Galeazzo II Visconti
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Galeazzo II Visconti[1]
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Galeazzo II Visconti (ca. 1320 – Pavia, 4 agosto 1378) fu Signore di Pavia, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona, Alessandria e Vigevano, e co-Signore di Milano insieme ai fratelli Matteo II e Bernabò. Congiuntamente al fratello Bernabò, seppur non di comune accordo, estese i domini della famiglia spianando la strada per il grande "Stato Visconteo" che sarebbe stato definitivamente plasmato da suo figlio Gian Galeazzo Visconti. Fu patrono delle arti e delle lettere e mecenate di Petrarca, da lui invitato a Pavia.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Le origini
Galeazzo nacque a Milano, figlio di Stefano Visconti e di Valentina Doria (figlia di Bernabò Doria, figlio a sua volta di Branca Doria). I dati relativi alla sua infanzia sono scarsi. Nel 1340, con i fratelli Matteo e Bernabò, si unì alla congiura di Francesco Pusterla contro lo zio Luchino Visconti, allora signore di Milano: la congiura venne sventata e Pusterla eliminato ma Luchino non trovò prove contro i nipoti. Nel 1343 si recò a Gerusalemme in pellegrinaggio. Rientrato a Milano, una nuova congiura (1346) gli costò questa volta l'esilio insieme ai fratelli, scacciati da Luchino e dall'arcivescovo Giovanni Visconti, fratello di Luchino. Galeazzo era inoltre sospettato di essere amante della moglie di Luchino, la genovese Isabella Fieschi.
[modifica] La conquista del potere
Galeazzo rientrò a Milano alla morte di Luchino (1349), richiamato dallo zio arcivescovo Giovanni insieme agli altri fratelli. Galeazzo venne allora incaricato di governare Bologna per conto della famiglia.
Nel 1350 sposò Bianca di Savoia, figlia del conte Aimone di Savoia. Il matrimonio, quasi certamente organizzato dall'arcivescovo Giovanni, che contemporaneamente accasava Bernabò con una rampolla dei potenti Scaligeri di Verona, mirava chiaramente a garantire uno stabile confine occidentale al dominio visconteo, ormai tangente i confini dei domini sabaudi.
Nel 1354, alla morte dell'arcivescovo Giovanni, il potere su Milano passò ai tre figli di Stefano Visconti. Mentre Matteo II occupava la parte subpadana del dominio milanese, a Bernabò spettarono i domini più orientali, limitrofi alle terre degli Scaligeri, ed a Galeazzo spettarono le terre occidentali, vicine al dominio sabaudo: Pavia, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona, Alessandria e Vigevano. La città di Milano era gestita congiuntamente dai tre fratelli, che eleggevano a turno il podestà. Soltanto la città di Genova e il relativo contado rimase possesso comune.
Il 26 settembre 1355 Matteo II morì, si presume avvelenato dai due fratelli che si spartirono poi il dominio.
[modifica] Le guerre
Nel 1356, causa un'offesa recata all'imperatore Carlo IV durante il suo passaggio in Italia (1354-55), Bernabò Visconti dovette fronteggiare un attacco degli imperiali contro Milano. Galeazzo muoveva nel frattempo guerra agli Estensi ed a Mantova, retta allora dal Capitano del Popolo Guido Gonzaga. Il condottiero pontificio Gil de Albornoz assoldò allora la Grande Compagnia del Conte Lando contro i Visconti ma, grazie alla condotta militare del cugino Lodrisio Visconti, Galeazzo II ottenne una schiacciante vittoria a Casorate e poté estendere il suo dominio.
Nel 1360 Galeazzo II affidava a Luchino I dal Verme la riconquista di Pavia e la guerra contro il Marchesato del Monferrato. Il Visconti sposava nel frattempo suo figlio Gian Galeazzo con Isabella di Valois, figlia del re Giovanni II di Francia, a quel tempo bisognoso del denaro visconteo per rimpinguare le casse francesi prosciugate dai costi della Guerra dei Cent'anni.
Proseguiva nel frattempo la lotta dei Visconti contro il papa e l'imperatore. Il 26 luglio 1361, nella Battaglia di San Ruffillo, le truppe viscontee vennero pesantemente sconfitte dagli imperiali guidati da Galeotto I Malatesta. Bernabò non si scoraggiò, partendo all'attacco dei Gonzaga (1362) ma alla fine, quasi certamente per intercessione di Galeazzo II, accettò da far negoziare la pace al re di Francia. Mentre, causa la sua artrite reumatoide, Galeazzo prendeva corte in pianta stabile a Pavia, i negoziati di pace vennero mandati a monte da Bernabò (1363) e costarono la scomunica sia a lui che a Galeazzo. Il conflitto venne ufficialmente chiuso il 13 marzo 1364.
[modifica] Pavia capitale
Dal suo castello di Pavia, vero centro politico del dominio visconteo che Bernabò andava allargando con i suoi continui conflitti, Galeazzo II ordì una complessa trama di alleanze diplomatiche per garantire stabilità allo stato. Già alleatosi con i francesi grazie al matrimonio del figlio Gian Galeazzo, diede la figlia Violante Visconti (1354-1386) in sposa a Lionello di Anversa, figlio del re Edoardo III d'Inghilterra il 25 aprile 1368. Anche questa volta, il matrimonio regale venne pagato dai Visconti con una ricca dote: Violante portò al suo sposo 200.000 fiorini.
Nel 1371 Bernabò Visconti mosse guerra agli Estensi, signori di Modena e Ferrara, strappando loro territori che appartenevano, formalmente, alla Chiesa, ed attirando così su di sé le ire di Papa Gregorio XI. Il conte Amedeo VI di Savoia si unì alla Lega Pontificia e mosse guerra ai Visconti (1372), liberando Asti dall'assedio. Strettamente legato da vincoli famigliari ad Amedeo, fratello della moglie Bianca, Galeazzo II concluse già nel 1373 una tregua privata con il Savoia, impegnandosi a non osteggiarlo ed a convogliare i suoi sforzi militari in soccorso di Bernabò contro gli altri membri della Lega Pontificia. Il nuovo conflitto con la Chiesa si concluse con un nulla di fatto nel 1374. Ormai gravemente malato, Galeazzo II non aveva partecipato ai combattimenti, affidando la guida dell'esercito al figlio Gian Galeazzo Visconti.
Stando ai cronisti dell'epoca, Galeazzo II dovette domare parecchie ribellioni dei suoi sudditi nel corso del suo regno.
Galeazzo II Visconti morì a Pavia nel 1378.
[modifica] Lascito
Galeazzo II viene descritto dagli storici dell'epoca come uomo di bell'aspetto, intelligente, colto, fine politico e abile giurista ma decisamente vano. Fu patrono del Petrarca, che chiamò a Pavia come precettore per suo figlio Gian Galeazzo e come diplomatico. Abbellì Milano ed il Milanese di molti edifici, mentre il suo castello di Pavia deveniva un cantiere aperto di artisti provenienti dall'Europa francofona che diffusero in Italia gli ultimi sviluppi dell'arte tardo gotica. Fondò l'Università di Pavia.
Galeazzo II è però anche tristemente noto per aver inventato la Quaresima, una pratica sadica che prevedeva l'alternanza, per i condannati al supplizio della ruota, di un giorno di atroci torture ad un giorno di riposo. I condannati morivano spesso prima di poter essere suppliziati con la ruota.
[modifica] Discendenza
| Titolazione di Galeazzo II Visconti |
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|---|---|---|
| Signore di Milano | ||
| Titolo di riferimento | Sua Signoria | |
| Titolo parlato | Vostra Signoria | |
| Titolo informale | Signore | |
| vedi qui per i predicati d'onore | ||
Galeazzo II Visconti ebbe:
- Prima del matrimonio
- Cesare e Beatrice
- dal matrimonio (28 settembre 1350) con Bianca di Savoia
- Gian Galeazzo Visconti (1351 – 1402)
- Maria (n. 1352)
- Violante Visconti (1354 – 1382), andata sposa il 25 aprile 1368 a Lionello di Anversa, I duca di Clarence, figlio del re Edoardo III d'Inghilterra, quindi nel 1377 ad Ottone III del Monferrato ed infine nel 1381 a Ludovico Visconti (1355 – 1404), figlio di Bernabò Visconti.
[modifica] Note
- ^ Girolamo Porro, Sommario delle vite de' duchi di Milano, cosi Visconti, come Sforzeschi, Venezia, 1574
[modifica] Bibliografia
- T. Calchi, Genealogia dei Viscondi, Napoli, 1737.
- G. Volpi, Dell'istoria dei Visconti, Napoli, 1748.
- Glorie dehgli eroi Visconti, Milano, 1784.
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Galeazzo II Visconti
| Predecessore: | Signore di Milano | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Luchino Visconti | 1349 – 1378 cooreggente con Matteo II Visconti (sino al 1355) e con Bernabò Visconti |
Gian Galeazzo Visconti con Bernabò Visconti |