National Gallery of Art

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Coordinate: 38°53′28.76″N 77°01′11.36″W / 38.891322°N 77.019822°W38.891322; -77.019822

National Gallery of Art
L'entrata del museo
L'entrata del museo
Tipo Pittura, scultura, arte applicata
Data fondazione 1937
Fondatori Andrew W. Mellon e altri
Indirizzo National Mall tra 3rd e 7th Street su Constitution Avenue NW

Washington, DC, 20565

Sito nga.gov
National Gallery of Art

La National Gallery of Art si trova in Constitution Avenue a Washington negli Stati Uniti; si tratta di uno dei musei d'arte più vasti ed importanti del mondo, che copre, con le sue collezioni ricche di capolavori, quasi settecento anni di storia dell'arte, spaziando dall'arte europea a quella del Nuovo Mondo. La pinacoteca in particolare è la più vasta e completa degli Stati Uniti ed arriva, partendo dall'arte bizantina, fino al XX secolo.

La National Gallery of Art si formò essenzialmente grazie alle cospicue donazioni di privati, tra cui spiccano quelle di quattro grandi collezionisti americani: Andrew W. Mellon, Samuel H. Kress, Peter Arrell Brown Widener e Chester Dale. A queste hanno fatto poi seguito, nel tempo, altre donazioni e acquisti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo della National Gallery, ala ovest
Veduta aerea della National Gallery of Art

La Galleria venne istituita nel 1937 per decreto del Congresso degli Stati Uniti, a seguito dell'importante donazione di dipinti del Quattro e Cinquecento italiano e fiammingo, del Seicento olandese e fiammingo e del Settecento inglese, nonché di sculture rinascimentali da parte del bancario Andrew W. Mellon, americano di origini irlandesi, già segretario del Tesoro e ambasciatore a Londra. Nell'atto di donazione era specificamente richiesto l'impegno per la realizzazione di una grandioso edificio capace di ospitare la collezione e che il governo americano si facesse in seguito carico della prestigiosa istiruzione. Inoltre nessuna opera doveva essere aggiunta alla collezione "se non dello stesso livello qualitativo" di quelle donate da lui.

Il primo nucleo di opere donate da Mellon, centoventuno dipinti e ventuno sculture, venne ceduto assieme ai fondi per la costruzione dell'edificio museale, da edificare in un terreno scelto appositamente sul Mall, tra il monumento a George Washington e il Campidoglio. Mellon seguì personalmente i lavori fino al 1935 e scelse come architetto John Russell Pope, che progettò un ampio edificio in stile neoclassico. L'edificio venne completato nel 1941 quando Mellon era già deceduto.

La collezione Mellon[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di una Galleria nazionale americana, sul modello di quella londinese, era maturara a Mellon verso il 1927. Già importante compratore sul mercato dell'arte antica, amico di altri collezionisti come Henry Clay Frick, da quell'anno Mellon iniziò a selezionare gli acquisti cercando di costituire un corpus di dipinti che potesse rappresentare il meglio dell'arte europea dal medioevo al XVIII secolo. Con la grande crisi del 1929 maturò ancora di più in lui una sorta di "missione" e aiutato da assistenti-consulenti del calibro di Knoedler e Duveen iniziò ad acquistare capolavori su tutte le piazze del mondo, compresa la Russia.

Il "grande colpo" avvenne tra il 1930 e il 1931, quando riuscì ad acquistare, in gran segreto, una serie di capolavori dell'Ermitage, messi in vendita da Stalin, pare per acquistare trattori. Per sei milioni e cinquecentomila dollari Mellow acquistò, tramite Knoedler, una serie incredibile di capolavori, da alcuni definita come il più grande cambio di proprietà nella storia del collezionismo artistico dai tempi di Napoleone I[1]. Tra questi c'erano il San Giorgio e il drago e la Madonna d'Alba di Raffaello, il Ritrovamento di Mosè di Veronese, l'Annunciazione di Jan van Eyck, l'Adorazione dei Magi di Botticelli, oltre a alcuni dipinti di Tiziano, quattro van Dyck, cinque Rembrandt.

La sua collezione aveva anche un nucleo di arte americana, rappresentata dall'intera collezione di ritratti già posseduti da Thomas B. Clarke.

L'attività del padre continuò per mano della figlia Ailsa Mellon Bruce e del Mellon Fund, che nel 1961, in occasione del ventennale del museo in cui fu organizzata l'esposizione "Art Treasures of America" dedicata alle nuove donazioni, mise a disposizione il capolavoro di Fragonard, Fanciulla che legge, il Vaso di fiori di Jan Davidsz de Heem e la Famiglia dell'artista di John Singleton Copley.

La collezione Kress[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939 il grande collezionista americano Samuel H. Kress seguì con entusiasmo l'esempio di Mellon, dopo aver abbandonato l'idea di realizzare un proprio museo dedicato al Rinascimento italiano, facendo dono alla nuova istituzione della sua straordinaria collezione. Kress, che era il ricchissimo proprietario di una catena commerciale, possedeva esclusivamente opere di scuola italiana, influenzato dall'amicizia e la collaborazione con lo storico dell'arte Bernard Berenson e con il mercante d'arte Alessandro Contini Bonacossi.

Kress era un collezionista attento e meticoloso, interessato anche a opere poco seguite dal mercato, come quelle del Seicento e del Settecento, che vennero rivalutate dalla critica solo dopo la Seconda guerra mondiale. La sua raccolta, che non si spinse mai oltre l'Ottocento, comprendeva sia capolavori di grandi artisti, sia testimonianze d'eccellenza delle scuole minori, nell'ottica di documentare ampiamente l'evoluzione dell'arte nei più svariati aspetti, legati a più scuole e più epoche. A differenza delle classiche "antologie di capolavori", che erano alla base dell'impostazione di ogni collezione privata, Kress creò qualcosa che potesse avere anche scopi didattici, nell'illustrare lo svolgimento della storia dell'arte italiana.

Con la crisi del 1929 raccolse numerose opere da collezioni private americane salvandole dalla dispersione: da queste operazioni ottenne, tra l'altro, la Madonna col Bambino di Giotto.

Tra le opere più interessanti delle sue collezioni, confluite poi in quelle del museo, ci sono il San Francesco riceve le stigmate e il San Giovanni Battista nel deserto di Domenico Veneziano, l'Adorazione dei pastori di Giorgione, due tavole dalla predella della Maestà del Duomo di Siena di Duccio di Buoninsegna o le opere del ferrarese Ercole de' Roberti.

L'accrescimento delle sue collezioni andò ben oltre la prima donazione e nel periodo tra il 1939 e il 1945 allargò gli orizzonti e le tematiche artistiche delle sue raccolte, acquistando opere oltre il Rinascimento italiano, quali esempi del Settecento veneto, dei fiamminghi (tra cui un vivace ritratto di van Dyck) e alcuni francesi. In seguito l'interesse verso le scuole straniere si amplificò e con l'ultima delle sue quattro donazioni, quella del 1961, dotò il museo di capolavori come la Maddalena di Bernardino Luini, il Portello e Canale del Brenta di Canaletto, il Ritratto di Agrippina e Germanico e il Ritratto di Brigida Spinola Doria di Rubens.

Ritratto di Agrippina e Germanico, Pieter Paul Rubens, 1614

La collezione Kress è ospitata oggi in trentaquattro sale del museo.

La collezione Widener[modifica | modifica wikitesto]

El Greco, San Martino e il povero (1597-1599)

Peter Arrell Brown Widener, originario di Filadelfia, era un importante magnate delle ferrovie con la passione per il collezionismo artistico fin dalla fine del XIX secolo. Si interessò soprattutto di Rinascimento italiano (con capolavori come la Piccola Madonna Cowper di Raffaello), di arte fiamminga dal Quattro al Seicento (pregevole il Ritratto della marchesa Elena Grimadi Cattaneo di van Dyck) e del Settecento inglese.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1915, la sua collezione fu continuata dal figlio Joseph Early Widener, che si appassionò di artisti ancora trascurati dalla critica, come El Greco, e di autori moderni come Manet (Torero morto), Renoir, Degas, Sargent e Whistler.

Le opere della collezione Widener pervennero al museo subito dopo la fondazione e nel 1942 vennero predisposte le sale destinate ad accoglierle. Per esplicita richiesta del donatore la collezione, composta di novantanove dipinti, quarantuno sculture e numerosissimi pezzi di arti "minori", doveva restare unita, per cui fu collocata interamente al pian terreno.

La collezione Dale[modifica | modifica wikitesto]

Paul Gauguin, Autoritratto (1889)

La collezione di Chester Dale, finanziere di New York, fu l'ultima grande donazione in ordine di tempo. Si trattava di circa duecentocinquanta dipinti radunati dal 1920 al 1930, con l'aiuto della moglie Maud, pittrice e critica d'arte. Si tratta soprattutto di opere di arte moderna e contemporanea, soprattutto francese, che fu inglobata nel museo inizialmente con semplici prestiti a lunga scadenza, poi come legato dopo la morte di Dale nel 1962.

La collezione si arricchì così di opere di David, Delacroix, Corot, Manet, Renoir, Monet, Toulouse-Lautrec, Cézanne, Van Gogh, Matisse, Derain, Vlaminck, Rouault, Dufy, Marquet, Soutine, Braque, Picasso, Léger, De Chirico, Modigliani, Whistler e Mary Cassatt.

Altre donazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è inoltre sponsorizzato da una serie di fondazioni private che regolarmente acquistano nuove opere, curano restauri ed effettuano donazioni di fondi e opere. Tra queste spiccano la Fondazione Coe (donatrice di opere di Thomas Gainsborough, Miereveld e Beechey) e la Fondazione Fuller (donatrice di opere di William Turner, Canaletto e Joshua Reynolds).

Inoltre fu di straordinaria importanza la collezione di arti grafiche di Lessing J. Rosenwald, con circa ventiduemila fogli di disegni, stampe e acquerelli.

Sede[modifica | modifica wikitesto]

La collezione della National Gallery of Art ha sede in due edifici che si ergono al centro del Mall. Un corridoio sotterraneo, comprendente vari servizi, li collega l'uno all'altro. Il più antico dei due, inaugurato nel 1941, è stato progettato da John Russell Pope ed ha l'aspetto di un grande complesso neoclassico, imponente ma elegante, nel suo rivestimento in marmo rosa del Tennessee. Il secondo, inaugurato nel 1978, è opera dell'architetto cinese I. M. Pei: denominato East Wing, ospita le collezioni di opere novecentesche più moderne. Si tratta di un edificio dall'aspetto poligonale con una base a trapezio, dalle ardite forme che lo fanno assomigliare a un'enorme scultura moderna.

La possibilità di disporre di un edificio appositamente creato permise di attuare criteri museologici moderni e ben ponderati, senza le problematiche di dover adattare uno spazio già esistente comuni a molte collezioni antiche europee. Il criterio base dell'esposizione è legato ai canoni estetici tipicamente giapponesi, in cui l'opera d'arte è vista innanzitutto come fonte di piacere estetico, piuttosto che come documento storico. Per questo ogni opera è esposta in modo da ottimizzarne la contemplazione, senza elementi di distrazione esterni. Ciascun oggetto artistico si trova dislocato in uno spazio doppio tra opera e opera rispetto ai canoni normali dei musei, in modo da accentuarne l'isolamento, e i rivestimenti delle pareti, spesso lignei, sono studiati in modo da evidenziare il risalto di ciascun manufatto.

Le opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Scuola italiana[modifica | modifica wikitesto]

Andrea del Castagno
Beato Angelico
Giovanni Bellini
Sandro Botticelli
Vittore Carpaccio
Cimabue (scuola)
Cima da Conegliano
Correggio
Carlo Crivelli
Dosso Dossi
Duccio di Buoninsegna
Francesco del Cossa
Gentile da Fabriano
Giorgione
Giotto
Leonardo da Vinci
Lorenzo di Credi
Lorenzo Lotto
Filippo Lippi
Andrea Mantegna
Masaccio
Moretto
Perugino
Piero della Francesca
Piero di Cosimo
Pontormo
Raffaello
Ercole de' Roberti
Rosso Fiorentino
Sebastiano del Piombo
Giambattista Tiepolo
  • Dama con il tricorno, 1755-1760
Tiziano
Domenico Veneziano

Scuola francese[modifica | modifica wikitesto]

Maestro franco-fiammingo
Mary Cassatt
Jean-Honoré Fragonard
Edgar Degas
Édouard Manet
Claude Monet
Pierre-Auguste Renoir

Scuola spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Salvador Dalí
Pablo Picasso

Scuola fiamminga e olandese[modifica | modifica wikitesto]

Hieronymus Bosch
Rembrandt
Pieter Paul Rubens
Jan van Eyck
Rogier van der Weyden
Vincent Van Gogh
Jan Vermeer

Scuola tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Albrecht Dürer
Lukas Cranach

Scuola americana[modifica | modifica wikitesto]

Jackson Pollock

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvadori, cit., pag. 12.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesca Salvadori, Washington National Gallery of Art, Electa, Milano 2005.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]