Jean-Baptiste-Siméon Chardin

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« Oh Chardin! Quello che mescoli sulla tua tavolozza non è del bianco, del rosso o del nero, ma la sostanza stessa degli oggetti; prendi con la punta del tuo pennello l’aria e la luce e le fissi sulla tela »
(Denis Diderot,Salon de 1763[1])
Autoritratto, 1775, Parigi, Musée du Louvre

Jean-Baptiste-Siméon Chardin (Parigi, 2 novembre 1699Parigi, 6 dicembre 1779) è stato un pittore francese, autore soprattutto di pregevolissime nature morte e di quadri aventi come soggetto i giochi semplici dell'infanzia. Celebri anche i suoi ritratti eseguiti a pastello.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza e la prima fase della carriera[modifica | modifica wikitesto]

La razza1928, Musèe du Louvre, Parigi

Figlio di un ebanista fabbricante di biliardi a servizio del re, diversamente dai suoi contemporanei non frequentò l'Accademia né soggiornò a Roma, ma si formò come apprendista nello studio del pittore Pierre Jaques Cazes e poi in quello di Noël Coypel e di Joseph Aved: ancora giovane, partecipò al restauro degli affreschi del Primaticcio nella reggia di Fontainebleau.

Allo studio dei grandi maestri preferì ben presto l’osservazione diretta della realtà. Tale predilezione lo condusse a dedicarsi alla natura morta, un genere pittorico considerato all’epoca minore, che Chardin praticò con straordinaria indipendenza, raggiungendo esiti decisamente innovativi.

« Io voglio riprodurre il più esattamente possibile la fattura, la struttura, la realtà degli oggetti; quelle superfici lisce, così propizie alla rifrazione e al riverbero del più piccolo raggio di luce che le colpisce »
(Jean Baptiste Siméon Chardin, in una sua lettera del 1725)

La notorietà procuratagli dalle sue prime opere (Un'insegna da chirurgo, la Razza, il Buffet) gli fruttarono l'ammissione all'Accademia (1728), presso la quale rivestirà in seguito prestigiose cariche.

La fase della pittura di genere[modifica | modifica wikitesto]

La ragazza col volano , 1741,
Galleria degli Uffizi (Firenze)

Nel 1735 sposò, in seconde nozze, Françoise-Marguerite Pouget, di estrazione borghese, che lo introdusse in un nuovo ambiente ricco di stimoli per la sua carriera.

Bolle di sapone, 1734, Versione esposta a Los Angeles, LACMA

A partire dal 1735 fino al 1747, Chardin si dedicò alla pittura di genere, conscio del successo di mercato che essa riscuoteva. Si trattò di una vera e propria svolta nella sua carriera che determinerà a partire dal 1737, anno in cui cominciò ad esporre al Salon del Louvre, la consacrazione definitiva presso il pubblico e la critica.

Si tratta di un repertorio inedito e personale con cui l’artista creò scene di genere i cui i protagonisti, domestici o rampolli della borghesia francese, sono ritratti nello svolgimento di semplici attività quotidiane. Uno dei temi prediletti da Chardin in questo periodo artistico era la rappresentazione delle occupazioni ludiche dei giovani. Quadro simbolo di questo tema è ritenuto “Bolle di sapone” (1734), realizzato in tre versioni (adesso al Metropolitan di New York, alla National Gallery di Washington e al LACMA di Los Angeles).

Il ritorno alle nature morte[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni ‘40 tornò a dipingere esclusivamente nature morte. Da un punto di vista tecnico questa nuova fase vide intensificarsi l'indagine sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce sugli oggetti, così da ottenere nuove forme di luminosità accarezzanti gli oggetti immersi in una atmosfera di contemplazione e in una consistenza sempre più sfumata.[2]

Nel 1743 divenne cancelliere dell'Accademia e dodici anni dopo ne assunse il ruolo di tesoriere, mentre nel 1761 ricevette l'incarico di organizzare il Salon. Le sue composizioni esercitarono un grande fascino sul pubblico e Diderot, il suo maggiore biografo, lo definì il pittore «scienziato del colore e dell’armonia». Alla stima degli intellettuali e dei critici si unì ben presto anche quella del sovrano Luigi XV, il quale nel 1757 gli concesse il privilegio di risiedere e lavorare al Louvre, dove rimase fino alla morte.

Durante gli anni '60 la fama di Chardin oltrepassò i confini nazionali e le sue opere vennero riprodotte e diffuse da importanti riviste straniere come, ad esempio, il British Magazine. La sua notorietà giunse fino in Russia e nel 1766 Caterina II gli commissionò alcune opere per l’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.

L'ultimo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Autoritratto
Pastello

A partire dagli anni '70 del XVIII secolo, rallentò il ritmo di lavoro e iniziò a servirsi solo dei pastelli. Gli ultimi anni dell’artista furono infatti segnati da una grave malattia agli occhi, che gli impedì di proseguire a dipingere ad olio, ma non di sperimentare la tecnica del pastello.[3] E con questa tecnica si dimostrò ancora in grado di produrre grandi capolavori, autoritratti, ritratti (soprattutto della seconda moglie, Françoise Marguerite Pouget) e studi d’espressione.

« Le mie infermità mi hanno impedito di continuare a dipingere a olio; mi sono gettato sul pastello che mi ha fatto raccogliere ancora qualche fiore »
(Jean Baptiste Simeon Chardin, in una lettera inviata al Sovrintendente agli Uffici della Corona nel 1778)

Il Ritratto di fanciulla e il Ritratto di ragazzo, che l’anziano artista espose al Salon del 1777, e che la critica apprezzò moltissimo, furono le sue ultime opere, con le quali concluse la sua lunga carriera.

Il 6 dicembre 1779, all’età di 80 anni, si spense nella sua abitazione parigina al Louvre.

Mostre in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dei Diamanti, Ferrara 2010

Dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 Ferrara ha ospitato la prima mostra italiana dedicata a Chardin. La rassegna, curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto dell'artista, è stata organizzata in collaborazione con il Museo del Prado, che l'ha ospitata dopo il debutto ferrarese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1], Salon de 1763
  2. ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.233-234
  3. ^ Affetto dall’amaurosi, una patologia che conduceva alla perdita progressiva della vista, il pittore dovette rinunciare ad usare i colori ad olio, i cui pigmenti e leganti gli procuravano terribili sofferenze, ma, nonostante l’età avanzata, decise di cimentarsi con il pastello

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

AA.VV., La pittura barocca: due secoli di meraviglie alle soglie della pittura moderna, Electa, Milano 1999, pp. 296-301 ISBN 88-435-6761-6

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