Galeazzo II Visconti

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Galeazzo II Visconti[1]
Signoria dei Visconti di Milano
(1277-1395)
Arms of the House of Visconti (1277).svg
Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Nipoti
Matteo I
Nipoti
Galeazzo I
Figli
Azzoneco-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Figli
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Galeazzo II Visconti (1320 circa – Pavia, 4 agosto 1378) fu Signore di Pavia, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona, Alessandria e Vigevano, e co-Signore di Milano insieme ai fratelli Matteo II e Bernabò. Congiuntamente al fratello Bernabò, seppur non di comune accordo, estese i domini della famiglia spianando la strada per il grande "Stato Visconteo" che sarebbe stato definitivamente plasmato da suo figlio Gian Galeazzo Visconti. Fu patrono delle arti e delle lettere e mecenate di Petrarca, da lui invitato a Pavia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Galeazzo nacque a Milano, figlio di Stefano Visconti e di Valentina Doria (figlia di Bernabò Doria, figlio a sua volta di Branca Doria). I dati relativi alla sua infanzia sono scarsi. Nel 1340, con i fratelli Matteo e Bernabò, si unì alla congiura di Francesco Pusterla contro lo zio Luchino Visconti, allora signore di Milano: la congiura venne sventata e Pusterla eliminato ma Luchino non trovò prove contro i nipoti. Nel 1343 si recò a Gerusalemme in pellegrinaggio. Rientrato a Milano, una nuova congiura (1346) gli costò questa volta l'esilio insieme ai fratelli, scacciati da Luchino e dall'arcivescovo Giovanni Visconti, fratello di Luchino. Galeazzo era inoltre sospettato di essere amante della moglie di Luchino, la genovese Isabella Fieschi.

La conquista del potere[modifica | modifica wikitesto]

Galeazzo rientrò a Milano alla morte di Luchino (1349), richiamato dallo zio arcivescovo Giovanni insieme agli altri fratelli. Galeazzo venne allora incaricato di governare Bologna per conto della famiglia.

Nel 1350 sposò Bianca di Savoia, figlia del conte Aimone di Savoia. Il matrimonio, quasi certamente organizzato dall'arcivescovo Giovanni, che contemporaneamente accasava Bernabò con una rampolla dei potenti Scaligeri di Verona, mirava chiaramente a garantire uno stabile confine occidentale al dominio visconteo, ormai tangente i confini dei domini sabaudi.

Nel 1354, alla morte dell'arcivescovo Giovanni, il potere su Milano passò ai tre figli di Stefano Visconti. Mentre Matteo II occupava la parte subpadana del dominio milanese, a Bernabò spettarono i domini più orientali, limitrofi alle terre degli Scaligeri, ed a Galeazzo spettarono le terre occidentali, vicine al dominio sabaudo: Pavia, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona, Alessandria e Vigevano. La città di Milano era gestita congiuntamente dai tre fratelli, che eleggevano a turno il podestà. Soltanto la città di Genova e il relativo contado rimase possesso comune.

Il 26 settembre 1355 Matteo II morì, si presume avvelenato dai due fratelli che si spartirono poi il dominio.

Le guerre[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1356, causa un'offesa recata all'imperatore Carlo IV durante il suo passaggio in Italia (1354-55), Bernabò Visconti dovette fronteggiare un attacco degli imperiali contro Milano. Galeazzo muoveva nel frattempo guerra agli Estensi ed a Mantova, retta allora dal Capitano del Popolo Guido Gonzaga. Il condottiero pontificio Gil de Albornoz assoldò allora la Grande Compagnia del Conte Lando contro i Visconti ma, grazie alla condotta militare del cugino Lodrisio Visconti, Galeazzo II ottenne una schiacciante vittoria a Casorate e poté estendere il suo dominio.

Nel 1360 Galeazzo II affidava a Luchino Dal Verme la riconquista di Pavia e la guerra contro il Marchesato del Monferrato. Il Visconti sposava nel frattempo suo figlio Gian Galeazzo con Isabella di Valois, figlia del re Giovanni II di Francia, a quel tempo bisognoso del denaro visconteo per rimpinguare le casse francesi prosciugate dai costi della Guerra dei Cent'anni.

Proseguiva nel frattempo la lotta dei Visconti contro il papa e l'imperatore. Il 26 luglio 1361, nella Battaglia di San Ruffillo, le truppe viscontee vennero pesantemente sconfitte dagli imperiali guidati da Galeotto I Malatesta. Bernabò non si scoraggiò, partendo all'attacco dei Gonzaga (1362) ma alla fine, quasi certamente per intercessione di Galeazzo II, accettò da far negoziare la pace al re di Francia. Mentre, causa la sua artrite reumatoide, Galeazzo prendeva corte in pianta stabile a Pavia, i negoziati di pace vennero mandati a monte da Bernabò (1363) e costarono la scomunica sia a lui che a Galeazzo. Il conflitto venne ufficialmente chiuso il 13 marzo 1364.

Pavia capitale[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Visconteo a Pavia, fatto costruire da Galeazzo II.

Dal suo castello di Pavia, vero centro politico del dominio visconteo che Bernabò andava allargando con i suoi continui conflitti, Galeazzo II ordì una complessa trama di alleanze diplomatiche per garantire stabilità allo Stato. Già alleatosi con i francesi grazie al matrimonio del figlio Gian Galeazzo, diede la figlia Violante Visconti (1354-1386) in sposa a Lionello di Anversa, figlio del re Edoardo III d'Inghilterra il 25 aprile 1368. Anche questa volta, il matrimonio regale venne pagato dai Visconti con una ricca dote: Violante portò al suo sposo 200.000 fiorini.

Nel 1371 Bernabò Visconti mosse guerra agli Estensi, signori di Modena e Ferrara, strappando loro territori che appartenevano, formalmente, alla Chiesa, ed attirando così su di sé le ire di Papa Gregorio XI. Il conte Amedeo VI di Savoia si unì alla Lega Pontificia e mosse guerra ai Visconti (1372), liberando Asti dall'assedio. Strettamente legato da vincoli famigliari ad Amedeo, fratello della moglie Bianca, Galeazzo II concluse già nel 1373 una tregua privata con il Savoia, impegnandosi a non osteggiarlo ed a convogliare i suoi sforzi militari in soccorso di Bernabò contro gli altri membri della Lega Pontificia. Il nuovo conflitto con la Chiesa si concluse con un nulla di fatto nel 1374. Ormai gravemente malato, Galeazzo II non aveva partecipato ai combattimenti, affidando la guida dell'esercito al figlio Gian Galeazzo Visconti.

Stando ai cronisti dell'epoca, Galeazzo II dovette domare parecchie ribellioni dei suoi sudditi nel corso del suo regno.

Galeazzo II Visconti morì a Pavia nel 1378.

Lascito[modifica | modifica wikitesto]

Galeazzo II viene descritto dagli storici dell'epoca come uomo di bell'aspetto, intelligente, colto, fine politico e abile giurista ma decisamente vano. Fu patrono del Petrarca, che chiamò a Pavia come precettore per suo figlio Gian Galeazzo e come diplomatico. Abbellì Milano ed il Milanese di molti edifici, avviò la costruzione della rocca di Porta Giovia che divenne in seguito il castello sforzesco, mentre il suo castello di Pavia deveniva un cantiere aperto di artisti provenienti dall'Europa francofona che diffusero in Italia gli ultimi sviluppi dell'arte tardo gotica. Fondò l'Università di Pavia.

Galeazzo II è però anche tristemente noto per aver inventato la Quaresima, una pratica sadica che prevedeva l'alternanza, per i condannati al supplizio della ruota, di un giorno di atroci torture ad un giorno di riposo. I condannati morivano spesso prima di poter essere suppliziati con la ruota.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Galeazzo II Visconti
Stemma
Signore di Milano
Trattamento di cortesia Sua Signoria
Trattamento colloquiale Vostra Signoria
Trattamento informale Signore
I trattamenti d'onore

Galeazzo II Visconti ebbe:

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di quattro generazioni di Galeazzo II Visconti
Galeazzo II Padre:
Stefano Visconti
Nonno paterno:
Matteo I Visconti
Bisnonno paterno:
Teobaldo Visconti
Trisnonno paterno:
Obizzo Visconti
Trisnonna paterna:
Fiorina Mandelli
Bisnonna paterna:
Anastasia Pirovano
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Bonacossa Borri
Bisnonno paterno:
Squarcino Borri
Trisnonno paterno:
Lanfranco Borri
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Antonia ?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Valentina Doria
Nonno materno:
Bernabò Doria
Bisnonno materno:
Branca Doria
Trisnonno materno:
Niccolò Doria
Trisnonna materna:
Preziosa de Torres
Bisnonna materna:
Caterina Zanca
Trisnonno materno:
Michele Zanca
Trisnonna materna:
Simona Doria
Nonna materna:
Eliana Fieschi
Bisnonno materno:
Federico Fieschi
Trisnonno materno:
Tedisio III Fieschi
Trisnonna materna:
Simona della Volta
Bisnonna materna:
Chiara ?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Girolamo Porro, Sommario delle vite de' duchi di Milano, cosi Visconti, come Sforzeschi, Venezia, 1574

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. Calchi, Genealogia dei Viscondi, Napoli, 1737.
  • G. Volpi, Dell'istoria dei Visconti, Napoli, 1748.
  • Glorie dehgli eroi Visconti, Milano, 1784.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore di Milano Successore Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Luchino Visconti 13491378
cooreggente con Matteo II Visconti (sino al 1355)
e con Bernabò Visconti
Gian Galeazzo Visconti
con Bernabò Visconti

Controllo di autorità VIAF: 2304876 LCCN: nr00005482