Jean-Baptiste-Siméon Chardin

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Autoritratto, 1775, Parigi, Musée du Louvre

Jean-Baptiste-Siméon Chardin (Parigi, 2 novembre 1699Parigi, 6 dicembre 1779) è stato un pittore francese, autore soprattutto di pregevolissime nature morte e di quadri aventi come soggetto i giochi semplici dell'infanzia. Celebri anche i suoi ritratti eseguiti a pastello.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La ragazza col volano
1741 (81 × 64 cm)
Galleria degli Uffizi (Firenze)

Figlio di un ebanista fabbricante di biliardi a servizio del re, diversamente dai suoi contemporanei non frequentò l'Accademia né soggiornò a Roma, ma si formò come apprendista nello studio del pittore Pierre Jaques Cazes e poi in quello di Noël Coypel e di Joseph Aved: ancora giovane, partecipò al restauro degli affreschi del Primaticcio nella reggia di Fontainebleau.

Sin dalla prima sua fase artistica evidenziò un'attrazione verso la corrente rococò ed una predilezione per le composizioni basate su frutta, animali ed oggetti.

La notorietà procuratagli dalle sue prime opere (un'insegna da chirurgo, la Razza, il Buffet) gli fruttarono l'ammissione all'Accademia (1728), presso la quale rivestì prestigiose cariche.

Nel 1737, dopo un'esposizione al Salon raggiunse l'apice del suo successo, concretatosi sia per l'apprezzamento di Luigi XV, sia per la diffusione svolta dai popolari incisori Cochin e Lépicié delle sue opere.

Durante l'annata 1743 divenne cancelliere dell'accademia e dodici anni dopo ne assunse il ruolo di tesoriere, mentre nel 1761 ricevette l'incarico di organizzare il Salon.

Riuscì a realizzare uno dei suoi sogni giovanili quando nell'anno 1757 iniziò a soggiornare al Louvre, dove vi resterà fino al decesso.

In questa fase creativa, l'artista affondò il suo pennello alla ricerca della profondità dei sentimenti umani e del mondo, mentre da un punto di vista tecnico perseguì nuove tonalità di colore e nuove forme di luminosità accarezzanti gli oggetti immersi in una atmosfera di contemplazione e in una consistenza sempre più sfumata.[1]

A causa della sua malferma salute e della caduta in disgrazia dei suoi protettori a corte, a partire dagli anni '70 del XVIII secolo, rallentò il ritmo di lavoro e iniziò a servirsi quasi solo dei pastelli, venendo progressivamente abbandonato dal favore del grande pubblico.

Mostre in Italia[modifica | modifica sorgente]

Autoritratto
Pastello

Palazzo dei Diamanti, Ferrara 2010

Dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 Ferrara ha ospitato la prima mostra italiana dedicata a Chardin. La rassegna, curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto dell'artista, è stata organizzata in collaborazione con il Museo del Prado, che l'ha ospitata dopo il debutto ferrarese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.233-234

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

AA.VV., La pittura barocca: due secoli di meraviglie alle soglie della pittura moderna, Electa, Milano 1999, pp. 296-301 ISBN 88-435-6761-6

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