Palazzo del Quirinale

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Coordinate: 41°54′00.21″N 12°29′16.88″E / 41.900059°N 12.488023°E41.900059; 12.488023

Palazzo del Quirinale
Residenza ufficiale del
Presidente della Repubblica Italiana
150PalazzoQuirinale.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Località Roma
Indirizzo Piazza del Quirinale
Informazioni
Condizioni In uso
Inaugurazione 1583
Uso Residenza ufficiale del presidente della Repubblica Italiana
Realizzazione
Architetto Ottaviano Mascarino
Gian Lorenzo Bernini
Ferdinando Fuga
Domenico Fontana
Proprietario Stato italiano
 

Il Palazzo del Quirinale sorge sull'omonimo colle di Roma e si affaccia sull'omonima piazza. È la residenza ufficiale del presidente della Repubblica Italiana ed uno dei simboli dello Stato italiano. L'attuale "inquilino" del Quirinale è Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica Italiana dal 15 maggio 2006, rieletto il 20 aprile 2013.

Costruito a partire dal 1583, è uno dei più importanti palazzi della capitale sia dal punto di vista artistico sia dal punto di vista politico: alla sua costruzione e decorazione lavorarono insigni maestri dell'arte italiana come Pietro da Cortona, Domenico Fontana, Alessandro Specchi, Ferdinando Fuga, Carlo Maderno, Giovanni Paolo Pannini e Guido Reni. Attualmente, ospita anche un ampio frammento d'affresco di Melozzo da Forlì.

Il Palazzo si impose, soprattutto a partire dal pontificato di Paolo V Borghese, quale residenza stabile dei papi (il Quirinale ha ospitato 30 papi, dal primo Papa Gregorio XIII all'ultimo Papa Pio IX), per quanto una vulgata creata ad arte lo propose con fortuna solo quale residenza estiva del romano pontefice. Dal colle del Quirinale i papi erano in più agevole contatto con le sedi delle congregazioni pontificie (ovvero la residenza dei loro prefetti o decani) in cui la Curia si era riarticolata negli ultimi decenni del '500. Il Quirinale divenne così di fatto la residenza del pontefice nella sua qualità di sovrano, complementare a quella del Vaticano, che costituiva la sede del papa vescovo.

Residenza complementare e non alternativa: è per questo che il complesso vaticano si sviluppò nel corso del 600 (fine dei lavori della basilica, costruzione della facciata, ultimazione del Palazzo Apostolico, erezione del colonnato), anche se i pontefici vi risiedettero, come mostrano le fonti, saltuariamente. Per contro, il Quirinale si sviluppò quale palazzo del tutto secolare, quasi senza simboli religiosi visibili e soprattutto privo di una chiesa aperta al pubblico (unico tra i palazzi apostolici con questa particolarità)[1]. Interessato da un progetto che lo voleva residenza napoleonica nel tempo dell'occupazione francese della città del papa, ma Napoleone non vi fece mai ingresso, dopo il 1870 divenne palazzo reale dei Savoia. Con la proclamazione della Repubblica, avvenuta dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, l'edificio divenne definitivamente la sede del capo dello Stato repubblicano.

Il palazzo del Quirinale si estende su una superficie di 110.500 ed è il 6° palazzo più grande del mondo in termini di superficie[2], nonché la più estesa residenza di un capo di Stato al mondo[3][4][5]. Per fare una comparazione, l'intero complesso della Casa Bianca negli Stati Uniti è 20 volte più piccolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Parte del cortile corrispondente al nucleo più antico del palazzo con la torre dei Venti

Nel 1583 papa Gregorio XIII iniziò la costruzione di una residenza estiva, in un'area considerata più salubre del colle Vaticano o del Laterano, che venne affidata all'architetto Ottaviano Mascarino. I lavori si conclusero nel 1585, e quello stesso anno la morte del papa impedì ad Ottaviano Mascarino di avviare un secondo progetto che prevedeva l'ampliamento del palazzetto per trasformarlo in un grande palazzo con ali porticate parallele e grande cortile interno.

L'edificio costruito da Mascarino è ancora riconoscibile nella testata nord del cortile d'Onore, caratterizzata da una facciata a doppia loggia e sormontata dalla torre panoramica oggi nota come torre dei Venti, o torrino, successivamente innalzata con la costruzione del campanile a vela su supposto progetto di Carlo Maderno e Francesco Borromini.

L'edificio di Ottaviano Mascarino era stato costruito su un terreno ancora appartenente alla famiglia Carafa affittato a Luigi d'Este, al quale pare che il papa volesse lasciare il palazzetto. Pertanto papa Sisto V nel 1587 fece acquistare il terreno dalla Camera Apostolica e solo dopo intervenne per ampliare il palazzo servendosi dell'opera di Domenico Fontana, da lui utilizzato in tutte le grandi opere architettoniche e urbanistiche del suo pontificato, e impegnato in un rimodellamento complessivo della zona, con la costruzione dell'asse Strada Pia e Strada Felice e del conseguente crocicchio delle Quattro Fontane e con la definizione dell'altra residenza "privata" del pontefice a Termini[6].

Al Fontana si deve anche la sistemazione della piazza antistante, con il restauro delle statue dei Dioscuri (che fin dall'antichità erano situate sul Quirinale, ed erano tradizionalmente attribuite a Fidia e a Prassitele, come ancora dichiara il piedistallo), e l'erezione della prima fontana. Dal gruppo scultoreo derivò il toponimo "Monte Cavallo", che indicava la sommità del colle e la piazza, ancora oggi usato (benché ormai inesistente nelle toponomastica cittadina) da alcuni vecchi romani.

Dal Seicento alla presa di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Stampa del disegno di Luigi Rossini

Papa Paolo V fu colui che commissionò il completamento dei lavori sul corpo di fabbrica principale del palazzo. Affidò i lavori di ampliamento a Flaminio Ponzio che realizzò l'ala verso il giardino, la sala del Concistoro, oggi salone delle Feste e la cappella dell'Annunziata, decorata dal 1609 al 1612 da Guido Reni con la collaborazione di Giovanni Lanfranco, Francesco Albani, Antonio Carracci e Tommaso Campana, caratterizzando il palazzo con una delle due sopraelevazioni tutt'oggi visibili. Con la morte di Ponzio nel 1613, i lavori di ampliamento vennero proseguiti da Carlo Maderno, autore dell'ala sulla via del Quirinale, dove realizzò: la cappella Paolina, gli appartamenti papali e la Sala Regia, ora detta dei Corazzieri. L'altezza della cappella e del salone dei Corazzieri imposero la costruzione di una seconda soprelevazione, ben visibile anche sulla facciata del palazzo. Il salone dei Corazzieri fu decorato con un fregio dipinto, opera del quadraturista Agostino Tassi, autore del progetto e responsabile del cantiere della parete sud, mentre le altre tre pareti furono affidate a Carlo Saraceni e Giovanni Lanfranco; in modo minore contribuirono a questa impresa Alessandro Turchi, lo Spadarino, Paolo Novelli, Marcantonio Bassetti e, secondo Roberto Longhi, Pasquale Ottino. La presenza di quest'ultimo è stata però più volte messa in discussione negli ultimi decenni.

Papa Urbano VIII acquistò molti terreni ampliando la proprietà verso oriente a vantaggio soprattutto delle dimensioni del giardino che quasi raddoppiarono; lo stesso papa procedette poi all'erezione di un muro di cinta che circondò il nuovo perimetro del complesso del Quirinale. Parti superstiti di questa cinta muraria sono ancora visibili su via dei Giardini.

Gian Lorenzo Bernini sotto papa Alessandro VII progettò il fabbricato detto della Manica Lunga, realizzandone il primo tratto nel 1657-1659; l'edificio fu poi continuato nel 1722-1724 da Alessandro Specchi per papa Innocenzo XIII, e terminato da Ferdinando Fuga nel 1730-1732 per Clemente XII; a chiusura della Manica Lunga Ferdinando Fuga modificò il seicentesco casino del conte di Cantalmaggio trasformandolo nella palazzina del segretario delle Cifre, oggi nota come palazzina del Fuga e ospitante gli uffici e gli appartamenti privati del presidente della Repubblica.

Del breve intermezzo napoleonico (1809-1814) rimane la divisione della grande galleria che dava su piazza del Quirinale per ricavare tre ambienti tuttora sussistenti: la Sala Gialla, la sala di Augusto e la sala degli Ambasciatori. Questa ristrutturazione portò alla perdita dell'unità del preziosissimo ciclo di affreschi realizzati nel XVII secolo da Pietro da Cortona. Altri ambienti furono solo leggermente modificati. Ovviamente, il palazzo fu depredato dei suoi arredi e delle sue opere d'arte, in particolare due quadri di Tiziano e del Guercino, tuttavia Napoleone Bonaparte non fece in tempo ad utilizzare personalmente il Quirinale.

Il periodo sabaudo[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo del Quirinale fu la residenza estiva del pontefice fino al 1870, quando Roma venne conquistata dal Regno d'Italia; divenne quindi la residenza dei re fino al 1946. L'ultimo papa ad abitare il Quirinale fu Pio IX.

Durante il loro soggiorno, i Savoia ristrutturarono diversi ambienti per adattarli alle nuove esigenze della Corte regia. Il palazzo fu riarredato con mobilio proveniente da varie regge del Paese, in particolare le residenze sabaude in Piemonte e il Palazzo Ducale di Colorno. Molti ambienti furono completamente ripensati, soprattutto durante il periodo di re Umberto I (1878-1900), per impulso della sua consorte, la Regina Margherita. L'antica Sala Regia fu rifatta e divenne l'attuale salone delle Feste, utilizzato come salone da ballo, si realizzò la raffinata decorazione della Sala degli specchi in stile neo rococò, e si modificarono gli appartamenti pontifici nel nucleo antico del palazzo per adattarli alla vita della famiglia Reale. Infine, la napoleonica sala di Augusto divenne sala del Trono.

I presidenti della Repubblica ed il Quirinale[modifica | modifica wikitesto]

Corazzieri a cavallo in uniforme di gran gala nel cortile d'onore del palazzo con lo stendardo presidenziale.

I primi due presidenti della Repubblica Italiana Enrico De Nicola e Luigi Einaudi non vissero al Quirinale. Giovanni Gronchi fu il primo presidente che visse nel palazzo seguito da Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Giovanni Leone tutti con le rispettive famiglie. Sandro Pertini e Francesco Cossiga invece utilizzarono il Quirinale come ufficio ma non vi pernottarono mai. Oscar Luigi Scalfaro, a metà del suo mandato, vi si trasferì come pure vi si trasferirono con le rispettive famiglie i suoi due successori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano[7].

Gli interventi avvenuti nel Quirinale negli ultimi decenni si sono ovviamente limitati al recupero e alla conservazione dell'immenso patrimonio artistico del palazzo. In particolare, degni di nota sono stati i restauri, avvenuti durante le presidenze Ciampi e Napolitano, che hanno interessato l'ala che dà su piazza del Quirinale e che hanno visto riaffiorare le decorazioni secentesche deturpate dagli interventi dei primi anni del XIX secolo, opera degli architetti napoleonici (in particolare nella Sala Gialla e nella sala di Augusto). L'intervento più appariscente, però, è stato il restauro delle facciate, che ha riportato il palazzo all'originale colore travertino, in sostituzione dell'ocra di epoca sabauda. L'originalità del colore travertino fu attestata attraverso lo studio dei quadri dei grandi vedutisti del XVIII secolo (come Pannini o Gaspare Vanvitelli), nonché con indagini scientifiche dei successivi strati di intonaco.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo è composto dal corpo centrale, che si sviluppa attorno al maestoso cortile d'onore, con le più belle sale del complesso che fungono da ambienti di rappresentanza della Presidenza della Repubblica, mentre gli uffici e gli appartamenti del capo dello Stato sono ospitati negli edifici al fondo della cosiddetta Manica Lunga, sul lato lungo via del Quirinale, all'inizio della quale si trovano gli sfarzosi appartamenti imperiali, che vennero appositamente sistemati, decorati e ammobiliati per due visite del Kaiser Guglielmo II (nel 1888 e nel 1893) e che oggi ospitano i monarchi o i capi di Stato stranieri in visita al Presidente della Repubblica[8]. Il palazzo, nella sua totalità, ha 1200 stanze.

Gli ambienti del palazzo ospitati nel corpo centrale sono[9]:

  • il cortile d'Onore
  • lo scalone d'Onore
  • il salone dei Corazzieri
  • la cappella Paolina
  • la sala delle Stagioni
  • la prima sala di Rappresentanza
  • la sala delle Virtù
  • la sala del Diluvio
  • la sala delle Logge
  • la sala dei Bussolanti
  • la sala del Balcone
  • il salottino San Giovanni
  • la sala Gialla
  • la sala di Augusto
  • la sala degli Ambasciatori
  • la sala di Ercole
  • la sala degli Scrigni
  • la scala del Mascarino
  • la loggia d'Onore
  • la sala del Bronzino
  • la sala di Druso
  • la passaggetto di Urbano VIII
  • lo studio del Presidente
  • la sala degli Arazzi di Lille
  • il salottino Napoleonico
  • la biblioteca del Piffetti
  • la sala della Musica
  • la sala della Pace
  • la sala della Vittoria
  • la sala delle Dame
  • la sala delle Api
  • il salottino Don Chisciotte
  • la sala dello Zodiaco
  • la sala delle Fabbriche di Paolo V
  • la sala degli Arazzi
  • la cappella dell'Annunziata
  • la sala degli Specchi
  • il salone delle Feste
  • l'anticamera del salone delle Feste
  • la galleria dei Busti
  • le Sale Rosse e la Loggia

Lo scalone d'onore[modifica | modifica wikitesto]

Melozzo da Forlì, Cristo benedicente

Fu costruito dall'architetto Flaminio Ponzio su commissione di papa Paolo V. Di proporzioni monumentali, è costruito su un sistema a doppia rampa, interrotta da un ampio pianerottolo affacciato sul giardino. Dalle due rampe successive al pianerottolo si accede, da un lato all'Anticamera del salone delle Feste, dall'altro al salone dei Corazzieri.

Lo scalone d'onore è dominato da un affresco di Melozzo da Forlì, un Cristo in gloria, o Cristo benedicente, che faceva originariamente parte della decorazione absidale della chiesa dei Santi Apostoli, sempre in Roma, totalmente ristrutturata nel Settecento da Carlo Stefano Fontana, la stessa dalla quale provengono i famosissimi angeli musicanti di Melozzo, ora nei Musei Vaticani. L'affresco è collocato sopra al primo pianerottolo, sul muro del lato verso il cortile d'onore, in modo da essere più visibile per chi esce dal palazzo che per chi entra: l'effetto desiderato era quello di ricordare un'ultima volta all'ospite, mentre stava andandosene, di avere ricevuto la benedizione papale e, quindi, fungeva da congedo beneaugurante. Una lapide latina, infine, murata sotto l'affresco, ricorda il primato di Melozzo nella prospettiva; l'insieme è circondato dai simboli araldici di papa Clemente XI Albani.

Nel pianerottolo sono presenti anche altri affreschi ottocenteschi dei pittori Annibale Brugnoli e Davide Natali raffiguranti una Scena con putti e uccelli e una Scena con putti danzanti e musicanti, facenti parte di un ciclo unico che comprende anche le decorazioni della successiva anticamera del Salone delle Feste[10].

Il salone dei Corazzieri[modifica | modifica wikitesto]

La sala dei Corazzieri

Con i suoi 37 metri di lunghezza e 12 metri di larghezza e 19 metri di altezza, si tratta della sala più grande dell'intero palazzo, il primo ambiente che si trova saliti dallo Scalone e dedicato alla rivista del reparto dei Corazzieri in occasione delle più importanti cerimonie. Nel salone hanno luogo anche molte altre attività del presidente della Repubblica, soprattutto pubbliche udienze e premiazioni ufficiali.

La sala fu costruita da Paolo V su progetto di Carlo Maderno nei primi anni del XVII secolo. Di quell'epoca si conservano ancora il prezioso soffitto a cassettoni e la pavimentazione marmorea riproducente lo stesso disegno geometrico del soffitto, mentre il grande fregio in affresco nella parte superiore delle pareti fu realizzato nel 1616 dai pittori Agostino Tassi, Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni. Della stessa epoca le grottesche degli sguinci delle finestre di Annibale Duranti. Sotto il fregio, Gaetano Lodi nel 1872 dipinse gli stemmi dei principali comuni d'Italia. Del Seicento è anche il portale doppio che introduce alla cappella Paolina. Il salone è impreziosito anche da una serie di arazzi settecenteschi, quattro di scuola francese, gli altri tessuti a Napoli[11].

La Cappella Paolina[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Cappella Paolina.

L'ambiente ha le stesse caratteristiche architettoniche e proporzionali della Cappella Sistina in Vaticano. Il grande vano voltato, di circa 42 metri in lunghezza, 13 in larghezza e 20 in altezza. Questo ambiente fu costruito da Carlo Maderno su ordine di Paolo V Borghese. Le dimensioni non sono casuali, tanto che qui si tennero addirittura alcuni conclavi. Tuttora, in occasione delle feste di Natale e di Pasqua, viene celebrata la messa alla presenza del Presidente della Repubblica. In questo ambiente furono celebrate, nel 1930, le nozze tra Umberto II e la principessa Maria José del Belgio.

La volta fu ornata nel 1616 da un ricchissimo rivestimento in stucco bianco e dorato, realizzato da Martino Ferabosco. Nel 1818 papa Pio VII fece decorare le pareti della cappella con affreschi monocromi consistenti in lesene scanalate e nicchie ospitanti le figure di Apostoli e degli Evangelisti. Sull'altare un arazzo francese del XIX secolo raffigurante L'ultima predica di santo Stefano[12].

Prima sala di Rappresentanza[modifica | modifica wikitesto]

Edificata da Carlo Maderno all'inizio del Seicento, si affaccia sul cortile interno e originariamente faceva parte dell'appartamento di papa Paolo V, fungendone da salotto. Nel 1616 da Agostino Tassi decorò il fregio con Scene della vita di san Paolo e con stemmi della famiglia Borghese. Gli altri medaglioni con figure allegoriche risalgono all'epoca napoleonica, mentre l'affresco della volta fu realizzato nel 1906 da Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini e riproduce i Frutti della pace.

Le pareti sono ornate da grandi arazzi con le Storie di Don Chisciotte tessuti dalla Manifattura Reale di Napoli fra il 1757 e il 1779. Vi è anche un grande quadro di Francesco Mancini, intitolato La Castità punisce Amore. L’orologio, della metà del Settecento, recante la firma del grande ebanista Jean-Pierre Latz e proveniente dalla Villa Ducale di Colorno completa gli arredi col piccolo stipo in ebano mirabile esempio di artigianato veneziano del XVI secolo[13].

Sala delle Logge[modifica | modifica wikitesto]

In questa sala, degna di nota è la decorazione del fregio attribuita a Bernardo Castello, esponente genovese del tardo manierismo, invitato a palazzo da Paolo V Borghese. Sue sarebbero le figure allegoriche della Giustizia e della Temperanza e gli Angeli che sorreggono lo stemma papale di papa Pio IX; quest'ultimo affidò la decorazione della parte restante della volta ad Annibale Angelini che, ispirandosi agli affreschi cinquecenteschi della Sala Regia in Vaticano, realizzò attorno al precedente affresco del Castello un finto loggiato dal quale si affacciano guardie svizzere.

Inoltre, qui si conservano cinque affreschi strappati provenienti da un'altra sala del Palazzo commissionati da papa Urbano VIII Barberini a Marco Tullio Montagna e Simone Lagi per celebrare i luoghi degati al alcuni tra gli interventi architettonici del suo pontificato, cioè Orvieto, il Pantheon, Castel Sant’Angelo, il porto di Civitavecchia e la chiesa di San Caio[14].

La Sala Gialla[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala, assieme alle due seguenti, formavano un unico ambiente suddiviso in epoca napoleonica. Con l'occasione, furono murate tutte le finestre verso il cortile e distrutta gran parte degli affreschi seicenteschi di Pietro da Cortona, con l’eccezione di alcune scene bibliche, tratte dall'Antico Testamento, nella parte alta delle pareti. Gli elementi ornamentali frapposti alle scene bibliche risalgono al periodo di Pio IX. Di epoca napoleonica il camino del 1812. È attualmente in fase di restauro.

Ricchissimo gli arredi, tra cui quattro splendidi arazzi francesi, tre grandi consolles ottocentesche e tre vasi in porcellana del XVIII secolo[15].

La sala di Augusto[modifica | modifica wikitesto]

È detta anche Sala del Trono, poiché questo fu l'utilizzo a partire dalla sua creazione, nel 1812, sino alla venuta della Repubblica.

In questo ambiente, nel 2005 furono recuperate sia le decorazioni dell'epoca di Alessandro VII (in realtà solo parzialmente), sia le cinque finestre che danno sul cortile interno. In alto continua la serie di scene dell’Antico Testamento iniziata nella Sala gialla, mentre il soffitto, che mantiene il disegno originale seicentesco con cassettoni a forma di croce greca, fu ridecorato l'ultima volta nel 1864.

Tra i ricchissimi arredi della sala, da menzionare la pendola da mensola del maestro orologiaio parigino Denis Masson, Risalente alla prima metà del Settecento[16].

La sala degli Ambasciatori[modifica | modifica wikitesto]

Adibita ad ambiente di ricevimento del corpo diplomatico accreditato in occasione di visite ufficiali di Capi di Stato esteri in Italia, è stata restaurata nel 2001, senza subire, però, gli stessi stravolgimenti e ricostruzione della precedente.

Ha qui termine il ciclo di dipinti a contenuto biblico di Pietro da Cortona iniziato nella Sala gialla, accompagnati da affreschi più "laici" dell'Ottocento, raffiguranti le Virtù ed eseguiti tra il 1823 e il 1864 da Francesco Manno, Luigi Cochetti e Tommaso Minardi[17].

La scala del Mascarino[modifica | modifica wikitesto]

La scala del Mascarino

Celebre scala elicoidale edificata tra il 1583 e il 1584 su progetto di Ottaviano Mascarino, è caratterizzata da coppie di colonne in travertino che accompagnano l'andamento delle rampe a pianta ellittica. È coronata da un lucernario, ellittico anch'esso. Era la scala d'accesso al nucleo più antico del Palazzo e conduceva agli appartamenti dei pontefici, ai quali si poteva accedere direttamente a cavallo data la bassa ripidità dei gradoni della scalinata[18].

La loggia d'onore[modifica | modifica wikitesto]

È l'ambiente che si affaccia sul cortile d'onore, illuminato dai grandi finestroni posti sotto il torrino. Ospita le conferenze stampa delle personalità politiche consultate per la formazione degli esecutivi. Qui il presidente incaricato annuncia l'accettazione dell'incarico e talvolta rende pubblico l'elenco dei Ministri.

Decorata da grandi lesene con capitelli ionici dorati e da una decorazione pittorica che ricopre l'intera volta, eseguita nel 1908 da Ernesto Ballarini e Alessandro Palombi. Le colonne che ornano la sala provengono dall'iconostasi della Cappella Paolina[19].

Sopra la loggia si trova il torrino, costruito per ordine di Gregorio XIII. All'esterno è possibile vedere l'orologio del 1626, col quadrante diviso in sei ore. All'interno, una suggestiva sala da pranzo per gli incontri ufficiali più riservati, offre una splendida vista sulla Capitale.

Sala del Bronzino[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala, che deve il suo nome agli arazzi cinquecenteschi tessuti su disegni di Agnolo Bronzino, funge oggi da luogo di primo incontro tra il Presidente della Repubblica e i Capi di Stato ospiti provenienti dall'attigua Loggia d'onore.

I suddetti arazzi, dedicati alla storia biblica di Giuseppe, fanno parte della serie voluta da Cosimo I dei Medici nel 1546 per Palazzo Vecchio a Firenze, dove ancora si trovano i rimanenti non prelevati dai Savoia. Sulla volta, domina l'affresco de l'Allegoria dell’Italia di Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini dei primi del Novecento. L'ambiente fu nuovamente rinnovato nei pavimenti e negli arredi in occasione della visita di Adolf Hitler nel 1938: con questa occasione furono posti alcuni busti di personaggi dell'antica Roma di fattura moderna tranne che per uno databile al I secolo d.C.[20].

Lo studio del Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Pertini nel suo ufficio al Quirinale.

In questo ambiente il presidente della Repubblica tiene gli incontri ufficiali con i Capi di Stato e con i segretari di partito durante le consultazione per la formazione del Governo. In origine questa stanza era la camera da letto estiva dai pontefici.

Tra gli arredi degna di menzione è la scrivania francese del 1750, dalla quale il Presidente pronuncia il Messaggio di fine anno, mentre il dipinto dietro la scrivania, della seconda metà del Seicento, è del Borgognone[21].

La sala degli Arazzi di Lille[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano presiede il Consiglio Supremo di Difesa il 2 aprile 2007.

La sala oggi è utilizzata per le riunioni del Consiglio supremo di difesa, convocato almeno due volte all'anno dal Presidente della Repubblica.

L'ambiente, dapprima anticamera del pontefice, fu anche adibita a stanza da letto della regina Margherita, moglie di Umberto I. Nel soffitto, cinque preziose tele del tardo Seicento raffigurano scene mitologiche e divinità del mondo greco. Il caminetto, in porfido, è opera di Carlo Albacini, mentre le specchiere con cornici dorate e i fregi sopra le porte risalgono alla fine del XIX secolo. Nelle pareti sono conservati cinque splendidi arazzi, tessuti a Lille tra il 1715 e il 1720, raffiguranti scene di vita popolare; alcuni sono firmati da Guillaume Weniers, mentre gli altri furono creati su modelli del pittore David Teniers il Giovane. Il mobilio risale per lo più alla prima metà del Settecento, mentre il grande tappeto Herat risale all'inizio dell’Ottocento[22].

La biblioteca del Piffetti[modifica | modifica wikitesto]

La piccola sala deve il nome alla grandiosa e preziosissima libreria costruita, in origine, all'incirca alla metà del Settecento , per la villa della Regina [Anna d'Orleans] nei pressi di Torino dall'ebanista piemontese Pietro Piffetti. Per volontà di re Umberto I e della regina Margherita il capolavoro del Piffetti fu trasportato al palazzo del Quirinale, dove si può tuttora ammirare. [23].

Sala dello Zodiaco[modifica | modifica wikitesto]

La sala fu creata durante il periodo napoleonico, da due precedenti stanze risalenti all'epoca di papa Paolo V, per ricavare un grande salone dell’Imperatore (o sala dei Ministri). A quell'epoca risale il fregio a bassorilievo in stucco di Carlo Finelli, del 1812 raffigurante il trionfo di Giulio Cesare. L'ambiente divenne in epoca sabauda la sala da pranzo giornaliera della famiglia reale. La volta napoleonica fu scenograficamente decorata con raffigurazioni di tema astrologico (donde il nome) nel 1888 da Annibale Brugnoli. Ad ulteriore decorazione della sala, sette preziosi arazzi settecenteschi di manifattura francese fanno parte di un gruppo donato nel 1786 da Luigi XVI di Francia all'arciduca Ferdinando d'Austria e alla moglie Maria Beatrice d'Este[24].

La cappella dell'Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

È la cappella privata del palazzo, ricchissimo ambiente costituito da una piccola navata ellittica e dal presbiterio. Il progetto decorativo si deve al maestro bolognese Guido Reni, esecutore dello splendido ciclo di affreschi assieme a Francesco Albani, Antonio Carracci, Giovanni Lanfranco, Alessandro Albini e Tommaso Campana. Gli splendidi stucchi dorati, invece, si devono ad Annibale Corradini e Stefano Fuccaro. Stupenda la pala d'altare, di Guido Reni, che raffigura l'Annunciazione, mentre degno di nota è anche lo splendido pavimento in marmo, recante lo stemma di papa Pio VII[25].

La sala degli Specchi[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala ospita alcune udienze del capo dello Stato e il giuramento dei giudici della Corte costituzionale.

L'attuale decorazione si deve esclusivamente al periodo sabaudo, quando la sala fu adibita a camera da pranzo, quindi, quando quest'ala del palazzo ospitava l'appartamento del principe ereditario Umberto II, a sala da ballo. È illuminata da splendidi lampadari di Murano, riflessi nei numerosi specchi delle pareti, e arredata con divani e poltrone rivestiti di preziose tappezzerie in broccato bianco di seta con fiori oro, tanto che l'ambiente è anche definito come Sala Bianca[26].

Il salone delle Feste[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente Napolitano riceve papa Benedetto XVI nel salone delle Feste.

È l'ambiente più grande e solenne del palazzo, qui giura il nuovo Governo e si tengono i pranzi ufficiali.

Dal 1616 questa sala, un tempo Sala Regia, divenne sede dei pubblici concistori. Nel 1873 i Savoia vollero trasformarla in una sfarzosa sala da pranzo e ballo e vi predisposero una nuova elegantissima decorazione eseguita da Girolamo Magnani e Cecrope Barilli. Al centro della volta si può ammirare il Trionfo dell’Italia mentre il resto della sala è completamente ricoperto di elementi architettonici, scultorei e pittorici bianchi o dorati. Nel 1889 fu realizzato sulla parete verso lo Scalone d’onore un nuovo palco stabile per orchestra, destinato ai musicisti. Il pavimento è coperto da quello che è considerato il secondo tappeto più grande del mondo, che si estende per circa 300 m²[27].

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel palazzo del Quirinale si trovano diverse collezioni artistiche[28] che comprendono arazzi, dipinti, statue, carrozze, orologi, mobili, porcellane, molti dei quali arrivati fin qui da altre residenze italiane, soprattutto quelle delle corti pre-unitarie come nel caso del mobilio appartenente al Palazzo Ducale di Colorno; presente anche un'incredibile collezione di lampadari di vetro di Murano (realizzati a partire dagli ultimi anni del XVIII secolo dalle vetrerie storiche, tra le quali Pauly & C Compagnia Venezia Murano che disegno e realizzò un lampadario in stile "rezzonico" dell'altezza record di 6 metri con un diametro di circa 4 metri e 320 luci) e di cristallo.

Giardini[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente Pertini nei giardini del Quirinale.

I giardini del Quirinale, famosi per la loro posizione privilegiata che li costituiscono quasi come "isola" sopraelevata su Roma, furono nel corso dei secoli modificati a seconda dei gusti e delle necessità della corte papale.

L'attuale sistemazione integra il giardino "formale" seicentesco prospiciente il nucleo originale del palazzo con il giardino "romantico" della seconda metà del Settecento, conservando di quell'epoca l'elegante Coffee House edificata da Ferdinando Fuga come sala di ricevimento di Benedetto XIV Lambertini, decorata dalle splendide pitture di Girolamo Pompeo Batoni e Giovanni Paolo Pannini.

All'interno dei giardini del Quirinale si trova il famoso organo idraulico[29] costruito fra il 1997 e il 1999 da Barthélemy Formentelli in base alle caratteristiche del precedente organo ottocentesco. L'organo è alimentato da una cascata con un salto di 18 metri ed è a trasmissione integralmente meccanica, con un'unica tastiera di 41 note con prima ottava scavezza, senza pedaliera. La sua disposizione fonica è la seguente:

Manuale
Principale 8'
VIII 4'
XV 2'
XIX 1.1/3'
XXII 1'
Flauto in XII 2.2/3'

Complessivamente, i giardini del Quirinale misurano ben 4 ettari (40.000 )[30].

Sotto i giardini, attraverso una botola è possibile raggiungere gli scavi archeologici che hanno rinvenuto quanto resta dell'originario tempio al dio Quirino e alcune insulae di età imperiale.

Dipendenze[modifica | modifica wikitesto]

Scuderie[modifica | modifica wikitesto]

Le Scuderie del Quirinale, facciata su via della Dataria, verso la piazza del Quirinale

Il palazzo delle Scuderie al Quirinale fu costruito tra il 1722 e il 1732, su terreno già dei Colonna appartenente alla villa al Qurinale annessa al loro Palazzo, e si trova di fronte alla residenza presidenziale, affacciato su piazza del Quirinale. Il primo progetto si deve ad Alessandro Specchi, che su commissione di papa Innocenzo XIII, disegnò un edificio destinato a sostituire quello precedente di Carlo Fontana dell'inizio del XVIII secolo. Morto Innocenzo XIII, il nuovo papa Clemente XII, nel 1730, affidò a Ferdinando Fuga il compito di completare l'opera.

L'edificio ha mantenuto la sua funzione originaria di scuderia fino al 1938, anno in cui venne adattato ad autorimessa. Tra il 1997 e il 1999 venne completamente restaurato su progetto dell'architetto friulano Gae Aulenti. Destinato ad importante spazio espositivo (circa 1500 m²), fu inaugurato dal Presidente Ciampi e concesso al Comune di Roma. Attualmente ospita grandi mostre di richiamo internazionale ed è una delle sedi per mostre d'arte temporanee di Roma più visitata insieme al Vittoriano.

Caserma dei Corazzieri[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la Caserma dei Corazzieri è stato scoperto un complesso di Roma antica comprendente un tratto delle mura serviane, un podio forse templare e un edificio dell'età flavia con un ninfeo decorato da mosaici parietali di quarto stile. Forse si trattava della casa privata di Vespasiano e del tempio della Gens Flavia, come sembra suggerire una fistula trovata nelle vicinanze con il nome di Flavio Sabino[31].

Archivio storico[modifica | modifica wikitesto]

Giuramento del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, l'8 maggio 2008, di fronte all'originale della Costituzione.

Istituito sotto la presidenza Scalfaro nel 1996, dal 2009 è ospitato presso il Palazzo Sant'Andrea, così chiamato perché vicino alla Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, già noviziato della Compagnia di Gesù, poi divenuto durante il Regno d'Italia sede del Ministero della Real Casa. Sotto l'edificio, nel 1888, fu rinvenuto un importante reperto archeologico, la cosiddetta Ara dell'incendio neroniano.

Il patrimonio dell'archivio è liberamente consultabile, salvo per i documenti riservati relativi alla politica interna ed estera dello Stato, che diventano liberamente consultabili solo 50 anni dopo la loro data, e di quelli che contengono dati sensibili, che diventano pubblici e consultabili 40 anni dopo la loro data[32].

Tra i documenti storicamente più importanti vi è la copia originale della Costituzione sulla quale giurano il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri e i Giudici costituzionali all'inizio del loro mandato e il carteggio originale tra il Presidente Einaudi e Arturo Toscanini, nel quale si può leggere il rifiuto del celebre direttore d'orchestra alla nomina di senatore a vita[33].

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Menniti Ippolito, I papi al Quirinale
  2. ^ Dietro solo al palazzo Topkapı (700.000 m²) (Istanbul), Istana Nurul Iman (200.000 m²) (Brunei), Palazzo Apostolico (162.000 m²) (Vaticano), Città Proibita (150.001 m²) (Pechino) e il Palazzo Reale (134.999 m²) (Madrid)
  3. ^ Il Quirinale, la residenza più vasta del mondo, loveforitaly.it. URL consultato il 18 luglio 2013.
  4. ^ Il Quirinale, casa degli Italiani, ItineRoma.it. URL consultato il 28 ottobre 2014.
  5. ^ Voyager - Ai confini della conoscenza, Puntata 21 luglio 2014, Titolo puntata: Una notte a Roma, ilsussidiario.net, voyager.rai.it. URL consultato il 28 ottobre 2014.
  6. ^ Le monete e le medaglie di Sisto V, montaltomarche.it. URL consultato il 12 luglio 2009.
  7. ^ Breda Marzio, «Coesione sulle riforme» Il messaggio di Napolitano in Corriere della Sera, 13 maggio 2006. URL consultato il 12 giugno 2006.
  8. ^ La Manica Lunga e gli Appartamenti Imperiali, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  9. ^ I Luoghi, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  10. ^ Scalone d'onore, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  11. ^ Salone dei Corazzieri, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  12. ^ Cappella Paolina, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  13. ^ Prima Sala di Rappresentanza, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  14. ^ Prima Sala delle Logge, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  15. ^ Sala gialla, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  16. ^ Sala di Augusto, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  17. ^ Sala degli Ambasciatori, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  18. ^ Scala del Mascarino, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  19. ^ Loggia d'onore, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  20. ^ Sala del Bronzino, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  21. ^ Studio del Presidente, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  22. ^ Sala degli arazzi di Lille, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  23. ^ Biblioteca del Piffetti, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  24. ^ Sala dello Zodiaco, quirinale.it. URL consultato il 30 settembre 2010.
  25. ^ Cappella dell'Annunziata, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  26. ^ Sala degli specchi, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  27. ^ Salone delle feste, quirinale.it. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  28. ^ Notizie sulle collezioni di Palazzo
  29. ^ Fronzuto, pp. 502-504.
  30. ^ risultando, così, molto più grandi di alcuni loro "simili", come, ad esempio, i giardini dell'Eliseo, di soli 1,5 ettari, mentre quelli dell'Hôtel Matignon, residenza del primo ministro francese, sono di 3 ettari e quelli della Casa Bianca di 7.3 ettari, battuti da Buckingham Palace, con ben 17 ettari di parco.
  31. ^ Coarelli, p.222.
  32. ^ [1] Cfr. il regolamento per la consultazione nel Sito del Quirinale
  33. ^ Dino Pesole, Nell'archivio storico del Quirinale il gran rifiuto di Toscanini in Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2009. URL consultato il 7 novembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Borsi (curatore), Il Palazzo Del Quirinale, collana "Il patrimonio artistico del Quirinale", Milano, Electa, 1991. ISBN 88-435-3606-0
  • Carlo Azeglio Ciampi, Il Palazzo Del Quirinale, Roma, FMR ART'E', 2003. ISBN non esistente
  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984. ISBN 88-04-11896-2
  • Graziano Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2007, ISBN 978-88-222-5674-4.
  • Edoardo Montaina, Invito al Quirinale, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50585-0
  • Antonio Menniti Ippolito, I papi al Quirinale. Il sovrano pontefice e la ricerca di una residenza, Roma, Viella, 2004, isbn 88-8334-108-2

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