Ignazio Gardella

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Ignazio Gardella

Ignazio Gardella (Milano, 30 marzo 1905Oleggio, 15 marzo 1999) è stato un architetto, ingegnere e designer italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia di architetti, il capostipite è l'omonimo bisnonno Ignazio Gardella (senior), si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1928 (mentre ottenne la laurea in architettura allo IUAV, Istituto Universitario d'Architettura di Venezia nel 1949). Nel periodo universitario entra in contatto con gli altri giovani protagonisti della scena milanese assieme ai quali prende parte attiva alla creazione del Movimento Moderno italiano. La lunga attività professionale, che inizia prima della laurea alla fine degli anni venti con il padre Arnaldo Gardella, produce un'enorme quantità di progetti e realizzazioni. Tra i primi edifici si può ricordare il Dispensario Antitubercolare di Alessandria (1934-38) che è uno dei capolavori dell'architettura razionalista. Prima della guerra sono da rimarcare anche alcune importanti partecipazioni a concorsi d'architettura, come quello per la costruzione della Casa del Fascio di Oleggio insieme all'architetto Luigi Vietti.

Nel primo dopoguerra Gardella riprende l'attività con pieno vigore producendo molte opere importanti e alcuni capolavori, come le case Borsalino ad Alessandria (1952). Negli stessi anni è protagonista dei maggiori momenti culturali, quali i CIAM (nel '52 fonda, con altri, la sessione estiva di Venezia; nel '59 partecipa al X CIAM ad Otterlo nei Paesi Bassi), o i primi congressi INU (il primo nel '49). La figura di Gardella rimane ai vertici del made in Italy dell'architettura per tutti gli anni sessanta e settanta, con intensa attività professionale la cui importanza è testimoniata dalla presenza sulle maggiori riviste internazionali. Suo è il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia della Spezia[1]. Nell'ultimo periodo della sua vita Gardella, ormai tra i decani dell'architettura italiana, produce ancora significativi progetti, come la Facoltà di Architettura di Genova (1975-89), che lo pongono ancora in prima linea nel dibattito sull'architettura.

Facoltà di Architettura, Genova

L'attività di Gardella ha avuto un ruolo determinante anche nel campo del design, già dal 1947 quando fonda, insieme a Luigi Caccia Dominioni l'azienda Azucena, la prima che inaugurò la produzione italiana di design di qualità. Gardella ha progettato principalmente mobili d'arredamento.

Gardella ebbe anche un'importante attività didattica, da quando nel 1949 venne invitato da Giuseppe Samonà a far parte dello staff dell'Istituto d'Architettura di Venezia. La carriera universitaria lo portò ad essere nominato professore ordinario nel 1962 e si protrasse fino al 1975.

Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra i quali: il premio nazionale Olivetti per l'Architettura (1955), la Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte (1977), il Leone d'oro alla carriera dalla Biennale di Venezia (1996), i titoli di membro onorario del RIBA (Royal Institute of British Architects), di membro dell'Accademia nazionale di San Luca e socio onorario dell'Accademia di Belle Arti di Brera.

L'architettura secondo Gardella[modifica | modifica wikitesto]

Se si cerca lo stile di Ignazio Gardella si rimane disorientati. I suoi progetti, negli anni, cambiano secondo le diverse tendenze architettoniche, spesso le anticipano, ma sempre contengono elementi divergenti dalla corrente alla quale si potrebbero associare. Gardella è uno degli architetti del Razionalismo italiano, ma il suo recupero di tecniche costruttive locali, come il famoso grigliato di mattoni del Dispensario, lo rende in qualche modo eretico. Negli anni cinquanta si avvicina alle correnti di recupero regionalista, ma i suoi edifici, mantengono, viceversa, un'astrattezza distante dalle manifestazioni più note, del neoliberty o del neorealismo architettonico. Negli anni sessanta e settanta l'autore sembra aderire ad una impostazione fortemente professionale, di indirizzo coerente al Movimento Moderno (o International Style). Gli Uffici Alfa Romeo (1969) si confrontano con l'impiego di materiali industrializzati e la gestione di un programma complesso; ma, a fronte di ciò, Gardella propone un tenace controllo della forma, imponendo addirittura una composizione simmetrica. Negli anni ottanta sembra aderire al post-modern, ma in realtà non ne condivise i fondamenti. Così egli stesso riferisce: … è sempre difficile dire chi sono i padri e chi sono i figli. Ma con Mario Ridolfi si diceva, scherzando, che se veramente noi fossimo stati i padri di tutte le opere esposte (alla Mostra della Biennale di Venezia del 1980) avremmo dovuto ammettere (…) di essere andati a letto con donne di ogni tipo e ogni razza (S. Guidarini, 2002). In realtà ci sono degli aspetti che permangono durante tutta la lunga carriera e ne costituiscono la continuità. Tali aspetti si possono sintetizzare in due punti complementari.

- L'architettura di Gardella mantiene sempre una compostezza che si potrebbe definire classica. Ciò lo si desume sia dalla estrema raffinatezza del dettaglio, che lo accosta talvolta al contemporaneo amico Franco Albini, sia dal controllo del disegno complessivo dell'edificio e dello spazio architettonico. Nella sua architettura c'è la preoccupazione di distaccarsi dall'immediato, dalla moda del momento, e di ricercare un altrove senza tempo.

- Complementare a questo aspetto è invece la capacità di cambiare registro, di adattarsi al genius loci (lo spirito del luogo), come pochi altri architetti sono riusciti ad esprimere. Se si confrontano le quasi contemporanee case Borsalino ad Alessandria con la casa alle Zattere a Venezia ci si rende conto di una differenza enorme. Cambiano i materiali, gli elementi, l'impostazione dei volumi. Ciò è dovuto evidentemente alla volontà di accogliere influenze dal contesto dell'ambiente costruito.

Opere e progetti significativi[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Carlo Felice a Genova
Prospetto Casa delle Zattere a Venezia

Scritti dell'autore[modifica | modifica wikitesto]

L'attività pubblicistica di questo autore, sebbene si estenda durante tutta la sua carriera attraverso articoli e progetti pubblicati in tutte le maggiori riviste nazionali ed internazionali, non produce testi di interesse teorico. Per avere un compendio delle sue principali idee si può far riferimento a:

  • Intervista a Ignazio Gardella a cura di Antonio Monestiroli, L'architettura secondo Gardella, Bari-Roma, Laterza,1997.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Relazione sul progetto e fotografie nel sito del Tribunale della Spezia, che ospita anche un estratto della Rivista di architettura ZODIAC

Bibliografia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Samonà, Ignazio Gardella e il professionismo italiano, Roma, Officina, 1981c.
  • AA. VV. a cura di Marco Porta, L'architettura di Ignazio Gardella, presentazione di Giulio Carlo Argan; saggio introduttivo di Roberto Gabetti; testimonianze di Franco Purini, ... (e altri), Milano, Etas libri, 1985.
  • Maria Cristina Loi, Angelo Lorenzi, Carlo Alberto Maggiore, Fabio Nonis, Simona Riva (a cura di) , Ignazio Gardella. Architetture, Electa, Milano 1998.
  • Rafael Bescòs, Carlo Alberto Maggiore (a cura di), "Ignazio Gardella (1905-1999). Arquitectura a través de un siglo", Electa España, Madrid 1999.
  • Paolo Zermani, Ignazio Gardella, Roma-Bari, Laterza, 1991,
  • AA. VV. a cura di Franco Buzzi Ceriani, Ignazio Gardella progetti e architetture 1933-1990, Venezia, Marsilio, 1992.
  • Stefano Guidarini, Ignazio Gardella nell'architettura italiana. Opere 1929-1999, Milano, Skira, 2002.
  • Alberto Ballerino, a cura di, 80 anni di storia alessandrina - 1925-2005, Il Piccolo, Alessandria, 2005
  • Antonio Monestiroli, Ignazio Gardella, Electa, 2009
  • Andrea Di Franco, Massimiliano Roca, Ignazio Gardella, Dispensario antitubercolare ad Alessandria, Alinea, 2005

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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