Gentile da Fabriano

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Adorazione dei Magi (dettaglio), Firenze (1423)
Miracolo di san Nicola di Bari, dal polittico Quaratesi (1425)

Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio detto Gentile da Fabriano (Fabriano, 1370 circa – Roma, settembre 1427) è stato un pittore italiano. Tra i più importanti esponenti del Gotico internazionale, incarnò nel suo secolo la tipica figura dell'artista itinerante, che preferiva spostarsi per trovare le più svariate occasioni di lavoro offerte dalle corti piuttosto che stanziarsi a bottega. La sua pittura poetica e fiabesca, il gusto per la linea e un uso impareggiabile degli elementi decorativi lo portarono al vertice della scuola italiana dell'epoca, ricevendo commissioni di grandissimo prestigio. Con la visita a Firenze entrò in dialogo con il nascente umanesimo nell'arte e, pur senza rinunciare al proprio stile, iniziò una consapevole transizione tra il decorativismo tardogotico e l'essenzialità rinascimentale[1].

Vita e opere[modifica | modifica wikitesto]

Incoronazione della Vergine (1420 circa), Getty Museum, Los Angeles

Marche e Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Fabriano nel 1370-1375 circa da Niccolò di Giovanni, mercante.

Gentile da Fabriano disegnato da Giorgio Vasari

Non si conosce nulla sulla sua formazione in una delle prime opere a noi note, la tavola con la Madonna col Bambino e i santi Niccolò e Caterina e un donatore, eseguita per la chiesa di San Niccolò a Fabriano tra il 1395 e il 1400 (ora a Berlino), i caratteri stilistici sono legati prevalentemente alla cultura tardogotica lombarda, impostata sulla tradizione umbro-marchigiana. Sin da giovane iniziò a spostarsi, recandosi nei centri delle Marche e in Lombardia (alcuni ipotizzano una formazione pavese, dove esisteva un importante atelier di miniatura).

Dal 1405 circa fu a Venezia, dove risultava iscritto alla Scuola dei Mercanti. Per la chiesa di Santa Sofia dipinse una tavola, perduta. Probabilmente nella sua bottega lavorò Jacopo Bellini. Nel 1408-1409 gli venne commissionata la decorazione murale della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, per la quale eseguì l'affresco con la Battaglia tra Ottone III e i Veneziani, andata perduta come il resto degli affreschi (per via del clima veneziano, che tende a sciupare velocemente gli affreschi, sostituiti nel secolo successivo dalla pittura su tela). Qui conobbe sicuramente Pisanello e forse Michelino da Besozzo.

Altra opera, documentata ma perduta, è una tavola per Francesco Amadi pagata il 27 luglio 1408.

Il polittico di Valle Romita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polittico di Valle Romita.

Verso il 1410, indicativamente dopo uno dei soggiorni veneziani, è databile il Polittico di Valle Romita oggi alla Pinacoteca di Brera, di cui fa forse parte anche un pannello con la Crocifissione.

Si tratta del suo primo capolavoro, dipinto per un eremo francescano nei pressi di Fabriano. In quest'opera in cui le derivazioni lombarde (colori tenui, attenzione ai dettagli naturalistici, gusto lineare), aggiornate sull'opera di Michelino da Besozzo si accentuano, insieme a un maggiore equilibrio e solidità formale (i santi poggiano fermamente i piedi a terra), l'iconografia dell'Incoronazione della Vergine sospesa in cielo è però tipicamente veneziana, mentre sono caratteristiche destinate a diventare tipiche dell'artista la lavorazione finissima dell'oro, la preziosità degli abiti, la capacità di rendere la consistenza dei materiali (come la pelliccia della Maddalena) grazie a un tratto soffice e sfumato che annulla i contorni.

Nuovi viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Loggia di Romolo e Remo di Palazzo Trinci

Numerosi furono gli spostamenti in quegli anni. Si sa che tornò nelle Marche e lavorò in Umbria e in Lombardia.

Negli anni 1411-1412 fu a Foligno, dove eseguì i disegni per il ciclo decorativo di palazzo Trinci su commissione di Ugolino III. La stesura pittorica, più povera, è dovuta quasi integralmente ad allievi, tra i quali forse Jacopo Bellini.

Tra il gennaio 1414 e il 1418 andò a Brescia, dove decorò la cappella di San Giorgio al Broletto per conto di Pandolfo III Malatesta, lavoro quasi interamente perduto. Nella primavera 1420 fu nuovamente a Fabriano.

Firenze[modifica | modifica wikitesto]

San Nicola di Bari, polittico Quaratesi (1425), Uffizi, Firenze

Il 6 agosto 1420 è documentato a Firenze, dove si iscrisse all'Arte dei Medici e Speziali (21 novembre 1422) come "Magister Gentilis Nicolai Joannis Massi de Fabriano pictor, habitator Florentiae in populo Sancte Trinitatis".

Eseguì su commissione del ricchissimo Palla Strozzi l'Adorazione dei Magi, opera terminata nel maggio 1423, per l'altare della Cappella Strozzi a Santa Trinita, sulla quale dispiegò il corteo dei Magi, formando in secondo piano diversi focolai di azione, non legati tra loro. L'oro dei dettagli sontuosi è quasi abbagliante e le figure, sebbene disposte in profondità, non seguono alcuna prospettiva, ma sono semplicemente accostate creando un effetto irreale e fiabesco. In primo piano i due gruppi (a sinistra la sacra famiglia e a destra il corteo) sono separati dalla figura dritta del giovane re; accorgimenti del genere permettono all'opera di essere letta da più punti di vista, su cui lo spettatore e invitato a soffermarsi e ad analizzare ogni singolo particolare in momenti successivi.

Del maggio 1425 è il polittico commissionato dalla famiglia Quaratesi per l'altar maggiore della chiesa di San Niccolò sopr'Arno a Firenze, firmato e datato, oggi smembrato e disperso in vari Musei (Uffizi, National Gallery di Londra, Pinacoteca Vaticana e National Gallery di Washington). In questa opera si vede una transizione dello stile di Gentile influenzato dalla cultura umanistica fiorentina, che in quegli anni si andava affernmando, con un'accurata osservazione delle sculture antiche. Le figure sono pacate e monumentali, costruite solidamente, con colori compatti e con un segno più sobrio, più vicine alle opere di Lorenzo Ghiberti e di Masolino da Panicale.

Nella stessa chiesa fu scoperto nel 1862 (ma forse proveniente da altra sede) un secondo polittico di Gentile, particolare sia per lo sviluppo orizzontale della struttura, sia per il carattere narrativo, inconsueto in una pala d’altare. Vi si trovano rappresentate l'Intercessione di Cristo e Maria all'Eterno nel pannello centrale, la Resurrezione di Lazzaro e l'incontro di tre Santi in un contesto urbano in quelli ai lati, e San Ludovico di Tolosa e San Bernardo da Chiaravalle nei pannelli estremi. L'opera accoglie molti motivi stilistici dal Masaccio della Cappella Brancacci della chiesa del Carmine, ed in particolare una resa dello spazio e della realtà assai distante dalle consuete forme del fabrianese, ma di cui l'artista aveva già dato prova nella predella del Polittico Quaratesi.

Verso Roma[modifica | modifica wikitesto]

Tra il giugno e l'agosto 1425 fu a Siena, dove dipinse per il palazzo dei Notai, sulla piazza del Campo, una Madonna col Bambino in facciata (altra opera perduta).

Tra l'agosto e l'ottobre del 1425 si spostò ad Orvieto per l'esecuzione dell'affresco con la Vergine col Bambino e Santi all'interno del Duomo, nel quale i corpi solidi si profilano da sotto i panni e le espressioni si umanizzano, abbandonando i modi cortesi delle prime opere.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1427 arrivò a Roma, dove ricevette una commissione prestigiosissima su incarico di Martino V: la decorazione della navata centrale di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma. La morte, nell'agosto dello stesso anno, gli impedì di concluderla, e l'opera fu terminata da Pisanello cinque anni dopo. Questo ciclo, culmine dell'arte tardogotica in Italia, venne distrutto dopo i lavori di Borromini alla basilica, ma se ne conoscono un disegno copiato da Borromini stesso e alcuni frammenti, su cui però la critica non è unanime circa la provenienza e originalità.

In data 14 ottobre 1427 Gentile veniva ricordato come già morto. Venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Nova, odierna Santa Francesca Romana; la sua tomba è anch'essa scomparsa.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle opere principali (salvo indicato diversamente le opere sono tutte tempera su tavola; misure in cm).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004, pag. 284.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gentile da Fabriano e l'altro Rinascimento, catalogo della mostra (Fabriano, 21 aprile-23 luglio 2006), Electa, 2006.
  • Fabio Marcelli, Gentile da Fabriano, Silvana, 2005.
  • Andrea De Marchi, Gentile da Fabriano. Un viaggio nella pittura italiana alla fine del gotico, Federico Motta, 2006 (I ed. 1992).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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