Il Moretto

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Alessandro Bonvicino, detto il Moretto (Brescia, 1498 circa – 1554), è stato un pittore italiano. Viene considerato uno dei tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, assieme al Romanino e al Savoldo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua formazione si svolse a Brescia, sull'esempio dell'anziano Vincenzo Foppa, ma aprendosi ai nuovi influssi veneti, rappresentati dal Lotto e da Tiziano. Secondo la datazione proposta dal Ballarin nel 1511 circa esegue la lunetta con l'"Incoronazione della Vergine con Santi e donatori", in San Giovanni Evangelista (Brescia). Nel 1514 l'artista eseguì la decorazione, oggi perduta, per una cappella nella chiesa del monastero di Santa Croce a Brescia con Storie della Maddalena'.

Di questo stesso periodo sono anche una serie di dipinti di intenso ascendente veneto, fra questi: il Cristo con gli animali del Metropolitan Museum di New York, Cristo benedice il Battista della National Gallery di Londra e la Madonna in trono col Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Girolamo dell'High Museum of Art di Atlanta. Successivamente collaborò con Floriano Ferramola alla realizzazione delle ante d'organo del duomo vecchio di Brescia, realizzando la parte interna con i Santi Faustino e Giovita, concluse nel 1518 e oggi conservate nella chiesa di Santa Maria in Valvendra a Lovere.

Nel 1518 eseguì il Cristo con la croce e un devoto dell'Accademia Carrara di Bergamo, ed entro il 1520, compì un viaggio nel Veneto. Tornato a Brescia, nel 1520 dipinge lo stendardo processionale della Confraternita delle Sante Croci, oggi nella Pinacoteca Tosio Martinengo.

Del 1521 è il contratto per la decorazione della cappella del Sacramento in San Giovanni Evangelista di Brescia, che affidava la decorazione della parete sinistra al Romanino e quella destra al Moretto, prevedendo la conclusione dei lavori entro il 1524: tale data è stata a lungo accettata dalla critica, finché sulla base dell'analisi stilistica è stata proposta una diversa datazione, compresa negli anni '20 per i dodici profeti nei sottarchi ed i dipinti dei lunettoni, cioè la Messa di San Gregorio del Romanino a sinistra e l'Ultima Cena del Moretto di fronte; mentre le tavole della parte inferiore della cappella, apparterrebbero ad una seconda campagna decorativa, completata nel corso degli anni '40, come appare dall'influenza della cultura del Manierismo, particolarmente evidente nell'affollata scena del Miracolo della Manna del Moretto, che rinuncia all'ordine prospettico rinascimentale. Nella vicina scena con Tobiolo e l'angelo, oltre ai richiami lotteschi, nello sfondo sono evidenti influssi della pittura fiamminga.

Nel 1522 fu a Padova e l’anno successivo stipulò il contratto per lo stendardo del Collegio della Mercanzia. Del 1524-26 è l’Assunzione della Vergine per l'altare maggiore del Duomo vecchio. Forse degli stessi anni sono anche le otto tempere per la cattedrale di Asola.

Nel 1526 affrescò, sopra la porta della chiesa di San Faustino in Riposo a Brescia, la Traslazione dei corpi dei santi Faustino e Giovita, nota solo da una copia. Attivo come ritrattista, in contatto con l'opera del Lotto e di Hans Holbein, sempre nel 1526, eseguì il Ritratto di gentiluomo, conservato alla National Gallery di Londra, che inaugura la nuova tipologia del ritratto a figura intera, di ampio successo e successivamente ripresa da Giovanni Battista Moroni.

Nel 1528 Lorenzo Lotto scrive al «molto carissimo suo Honorato meser Alexandre Moreto pittore excellentissimo» per chiedergli di collaborare alla realizzazione della decorazione del coro di Santa Maria Maggiore a Bergamo, dove il Moretto si recherà nel gennaio del 1529.

Di questi anni sono: la Madonna col Bambino e san Giovanni Battista fanciullo in gloria con i santi Benedetto, Paterio, Eufemia e Giustina ora nella Pinacoteca Tosio Martinengo, l’Incoronazione della Vergine con i santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco d'Assisi e Nicola di Bari nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso e l’Apparizione della Madonna al sordomuto Filippo Viotti del santuario della Madonna di Paitone. Del 1530 è la Santa Margherita d'Antiochia tra i santi Girolamo e Francesco d'Assisi nella chiesa di San Francesco d'Assisi e dello stesso anno la Santa Giustina di Padova e un donatore, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove forti sono i richiami all'arte di Raffaello, conosciuto dall'artista attraverso le incisioni di Marcantonio Raimondi. In questa come nelle opere coeve, lo stile del Moretto si indirizzò verso una maniera più composta e morbida. Del 1532 è la Strage degli innocenti in San Giovanni Evangelista.

Tra il 1530-35 inizia la decorazione della cappella del Sacramento nel Duomo vecchio, portandola a termine solo nel 1553-54 con l'ampio concorso dell’allievo Luca Mombello. Nel 1535 fu a Solarolo in Romagna al seguito di Isabella d'Este, marchesa di Mantova.

Nel 1537 riceve il pagamento per la Madonna col Bambino ed i santi Andrea, Eusebia, Domna e Domneone in Sant’Andrea a Bergamo e nel 1539 dipinge la Pala Rovelli per Santa Maria dei Miracoli a Brescia, ora conservata nella Pinacoteca Tosio Martinengo, la pala presenta la scena in cui san Nicola da Bari presenta gli allievi di Galeano Rovelli alla Madonna in trono col Bambino, inserita in un interno, dominato da una serena luminosità.

Dai primi anni '40 l'artista è uno dei primi ed efficaci interpreti delle istanze controriformistiche, tema ricorrente delle sue pale diventa il sacrificio eucaristico. Appartengono a questo periodo le ante d’organo per San Giovanni Evangelista a Brescia e la Caduta di san Paolo per Santa Maria presso San Celso a Milano. Nel 1541 riceve la commissione per la pala dell’altare del Sacramento in San Nazzaro e Celso, successive sono: le ante d’organo per San Pietro in Oliveto, oggi presso il Seminario vescovile di Brescia e la Cena in casa del Fariseo in Santa Maria in Calchera. Fra i capolavori estremi, il Presepe per Santa Maria delle Grazie e il Cristo e l’angelo, entrambi nella Pinacoteca Tosio Martinengo, quest'ultimo databile tra il 1550-54 circa, e impostato su una gamma di toni smorzati che accentua il tono patetico della composizione articolata lungo i gradini della Scala Santa.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dipinti del Moretto.

L'opera del Moretto copre circa quarant'anni di storia, dal 1515 al 1554, e la maggior parte dei dipinti prodotti raffigura temi e personaggi religiosi. In numero inferiore, ma comunque vari, sono invece i ritratti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Nicodemi, Il Moretto da Brescia, Firenze 1921.
  • C. Boselli, Moretto da Brescia, supplemento ai «Commentari dell'Ateneo», anno 1954.
  • E. Cassa Salvi, Moretto, Milano 1966.
  • Il moretto bresciano, a cura di Attilio Mazza, supplemento al numero 130 del 18/06/1988 del «Giornale di Brescia».
  • P. V. Begni Redona, Alessandro Bonvicino il Moretto da Brescia, Brescia 1988.
  • M. Cappella, I. Gianfranceschi e E. Lucchesi Ragni, Ferramola e Moretto. Le ante d’organo del Duomo Vecchio di Brescia restaurate, Brescia 2004.
  • Barbara Maria Savy,"Manducatio per visum". Temi eucaristici nella pittura di Romanino e Moretto, Bertoncello Artigrafiche, Cittadella (PD) 2006.
  • Alessandro Ballarin, La "Salomè" del Romanino e altri Studi sulla Pittura Bresciana del Cinquecento, a cura di Barbara Maria Savy. Cittadella (PD), 2007; ril., 2 vol., pp. 646, 385 ill. b/n, 151 tavv. col., cm 26x33,5. (Pittura del Rinascimento nell'Italia Settentrionale. 9).
  • M. Pavesi in Duemila anni di pittura a Brescia, a cura di C. Bertelli, Brescia 2007, vol. I.
  • D. Radini Tedeschi, Pittura a Brescia e nelle valli, Roma 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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