca e Luchino dal Verme condottiero dei veneziani nella guerra di Candia, Voghera, Roma, 1893

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Dal Verme, Nicola Dal Verme in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 maggio 2014.
  2. ^ I Dal Verme di Bobbio - Soprintendenza Archivistica
  3. ^ Condottieri di ventura - Federico Dal Verme
  4. ^ Giacomo signore di Bagnolo e della Rocca di Nogarole
  5. ^ Condottieri di ventura - Jacopo Dal Verme
  6. ^ Condottieri di ventura - Luchino I Dal Verme
  7. ^ Antonello Battaglia, Viaggio nell'Europa dell'Est. Dalla Serbia al Levante ottomano, Roma, Nuova Cultura, 2014.
  8. ^ Condottieri di ventura - Luigi Dal Verme
  9. ^ - Pierantonio o Pietro III Dal Verme
  10. ^ a b Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Pag. 74 - Archivi Storici Bobiensi, Bobbio 1978
  11. ^ Condottieri di ventura - Pietro I Dal Verme
  12. ^ Condottieri di ventura - Pietro II Dal Verme

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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