Palazzo Colonna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 41°53′53.31″N 12°28′59.41″E / 41.898142°N 12.483169°E41.898142; 12.483169

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri, vedi Palazzo Colonna (disambigua).
Trevi - palazzo colonna e basilica santi apostoli 01.JPG
La facciata del palazzo su piazza Santi Apostoli, con l'omonima basilica
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Informazioni
Condizioni in uso
Uso privata abitazione, rappresentanza, museo
Realizzazione
Proprietario Famiglia Colonna
 
Palazzo Colonna, veduta del cortile detto della Cavallerizza e di parte del palazzo adiacente alla Basilica dei SS. Apostoli
Maarten van Heemskerck, Palazzo Colonna e i resti del Serapeo (1534 - 1536)
Palazzo Colonna in una raffigurazione del 1748
Veduta di Via della Pilotta con gli archi che collegano il Palazzo Colonna ai giardini e alla villa del Quirinale, sulla sinistra il profilo della Sala ovale del rifacimento barocco del palazzo.


Palazzo Colonna è un palazzo romano, che ora occupa l'isolato compreso tra piazza Santi Apostoli, via Nazionale, via IV Novembre e via della Pilotta, e che si estende su un'area dove già prima dell'anno 1000 sono documentati edifici, case, fortezze appartenenti ai Conti di Tuscolo, dai quali discende la nobile famiglia dei Colonna. Lo stemma di questi ultimi, e quindi il nome, secondo taluni sembra prendere appunto il nome dalla vicina colonna di Traiano, a testimoniare la forte influenza della famiglia in quella zona.

L'insediamento medioevale[modifica | modifica sorgente]

Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo, un castello, dei Colonna nell'area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso.

Nel XIV secolo questo ospitò personalità illustri, come l'imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest'ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte.

Al principio del secolo XV Giordano Colonna signore di Genazzano, fratello maggiore del futuro papa Martino V, abitava il palazzo prospiciente la piazza dell'Olmo[1] odierna Piazza della Pilotta, forse identificabile con quello ritratto da Maarten van Heemskerck (1534-1536), demolito nel 1926 per fare posto alla Pontificia Università Gregoriana e dove visse per alcuni anni Ferdinando Gonzaga[2] come affittuario della nobile famiglia. Questo palazzo altrimenti detto palazzetto, che almeno dal secolo XVII venne normalmente affittato a cardinali, venne inglobato insieme a quanto rimaneva delle rovine dette "anticaglie" del probabile tempio del Sole o del tempio di Serapide nel "Casino nuovo", visibile nella veduta del giardino Colonna di Giuseppe Vasi della metà del secolo XVIII; il palazzo era altresì contraddistinto dal n. 258 nella contemporanea pianta di Giovanni Battista Nolli come "Palazzo e giardino del Contestabile Colonna con Ruine antiche". Alle spalle dell'edificio verso il Quirinale era addossata la Torre Mesa abbattuta nel 1574 per volontà di Gregorio XIII.

Altro edificio appartenente alla famiglia era quello detto "del vaso" posto anch'esso in prossimità della piazza e della via della Pilotta anticamente nota come via Biberatica[3], questo edificio a detta di Pasquale Adinolfi era quello più antico e pervenuto ai Colonna dai Conti di Tuscolo, e che successivamente fu ampliato fino alla piazza dei SS. Apostoli sul lato sinistro della basilica omonima per opera dei Della Rovere a cui pervenne nella seconda metà del secolo XV[4].

Adiacente alla basilica dei SS. Apostoli sul lato destro, risultava essere almeno sin dal secolo XIII un altro edificio della famiglia destinato a residenza dei suoi cardinali, dove visse lo stesso cardinale Oddone futuro papa Martino V, e che dopo la sua morte passò temporaneamente ad altri proprietari tra cui il Cardinale Bessarione e i parenti di papa Sisto IV[5], tornando nelle mani dei Colonna nel 1517 con bolla di papa Leone X.

Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: "lurida ed abbandonata" come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431.

Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d'Este, marchesana di Mantova, e grazie all'illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell'esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l'unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà.

Quello che doveva essere il cosiddetto palazzo "dell'olmo", come mostra la rappresentazione di Marten van Heemskerck, ancora nel 1535 insisteva sulle rovine dei templi imperiali (presumibilmente il Serapeo del Quirinale)[6].

Nel secolo successivo i Colonna tornarono quindi in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere, che già erano stati di loro proprietà sin dal medio evo, e agli inizi del Seicento nella zona si contano sei palazzi dei Colonna.

La ristrutturazione del XVII secolo e il palazzo barocco[modifica | modifica sorgente]

Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli, attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico.

I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al quale si deve anche il prospetto sulla piazza SS. Apostoli e quello su via della Pilotta. Su questo lato il palazzo è collegato tramite 4 eleganti archi cavalcavia al giardino della villa Colonna. La facciata del palazzo vero e proprio, al di là della cortina sulla piazza, è opera dell'architetto senese Paolo Posi.

Girolamo Colonna fece inoltre costruire l'ala più famosa del palazzo, la Galleria Colonna, iniziata sempre da Antonio Del Grande nel 1654, ripresa da Girolamo Fontana nel 1693 e inaugurata dal cardinale nel 1703, destinata ad ospitare la ricca collezione di famiglia cominciata dal padre Filippo, che specialmente nei dipinti sarà una delle più importanti nella città. Per aiutare lo Stato Pontificio a far fronte alle gravose imposizioni previste dal Trattato di Tolentino, i Colonna furono costretti a vendere oltre a gran parte dei gioielli e dell'argenteria della famiglia, alcune delle opere tra le più importanti (Raffaello, Tiziano, Veronese, Correggio, Reni, Guercino), solo in parte sostituite con acquisizioni successive.

Il palazzo conserva comunque tutta la suggestione di una dimora patrizia romana dell'età barocca; oltre alla splendida volta della galleria, affrescata da Giovanni Coli e Filippo Gherardi, diversi ambienti sono decorati da Giuseppe Bartolomeo Chiari, Benedetto Luti, Pompeo Batoni.

La visita[modifica | modifica sorgente]

L'appartamento della Galleria Colonna e la relativa Galleria (bell'esempio di principesco interno patrizio, con memorie familiari e quadreria) sono visitabili il sabato mattina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Archivio Colonna, scheda Tomassetti 4517; e Alessandro Spila, Interventi settecenteschi nel palazzo Colonna ai SS. Apostoli e giardino sul Quirinale, 2010. v. vol. I pp.150-175 e Piante nel vol. 2, tav.19.
  2. ^ v. voce Domenico Fetti in Dizionario Biografico degli italiani.
  3. ^ V. Christian Huelsen, Le Chiese di Roma nel Medio Evo, S. Andreae de Biberatica ovvero Iuxta SS. Apostolorum; U. Gnoli, Topografia e toponomastica di Roma medioevale e moderna, Roma 1984, voce Biberatica
  4. ^ P. Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, Tomo II, Libro IV, capo I, pp. 14 e segg.
  5. ^ A. Spila, Interventi settecenteschi nel palazzo Colonna... cit.
  6. ^ Si veda in proposito "Il serapeo del Quirinale" in Serena Ensoli e Eugenio La Rocca, Aurea Roma: dalla città pagana alla città cristiana.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]