Palazzo dei Diamanti

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Coordinate: 44°50′31.78″N 11°37′16.06″E / 44.842161°N 11.621128°E44.842161; 11.621128

Palazzo dei Diamanti
Ferrara 07-05 (67).jpg
Palazzo dei Diamanti, angolo con Corso Ercole I d'Este
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Ferrara
Indirizzo Corso Ercole I d'Este 21
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1493 - 1503
Stile rinascimentale
Uso pinacoteca, mostre
Realizzazione
Architetto Biagio Rossetti
Proprietario Comune di Ferrara
Proprietario storico Estensi, Villa
 
Palazzo dei Diamanti, facciata principale
« Lampeggia, palazzo spirtal de'dïamanti,
e tu, fatta ad accôrre sol poeti e duchesse,
o porta de' Sacrati, sorridi nel florido arco! »
(Giosuè Carducci, Alla città di Ferrara)

Il Palazzo dei Diamanti è uno dei monumenti più celebri di Ferrara e del Rinascimento italiano, situato in Corso Ercole I d'Este 21, nel Quadrivio degli Angeli, proprio al centro dell'Addizione Erculea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fu progettato da Biagio Rossetti per conto di Sigismondo d'Este, fratello del duca Ercole I d'Este, nel 1492. La costruzione vera e propria avvenne tra il 1493 e il 1503. L'edificio fu modificato fra il 1567 e il 1570 da Galasso Alghisi (talvolta indicato come Galeazzo Alghisi o Galeazzo da Carpi), tali interventi potrebbero secondo alcuni studiosi aver riguardato il fascione in laterizio che corona il palazzo, l'inserimento del balconcino d'angolo, la forma e la disposizione delle finestre in facciata[1]. Il palazzo fu abitato in maniera discontinua da componenti la casa d'Este fino alla devoluzione di Ferrara alla Santa Sede avvenuta nel 1598. In particolare dal 1586 fu la residenza di Cesare d'Este, cugino del duca Alfonso II d'Este e di sua moglie Virginia de' Medici figlia di Cosimo I e Camilla Martelli. In questo periodo furono decorati i tre ambienti che si affacciano su corso Biagio Rossetti (l'antica via di san Benedetto o dei Prioni) e che costituivano l'appartamento di Virginia de' Medici. I soffitti a cassettoni e i fregi della «stanza matrimoniale» (1589 - 1590) e della «stanza del parto» (1591) furono realizzati prevalentemente da Giulio Belloni e aiuti e sono ancora in parte visibili in loco. Altri dipinti su tela realizzati dai Carracci e da Gaspare Venturini per la «stanza del poggiolo» (1592) sono ora conservati presso la galleria Estense di Modena. Sempre alla galleria Estense di Modena si trova una serie di quattro tele rettangolari attribuite a Gaspare Venturini, altre parti del ciclo appartengono ora a collezioni private, raffiguranti allegorie provenienti dal «camerino» dei libri di Cesare. Il camerino è stato ipotizzato si trovasse nell'ala sud del palazzo a piano terra e le decorazioni furono realizzate tra il 1592 - 1593.[2].

Nel 1641 il palazzo fu ceduto, da Francesco I d'Este, nipote e successore di Cesare d'Este al marchese Guido I Villa. I nuovi proprietari modificheranno il portale d'ingresso facendo eseguire le modanature e le due candelabre laterali[3]. Diversi ritratti dei componenti la famiglia Villa sono ancora visibili nella sala d'ingresso della pinacoteca.

Nel 1832 il palazzo fu acquistato dal Comune di Ferrara al fine di ospitarvi la Pinacoteca e l'Ateneo Civico.

Durante i bombardamenti del 1944 che colpirono la città l'edificio fu danneggiato e andarono perdute parte delle opere conservate nei depositi.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La sua caratteristica principale è il bugnato esterno a forma di punte di diamante, che danno il nome al palazzo. I circa 8.500 blocchi di marmo bianco venato di rosa creano pregevoli effetti prospettici grazie al diverso orientamento delle punte, orientate diversamente a seconda della collocazione in modo da catturare al meglio la luce (ora verso terra, ora centralmente e verso l'alto nel risalire dalla parte inferiore del monumento).

Celebri anche le candelabre e le decorazioni fitomorfe d'angolo tradizionalmente attribuite a Gabriele Frisoni un tagliapietre originario di Mantova.

All'interno presenta un tipico cortile rinascimentale con chiostro e un pozzo di marmo; quest'ultima è caratteristica peculiare dei giardini ferraresi.

La Pinacoteca nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Pinacoteca nazionale
Tipo Arte
Indirizzo Corso Ercole I d'Este 21
Ferrara, Italia
Sito web ufficiale

Al piano nobile il Palazzo ospita la Pinacoteca Nazionale, con dipinti fondamentali della scuola ferrarese dal Duecento al Settecento.

Tra le pitture più antiche troviamo il grande affresco staccato raffigurante il Trionfo di sant'Agostino del modenese Serafino de'Serafini o tavole a fondo oro, come la Madonna col Bambino di Gentile da Fabriano. Cosmè Tura (presente con il Giudizio e il Martirio di san Maurelio), Ercole de' Roberti, Vicino da Ferrara e Michele Pannonio sono i principali artisti ferraresi del Quattrocento, rappresentato da varie opere. Dalle collezioni estensi provengono opere di vari artisti, tra cui Andrea Mantegna (Cristo con l'animula della Madonna). Di autore incerto sono la Musa Erato e la Musa Urania, che provengono dallo Studiolo di Belfiore del marchese Leonello d'Este a palazzo di Belfiore.

Il Cinquecento è rappresentato dal maestro del classicismo Garofalo, presente con numerose opere tra le quali spicca la Pala Costabili, opera di collaborazione con Dosso Dossi. Il periodo del manierismo è testimoniato dalle opere di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, caratterizzate da una fisicità derivata dalle opere di Michelangelo, che si rarefà nelle più eteree opere tarde; altri maestri presenti con loro opere sono Vittore Carpaccio, l'Ortolano, il Maineri, il Panetti, il Coltellini, il Maestro degli Occhi Spalancati e altri.

Lo spazio espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Al piano inferiore si trova la Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, che ospita mostre temporanee di alto livello a partire dal 1992, quando venne inaugurata dalla rassegna su Claude Monet e i suoi amici. Dagli anni settanta ha ospitato il Centro videoarte. Alcune delle significative mostre allestite al palazzo sono:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Toffanello, Ferrara. La città rinascimentale e il delta del Po, 2005, pp. 89-90.
  2. ^ S. Cavicchioli, Nei secoli della magnificenza, 2008, pp. 105-125.
  3. ^ J. Bentini, La pinacoteca Nazionale di Ferrara, 1992, p. XII.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carla Di Francesco (a cura di), Palazzo dei Diamanti. Contributi per il restauro, Padova, Spazio Libri Editori, 1991, ISBN 88-85240-19-4.
  • Jadranka Bentini (a cura di), La Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Catalogo generale, Bologna, Nuova Alfa editoriale, 1992, ISBN 88-7779-292-2.
  • Marcello Toffanello, Ferrara. La città rinascimentale e il delta del Po, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 2005, pp. 87-90, ISBN 88-240-1113-6. ISBN 9788824011136.
  • Sonia Cavicchioli, Nei secoli della magnificenza. Committenti e decorazione d'interni in Emilia nel Cinque e Seicento, Argelato (BO), Minerva, 2008, pp. 105-125, ISBN 978-88-7381-212-8.

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