Dosso Dossi

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Melissa (1520 circa)
Sapiente con compasso e globo
Affreschi nella Villa Imperiale di Pesaro

Giovanni di Niccolò Luteri, detto comunemente Dosso Dossi (San Giovanni del Dosso, 1486? – Ferrara, 1542), è stato un pittore italiano.

Fu il principale artista attivo alla corte ferrarese degli Este nel primo Cinquecento, l'epoca dell'Ariosto, delle cui evocazioni fantastiche fu un suggestivo interprete[1]. Alcuni dei suoi motivi mitologici furono ancora fonte di ispirazione per i pittori emiliani del primo Seicento come Annibale Carracci[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I dati biografici sull'artista sono scarsi. Non se ne conoscono con certezza né la data né il luogo di nascita. Il padre era originario del Trentino e fu economo alla corte estense di Ferrara. Nel 1485 è accertato che la famiglia abitasse a Tramuschio di Mirandola, dove quindi è probabile sia nato il pittore[2]. Essendo il padre divenuto proprietario del piccolo podere di Dosso Scaffa, nei pressi di Mantova, trasmise tale nome ai figli, compreso il più piccolo Battista[3].

Nella sua formazione Dosso non attinse direttamente alla prestigiosa scuola ferrarese del Quattrocento, ma vi fu influenzato solo dopo avere già imparato i segreti dei pittori veneti, in particolare Giorgione. A questi insegnamenti di base aggiunse poi rimandi alla cultura classica e a Raffaello, oltre a una propria attitudine narrativa ben sviluppata[4].

Nel 1510 si trovava a Mantova, al servizio dei Gonzaga, e nel 1514 fu nominato pittore di corte a Ferrara. In tale veste fu coinvolto nelle principali imprese decorative di Alfonso d'Este, quali i Camerini d'alabastro. A lui è infatti attribuita la coreografia generale dell'apparato decorativo, a cui parteciparono da Venezia anche Giovanni Bellini e Tiziano, nonché la realizzazione di alcuni dipinti, tra cui il Trionfo di Bacco in India per il quale Raffaello aveva fornito i disegni senza però riuscire a dipingerlo per l'improvvisa scomparsa. A Dosso spettarono anche le tele che ornavano i soffitti e molte decorazioni minori. Come è noto il complesso dei Camerini venne smantellato con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1598 e i dipinti vennero dispersi. Quelli di Dosso finirono infine in parte alla Galleria Estense di Modena[4]. Per questa città tra il 1518 e il 1521 realizzò una pala per l'altare di San Sebastiano nel duomo che gli era stata commissionata dalla Confraternita della Mensa Comune dei Preti.

Con frequenti viaggi (Firenze, Roma e soprattutto Venezia), Dosso si tenne sempre aggiornato alle ultime novità dei centri artistici nevralgici della penisola, avviando soprattutto un proficuo dialogo con Tiziano, da cui riprese la ricchezza cromatica e le ampie aperture paesistiche. Nonostante ciò nella sua arte non si registrano forti scarti stilistici tra le varie fasi, ma piuttosto l'uso di registri diversi a seconda del soggetto: monumentale per le pale d'altare, più fluido e ricco d'inventiva per i soggetti letterari e mitologici, che tuttora sono la parte della sua produzione più apprezzata dalla critica[1]. Per un periodo fu in contatto con Michelangelo, dipingendo massicci nudi virili.

Verso il 1530, per i Della Rovere, affrescò la Villa Imperiale di Pesaro e poco dopo lavorò a fianco del Romanino nel Castello del Buonconsiglio a Trento[4].

Negli ultimi anni accentuò i contrasti del chiaroscuro e i rimandi simbolici nelle opere[4].

Fu il fratello maggiore di Battista Dossi, altro pittore attivo alla corte ferrarese.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c De Vecchi-Cerchiari,. cit., pag. 234.
  2. ^ Luteri Giovanni Detto Dosso Dossi in Dizionario Biografico – Treccani
  3. ^ Dosso Dossi - Giovanni di Niccolò Luteri - Biografia e opere a Bologna - Arte.it
  4. ^ a b c d Zuffi, cit., pag. 287.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Jellinek, Giovio, Leoniceno, Dosso: un ritratto dimenticato, in Il camerino delle pitture di Alfonso I, a cura di A. Ballarin, t. VI, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, 2007 (ma 2008), pp. 129–158
  • Vincenzo Farinella, Dipingere Farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi: un elogio dell'otium e della pittura per Alfonso I d'Este, Firenze, Polistampa, 2007
  • Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, cat. della mostra a cura di Andrea Bayer, Ferrara, Ferrara Arte, 1998
  • Alessandro Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, 1994
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano, 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Stefano Zuffi, Il Cinquecento, Electa, Milano 2005. ISBN 8837034687
  • Il camerino delle pitture di Alfonso I, a cura di Alessandro Ballarin, tomi I-VI, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, 2002-2007
  • Amalia Mezzetti, Il Dosso e Battista Ferraresi, Ferrara, Cassa di Risparmio, 1965

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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