Dosso Dossi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Melissa (1520 circa)
Sapiente con compasso e globo
Affreschi nella Villa Imperiale di Pesaro

Giovanni di Niccolò Luteri, detto comunemente Dosso Dossi (Tramuschio, 1486? – Ferrara, 1542 circa), è stato un pittore italiano.

Fu il principale artista attivo alla corte ferrarese degli Este nel primo Cinquecento, l'epoca dell'Ariosto, delle cui evocazioni fantastiche fu un suggestivo interprete[1]. Alcuni dei suoi motivi mitologici furono ancora fonte di ispirazioni per i pittori emiliani del primo Seicento come Annibale Carracci[1].

Indice

[modifica] Biografia

I dati biografici sull'artista sono scarsi. Non se ne conosce con esattezza né la data né il luogo di nascita. Il padre era originario del Trentino e fu economo alla corte estense di Ferrara. Divenuto proprietario di Villa Dossi, nei pressi di Mantova, trasmise ai figli tale nome, compreso il più piccolo Battista.

Nella sua formazione Dosso non attinse direttamente alla prestigiosa scuola ferrarese del Quattrocento, ma vi fu influenzato solo dopo avre già imparato i segreti dei pittori veneti, in particolare Giorgione. A questi insegnamenti di base aggiunse poi rimandi alla cultura classica e a Raffaello, oltre a una propria attitudine narrativa ben sviluppata[2].

Nel 1510 si trovava a Mantova, al servizio dei Gonzaga, e nel 1514 fu nominato pittore di corte a Ferrara. In tale veste fu coinvolto nelle principali imprese decorative di Alfonso d'Este, quali i Camerini d'alabastro. A lui è infatti attribuita la coreagrafia generale dell'apparato decorativo, a cui parteciparono da Venezia anche Giovanni Bellini e Tiziano, nonché la realizzazione di alcuni dipinti, tra cui il Trionfo di Bacco in India per il quale Raffaello aveva fornito i disegni senza però riuscire a dipingerlo per l'improvvisa scomparsa. A Dosso spettarono anche le tele che ornavano i soffitti e molte decorazioni minori. Come è noto il complesso dei Camerini venne smantellato con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1548 e i dipinti vennero dispersi. Quelli di Dosso finirono infine in parte alla Galleria Estense di Modena[2].

Con frequenti viaggi (Firenze, Roma e soprattutto Venezia), Dosso si tenne sempre aggiornato alle ultime novità dei centri artistici nevralgici della penisola, avviando soprattutto un proficuo dialogo con Tiziano, da cui riprese la ricchezza cromatica e le ampie aperture paesistiche. Nonostante ciò nella sua arte non si registrano forti scarti stilistici tra le varie fasi, ma piuttosto l'uso di registri diversi a seconda del soggetto: monumentale per le pale d'altare, più fluido e ricco d'inventiva per i soggetti letterari e mitologici, che tuttora sono la parte della sua produzione più apprezzata dalla critica[1]. Per un periodo fu in contatto con Michelangelo, dipingendo massicci nudi virili.

Verso il 1530, per i Della Rovere, affrescò la Villa Imperiale di Pesaro e poco dopo lavorò a fianco del Romanino nel Castello del Buonconsiglio a Trento[2].

Negli ultimi anni accentuò i contrasti del chiaroscuro e i rimandi simbolici nelle opere[2].

Fu il fratello maggiore di Battista Dossi, altro pittore attivo alla corte ferrarese.

[modifica] Opere principali

[modifica] Note

  1. ^ a b c De Vecchi-Cerchiari,. cit., pag. 234.
  2. ^ a b c d Zuffi, cit., pag. 287.

[modifica] Bibliografia

  • Marco Jellinek, Giovio, Leoniceno, Dosso: un ritratto dimenticato, in Il camerino delle pitture di Alfonso I, a cura di A. Ballarin, t. VI, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche 2007 (ma 2008), pp. 129–158
  • Vincenzo Farinella, Dipingere Farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi: un elogio dell'otium e della pittura per Alfonso I d'Este, Firenze, Polistampa 2007
  • Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, cat. della mostra a cura di Andrea Bayer, Ferrara, Ferrara Arte 1998
  • Alessandro Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I, Cittadella, Bertoncello 1994
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Stefano Zuffi, Il Cinquecento, Electa, Milano 2005. ISBN 8837034687

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue