Corrado Cagli

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Corrado Cagli

Corrado Cagli (Ancona, 23 febbraio 1910Roma, 28 marzo 1976) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'attività artistica in Italia di Corrado Cagli si suddivide in due grandi momenti a causa dell'applicazione delle leggi razziali che nel 1938 lo costringono ad un trasferimento dapprima a Parigi e poi a New York, dove peraltro non rimane in un esilio dorato poiché durante il periodo bellico, divenuto cittadino americano, è di nuovo sul suolo europeo nei difficili giorni dello sbarco in Normandia (e poi in Belgio, sulle Ardenne sino a giungere in Germania) come present sergent statunitense, per difendere i valori democratici.

A sedici anni Cagli, che era giunto a Roma nel 1915 dove frequenta l'Accademia di Belle Arti, affresca la palestra Giulio Giordani e del 1928 è la realizzazione di un murale di circa settanta metri di estensione lineare per il teatro rionale di Campo MarzioTrevi – Colonna del PNF a Roma (oggi scomparso). In anni in cui ai giovani artisti sembravano aprirsi solo le strade della pigra continuità del decadentismo o del mito neo-romano predicato dal movimento Novecento Cagli, in maniera certo originale, si orienta verso i muri da affrescare quale impegno pubblico e politico dei pittori in contrapposizione all'attività esclusivamente privata e borghese della pittura da cavalletto. Poco dopo, a conferma di quella che fin dagli inizi è una costante del suo itinerario d'artista ossia il passare velocemente da una conquista all'altra, Cagli è a Umbertide dove opera quale direttore artistico nella fabbrica di ceramiche Rometti. Nella cittadina umbra, precisamente nella villa Mavarelli-Reggiani, nel 1930 realizza su muro il tema della Battaglia del Grano riuscendo a combinare elementi del decorativismo lineare, proprio delle figurazioni ceramiche, ai tratti dinamici tipici del futurismo.

Ha già decorato anche pareti alla Mostra romana dell'Edilizia del 1932 e alla quinta Triennale di Milano (dove esegue Preparativi alla guerra) quando nel 1933 scrive l'articolo polemico Muri ai pittori con il quale afferma, pochi mesi dopo le espressioni di Sironi, che quanto si fa in pittura oggi al di fuori della aspirazione murale (che ha persino mutato lo spirito della pittura da cavalletto influenzandone l'impianto e la materia) è fatica minore e, storicamente, vana. A convogliare le forze della pittura contemporanea occorrono i muri, le pareti.

Un autentico balzo nella maturazione di questo artista avviene in verità fin dal 1931, anno in cui, a Roma, inizia a frequentare pittori quali Fausto Pirandello e i nuovi amici Cavalli e Capogrossi lo stimola a canalizzare la sua arte verso scelte di pittoricismo più maturo e meno futuristicamente illustrativo, volgendosi verso una pittura spatolata con riferimenti stilistici ad artisti che erano comuni ai tre amici (quali Picasso, Braque, Derain, Campigli).

Il suo soggiorno a Paestum nel 1932 con il diretto contatto con la pittura pompeiana marca l'accesso ad una nuova fase basilare nella sua formazione artistica. Ora, afferma Fabio Benzi,i soggetti di afflato mitico, isolati su fondi uniformi, in cui la pittura si è ormai sciolta in una parvenza di encausto [...] e i riferimenti a Picasso, al purismo di Jeanneret-Le Corbusier (amico sempre di Bontempelli), all'astrattismo comasco nascente (sotto la stella di Bardi) sono maturati finalmente in una visione autonoma, monumentale, in una concezione emotiva del mito immanente.

Durante questa prima fase artistica che ha inizio nel 1927 e culmina con il successo della Battaglia di San Martino del 1936 (è ormai imminente l'interruzione italiana per motivi razziali), egli diviene l'animatore e l'organizzatore della Galleria della Cometa, la maggiore galleria romana e italiana del tempo, mentre della Scuola romana è parte costitutiva insieme a Capogrossi e Cavalli all'interno della quale è anche ispiratore[1] del Manifesto del Primordialismo plastico. Corrado Cagli sa captare gli stili europei più aggiornati e non a caso è anche uno sperimentatore smaliziato di nuovi linguaggi, forte anche delle intuizioni dello zio: Massimo Bontempelli. Egli è il maestro di grandi artisti quali Afro e Mirko Basaldella, Leoncillo Leonardi, e lo stesso Guttuso, come avrà modo di dichiarare nel 1951, ai suoi esordi è attratto dal suo stile brillante che va facendosi carico di magiche suggestioni. L'etica esistenziale e civile a cui Cagli informa la sua attività artistica, l'esigenza della libera iniziativa nell'arte, lo portano alla irrimediabile rottura con l'ortodossia culturale ufficiale del regime fascista che si rivela nelle Vedute di Roma che fanno parte del ciclo esposto (ed in parte censurato) all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1937.

Il rientro in Italia, dopo la parentesi bellica che avviene per Corrado Cagli nel 1947, non è privo di incomprensioni con il mondo artistico italiano stante il difficile momento che attraversano i pittori dell'astrattismo. Sulle pagine di Rinascita nel 1948 Roderigo di Castiglia (pseudomimo di Palmiro Togliatti) pubblica un articolo offensivo verso l'astrattismo in reazione alla mostra tenutasi a Bologna e alla quale avevano, tra gli altri preso parte anche: Afro, Birolli, Cagli, Greco, Mirko, Morlotti, Pizzinato, Treccani, Turcato, Vedova. In proposito Roderigo aveva scritto

« È una raccolta di cose mostruose [...] come si fa a chiamar 'arte', e persino 'arte nuova' questa roba [...] –con- tante brave persone disposte ad avallare con la loro autorità, davanti al pubblico, questa esposizione di orrori e di scemenze come un avvenimento artistico? [...] Abbiate coraggio! Fate come il ragazzino della novella di Andersen: dite ch'è nudo, il re; e che uno scarabocchio è uno scarabocchio. Ci guadagnerete voi perché sarete stati sinceri, e gli artisti, o pretesi tali, certo s'arrabbieranno sulle prime, ma poi farà bene anche a loro. »

In questi anni Cagli rafforza la propria linea astratta, di cui aveva già dato qualche segno anticipatore prima dell'esilio, che in qualche modo sembra conciliare le opposte fazioni che animano la scena: gli artisti di Fronte, gli astrattisti e i realisti capeggiati da Guttuso. In questo senso Cagli si pone in posizione armonica, pragmatica e coerente, con la ricerca maturata durante l'esperienza bellica, anticipando in Italia la corrente informale e segnica degli anni cinquanta e lanciando peraltro quello che è considerato il padre della corrente stessa: Giuseppe Capogrossi.

Crispolti avanza una riflessione che riguarda l'esperienza informale di Cagli e la rispettiva portata concentrando l'attenzione sulle conseguenze non soltanto a Roma, ma relativamente alla stessa formazione del gestualismo spaziale e nucleare milanese. In tal senso l'elenco degli artisti che si direbbero toccati è lungo e interessantissimo e si articola da Vedova a Colla, da Dova a Crippa fino a giungere alle Impronte di Toti Scialoja dove, scrive Claudio Crescentini, il riscontro visivo [...] sembra molto pregnante e la filiazione tecnica e perciò di linguaggio alquanto diretta.

Con la serie delle Tavolette Cagli sembra precorrere i tempi aprendo in particolare alle teorie di un'arte derivata proprio dalla chiave di lettura junghiana, dal pensiero filosofico e psicoanalitico. Ma l'attività di un Cagli instancabile non si ferma e segna da lì a poco anche un'altra importante ed innovativa tappa con la realizzazione di cartoni per gli arazzi della Sala delle Feste della nave ammiraglia della Marina Italiana Leonardo da Vinci. Parecchi suoi lavori vengono riprodotti dall'Arazzeria Scassa di Asti e dalla Arazzeria Pennese di Penne.

Per comprendere a fondo questo straordinario artista anticipatore occorre infine aver presente la definizione di gran stregone che Longhi fa di Cagli. La cultura in questo maestro è, infatti, magia decifrata in Jung. A scorrere i testi junghiani si comprende quanto l'arte di Corrado Cagli si sia commisurata con tali teorizzazioni. Proprio Jung afferma, in Problemi dell'anima moderna, che

« il portare a termine un'immagine primitiva è, in certo modo, una traduzione in lingua viva, in lingua del nostro tempo, attraverso la quale ciascuno di noi ritorna capace di ritrovare quell'accesso alle sorgenti più profonde della vita, che in altro modo resterebbero, per ciascuno e per tutti, interdette: là è anche la portata, e l'importanza, sociale dell'arte. »
Corrado Cagli, Il Navigatore, opera unica su tela (cm 135x100), 1973, collezione pubblica del Comune di Cagli

Proprio con le Tavolette che seguono in Cagli un sorta di percorso di tipo carsico, Crispolti indica l'ingresso nella pittura di Cagli di un'imagerie a carattere magico-totemico, in una sorte di indagine fantastica, alla ricerca di archetipi, ora soprattutto figurali, come in un certo modo, particolarmente nelle Impronte del '49 e del '50 e nei Motivi cellulari pure di quegli anni, era alla ricerca invece di archetipi soprattutto segnici. Le Tavolette rappresentano un'esigenza spirituale, sono il frutto di quell'ininterrotta ricerca sul mistero dell'uomo che Cagli non ha mai abbandonato. E allora come non dare spazio conclusivo a Vigorelli quando a proposito di Corrado Cagli scrive

« Né eclettica né sperimentale, non nostalgica d'un classicismo fatto ma se mai fiduciosa di una classicità tuttora da fare, la sua pittura, in una parabola sempre incompiuta ma tra le più conclusive del nostro tempo, non fa parte soltanto della storia della pittura moderna, ma si innesta nella storia maggiore dello spirito contemporaneo. »

Giudizio critico[modifica | modifica wikitesto]

Qualcuno ha definito in passato Corrado Cagli il Picasso italiano[senza fonte]. Giudizio certo lusinghiero che tuttavia non aiuta a ben comprendere la reale complessità di questo artista che troppo spesso, negli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa, è stato bollato semplicemente quale pittore eclettico. Un'etichetta questa ingiustificata che comprimeva la percezione e la portata del suo operato. Corrado Cagli è un artista sperimentatore che opera in un ininterrotto stato di natura. Egli trae dal Quattrocento e dal Rinascimento, e soprattutto dalla frequentazione delle opere di Paolo Uccello, Piero della Francesca e Andrea del Castagno, l'aurea proporzione del ritmo compositivo e del colore. Ma anche quando si muove in aula ingenti memoriae non fa mai un'operazione di tipo archeologico poiché egli agisce nel tempo ritrovato, per premunire il futuro afferma Vigorelli[non chiaro]. Nel periodo dell'entre-deux guerres egli è sicuramente uno dei maggiori punti di riferimento nel panorama artistico italiano e la sua pittura, in quegli anni, è una delle più dense di suggestioni. Dopo Severini e ancor prima di Sironi, è tra i primi suscitatori e teorici della pittura murale che negli anni trenta costituiva il dibattito ed il tema su cui si addensava parte delle ricerche artistiche italiane.

Premio dell'Angelo - Città di Cagli[modifica | modifica wikitesto]

Significativa è poi la motivazione del Premio dell'Angelo città di Cagli che il consiglio comunale di Cagli (con delibera del 30 giugno 2003) ha inteso assegnare alla sua memoria:

« La personalità artistica di Corrado Cagli è una delle più rilevanti del XX secolo caratterizzata com'è da versatilità pittorica e da straordinaria capacità di promozione di idee e nuove poetiche.

Egli è, specie a far data dal grande ritorno in patria avvenuto negli anni 1947-48, autentico protagonista di un vasto movimento di risveglio dell'arte figurativa a Roma e in Italia, al punto che in quegli anni non vi sono giovani di qualche talento che in qualche modo non si uniscono a lui. E ancor prima la coerenza con un'etica esistenziale e civile, che conduce alla definitiva rottura con l'ortodossia culturale ufficiale del regime fasciata, da un lato lo porta fin dal 1937 ad esprimere pienamente la sua libertà d'iniziativa artistica e dall'altro lo incalza all'impegno morale quale ufficiale nell'esercito americano per la difesa dei valori democratici. Il Premio conferito alla memoria di Corrado Cagli è innanzitutto un omaggio all'arte di cui è uno dei maggiori maestri del Novecento ma anche alla libertà dell'espressione artistica della quale egli è un coerente e indiscusso testimone. Questo premio è inoltre gesto di fraternità a fronte del torto dell'allontanamento forzoso che la genia dei Cagli, per discriminazioni razziali, ha subito nel 1631 (anno della devoluzione del Ducato d'Urbino allo Stato Pontificio) a seguito dell'applicazione delle disposizioni del nuovo governo romano. »

Opere nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche se alla fine non lo firmò, per sopraggiunte divergenze con Cavalli e Capogrossi, partecipò con loro alla mostra parigina alla galleria Bojean visitata dal critico Waldemar George che coniò per loro l'appellativo Ecole de Rome

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Bergamini, Giancarlo Pauletto, Cagli: Opere 1932-1976, Pordenone, Edizioni Concordia, Centro Iniziative Culturali, Collana Protagonisti, 2004, pp. 120. ISBN 88-8426-016-7
  • Marziano Bernardi, Cagli. L'arazzaria di Asti, Roma, Editrice Tevere, 1971
  • Elio Mercuri, Cagli - Dalla pittura all’arazzo, Roma, Savelli editore, 1973
  • Alessandro Masi, e Laura Turco Liveri, "Corrado Cagli: il teatro delle forme, dal primordio all'archetipo", AxA, 1999
  • Alberto Mazzacchera. Da Cagli a Cagli in Da Cagli a Cagli. Disegni di Corrado Cagli, (cat. Mostra), Sant'Angelo in Vado, 2004, pp. 9–11
  • Fabio Benzi (a cura di), Cagli, (cat. Mostra, Mole Vanvitelliana di Ancona), Milano, 2006
  • Fabio Benzi (a cura di), Corrado Cagli e il suo magistero: mezzo secolo di arte italiana dalla Scuola romana all'astrattismo, Milano, Skira, 2010. ISBN 9788857208022

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 113426605