Romanino

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Lattanzio Gambara (?), Ritratto di Girolamo Romanino (1550-1560 circa), Budapest, Szépművészeti

Girolamo di Romano, detto il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa), è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Romanino, Lo scaccia-importuni, affresco, Trento, Palazzo del Buonconsiglio.
Romanino, particolare delle Storie di sant'Obizio, affresco, Brescia, chiesa di San Salvatore.

Figlio di Luchino, esponente di una famiglia che dall'inizio del XV secolo si insediò a Brescia, ma originaria di Romano di Lombardia, la sua formazione avvenne tra Brescia e Venezia, con influenze di Giorgione e di Dürer, come dimostra la Madonna col Bambino, conservata presso il Louvre ed eseguita verso la metà del primo decennio. Negli anni successivi, l'artista si indirizzò verso i modi illusionistico prospettici milanesi di Bramantino e Bernardino Zenale, databili al 1509, sono gli affreschi con Episodi della vita di Nicolò Orsini, ora conservati a Budapest; dello stesso periodo è anche la Paletta di san Rocco nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Brescia.

Datato al 1510 è il Compianto sul Cristo morto, già in San Lorenzo a Brescia e ora nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia, dove sui modi della tradizione del «realismo» lombardo si innestano riferimenti cremonesi e ferraresi.

Di questo periodo, dove la prospettiva illusionistica di ascendenza milanese ha la preponderanza, sono: l'affresco con la Madonna, santi e committenti per la romanica chiesa di San Pietro a Tavernola Bergamasca, la Pietà in San Francesco a Brescia, e due coppie di santi, divise tra la raccolta Cunietti di Milano e il Museo di Kassel, un tempo parte di un polittico commissionato nel 1511.

Padova[modifica | modifica sorgente]

Successivamente si trasferì a Padova, dove nell'aprile del 1513, l'artista fu incaricato dai Padri Benedettini del Monastero di Santa Giustina di realizzare la pala dell'altare maggiore. L'opera mostra un esplicito riferimento a Tiziano, di cui poté studiare i tre affreschi della Scuola del Santo; nella pala riaffiorano anche, nell'architettura bramantesca della volte a botte che sovrasta le figure, ricordi della formazione lombarda. La pala ornò l'altare maggiore fino al 1866, anche dopo che nel 1810 fu soppresso il monastero in seguito ai Decreti Napoleonici; fu quindi trasferita alla Pinacoteca Civica, insieme a numerose altre opere provenienti dal monastero, dove si può ammirare ancora oggi, dopo un recente restauro [1].

Gli stessi padri benedettini gli commissionano un “cenaculo”, per il refettorio del convento, probabilmente precedente cronologicamente alla pala, mentre erano già state realizzate dal Romanino due ante d'organo, oggi perdute.

Rientrato a Brescia sul finire del 1516, essendo stata la sua città natale occupata dalle truppe della Lega di Cambrai fino al maggio di quell'anno, il Romanino ripropose i motivi padovani nella Madonna col Bambino e santi, realizzata per l'altare maggiore della chiesa bresciana di San Francesco; del 1516 circa è la Salomè, ora al Bode Museum di Berlino, archetipo per una serie di dipinti di analogo soggetto eseguiti nel bresciano.

Cremona[modifica | modifica sorgente]

Nel 1517 si recò a Cremona per collaudare gli affreschi di Altobello Melone nella navata sinistra del Duomo; sempre di questo periodo sono la Madonna col Bambino fra i santi Ludovico di Tolosa e Rocco, già a Berlino e ora distrutta e la Madonna col Bambino e i santi Bonaventura e Sebastiano del Duomo di Salò. Tra la tarda estate e l'autunno del 1519 sappiamo che affrescò quattro riquadri, nella navata centrale, con Storie della Passione di Cristo nel Duomo di Cremona, lavoro che doveva continuare con altre scene; ma i nuovi Massari, eletti nel 1520, gli tolsero l'incarico affidandolo al Pordenone, probabilmente giudicando ormai fuori moda la tecnica nordica del Romanino rispetto alle novità romane introdotte dal pittore friulano.

Brescia[modifica | modifica sorgente]

Romanino, particolare della Discesa al Limbo, Pisogne (BS), chiesa di Santa Maria della Neve
Romanino, Miracolo della fornace (particolare), Breno, chiesa di Sant'Antonio

Nel 1521, iniziò, insieme al Moretto, la decorazione della cappella del Sacramento in San Giovanni Evangelista a Brescia, che, lasciata incompiuta, venne poi completata dai due pittori nella prima metà degli anni quaranta. I dipinti di questa prima fase, corrispondenti al registro superiore, mostrano forte l'influsso del Pordenone, e del Tiziano del Polittico Averoldi, realizzato nel 1522 per la chiesa bresciana di San Nazaro e Celso.

Del 1524 circa è il Polittico di Sant'Alessandro, già nella chiesa di Sant'Alessandro a Brescia e ora alla National Gallery. Tra il 1524-25 dipinse le ante d'organo per il Duomo di Asola e, l'anno successivo, ne completò con tavole e affreschi la cantoria. Al 1526-27 risale il ciclo delle Storie di sant'Obizio per la cappella omonima nella chiesa di San Salvatore, mentre al 1529 sono datati sia la pala di Brera con la Presentazione di Gesù al Tempio, sia il Sant'Antonio da Padova con un donatore del Duomo di Salò.

Trento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello_del_Buonconsiglio#Gli_affreschi_del_Magno_Palazzo.

Tra il 1531-32 lavorò a Trento insieme a Dosso Dossi, a Battista Dossi e al Fogolino alla decorazione della nuova residenza nota come il "Magno Palazzo", nel Castello del Buonconsiglio, su commissione del cardinale Bernardo Cles, principe vescovo di Trento.
Lontano da Brescia, in un ambiente meno invaghito dei modi artistici di Tiziano, Romanino si sentì libero di esprimere – pur in un ciclo di affreschi che dovevano aderire ai temi iconografici cari alla cultura umanistica delle corti - il suo temperamento di pittore ironico e beffardo, con una marcata vena anticlassica e con evidenti accenti derivanti dai modi pittorici transalpini che dovevano risultare graditi ad un uomo di cultura internazionale come Bernardo Clesio.

Lago d'Iseo e Val Camonica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santa Maria della Neve (Pisogne), Chiesa di Sant'Antonio (Breno) e Chiesa di Santa Maria Annunciata (Bienno).

In questo stesso periodo iniziò a lavorare in alcune chiese del Lago d'Iseo e della Val Camonica: Santa Maria della Neve a Pisogne (Storie di Cristo), Sant'Antonio a Breno, Santa Maria Annunciata a Bienno, lasciando tavole ed affreschi espressi in un linguaggio antiaulico, connotato da un forte senso della realtà quotidiana nei gesti, nelle espressioni e nei costumi. Siamo in presenza dei momenti forse più alti della poetica del Romanino. In Santa Maria della Neve a Pisogne, definita da Giovanni Testori la "Cappella Sistina dei poveri", la scena della Crocifissione e le Storie di Cristo, impaginate in maniera originalissima, parlano un linguaggio popolano, ricco di emozioni, che chiama i fedeli ad una partecipazione corale. "Tutto è qui – osserva Alessandro Nova – rimesso in discussione: la costruzione dello spazio sembra quasi ignorare le regole della prospettiva rinascimentale, volti e corpi sono deformati sino al grottesco e le pose dei personaggi sembrano a volte derivare dall'esperienza di un Sacro Monte, come se l'artista fosse alla ricerca di una spiritualità più diretta, partecipe e libera dai riti della Chiesa istituzionalizzata".

Brescia e Modena[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1539-40 realizzò le ante d'organo per il Duomo Vecchio di Brescia e nel 1540 quelle per San Giorgio in Braida a Verona. Tra il 1545 e il 1548 si colloca invece l'esecuzione della Pala di San Domenico.

Negli ultimi anni, iniziò la collaborazione con il giovane Lattanzio Gambara - che presto, sposandone la figlia, divenne suo genero - nei cicli profani dei Palazzi Lechi e Averoldi a Brescia. L'ultima opera nota, commissionata nel dicembre del 1557 ed in parte eseguita in collaborazione con il Gambara è la Vocazione dei santi Pietro e Andrea nella chiesa di San Pietro a Modena.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Esordi[modifica | modifica sorgente]

Anni 1510[modifica | modifica sorgente]

Pala di Santa Giustina - Padova, Musei civici.

Anni 1520[modifica | modifica sorgente]

Anni 1530[modifica | modifica sorgente]

Anni 1540[modifica | modifica sorgente]

Anni 1550[modifica | modifica sorgente]

Datazione incerta[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito di Padova cultura con descrizione del restauro ed alcune foto della pala.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • S. Fenaroli, Dizionario degli artisti bresciani, Brescia 1877.
  • G. Nicodemi, Gerolamo Romanino, Brescia 1925.
  • Roberto Bassi-Rathgeb, Il Lotto e il Romanino negli affreschi della Val Calepio, Tipografia editrice Secomandi, Bergamo 1953.
  • M. L. Ferrari, Il Romanino, Milano 1961.
  • G. Panazza, Mostra di Girolamo Romanino, Brescia 1965.
  • G. Panazza, Affreschi di Girolamo Romanino, Milano 1965.
  • M. L. Ferrari, Romanino, Brescia [1965?].
  • B. Passamani, Gli affreschi del Romanino al Buonconsiglio di Trento, Trento 1965.
  • E. Cassa Salvi, Romanino, Milano 1965.
  • G. Vezzoli, Gli affreschi di Girolamo Romanino in Pisogne, chiesa di Santa Maria della neve, Brescia 1965.
  • C. Boselli, Il Romanino. La Cappella del SS. Sacramento in San Giovanni Evangelista a Brescia, Milano 1964.
  • L'arte del Romanino e il nostro tempo: dibattito tenuto a Brescia il 7 settembre 1965 in occasione della mostra di Gerolamo Romanino con interventi di Ernesto Balducci, Gian Alberto Dell'Acqua, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini, Guido Piovene, Brescia 1976.
  • G. Testori, Romanino e Moretto alla cappella del Sacramento, Brescia 1975.
  • E. Chini, Il Romanino a Trento - Gli affreschi nella loggia del Buonconsiglio, Milano, 1988.
  • B. Passamani, Romanino in S. Maria della Neve a Pisogne, Brescia 1990.
  • Romanino in Sant'Antonio a Breno, Breno, 1992.
  • A. Nova, Girolamo Romanino, Torino 1994.
  • AA.VV., La via del Romanino dal Sebino alla Valcamonica, Brescia 1996.
  • V. Terraroli, Girolamo Romanino a Pisogne. Gli affreschi di S. Maria della Neve, Brescia, 1993.
  • AA.VV., Romanino, un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano, Silvana Editoriale, 2006 (Catalogo della omonima mostra di Trento)
  • Vincenzo Gheroldi, Romanino in casa Cicala a San Felice del Benaco, "Nuovi Studi" 10, Trento 2004.
  • Barbara Maria Mavy,"Manducatio per visum". Temi eucaristici nella pittura di Romanino e Moretto, Bertoncello Artigrafiche, Cittadella (PD) 2006.
  • Gabriele Foresti e Giuseppe Tognazzi (a cura di), Romanino a Tavernola Bergamasca, Sebinius, Sarnico 2006. Con un saggio di SARA MARAZZANI.
  • Francesco Frangi, Renata Stradiotti, L'ultimo Romanino. Ricerche sulle opere tarde del pittore bresciano, saggi di: Francesco Frangi, Vincenzo Gheroldi, Renata Stradiotti, Sara Marazzani, Daniela Ferriani, Paolo Malavasi, Silvana Editoriale, Milano 2007.
  • Alessandro Ballarin, La "Salomè" del Romanino e altri Studi sulla Pittura Bresciana del Cinquecento, a cura di Barbara Maria Savy, Cittadella (PD), 2007
  • Girolamo Romanino. confronti intorno alle mostre di Trento e Brescia. Atti del convegno, Con testi di Lia Camerlengo - Ezio Chini – Vincenzo Gheroldi - Sara Marazzani – Marco Rizzi - Renata Stradiotti, Edito da IPL, secondo della serie Studi e Confronti, raccoglie gli atti del Convegno tenuto a Cemmo il 28 ottobre 2006.
  • M. Pavesi in Duemila anni di pittura a Brescia, a cura di C. Bertelli, Brescia 2007, vol. I.
  • Vincenzo Gheroldi, Sara Mmarazzani, Girolamo Romanino e gli homini di Pisogne. Un percorso in Santa Maria della Neve tra XV e XVI secolo, con un testo a cura di Marco Rizzi, Grafo, Brescia 2009.
  • Giovanni Cigala, Il Romanino ritrovato e la comunità monteclarense nel XVI sec. - BAMS Edizioni - Montichiari (BS) 2002.
  • D. Radini Tedeschi, Pittura a Brescia e nelle valli, Roma 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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